RIASSUNTI DI STORIA GRECA
• Le origini della storia greca. 2-17
• Le Dark Ages. 18-23
• La società Omerica. 24-25
• La nascita della polis. 26-27
• La colonizzazione greca. 28-30
• La nascita della polis. 31-32
• Le tirannidi. 33-34
• Sparta in Età Arcaica. 35-39
• Atene in Età Arcaica. 40-45
• Le Guerre Persiane. 46-50
• L’aristocrazia nell’Età Arcaica. 51-56
• Il secolo breve di Atene. 57-60
• La Democrazia ad Atene. 61-64
• L’organizzazione di Atene nel V secolo. 65-67
• La Guerra del Peloponneso. 68-74
• Le tirannidi d’Occidente. 75-79
• Gli anni di Sparta. 80-83
• Alla ricerca di una pace impossibile. 84-86
• Filippo di Macedonia e la conquista della Grecia. 87-91
• La Sicilia e la Magna Grecia nel IV secolo (405-337). 92-96
• Economia, società e cultura nel IV secolo. 97-99
• Alessandro Magno. 100-106
• L’eredità di Alessandro (323 -281) 106-113
• Un potere da conservare e tramandare: i regni ellenistici nel III sec. 114-120
• Vecchi e nuovi protagonisti nella Grecia del III secolo. 121-126
• Fra Cartagine e Roma: i Greci d’Occidente in età ellenistica. 127-132
• Economia, società, cultura nel mondo ellenistico. 133-139
• La conquista romana del mondo greco. 140-151
• EPILOGO 152-154
1
LE ORIGINI.
Chi sono i Greci.
Inizialmente si pensava che nel corso del II Millennio, i Greci, già divisi in stirpi (Ioni, Dori,
Eoli), avessero invaso la zona che verrà poi denominata Grecia, arrivando dal nord.
(Stiamo parlando dell’Antica Età del Bronzo – fase Prepalaziale).
Di queste invasioni non è però rimasto nulla se non la diversità dei dialetti, quindi
successivamente, in assenza di prove archeologiche o linguistiche, si abbandonò questa
teoria ed ancora oggi gli studiosi non hanno le idee chiare sulle fondamenta della civiltà
greca.
In realtà però, sarebbe più corretto dire che i Greci non sono mai “arrivati” in Grecia, ma si
sono “formati” nel corso di un lungo processo storico.
Essi stessi in origine non avevano le idee chiare riguardo la loro identità, fin quando non si
trovarono a dover fronteggiare un nemico comune, ovvero i Persiani (ce ne parla Erodoto).
Fu così che gli antichi abbozzarono il concetto di “Hellenikón” (che potremmo tradurre con
“grecità”).
I Greci infatti, sono coloro che nel corso dei secoli, partendo da un sostrato linguistico
comune, sono giunti a condividere usi, costumi, abitudini e credenze religiose.
Tuttavia questa non è una definizione del tutto precisa a causa di alcune eccezioni
verificatesi nel corso della storia.
Ricordiamo ad esempio Demostene che scagliandosi contro Filippo lo definì Barbaro,
nonostante egli poteva partecipare ai giochi olimpici.
2
I confini della storia greca.
I confini della storia greca sono molto vaghi, dunque il suo inizio e la sua fine sono frutto di
convenzioni. Dato che essa era basata pressoché esclusivamente sulle fonti letterarie, si
fece iniziare convenzionalmente con Omero.
Con il progredire delle ricerche archeologiche e la decifrazione delle tavolette in Lineare B,
essi si resero conto di dover includere anche la Civiltà Minoica e la Civiltà Micenea, nella
storia greca.
Tali tavolette, risalenti al XIII secolo erano usate per redigere i documenti amministrativi nei
palazzi micenei.
La storia delle presenze umane in Egeo durante la Preistoria sembra invece non far parte
della storia greca.
La storia greca inizia quindi con i Minoici e prosegue con i Micenei, abbracciando le varie
fasi dell’Età del Bronzo, le Dark Ages ed il periodo Arcaico e Classico.
Per quanto riguarda la sua “fine” ricorrono invece diverse date, tra le quali una delle più
comuni è il 31 A.C., anno in cui con la battaglia di Azio, l’Egitto, che fu l’ultimo grande regno
ellenistico, cadde in mano romana.
I Greci non conoscevano loro preistoria, perché anche se la presenza della scrittura risaliva
almeno al VIII Secolo, la Grecia rimase a lungo una società orale, dunque la memoria del
passato, anche di carattere personale, era spesso soggetta a distorsioni.
