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- parali: era capo Megacle figlio di Almeone. Credevano in un'organizzazione statale moderata.

- coloro che abitavano in pianura: era capo Licurgo. Sostenevano l'oligarchia

- diacri: era capo Pisistrato. Pareva essere il più democratico

Pisistrato aveva acquisito prestigio nella guerra contro Megara; dopo essersi ferito da solo, convinse

il popolo che le ferite fossero state procurate dagli avversari e gli fu concessa una guardia del corpo.

Si sollevò contro il popolo e occupò l'Acropoli (560). Solone aveva capito che Pisistrato aspirava

alla tirannide e infatti votò contro la concessione di una guardia del corpo.

Pisistrato, preso il potere, governò da buon cittadino più che da tiranno. Ma coloro che sostenevano

Megacle e Licurgo si coalizzarono e lo cacciarono dopo sei anni dalla conquista del potere.

Undici anni dopo questi fatti Megacle gli ridiede il potere, in apprensione per le lotte interne e al

patto che sposasse la figlia. Travestì una donna alta e bella da Atena e la fece entrare in città insieme

a Pisistrato; i cittadini si prostrarono e lo accolsero con meraviglia.

Perse il potere una seconda volta, dopo sette anni da suo ritorno (scappò di nascosto perché non

voleva sposare la figlia di Megacle).

Colonizzò un luogo chiamato Reichelo (golfo Termaico) da qui si trasferì nella regione presso il

Pangeo [regione di montagna ai confini tra Tracia e Macedonia]; si arricchì e assoldò un esercito

privato di mercenari. Ritornando a Eretria dopo undici anni, occupò Atene, disarmò il popolo e si

assicurò un regime tirannico saldo (546).

Tuttavia Pisistrato amministrò lo Stato con moderazione; fu disponibile e umano, mite e

comprensivo. Prestava denaro ai poveri per le loro attività, in modo che si mantenessero coltivando.

questo perché:

- non vivessero in città ma si sparpagliassero

- non si interessassero dello Stato

Allo stesso tempo, grazie alla terra coltivata, divennero sempre più grandi per lui i guadagni

(ricavava dalla produzione la decima parte).

Predispose dei giudizi nei vari demi e andava personalmente a sedare discordie. Assicurò al popolo

sempre la pace; per questo si diffusero molti elogi. I nobili lo sostenevano perché se li accattivò con

relazioni personali, il popolo grazie agli aiuti che concedeva negli affari privati.

Tuttavia accadde che con il tempo il governo divenne più duro, quando gli succedettero i figli.

Pisistrato morì per malattia. Erano passati 33 anni da quando era diventato tiranno la prima volta.

Presero il potere i figli; due erano legittimi Ippia e Ipparco, due erano figli di un'argiva (per questo

motivo vi fu l'alleanza con gli Argivi): Iofonte ed Egisistrato, detto Tessalo.

Ippia era più anziano e per natura uomo di stato e saggio nell'esercizio del potere. Ipparco era più

predisposto per il gioco, l'amore e le arti (fece infatti venire ad Atene Anacreonte, Simonide e altri

poeti). Tessalo fu la causa dei loro mali: si era invaghito di Armodio e non essendo contraccambiato

manifestava in ogni occasione la sua ira. Armodio insieme ad Aristogitone e ad altri complici

compirono la loro azione. Spiando durante le Panatenee Ippia, ma pensando che uno dei

partecipanti alla congiura avesse tradito avvertendo Ippia stesso, scesero all'Acropoli, assalirono

Ipparco e lo uccisero. Sia Armodio che Aristogitone furono poi ammazzati, il primo subito, il

secondo dopo esser stato torturato per ottenere il nome dei complici.

Dopo questi avvenimenti la tirannide diventò dura: Ippia divenne crudele e diffidente verso tutti.

Fece fortificare Munichia [altura che dominava il porto di Atene] per stabilirsì lì; mentre era

occupato in tale impresa, fu cacciato dal re dei Lacedemoni Cleomene (510).

Gli oracoli ordinavano continuamente ai Lacedemoni di liberare Atene dai tiranni; questo perché gli

esiliati, di cui gli Alcmeonidi erano i capi, non riuscivano a fare ritorno; allora presero in appalto il

tempio a Delfi (volevano ricavare denaro per avere l'aiuto dei Laconi) [il tempio di Delfi, incendiato

nel 548, fu costruito grazie al contributo delle città greche a cui si unirono anche alcuni re barbari].

