ARGOMENTI TRATTATI DA DE SIMONE MA NON A LEZIONE CHE
VENGONO CHIESTI ALL’ESAME DI STORIA ECONOMICA (CLEF)
1. L’industrializzazione europea: first comers, second comers e late comers;
2. L’economia statunitense dalla fine del settecento alla prima guerra mondiale;
3. L’economia francese dalla fine del settecento alla prima guerra mondiale;
4. L’economia tedesca dall’inizio dell’ottocento alla prima guerra mondiale;
5. L’economia russa dall’inizio dell’ottocento alla prima guerra mondiale;
6. L’economia britannica dalla metà dell’ottocento alla prima guerra mondiale;
7. L’economia italiana dall’unità nazionale alla prima guerra mondiale;
8. L’economia giapponese nell’ottocento;
9. I modelli bancari in Europa nell’ottocento: modello anglosassone (banca pura) e modello continentale o
tedesco (banca mista);
10. Le conseguenze economiche della prima guerra mondiale: dirette, indirette e strutturali;
11. L’economia sovietica tra le due guerre mondiali;
12. Le conseguenze economiche della seconda guerra mondiale;
13. Il Piano Marshall;
14. L’economia statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale alla fine del novecento;
15. Il decennio perduto del Giappone;
16. Il Mercato Comune Europeo e l’Unione Europea;
17. L’economia britannica dalla fine della seconda guerra mondiale alla fine del novecento;
18. L’economia tedesca dalla fine della seconda guerra mondiale alla fine del novecento;
19. Il “miracolo economico” italiano;
20. Piccole imprese e distretti industriali in Italia;
21. La fine dell’economia pianificata nell’URSS e nell’Europa orientale;
22. L’economia indiana dalla fine della seconda guerra mondiale alla fine del novecento;
23. La crisi economica del 2008-09.
1. L’industrializzazione europea: first comers, second comers e late comers
Lo sviluppo inglese era stato spontaneo, lento e graduale. La gradualità e la sostanziale lentezza del decollo (alcune innovazioni
impiegarono molti anni per affermarsi) consentirono un progressivo assorbimento, da parte dei lavoratori e della popolazione,
delle innovazioni che cominciarono a trasformare il modo di lavorare.
La Gran Bretagna era la first comer ossia il paese decollato per primo e poté godere di un vantaggio fondamentale:
- assenza di concorrenza per i suoi manufatti e ciò permise alla GB di produrre a costi sempre più bassi.
ma avevano anche lo svantaggio:
- che essendo il primo paese a percorrere la nuova strada dell’industrializzazione, commise errori, insuccessi e dovette affrontare
problemi sconosciuti.
I paesi “ritardatari” (quelli che decollarono più tardi) chiamati second comers e last comers poterono godere dei vantaggi
dell’arretratezza:
-possibilità di utilizzare le innovazioni e i progressi tecnologici sperimentati dalla GB.
ma avevano anche uno svantaggio:
- dovettero compiere un grande sforzo (chiamato chatching up) per “agganciare” il pese leader, realizzando una rapida
accumulazione con il sacrificio di lavoratori e consumatori.
I second comers erano privi di alcuni prerequisiti dello sviluppo e dovettero ricorrere ai fattori sostitutivi, capaci di svolgere le
stesse funzioni dei prerequisiti. I principali fattori sostitutivi furono le banche e lo Stato che sostennero e promossero l’iniziativa
privata e acconsentirono di accelerare il ritmo dello sviluppo.
Tuttavia, all’inizio del ‘700, la GB non era il paese più sviluppato dell’Europa ma lo erano i Paesi Bassi ma questo piccolo paese,
decadde schiacciato dalla concorrenza inglese. Ora la GB non ebbe più rivali e il suo modello di sviluppo fu imitato dagli altri paesi
(fra cui il Belgio fu il primo Stato ad adottare il modello industriale britannico).
2. L’economia francese dalla fine del 700 alla prima guerra mondiale
L’industrializzazione francese fu molto meno evidente e più lenta rispetto quella britannica. Si è anche parlato di un modello
francese d’industrializzazione, caratterizzato da un ritmo di crescita più lento, dalla permanenza dell’agricoltura, dalla prevalenza di
medie e piccole imprese e da una maggiore presenza dello Stato.
