Capitolo 7 - Africa
Teorie sulle cause della povertà dell'Africa subsahariana
Nel 1500 l'Africa subsahariana era la regione più povera del mondo ed è rimasta tale, nonostante l'aumento del reddito pro capite. Fra le spiegazioni più condivise della povertà africana vi sono:
- Cause istituzionali → Tesi che si rifà alla diffusione della tratta degli schiavi (deportazione di massa). La schiavitù si accompagna ad una instabilità politica enorme. I più grandi esportatori di schiavi (le società combattevano per averli) oggi sono poverissimi, così come i paesi che si sono opposti alla schiavitù.
- Colonialismo → In molti luoghi, la dominazione coloniale aveva lo scopo di trasferire ricchezza dall’Africa all’Europa, e le amministrazioni europee/coloni non fecero niente per stimolare forme di crescita economica. Il colonialismo ha diffuso istituzioni pessime.
- Teoria della "dipendenza" → Causa dell'eccessiva globalizzazione e "divisione del lavoro" svantaggiosa; la concentrazione dell’Africa sulle esportazioni di prodotti primari si è rilevata dannosa/svantaggiosa nel lungo andare.
- La forte corruzione e instabilità politica, l’interventismo e l’autoritarismo dei governi africani
La povertà africana derivava da tre fattori: geografia, origine dell’agricoltura e demografia contribuiscono ad impedire la crescita. Per Allen, fu la struttura economica e sociale esistente nel 1500 a determinare la risposta dell'Africa alla globalizzazione e all’imperialismo, condannandolo alla povertà (dotazione dei fattori e capacità di adozione del modello standard).
L'Africa nel 1500
Terra e lavoro (Austin 2008) → Terra abbondante ma arida, sabbiosa, poco fertile. Inoltre la mosca tse-tse ne impedisce la coltivazione intensiva perché fa morire il bestiame (coltivazione estensiva). La forza lavoro è scarsa, ma la dotazione di terre e capitale incentiva a usare schiavi più che innovazioni.
Nell’Africa Occidentale le malattie tropicali (malaria) frenarono la crescita della popolazione. La terra abbondante ma arida, la scarsità di forza lavoro e le malattie incentivarono la coltivazione estensiva invece di quella intensiva (spesso coltivazioni itineranti). Questo incentivò l’uso della forza lavoro invece delle macchine, e quindi la schiavitù – invece del lavoro salariato. Quest’organizzazione della produzione agraria portò a una gerarchizzazione e frammentazione sociale molto marcata.
Capitale umano → Solo una piccolissima parte della popolazione in contatto diretto con gli europei sviluppa strumenti «utili» per commerciare (scrittura, catasto, capacità di far di conto). Alcuni imperi della savana (Ghana, Mali e Songhai) erano legati ai commerci di materie prime, oro e schiavi. L’economia ruotava intorno al cosiddetto «commercio transahariano». In alcune regioni di questa rete commerciale i tassi di alfabetismo non erano così bassi.
Istituzioni → Mancanza di diritti di proprietà diffusa. Nel Regno di Asante, nell’odierno Ghana, c’era un mercato per l’uso della terra, mentre ne mancava uno per la compravendita di terra. La gerarchizzazione e frammentazione della società rese più facile per gli Europei catturare ed esportare schiavi. La schiavitù era comunque un’istituzione già esistente in gran parte dell’Africa, almeno dove la dotazione dei fattori (terra, lavoro) la incentivava. Mancanza, quasi sempre, di forti entità politiche centralizzate (stati): poche eccezioni (es: Etiopia).
L'Africa ed il dibattito sulla grande divergenza
Nel 1500 l'Africa subsahariana era una delle civiltà agricole più povere, a causa degli strumenti arretrati e la mancanza dei diritti di proprietà. Dato che non faceva parte delle civiltà agricole avanzate, non fu inserita nel dibattito della grande divergenza.
L’Africa non era una civiltà agricola avanzata, dunque non godeva di vantaggi come un’agricoltura produttiva, un’industria manifatturiera diversificata, risorse istituzionali e culturali. Anche per organizzare la proprietà e il commercio, occorrevano strumenti culturali importanti come la scrittura, il catasto, la geometria, l’aritmetica, un sistema di pesi e misure, tutti tratti culturali di cui l’Africa necessitava.