C’erano però altre fonti a cui rivolgersi, come gli oggetti antichi in circolazione, frutto
probabilmente dell’espoliazione delle necropoli, come i sigilli di pietra intagliati, inoltre vi
erano anche diverse rovine monumentali, che essi usavano riutilizzare a scopi culturali.
Tuttavia essi non ebbero mai veramente coscienza di quello che accadde prima di loro.
In tempi moderni per la ricostruzione della storia greca si è ricorso a lungo alle fonti
letterarie più importanti, come le storie di Erodoto in cui si narra delle Guerre Persiane, le
opere di Tucidide in cui si parla della Guerra del Peloponneso, l’Iliade e l’Odissea.
Dal momento però che le fonti letterarie possono avere delle influenze soggettive o
comunque possono essere state influenzate dal mito, si ricorre con più sicurezza alle fonti
archeologiche. 3
La Geografia Greca.
La Grecia è situata nella parte finale della penisola balcanica che è la terza più grande
penisola del Mediterraneo.
La Grecia antica aveva confini largamente simili a quelli della Grecia moderna e
nell’antichità era divisa in tantissime regioni, anche perché la frammentazione geografica
favorisce la frammentazione politica, ma è da rifiutare il determinismo geografico (per cui
la Grecia sarebbe stata frammentata politicamente in quanto frammentata
geograficamente).
Citando solo le principali abbiamo:
• A sud, la penisola del Peloponneso divisa in: Loconia, Messenia, Arcadia, Elide,
Acaia, Argolide.
• Successivamente incontriamo l’Istmo di Corinto che divide in due parti la Grecia, e
ad Est la penisola Attica
• Grecia centrale: Beozia, Focide, Doride, le due Locridi, Etolia ed Acarnania.
• A Nord: Tessaglia, Macedonia ed Epiro.
• Ricordiamo poi le numerosissime isole tra cui: Creta, Egina, Eubea, Delo ecc.
L’area è prevalentemente montagnosa, ricordiamo infatti il Monte Olimpo al confine tra la
Tessaglia e la Macedonia, che sfiora i 3000 metri.
Presenta poche pianure coltivabili, poche risorse naturali e fiumi brevi e poveri di acqua.
Il rapporto che i greci hanno con il mare è ambiguo.
Da un lato era visto come un pericolo perché dal mare potevano giungere invasori ed anche
perché non erano in grado di navigarlo in sicurezza.
D’altro canto, il mare era l’unica via per l’approvvigionamento di materie prime e di
scambio con l’altro, soprattutto con l’Oriente.
La storia greca dunque abbraccia una vasta area geografica, tanto che le fondazioni greche
in Sicilia ed Italia Meridionale presero il nome di “Magna Grecia”.
4
5
La Grecia nell’Antica Età del Bronzo. (fase prepalaziale)
L’Età del Bronzo in Grecia prende il nome di Elladico da “Hellás”, cioè Grecia, mentre a
Creta prende il nome di “Minoico”.
Preistoria Età del Bronzo Dark Ages Periodo Periodo Periodo
Arcaico Classico Ellenistico
Origini-3500 3000-2000 A.C. 1200-700 A.C. 700 -479 A.C. 479-336 A.C. 336-31 A.C.
III – II Millennio XII- VII Secolo VII – V Secolo V – IV Secolo IV – I Secolo
Età del Bronzo
Grecia Creta
Antico Elladico I prepalaziale 3100 - 2700 Antico Minoico I
Antico Elladico II prepalaziale 2700 - 2200
Antico Elladico III prepalaziale 2200 - 2000
Medio Elladico I prepalaziale 2000 - 1900
Medio Elladico II protopalaziale 1900 - 1700
Medio Elladico III protopalaziale 1800 - 1700
Tardo Elladico I neopalaziale 1700 - 1600
Tardo Elladico II 1500 -1400
Tardo Elladico IIIA 1400 - 1300
Tardo Elladico IIIB 1300 - 1200
Tardo Elladico IIIC 1200 -1000
Submiceneo 170 - 1000
Protogeometrico 1000 -900
Geometrico 900 – 700
Arcaico iniziale 700 – 600 6
L’Antica Età del Bronzo (3100-2000) è un periodo di grandi innovazioni.
Nascono numerosi nuovi insediamenti, si verifica una grande crescita demografica
soprattutto in Grecia centrale e meridionale e si intensificano gli scambi e la circolazione di
oggetti in metallo.
Il motivo di tale crescita si pensa sia stato l’introduzione della policoltura mediterranea,
che tramite l’introduzione di vite, olivo, cereali e legumi, causò l’evoluzione dell’economia
della regione.
Questo progresso che inizialmente procedette di pari passo in quasi tutte le regioni della
Grecia Centrale e Meridionale, nel periodo compreso tra 2200 – 2000 A.C., diverge.
