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Alcibiade: guerra del Peloponneso

I primi passi di Alcibiade

Famiglia

La famiglia di Alcibiade (Eupatridi da parte paterna, Alcmeonidi da parte materna) risale almeno fino alla metà del VI secolo. Il primo Alcibiade (bis-bisnonno) aiuta Clistene ad espellere i tiranni da Atene, vince una corsa di quadrighe quindi è allevatore di cavalli, ha rapporti di xenia con una famiglia spartana e forse è già prosseno a Sparta. Il bisnonno Clinias partecipa alla battaglia navale dell’Artemisio (480, seconda guerra persiana) in qualità di trierarca con una sua propria nave. Il nonno Alcibiade rinuncia alla prossenia spartana dopo la rottura dell’alleanza Atene-Sparta (461, dovuta alla freddezza degli spartani verso gli ateniesi di Cimone, giunti in loro soccorso per stanare la sollevazione ilota) e viene ostracizzato l’anno dopo. Il padre Clinias ha l’incarico di regolare la riscossione del tributo degli alleati, che viene aumentato in funzione antispartana. Muore da stratego contro i Beoti a Cheronea (447).

Giovinezza

451 (circa): data di nascita di Alcibiade. La deduciamo dagli eventi successivi: quando combatte nell’assedio di Potidea del 432 deve avere almeno 18 anni, e quando emette il decreto del 421 in quanto membro della Boule deve averne almeno 30. Il suo nome ufficiale è “Alcibiade, figlio di Clinias, nel demo di Skambonidai”, nome raro di origine spartana. Alla morte del padre nel 447 Alcibiade viene affidato alla tutela di Pericle, con cui era imparentato da parte di madre (Alcmeonidi). Fin da piccolo viene viziato: a scuola addirittura si rifiuta di studiare il flauto in quanto indegno di un uomo libero (lo strumento scompare dalle arti liberali). Ha un carattere volubile e incostante e un grande desiderio di primeggiare (ambizione individualista che lo porta al disprezzo per le leggi della città). Ammalia tutti con la sua giovane bellezza, capacità di seduzione, gusto per la provocazione, bei gesti, capacità di convinzione, ricchezza e superiorità intellettuale.

Rapporto con Socrate

Romilly afferma che in tutte le fonti (Platone) Socrate è presentato come uno dei pretendenti di Alcibiade. Nel “Primo Alcibiade” Socrate dichiara di esser stato il primo ad averlo amato e il solo a non averlo abbandonato; nel “Gorgia” si dice che i due amori di Socrate sono Alcibiade e la filosofia; nel “Simposio” Alcibiade ubriaco pronuncia un’appassionata elegia di Socrate. Alcibiade ha moltissimi ammiratori, tra cui Anito, a cui sottrae insolentemente delle coppe d’oro e d’argento a un banchetto a cui era stato invitato ma non aveva voluto presentarsi. Socrate è l’unica persona che lui teme e che riesce a portarlo verso la virtù e fargli capire quanto sia sciocca la sua vanità: Alcibiade inizia a disprezzare se stesso e ammirare Socrate (dividono i pasti e la tenda). In realtà Socrate ama Alcibiade ma di un amore spirituale dell’anima: rifiuta ogni avance sessuale di Alcibiade resistendo alle tentazioni. Insegna al giovane che per inseguire le sue grandi ambizioni deve prima imparare ad essere un grand’uomo e conoscere se stesso: solo così potrà trattare con i grandi re di Sparta e di Persia. Alcibiade però dopo qualche oscillazione sceglie di inseguire il successo immediato, distaccandosi dalla filosofia del giusto (Socrate non è responsabile delle azioni dell’allievo).

Guerra del Peloponneso

Causa e antecedente

Causa: espansionismo ateniese al fine di esportare la democrazia come strumento di dominio. Resistenza e volontà di difesa da parte del resto della Grecia. Antecedente: ribellione di Potidea e Megara (432). Intervento spartano in quanto Atene ha violato la pace. Assedio ateniese di Potidea: vi partecipano Alcibiade e Socrate (si dice che Socrate abbia salvato la vita di Alcibiade ma che il merito alla fine sia andato a lui perché più ricco e prestigioso).

Incidente di Platea

Casus belli: (431) Platea, alleata di Atene, viene invasa da alcuni tebani, alleati di Sparta, con la complicità di oligarchi locali per rovesciare la democrazia. Il piano fallisce ma ormai la pace è violata.

