1 Introduzione
Grafico
Vediamo sull’asse verticale il reddito pro-capite posto nel 1800 uguale ad 1, e vediamo che quando raddoppia è uguale a 2, quando quadruplica uguale a 4, etc.. Nell’asse orizzontale ci sono invece gli anni (lungo periodo).
In questo grafico il reddito aumenta in molti paesi intorno al 1800, ma tende addirittura a diminuire o a mantenersi su quel livello in altri.
A livello storico, ci sono varie fasi:
- Fino al 1700 più o meno non cambia nulla: è la fase della trappola malthusiana → Le economie sono intrappolate in un sentiero di crescita piatto. Ci sono dei piccoli aumenti di reddito, ma sono di breve periodo in un’ottica di lunghissimo periodo dell’ottica storica.
- Rivoluzione industriale → Alcuni paesi iniziano a crescere un po’ prima, altri dopo, ma nella maggior parte dei paesi occidentali e non solo, il 1800 in generale è una fase di cambiamento epocale. Si parla di crescita esponenziale.
- Grande divergenza (dalla rivoluzione industriale fino ad oggi) → Alcune aree del mondo hanno ancora un reddito simile a quello che avevano nel 1800 (es. Africa), mentre in altre aree il reddito è aumentato. Rappresenta l’affermarsi della differenza di reddito tra paesi diversi nel mondo.
Divergenza ≠ Differenza di reddito
- La divergenza è un processo che attraversa il tempo, ed implica un diverso tasso di crescita, una diversa tendenza del reddito pro-capite.
- Le differenze di reddito riguardano un determinato periodo di tempo. Se guardo le differenze nei redditi pro-capite in un anno, non so qual è il trend, quindi non è detto che ci sia una divergenza.
Cos’è la storia economica?
La storia economica studia i motivi per i quali alcuni paesi sono ricchi ed altri sono poveri, ed il loro andamento economico nel tempo. La storia conta per conoscere il passato e capire il presente. È la regina delle scienze sociali, e come recita il titolo del volume di Adam Smith, ha per oggetto la natura e le cause della ricchezza delle nazioni. Gli economisti cercano quelle cause in una teoria atemporale dello sviluppo, mentre gli storici dell’economia le ravvisano in un processo dinamico di cambiamento.
Per comprendere i fenomeni che caratterizzano la storia economica, è fondamentale fare:
- Un’analisi delle dinamiche di lungo periodo → Per lungo periodo si intende almeno una generazione o 200 anni, questo per via dei forti cambiamenti; per lo storico economico il lungo periodo coincide circa con un secolo, perché per essere storia, deve essere “depositata” nella storia. Per un economista invece bastano 15/20 anni (es: l’economista studia gli investimenti, quindi per vederne l’andamento gli bastano 20 anni). Vediamo eventi importanti come la rivoluzione industriale che hanno caratterizzato e modificato la storia.
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- Si nota una sintesi di fenomeni che hanno avuto rilevanza storica → Con questo, si vuole sottolineare che il peso delle scelte passate su quelle presenti, è fondamentale per capire la storia economica, ma soprattutto per comprendere l’andamento economico del lungo periodo.
- Fa attenzione alla pluralità di soggetti coinvolti, contesti e oggetti di analisi → Esistono individui singoli (è più difficile capire le scelte che prenderanno nel lungo periodo), imprese, settori, aree geografiche (regioni), paesi..; i dati, nonostante si riferiscano ai singoli, vengono classificati secondo i paesi; solitamente si prende in considerazione l’aspetto macroeconomico dei soggetti.
- Usa una pluralità di strumenti mutuati da altre discipline; si legano moltissimo alla teoria economica e all’analisi statistica. Si cercano delle regole accettate dall’economia che vengono utilizzate per classificare le scelte passate; si cerca di far andar bene un modello recente a scelte passate. Importante è il fattore delle fonti, analizzate sia a livello quantitativo che qualitativo.
Le fonti
Le fonti → Servono per analizzare come l’economia si è evoluta nel tempo.
- Raccolta, esame critico, interpretazione → Le fonti sono fondamentali per la storia economica, ma il problema che ne deriva riguarda la loro affidabilità → Esiste un processo dove in primis c’è la raccolta delle stesse, successivamente si deve effettuare un esame critico per vedere l’affidabilità di una fonte e poi si procede con l’interpretazione. Per effettuare un’interpretazione corretta si deve avere una buona conoscenza del contesto, per comprendere come è cambiata, stata utilizzata/prodotta quella fonte in quel periodo.