La storia dell’Africa fu influenzata dalla natura dell’agricoltura delle origini e dal suo rapporto con la demografia. Si svilupparono forme miste di agricoltura ed allevamento del bestiame. L’Etiopia fu l’unica parte dell’Africa a sviluppare un’agricoltura avanzata. L’allevamento del bestiame era assente, poiché gli animali morivano a causa della malattia del sonno, portata dalla mosca tse-tse che infestava la foresta pluviale.
Il sistema agricolo africano si mostrò ricettivo alle nuove opportunità che si presentavano: furono introdotte nuove coltivazioni asiatiche come banane, plantano, igname asiatico, taro, fagioli e nel XVI secolo mais, noce e tabacco d’origine americana. Questi prodotti divennero immediatamente tradizionali.
L'addomesticamento delle piante portò alla formazione di villaggi, che praticavano l'agricoltura permanente, e all'aumento del tasso di natalità. Dove le malattie tropicali erano assenti, la popolazione crebbe rapidamente. Quando la terra cominciò a scarseggiare, l'aristocrazia riuscì a mantenerla affidandola o tassandola: le terre di proprietà comune furono privatizzate ed emerse una classe di lavoratori senza terra che avevano perso il diritto di praticare l'agricoltura ovunque volessero.
La crescita della popolazione fu influenzata dalle malattie tropicali (elevato tasso di mortalità) ed impedirono la coltivazione più intensiva, perché facevano morire il bestiame. La forma più letale di malaria e la zanzara portatrice comparvero quando i coltivatori iniziarono a disboscare la foresta pluviale.
L’Africa Occidentale rimase una regione agricola caratterizzata dall’abbondanza di terra e come conseguenza si sviluppò un’agricoltura itinerante. Tutti potevano disboscare un appezzamento senza privarne altri. L’agricoltura itinerante ha avuto la conseguenza di portare un elevato tempo libero e questo ha fatto gerarchizzare l'organizzazione sociale.
Livello sufficiente di mera sussistenza → Gli abitanti producevano quanto bastava per sfamarsi, ma nulla di più, perché un eventuale surplus non avrebbe avuto alcuna destinazione. In Africa la terra era abbondante, ma priva di valore. Mancavano istituzioni giuridiche e culturali per organizzare la proprietà privata.
Eccezioni → Alcuni imperi della savana (Ghana, Mali e Songhai) erano legati ai commerci di materie prime, oro e schiavi. Le terre coltivate erano possedute in comune e la schiavitù era molto diffusa. Le entrate provenivano dalla tassazione del commercio transahariano e dalla produzione di oro. L’Islam, introdusse il diritto di proprietà e la scrittura per risolvere i problemi amministrativi.
La tratta degli schiavi
L'arrivo degli europei determinò profondi mutamenti nelle società che praticavano la coltivazione itinerante, poiché gli europei vi introdussero un assortimento di piante alimentari molto più vasto di quello in uso dagli indigeni.
L’Africa occidentale esportava oro nel mondo mediterraneo ed arabo, ma nel XVI secolo (1500) cominciò a esportare una merce più importante: gli schiavi. Tra il 1500 e il 1850 vennero deportati in America 10-12 milioni di schiavi, oltre a quelli deportati in Asia.
Le piantagioni di zucchero delle Americhe generarono una forte domanda di lavoro che poteva essere soddisfatta nel modo più economico comprando schiavi. → I prigionieri venivano avviati verso la costa dove venivano venduti ed imbarcati sulle navi negriere europee.
I re africani si procuravano prigionieri con le guerre e poi li vendevano agli europei in cambio di armi da fuoco, tessuti ed alcolici.
Il commercio lecito
L’Africa occidentale esportava oro e schiavi. Nel 1807, la schiavitù venne abolita nell’impero britannico. Gli schiavi furono sostituiti da nuove merci di esportazione, così cominciò il commercio lecito, ma la schiavitù venne comunque tollerata ed il lavoro forzato venne usato fino almeno alla metà del 20° secolo (conseguenze negative nel lungo termine).
L’Africa esportava essenzialmente beni primari, ma anche oro, avorio, gomma, olio di palma usato come lubrificante per le macchine o per fare sapone e candele, nocciolo di palma usato per produrre margarina, cacao, arachidi. Gli africani si erano impegnati ad aumentare la produzione delle nuove merci di esportazione, in quanto potevano barattarle con beni di consumo.