La Francia del XIX secolo era un paese fortemente legato all’agricoltura, ed in verità, sembrava che avesse molti prerequisiti per
potersi sviluppare quali: una popolazione tripla rispetto a quella britannica, un grande mercato interno, agricoltura fiorente e una
buona tradizione di manifatture; possedeva i prerequisiti per potersi sviluppare almeno contemporaneamente alla Gran Bretagna
ma il secolo terminò con la GB impegnata nella rivoluzione industriale e la Francia sconvolta da una rivoluzione politica e sociale, e
ciò influenzo in modo determinante il destino dei due paesi. A metà ‘700 la Francia era potenzialmente sullo stesso piano
dell’Inghilterra, per le sue risorse, ma non si è industrializzata come l’Inghilterra proprio per l’instabilità politica.
Le ragioni per i quali la Francia rimase indietro si possono raggruppare in alcuni fattori sfavorevoli hanno bloccato lo sviluppo:
- Lungo periodo di guerra
Durante la cosiddetta guerra dei Sette anni(1756-63), invece, si consumò il conflitto tra Francia e Gran Bretagna, schierate su fronti
opposti, per il controllo dei domini coloniali: il conflitto si risolse in una sconfitta epocale dei francesi con la perdita di ampi territori
in America del Nord (il Canada) e dei recenti insediamenti in India. Anche in Francia la guerra diede un certo impulso alle attività
produttive, ma la situazione tra i due paesi era molto diversa. innanzitutto la guerra fu combattuta sul continente europeo e sui
mari ma non interessò il suolo britannico, che venne risparmiato e non subì distruzioni e saccheggi. Gli Inglesi si occuparono
principalmente del controllo dei mari, lasciando agli alleati le operazioni belliche terrestri e questa circostanza sottrasse solo un
limitato numero di uomini dall’attività produttiva e consentì l’incremento dei traffici marittimi, grazie alla protezione assicurata
dalla flotta britannica. La Francia, viceversa, dovette sostenere per la condizione della guerra, un costo umano e materiale assai
superiore, distogliendo peraltro molti più uomini dal lavoro della terra e delle officine.
Gli altissimi costi delle guerre avevano ormai innescato una crisi finanziaria alla quale il governo non riuscì a porre rimedio né allora
né in seguito, data l’impossibilità di tassare il clero e i ceti nobiliari, sfociò in una più ampia crisi del sistema assolutista e nel suo
tracollo con la Rivoluzione del 1789.
La Rivoluzione francese
La Rivoluzione Francese e le Guerre Napoleoniche (fine ‘700 e inizio ‘800) hanno cambiato al storia politica francese, ma non hanno
favorito l’avvio dell’industrializzazione. La Rivoluzione francese, era alimentata dall’opposizione della borghesia ai ceti privilegiati;
era il segno evidente dei profondi contrasti che agitavano da tempo la società francese, la quale non possedeva la coesione di
quella inglese.
La Rivoluzione francese, se per un verso rallentò lo sviluppo, per altri versi lo favorì. Essa spazzò via in breve tempo l’ancien régime
soprattutto mediante: la liquidazione della feudalità, la fine del sistema delle corporazioni di mestiere e l’affermazione della piena
proprietà della terra. Furono soppressi i dazi interni e fu consentito a merci , uomini e capitali di spostarsi liberamente su tutto il
territorio nazionale, dando vita ad un mercato più libero e omogeneo. Quasi certamente, questi risultati, si sarebbero conseguiti lo
stesso anche senza la Rivoluzione e senza i sacrifici che essa impose alla popolazione, poiché molte riforme erano già state avviate
in precedenza. La Rivoluzione ebbe il compito di chiudere definitivamente con il passato e di farlo in un tempo relativamente breve.
La rivoluzione francese e l’impero, ebbero anche il merito di riformare l’insegnamento e la ricerca, puntando sullo studio della
matematica e della fisica. La Francia fu il primo paese a fondare una scuola d’ingegneria e per molto tempo gli ingeneri francesi
furono richiesti per realizzare grandi opere all’estero.
(Un ruolo importante lo ebbero i sansimoniani “apostoli dell’industrialismo” assegnarono una funzione trainante a scienziati le
industriali e inneggiavano al progresso scientifico, ritenuto capace di assicurare la felicità all’umanità e a loro si devono la
costruzione del canale di Suez, la creazione di numerose banche e la costruzione delle prime linee ferroviarie.)
- Modesta crescita demografica: mentre negli altri paesi, soprattutto Inghilterra e Germania, la popolazione cresceva di molto in
modo continuativo, in Francia crebbe solo dell’80% (soprattutto per la diminuzione del tasso di natalità). La popolazione non solo
cresceva poco ma diventava anche più vecchia. La popolazione, infine, fu trattenuta nelle campagne, anche per la prevalenza della
piccola proprietà contadina e non si registrarono, come altrove, consistenti flussi di emigrazione.