- Varietà delle fonti
- Ufficiali → Censimenti (si pone attenzione alla popolazione, alle caratteristiche demografiche, può essere un indice del capitale umano), statistiche del commercio (per capire i flussi), brevetti (capacità innovativa di un gruppo di persone), dati scolastici, etc..
- Non ufficiali → Consumi famiglie, bilanci familiari (partendo dai redditi individuali possiamo creare degli indici di disuguaglianza, in sostanza parto da una fonte micro per arrivare ad un livello macro); in correlazione dei bilanci si creano listini prezzi, giornali, ..
- Informazioni ufficiali e non raccolte per altri scopi → Statistiche giudiziarie, altezza alla leva. Deduco informazioni diverse tra loro che comunque sono molto importanti, per avere un quadro generale. Perché ci interessano le altezze? Le informazioni riguardo l’altezza stanno a significare un indice di benessere (l’altezza è influenzata da molti fattori come alimentazione) oppure anche lo stesso ambiente igienico sanitario.
- Fonti primarie e secondarie → La differenza si basa sul momento di creazione della fonte.
- Primarie → Fonte storica/originale prodotta nel passato; provengono dal periodo storico oggetto di studio.
- Secondarie → Può essere prodotta nel passato, ma non necessariamente; spesso è una rielaborazione nel presente di una fonte primaria. Prodotta da un ricercatore o da altri. Si basa su una fonte passata.
- Si usano fonti differenti per differenti periodi → es: PIL, per via dell’evoluzione. Importanza del contesto.
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Origini della storia economica
- A cavallo tra 800 e 900, la disciplina ha una sua autonomia; pone maggior attenzione sulle ricerche su temi specifici come moneta, commercio, fluttuazioni e prezzi.
- Alfred Marshall scrive nei Principles (1893): “alla storia economica non è necessaria molta analisi teorica, ma buona parte di questa la può elaborare un uomo nella sua mente attiva e indagatrice”; secondo lui non è importante che uno faccia tanti sforzi per poter studiare la storia economica, in quanto si basa sulla capacità di indagare d'una persone.
- Alla fine dell’800, le origini sono cambiate → C’è una netta separazione tra storia (scuola tedesca) ed economia (teoria marginalista); non esiste una figura che tratterà di entrambe, ma queste discipline sono nettamente distaccate.
Il 1° cambiamento
Il 1° cambiamento si ha negli anni 30-40 del 900:
- Nel concetto di Schumpeter e i cicli economici → Fa riferimento ad un attore che opera in un ambito esatto (l’impresa), che in relazione ai cicli economici è cambiamento, “distruzione creatrice”. Si fa riferimento all’impresa che diventa un soggetto che tramite un innovazione distrugge, ridimensiona o cambia profondamente un intero settore, ma nel lungo periodo portano ad un miglioramento delle condizioni di vita (es: Nokia e Apple, due grandi imprese della telefonia mobile; Italo).
- L’influenza di Keynes è molto attiva; infatti pubblica una teoria sull’intervento statale, il ruolo della domanda sull’economia, etc..
- Si elabora la teoria dinamica dello sviluppo
- Nel metodo hempeliano → Si ha una forte complementarietà tra scienze empiriche e sociali, a seguito dei vari cambiamenti. Cerca di adottare una metodologia scientifica per analizzare fenomeno sociali e per spiegare questi ultimi si ricollega a leggi fondamentali da cui ricavare un'interpretazione del fenomeno osservato (Carl Gustav Hempel, The function of general laws in history, 1942).
Il metodo hempeliano resta quello più adottato, ovvero fa un’analisi dei fenomeni sociali attraverso il metodo scientifico, che si basa a sua volta su leggi fondamentali basilari
I modelli originali della storia economica
La storia economica attinge alla storia, nonostante i periodi diversi, ricava dei concetti che derivano dall’interpretazione economica e si basa su concetti reali. Da qui nascono i modelli della storia economica. Non si studiano solo i fatti, ma dei concetti che vengono dalla teoria economica con un approccio prevalentemente macroeconomico.
- Walt Whitman Rostow (1916-2003) → Anni 50: fa un’analisi dinamica + studia lo sviluppo economico e la crescita del lungo periodo, con un modello a stadi lineare. Rostow non descrisse un modello di crescita che si adatta a contesti diversi.
