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Lezione IX - Storia greca: colonizzazione

La storia degli antichi greci si presenta come un susseguirsi di migrazioni dall'età micenea fino a quella ellenistica. La storia greca si estende così ad un ambito più vasto che corrisponde ad un ampliamento della loro cultura. In età classica, metà dei greci vive fuori dai propri centri di origine, dalle proprie poleis, come residenti, esuli; è un vero e proprio fenomeno macroscopico con una molteplicità di forme. Ci sono empori di età arcaica, le colonie arcaiche classiche del Mediterraneo e del Mar Nero, o le colonie panelleniche fondate da un numero elevato di greci, le cleruchie. Sono tutte differenti nelle tipologie. È una storia però non solo di successi, ma anche di fallimenti coloniali, spesso si hanno ritorni, resistenze di popoli autoctoni, eventi negativi che rallentano a volte il fenomeno.

La colonizzazione non è solo una vicenda animata da dinamismo, dalla volontà di espansione, ma è anche frutto di difficoltà molteplici, di violenza e di resistenza e conflittualità. Anche se poi l’aspetto prevalente è la riuscita.

Due momenti fondamentali della colonizzazione

  • La grande colonizzazione-espansione di età arcaica (metà VIII - metà VI secolo): Interessa il Mediterraneo e il Mar Nero e introduce su queste coste la vita urbana. È organizzata indipendentemente da comunità diverse; una prima colonizzazione c’era stata nell’età buia, la migrazione ionica-eolica (migrazione dei greci dalla madre patria sull’altra riva dell’Egeo, in Asia Minore). Determina la divisione etnica tra queste popolazioni di queste aree regionali (la parte ionica avrà il peso maggiore nelle vicende).
  • La grande conquista di Alessandro: Porta vita ai territori dell’ex impero persiano (Egitto, Mesopotamia, India). Questo è il risultato di un progetto unico, frutto della volontà espansionistica di Alessandro.

La grande colonizzazione fu un fenomeno di proporzioni notevoli, si colloca nel periodo di rinascita del mondo greco dopo l’età oscura. Un elemento onnipresente nell’orizzonte dei greci è il mare, propiziatore di commerci e contatti con altri popoli. La colonizzazione di VIII-VI secolo è un fenomeno macroscopico e multiforme, porta alla formazione di numerose colonie (apoichiae). Sono delle polis indipendenti dalla madre patria, in cui i cittadini perdono la cittadinanza della vecchia polis e prendono la cittadinanza della nuova colonia.

In questo vasto fenomeno ci sono tutta una serie di tipi, ci sono anche insediamenti di comunità greche in siti indigeni rilevabili per via archeologica, senza che questi diventino vere poleis, insediamenti commerciali insulari su isole che poi diventano colonie dopo la conquista del territorio dietro l’isola (es. Pitecusa e Cuma, Plateae Cirene).

Il grande emporio sorge intorno al 560 su concessione del faraone e si assicura il monopolio del commercio greco-egiziano; ci sono dunque insediamenti vari (carattere indigeno e commerciale) e colonie vere e proprie. Le cause sono da ricollegare a questi cambiamenti di carattere economico e sociale. Spesso anche per risolvere problemi di sovrappopolazione. Le principali città colonizzatrici (Corinto, Fucea, Mileto) sono città costiere, con un territorio fertile ma limitato e senza possibilità di espansione (potenze vicine o difficoltà territoriali) si spingono oltremare. La prima colonizzazione è diretta verso terre agricole ricche (es. Italia meridionale e Sicilia). I moderni pongono l’accento sulla spinta dovuta alla capacità di reperimento di beni vitali come i metalli e i beni di lusso: per questo stabiliti empori in punti strategici (es. Almina nella Siria settentrionale) qui convergono prodotti come ferro.

Storia greca - 2-12-2013: traduzioni e battaglie

Traduci la costituzione degli spartani di Senofonte dal greco e l’epitafio di Pericle pronunciato in nome dei caduti del primo anno di guerra persiana nel 2 libro cap 34-46 della guerra del Peloponneso di Tucidide (se vuoi dal 46 al 54 in cui c’è il racconto dello scoppio della peste).

Salamina: Battaglia di grande rilievo e importanza, valorizzata e strumentalizzata dai greci stessi; tuttavia, dal punto di vista persiano, questa vittoria non toglie prestigio ai persiani, soprattutto nei possedimenti persiani nell’Egeo (l’esercito è ancora buona parte intatto e la flotta anche). Tuttavia, Serse cambia strategia, lascia Mardonio e l’esercito in Grecia per continuare la guerra, mentre egli torna a Sardi con la flotta, anche se continuerà a gestire la situazione mediante una stretta corrispondenza con Mardonio, cui lascia la “tenda reale”, ricca e variopinta.