L’Africa importava alcolici, tessuti di cotone, metalli, prodotti di metallo ed armi da fuoco. L’olio di palma era richiesto come lubrificante e successivamente per la produzione della margarina. La quantità di olio di palma prodotto dipendeva da quanto tessuto di cotone si poteva ottenere con una latta di olio.
Tra 1817-1850 il prezzo dell’olio di palma aumentò tanto che gli africani scambiavano grandi quantità di tessuto in cambio di olio, che indusse ad accrescerne la produzione notevolmente.
Grafico - Prezzo dell’olio di palma rispetto a quello del tessuto di cotone
Il grafico mostra il prezzo dell’olio di palma rispetto a quello del tessuto di cotone nei porti dell’Africa occidentale dal 1817 ad oggi. Nel caso dell’olio di palma vi fu un’impennata del prezzo rispetto a quella del tessuto tra il 1817 e la metà dell’Ottocento. In questo periodo, gli africani riuscirono a ottenere sempre più tessuto in cambio di olio, e ciò li indusse ad accrescere la produzione.
Le importazioni inglesi salirono da poche tonnellate all’anno nel 1800 a 25.000 verso la metà del XIX secolo, fino a quasi 100.000 all’epoca della 1° guerra mondiale. La quantità di olio di palma prodotta dipendeva da quanto tessuto di cotone si poteva ottenere con una latta di olio. 1817-1850 la produzione di olio di palma crebbe notevolmente. Ciclo simile per il cacao, dal 1854 ↓↓↓
Grafico - Prezzo del cacao rispetto a quello del tessuto di cotone
I prodotti derivanti dai frutti della palma non erano l’unica esportazione dell’Africa occidentale, aveva la sua importanza anche il cacao. In Inghilterra, il prezzo del cacao raddoppiò rispetto al prezzo del tessuto di cotone tra gli anni ‘40 e ‘80 dell’Ottocento, e quell’aumento stimolò gli africani a sperimentare nuovi metodi di produzione.
Il cacao è una pianta che è stata introdotta in Africa nel 1800, ma non era una pianta indigena, si doveva disboscare per piantarla. L’aumento del prezzo del cacao, dunque spinse gli africani a sperimentare nuovi metodi di coltivazione.
Impianti su larga scala in Ghana richiesero il disboscamento delle foreste, ma questa appropriazione era in contrasto con i sistemi di proprietà della terra comune. Dunque, gli africani modificarono il sistema della proprietà terriera per facilitare la coltivazione degli alberi di cacao. → Separarono la proprietà degli alberi da quella della terra. Solo l’albero divenne di proprietà privata.
I Krobo invece, acquistavano collettivamente la terra e poi la dividevano in appezzamenti. Una volta fruttata la terra, si spostavano in altre aree. Colonizzazione dal 1885 anche per il crescente valore di questi beni.
Il colonialismo in Africa
Le prime colonie in Africa furono portoghesi (XV e XVI secolo) nei territori di Guinea-Bissau, Angola e Mozambico. Le altre potenze europee crearono avamposti fortificati nella costa occidentale per organizzare al meglio la tratta degli schiavi e nel 1652, gli Olandesi fondarono il loro insediamento nel Capo di Buona Speranza.
Nell’Ottocento il colonialismo divenne più aggressivo. Le colonie venivano conquistate per motivi economici e strategici nella seconda metà del XIX secolo, in quanto si sperava che fornissero alla potenza imperiale prodotti tropicali ed un mercato per le esportazioni industriali dei paesi europei, luoghi adatti all'insediamento dei propri cittadini (italiani in Libia) e l'opportunità di investimenti redditizi per la sua borghesia.
La costruzione degli imperi era considerata una missione di civilizzazione (missioni religiose) che avrebbe diffuso il cristianesimo ed elevato la cultura indigena come quella europea. Ci si aspettava che questi obiettivi venissero raggiunti senza ulteriori costi per la potenza imperiale (la colonizzazione era considerata dagli europei un’operazione a costo zero) in quanto si ipotizzava che i governi coloniali potessero finanziare le spese con le entrate (tasse su commercio e popolazione).
Forme di governo coloniale
Tuttavia in Africa il colonialismo si è dimostrato rovinoso per lo sviluppo economico, infatti ha creato pessime istituzioni → Le prime colonie furono organizzate con un governo diretto in cui lo stato coloniale applicava la legge metropolitana in tutto il territorio, ai coloni e agli indigeni.
