Estratto del documento

Seconda parte storia economica

Introduzione: la trama delle regole e dei cambiamenti

La grande impresa può essere definita come un soggetto economico che opera trasformando un insieme di beni e servizi acquistati (Input), in un insieme di beni e servizi offerti e venduti sul mercato. La produzione si attua producendo valore aggiunto, cioè gli input che entrano valgono meno degli output che escono. I suoi processi di produzione e vendita necessitano di una stabile organizzazione per il quale occorrono risorse finanziarie che devono essere reperite. La somma di tutto quello che costituisce l’impresa è il capitale investito. Tutte le risorse necessarie da investire nell’impresa potranno essere apportate da più soggetti che si aggregano (capitale aggregato).

L’impresa ha dunque due aspetti cruciali:

  • La finanza, che si occupa del capitale aggregato cioè tutto il capitale raccolto dai diversi finanziatori
  • L’organizzazione: una grande impresa va dunque ricondotta ad una moltitudine di sedi, di siti produttivi e di rapporti contrattuali che offre un'ampia gamma di prodotti

Un’impresa è grande quando sussistono determinati parametri:

  • Secondo l’Istat e l’UE: >= 250 occupati; >= 50 mila euro fatturato
  • Secondo l’area studi Mediobanca: >= 500 occupati; >= 355 mila fatturato

In Italia il processo di industrializzazione si sviluppò soprattutto nel “triangolo industriale” Milano, Genova e Torino.

Esempi di grande impresa italiana

  • 1853 – Ansaldo fondata da un’élite economica genovese. Giovanni Ansaldo era un ingegnere, architetto che insieme ai suoi soci fondarono la società, pensandola già come grande impresa. Le grandi imprese italiane infatti si caratterizzano perché nascono già grandi (non nascono piccole e poi aumentano di dimensioni come in America).
  • Edison: Public companies più importante del primo capitalismo. Alla costituzione della società parteciparono grandi nomi dell’imprenditoria italiana, istituti di credito e banchieri che, nell’autunno del 1881, avevano già costituito a Milano “IL COMITATO PROMOTORE PER LE APPLICAZIONI DELL’ENERGIA ELETTRICA IN ITALIA”, nonché la Compagnie Continentale Edison che apportava alla nuova società, dietro congruo compenso, le licenze di fabbricazione e la trasmissione della forza motrice « sistema Edison » e l'assistenza relativa. Riceverà l’appoggio finanziario della Comit. Nel 1883 costruisce a Milano la prima centrale elettrica europea.
  • 1899 – FIAT: I fondatori furono Emanuele Cacherano di Bricherasio (che riunì tutti i personaggi più influenti di Torino), Cesare Goria Gatti, Giovanni Agnelli: 800 mila lire di capitale (3,5 milioni di euro attuali). La prima società fallì e in quel momento la Famiglia Agnelli ne approfittò e acquisì l’impresa che divenne di sua appartenenza. Nel 1928 venne costruito il Lingotto, uno stabilimento produttivo di grandi dimensioni che però risultò inefficiente perché distribuito su due piani.

Le istituzioni e il contesto economico

Le istituzioni sono definiti vincoli che regolano e condizionano le azioni dei soggetti (si tratta perciò di regole e procedure scritte e non scritte). La governance è l’insieme delle istituzioni che regolano l’organizzazione dell’economia. L’esperienza italiana è legata a due opposti schemi di governance (mai con un modello puro):

  • L’interventismo pubblico: il parametro istituzionale di riferimento di questo periodo è l’art 41 della Costituzione del 1948, secondo il quale “l’iniziativa economica è privata e libera ma non può svolgersi in contrasto con l’utile sociale.. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata ai fini sociali.” Pubblico e privato sono destinati a convivere ma pare chiara la preferenza per il primo. Alcuni esempi sono l’intervento straordinario per il Mezzogiorno, la nazionalizzazione dell’industria elettrica, la programmazione economica negli anni 60.
  • Il lasseiz-faire: conseguenza dell’impegno preso con la partecipazione all’Unione Europea. La firma del trattato di Maastricht nel 1992 ha mutato il parametro di riferimento della governance; non più preferenza per l’intervento pubblico ma applicazione del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza. (istituzione Autorità di Antitrust, soppressione del Ministero delle partecipazioni statali, la nuova legge bancaria nel 1993, ecc.)

Quando si osservano i grandi mutamenti istituzionali che hanno interessato l’economia italiana, si comprende che essi abbiano avuto una duplice origine: da un lato appaiono come risposta a politiche indotte, dall’altro sono il risultato degli indirizzi perseguiti dai governi della Repubblica italiana (politiche autonome).

