STORIA ECONOMICA II
PRIMO MODULO
L’imprenditore nella storia del pensiero economico 2
Impresa e imprenditoria in Gran Bretagna 3
Perché proprio in Inghilterra? 3
Caratteristiche delle imprese e degli imprenditori 4
Dalla società di persone alla società azionaria 6
Il processo di concentrazione dell’industria britannica 6
Capitalismi a confronto: Inghilterra e Stati Uniti 7
L’industrializzazione degli Stati Uniti 8
Le grandi fasi di crescita dei trasporti americani 10
Impresa, commercializzazione di massa e produzione di massa 11
L’impresa e le vie della crescita dimensionale 13
Impresa imprenditoriale e impresa manageriale nel capitalismo americano 14
Il primo dopoguerra 14
La seconda guerra mondiale e il secondo dopoguerra 15
Il capitalismo industriale in Germania 15
Il capitalismo industriale in Giappone 17
La modernizzazione accelerata 18
L’interpretazione ortodossa (1920-1960) 18
L’interpretazione revisionista (1960 e seguenti) 18
Imprese e imprenditori… 18
Casi aziendali 20
Kitson 20
Imprese ed imprenditori in Italia: i lanieri e i cotonieri 21
Imprese e imprenditori in Italia: gli imprenditori stranieri 22
Imprese e imprenditori in Italia tra affari e politica 22
L’età del decollo e gli innovatori 23
Il settore elettrico 25
L’impresa pubblica e i servitori dello Stato: i samurai italiani 26 1 di 31
L’economia italiana nel secondo dopoguerra 27
Il Miracolo Economico e i suoi limiti 27
1963-1969 le occasioni mancate 28
La crisi degli anni Settanta 29
La svolta degli anni Ottanta 30
Gli anni Novanta 30
La grande impresa privata 30
Gli anni del miracolo economico 31
L’imprenditore nella storia del pensiero economico
Nei modelli della teoria economica neoclassica l’impresa, così come l’imprenditore, non si trova: un esempio
di ciò sono i macroaggregati presenti nello studio della macroeconomia tra i quali non figura l'impresa a
causa dello sguardo talmente ampio della disciplina tale da non contemplarne la figura (la macroeconomia
moderna, tuttavia, deve essere fondata sulla microeconomia).
Il consumatore, così come l'imprenditore, è razionale, teorico e nella media, in una parola: rappresentativo.
Per quanto riguarda l'impresa anche essa è costruita allo stesso modo del consumatore e dell'imprenditore;
essa, dal punto di vista economico, compete con le altre in regime di concorrenza perfetta ed è price taker
sia sul mercato di vendita che di acquisto dei fattori produttivi, sarà dunque una piccola impresa, ad essa
rimarrà il compito e la decisone di come combinare lavoro e capitale e dell'output da produrre dato un
determinato presso (imprenditore come ragioniere).
Gli economisti tradizionalmente hanno dedicato un'attenzione molto modesta agli imprenditori e alle imprese.
Ci può essere un'impresa senza imprenditore e viceversa.
I primi studiosi ad occuparsi dell'imprenditore sono una serie di filosofi morali, teologi per la precisione, che
tra il Medioevo e l'inizio dell'Età Moderna si interrogano sulla questione del profitto: tutto ciò nasce dalla
nascita di un nuovo ceto, i mercanti, che gestiscono grandi quantità di risorse e che sconvolgono con il loro
arricchimento la struttura sociale dell'epoca basata su classi sociali rigidamente costituite che di fatto
azzerano la possibilità di ascendere la struttura sociale. Nasce l'idea per la quale il profitto è lecito
moralmente in quanto, a differenza del salario e della rendita che si manifestano con una certa sicurezza, è
connaturato ad un rischio che si prende nell'intraprendere tale attività.
Nel Settecento Richard Cantillon formula la seguente definizione di imprenditore: è colui che cerca di
sfruttare le opportunità del mercato create dalla differenza fra domanda e offerta, si passa da un
imprenditore mercante (movimentatore di merci) ad uno che organizza la produzione. La fonte di ogni
ricchezza è nella terra, da dove vengono i frutti e la cui sovrapproduzione viene movimentata dal mercante.