Iniziano a verificarsi distruzioni generalizzate, e da qui nasce la teoria secondo la quale
fossero giunti i “Greci”, provenienti forse dall’Asia Centrale, che avrebbero sostituito la
popolazione Neolitica, dedita prevalentemente all’agricoltura.
Un’altra teoria sostiene che tali distruzioni sarebbero state causate dall’eccessivo
sfruttamento e quindi degrado dei terreni coltivabili, o l’avvento di un clima troppo arido.
7
La formazione dello Stato a Creta. (fase protopalaziale)
Intorno al 1900, a Cnosso, Festòs e Mallia, iniziarono a sorgere edifici monumentali a più
piani, organizzati intorno a una corte centrale, noti come Palazzi.
Arthur Evans introdusse l’uso del termine “palazzo”, così come l’uso del termine “minoico”
dal re Minosse, che governò Creta e l’Egeo prima della guerra di Troia.
Secondo Evans, i palazzi erano la residenza dinastica del re-sacerdote, che stava a capo di
una struttura di potere organizzata gerarchicamente.
Colin Renfrew invece, interpretò il palazzo minoico come il centro del potere economico di
una zona ad esso assoggettata, a causa delle tavolette in Lineare B usata come scrittura per
redigere i documenti amministrativi dei palazzi, e alla presenza al suo interno di numerosi
magazzini e laboratori.
Un altro tipo di scrittura utilizzata allo stesso scopo fu la Lineare A, chiamata Proto, di
carattere sillabico.
Lui inoltre, considerò i palazzi come il centro di piccoli stati territoriali che controllavano le
singole regioni e le loro risorse, sulla base di un ordine sociale e politico gerarchizzato.
L’amministrazione palaziale si usava dei sigilli per monitorare le attività economiche ed il
tutto era basato su un sistema retributivo.
Tipiche aree di culto nella fase protopalaziale sono i santuari delle vette, collocati su picchi
di difficile accesso ma di grande visibilità.
Non erano presenti mura di fortificazione, a sottolineare quanto i Greci fossero unitari.
8
L’ ipotesi del palazzo come centro di tutte le attività economiche all’interno di un dato
territorio è stata di recente posta in discussione, questo perché la ricerca archeologica degli
ultimi anni ha messo in luce altre strutture architettoniche di prestigio che possono aver
funzionato come centri nei quali si svolgevano attività che erano state considerate di
esclusivo appannaggio del palazzo.
Un esempio può essere fatto con il sito di Mallia, che accanto al palazzo presenta una serie
di edifici in cui venivano svolte attività essenziali per il funzionamento dell’apparato statale.
Il fatto che fossero quindi fisicamente separate dal palazzo, ci suggerisce che il potere nella
Creta Protopalaziale non sarebbe stato accentrato nelle mani di un unico gruppo di
persone. Quest’ipotesi è sostenuta dal fatto che non è stata rinvenuta alcuna iconografia
reale, né tombe attribuibili a singoli gruppi di rango superiore.
I palazzi minoici rimasero in uso per grande parte del II Millennio e ciascuno di essi mostra
una storia travagliata fatta di innumerevoli costruzioni e ricostruzioni, ed è diventato
sempre più evidente che la loro funzione primaria non fosse residenziale, in esso infatti si
svolgevano attività di natura economica, sociale e politica.
Tra i palazzi più importanti ricordiamo quelli Cnosso, Mallia e Festòs, che inoltre
presentano delle caratteristiche comuni, ovvero:
1) I due cortili collocati al centro e a ovest degli edifici, finalizzati ad accogliere un numero
considerevole di persone. Essi servivano al periodico svolgimento di raduni, feste e
cerimonie. Il cortile occidentale inoltre è spesso attraversato da un marciapiede lastricato
che segna un sentiero preferenziale al suo interno.
2) Altro elemento comune è dato dai grandi contenitori circolari rivestiti in pietra
(kouloras), collocati ai margini del cortile occidentale. Si pensa che in questi contenitori
fossero conservate delle granaglie che venivano razionate nel corso di feste.
Ricordiamo inoltre il complesso palaziale di Monastiraki nella valle di Amari.
I tre palazzi cretesi ed il complesso di Monastiraki, appaiono essere stati distrutti nel 1700
A.C. per cause sismiche. Inizia così un periodo di grande stabilità ma anche di grandi
acquisizioni civili, noto come periodo dei secondi palazzi o fase Neopalaziale.
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Lo stato a Creta nella Tarda Età del Bronzo. (fase Neopalaziale)
La fase Protopalaziale è molto diversa da quella Neopalaziale.
