Storia economica: oggetto e metodo
La storia economica studia il succedersi degli avvenimenti economici e delle politiche economiche dei diversi paesi e delle diverse aree geo-economiche mondiali nella loro evoluzione nel tempo e nello spazio. Se l’economia è l’arte di combinare le risorse disponibili per soddisfare le proprie esigenze, la storia economica studia come nel corso del tempo siano cambiate le modalità di rispondere a tali esigenze.
La storia economica studia le caratteristiche, i processi, le modalità evolutive dei sistemi economici di cui gli uomini si sono dotati nel corso del tempo. Giuseppe Felloni ha scritto che come l’economia politica e la politica economica, la storia economica ha per oggetto la produzione dei beni, la loro distribuzione e il loro uso. Le prospettive secondo cui si studiano tali fenomeni sono però nettamente diverse. La storia economica aspira ad accertare come i problemi della produzione siano risolti dagli uomini.
La storia economica va studiata considerando sempre i fenomeni economici come oggetto centrale ma tenendo presente che sono molteplici le variabili e relazioni che possono stabilirsi tra di esse e non per forza di tipo economico. I fenomeni economici non sono sempre effetto di cause puramente economiche ma possono dipendere anche da fattori politici, religiosi o geografici.
Modelli interpretativi
La storia economica studia questi fenomeni sotto due principali modelli interpretativi:
- Analisi a breve periodo.
- Analisi a lungo periodo.
La differenza che sussiste tra essi non risiede tanto nel livello temporale ma negli elementi che ne stanno alla base. Le interpretazioni di lungo periodo considerano i mutamenti nei singoli paesi e aree geografiche non solo a livello quantitativo ma anche qualitativo.
Categorie interpretative
Per capire meglio l’evoluzione nel lungo periodo dei sistemi economici, la storia economica può utilizzare diverse e numerose categorie interpretative, per esempio:
- Il dualismo tradizione/modernità.
- Il concetto di “economia mondo” ossia l’interdipendenza di ogni singolo paese di trovare una collocazione nell’economia mondiale.
- Il concetto di catching up ossia il processo di rincorsa dei paesi economicamente dietro al leader nel raggiungerlo.
- Il concetto di lotta per il primato.
- Il concetto di differenziale della contemporaneità, esempio lo sviluppo della ferrovia non ebbe lo stesso risultato ovunque poiché non tutti avevano la disponibilità del carbone.
La storia economica nasce fondamentalmente con l’espansione della rivoluzione industriale.
Sistema economico
La storia economica studia le caratteristiche, i processi e le modalità evolutive assunte dai diversi sistemi economici nel corso del tempo. Il sistema economico può essere considerato come l’insieme delle forme istituzionali, dei rapporti giuridici, delle relazioni sociali ed economiche storicamente determinate di cui gli individui si servono per corrispondere alle proprie esigenze tramite la produzione e il consumo di beni e servizi.
A ogni sistema economico corrisponde un’organizzazione sociale, è proprio l’organizzazione che consente di soddisfare nella migliore maniera le esigenze dei singoli individui. Per facilitare lo studio di ogni sistema economico esso deve essere rappresentato storicamente. Il sistema economico è lo strumento di cui la società si serve per soddisfare le proprie esigenze. Esigenze che si dividono in primarie (necessarie per la sopravvivenza) e secondarie che servono per migliorare il livello qualitativo della vita.
Funzioni del sistema economico
Il sistema economico vive in quanto è utile per soddisfare i bisogni di una determina organizzazione sociale e per sopravvivere deve svolgere alcune funzioni basilari:
- La funzione di produzione, ossia la capacità di produrre beni e servizi.
- La funzione di distribuzione, ovvero come la ricchezza prodotta è suddivisa nella società.
- La funzione dello scambio, ossia la capacità tra gli individui di scambiarsi i beni.
- La funzione del consumo, ossia la possibilità degli individui di sfruttare la ricchezza prodotta.
La funzione produzione è garantita dalla partecipazione al sistema dei cosiddetti fattori della produzione: terra, capitale e lavoro. Il modo in cui questi tre fattori combinano tra loro durante il processo produttivo determina i cosiddetti rapporti produttivi. Strettamente collegata alla funzione produzione è la funzione distribuzione. Ciascun fattore per il contributo dato alla produzione riceve una remunerazione (rendita, salario, profitto).
