Storia greca
Fonti
Le fonti primarie per la storia greca sono costituite dai documenti che si possono considerare come un prodotto immediato e una manifestazione diretta del fatto storico (epigrafi, atti pubblici, epistole..). Le fonti secondarie sono i documenti nei quali il fatto storico si manifesta attraverso la mediazione dello scrittore.
Le più antiche derivano dalla civiltà cretese – minoica (XVIII secolo a.C.) e da quella micenea: sono tavolette scritte in lineare A e lineare B. In origine esisteva una scrittura ideografica che per semplificazione diventa sillabica, dando vita alla lineare A e alla lineare B, che è l’unica decifrata per opera di Ventris e Chadwick nel 1952. L’ipotesi oggi più accreditata è che la lingua greca derivi dal fenicio.
L’epopea omerica inoltre si pone a fianco dei dati degli scavi archeologici come fonte per la ricostruzione dei costumi, della vita sociale e degli aspetti economico – culturale delle genti nell’età micenea.
Altre fonti sono le liste di re, magistrati, sacerdoti e vincitori di giochi, poiché accanto ad ogni nome c’è anche la data. Ricordiamo anche il genere storiografico, con Erodoto, Tucidide, Senofonte e i logografi di V secolo a.C.
Capire con esattezza la datazione delle fonti greche non è semplice perché ogni città aveva il suo calendario: ad esempio, ad Atene l’anno iniziava in estate, nel mese di Ecatombeone. I nomi dei mesi erano diversi di città in città perché rispecchiavano i nomi delle divinità adorate e le feste in loro onore. L’anno inoltre si basava sul ciclo lunare, quindi il mese durava 29 giorni e mezzo e, per adeguarsi all’anno solare egizio, si aggiungeva un mese intercalare.
Anche i sistemi di datazione erano vari: Atene datava in base all’arconte eponimo, che da il suo nome all’anno; ad Argo invece l’eponimo era la sacerdotessa di Era. L’unico calendario valido per tutte le città era quello delle Olimpiadi, che però fu introdotto solo nel 323 a.C. Un’altra fonte di datazione è il Marmor Parium, una stele proveniente da Paro in cui sono riportate una serie di date correlate tra loro.
Origine della polis
Il popolo greco nasce dalla fusione di più gruppi etnici, alcuni presenti nel Mediterraneo dalla preistoria, altri sopraggiunti nel II millennio a.C. L’unità linguistica era fondamentale: barbaroi erano coloro che non parlavano greco; lo stesso vale per l’unità religiosa.
I Greci sentivano di costituire una solida unità, eppure se si esamina da vicino la loro cultura si nota una estrema molteplicità. Le poleis erano centinaia e ognuna aveva le sue istituzioni politiche, il suo dialetto, il suo calendario, le sue feste e i suoi dèi preferiti. Quest’ultimo era il campo in cui la varietà raggiungeva il massimo, infatti la religione greca è nata dalla confluenza di due tradizioni: quella indoeuropea e quella mediterranea (orientale). L’unità nazionale si deve alla frequenza e alla regolarità dei rapporti mantenuti tra le varie parti del mondo greco.
In seguito al crollo delle civiltà minoica e micenea, avvenuto attorno al 1200 a.C. con l’invasione dei Dori e dei cosiddetti Popoli del mare, si ha l’inizio del cosiddetto Medioevo ellenico. Alla fine dell’XI secolo a.C. ha inizio la prima colonizzazione ionica, rivolta alle isole dell’Egeo e alle coste dell’Asia Minore. Non si trattò di un movimento unico, ma di un processo che richiese più di un secolo. Sulle coste settentrionali si stanziarono gli Eoli, al centro gli Ioni e a sud i Dori. Lo stanziamento dei coloni fu reso possibile dal fatto che nessuno stato ben organizzato si trovava sul cammino dei colonizzatori.
Tra la prima e la seconda colonizzazione si colloca il processo di formazione della polis. La prima attestazione di una polis risale alla seconda metà del VII secolo a.C. ed è una iscrizione cretese in cui si parla di “decisioni prese dalla polis”.
Il termine deriva da ptolis, parola indoeuropea che significa “roccaforte”, e in seguito assumerà il significato di “centro abitato, comunità”. Aristotele darà al termine il significato di “comunità di cittadini”: l’uomo è tale in quanto appartiene alla polis, territorio e popolazione sono sentite come una cosa comune, i cittadini partecipano alla gestione dello stato attivamente. Non esistono diritti del cittadino di fronte allo stato e la libertà del cittadino è libertà di cui si può godere solo all’interno della comunità. L’elemento distintivo è la partecipazione attiva alla vita dello stato offerta a tutti i cittadini maschi, adulti e liberi.
Le poleis nascono in seguito ad un movimento centripeto detto sinecismo: ci si organizza attorno ad un centro attraverso l’aggregazione di diversi villaggi. Nel centro urbano si collocano le principali strutture: Pritaneo (la sede dei magistrati), agorà, bouleouterion (sede del senato), ecclesiasterion (sede dell’assemblea) e templi. La maggior parte della popolazione abitava nella chora (campagna) circostante.
Dracone e Solone
Aristotele scriveva che Dracone “diede le leggi ad Atene”: egli agisce nell’anno 621/620 a.C. ed è il primo legislatore di cui conosciamo la collocazione storica. La legislazione di Dracone rappresenta un notevole progresso nella vita del popolo ateniese, soprattutto perché nell’applicazione delle leggi viene sottratta il più possibile all’arbitrato dei magistrati delle famiglie aristocratiche. Le sue leggi erano molto severe e si occupavano soprattutto dei reati di sangue.
La situazione ad Atene però continuò ad essere critica: i piccoli proprietari erano spesso indebitati e i debiti non soddisfatti portavano alla schiavitù e al pericolo di essere venduti fuori dall’Attica. Carestie e guerre avevano causato questo indebitamento con una particolare forma di clientelismo: il debitore insolvente perdeva terre e libertà.
Fu allora chiamato Solone come arconte nel 594/593 a.C. per pacificare e riordinare la costituzione e mettere pace tra i nobili e il popolo. Solone interviene con varie riforme: la prima è la seisàchtheia, lo “scuotimento dei pesi” con cui annulla tutti i debiti con effetto retroattivo, quindi tutti quelli che erano già stati venduti come schiavi potevano tornare in patria, senza però poter recuperare le loro terre. Il popolo di conseguenza chiese una ridistribuzione delle terre, che però Solone non concesse.
La seconda riforma fu la suddivisione della popolazione in categorie basate sulla ricchezza prodotta e non sulla nobiltà. Le quattro classi di censo vennero così create:
- Pentacosiomedimni, chi produceva almeno 500 medimni (misure) di prodotti all’anno; essi avevano accesso all’arcontato.
- Ippéis (cavalieri), chi produceva almeno 300 medimni e aveva la possibilità di mantenere un cavallo; avevano accesso alle magistrature minori.
- Zeugiti, chi produceva almeno 200 medimni; accedevano all’esercito come fanteria.
- Teti, nullatenenti o salariati che non producevano nulla; accedevano all’esercito come rematori.
Tutte le classi partecipavano all’ecclesìa, l’assemblea popolare e all’eliea, il tribunale popolare. Quando Solone lasciò Atene si riaprirono gli scontri tra le fazioni dei pedieci, dei paralii e dei diacri, ognuna corrispondente ad una zona dell’Attica.