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Storia economica

Storia Globale

Oggi è ovvio parlarne ma in realtà è un titolo nuovo per la storia nato negli anni 80.

Non vuol dire fare la storia del mondo ma significa guardare alla storia in una prospettiva globale

per relativizzare il ruolo dell’Occidente, i concetti di stato nazione e valorizzare le connessioni tra

le aree del mondo fatte di commerci, migrazioni…

Capitolo 1: il lungo periodo

Sul lungo periodo due sono stati gli shock che hanno cambiato il naturale andamento della storia.

Fino a 10-12.000 anni fa, le società agrarie non esistevano e gli uomini vivevano in gruppi di

cacciatori-raccoglitori, traendo sostentamento dalla spontanea natura. Poi alcuni si iniziarono a

stanziarsi in aree con abbondanza di specie selvatiche (animali e vegetali) adatte alla

prima rivoluzione agraria

domesticazione e a coltivare la terra. —> ( Neolitico, comparsa società

agrarie) con la quale c’è una prima accelerazione demografica anche se tasso di crescita di lento.

In più le condizioni di vita peggiorarono per la vicinanza con gli animali, malattia per

addensamento di persone e si doveva lavorare di più. Erano però più complesse e con compiti

divisi che permise l’accumulo di competenze e conoscenze.

A partire dal 3000 a.C. (età del bronzo) comparvero le prime città e poi le prime forme statali.

Questo però solo in Eurasia che avevano precoci capacità di imporre tributi e stratificare la

Rivoluzione urbana.

società. —> Si tratta di una proto-divergenza tra l’Eurasia e il resto del

mondo:

- le specie domesticabili asiatiche esportate poi i Europa erano maggiori

- Il clima era migliore e cambiava meno spostandosi in senso latitudinale (est-ovest) che

longitudinale (nord-sud)

- In America barriere naturali tra una civiltà e l’altra.

Prima delle differenze tra Asia ed Europa è ben quindi invece soffermarsi sulle analogie: strutture

statali complesse, istituzioni economiche, amministrative (potere, burocrazia, scrittura…) e

familiari (proprietà privata, eredità, istituzioni educative..) e modalità intensive di sfruttamento della

terra.

Economia agraria

Quando ancora vi erano parallelismo tra le varie società.

Erano società meno complesse di quelle industriali.

La gran parte della popolazione viveva in villaggi di ridotte dimensioni e la componente rurale era

prevalente (dal 75 fino al 90% della popolazione); in più c’era una ridotta articolazione sociale,

bassa produttività ed il lavoro era finalizzato alla sussistenza e la divisione del lavoro andava per

età e sesso e quindi non per competenze e specializzazione. Inoltre tutto ciò che serviva era

prodotto all’interno e solo tipologie di beni erano importate dall’esterno.

La produttività del lavoro era bassa e il surplus era limitato rispetto alle esigenze di autoconsumo

e dei raccolti che dipendevano anche da fattori climatici e meteorologici imprevedibili: ciò portava

quindi a scarsi margini e di conseguenza a pochi sbocchi di mercato —> comunità chiuse in cui

circa il 90% di ciò che veniva prodotto era consumato in loco, il 9% scambiato con le città più

vicine e solo l’1% riguardava il commercio a lunga distanza per mezzo di mercanti-capitalisti.

Un altro aspetto fondamentale è quello della rete di solidarietà di villaggio che poggiava su un

intrecciarsi di rapporti di parentela e strategie matrimoniali.

In tal contesto erano le città invece il luogo del commercio e del mercato che era “regolato”, in

esse si conservano le produzioni di manufatti ed erogavano alcuni servizi essenziali con

magistrature, istituzioni civili ed ecclesiastiche. Tuttavia anche qui molto abitanti erano impegnati

La modernità iniziava a farsi strada nelle proprietà private che si assolutizzano nelle

in attività rurali.

recinzioni e nell’individualismo.

C’erano comunque delle eccezioni come ad es. Venezia che erano molto importanti perché

costituivano i centri di quel capitalismo commerciale e proto-finanziario che contribuì a mantenere

e rafforzare i contatti all’interno dell’Eurasia. 1 di 84

In generale comunque questo tipo di società non era del tutto immobile ma ci fu anche qualche

piccolo progresso per esempio tecnologico (aratro pesante, rotazione. triennale, attrezzi agricoli in

ferro, mulino ad acqua).