Guerra Archidamica (431-421)

Strategie

Strategia spartana iniziale (fino al 424 con Brasida): assedio di Platea (che cade nel 427) e invasioni dell’Attica: quasi tutte fallimentari a causa della peste, dei terremoti e delle azioni diversive ateniesi.

Strategia di Pericle rispetto alle invasioni spartane: linea attendista, abbandonare la campagna alle devastazioni e chiudere tutti i cittadini tra il Pireo e la città. La peste aggrava la situazione e muore Pericle (429).

Dopo la morte di Pericle emergono Cleone (democratico radicale, dinamico e aggressivo) e Nicia (conservatore moderato, linea attendista): nuova strategia ateniese, condurre la guerra a distanza con attacco diretto alle basi nemiche (Pilo, Megara, Cheronea) e ideare piani e iniziative grandiose (prima spedizione siciliana).

Dopo il 424 col generale Brasida, nuova strategia spartana segue quella ateniese: attacco agli alleati ateniesi (Anfipoli). La strategia ha successo: dopo le sconfitte ateniesi a Delio e Anfipoli si formano i primi partiti della pace. Tregua annuale di Lachete (423-422) seguita da una breve ripresa dello scontro ma la morte degli strateghi Cleone e Brasida provoca disposizione alle trattative da ambo le parti per il ripristino dello status quo ante bellum.

Avvenimenti principali

  • Rivolta di Mitilene nell’isola di Lesbo (428). Sparta la accoglie nella Lega ma Atene assedia e riconquista la città: Cleone propone una punizione durissima che poi però non viene applicata.
  • Scontro a Corcira tra democratici e oligarchici con intervento ateniese. Ideologizzazione del conflitto politico (secondo Tucidide): si interviene sempre a fianco della propria fazione politica.
  • Testa di ponte a Pilo in Messenia (425): ateniesi creano una (attacco diretto alla base nemica). Spartani occupano Sfacteria, isola di fronte a Pilo. Si aprono trattative per l’armistizio ma Cleone convince l’assemblea a interromperle: no compromessi (o si cattura il presidio spartano di Sfacteria o niente). Nicia eletto stratego, offre il comando a Cleone: vittoria ateniese a Sfacteria.
  • Documento epigrafico (425): per volontà di Cleone ci sarà un aumento dell’entità del tributo degli alleati: creata una commissione di cui fa parte Alcibiade come ellenotamo. Falso Andocide, “Contro Alcibiade”: Alcibiade accusato di essersi procurato guadagni personali dalle entrate pubbliche mentre era ellenotamo, raddoppiando il tributo a tutti.
  • Ateniesi attaccano con successo Megara, alleata spartana, in quanto chiamati dai democratici locali (424). Strategi Cleone, Demostene, Ippocrate: tutti favorevoli ad attacco agli alleati spartani e funziona perché Sparta non invade l’Attica.
  • Tentativo ateniese di occupare Cheronea in Beozia (alleata di Sparta): il piano fallisce, sconfitta a Delio (423) in contemporanea con sconfitta ad Anfipoli.
  • Prima spedizione in Sicilia comandata da Lachete contro espansionismo di Siracusa, colonia corinzia (427-424): a chiamare gli ateniesi sono gli alleati di Leontini. Inizialmente conquista di Messina ma poi i sicelioti abbandonano i dissidi interni e si coalizzano (congresso di Gela, comandato dal siracusano Ermocrate) per eliminare l’ingerenza ateniese. Ristabilito status quo ante.
  • Attacco spartano ad Anfipoli in Tracia (base ateniese, stratego Tucidide): resa di Anfipoli (423) ed esilio ventennale di Tucidide. Dopo la tregua annuale di Lachete nel 422 riprende il conflitto: sia Cleone che Brasida muoiono ad Anfipoli.

Pace di Nicia (421)

Tregua cinquantennale ispirata al principio delle restituzioni o compensazioni obbligate. Le clausole però non vengono rispettate (Atene dovrebbe tornare in possesso di Anfipoli ma non accade: verrà riconquistata da Nicia nel 417 con l’aiuto del re macedone). Dev’essere riconfermata annualmente e il testo pubblicato nei grandi santuari panellenici dell’Attica e del Peloponneso. Una parte cospicua degli alleati spartani non riconosce la pace (autonomismo peloponnesiaco contribuisce alla fragilità della pace). Sparta teme che Argo si allei con Atene alla scadenza della pace trentennale (421): stretta anche un’alleanza militare cinquantennale, sarà inutile. Allo scadere della pace, alleanza Argo-Mantinea-Elide-Corinto-Calcidici.

