Che cos’è la storia economica
STORIA ECONOMICA studia la capacità dell’uomo nel corso della storia di impiegare le risorse disponibili (sono limitate) per creare
ricchezza e per soddisfare i propri bisogni. •TECNOLOGIA DI PRODUZIONE
•ISTITUZIONI CHE DEFINISCONO LE
SCARSITÀ DELLE RISORSE EFFICIENZA NELL'IMPIEGO POSSIBILITÀ DI ACCESSO ALL'USO DELLE
RISORSE
•CLIMA
ISTITUZIONI fanno riferimento non a organizzazioni o a istituti ma alle regole del gioco che queste organizzazioni pongono.
Se i lavoratori non sono liberi di spostarsi, è improbabile che il lavoro sia impiegato nella maniera più produttiva.
I lavoratori che non vengono adeguatamente ricompensati avranno tutte le ragioni per evitare di impegnarsi a sufficienza.
I detentori di capitale sono disposti ad investire solo se le élite dominanti garantiscono che le loro proprietà non saranno
arbitrariamente espropriate.
Le disparità nella distribuzione del reddito della ricchezza tendono a inescare conflitti distributivi a livello nazionale che ostacolano
la crescita, perché le turbolenze politiche determinano incertezza sulle regole del gioco future.
Il grado variabile di efficienza delle regole e la certezza della loro applicazione determina performance migliori o peggiori.
TECNOLOGIA è l’insieme di conoscenze per utilizzare le risorse nella produzione di beni e servizi.
Nel corso del tempo, l’utilizzazione di risorse naturali ne ha ridotto lo stock, ma è aumentata l’efficienza nel loro uso. La tendenza
generale della tecnologia nella storia è stata la diminuzione delle risorse necessarie per generare una data quantità di prodotto.
CLIMA
Secondo le ricerche, all’inizio dell’età moderna (1450-1650) si ebbe un calo del prodotto a parità di risorse e tecnologie.
Attualmente il dibattito verte sui potenziali costi crescenti della produzione derivanti dal riscaldamento globale.
BENI RIVALI: risorse materiali, come i beni strumentali (l’utilizzo di un particolare macchinario da parte di un individuo impedisce a un
è
altro di servirsene), la terra e le risorse naturali (non possibile utilizzare il carbone e conservarlo).
BENI NON RIVALI: fattori che generano efficienza, cioè la tecnologia e le istituzioni, infatti l’uso di una conoscenza comune da parte di
un individuo per costruire uno strumento nuovo ed efficiente non impedisce ad altri di ricorrervi.
La natura non rivale delle conoscenze tecnologiche e istituzionali crea un potenziale quasi illimitato di aumento dell’efficienza della
produzione.
Le economie riccamente dotate di risorse non sono necessariamente ricche, mentre le economie che ne fanno un uso efficiente lo
sono quasi sempre, a prescindere dalla dotazione iniziale di cui dispongono.
La formazione dell’Europa
La continuità geoeconomica dell’Europa
La distribuzione delle nazioni per dimensione è cambiata di molto nel corso della storia, nonostante le forze politiche distruttive,
l’Europa è rimasta un unità omogenea sul piano culturale e istituzionale grazie al commercio.
Delineiamo una nazione o un’unione di nazioni in base ai suoi confini perché questi rappresentano il limite dell’autorità politica e della
capacità dello stato di riscuottere imposte e investire in strade e beni pubblici (difesa, istituzioni che garantiscono giustizia e ordine
pubblico).
L’Europa commercia, dunque esiste Prossimità Stimolarono l'intensità
+ degli scambi
somiglianze tra le commerciali
nazioni (lingua)
A loro volta Consentendo la
stimolarono il trasmissione di lingue
commercio, in quanto i comuni, diritto
paesi che commerciale, cultura,
intrattengono intensi tecnologia...