La funzione dello scambio non è altro lo scambiarsi dei beni sul mercato dove si forma il prezzo del bene o del servizio, da qui nasce la moneta. La funzione del consumo si può manifestare attraverso due forme, consumo diretto (utilizzo immediato del bene) o indiretto (la capacità di risparmiare oggi una parte delle risorse per investire nel futuro).
Espansione e mutamenti del sistema economico
Quando il sistema economico riesce a corrispondere a esigenze e bisogni si espande nel tempo e nello spazio (processo produttivo). Se il sistema non risponde più a queste esigenze non si può riprodurre e quindi assume una funzione statica. In ambedue i casi possono generarsi mutamenti nella struttura del sistema economico.
I mutamenti di un sistema economico possono essere di carattere inter-sistemico o intra-sistemici. Per cambiamenti inter-sistemico intendiamo quei cambiamenti che determinano il passaggio da un sistema economico a un altro per diversi fattori che hanno portato al superamento del vecchio sistema. Essi possono essere di carattere rivoluzionario o graduale; nel primo caso abbiamo una rottura delle condizioni politiche istituzionali per poi seguire il mutamento economico. Nel secondo caso si passa a un altro sistema per una graduale evoluzione dei processi medio-lungo che arrivano a maturazione.
I mutamenti intra-sistemici si verificano quando il sistema non riesce più in maniera ottimale a soddisfare i bisogni della comunità. Inoltre, le trasformazioni del sistema economico possono essere di natura endogene o esogene. Endogene per esempio come nel caso dell’impero romano che con l’espansione del territorio non è riuscito più a tenere sotto controllo la gestione sociale e istituzionale dell’impero. Esogene quando il mutamento avviene per cause esterne, per esempio una guerra o una carestia.
Principali sistemi economici
- Economia medioevale: Terra, rendita, terra lavoro condizioni semilibere, artigianale, scarsa.
- Mercantilismo: Capitale, profitto, capitale lavoro il lavoro è libero, industria a domicilio, modello coloniale.
- Capitalismo industriale: Capitale, profitto, capitale lavoro il lavoro è libero, industria, espansione dei commerci.
I cicli economici
Il concetto di ciclo economico permette allo storico di analizzare, in una chiave di lungo periodo, le ragioni, le caratteristiche e le cause della variazione di una data economia per passare dalla fotografia dei numeri all’interpretazione dei suddetti numeri. Il concetto di ciclo economico coincide con la nascita dell’espansione del capitalismo industriale nella metà dell’Ottocento.
Struttura dei cicli economici
Il ciclo economico si presenta come l’alternarsi di crescita e declino/caduta ed è composto in due momenti:
- Fase A detta espansione
- Fase B detta caduta
Ciascuna delle due fasi è suddivisa a sua volta in due momenti:
Fase A
- Crescita
- Crisi
Fase B
- Caduta della produzione
- Ristagno
Il ristagno prepara alla ripresa di una nuova fase A. Nella fase A del ciclo economico, il sistema registra una crescita della produzione sia a livello quantitativo che qualitativo; affinché si possa parlare di sviluppo è necessario che la crescita coincida con un incremento della produttività. Si ha maggiore produttività quando, a parità di condizione, si riesce a ottenere una quantità maggiore di prodotto.
La fase A si conclude con l’inizio della crisi economica, mentre la fase B si registra quando con lo scoppio della crisi economica, il sistema registra prima una caduta della produttività e poi entra nel ristagno produttivo, dove gli imprenditori non vogliono avviare nuovi investimenti. Tuttavia, può succedere che con il tempo si predispone una nuova condizione di crescita basata sulla scoperta d’innovazioni e quindi gli imprenditori cominciano a investire avviando una nuova fase A.
Teorie dei cicli economici
Le prime interpretazioni dei cicli economici nacquero con Marx e Kondrat’ev, riprese successivamente da Joseph Schumpeter che produsse una vera e propria teoria, la cosiddetta “teoria organica” dei cicli economici di lungo periodo. Schumpeter individua alla base della ripartenza del ciclo due elementi fondamentali: l’innovazione tecnologica e l’innesto di nuovi capitali. La teoria delle innovazioni consente di spiegare l’alternarsi, nel ciclo economico, di fasi espansive e recessive. Allo stesso modo, la fase B di caduta deriva dall’esplosione della crisi che può essere interpretata come la conseguenza della progressiva estensione a tutto il sistema delle innovazioni e della conseguente riduzione di profitto dell’imprenditore che non investe più.