L’assenza di pressione demografica ebbe un effetto negativo sullo sviluppo economico, perché rallentò sia la domanda globale che
l’offerta di manodopera.
- Insufficienza delle risorse naturali: la Francia difettava di risorse naturali, in particolare carbone e minerali di ferro e perciò fu
costretta ad affidarsi all’energia idraulica ed importare almeno 1/3 del carbone necessario.
- Fisiocrazia e piccola proprietà contadina: l’agricoltura francese non conobbe un forte aumento della produttività perché non si
era formata la grande proprietà terriere (come in Inghilterra). Solo poco prima della metà del 700, l’agricoltura cominciò a
progredire, abbandonando gradualmente i suoi arcaici metodi di coltivazione.
La Francia era la patria della fisiocrazia è una scuola di pensiero i cui discepoli, in opposizione al mercantilismo, predicavano la virtù
dell’agricoltura e questi furono i primi studiosi ad essere chiamati per primi “economisti”. ritenevano che la ricchezza della nazione
si fondasse sull’agricoltura come unico mezzo per fornire un prodotto netto ovvero un sovrappiù, mentre le attività erano ritenute
sterili in quanto si limitavano alla trasformazione non alla creazione di beni. Prevaleva la piccola azienda rurale, che costituiva la
principale caratteristica dell’economia agraria francese.
Si rendeva necessario la liberare la terra dai vincoli, imposti dai nobili, aristocratici e ricchi borghesi che pretendevano sempre più
diritti dai contadini (denaro o lavoro gratis nelle terre), che ancora opprimevano coloro che coltivavano. questo compito fu assolto
dalla Rivoluzione francese grazie al quale vennero eliminati i diritti feudali e i contadini divennero pieni proprietari delle terre che
detenevano e, grazie alla divisione delle terre comuni e la vendita dei terreni confiscati alla chiesa e ai nobili fuggiti, aumentano il
numero dei piccoli proprietari. La prevalenza della piccola proprietà contadina costituiva un ostacolo ad un ulteriore sviluppo
agricolo. Il contadino francese era attaccato ai vecchi metodi di coltivazione ed era ritenuto conservatore, ostinato, individualista e
prudente nello spendere. Anche chi voleva rivoluzionarsi spesso doveva rinunziarvi per mancanza di capitali e se ne disponeva
preferiva spenderli nell’acquisto di altre terre e non in miglioramenti.
Nel 1830 il sistema agrario francese era ancora arretrato, c’era un’ampia presenza del maggese, e una piccola porzione di
coltivazioni foraggere. Durante il 1830 e 40 è avvenuto un processo di trasformazione grazie alla crescita dei redditi agricoli, dovuta
all’aumento del volume delle vendite stimolato dalla domanda dei mercati rurali, dai miglioramenti tecnici e organizzativi e dal calo
dei prezzi dei beni industriali. L’aumento del potere d’acquisto degli agricoltori e l’aumento della domanda rurale hanno portato ad
una crescita economica del paese.
Nel 1850 la Francia era ancora legata ad un processo industriale lento e graduale: aveva grandi potenzialità ma non è riuscita ad
avviare l’industrializzazione. Questo perché si il modello di industrializzazione francese è un modello dualista:
La società si basava sul mantenimento e lo sviluppo della manifattura rurale (in particolare settore tessile) e non del sistema di
fabbrica (perché queste manifatture permettevano ai contadini di integrare il loro reddito).
L’industrializzazione francese
Pure l’industria fu caratterizzata dalla prevalenza di piccole imprese, specialmente quella siderurgica che, assieme all’industria
tessile, costituiva una delle industrie traenti anche in Francia. Entrambe furono influenzate in larghissimi misura dalle innovazione
importate dall’Inghilterra e furono sostenute dallo Stato.
- L’industria siderurgica: mentre già del 1806 tutta la ghisa inglese era ottenuta col coke, quella francese, ottenuta con tale tecnica,
costituiva solo il 2%, ed inoltre anche la macchina a vapore tardò a diffondersi. A causa della scarsità di carbone e di minerali in
ferro l’industria siderurgica tardò a svilupparsi.