- Alexander Gerschenkron (1904-1978) → Anni 50: arretratezza e fattori sostitutivi, il big spurt e la convergenza condizionata
A volte l’arretratezza può essere un vantaggio: si parla di vantaggi dell’arretratezza → I paesi tecnologicamente più arretrati possono sfruttare la conoscenza e le tecnologie dei paesi più avanzati (imitano le tecnologie già esistenti).
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Si parla anche di fattori sostitutivi che spingono l’accumulazione di capitale o gli investimenti industriali → Istituzioni finanziarie, banche universali e Stato (sono "fattori sostitutivi" dell'accumulazione originaria).
- Robert Fogel (1926-2013)
New Economic History → Maggiori richiami alla Teoria economica + Analisi controfattuale + Uso dell’econometria (Cliometria). Si sviluppa negli Anni 60 (negli USA), anni 80-90 in Europa, anche in Italia.
Analisi controfattuale → Immaginazione di un mondo uguale con delle valutazioni diversi per la determinazione di un intervento
- Alfred Chandler (1978-2007)
Anni 70, Business history → Focus sulla grande impresa innovativa e sulla sua dimensione. Sostiene l’innovazione in grandi settori, la crescita economica di un paese, modelli di sviluppo nazionali e molte tipologie d’impresa.
Le tesi di Chandler non sono in linea con la superiorità del modello d'impresa italiano (PMI).
- Paul Allan David (1935-2023)
Anni 80 → Spiegazione della dinamica della tecnologia attraverso i modelli evolutivi (innovazioni micro e macro) e l’importanza della storia. La path dependance → Importanza del passato. Una dipendenza dello sviluppo presente e futuro dalle scelte del passato.
- Joel Mokyr (1946-)
Parla di modelli evolutivi; fa riferimento costante alla trasformazione dell’economia e della società, secondo il paradigma tecnologico dominante. Le caratteristiche delle istituzioni come variabile esplicativa dei processi di crescita economica
La storia è una sequenza di scelte
Le scelte passate influenzano la realtà e la comprensione del presente.
Esempi:
- Tastiera QWERTY → Sintesi di un processo evolutivo a partire dalla macchina da scrivere. Questo esempio ci mostra che il progresso tecnologico non sempre aumenta la produttività.
- Urna di Polya → Le scelte ripetute condizionano in modo determinante le scelte future
Differenza convergenza e divergenza economica
Entrambi i concetti attengono a ciò che succede nel tempo, ai cambiamenti.
- Divergenza → È un processo che vede le economie di diversi paesi allontanarsi tra di loro. La grande divergenza storicamente è il fatto che dopo l’industrializzazione, ma in parte anche prima, alcune economie (Inghilterra, Nord Europa, Stati Uniti, economie occidentali, etc.) sono cresciute moltissimo, e hanno lasciato indietro le altre economie nel mondo, perché queste non crescevano. Si tratta di un processo dinamico, che ha preso decenni per essere visibile nei dati.
- Convergenza → È il processo contrario, ovvero un avvicinamento tra le diverse economie che stiamo studiando. Se ci sono i presupposti, ovvero se le economie sono simili riguardo a cultura, istituzioni e condizioni geografiche, storicamente, ci potrà essere convergenza (es: Cina e India, ancora oggi i loro livelli di PIL pro-capite sono enormemente diversi).
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- Crescita e sviluppo economico → non sono sinonimi, sono legati, ma hanno significati diversi e sono diversi.
- Crescita economica → Si intendono i mutamenti di carattere quantitativo.
- Sviluppo economico → Si intendono i mutamenti strutturali del sistema a carattere qualitativo.
Molti indicatori e indici ci permettono di tracciare un cambiamento strutturale → Questi vari approcci possono far riferimento: all'indice di sviluppo umano; all’aspettativa di vita; i tassi di alfabetismo. In conclusione, questi due concetti sono legati, ma diversi.
Per quanto riguarda lo sviluppo economico ci sono tante dimensioni facendo riferimento a Kuznets: ci sono casi in cui la crescita economica si può verificare senza uno sviluppo economico o comunque sia senza mutamenti del sistema (senza una rivoluzione in ambito sociale). Nei paesi arabi, paesi produttori di risorse naturali come il petrolio, si può vedere l’aumento del reddito pro-capite, ma non sempre queste riescono ad influenzare la popolazione.