I cicli economici del capitalismo industriale
Il primo ciclo del capitalismo industriale si afferma in Inghilterra durante la prima rivoluzione industriale.
1780
Fase A si avvia alla fine del Settecento per terminare con le guerre napoleoniche ed è strutturata dal binomio carbone-vapore e sulle innovazioni tecnologiche nel settore siderurgico e tessile.
1815
Fase B del ciclo prende piede invece dalle guerre napoleoniche e dalla crisi dei prezzi del grano che si registra in Gran Bretagna all’inizio del decennio.
Secondo ciclo della prima rivoluzione industriale (1850-1890)
1848
Fase A si apre con la fine delle guerre europee del 1848 e la diffusione del capitalismo nel continente.
Fase B
Il processo di espansione si conclude con lo scoppio delle guerre di indipendenza in Italia e in Germania e la guerra franco-prussiana.
Terzo ciclo (seconda rivoluzione industriale)
Fase A si registra alla fine dell’Ottocento ed è dipeso da molteplici fattori, come l’apertura internazionale dei commerci, scoperta di nuovi giacimenti, dall’espansione coloniale e dalle nuove tecnologie (chimica ed elettricità).
Fase B
La crisi si avvia con lo scoppio e le conseguenze della prima guerra mondiale. Contribuiscono a definire una progressiva fase di caduta del ciclo il blocco degli scambi commerciali tra i paesi belligeranti.
Quarto ciclo (età dell’oro 1945/89)
Il ciclo economico dell’“età dell’oro” segna la fase di massima espansione delle economie occidentali.
Fase A
La fase di espansione è strutturata dall’implementazione delle innovazioni avviate durante la seconda rivoluzione industriale ma si nutre di un contesto internazionale. Sono gli anni dei grandi accordi globali in termini di:
- Moneta (dollar standard: come strumento per acquisire una relativa stabilità dei cambi internazionali).
- Scambi commerciali.
- Primo processo costituente europeo (nascita della CECA e della CEE).
Fase B
L’espansione del periodo post-bellico si interrompe a partire dai primi anni Settanta. L’inversione del ciclo è causata da:
- Aumento dei prezzi delle materie prime.
- La fine del sistema di Bretton Woods e del dollar standard.
- Aumento del prezzo del petrolio registrato a partire dal 1973.
La caduta del ciclo è accentuata dalla presenza della cosiddetta crisi di stagflazione, ovvero la stagnazione della produttività e aumento dell’inflazione.
Quinto ciclo (terza rivoluzione industriale)
Il nuovo ciclo nasce alla fine degli anni '80.
Fase A
Nasce con alcune importanti differenze rispetto al passato:
- La nuova rivoluzione industriale che sostiene la fase espansiva si basa sull’innovazione delle information technologies e sulle ricadute a grappolo o a sciami.
- La fine del sistema comunista e del crollo del muro di Berlino aprì nuovi mercati verso l’est dell’Europa.
- Gli USA e la GB diventano protagonisti del processo di crescita economica sostenendo le information technologies.
- Tra gli anni Settanta e Ottanta si diffondono in Occidente le politiche monetariste.
- La geografia della crescita muta sensibilmente con l’ingresso sul mercato di Cina, Russia, India e Brasile.
- Abbattimento delle barriere doganali e sull’ingresso dei nuovi paesi prima nel GATT e poi nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nata nel 1995.
- L’Unione Europea cambia radicalmente con la nascita del nuovo sistema di Maastricht che modifica strutturalmente le politiche comunitarie.
Fase B
Crisi internazionale 2007/08.
Teorie della crisi e teorie dello sviluppo
L’avvio del processo d’industrializzazione in Europa segna una rottura con i modelli di sviluppo presenti nelle cosiddette società preindustriali. Una rottura da individuare non tanto nelle cause della prima rivoluzione industriale ma per gli effetti che essa comporta. Dopo l’affermazione della prima rivoluzione industriale, il modo di produrre, di lavorare, di distribuire la ricchezza cambiano radicalmente rispetto al modo di lavorare, produrre e vivere nell’economia preindustriale.
