La costituzione degli Ateniesi
Mirone di Flia fu l'accusatore di Megacle, autore di un sacrilegio: durante il suo arcontato (552/1) avrebbe persuaso i Ciloniani, che si erano rifugiati come supplici nel tempio di Atena, a scendere dall'Acropoli per sottoporsi a un processo regolare. Essi accettarono ma si legarono alla statua della dea con una cordicella (per non perdere la loro condizione di supplici); ma la corda si spezzò e vennero lapidati, poiché il fatto venne interpretato come un cattivo presagio da parte della dea. Si salvarono solo coloro che chiesero salvezza presso le mogli degli arconti; da allora gli Alcmeonidi vengono considerati dei sacrileghi. Solone li convinse a sottoporsi a giudizio di fronte a 300 membri (con Mirone di Flia come categoro); vennero condannati all'esilio per il delitto commesso e le salme dei loro morti vennero dissepolte e gettate fuori dei confini di Atene. Poiché la popolazione temeva per la purezza della città, fu chiamato il cretese Epimene a purificarla.
Conflitto tra nobili e popolo
I nobili e il popolo furono in contrasto per molto tempo; infatti vi era un'oligarchia e i poveri erano schiavi dei ricchi, venivano chiamati clienti (persone di casa che lavoravano come mercenari ma non in condizione servile) o ectemori (servi della gleba, braccianti o coloni parziari). I poveri coltivavano la terra dei ricchi, in mano a poche persone, pagando una tassa; se non potevano pagare erano incarcerati insieme ai figli. Per questo tutti ricevevano prestiti impegnando il proprio corpo. Con Solone le cose cambiarono (fu eletto arconte nel 594): fu il primo difensore del popolo. L'essere schiavo, per molti, era infatti il peggiore dei mali della costituzione.
Organizzazione dell'antica costituzione
- Magistrature alle famiglie aristocratiche; inizialmente a vita, poi per dieci anni
- Re: abitava nel Boukòlion, presso il pritaneo.
- Polemarco: comandante delle forze armate. Risiedeva nell'Epilykeion.
- Arconte: le sue sono funzioni aggiunte, non primitive. Gli arconti erano nove e risiedevano nel pritaneo.
- Tesmoteto: vennero istituiti molto dopo, quando le magistrature erano annuali. Avevano il compito di scrivere e pubblicare le disposizioni di legge e salvaguardarle per giudicare le controversie. Abitava nel Thesmotheteion.
Con Solone si trasferirono tutti nel Thesmotheteion. Il consiglio dell'Areopago aveva il compito di preservare le leggi; la scelta degli arconti avveniva per nobiltà e ricchezza e fra gli appartenenti a queste classi sociali eleggevano i componenti dell'Areopago.
Leggi di Draconte e riforme di Solone
Successivamente sotto l'arcontato di Aristecmo Draconte stabilì le proprie leggi (621):
- Diritti politici: a chi poteva procurarsi le armi.
- Eletti 9 arconti e tesorieri che possedevano un capitale non inferiore alle dieci mine.
- Tali arconti nominavano le altre magistrature inferiori scegliendo tra chi poteva armarsi e inoltre gli strateghi e gli ipparchi che avevano un capitale non inferiore alle cento mine, libero da tasse, e figli legittimi nati da moglie legittima con un'età non inferiore a dieci anni.
- Il Consiglio era composto da 401 membri.
- Sia al consiglio che alle altre magistrature potevano essere sorteggiati tutti i cittadini sopra i trenta.
- Se uno era assente a una seduta del Consiglio o dell'ekklesia [intesa come generica riunione politica] doveva pagare proporzionalmente alla sua classe di appartenenza.
- Era possibile per un cittadino presentare una denuncia presso l'Areopago.
Poiché, però, molti erano asserviti a pochi, il popolo si ribellò ai nobili e Solone venne eletto arconte e arbitro. Solone esortò le due parti a porre fine alla contesa. Per nascita e per reputazione Solone era tra i primi della città, per rango era di classe media. Attribuisce la colpa della guerra civile ai ricchi, per l'avidità e l'orgoglio che hanno.
Solone impedì al popolo di far uso del suo corpo come garanzia, stabilì norme e la remissione dei debiti di qualsiasi natura (questo provvedimento fu chiamato seisàchteia). Solone fu vittima di un imbroglio: ci furono persone che presero denaro a interesse e acquisirono così molta terra; quando non molto tempo dopo i debiti furono aboliti, si arricchirono. Solone prese le distanze da entrambe le fazioni e operò per il bene e la salvezza dello stato più che per il proprio interesse.
Leggi e riforme di Solone
Con Solone gli Ateniesi smisero di servirsi delle leggi di Draconte ad eccezione di quelle sui delitti; trascrisse le leggi su tavole roteanti e le espose nella stoà reale, tutti giurarono di osservarle. I nove arconti promisero di elevare una statua d'oro se avessero violato le leggi. Solone fissò le leggi per la durata di cento anni.
- Divise la popolazione in quattro classi in base al censo come erano già divise in precedenza [ma per la prima volta un regime non si fondava sulla nascita bensì sulla ricchezza].
- Pentacosiomedimni: 50 misure di prodotti secchi o liquidi.
- Cavalieri: 330 misure; per altri per appartenere a questa classe bisognava poter allevare un cavallo.
- Zeugiti: 200 misure.
- Teti.
Tutte le altre cariche pubbliche dovevano essere dirette dalle prime tre classi. Alla classe dei teti concesse solo di far parte dell'ekklesia e dei tribunali. Le magistrature dovevano essere assegnate a sorte ma a partire da persone scelte che ciascuna tribù designava (dieci candidati per ogni tribù venivano sorteggiati per diventare arconti).