Politiche indotte: perché sono indotte da eventi forti

  • Rovina e povertà dopo il conflitto politica indotta: Ricostruzione e gestione degli aiuti esteri (1948-1952 Piano Marshall, nel 1952 l’Italia torna infatti ai livelli di crescita pre-guerra).
  • Doppio shock petrolifero 1972-74 (a seguito della guerra del Kippur) e 1978-80 (dopo la rivoluzione degli ayatollah in Iran) politica indotta: ristrutturazione e riconversione dei processi produttivi delle imprese a seguito dei mutamenti strutturali nei prezzi relativi all’energia (anni 70).
  • L’Unione Europea, iniziata con la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) nel 1951, è culminata alla fine del 1988 con l’unione monetaria politiche indotte: politiche imposte dall’adesione: liberalizzazioni, privatizzazioni, politica del bilancio pubblico (1951-1998), severità nella spesa pubblica e riduzione del debito pubblico.

Politiche autonome: quelle attuate dai governi della Repubblica

Possiamo notare come c’è stata una preminenza del partito Democrazia Cristiana, principale forza di governo fino al 1993, ma allo stesso tempo c’è stata anche una numerosità dei mandati: 63 governi in 68 anni, che hanno portato a politiche economiche incoerenti e stratificate (norme su norme). Le politiche autonome sono legate alla tipologia di governance presente nel Paese.

L’informazione finanziaria

Con informazione finanziaria intendiamo tutto ciò che riguarda il capitale delle società: la sua origine, i suoi usi, i modi in cui questi impieghi vengono gestiti (governance), gli effetti. L’informazione finanziaria si combina sempre con la parola trasparenza: la trasparenza verso il pubblico è indicata come cura delle malattie della società e dell’industria.

Si hanno tre punti di osservazione: chi produce l’informazione, chi la trasmette e chi la usa:

  • La fonte primaria è sempre costituita dall’impresa, la quale è sorgente di informazione secondo i modi disposti dalle leggi, dalle consuetudini che i mercati consolidano e dai propri atteggiamenti scelti per rapportarsi con la comunità.
  • Le informazioni vengono filtrate dai canali di trasmissione (enti di analisi, specialisti, studiosi, media); esse però effettuano una trasformazione dei messaggi originali: possono amplificare o ridurre il messaggio.
  • Gli utenti: stakeholders dell’impresa e pubblico in generale.

Il documento di base per l’informazione finanziaria: “il bilancio” (predisposto dagli amministratori che rendono conto del loro operato) oggi SP, CE, Nota integrativa.

  • Fino agli anni '40, Oscurantismo: La prima fase chiamata “oscurantista” tendeva a considerare le informazioni finanziarie come segreti da conservare, il cui svelamento avrebbe rappresentato un pericolo per la sopravvivenza della società. Il problema generale diveniva dunque quello di far luce sui modi in cui le imprese gestivano i capitali che la comunità forniva loro.
  • 1942-1970, il sistema si è poi evoluto perché la necessità di informazioni era sempre maggiore, si inizia per cui a fare luce. Nel 1942 entra infatti in vigore in codice civile.
  • 1970-1990, la miniriforma delle Spa, rispetto al passato c’era una grande discontinuità (periodo di massima trasparenza).
  • Dagli anni '90 in poi il mercato viene costruito sui conflitti d’interesse.

Oscurantismo (nella prima metà del secolo scorso – sino agli anni '40)

L’inizio del secolo scorso vide l’Italia nel processo della sua prima industrializzazione. Si passò da un’economia arretrata, basata sull’agricoltura, ad un paese nel quale nacque e si rafforzò una prima importante struttura industriale. Questa prima industrializzazione (periodo Giolittiano) fa emergere le imprese promosse dalle banche miste le banche miste “vitalizzarono” il mercato finanziario ed attuarono numerosi collocamenti arricchendo la borda di nuove azioni industriali.

(La banca raccoglie il risparmio dal pubblico e concede prestiti (coordinando le scadenze dei debiti e dei crediti) ma ha anche il dovere di rimanere liquida: in Italia ci sono stati casi in cui si è verificata una situazione di illiquidità, per una cattiva valutazione dei soggetti a cui si concedono crediti o per una cattiva vigilanza. Se la banca perde reputazione e fiducia da parte dei clienti, si verifica un RUN ai depositi.)

  • Forma giuridica di Spa soprattutto nei settori di capital intensive: servono infatti molte risorse in questi settori che si potevano trovare attraverso le banche o il mercato azionario.
  • I bilanci annuali servivano a descrivere le vicende di queste grandi società ai quali però il Codice del commercio del 1882 dedicava solo 7 articoli. Si commetteva addirittura un errore molto grave che identificava il bilancio solo con la situazione patrimoniale e non teneva in considerazione del conto economico e della relazione degli amministratori.
  • L’unica disposizione sul contenuto riguardava l’indicazione del capitale sociale realmente esistente e della somma dei versamenti effettuati e di quelli in ritardo “Il bilancio deve dimostrare con evidenza e verità gli utili realmente conseguiti e le perdite sofferte”.
  • Il ruolo dei sindaci era limitato ad una relazione nella quale rendevano conto dei risultati ottenuti dall’esame del bilancio e dalla tenuta dell’amministrazione. Essi dovevano anche stabilire in accordo con gli amministratori la forma dei bilanci; poiché essi erano nominati dall’assemblea dei soci era molto frequente che si verificassero casi di collusione.