- Industria tessile: l’Inghilterra proibiva l’esportazione delle macchine inglesi quindi la Francia le importò per contrabbando e
qualche volta anche tramite lo spionaggio industriale. John Kay, lavorò a lungo in Francia per far conoscere la navetta volante ma
con modesti risultati ma i francesi seppero dare un loro contribuì al perfezionamento delle macchine inventando il meccanismo
Jacquard (1806) di Joseph Marie Jacquard che permetteva, agganciando questo dispositivo al telaio, di realizzare disegni sulla
stoffa. La Francia vantava di un’antica tradizione nelle industrie di lusso per i ceti più ricchi come: seta, panni tele fini, mobilio,
moda, porcellane, arredamento, carta, raffinerie di zucchero, vetro, gas, illuminazione e fiammiferi.
Le riforme attuate durante il periodo rivoluzionario e l’impero napoleonico, favorirono l’attività industriale; la Rivoluzione abolì le
corporazioni e approvò una legge che vietava qualsiasi associazioni di lavoratori e di imprenditori.
- Industria dei trasporti: un’importanza rilevante per l’industrializzazione e per lo sviluppo economico, lo ebbe il sistema dei
trasporti, basati principalmente sulle strade fino all’avvento delle ferrovie.
- Sistema bancario: la fondazione della Banca di Francia (voluta nell’800 da Napoleone) fu un altro fattore positivo per lo sviluppo
economico (prima di allora il paese poteva contare solo sull’attività dei banchieri privati). Consisteva in una società privata
promossa da banchieri che fu autorizzata, sotto controllo dello Stato, anche di emettere banconote.
La Francia del Secondo Impero
Fra la metà dell’800 e la prima guerra mondiale, l’economia francese continuò la sua lenta, ma costante crescita.
L’agricoltura seguitava a soffrire di un’eccessiva presenza del settore agricolo ma la piccola proprietà contadina e la specializzazione
delle colture riuscivano, tuttavia, a rendere il paese sostanzialmente autosufficiente dal punto di vista alimentare.
L’industria conobbe una lenta evoluzione; i centri industriali erano pochi e nel resto del paese vi erano microimprese e molte PMI
concentrate nelle tradizionali attività artigianali. Esse presentavano il vantaggio di costituire una struttura produttiva flessibile,
capace di fronteggiare le crisi economiche meglio di quanto potesse farlo ina struttura fondata su grandi complessi industriali.
Queste imprese svolgevano attività molto diversificate, sicché un’eventuale crisi ne avrebbe colpire solo alcune, senza creare grossi
problemi all’economia nazionale.
i francesi, che non si trovavano in un condizioni economiche particolarmente floride, erano tuttavia dei grandi risparmiatori, non
tanto gli operai che guadagnavano il minimo per vivere, ma i borghesi e i contadini, che si impegnavano ad aumentare i loro
risparmi indirizzandoli verso impieghi sicuri, come l’acquisto di terre, di titoli di Stato e di obbligazioni a reddito fisso. Questo
comportamento era legato ad uno scarso dinamismo demografico ovvero dall’invecchiamento della popolazione, che contribuiva a
diffondere la mentalità di chi ama vivere di rendita. (Le persone anziane e con pochi figli erano portare a risparmiare piuttosto che
investire e quando impiegavano i loro risparmi preferivano redditi bassi ma sicuri e costanti, invece che rischiare).
Durante il Secondo Impero (1825-70), lo sviluppo economico conobbe un’accelerazione. (Napoleone III, imperatore dei francesi,
dopo essere stato presidente della seconda repubblica per 4 anni, rivolse la sua attenzione all’economia, cercando di assicurare
prosperità agli strati borghesi che l’avevano appoggiato nella conquista al potere). In quel periodo si costruì la rete ferroviaria con il
sistema della concessioni alle industrie private, unito ad un vasto programma di lavoro pubblici (costruzione e ammodernamento di
alcuni porti, rinnovamento edilizio..).
Le banche sorsero per sostenere lo sviluppo economico e nacquero sotto forma di società anonime, istituiti sotto l’impulso di
grandi banchieri privati. Finanziarono le imprese industriali di qualsiasi ramo e talvolta promossero anche la costruzione di altre
banche. Un’importanza particolare lo ebbe il Credito Mobiliare, ovvero un nuovo tipo di banca, che raccoglieva fondi con
l’emissione di proprie obbligazioni e concedeva finanziamenti a lungo termine alle imprese, anche mediante l’acquisizione delle
loro obbligazioni. Questo sistema fu impiantato anche in altri paesi per sostenere ed incoraggiare gli imprenditori concedendo
prestiti anche di 50 anni.
Sotto il Secondo impero la Francia, seguendo l’esempio inglese, abbandonò il protezionismo per avvicinarsi la libero scambio e il
commercio estero triplicò.
Dalla guerra Franco-Prussiana alla Belle époque
La sco
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