Commercio:

Quando si parla di commercio dal Medioevo al 1700 si parla in realtà di due situazioni: poiché il

commercio coinvolgeva non più del 10% di ciò che si produceva ma solo una piccola parte di

questo era rivolto al commercio extralocale. Nel primo caso il mercato, che avveniva nelle città

vicine, era già regolato nei luoghi, tempi e anche nei prezzi dai pubblici poteri anche se c’era

comunque libero mercato nell’incontro tra domanda e offerta. Quello extralocale copriva lunghe

distanza e quindi riguardava materiali non deperibili e che valevano molto (quindi per cui valeva la

pena rischiare). Per gestire il rischio comunque si creano delle compagnie/società di mercanti con

ampie conoscenze di popoli, monete, contabilità (come partita doppia) che ripartivano rischi e

ricompense in base al risultato. In più crearono filiali basate su rapporti di fiducia e familiari nei

luoghi delle tratte maggiori. —> sarà proprio questa piccola porzione di commercio extralocale a

mettere in atto un processo che cambierà ogni settore e ambito sociale. Si parta di una forma di

proto-globalizzazione fatta di incontri e connessioni in atto già dal 1500-1600che poi piano piano

porterà alla crescita dei commerci e alla scoperta di una nuova terra.

Come prima detto le società non erano immobili e non lo erano nemmeno in senso fisico in

quando insieme al commercio e alle persone viaggiavano anche conoscenze e tecniche e alcune

ma poche innovazioni (qualcosa che prima non c’era) provenivano prevalentemente dall’oriente

all’occidente. Altri miglioramenti invece riguardavano tecniche già note come ad esempio il ferro

nell’aratro.

Economie tardo-medievali e lo shock della “peste nera”

Una principale fase di accelerata trasformazione delle strutture socioeconomiche fu innescata

dalla Peste Nera. Il ritorno di questa malattia già nota è da collegarsi alla formazione dell’Impero

mongolo che aveva rafforzato le comunicazioni e gli scambi di merci e idee e ristabilito la Via della

seta.

Fu così che la peste attraverso vie commerciali nel 1346 arrivò fino in Crimea e giunse a contatto

con la Repubblica di Genova e nel giro di qualche anno la peste copriva tutto il continente

europeo e il bacino del mediterraneo eliminando tra il 33 e il 60% dell’intera popolazione europea.

Il popolo fu colto impreparato ma la peste, scuotendo le strutture economiche e sociali, diede

inizio ad un processo di adattamento istituzionale e di rafforzamento della sanità pubblica —>

primo fattore di vantaggio specifico dell’Europa rispetto all’Asia e portò all’Europa anche dei

benefici.

La peste quindi è stata quindi uno dei motivi dell’accelerazione dell’Europa sull’Eurasia:

Si tratta in primis di un netto ribilanciamento del rapporto tra uomini e risorse e quindi livelli più

• alti di vita

c’era più terra di quanta se ne potesse coltivare permettendo di riorganizzare la produzione e

• renderla maggiormente efficiente

diminuirono le disuguaglianze sociali a causa della frantumazione dei patrimoni: non c’era

• ancora la tutela del primo genito per quanto riguarda l’eredità e quindi con le morti la ricchezza

si divide.

Salari più alti per i lavoratori

Tutto ciò si ebbe solo in Europa in quanto ad Oriente la pandemia è stata meno violenta ed infatti

lì si arrivò ad una stagnazione per sproporzione tra popolazione e risorse.

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Capitolo 2: la grande divergenza

Prima della grande divergenza: guardando il Pil e Pil procapite si nota subito che fino ad un certo

punto in tutte le aree del mondo c’era un uguale andamento e che per lungo tempo tutte hanno

viaggiato in parallelo.

L’Europa e il mediterraneo non furono mai un mondo totalmente chiuso; avevano altre vie di

comunicazione oltre alla Via della seta ma pochissimi erano gli uomini e le merci che avevano la

possibilità o che era conveniente far spostare per questi lunghi tragitti.

Il punto di partenza del processo che, invece, portò al mutamento di questa chiusura furono le

spedizioni che dalla prima metà del 500 portato alla scoperta dell’America e di varie rotte di

navigazione. I mercanti di Genova e Venezia si erano già spinti a nord collegandosi con le Fiandre

e l’Inghilterra e a sud con il porto di Safi in Marocco ma c’erano, oltre questi spazi, problemi

tecnologici. Da un lato la galera mediterranea non era capa ce di affrontare l’oceano e le sue

onde, dall’altra la cocca del mare del nord e del Baltico erano lente e difficili da governare.