Tucidide, secondo proemio

Scritto dopo la fine della guerra in quanto sa già che Atene perde: parla di Egospotami e dell’occupazione spartana di Atene. La “tregua piena di sospetti” non interrompe la guerra.

Quadrupla alleanza antispartana (420-418)

Intrapresa da Alcibiade (stratego nel 420) per ragioni personali: vuole la ripresa del conflitto. Rompe con la tradizione marittima e decide di affermarsi nel Peloponneso, quindi si fa fautore dell’alleanza con Argo (precedenti illustri: Temistocle si era rifugiato ad Argo durante il suo ostracismo e forse sotto la sua influenza Argo e Mantinea erano passate al regime democratico). Plutarco: delegazione di Argo arriva ad Atene ma in contemporanea arriva una delegazione spartana per impedire l’alleanza: Alcibiade inganna gli ambasciatori promettendo la restituzione di Pilo se in cambio avessero affermato dinanzi all’assemblea di avere pieni poteri. Gli spartani si confondono e si screditano di fronte all’assemblea. Nicia cerca invano di rassicurare Sparta sull’alleanza. Infine viene stretta l’alleanza Atene-Argo-Mantinea-Elide contro Sparta, giustificata in quanto Sparta non ha rispettato le clausole della pace (restituzione di Anfipoli). L’ultima clausola del trattato esige che il testo sia esposto nei santuari panellenici e nel santuario di Zeus a Olimpia (Elide) in occasione dei giochi olimpici del 420.

Tucidide, prima presentazione di Alcibiade (libro V)

Alcibiade stringe l’alleanza per ragioni personali: non è stato coinvolto nella pace con Sparta anche se nella sua famiglia c’è un tradizionale rapporto di xenia e prossenia; desidera rinnovare la prossenia promettendo in cambio di prendersi cura dei prigionieri spartani catturati dopo la battaglia di Pilo. Secondo Tucidide militarmente lui sarebbe stato l’unico in grado di portare Atene alla vittoria. Lo descrive come immaturo ma molto considerato grazie al prestigio della sua famiglia. Difetti: ambizioso, sregolato nella vita privata, agisce per interesse personale. L’alleanza implica Atene nei conflitti del Peloponneso, rischiando di porre direttamente di fronte Atene e Sparta in uno scontro diretto. In città inizia a diffondersi il malcontento e nel 418 Alcibiade non viene rieletto. Ad Argo la lotta tra fazioni provoca il rovesciamento della democrazia: la nuova oligarchia argiva rompe l’alleanza con Atene e si allea con Sparta. Già nel 417 però Nicia in qualità di stratego restituisce ad Argo la democrazia.

Spedizione di Melo (416)

Isola dorica di Melo (nelle Cicladi, vicino al Peloponneso) viene colpita per mirare direttamente a Sparta, che l’aveva colonizzata. Primo segno dell’imperialismo aggressivo fondato sul diritto del più forte. Lungo assedio di Melo si conclude con la resa e una punizione durissima (come quella pensata per Mitilene: uccisi tutti gli uomini, donne e bambini in schiavitù) anche se non era una città in rivolta. Secondo Plutarco e il falso Andocide Alcibiade era stato uno dei fautori della repressione.

Giochi olimpici del 416

Fonti: Tucidide e due orazioni giudiziarie successive alla sua morte (orazione di Isocrate “Sul tiro dei cavalli” e orazione “Contro Alcibiade” del falso Andocide). I giochi del 416 sono ricordati per la grandiosità e lusso senza confronti che sfoggia Alcibiade, superando anche i vecchi tiranni di Sicilia come Gelone e Ierone (per lui è un investimento che avrà i suoi frutti nel capitale politico). Si presenta con sette quadrighe per cui spende la somma assurda di 35 talenti e vince il primo, secondo e quarto posto. Gli alleati lo onorano con doni e lui offre privatamente un sacrificio a tutti i partecipanti, prima di quello ufficiale (viene autorizzato a prendere in prestito i vasi d’oro della città). Poi con le carni del sacrificio organizza un enorme banchetto per cui commissiona un’ode corale celebrativa della sua vittoria. Riceve i ricchi in una grande tenda privata proprio accanto alla tenda ufficiale della delegazione ateniese: oscura Atene con la sua persona.