scambi commerciali CONDIVISIONE DI
tendono a intensificarli TECNOLOGIE SIMILI
ulteriormente Che portò ad analoghi
livelli di reddito
Il limite dell’espansione economica:
Scarsa somiglianza tra le nazioni dovute alla loro distanza dalle grandi economie centrali europee che generavano i commerci
Crescenti costi del presidio delle aree di frontiera e dalle basse entrate fiscali ricavabili da popolazioni con un livello di reddito
inferiore
Le economie limitrofe differivano per livelli di reddito e tecnologia, cultura preferenze, lingua e istituzioni giuridiche, e tali
differenze si mantennero perché rappresentavano una barriera al commercio, infatti quando partner commerciali sono
caratterizzati da livelli di tecnologia e reddito diversi, i volumi del commercio saranno bassi
Per nazioni relativamente ricche, i potenziali guadagni dall’esportazione verso le nazioni povere sono troppo modesti
Mancanza di una moneta unica rende le transazioni difficili o costringe al baratto
EFFETTI FRONTIERA = Il differenziale di prezzo di un bene tra due paesi non riconducibile a dazi doganali e costi di trasporto,
ma esclusivamente alla presenza di un confine. Differenze culturali e linguistiche possono generare costi aggiuntivi in
corrispondenza di una frontiera. Gli effetti frontiera riducono gli scambi commerciali, mantenendo quindi la diversità tra
economie limitrofe nelle aree di confine.
Volume degli scambi con Costi
l’economia centrale, del commercio
costi del commercio Volume
degli scambi
scambi
Distinza dal centro
Per via dei crescenti costi di trasporto, dell’effetto di prossimità e del diminuire della somiglianza tra nazioni all’aumentare
della distanza, il commercio diminuirà all’aumentare della distanza dall’economia centrale.
Un effetto frontiera determina uno spostamento verso l’alto nella curva dei costi del commercio e sarà associato a un
spostamento verso il basso nella curva del volume degli scambi.
Henri Pirenne uno storico belga studiò gli effetti frontiera nella sua analisi del declino del commercio Mediterraneo e delle
esportazioni verso l’Europa settentrionale e occidentale dopo la conquista araba.
Nell’ambito del commercio su lunghe distanze, è necessario che tra esportatori e importatori vi sia fiducia reciproca e talvolta
le culture diverse adottano un atteggiamento discriminatorio nei confronti degli stranieri (è più facile instraurare un clima di
fiducia se gli individui condividono convinzioni e un codice di condotta comuni volte a risolvere le dispute contrattuali, a
garantire il mantenimento delle promesse e tutelare i mercanti stranieri dalle azioni arbitrarie dei mercanti locali).
Tuttavia le recenti ricerche suggeriscono che gli scambi commerciali tra gli arabi e le nazioni europee probabilmente non
diminuirono nella misura effermata da Pirenne: è probabile che la scarsa attività commerciale fosse in parte legata al fatto che
l’Europa stava appena riprendendosi dal declino seguito dal collasso dell’Impero romano.
La diffusione di idee e beni e l’esercizio dell’autorità sono agevolati da un lingua comune, infatti con l’avanzata della fede
cristiana il latino cominciò a essere utilizzato in tutta Europa. La somiglianza, la prossimità e l’assenza di forti
effetti frontiera dovrebbero stimolare gli
scambi commerciali
Dalla geoeconomia alla geopolitica: l’Unione europea
Negli anni 50 del novecento, il processo di unificazione fu dominato da
preoccupazioni puramente economiche.
Gli interessi nazionali divergenti avevano ancora un peso notevole e finirono
per dividere l’Europa in due organizzzazioni commerciali
CEE (Comunità economica europea) con il Trattato di Roma
Francia, Belgio, Italia, Lussemburgo, Olanda, Germania
Si avviava a crescere ammettendo nuovi membri e ampliando il proprio
ambito di azione EFTA (Associazione europea di libero scambio)
Regno Unito + il resto dei paesi dell'Europa occidentale
1973 ci fu l'adesione del Regno Unito Ma commerciavano più con i paesi CEE che tra di loro
Di breve durata
L'incremento del commercio derivante dall'iniziale riduzione dei dazi doganali
e, in seguito, dalla creazione di un mercato unico
Ridenominazione della CEE in UE
Nel passato il commercio ha rappresentato una forza coesiva in un’Europa divisa da conflitti politici e militari.
La cooperazione politica nell’ambito dell’Ue ha arricchito l’Europa di una nuova dimensione.
2. L’alba dell’industria moderna
PROTOINDUSTRIALIZZAZIONE
Termine per descrivere il processo di espansione e di trasformazione occasionale delle industrie rurali (gran parte tessili)
del Settecento.
La prima applicazione del termine si è avuta per l’industria del lino delle Fiandre. Si trattava di un’attività rurale che si
svolgeva nelle case della campagna, organizzata da imprenditori di Gand e di altri centri commerciali che ne esportavano
la produzione verso i mercati lontani.
La forza lavoro era costituita da unità familiari.
Lo stesso termine è stato successivamente utilizzato fino a comprendere altre industrie dalle caratteristiche analoghe.