Una differenza significativa tra le società preindustriali e industriali, oltre a quelle che si realizzano in epoche differenti, è che si basano su modelli economici e su processi di produzione diversi. La diversa declinazione di questi due termini è frutto di due elementi principali:
- Le differenze di sensibilità dei singoli studiosi che hanno interagito con contesti culturali, filosofici, politici, religiosi e scientifici diversi tra loro.
- La diversa configurazione che i processi di crisi e sviluppo hanno conosciuto nel corso del tempo.
Le società preindustriali sono caratterizzate da una centralità del fattore “terra” e del rapporto di produzione tra terra e lavoro nelle sue diverse configurazioni, ma sono anche caratterizzate da un diverso comportamento dei cicli economici. Nelle economie preindustriali le crisi di sottoproduzione tipiche della fase di caduta dei cicli economici tendono a portare la ricchezza complessiva del sistema su livelli più vicini all’inizio della fase di espansione del ciclo, il contrario di quanto non accada nelle economie industriali.
La costruzione di una concezione dinamica dell’economia è basata sullo stretto collegamento tra le teorie dello sviluppo e le teorie delle crisi come un’alternanza di fasi cicliche di crescita e caduta del sistema economico.
Concezione dinamica dell'economia
I primi studiosi che introducono la concezione dinamica dell’economia sono Smith, Ricardo e Malthus che, grazie al pensiero illuminista e giusnaturalista, contribuiscono tra la fine del Settecento e il primo ventennio dell’Ottocento al passaggio dal capitalismo mercantile a quello industriale. Il riconoscimento attuato da Smith della produzione di beni e non nella compravendita di merci rappresenta un primo significativo momento di rottura con la concezione statica delle società preindustriali.
Il concetto di economia dinamica aumenta nella seconda metà dell’Ottocento con la nascita del pensiero Marxista, la cui lettura dei processi si basa non su una società che sta conoscendo la trasformazione ma sull’indagine dei meccanismi presenti in un modello economico. Il concetto di crisi diviene con Marx parte del sistema ed è funzionale o a permettere il riassestamento e la riproduzione dell’economia su livelli e modalità differenti rispetto al passato o a spiegare le cause di fondo della caduta del sistema e della sua sostituzione con quello socialista.
Rivoluzione marginalista
Tra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento si registra la cosiddetta rivoluzione marginalista. La scuola marginalista ha come obiettivi di fornire una maggiore interpretazione analitica del funzionamento del capitalismo e di rispondere alla diffusione in Europa delle teorie marxiane. Secondo i marginalisti, il sistema è dotato di un unico punto di equilibrio, un punto dal quale non ci si può spostare per migliorare le proprie condizioni senza peggiorare le condizioni degli altri operatori del mercato. Questa teoria è legata alla teoria dell’equilibrio del mercato. L’equilibrio del sistema è frutto dei diversi equilibri settoriali, da qui nascono ad esempio la teoria del consumatore e del comportamento razionale.
Crisi del 1929 e nuovi sviluppi
La rivoluzione marginalista portò a un cambiamento rilevante nell’analisi economica con l’utilizzo di nuove categorie interpretative e di nuovi strumenti di calcolo, come la statistica e la demografia. Tuttavia, le conseguenze della prima guerra mondiale e della crisi del 1929 riportarono il concetto di crisi al centro dell’attenzione dei studiosi come Schumpeter e Keynes che partirono da una concezione che riuscisse a collegare i concetti di crisi e sviluppo cercando di fornire una risposta positiva alla domanda sulla possibilità di ripresa e dello sviluppo del capitalismo.
Schumpeter individuò alla base della ripartenza del ciclo economico le innovazioni tecnologiche quali fattori di incremento di produttività. Gli imprenditori-innovatori, investendo sull’applicazione delle invenzioni scientifiche al processo di produzione industriale, consentono la ripresa del ciclo e l’avvio dello sviluppo. La teoria delle innovazioni consente di spiegarsi l’alternarsi del ciclo economico di fasi espansive e recessive; la fase B di caduta del sistema deriva come conseguenza della progressiva estensione a tutto il sistema delle innovazioni e della conseguente riduzione di profitto dell’imprenditore, comportando la diminuzione di quest’ultimi ad effettuare gli investimenti.
La ricerca di una via d’uscita liberale alla crisi del 1929 porta Keynes a definire il proprio modello di risposta che assume la crisi stessa come parte del processo di riproduzione del sistema stesso. Se la crisi è conseguenza del processo di sovrapproduzione e del disequilibrio... [testo troncato per motivi di spazio]
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