La Pizia proponeva in ogni occasione ai Lacedemoni di liberare Atene, fin quando non li convinse.

Inizialmente inviarono per mare Anchimolo, alla testa di un'armata; egli fu vinto e morì (il tessalo

Cinea venne infatti in aiuto con mille cavalieri). Allora inviarono il re Cleomene con un esercito più

grande per terra, egli vinse i tessali e assediò Ippia. Vennero vatturati i figli dei Pisistratidi che

tentavano di scappare. I Pisistratidi, in cambio della restituzione dei propri figli, consegnarono

Atene. Erano passati 17 anni dalla morte di Pisistrato. In totale, gli anni di tirannia erano stati 49.

Entrarono poi in conflitto:

- Isagora, figlio di Tisandro, sostenitore dei tiranni

- Clistene degli Alcmeonidi. Si mise a capo del partito democratico e concesse pieno potere al

popolo. Isagora allora chiamò nuovamente Cleomene e lo convinse a far fuggire i sacrileghi.

Clistene fuggì e Cleomene accusò di sacrilegio 700 famiglie ateniesi, tentò di sciogliere il

Consiglio e si rifugiò con Isagora e quanti lo sostenevano nell'Acropoli: i sostenitori del partito

democratico dopo un assedio di due giorni, durante una tregua, lasciarono andare Cleomene e

quelli che erano con lui e richiamarono in patria Clistene. Il potere democratico si impadronì del

potere con a capo Clistene.

1 suddivise i cittadini in dieci tribù, al posto delle quattro precedenti

2 formò un Consiglio di 500 membri (prima erano 100 per tribù).

3 Suddivise le regioni in trenta demi

4 Suddivise la regione in trittie: dieci parti in città, dieci lungo la costa, dieci nella parte interna.

5 Ogni tribù doveva avere ciascuna parte dell'Attica: aveva perciò tre trittie sorteggiate, una in città,

una lungo la costa e una all'interno

6 Aggiunse il demico al tradizionale patronimico

7 stabilì che i demarchi avessero la stessa funzione dei naucrari in precedenza (infatti istituì i demi

al posto delle naucrarie).

8 Permise che le famiglie, le "fratrie" e gli ordini sacerdotali mantenessero ciascuno le tradizioni

9 diede alle tribù gli eponimi, traendoli dai cento fondatori prescelti; tra questi la Pizia ne scelse

dieci

In questo modo la costituzione divenne più democratica di quella di Solone.

10 legge sull'ostracismo per ottenere il favore popolare

Nel dodicesimo anno da questi fati vinsero a Maratona. Due anni dopo fecero uso dell'ostracismo

per la prima volta: per primo tra i parenti di Pisistrato fu colpito Ipparco, figlio di Carmo del demo

di Collito. Fu colpito anche Megacle, figlio di Ippocrate, del demo di Alopece. Per circa tre anni gli

Ateniesi colpirono con l'ostracismo gli amici dei tiranni; nel quarto anno stabilirono di ricorrere

all'ostracismo anche se qualcuno sembrava diventare troppo forte; per primo ne fu vittima Santippo.

Il terzo anno dopo questi avvenimenti, furono scoperte le miniere di Maronea e lo stato ne ricavò

cento talenti. Alcuni avevano consigliato di distribuire l'argento al popolo, ma Temistocle si oppose

perché voleva costruire cento triremi, quelle triremi che poi combatterono a Salamina.

In questo periodo fu colpito da ostracismo Aristide.

Quattro anni dopo accolsero tutti gli ostracizzati in patria a causa della spedizione di Serse e

stabilirono che gli ostracizzati sarebbero dovuti andare oltre il capo Geraisto [estremità sud-

occidentale dell'Eubea] e Scilleo [estremità orientale del Peloponneso].

In questi anni la democrazia dunque si rafforzò, mentre alla fine delle guerre persiane riprese

nuovamente vigore il Consiglio dell'Areopago, poiché era stato l'elemento determinante nella

battaglia navale di Salamina (l'Areopago aveva dato a ciascuno otto dracme e aveva fatto imbarcare

il popolo sulle navi).