Smith, d'altro canto, ritiene il lavoro dell'uomo come la ricchezza delle nazioni, calcolata come il numero di
beni prodotti nel corso di un anno in una determinata nazione e in modalità pro capite: il mercato è
governato dalla famosa "mano invisibile" e nell'impresa grazie alla divisione del lavoro si ha un sostanzioso
aumento della produttività (dividendo la produzione in più fasi ed assegnando ciascuna di essa ad un singolo
lavoratore specializzato si può aumentarla notevolmente), crescendo la produttività cresce la produzione, se
cresce la produzione si abbassa il prezzo allargando il mercato, se il mercato cresce cresce anche la
società. Prima l'imprenditore forniva la materia prima di casa in casa, per attuare la divisione del lavoro
occorre concentrare tutti i lavoratori in un'unico luogo, la fabbrica; ora l'imprenditore è definito come 2 di 31
"capitalista", colui che ha accumulato risorse per poi destinarle al processo produttivo al fine di renderlo
migliore e tale attività lo legittima a percepire un profitto.
Con David Ricardo l'imprenditore scompare, viene riconosciuto solamente come capitalista, colui che fa sì
che nell'economia vi siano gli investimenti e che tramite il risparmio (rinuncia al consumo totale) ha
accumulato i capitali necessari a questi investimenti, questa responsabilità sull'investimento del capitale
legittimava quest'ultimo ad impossessarsi del profitto ottenuto.
Il concetto di equilibrio economico generale si afferma come quella teoria economica che vuole sostituire le
teorie di Smith, Ricardo e Mill basate sul concetto di imprenditore/capitalista: Marx usa le teorie degli
economisti classici per dimostrare che vi sia uno sfruttamento del capitale ai danni del lavoro e che da tale
sfruttamento nasca il profitto. Il concetto nuovo di equilibrio economico generale ci dice che se
un'affermazione macroeconomica non è inserita all'interno di un contesto di equilibrio economico generale
allora essa non è valida, ma cos'è questo equilibrio economico generale? È quel sistema di prezzi che fa sì
che il sistema economico sia in equilibrio, il banditore è colui che constata cosa accade sul mercato e
quando è sicuro che tutti i prezzi siano in equilibrio allora consente all'economia di effettuare gli scambi (si
tratta di una funzione teorica per dimostrare il meccanismo della mano invisibile teorizzato da Smith); gli
imprenditori in questo contesto sono, assieme ai lavoratori, venditori e dunque non esistono più.
Marshall introduce il concetto di equilibrio parziale analizzando il grafico P/Q nel quale la quantità offerta
dalle imprese coincide con la curva dei costi marginali (crescenti) delle imprese; finalmente vengono
analizzate le imprese e gli imprenditori i quali sono in grado da calcolare quando il prezzo è uguale al costo
marginale; è un imprenditore molto depotenziato (contabile di sè stesso), il quale, conoscendo il regime di
costo della propria impresa e i prezzi di mercato, decide quanto produrre. Ma dove si trova il profitto?
Essendo in concorrenza perfetta (imprenditore è price taker) dovrebbe essere uguale a zero ma nel breve
periodo ci può essere un margine in quanto si ha una differenza tra costo marginale (prezzo) e costi medi
ma questo margine nel lungo periodo andrà ad annullarsi in queste le altre nuove imprese, entrando nel
settore una volta constatata la possibilità di conseguire un profitto extra, adegueranno l'offerta alla domanda,
l'imprenditore dunque otterrà dei profitti solo prima dell'equilibrio. Una volta giunto al punto di equilibrio
l'imprenditore farà ancora profitti? Tutto è legato al costo opportunità dell'imprenditore nel continuare l'attività
d'impresa, se lo stipendio/profitto scende tanto da essere uguale a quello di un suo sottoposto allora esso
smetterà di lavorare, il costo opportunità è un costo da computare all'interno di quelli dell'impresa.
Riassumendo, si hanno due tipi di profitti: uno collegato alla direzione e controllo dell'impresa, questa quota
di profitti è sempre positiva anche in concorrenza perfetta ed è pari al costo opportunità dell'imprenditore (va
computata nei costi di produzione); uno collegato al mercato non ancora arrivato all'equilibrio di lungo
periodo, qui si hanno profitti molto elevati fintanto che i costi medi non sono ancora arrivati ad essere uguali
al prezzo di mercato (in sede di monopolio questo divario non si colmerà mai).
In questo modello economico manca l'innovazione da parte dell’imprenditore (concetto enunciato per primo
da Schumpeter) e delle sue scelte in termini di tecnologia che possono portare a diminuire i costi di
produzione (aumenta quindi il profitto) oppure a produrre prodotti mai fatti prima (massimo profitto possibile).