Ciò che prima non era possibile ora lo fu grazie ad un nuovo mezzo: grazie dunque ad una nuova

tecnologia, un’innovazione che permette il progresso, potere e innovazione di pari passo. La

Caravella infatti univa la galera e la cocca, le vele ai cannoni (anche perché queste navi per

contrastare eventuali traffici già esistenti). Questo sarà anche motivo di divergenza in quanto la

tecnica in Europa risulterà più proficua in un ambiente sempre più stimolante.

Furono i Portoghesi ad aprire, infatti, le rotte atlantiche grazie all’innovazione della caravella (mix

delle due imbarcazioni precedenti). Doppiarono così il capo di Buona Speranza e avevano

l’obiettivo di raggiungere le Indie circumnavigando l’Africa cose che ottennero nel 1510. Per

svariati decenni conservarono una sorta di monopolio nei traffici marittimi tra Europa e Asia

orientale; avevano infatti varie basi commerciali lungo le coste dell’Africa e controllavano anche

molte attività locali. Nel frattempo l’America veniva raggiunta nel 1942 dalla Spagna dando il via

ad una fase di esplorazione e colonizzazione anche in questa parte del pianeta.

A partire da un epicentro europeo dunque si sviluppo un sistema di apertura dei confini e di

scoperta di nuove rotte commerciali che integrò quelle già esistenti. I beni che transitavano erano

ancora una piccolissima frazione degli scambi totali ma questa ebbe però la forza di scardinare i

limiti dei “mondi chiusi”.

Il periodo 1434-1550 si potrebbe infatti definire come quello di una sorta di proto-globalizzazione.

La grande divergenza: cause, modalità e tempi

Innanzitutto si definisce come quel processo che ha portato a far sì che emergesse l’occidente

rispetto all’oriente. Non c’è una risposta precisa sul perché l’Europa avanza mentre l’oriente

rimane indietro ma ci sono vari fattori che spiegano tale processo come i maggiori tassi di

urbanizzazione, la creatività tecnologica, maggior dinamismo, le guerre e quindi maggiori

esperienze di finanza pubblica, mobilità sociale, limitazione del potere, tutela della proprietà

privata, la concentrazione geografica dell’Europa, la peste, la tutela della fertilità, componenti

sociali e culturali (Weber, lo spirito del Capitalismo).

Si riferisce a due aspetti: uno il processo con cui l’Europa occidentale emerse come l’area più

ricca e potente del pianeta, due la sua capacità di superare i limiti delle economia agrarie

preindustriali consentendo l’avvio della rivoluzione e condizioni di vita migliori.

Però perché l’Europa? 3 grandi spiegazioni:

- Spiegazioni demografiche. Con la peste nera, l’alta mortalità offrì una sorta di soluzione alla

trappola malthusiana e portando ad un miglioramento delle condizioni di vita (aumento PIL pro

capite e salari).

- Spiegazioni istituzionali. Le istituzioni, nonostante anche forti analogie in tutta l’Eurasia,

nell’Europa occidentale erano diverse da quelle tipiche dell’Asia e più favorevoli all’emergere di

società innovative. Weber e Needham sottolinearono anche la maggior diffusione dell’università

in Europa come promotrice dello sviluppo della conoscenza innescando la rivoluzione

scientifica del Rinascimento. Dal punto di vista economico emerge l’importanza delle città

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mercantili: crogiolo di istituzioni economiche avanzate e residenza di una “borghesia” orientata

all’innovazione. In Asia invece le istituzioni, maggiormente accentrate a società agrarie, hanno

frenato tutto ciò mentre i grandi imperi diventavano scempio più rigidi e inefficienti.

- Spiegazioni geografiche e geopolitiche. Anche la Cina si era spinta verso Occidente con le

proprie navi fino ad arrivare nell’Africa orientale ma incontrarono grandi difficoltà ad una

lontananza tale da casa da scoraggiare il proseguimento (a differenza dei portoghesi che subito

incontrarono tali ostacoli). L’origine del primato europeo dipende quindi anche da barriere

naturali che frammentando il territorio non avrebbero permesso lo sviluppo di grandi imperi ma

stati più piccoli e in continua competizione e quindi più innovativi. In Asia invece tali costi di

innovazioni (armi da fuoco e navigazione) furano evitati a favore di maggiore stabilità sociale.

l’Europa aveva inoltre un accesso facilitato alle Americhe che secondo Pomeranz fu molto

cruciale in vista dei rendimenti decrescenti Labour intensive e della scarsità di risorse. L’Europa

invece evitò questo vicolo cieco come lo sfruttamento delle risorse americane e perseguendo

uno sviluppo capital intensive. C’erano inoltre alcune risorse chiave come il carbone

(sostituisce la legna aumentando le terre da coltivare e consentendo lo sviluppo di settori ad

alta intensità di energia.