Sotto la guida dell'Areopago gli Ateniesi furono ben governati e conquistarono l'egemonia per mare.

In questo periodo a capo del partito democratico c'erano Aristide, abile nella guerra, e Temistocle,

abile in politica. Per questo gli Ateniesi usarono uno come stratego, l'altro come consigliere. Essi di

comune accordo diressero la ricostruzione delle mura; fu Aristide che spinse gli Ioni ad

abbandonare l'alleanza con i Lacedemoni, stabilì per le poleis i primi tributi tre anni dopo Salamina

e si alleò agli Ioni.

In seguito consigliò di impadronirsi dell'egemonia e di abbandonare i campi per vivere in città. Gli

Ateniesi cominciarono così ad avere un atteggiamento più dispotico nei confronti degli alleati, ad

eccezione degli abitanti di Chio, Lesbo, Samo (li consideravano guardiani dell'impero). In quegli

anni si visse con facilità e benessere grazie ai tributi, le tasse e gli alleati (gli uomini da mantenere

erano circa ventimila).

Dunque l'Areopago mantenne il potere per diciassette anni dopo le guerre.

Poi il potere del popolo aumentò, guidato da Efialte, e attaccò il Consiglio. Sottopose a processo

gran parte degli Aeropagiti per cattiva amministrazione. In seguito, sotto l'arcontato di Conone, egli

privò privò il Consiglio di tutte le prerogative aggiunte e affidò alcune funzioni all'assemblea dei

Cinquecento, altre al popolo e ai tribunali. Fece queste cose con l'appoggio segreto di Temistocle,

che faceva parte dell'Areopago, ma veniva malvisto per la sua simpatia verso i Persiani (Temistocle

svelò a Efialte che il Consiglio aveva intenzione di catturarlo, mentre disse al Consiglio che avrebbe

svelato alcuni che intendevano rovesciare la costituzione). Efialte venne ucciso con l'inganno non

molto tempo dopo da Aristodico di Tanagra.

In seguito la costituzione si rilassò a causa di quelli che agivano demagogicamente per il popolo

[sofisti]. Così i cittadini più onesti non avevano una guida; divenne loro capo Cimone, figlio di

Milziade.

Nel sesto anno dopo la morte di Efialte gli Ateniesi decisero di designare anche tra gli zeugiti il

sorteggio dei nove arconti; tra questi per primo ebbe l'incarico Mnesiteide.

Nel quinto anno dopo questi avvenimenti si insediarono nuovamente i trenta giudici designati

secondo il demo [quelli istituiti da Pisistrato]. Nel terzo anno che seguì (451), a causa del crescente

numero dei cittadini e dietro proposta di Pericle, stabilirono di non concedere diritti politici a chi

non fosse nato da genitori ambedue cittadini.

Quando Pericle si mise a capo del partito popolare (era diventato famoso poiché da giovane aveva

citato a render conto in tribunale lo stratega Cimone), rese la costituzione ancor più democratica.

1 privò gli Areopagiti di alcuni diritti

2 indirizzò la città verso la potenza marittima.

Dopo quarantanove anni dalla battaglia di Salamina, scoppiò la guerra contro i Peloponnesiaci; il

popolo scelse di amministrare lo stato per proprio conto.

3 Pericle fu il primo a istituire anche i compensi per i tribunali, rivaleggiando in popolarità con

Cimone (Cimone sovvenzionò le pubbliche liturgie e procurò mezzi di sussistenza ai cittadini, in

denaro o raccolto; Pericle non poteva far fronte a tale disponibilità per i suoi averi, così propose di

distribuire al popolo gli averi dello stato e istituì un rimborso per i giudici (per questo, secondo

alcuni, le cose andarono peggio: il sorteggio avveniva meno tra uomini onesti ma era più casuale e

cominciò inoltre la corruzione dei giudici).

Dunque quando Pericle morì, la situazione degenerò. Il popolo scelse come capo uno che non era

stimato dai cittadini onesti, mentre prima non era mai stato così: Solone. Poi Pisistrato, Clistene,

Santippo, Milziade, Temistocle, Aristide, Efialte, Cimone, Pericle.

