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Origine e scopo dei "Prolegomeni"

All’origine della stesura dei “Prolegomeni” (1783) sta la complessità della “Critica”. È, del resto, lo stesso Kant ad ammetterlo, scrivendo: “è arida, oscura, in contraddizione con tutti i concetti abituali e, per di più, ampia”. I Prolegomeni nascono, dunque, col preciso intento di aprire alla comprensione della “Critica”, facendola accettare nel dibattito filosofico del tempo. Mentre la Critica si presenta come un processo cui il lettore prende parte solo in qualità di spettatore, i Prolegomeni sono rivolti ad un pubblico in grado di entrare immediatamente nel merito delle questioni trattate.

I Prolegomeni ci appaiono, dunque, come un’opera introduttiva, propedeutica alla Critica. Essi poi si concludono con due appendici nelle quali Kant chiarisce quale sia il modo corretto di interpretare la Critica: occorre, cioè, giudicarla solamente dopo un attento esame. Nella prefazione Kant scrive: “Questi Prolegomeni non sono fatti ad uso degli scolari, ma di futuri maestri”.

In quest’opera non viene esposta una scienza già esistente, o che senz’altro si presenterà, ma una scienza ancora da trovare. I Prolegomeni vogliono “indicare ciò che c’è da fare per costruire, se possibile, una scienza, più che esporre la stessa”.

Temi principali dei "Prolegomeni"

Alcuni temi dei “Prolegomeni” sono significativi per l’evoluzione del pensiero di Kant. L’argomentazione dell’opera si svolge intorno a quattro punti:

  • Assunzione problematica della metafisica come scienza
  • Esame dei giudizi sintetici a priori nella fisica e nella matematica pura
  • Prova della realtà soggettiva della metafisica, consistente nell’ineliminabilità dei problemi posti dalla ragione per sua stessa natura
  • Conclusione con la domanda – che rimane aperta – su come si possa costruire, apoditticamente, una metafisica come scienza.

Questi temi vengono organizzati intorno a quattro domande:

  • Come è possibile una matematica pura?
  • Come è possibile la scienza pura della natura (fisica)?
  • Come è possibile la metafisica in generale?
  • Come è possibile la metafisica come scienza?

Il risultato della ricerca intorno a queste domande è la determinazione dei limiti dell’uso della ragione e quindi dell’esperienza e l’esplicitazione delle condizioni di possibilità dell’esperienza.

Giudizi di percezione ed esperienza

Kant distingue tra “giudizi di percezione” e giudizi di esperienza e questa sua distinzione sta alla base della nuova formulazione della deduzione trascendentale che si avrà nella II edizione della Critica, del 1787. Per Kant i giudizi di esperienza sono giudizi empirici in quanto hanno validità obiettiva, mentre i giudizi di percezione sono validi solo soggettivamente.

Nel pensiero di Kant i giudizi di percezione precedono temporaneamente i giudizi di esperienza. Egli infatti si serve dei primi (legati alla gnoseologia empirista) per mettere in primo piano la questione della necessità e universalità dei concetti che possono rendere oggettiva la conoscenza. Il riferimento alla gnoseologia humiana è importante perché Kant dichiara che la sua riflessione ha avuto origine proprio dal dubbio avanzato da Hume riguardo la necessità del legame causale.

È proprio perché si confronta con il filosofo inglese che Kant individua nel giudizio l’atto intellettivo che contiene tutti gli altri. Ciò è rilevante per la nozione di sintesi della filosofia trascendentale. Kant riconosce, infatti, nella I edizione della Critica, un ruolo sintetico all’immaginazione produttiva.

Possibilità della metafisica

La questione centrale di questi Prolegomeni riguarda dunque la possibilità della metafisica. Poiché le ricerche, in questo campo, non hanno portato a risultati certi, è giunto il momento di effettuare una riflessione preliminare che mostri i limiti cui è vincolato l'uso della ragion pura. Gli insuccessi della metafisica testimoniano l'impossibilità di un uso ingenuo della ragione: prima di avventurarsi nel mare della metafisica è necessario allora - per Kant - disporsi su di un terreno critico: è necessaria cioè una critica della ragion Pura.