Ostracismo di Iperbolo (415)

Già dall’entrata in politica di Alcibiade si era creato un antagonismo sia con Nicia che con Feace (secondo Plutarco: nelle altre fonti Feace non è nominato). Nel 415 (solo qualche mese dopo la spedizione di Melo) il popolo si serve di Iperbolo, democratico con una cattiva reputazione, per avviare la procedura di ostracismo contro uno dei due (o dei tre). Alcibiade e Nicia però si mettono d’accordo ed è Iperbolo a venire ostracizzato. Falso Andocide, “Contro Alcibiade” (orazione giuntaci come la IV nel corpus di Andocide: Plutarco la attribuisce a Feace ma forse composta come esercitazione a inizio IV secolo): sembra un dibattito preliminare all’espletamento dell’ostracismo ma è un discorso chiaramente fittizio in quanto non è usanza tenere prima un dibattito. Elencati i crimini di Alcibiade contro la città, la sua demagogia e mentalità da tiranno, il suo disprezzo per la legge e la sua venalità in occasione delle Olimpiadi del 416: i regali degli alleati sono descritti come estorsioni. Inoltre Alcibiade è accusato di aver avuto un figlio da una donna di Melo: anacronismo, dal massacro di Melo all’ostracismo non passano nove mesi.

Spedizione in Sicilia (415-413)

Imperialismo aggressivo

Dopo aver vinto le Olimpiadi Alcibiade si sente l’eroe del momento e vuole essere ammirato ancor di più: ha la mania di grandezza di voler conquistare, partendo dalla Sicilia, anche Cartagine, Libia, Italia e Peloponneso in modo da unificare la Grecia attraverso il completo dominio ateniese sul Mediterraneo. Già dalla morte di Pericle (linea simile a Nicia: meglio consolidare l’impero piuttosto che ambire all’ampliamento dei domini, rischiando inutilmente) l’imperialismo ateniese si era rafforzato in senso aggressivo. Inoltre ad Atene vige il timore dell’alleanza dei Dori di Sicilia con i Peloponnesiaci. Pretesto per l’invasione: richiesta d’aiuto da parte di Segesta e degli esuli di Leontini (che vogliono rientrare in patria dopo essere stati cacciati dai siracusani) contro Selinunte.

Dibattito Nicia-Alcibiade

Alcibiade propone la spedizione in Sicilia e l’assemblea decide per l’invio di venti navi sotto il comando di tre strateghi: Alcibiade, Lamaco e Nicia (eletto contro la sua volontà). Nicia all’assemblea tenta di dissuadere dalla partenza. Nicia attacca Alcibiade per la sua inesperienza data dalla giovane età (contrasto generazionale) e per il suo egosimo, disinteresse per la cosa pubblica e amore per il lusso (sottolinea la sua fama di allevatore di cavalli “Hyppotropos”). Alcibiade è sconsiderato nelle sue ambizioni. La pace con Sparta è instabile quindi non è consigliabile cercare altri nemici al di fuori della Grecia (linea attendista vicina a Pericle). Inoltre il dominio siracusano in Sicilia non è un pericolo per Atene. Tucidide, cerniera tra il discorso di Nicia e obiezione di Alcibiade (libro VI): evidenzia le motivazioni personali di Alcibiade nel proporre la spedizione e sono proprio queste che portarono alla rovina la città: si crea dei nemici perché si comporta da tiranno, anche se la sua condotta militare è sempre stata eccezionale. Alcibiade rifiuta il contrasto generazionale e cerca di sminuire i rischi con parole rassicuranti: Sparta non rappresenta un pericolo e sicuramente le città siciliane sono troppo instabili per coalizzarsi contro Atene. Difende l’imperialismo come se l’esistenza stessa dell’impero obbligasse la città a moltiplicare i suoi interventi.

Ultimo tentativo di Nicia

Per sottomettere un’isola così grande e lontana servirebbe un dispendio di forze enorme. L’obiezione gli si rivolge contro, favorendo Alcibiade oltre le aspettative: l’assemblea decreta la partenza di cento navi.

Mutilazione delle Erme e profanazione dei Misteri

Poche settimane prima della partenza della spedizione avviene l’episodio della mutilazione delle Erme (Ermes custode dei viaggiatori e tramite tra uomini e dei). Interpretato come cattivo presagio ma l’interpretazione che privilegia la dimensione religiosa non basta: ci sarebbero state espiazioni o consultazioni dell’oracolo e degli indovini per ripristinare il rapporto tra Atene e gli dei. L’episodio desta tanto scalpore per la sua dimensione politica: si pensa che sia il segno di un complotto aristocratico.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elib. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Faraguna Michele.
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