Alla morte di Pericle (429 d.C.), tra i notabili primeggiò Nicia, che morì in Sicilia, mentre a capo

della parte popolare c'era Cleone. Poi a capo dell'opposizone ci fu Teramene, a capo del popolo

Cleofonte. Per primo Cleofonte introdusse la disposizione del pagamento di due oboli [la diobelìa,

indennità statale, fu stabilita intorno al 410. Il provvedimento si inserisce nel quadro di intervento

per i compensi alle cariche e ai servizi pubblici, tipico della democrazia radicale]. Callicrate

promise di aggiungere un altro ebolo ai due precedenti. Gli Ateniesi successivamente condannarono

a morte questi due.

A partire da Cleofonte, coloro che volevano mettersi in mostra ed elargire favori al popolo

accettarono senza interruzioni il regime democratico, volgendo la loro attenzione all'immediato.

Sembrano essere stati i migliori tra gli uomini politici di Atene, dopo gli antichi, Nicia, Tucidide (su

di loro il parere è univoco) e Teramene (su cui però il parere è più contrastante).

Fino a quando la guerra ebbe un andamento incerto, gli Ateniesi conservarono una costituzione

democratica, Dopo il disastro in Sicilia, l'influenza dei Lacedemoni divenne più forte grazie

all'alleanza con il Re e così gli Ateniesi instaurarono il regime dei Quattrocento (411) [consiglio non

più sorteggiato ma scelto tra gli oligarchi]. I commissari, una volta eletti, proposero che i pritani

fossero tenuti a mettere in pratica tutto ciò che era stato deliberato per la salvezza dello stato, quindi

eliminarono le accuse di illegalità, le denunce e le citazioni a giudizio. Organizzarono la

costituzione così:

1 tutte le rendite dello stato erano impiegate per la guerra

2 Le magistrature dovevano essere esercitate tutte senza compenso finché ci fosse stata la guerra, ad

eccezione dei nove arconti e dei pritani in carica: a questi spettavano tre eboli al giorno.

3 Tutto il resto del potere andava a non più di cinquemila Ateniesi, che si distinguevano in

ricchezza, scelti per tribù da uomini sopra i quarant'anni a loro volta scelti.

I Cinquemila scelsero tra loro cento cittadini che scrivessero la costituzione dello stato:

- i consiglieri, sopra i trent'anni, devono svolgere la loro funzione per un anno senza compenso

- tra i consiglieri siano scelti gli strateghi, i nove arconti, il sacerdote ieromnemone [compiti di

archivio, amministrazione, e presiedevano alle festività], i tassiarchi [funzionari dell'ordine

militare ateniese], gli ipparchi [comandanti della cavalleria], i filarchi [comandanti dei dieci corpi

di cavalleria ateniese; dipendevano direttamente da uno dei due ipparchi], i comandanti dei

presidi, dieci tesorieri dei sacri tesori della dea Atena e della altre divinità, venti ellenotami

[magistrati finanziari], dieci addetti ai sacrifici e dieci commissari del culto.

- tutte le altre magistrature dovevano essere sorteggiate

- quattro assemblee composte da cittadini dell'età detta in precedenza

Dunque organizzarono per il futuro la costituzione così, ma per il presente erano i Quattrocento a

prendere le decisioni, quaranta da ciascuna tribù sopra i trent'anni. I Cinquemila furono eletti solo di

nome, mentre i Quattrocento insieme a dieci strateghi con pieno potere dominavano la città e

inviavano ambasciatori ai Lacedemoni per cercare di porre fine alla guerra; ma i Lacedemoni non

prestarono loro ascolto poiché gli Ateniesi non vollero rinunciare al dominio sul mare.

Il regime dei Quattrocento rimase al potere per quattro mesi; essendo stati sconfitti nella battaglia

navale presso Eretria ed essendosi ribellata l'Eubea, gli Ateniesi sopportarono questo disastro più

difficilmente rispetto ai precedenti. Sciolsero così il Consiglio dei Quattrocento e affidarono la

conduzione dello stato ai Cinquemila, scelti tra gli opliti. I principali fautori del cambiamento

furono: Aristocrate e Teramene.

Il popolo tolse però loro il potere rapidamente; nel sesto anno dopo la cacciata dei Quattrocento

dopo la battaglia delle Arginuse (406), prima si verificò che dieci strateghi, che avevano vinto nella

battaglia, furono condannati con un'unica votazione per alzata di mano, alcuni per non aver

partecipato allo scontro, altri per essersi salvati su di una nave che non apparteneva loro; quando i

Lacedemoni deliberarono di allontanarsi da Decelea [occupata dagli Spartani nel 413, a 23 km da

Atene] e di ristabilire la pace sulla base di ciò che ciascuno aveva, alcuni erano favorevoli, ma il

popolo non volle prestare ascolto, ingannato da Cleofonte, che impedì che venisse fatta la pace.