Impresa e imprenditoria in Gran Bretagna
Perché proprio in Inghilterra?
La domanda che tanti storici si sono fatti è quella per la quale come mai proprio in Inghilterra sia partita la
rivoluzione industriale.
Si può pensare alla rivoluzione tecnica accaduta in quegli anni ma essa avvenne in tutta Europa, piuttosto si
può puntare sulla trasformazione dei metodi di coltivazione e di conduzione in modalità tipicamente
capitalistiche. Emerge la figura del fittavolo che, proprietario terriero, assume i lavoratori per lavorare la sua
terra e per trarne il massimo profitto.
Un'altra premessa è quella del commercio internazionale, resa possibile dalla flotta inglese che di fatto ha
acquisito il dominio di tutti i commerci mondiali, ciò che viene importato dalle colonie viene esportato in tutta
Europa (ad esempio il cotone dall'India) ma nel momento in cui si ha un' enorme domanda interna allora
l'Inghilterra si mette in proprio e lo fa anche con una legge che ne vieta l'importazione anche per tutelare i
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contadini interni. Si passa da gestire un commercio a livello mondiale a produrlo internamente importando
solamente il cotone grezzo, tutto ciò è reso possibile dai salari corrisposti ai lavoratori di importo molto alto e
che di fatto hanno creato il mercato interno e hanno spinto gli imprenditori locali a innovare il processo
produttivo per aumentarne la produttività.
Nel 1688 la Gloriosa Rivoluzione causa un cambiamento nell’assetto dei rapporti sociali tra vecchi proprietari
e nuova borghesia in favore di quest'ultimi, l'assetto legislativo riconosce alla proprietà privata e ai diritti di
proprietà intellettuale una tutela certa, se un imprenditore vede questi aspetti tutelati allora avrà molti
incentivi ad intraprendere l'attività imprenditoriale e di innovazione.
Invenzioni come la spoletta volante e la filatrice meccanica hanno incrementato vertiginosamente la
produttività tanto cercata dagli imprenditori inglesi ma il mercante/imprenditore doveva pur sempre andare di
filatrice in filatrice per consegnare la materia prima e ritirare il prodotto finito e si era inoltre sviluppato un
mercato nero dei manufatti, aggiungendo a tutto ciò la continua crescita della domanda ecco che arriviamo
alla concentrazione dei macchinari produttivi negli edifici denominati fabbriche: i contadini devono ora
spostarsi nelle città dove sorgono le fabbriche e dove i macchinari possono stare solamente all'interno di
esse in quanto sono mosse da un'energia non umana (primo esempio in tal senso è il filatoio idraulico).
Abbiamo il passaggio dal putting out system (il lavoro a domicilio organizzato da un mercante imprenditore)
alla fabbrica, l'operaio viene appropriato dal processo produttivo mentre prima era il processo che dipendeva
dall'operaio, esso è a servizio della macchina e non viceversa, aumentare la produttività diventa l'obiettivo
numero uno dell'imprenditore (soprattutto quando i salari sono elevati); tutto ciò ha rappresentato un enorme
cambiamento anche a livello sociale per quei contadini che vanno a a lavorare in città.
La macchina a vapore nasce al di fuori del settore del cotone nei primi anni del Settecento, si parte dal
settore minerario nel quale sussisteva il problema di togliere l'acqua dalle miniere di carbone e Newcomen
inventa una pompa a vapore per favore l'estrazione dell'acqua. La popolazione agricola si sta spostando in
città e in esse non si hanno boschi e per cui non si ha legna da ardere, si passa al carbone, allora
abbondantissimo in natura, come fonte di riscaldamento ma poi per scendere in profondità a scavare serviva
una pompa adeguata per estrarre l'acqua; la macchina a vapore avrà poi numerose applicazioni in altri
settori come quelli cotoniero, navale, siderurgico e metallurgico poiché non necessita di un determinato
quantitativo d'acqua e di una sua determinata pressione.
Londra rispetto alle altre nazioni corrispondeva salari maggiori e il costo del carbone nel corso del tempo è
diventato molto minore rispetto a quello della legna.
Tutte queste caratteristiche hanno reso possibile la supremazia inglese sull'intera Europa, una volta che gli
inglesi riescono a vendere il cotone a prezzi così bassi diventa difficile per gli altri contrastarli e dunque
meglio concentrarsi su altri settori, una volta che il vantaggio è acquisito, esso tende ad allargarsi.