Verso la fine del XIX secolo, il governo diretto fu però rimpiazzato dal governo indiretto, con cui si mirava a rendere l'occupazione straniera accetta alla popolazione indigena riconoscendone tutte le distinzioni etniche e offrendo potere e ricchezza a capi compiacenti in cambio di sostegno agli occupanti. In questo sistema, fu sempre applicata la legge metropolitana ai coloni e agli abitanti delle città, mentre nelle zone rurali, il controllo degli indigeni era affidato a capi che facevano rispettare le consuetudini delle loro tribù (modo di ridurre i costi).
Alcune regioni, come il Ghana e la Nigeria che furono sottoposte al comando di capi che non avevano mai governato, ed il diritto di abbandonare le regioni governate da regimi oppressivi teneva a freno i sovrani tirannici. Quel diritto venne eliminato quando gli individui furono assegnati a tribù che non potevano più lasciare.
Le usanze furono ridefinite in modo da adattarle alle potenze coloniali, la schiavitù venne bandita, ma il lavoro forzato divenne una caratteristica della realtà coloniale. La proprietà comune della terra divenne consuetudinaria: si poteva acquistare terra solo se membri di una tribù e a discrezione del capo che la governava.
Ai capi fu dato più potere di quanto ne avessero avuto i sovrani prima del colonialismo. Divennero i rappresentanti di autorità dell’impero: imponevano tributi, prestazioni di lavoro forzato e utilizzavano i loro poteri per appropriarsi di fortune personali.
Tipo di colonia secondo il ruolo che giocavano le popolazioni locali:
- Di sfruttamento → Sono le colonie dove lo sviluppo del commercio e la crescita che c’è nel 19° secolo è trainata dall’azione e dalle decisioni delle stesse popolazioni locali. Sono quelle le cui popolazioni rispondono in modo razionale agli incentivi internazionali. Conobbero un certo sviluppo durante l’espansione dei mercati “globali” nel 1800 secondo i vantaggi comparati: gli africani erano i produttori e rispondevano agli incentivi (cacao, olio di palma).
- Di popolamento → Si toglievano le terre agli indigeni, si costringevano a risiedere nelle riserve e se ne sfruttava il lavoro nelle attività degli europei (salari bassi → es: miniere del Sudafrica).
Il governo coloniale in Africa
Le politiche coloniali furono estremamente deleterie per la crescita economica. Delle 4 politiche del modello standard venne messa in atto solamente il miglioramento dei sistemi di trasporto. Le ferrovie (35.000 km - poche) furono finanziate da investimenti privati così da facilitare le esportazioni di prodotti primari collegando le zone interne ai porti (l’interno e la costa).
Globalizzazione a vantaggio degli europei: il costo dei trasporti si abbassò, i prezzi dei manufatti europei scesero, la produzione di olio di palma e di arachidi crebbero e i paesi africani si specializzarono nella produzione di beni primari. I dazi furono mantenuti bassi per consentire gli scambi ed il gettito doganale, dunque le economie coloniali furono integrate nel mercato mondiale. Mentre il costo dei trasporti oceanici calava e quello dei trasporti terrestri precipitava, salirono quelli dei prodotti primari locali → La produzione e l'esportazione di prodotti, come olio di palma e arachidi impennarono. Per l’Africa, la globalizzazione significò specializzazione nella produzione di prodotti primari.
L’istruzione fu lasciata alla gestione delle missioni cristiane, scuole musulmane ed altre iniziative indipendenti. Molti gruppi, dalle attività commerciali, ebbero l’incentivo ad alfabetizzarsi, e dal successo economico trassero il reddito per la scolarizzazione. Il tasso di alfabetizzazione rimase comunque basso, solo in alcune aree dominate dagli inglesi l’istruzione aumentò in maniera percettibile prima del 1940.
Le banche locali non vennero sviluppate adeguatamente (sfiducia delle banche europee verso le iniziative economiche degli africani).
La povertà contemporanea rispetto alla prospettiva storica
All’inizio del XIX secolo, l’economia africana era orientata all’esportazione, e gli africani, spinti dagli alti prezzi nei mercati globali, assottigliavano la foresta pluviale ed il reddito veniva generato attraverso l'incremento delle esportazioni di beni primari.
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