- Le tribù erano quattro.
- Ogni tribù comprendeva tre trittie e dodici naucrarie (i naucrari si occupavano di imposte e spese).
- Per il Consiglio Solone designò quattrocento cittadini, cento per tribù.
- Per limitare l'egoismo dilagante, stabilì che durante una guerra civile chi non prende le armi né si schiera con una delle due parti sarà accusato di atimia e non avrà alcun diritto politico.
I tre aspetti più democratici della riforma soloniana:
- Non impegnare la propria persona in garanzia.
- Poter avere giustizia se qualcuno avesse subito ingiustizia.
- Appellarsi a giudizio.
Alcuni inoltre pensano che Solone fece intenzionalmente leggi poco chiare, in modo che il popolo, una volta creatasi una controversia, divenisse arbitro del giudizio dei tribunali (ma ciò non è verosimile). Aumentò le misure, i pesi e la moneta (con Solone le misure divennero maggiori di quelle di Fidone e la mina, che in precedenza valeva settanta dracme, fu portata a cento; stabilì anche il peso in rapporto con la moneta e sessantatré mine facevano un talento).
Partenza di Solone
Solone partì per l'Egitto, annunciando che non sarebbe tornato per dieci anni; molti nobili gli erano ostili a causa dell'abolizione dei debiti, il popolo non aveva avuto la rivoluzione sperata. Solone si oppose a entrambe le parti e pur potendo diventare tiranno grazie a qualche sua conoscenza, scelse di mantenere le distanze sia dai nobili sia dal popolo (Solone stesso scrisse quello che fece per la sua città in alcuni suoi componimenti poetici riportati da Plutarco e spiegò che si mantenne fermo come limite tra due armate).
Dopo che Solone lasciò la città, sconvolta ancora da lotte interne, le fazioni stettero in pace per quattro anni. Nel quinto anno non designarono l'arconte a causa della guerra civile e dopo altri cinque anni per la stessa ragione non ci fu un governo. In seguito governò Damasia, eletto arconte per due anni e due mesi, ma fu poi privato con la forza della carica. Allora i cittadini elessero dieci arconti: cinque nobili, tre contadini, due artigiani; governarono per un anno.
Lotte tra fazioni
- Parali: era capo Megacle figlio di Almeone. Credevano in un'organizzazione statale moderata.
- Coloro che abitavano in pianura: era capo Licurgo. Sostenevano l'oligarchia.
- Diacri: era capo Pisistrato. Pareva essere il più democratico.
Pisistrato aveva acquisito prestigio nella guerra contro Megara; dopo essersi ferito da solo, convinse il popolo che le ferite fossero state procurate dagli avversari e gli fu concessa una guardia del corpo. Si sollevò contro il popolo e occupò l'Acropoli (560). Solone aveva capito che Pisistrato aspirava alla tirannide e infatti votò contro la concessione di una guardia del corpo.
Governo di Pisistrato
Pisistrato, preso il potere, governò da buon cittadino più che da tiranno. Ma coloro che sostenevano Megacle e Licurgo si coalizzarono e lo cacciarono dopo sei anni dalla conquista del potere. Undici anni dopo questi fatti Megacle gli ridiede il potere, in apprensione per le lotte interne e al patto che sposasse la figlia. Travestì una donna alta e bella da Atena e la fece entrare in città insieme a Pisistrato; i cittadini si prostrarono e lo accolsero con meraviglia.
Perse il potere una seconda volta, dopo sette anni da suo ritorno (scappò di nascosto perché non voleva sposare la figlia di Megacle). Colonizzò un luogo chiamato Reichelo (golfo Termaico) da qui si trasferì nella regione presso il Pangeo [regione di montagna ai confini tra Tracia e Macedonia]; si arricchì e assoldò un esercito privato di mercenari. Ritornando a Eretria dopo undici anni, occupò Atene, disarmò il popolo e si assicurò un regime tirannico saldo (546).
Tuttavia Pisistrato amministrò lo Stato con moderazione; fu disponibile e umano, mite e comprensivo. Prestava denaro ai poveri per le loro attività, in modo che si mantenessero coltivando. Questo perché:
- Non vivessero in città ma si sparpagliassero.
- Non si interessassero dello Stato.
Allo stesso tempo, grazie alla terra coltivata, divennero sempre più grandi per lui i guadagni (ricavava dalla produzione la decima parte). Predispose dei giudizi nei vari demi e andava personalmente a sedare discordie. Assicurò al popolo sempre la pace; per questo si diffusero molti elogi. I nobili lo sostenevano perché se li accattivò con relazioni personali, il popolo grazie agli aiuti che concedeva negli affari privati.
Tuttavia accadde che con il tempo il governo divenne più duro, quando gli succedettero i figli. Pisistrato morì per malattia. Erano passati 33 anni da quando era diventato tiranno la prima volta.
I figli di Pisistrato
Presero il potere i figli; due erano legittimi Ippia e Ipparco, due erano figli di un'argiva (per questo motivo vi fu l'alleanza con gli Argivi): Iofonte ed Egisistrato, detto Tessalo. Ippia era più anziano e per natura uomo di stato e saggio nell'esercizio del potere. Ipparco era più predisposto per il gioco, l'amore e le arti (fece infatti venire ad Atene Anacreonte, Simonide e altri poeti). Tessalo fu la causa dei loro mali: si era invaghito di Armodio e non essendo contraccambiato manifestava in ogni occasione la sua ira. Armodio insieme ad Aristogitone e ad altri complici compirono la loro azione. Spiando durante le Panatenee Ippia, ma pensando che uno dei partecipanti alla congiura avesse tradito avvertendo Ippia stesso, scesero all'Acropoli, assalirono Ipparco e lo uccisero.