Crescita e sviluppo si misurano con:
- Variazioni del PIL (prodotto interno lordo)
- Varietà di approcci, come ad esempio Human Development Index (HDI) → È un indice che mette insieme diversi aspetti del benessere e dello sviluppo, ovvero il PIL pro-capite, l’aspettativa di vita (quanti anni ci si aspetta di vivere in media in un certo stato) ed il livello di istruzione (quanto dura la vita scolastica/universitaria di un individuo adulto in media in un paese).
Lo sviluppo economico moderno secondo Simon Kuznets (anni 50)
Per sviluppo economico si intende la crescita significativa e continua della popolazione e del reddito (rottura della “trappola malthusiana”). Si parla di rottura della trappola malthusiana quando si verifica per la prima volta un aumento della popolazione, e l’aumento del reddito pro-capite aumenta con il conseguente aumento del benessere individuale.
Lo sviluppo economico moderno è possibile perché vi è un aumento della produttività (uso più efficiente delle risorse, sia di lavoro che di capitale). Per produttività si intende il prodotto per ogni unità di fattore ed è un aspetto importante che sarà sostenuto e continuo nel tempo. Usare le risorse in maniera efficiente aiuta a rompere la trappola malthusiana. Per ogni ora lavorata aumenta la quantità di materiale prodotto.
Con le trasformazione strutturali (processo di industrializzazione) cambia la composizione settoriale dell’economia, ovvero il peso dei tre grandi settori (agricoltura, industria e servizi) dell’economia cambia all’interno del paese, poiché:
- Mutano le forme e le dimensioni d’impresa → Diventano fabbriche e nasce la grande impresa
- Mutano le caratteristiche dei lavoratori → Basta pensare al capitale umano interno all’azienda: è una risorsa immateriale, è la capacità/esperienza che l’individuo porta con sé, insieme al suo input di lavoro, che fa sì che aumenti la produttività).
- Mutano i consumi (gamma, quantità vs qualità.. )
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Alcuni aspetti derivano dalla modernizzazione per il conseguente cambiamento delle strutture sociali e delle ideologie. Queste fanno:
- Aumentare le disuguaglianze tra paesi
- Aumentare l'influenza economica e politica dei paesi ricchi anche grazie alla c.d. prima globalizzazione
- Rivoluzione che abbatte costi e tempi di trasporto e comunicazione
Si ha un’espansione dell’influenza dei paesi ricchi grazie alla prima ondata di globalizzazione (inizia durante la rivoluzione industriale e dura fino alle due guerre mondiali); la grande differenza riguarda il reddito dei paesi; la rivoluzione abbatte i costi ed i tempi di trasporto e comunicazione, anche se non riescono a competere a livello commerciale. Per lungo tempo, il tipo di sviluppo e il modello economico europeo produttivo ha avuto scarse ricadute tecnologiche sui paesi poveri/non sviluppati.
Il cambiamento settoriale → Lo sviluppo economico moderno porta alla crescita dei vari settori:
- Primario → Agricoltura, caccia, pesca
- Secondario → Industrie estrattive e manifatturiere
- Terziario → Servizi: Tradizionali (servizi domestici) oppure avanzati (banche, informatica)
Le diversità nelle dinamiche settoriali influiscono sulla composizione della popolazione attiva e sulla composizione del reddito.
Grafico quota % della popolazione attiva per settore
Grafico → Quota % della popolazione attiva per settore
Cos’è la popolazione attiva? Comprende le persone che possono lavorare, ovvero occupati e disoccupati, esclusi i minori di 15 anni, pensionati, studenti, e altre persone momentaneamente impedite.
Asse verticale → Quota % della popolazione attiva per settore (lavoratori di un settore / tot. lavoratori x 100)
Il processo di sviluppo tra Italia e Regno Unito è stato abbastanza diverso. Differenze:
- L’Italia è un paese sostanzialmente arretrato alla fine del 19 secolo. Non ha avuto una transizione verso l’industria nemmeno nelle regioni economicamente più avanzate. La transizione italiana verso l’industrializzazione avviene dal 51 al 73: l’agricoltura perde importanza perché molti lavoratori nell’economia si stanno spostando verso l’industria e verso i servizi.
- Il Regno Unito, dopo la rivoluzione industriale ha registrato una crescente industrializzazione in modo graduale. C&rs
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