Prolegomeni introduzione

1) Delle fonti della metafisica

Ogni scienza che voglia definirsi tale deve essere determinata da una sua particolare caratteristica, in modo da poter essere distinta da tutte le altre. Trattando delle peculiarità di una scienza, è possibile che esse consistano nel suo oggetto, o nelle fonti, o nel modo di conoscere o in tutte queste cose. Per ciò che concerne le fonti della metafisica, dice Kant, è già implicito nel concetto di “metafisica” (oltre la fisica) che esse non possono essere empiriche, cioè fondate sull’esperienza, ma esclusivamente a priori, cioè dell’intelletto e della ragione puri.

2) Della specie di conoscenza che sola può dirsi metafisica

La metafisica deve fondarsi su giudizi a priori. Kant distingue tra:

  • Giudizi analitici: non dicono nulla di più di ciò che è già implicito nel predicato. Ex. Tutti i corpi sono estesi. Il giudizio analitico dunque non ha portata conoscitiva, ma ha solo una funzione esplicativa, poiché di fatto rende esplicito ciò che è solo implicitamente pensato nella nozione del soggetto.
  • Giudizi sintetici: ampliano la conoscenza data. Ex. Alcuni corpi sono pesanti. I giudizi analitici sono a priori perché il predicato di un giudizio analitico affermativo non può essere negato senza cadere in contraddizione. I giudizi sintetici, invece, sono a posteriori.

Kant passa poi a definire i diversi giudizi: I giudizi dell’esperienza sono sempre sintetici: che un corpo è esteso è una proposizione certa a priori e non un giudizio di esperienza; infatti, ho già tutte le condizioni del mio giudizio nel concetto stesso, senza dovermi rifare all’esperienza. Ciò non è valido però per il secondo esempio. Come sono però i giudizi della metafisica? Prendiamo per esempio il principio metafisico di causalità: "Tutti gli enti hanno una causa". Questo principio non è di natura analitica: nel concetto di esistenza non è racchiuso implicitamente il concetto di causalità. Ma non è nemmeno un giudizio a posteriori: l'esperienza non ci autorizza ad affermare ciò. Se ci affidiamo all'esperienza, del concetto di causa non resta che una finzione immaginativa, dataci dall'abitudine, non un principio che pretende di avere una validità razionale indubitabile.

Possiamo allora trarre una prima conclusione: i principi della metafisica sono sintetici a priori. E se le cose stanno così, allora la domanda sulla possibilità della metafisica può essere riformulata in una domanda più definita: sono possibili i giudizi sintetici a priori?

Kant passa quindi ad analizzare i giudizi che riguardano la matematica. I giudizi matematici sono tutti sintetici: si consideri l’esempio di 7+5=12. Si potrebbe pensare che sia una proposizione puramente analitica. Considerando meglio la cosa, si noterà che il concetto della somma di 7 e 5 non contiene niente di più della riunione di due numeri in un numero unico, ma il concetto di 12 non è in alcun modo già pensato per il solo fatto che io penso a quella riunione di 7 e 5. Dunque la proposizione aritmetica è sempre sintetica e di ciò ci si accorge più facilmente quando si prendono in considerazione numeri più grandi e lo stesso discorso vale per la geometria (ved. p.33).

Il carattere essenziale che distingue la matematica pura da ogni altra conoscenza a priori è che essa non procede dai concetti, ma dalla costruzione di essi. Essa non potrà mai procedere, dunque, da una scomposizione di concetti, cioè analiticamente. I giudizi metafisici sono tutti sintetici. Kant, però, distingue tra i “giudizi appartenenti alla metafisica” dai “giudizi propriamente metafisici”. Dei primi alcuni sono analitici, ma essi costituiscono soltanto i mezzi per i giudizi metafisici: solo questi costituiscono il vero fine della scienza e sono sempre sintetici.