Serse è rappresentato come un sovrano ostinato ed impetuoso, messo in costante associazione con suo padre Dario, sottolineandone la diversità (nella tragedia “I persiani”). Serse è in grado di praticare quella politica di tolleranza nei confronti di chi si sottomette ai persiani, tolleranza anche religiosa, mentre è punito chi si ribella (frustrazione simbolica anche dell’Ellesponto dove aveva fatto costruire un ponte di barche distrutto da una tempesta e fatto per questo ricostruire). Serse, inoltre, ha ancora numerosi possedimenti nonostante le pesanti sconfitte subite.

Platea fu una vittoria altrettanto celebrata da tutti i poeti, come una vittoria di terra degli spartani, mentre in Erodoto viene messo in rilievo anche il ruolo svolto da Atene; le fonti successive ad Erodoto riprendono il quadro e la valutazione erodotea. La battaglia di Platea è quella più celebrata e commemorata anche sul luogo stesso, viene celebrata anche nei grandi centri panellenici e nelle città che vi hanno partecipato. È considerata la battaglia determinante delle guerre persiane. La dedica più importante è quella fatta al santuario di Apollo a Delfi, una colonna di bronzo fatta dalle spire di tre serpenti attorcigliati sulla cui testa c’è un tripode d’oro, colonna posta su una base circolare davanti al tempio. È attribuita a Pausania, come dedica personale ad Apollo. La dedica fu poi raschiata dagli spartiati e sostituita dai nomi di tutti delle città greche che hanno partecipato alla guerra come riconoscimento al dio Apollo, espressione della Lega Ellenica. Questa colonna fu poi tolta e portata all’ippodromo di Costantinopoli.

Costituzione della lega marittima delio-attica

Si colloca all’indomani della conclusione delle guerre persiane. Si tratta di un accordo tra Atene e un certo numero di poleis che viene preso per iniziativa degli alleati stessi, secondo Tucidide. Si stabilisce il primato ateniese: Atene era in possesso della più grande flotta greca del momento, si era opposta al progetto di Sparta di trasferire gli Ioni in terra greca, condusse una spedizione contro Serse, una guerra da cui Sparta si ritira. Nel 468 si costituisce questa alleanza, di cui non si hanno documenti ufficiali. Tucidide descrive la descrizione della lega nell’ambito della pentecontaetia, il suo interesse in questo quadro è dimostrare come cresca la potenza di Atene in questo mezzo secolo in prestigio e potenza fino al punto di scatenare una guerra con Sparta, la guerra del Peloponneso, per l’accumulo di potere degli ateniesi e della sua lega.

Lo scopo di questa lega è la prosecuzione della guerra contro la Persia, perché le vittorie dei greci non garantiscono la fine definitiva della guerra. È un’alleanza offensiva e difensiva di tipo militare contro i persiani, il cui giuramento, attraverso la formula standard “avere stessi amici e stessi nemici”, viene pronunciato gettando simbolicamente in mare blocchi di ferro finché essi non riemergevano, sottolinea un’alleanza duratura ed eterna tra Atene e i suoi alleati. L’ampiezza delle adesioni al momento della fondazione ha suscitato varie ipotesi: una prima ipotesi, all’inizio pare sia formata da un esiguo numero di alleati; oppure la seconda secondo la quale riguarda solo gli Ioni; oppure (opinione più diffusa) gli aderenti che si uniscono siano stati abbastanza numerosi fin dall’inizio. Viene stabilito inoltre il versamento di un tributo, il “foros”, che diventerà simbolo dell’odiosità di Atene nel tempo, un tributo previsto in denaro.

Lega ateniese e politica spartana

La lega progressivamente muta e Atene finisce per assumere particolare che la distingue e la innalza sopra gli alleati, fa capo al suo ruolo di “eghemon”, di guida militare all’interno della lega (le assemblee non sono più riunite a un certo momento). Fu caratterizzata da una politica espansionistica e di conquista (si ricorda la spedizione fallimentare in Egitto, in seguito alla quale il tesoro della lega viene trasferito ad Atene da Delo); nei tardi anni cinquanta compaiono irregolarità nella gestione dei tributi, reazione ateniese che adotta misure che infrangono l’autonomia delle città alleate (talvolta sono imposte istituzioni democratiche, invia degli “episcopoi”, controlla militarmente e politicamente, esige un’offerta per le “Panatenee”, grandi feste ateniesi, impone la propria moneta).