Gli Ateniesi non molto dopo riconobbero l'errore. l'anno seguente (405) persero la battaglia navale

di Egespotami e Lisandro instaurò il governo dei Trenta (404).

I Trenta diventarono padroni assoluti dello stato, trascurarono molte decisioni relative alla

costituzione, nominando cinquecento consiglieri e le altre magistrature da una lista di mille

designati e scegliendo dieci capi per il Pireo, undici guardie per il carcere e trecento servitori muniti

di frusta.

Inizialmente

- furono moderati verso i cittadini e finsero di seguire la costituzione

- eliminarono dall'Areopago le leggi di Efialte e Archestrato riguardo agli Areopagiti e tutti i

provvedimenti soloniani che avevano creato discussioni

- Abolirono il potere decisionale dei giudici

- eliminarono i sicofanti e quanti agivano contro l'interesse del popolo

Quando però ebbero acquisito il potere, non ebbero più riguardo per nessun cittadino

- misero a morte coloro che si distinguevano per ricchezza, stirpe, reputazione

- si impadronirono delle ricchezze delle persone uccise

Uccisero non meno di mille cinquecento persone. Teramene si dimostrò indignato e cercò di

convincere i Trenta a cambiare modalità di governo e coinvolgere i cittadini onesti; inizialmente

essi si opposero, poi, vedendo che Teramene aveva riscosso un pericoloso successo tra il popolo,

stilarono una lista di tremila cittadini che avrebbero partecipato al governo dello stato.

Teramene li criticò ancora:

- i cittadini coinvolti erano solo tremila

- si contraddivano nel fondare un governo sulla violenza che poi era più debole dei sottoposti

All'inizio dell'inverno Trasibulo [esponente più importante dei democratici della flotta a Samo]

insieme ai fuoriusciti occupò File; i Trenta tentarono senza successo una spedizione contro di loro,

dopo di che decisero di disarmare tutti gli altri cittadini e uccidere Teramene. Riuscirono ad

ucciderlo presentando al Consiglio due leggi ordinando di votarle per alzata di mano:

- il diritto da parte dei Trenta di uccidere qualsiasi cittadino non compreso tra i tremila

- il divieto di far parte dell'amministrazione statale per coloro che avevano partecipato alla

distruzione della fortificazione di Eezionea [località fortificata che proteggeva a nord il Pireo;

venne distrutta nel 411 dagli avversari dei Quattrocento] o che avessero compiuto un'azione

contraria ai Quattrocento. Teramene aveva di fatto preso parte a entrambe le azioni.

Si abbandonarono a crudeltà e malvagità.

Inviarono ambasciatori a Sparta, accusarono Teramene e chiesero che fossero loro mandati dei

soccorsi; i Lacedemoni inviarono come armosta Callibio e circa 700 soldati, che vennero a

presidiare l'Acropoli.

Quando i fuoriusciti di File occuparono Munichia e vinsero in battaglia quelli che erano giunti in

aiuto insieme ai Trenta [in questa occasione morì Crizia, allievo di Socrate e amico di Alcibiade], i

cittadini si radunarono nell'Agorà e cacciarono i tiranni; scelsero dieci uomini con pieni poteri per

mettere fine alla guerra. Ma questi, assunto il potere, non fecero ciò per cui erano stati scelti,

inviarono un'ambasceria a Sparta per chiedere aiuto e denaro in prestito. Fecero inoltre catturare

Demareto [non si hanno notizie su chi sia] e tennero saldo il potere con l'aiuto di Callibio, dei

Peloponnesiaci presenti e di alcuni cavalieri che li appoggiavano (infatti molti di questi speravano

che non ritornassero i fuoriusciti di File). Ma quando gli occupanti del Pireo e di Munichia, poiché

si erano alleata a loro la parte popolare, si imposero in guerra, dopo aver cacciato i Dieci


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DETTAGLI
Esame: Storia greca
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giulia.Rossi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Antonetti Claudia.

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