Caratteristiche essenziali:
- Forza lavoro dispersa
- Il mercante imprenditore urbano fornisce la materia prima e si occupa dello smercio su mercati lontani
- Le famiglie contadine si occupano della produzione
- Si riferisce alle industrie dei beni di prima necessità, in particolare tessili
Caratteristiche dell’industria moderna
Dal XVIII secolo alla prima metà del XX secolo: L’ascesa del settore secondario (industria estrattiva, manifatturiera e delle
costruzioni) riscontrabile sia sulla base della forza lavoro impiegata che dei livelli di produzione
La nostra attenzione è rivolta all’inizio del processo di industrializzazione nella Gran Bretagna del XIII secolo. Nel corso di questa
trasformazione emersero alcune caratteristiche che distinguono in modo netto l’industria moderna da quella premoderna:
- L’uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica (svolti in precedenza molto più lentamente e
laboriosamente dal lavoro umano e degli animali)
- L’introduzione di nuove fonti di energia inanimata, in particolare i combustibili fossili
- Impiego diffuso di materiali che normalmente non si trovano in natura
- Sostituzione della legna e del carbone di legna col carbon fossile come combustibile
- Introduzione della macchina a vapore nell’industria mineraria, manifatturiera e dei trasporti
- L’uso del carbone e del coke nei processi di fusione ridusse considerevolmente il costo dei metalli e ne moltiplicò gli
usi, mentre l’applicazione della chimica creò una serie innumerevole di nuovi materiali artificiali o sintetici
Requisiti e fattori concomitanti dell’industrializzazione
Nel XVIII secolo, la conoscenza scientifica era insufficiente per poter essere direttamente applicato ai processi industriali.
A partire dalla seconda metà del XVIII secolo, con l’affermazione delle scienze della chimica e dell’elettricità, le teorie scientifiche
divennero il fondamento dei nuovi procedimenti e delle nuove industrie.
Una propensione a innovare si diffuse in tutti gli strati della società, compresa la popolazione agricola.
Già nel XVI secolo Londra aveva cominciato a svolgere la funzione di “polo di crescita” dell’economia inglese.
L’Inghilterra, che fu la prima nazione a industrializzarsi su grande scala, fu anche una delle prime ad accrescere la propria
produttività agricola grazie alla sperimentazione per tentativi di nuove colture e nuove rotazioni.
La più importante innovazione agricola prima dell’introduzione dell’agricoltura scientifica nel XIX secolo fu lo sviluppo
dell’agricoltura convertibile che prevedeva:
- l’alternanza di campi coltivati e pascoli temporanei in luogo di arativi e pascoli permanenti, con il duplice vantaggio
di ripristinare la fertilità del suolo e di permettere l’allevamento di una quantità ingente di bestiame
- la recinzione e il consolidamento dei campi
Il nuovo paesaggio agricolo consisteva in fattorie compatte, consolidate e recintate.
Le nuove tecniche di coltivazione ad esse associate accrebbero l’offerta di lavoro.
La crescente produttività dell’agricoltura inglese permetteva a quest’ultima di sostentare una popolazione sempre
maggiore secondo standard nutritivi via via più elevati.
Per circa un secolo essa produsse un surplus per l’esportazione, prima che il tasso di crescita demografica superasse
quello di crescita della produttività.
L’orientamento dell’agricoltura verso il mercato fu un aspetto di un processo generale di commercializzazione dell’intera
nazione.
Le origini del sistema bancario britannico sono oscure, ma sappiamo che negli anni successivi alla Restaurazione del
1660 diversi grandi orefici londinesi cominciarono a svolgere le funzioni di banchieri: rilasciavano ricevute di deposito
che circolavano come banconote e concedevano prestiti a imprenditori.
La fondazione della Banca d’Inghilterra nel 1694:
- costrinse i banchieri privati a rinunciare all’emissione di banconote, ma essi continuarono accettando ordini di
pagamento e scontando cambiali
- non istituì
filiali
- le sue banconote non circolavano fuori Londra
La Zecca reale era estremamente inefficiente: il valore delle moneto d’oro era troppo elevato perché queste potessero
essere utilizzate per pagare i salari o nel commercio al dettaglio, mentre le monete d’argento o di rame erano
insufficienti.