3) Nota sulla divisione generale dei giudizi in analitici e sintetici

La divisione tra giudizi appena operata da Kant è indispensabile, dice il filosofo, per una critica (un’indagine) riguardante l’intelletto umano. I filosofi dogmatici non hanno raggiunto questa consapevolezza perché hanno cercato le origini dei giudizi metafisici sempre e soltanto nella metafisica stessa e non fuori da essa, nelle leggi della ragione.

4) È, in generale, possibile una metafisica?

La questione della possibilità di una metafisica è stata trattata da Kant nella Critica, in modo sintetico, cioè cercando di determinare nella stessa ragion pura, tanto gli elementi quanto le leggi del suo uso puro. Tuttavia Kant ammette che questo modo di procedere può rivolgersi soltanto a chi sia disposto a seguire l’intero, faticoso, percorso che, a fondamento non pone nulla fuorché la ragione stessa, senza basarsi su un qualche fatto. I Prolegomeni, allora, possono svolgere una funzione propedeutica, poiché, procedendo analiticamente, devono preparare a una futura metafisica e non presentarla come una scienza già esistente. Di certo, se non possiamo ammettere come reale la metafisica in quanto scienza, possiamo affermare con sicurezza che c’è una conoscenza sintetica, pura e a priori: la matematica, ma anche la fisica pura. Esse, infatti, contengono proposizioni che sono riconosciute come valide universalmente. Dunque una qualche incontestabile conoscenza sintetica a priori l’abbiamo. Non dobbiamo domandarci se essa sia possibile (dal momento che è reale), ma come essa sia possibile.

5) Come è possibile la conoscenza della pura ragione?

Le uniche proposizioni che Kant non ha ancora indagato sono i giudizi sintetici a priori. Tuttavia non bisogna domandarsi, dice il filosofo, se queste preposizioni siano possibili perché il punto di partenza è che una conoscenza razionale sintetica, ma pura, è reale. Quello che occorre indagare è il fondamento di quella stessa possibilità per porci in condizione di determinare, secondo i principi della sua possibilità, quali siano le condizioni dell’uso, dell’estensione e dei limiti di quella conoscenza. Dunque la vera domanda che occorre porsi è: come sono possibili proposizioni sintetiche a priori?

Per risolvere la questione si potrà fare appello soltanto a due scienze della conoscenza teoretica, cioè la matematica pura e la scienza pura della natura (fisica). Il processo attraverso cui dovrà avvenire l’indagine prevede la soluzione a quattro interrogativi:

  • Come è possibile la matematica pura?
  • Come è possibile la scienza pura della natura?
  • Come è possibile la metafisica in generale?
  • Come è possibile la metafisica come scienza?

Parte prima – Della principale questione trascendentale

Come è possibile una matematica pura?

Una caratteristica fondamentale della matematica è che deve avere a fondamento un’intuizione a priori. I suoi giudizi sono sempre intuitivi. La prima condizione della sua possibilità è che essa deve avere a fondamento una qualche intuizione pura. Se dunque riusciremo a scoprire quale è questa intuizione pura e come essa sia possibile, saremo in grado di chiarire come siano possibili delle proposizioni sintetiche a priori nella matematica pura e dunque come sia possibile questa scienza.

Il problema, a questo punto, è: come si può intuire qualcosa a priori, quando l’intuizione è un’operazione che si compie avendo l’oggetto della nostra riflessione davanti agli occhi?

Se la nostra intuizione mira a cogliere le cose come sono in sé, allora un’intuizione a priori sarebbe impossibile, poiché solo quando un oggetto mi è dato nell’esperienza io posso sapere ciò che è contenuto nell’oggetto per se stesso. Che la mia intuizione preceda l’oggetto, e dunque abbia luogo a priori, è possibile soltanto ad una condizione: che essa non contenga altro che la forma della sensibilità, la quale mi permette di percepire le impressioni reali da cui vengo colpito a causa degli oggetti. Di conseguenza le intuizioni che sono possibili a priori non possono mai riguardare altro che gli oggetti esterni, dell’esperienza.

Le forme a priori che sono a fondamento di ogni conoscenza matematica sono le forme di spazio e tempo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher PorporaK di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Mori Massimo.
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