Diventa una sorta di dominazione tra suddito e sovrano, non si vede più Atene come guida egemone militare di un gruppo comune di alleati, ma si vede Atene come capo di un impero di cui può servirsi liberamente e i ribelli sono ricondotti all’ordine mediante drastici e forti provvedimenti. Il punto di svolta è rappresentato dal momento in cui finisce la ragione di fondo per cui la lega era stata fondata, nel 449 con la pace di Callia che pone fine alla guerra e alle ostilità con i persiani.

Tra il 446 e il 445 si ha una pace trentennale con Sparta che dà ad Atene mano libera in Egeo. In Eubea c'è una dura repressione da parte di Pericle, a causa di una precedente rivolta che prelude quella di Samo. Il malcontento degli alleati cresce per questo atteggiamento di Atene, che adotta misure che tolgono la libertà e l’autonomia di queste città (ad es. il tesoro della lega viene disposto dalle decisioni dell’ecclesia ateniese, Atene invia magistrati nel territorio degli alleati, sia episcopoi che riscossori di imposte, insedia delle cleruchie, cioè sottrazioni di territori degli alleati per lo sfruttamento agricolo di cittadini ateniesi, che qui vengono trasferiti e non perdono la cittadinanza ateniese, usa la “prosenia”, scelta di cittadini alleati alla politica ateniese, curano molto gli interessi economici come nel caso di Taso).

Comincia a diffondersi l’idea di autonomia degli alleati, all’inizio si voleva affermazione di potere e sicurezza legandosi alla lega con Atene. La lega di Atene ha vari obiettivi: cacciare i persiani dal suolo greco in primo luogo e sarà quello che rimarrà valido fino a metà V secolo, il momento decisivo è rappresentato dalla battaglia dell’Eurimedonte fino al 449 con la pace di Callia; c’è poi un secondo scopo, ovvero il problema della gestione e del mantenimento delle alleanze, che produce un cambiamento tra Atene e i suoi alleati, trasformando Atene in un sovrano, talvolta brutale come nel caso della ribellione di Mileto, che mise a rischio l’egemonia ateniese nell’Egeo (furono abbattute le mura e dovette pagare un pesante tributo) e gli alleati in sudditi, nonostante Atene adotti, di volta in volta, relazioni e condizioni diverse con le varie città alleate.

Fino alla battaglia delle Arginuse Atene si serve della forza militare per conquiste proprie e per repressioni di alleati ribelli, una forza rappresentata soprattutto dalle navi della flotta con cui Atene riesce a conquistare gran parte dell’Egeo, una “talassocrazia ateniese”, come quella ad esempio di Policrate di Samo, ma che non ha mai avuto uno sviluppo pari all’impero marittimo di Atene. La gestione della lega e delle sue forze produce un complesso apparato amministrativo e burocratico (i problemi sono vari, ad esempio quello della costruzione delle navi e nel reperimento del legno per produrle, riparare le navi danneggiate). La costruzione delle navi è una “liturgia”, cioè è una di quelle spese pubbliche finanziate da cittadini eminenti e ricchi. L'atteggiamento punitivo di Atene è dettato anche dal mancato pagamento del “foros”, il tributo richiesto da Atene alle città alleate della lega (in seguito non si chiamerà più foros, che richiamava all’odiosità di Atene e si chiamerà “contributo”, sottolineando la volontarietà di tutti al versamento del tributo).

Si sviluppa il mito di Atene come campione della Ionia e le “Panetee” sono la forma più solenne di autorappresentazione della città di Atene e sono dedicate alla nascita della dea Atena.