Questa situazione di insufficienza di moneta spicciola incoraggiò l’iniziativa privata con l’istituzione di “banche di
provincia” (le banche non londinesi)
L’euforia della rivoluzione portò alla creazione di numerose società per azioni e culminò con il boom finanziario
speculativo noto come “bolla del Mare del Sud”:
- l’episodio prese il nome dalla Compagnia del Mare del Sud, istituita con il monopolio ufficiale dei traffici con l’impero
spagnolo, ma la vera ragione della sua creazione era quella di raccogliere denaro per conto del Governo per
finanziare la prosecuzione del conflitto
- la bolla scoppiò nel 1720 quando il Parlamento, su sollecitazione della Compagnia del Mare del Sud, approvò il
Bubble Act, una legge proibiva la costituzione di società per azione senza l'espressa autorizzazione del Parlamento,
condannando gran parte delle sue imprese alla proprietà individuale o alla condizione giuridica di società di persone
(Il Bubble Act fu abrogato nel 1825)
Venne posta la finanza pubblica del Regno sotto lo stretto controllo del Parlamento, il quale ridusse il peso del debito
pubblico e rese disponibili i capitali per l’investimento privato. Nonostante il sistema tributario fosse molto regressivo,
anch’esso permise l’accumulazione di capitali da investire, soprattutto nel settore industriale.
La maggior parte delle imprese industriali crebbe attraverso il reinvestimento dei profitti. Si investiva nelle infrastrutture,
in particolare nei trasporti.
La Gran Bretagna dovette buona parte della sua prosperità e la sua posizione di capofila nell’industria moderna alla
natura insulare che non solo le assicurava una protezione contro gli sconvolgimenti, ma era anche un mezzo di trasporto
a buon mercato. La lunga linea costiera, gli eccellenti porti naturali e i numerosi corsi d’acqua navigabili eliminavano in
gran parte la necessità di trasporti terrestri, necessità che ostacolò la crescita del commercio e dell’industria del
continente.
Canali e fiumi navigabili furono migliorati, le iniziative di canalizzazione furono organizzate sotto forma di società private
a scopo di lucro, istituite per legge (Bubble Act), con riscossione di pedaggi.
Tecnologia industriale e innovazione
Rapida meccanizzazione e la crescita dell’industria cotoniera negli ultimi due decenni del XVIII secolo.
Quasi un secolo prima altre due innovazioni ebbero un impatto fondamentale sull’industrializzazione:
- Il procedimento di fusione del metallo ferroso con il carbon coke
- L’invenzione della macchina a vapore atmosferica (infine rimpiazzò come fonte inanimata di energia i mulini a vento
e ad acqua)
Numerosi erano stati i tentativi di sostituire il carbon fossile al carbone di legna negli altiforni per produrre ghisa grezza,
ma le impurità carbon grezzo li aveva invariabilmente condannati al fallimento.
Nel 1709 Darby riscaldò il carbone in un contenitore chiuso per eliminare le impurità in forma di gas e dal processo
ottenne come residuo il coke, una forma quasi pura di carbonio, che poi utilizzò come combustibile nell’altoforno per
produrre ghisa grezza. Nonostante la grande scoperta di Darby, l’innovazione si diffuse solo lentamente.
Ma la continua crescita del prezzo del carbone di legna, accompagnata da innovazioni come il procedimento di
puddellaggio e laminazione di Cort , liberò definitivamente la produzione di ferro dalla dipendenza dal carbone di legna.
I proprietari delle ferriere ottennero delle economie di scala concentrando tutte queste operazioni in un unico luogo:
sia la produzione di ferro che la percentuale di esso ottenuta con l’impiego di combustibile crebbero in maniera
spettacolare.
La Gran Bretagna era divenuta un grande esportatore di ferro e di prodotti ferrosi.
Il vapore su utilizzato per la prima volta nell’industria mineraria ed espandendosi la domanda di carbon fossile e metalli
si intensificarono gli sforzi per estrarli da miniere sempre più profonde.
Nel 1698 Savery ottenne il brevetto per una pompa a vapore che chiamò “l’amico del minatore”, l’apparecchio aveva
diversi difetti (tendenza ad esplodere!).
Successivamente nel 1712 Newcomen costruì la sua prima pompa a vapore atmosferica in una miniera di carbone, il
maggior difetto della sua macchina era il suo elevato consumo di combustibile in rapporto al lavoro prodotto.
Negli anni sessanta Watt cominciò a fare esperimenti sull’apparecchio.
Nel 1769 brevettò un condensatore separato, che eliminava la necessità di ricorrere al riscaldamento e raffreddamento
alternato del cilindro. Ma molti prob
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