Accanto ai palazzi già esistenti se ne formano di nuovi, ed iniziano inoltre a sorgere molti
edifici monumentali.
Si raggiunge un alto grado di omogeneità culturale, di sviluppo civile e si inizia ad usare la
scrittura sillabica, la lineare A (minoica) e a partecipare al commercio internazionale.
Il controllo della sfera di culto ha sicuramente contribuito al mantenimento dell’ordine
sociale.
L’influenza di Cnosso in tutte le sfere della cultura materiale è evidente.
Inizialmente si pensò che l’omogeneità culturale raggiunta da Creta fosse dunque dovuta a
questo, ma poi si formularono due ipotesi:
1) che ci fossero molte entità politiche indipendenti l’una dall’altra ma animate da un forte
spirito di emulazione.
2) che diversi stati territoriali erano ideologicamente legati a Cnosso.
Si pensa che Creta durante il Re Minosse avesse generato una dominanza sull’Egeo
Orientale (Talassocrazia).
Le distruzioni generalizzate che si riscontrano a Creta alla fine della fase Neopalaziale,
porranno fine allo “zenith” della civiltà minoica, e si pensa siano state causate dall’arrivo a
Creta di un gruppo continentale che occupò Cnosso, ma questa teoria non è
universalmente condivisa.
Nel corso della fase Neopalaziale si verifica l’esplosione del vulcano di Santorino, nell’isola
di Tera. Questo avvenimento e la fine della civiltà minoica non possono però essere
collegati, dal momento che tra i due eventi vi è uno iato di circa 30 anni.
Questa catastrofe deve però aver indebolito per lo meno alcuni dei siti neopalaziali cretesi,
favorendone la loro successiva distruzione.
La crisi che si verifica simultaneamente al crollo dei palazzi si spiega allora con una possibile
rivolta interna, da lì in poi Creta avrebbe ben presto iniziato ad assumere dei caratteri
“micenei”. 10
La Media Età del Bronzo in Grecia.
La Media Età del Bronzo in Grecia è un periodo di relativa stagnazione culturale, infatti è
soltanto alla fine di questo periodo che si iniziarono a formare le prime élites locali e una
società più complessa.
Tra la Tarda e Media Età del Bronzo si collocano le tombe a fossa di Micene, considerate
l’atto di nascita della civiltà micenea.
Prima di parlare però di Micene, poniamo l’attenzione sul sito di Kolonna, nell’isola di
Egina, esso presenta infatti caratteristiche anomale rispetto a ciò che è noto in quel
periodo.
In primo luogo, il sito presenta delle mura di fortificazione.
Inoltre, vi è una tomba che anticipa quelle che saranno le caratteristiche della tomba a
fossa di Micene.
Essa conteneva i resti dell’inumato, che era giovane e di sesso maschile ed era
accompagnato da un prezioso corredo, tra cui armi, materiale ceramico ed un diadema.
Si concluse dunque che già in questo periodo emergeva a livello sociale un singolo
individuo.
Si pensa perciò che Egina potrebbe essere stato il modello sociale imitato più tardi dalle più
antiche élites dell’Argolide. 11
I Micenei.
Con il termine miceneo si fa riferimento alla civiltà che fiorì sul continente greco nella
Tarda Età del Bronzo tra il 1600 ed il 1070 circa.
Il merito iniziale della scoperta si deve ad Heinrich Schliemann, il quale convinto della
veridicità delle leggende narrate nell’epoca greca, si dedicò agli scavi dei principali siti
menzionati nei poemi: Micene, Tirinto, Orcomeno e Troia.
Sono dunque stati rinvenuti due gruppi di tomba a fossa (Shaft Graves) a Micene, ovvero il
circolo A ed il Circolo B.
Le tombe a fossa di Micene sono costituite da pozzetti rettangolari scavati nel terreno. Sul
fondo, all’interno di una specie di recinto coperto con un tetto in legno o una lastra di
pietra, erano deposti uno o più individui. Sia la tomba che il pozzetto venivano poi riempite
con della terra, e l’area soprastante veniva in qualche caso marcata con una stele di pietra.
Il defunto era spesso accompagnato da un corredo dallo straordinario livello artigianale.
In Messenia troviamo invece la tomba a Tholos, cioè a cupola.
La società Micenea comincia dunque con un grande boom di ricchezza che non ha eguali in
Egeo.
L’ipotesi più accreditata riguardo alle circostanze della formazione delle élites delle tombe a
fossa è che esse furono in grado in qualche modo di accaparrarsi il controllo di un flusso di
materie prime che dall’Occidente all’Oriente confluivano in Egeo, e sul
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