Conflitti e politica estera di Sparta

Celibi e codardi in battaglia (“tresantes”) sono sottoposti a giudizio negativo e a emarginazione. Si deve combattere fino alla morte per vincere, secondo l’educazione e la disciplina militare spartana. Ne è un esempio eclatante la battaglia delle Termopili nel 480 a.C.; ovviamente a seconda delle circostanze ci si comportava in modo diverso, affinché non si sacrificassero troppi spartani. Riguardo alla battaglia delle Termopili, termina con la vittoria dei persiani e la gloriosa sconfitta degli spartani. Secondo Erodoto, due soli dei 300 spartani allontanati dall’accampamento al momento della battaglia poterono scegliere di salvarsi tornando in patria o combattere scegliendo il destino di morte che li aspettava insieme agli altri. Uno, Aristodemo, per mancanza di coraggio e codardia, non combatte e torna a casa, mentre l’altro decide di tornare in battaglia e combattere fino alla morte. Aristodemo a Sparta viene emarginato, disonorato, disprezzato, e denominato “Aristodemo il Vigliacco”. Nel 479, Erodoto racconta poi di Aristodemo ed afferma che costui, unico ad essersi salvato alle Termopili, cerca il riscatto in una nuova battaglia, a Platea dove si offre andando incontro in ogni costo ad una morte individuale, “pieno di furore” e lasciando il suo posto in battaglia. Egli ha combattuto per un riscatto individuale, non per il collettivo ed è per questo che la sua morte non fu comunque apprezzata dagli spartani. Ovviamente, in situazioni contingenti, le regole sono poi modulate e vengono fatte delle eccezioni, come dopo Leuttra, i pochi spartani di ritorno a casa non sono puniti.

La politica estera di Sparta prende sempre precauzioni contro ogni eventuale attacco dall’esterno e si preoccupa di non permettere alleanze tra nemici esterni e nemici interni. Sparta è stata in condizione di conquistare la Messenia e dopo la sua conquista già dalla metà del VI secolo decidono di limitarsi ad un programma di conquista più limitato. Costituiscono un sistema di alleanze che passerà sotto il nome di “lega peloponnesiaca”, di cui si ha un solo documento, tra Sparta e Tegea alla metà del VI secolo (560 a.C), conservato da Plutarco nei “Moralia” ed è registrato su una stele sulle rive del fiume Alfeo, posto in una posizione strategica. Dal contenuto di questo testo, i tegeani si impegnano ad espellere i messeni dal territorio. Da questo documento si comprende come gli spartani vogliono tutelarsi da eventuali ribellioni di messeni ed iloti. Un altro obiettivo di Sparta nelle ricerca delle alleanze è quello di avere maggiore contro un altro eterno nemico, Argo. Negli anni quaranta del VI secolo, le alleanze coprono gran parte del Peloponneso, tranne Argo e l’Acaia. Tale rete di alleanze rende Sparta la più grande potenza di tutta la Grecia in questo periodo. Lo stesso Creso si rivolge a Sparta per un’alleanza per il regno di Lidia, minacciato dai persiani. Sparta, in questa occasione, non interviene perché è in guerra contro Argo per il possesso della Tireatide (regione a confine tra Laconia e Argolide).

Tali alleanze derivano da conquiste militari o da un sistema di alleanze diplomatiche, e non sono attribuibili ad un unico individuo. È un sistema di alleanze che secondo Erodoto sarebbe un “sistema di sottomissione del Peloponneso a Sparta”. Un importante re spartano è Cleomene, colui che caccia Ippia da Atene e a lui si deve il tentativo di sostenere ad Atene Isagora per cercare di portare anche Atene nell’orbita delle sue alleanze peloponnesiache, contro Clistene e le sue riforme per le basi della democrazia ateniese. Si arriva ad una rottura tra Atene e Sparta, in forma contigua e più o meno marcata a seconda delle circostanze. Sotto Cleomene, inoltre, vengono fatte varie invasioni dell’Attica, fino al raduno di un intero esercito dal Peloponneso contro Atene. Ad Eleusi, tuttavia, gli alleati di Sparta si ritirano avendo capito le reali intenzioni di Sparta, che vive per questo un momento di grande crisi. Da questo momento gli spartani, per evitare defezioni e ritiri degli alleati, stabiliscono di convocare un’assemblea degli alleati per rendere partecipi e corresponsabili gli alleati delle spedizioni militari comuni da realizzarsi. L’occasione viene offerta dalla volontà di Sparta di riportare Ippia ad Atene. Si ha, in questa circostanza, una prima riunione formale tra Sparta e i suoi alleati.

Giustificare l'impero ateniese dopo la pace di Callia

Dopo la pace di Callia, Atene si trova a giustificare il suo impero; ciò si vede bene nei discorsi politici di Pericle (descritti da Tucidide), in cui sottolinea come Atene abbia diritto e dovere di dominare per la sua posizione politica e militare. Il regime democratico fornisce un gran numero di persone, è una risorsa notevole per la città. Tutte le risorse che l’impero produce sono condivise da tutti gli strati della popolazione ateniese, elevati e non, tutta la popolazione ne può usufruire. Sul piano economico, la talassocrazia porta enormi vantaggi, ben descritti in un’opera molto famosa, la “Costituzione degli Ateniesi” di Senofonte.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fred10 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Giglioni Bodei Gabriella.
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