Nel mondo medievale chi produceva e chi comprava non erano mai in rapporto tra loro, ciò che li collega è il
mercante imprenditore il quale di fatto crea il mercato.
Caratteristiche delle imprese e degli imprenditori
L'impresa è di tipo personale, familiare, basata su legami fiduciari quando non è individuale e che costituisce
un forte tessuto imprenditoriale; c'è una grande diffidenza per la grande impresa (simboleggiata dalla
Compagnia delle Indie) in quanto all'interno di essa vengono meno i rapporti fiduciari su cui si basa la
piccola impresa. Si rimane dunque piccoli con un finanziamento o di capitale proprio o da parte di banche
anch'essa di piccole dimensioni, negli cinquanta e sessanta dell'Ottocento si certa di incentivare la diffusione
della proprietà industriale e del risparmio finanziario tra le classi medie, nasce la Borsa di Londra ma in tal
caso i capitalisti rischiano di perdere la maggioranza, e dunque il potere di decidere dove investire, delle
quote e dunque preferiranno ricorrere o al capitale di debito o rimanere piccoli; nel 1862 sono ammesse le
Joint stock companies nella forma di società a responsabilità limitata (limited company) con capitale
frazionato in azioni liberamente trasferibili, nel 1885 si constata che tale tipologia di impresa sia limitata ai
settori a più alta intensità e fabbisogno di capitale come la siderurgia e la cantieristica
Nei primi anni del Novecento, nonostante la diffusione delle limited private companies, i gruppi proprietari
sono più preoccupati a mantenere il controllo delle loro imprese piuttosto che puntare su quella espansione
in atto in concomitanza con la Seconda Rivoluzione Industriale; si hanno difficoltà dovute al ricambio 4 di 31
generazionale in atto in quanto le nuove generazioni provenienti da famiglie arrichitesi durante il periodo
precedente non hanno moltissima voglia di continuare la dinastia imprenditoriale, è qui che si afferma la
nuova categoria dei players: i gentlemen cercano di impedire l'ascesa di quest'ultimi e questo conflitto
impedisce all'Inghilterra di fare il salto di qualità occorrente per rimanere al passo con le innovazioni
dirompenti della Seconda Rivoluzione Industriale.
Con la crescita delle Limited Companies (riconosciute nel 1907) i proprietari capiscono che per governare
un'impresa non serve necessariamente possedere la maggioranza ma può anche bastare utilizzare i patti di
sindacato, le risorse maggiori che si hanno a disposizione vengono investiti in altri settori in modo da
diversificare il proprio portafoglio di investimenti e siccome gli imprenditori gentlemen frequentano gli stessi
ambienti allora si assiste ad una serie di accordi inerenti alla scambio dei pacchetti azionari; si ha dunque un
divario tra proprietà e gestione con quest'ultima ormai affidata ai manager il quale non perseguirà più la
massimizzazione del profitto bensì la crescita dell’impresa a lui affidata.
Il mercante/imprenditore consente all’economia di adattare la produzione alla domanda presente nel
mercato, è un tuttofare in quanto:
- finanzia la produzione;
- è proprietario del capitale;
- è direttore di fabbrica;
- è responsabile della commercializzazione.
I soci scelti appartengono alla sfera fiduciaria dell’imprenditore alla quale egli lega la crescita dell’impresa
stessa. Come già detto, ad un certo punto l’imprenditore si accorge che accentrare tutto in un luogo detto
fabbrica pone maggiori vantaggi rispetto al putting out system vigente fino a quel momento: in quel periodo
chiunque poteva diventare imprenditore, persino gli aristocratici, che teoricamente non avrebbero avuto
bisogno di fare soldi, sono stati “contagiati” dalla mentalità capitalistica, la maggior parte comunque
proveniva dagli strati più poveri della popolazione (a volte si lavorava per la metà dell’anno come
imprenditori, per l’altra come operai).
Dal punto di vista religioso l’Inghilterra dell’epoca vi era la prevalenza delle religioni minoritarie per quanto
riguarda la maggiore imprenditorialità, tesi molto in voga era quella per cui il calvinismo e il capitalismo
fossero strettamente legati per quanto riguarda la loro visione del mondo (studi odierni tendono ad escludere
un legame così stretto, mentre si è più d’accordo sul fatto che la non appartenenza alla religione anglicana
abbia sviluppato un maggiore spirito imprenditoriale).
Se noi volessimo ridurre le motivazioni all’attiv
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