L’espansione sul mare cambia infatti l’assetto e la predominanza economica. Porta con sé

innumerevoli cambiamenti sociali, economici e politici.

Oltre l’Eurasia: America, Africa e Oceania

Nessuno studioso comunque ritiene che un primato simile sarebbe potuto appartenere a zone al

di fuori dell’Eurasia. All’incontro infatti con tali civiltà il primato tecnologico e militare degli europei

risultò così forte che essi poterono imporsi senza limiti: un esempio è il conquistador Cortés che

in tre anni assoggettò l’impero azteco, stessa sorte che poi aspettò l’impero inca. Questo grazie

anche all’”arma batteriologica” che gli europei avevano sviluppato. Le popolazioni locali furono

inoltre sfruttate come forza lavoro e le durissime condizioni nelle miniere (metalli preziosi) aumentò

la mortalità e favorì la catastrofe demografica.

Ad ogni modo non era questo l’obiettivo degli europei che infatti si trovarono in difficoltà allo

scarseggiare della manodopera che anche l’immigrazione non riusciva a supplire e quindi la

soluzione fu trovata nel commercio degli schiavi (soprattutto per la produzione di canna za

zucchero in Brasile e nei Caraibi).

Nelle Americhe spagna e Portogallo conquistò vasti e articolati imperi coloniali mentre in Asia si

limitarono ad una solida rete di avamposti e basi commerciali. Inoltre con i trattati di Tordesillas e

Zaragoza si divisero le aree di influenza evitando ulteriori conflittualità. Altre parte del mondo

furono colonizzate da francesi, inglesi e olandesi.

L’Oceania fu esplorata nel XVII secolo prima dagli olandesi, poi francesi e infine dagli inglesi che

arrivarono sulle coste orientali dell’Australia più ospitali di quelle esplorate dai rivali. Qui

stabilirono la loro prima colonia a Botany Bay in risposta alla perdita delle colonie in Nordamerica

che nel frattempo avevano ottenuto la loro indipendenza.

POMERANZ

Secondo lui le regioni avanzate in Cina ed Europa avevano simili livelli di sviluppo tecnico così

come i mercati ed il livello di vita. Per lui dunque la domanda era cosa non ha frenato l’Inghilterra

rispetto alla Cina? A ciò risponde con il fatto che l’Inghilterra (e l’Europa) hanno saputo e avuto

l’opportunità di disinnescare la trappola malthusiana che avrebbe altrimenti segnato un termine

stazionario. Le economie preindustriali avanzate erano organiche: la terra era la fonte esclusiva di

cibo, materie prime ed energia. L’Inghilterra riuscì dunque ad emergere perché fu risparmiata dal

vincolo ecologico dei rendimenti decrescenti. In particolare, secondo Pomeranz, questo fu

possibile grazie a due circostanze:

La disponibilità di carbone, risorsa energetica sostitutiva del legno

• Le risorse land-intensive del nuovo mondo (l’America) e la forza lavoro della schiavitù

Creando un circolo virtuoso che culminò nella rivoluzione industriale.

Inoltre egli sottolinea il fatto che le ragione della prevalenza europea erano connaturate nella sua

situazione e che, mentre la Cina si scontra con problemi di risorse e di approvvigionamenti che

non provengono fuori dai propri confini, l’Europa no.

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Capitolo 3: nuovi paradigmi, nuove istituzioni

Il primato dell’Europa meridionale e soprattutto dell’Italia perdurò per tutto il Medioevo.

Venezia.

Nel secolo e mezzo dopo la “peste nera” si collocò a Spagna e Portogallo

Con l’apertura delle grandi rotte atlantiche passò poi nelle mani di (Siviglia e

Lisbona) ma si trattò comunque di una situazione temporanea.

Il Portogallo fu frenato dalla limitatezza delle risorse di un piccolo stato, fu così indotto ad affidarsi

a operatori stranieri in particolare delle Fiandre e inoltre ebbero difficoltà ad affrontare i

concorrenti inglesi e olandesi.

La Spagna anche si trov&ogr

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FrancyFrancyFrancyFrancy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Bigatti Giorgio.
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