I bilanci dell’inizio del secolo scorso erano perciò sintetici, spesso falsi e nient’affatto informativi. Era prassi raggruppare le voci, rendendo pubblici dati che perdevano di significato per mancanza di dettagli necessari. Inoltre era frequente la compensazione delle partite attive e passive e tutto ciò portava ad un oscurantismo ritenuto perfettamente legittimo dagli amministratori e dalle istituzioni.

Prime luci nel primo trentennio del dopoguerra (1942-1975)

La crisi americana del 1907

Nel 1907 il mercato italiano venne contagiato dalla crisi americana, in particolare la Borsa di Genova che allora era la principale; tale crisi aveva comportato crolli nelle quotazioni di Wall Street e run ei depositi nelle banche statunitensi, molti delle quali erano state costrette a chiudere (falliscono soprattutto quando si verificano queste crisi finanziare perché perdono fiducia, che è la base del loro patrimonio). È in quest’occasione che si comprende che i problemi venivano amplificati dalla mancanza di trasparenza: le asimmetrie informative provocavano gravi danni spingendo comportamenti perversi dagli operatori più informati, ed erano sconosciuti il grado di solvibilità delle banche (come dimostrato dagli audits che il vecchio banchiere JPMorgan, incaricato di risolvere la crisi in assenza di una banca centrale, dovette comandare per fare un po’ di luce).

Nel 1908 il Credito Italiano, una delle maggiori banche dell’epoca, creò il primo “annuario finanziario” delle società italiane, che forniva informazioni sia sulle singole società sia in forma aggregata. Venne chiamato “Notizie statistiche sulle società italiane per azioni” e si proponeva di rilevare i dati su tutte le imprese al di sopra di una determinata soglia di capitale. Erano pubblicati i dati anagrafici delle singole società, la composizione dei rispettivi consigli di amministrazione e collegi sindacali, una sintesi dei principali dati di bilancio e la storia della società attraverso la descrizione delle operazioni intervenute nel capitale.

Le grandi banche miste

  • 1870 nasce la Banca di Genova che diventa nel 1894 il Credito italiano a seguito di una concentrazione
  • 1894 nasce la banca Commerciale Italiana (Comit) sotto la spinta di capitali austro-tedeschi
  • 1914, nasce la Banca Italiana di Sconto (fallita nel 1921)

La stampa economica

La stampa economica all’inizio del XX secolo era inevitabilmente condizionata dalla povertà di informazioni finanziarie disponibili dalle fonti cosiddette “ufficiali” e dalla limitatezza dei suoi contenuti.

Nel 1865 era nato “il Sole”, principale foglio che consisteva in due pagine e quattro facciate; era nato dall’iniziativa di imprenditori e commercianti vicino al settore tessile e poco dopo Pietro Bragiola Bellini ne aveva assunto la guida e anche la totale proprietà.

La figlia del Bragiola Bellini sposò Achille Bersellini che nel 1902, alla morte del suocero, assunse la direzione del giornale. Il Bersellini era entrato diciottenne nella tipografia del “Sole” e dopo sette anni era già stato promosso a capo redattore. Nel 1905 riuscì ad assorbire il quotidiano concorrente “Il Commercio”, fondato da Sormani nel 1880. L’operazione avvenne concentrando le due imprese originarie in una nuova società “la società Anonima la Stampa Commerciale”. I documenti a disposizione non permettono di ricostruire i successivi passaggi di proprietà delle azioni, ma è vero che Bersellini si sia progressivamente assicurato la maggioranza del capitale. Egli era appoggiato con una partecipazione significativa dalle due maggiori banche dell’epoca, la Commerciale e il Credito Italiano (rispettivamente 6 e 5%). La partecipazione fu assai redditizia se si tiene conto che la società distribuì sempre dividendi, mai inferiori al 15% del capitale.

“Il Sole” era un quotidiano politico ed economico; riassume, espone e tutela gli interessi generali delle industrie, dell’agricoltura, e dei commerci, della finanza e del lavoro. Era sempre aperto e disponibile per ogni questione e discussione economica. Delle rassegne finanziarie del “Sole” va notata l’obbiettività e lo scrupolo, possibili soltanto per la sua completa ed assoluta indipendenza. Il principale contenuto finanziario era costituito dai listini della borsa, dalle quotazioni delle merci e dei cambi e successivamente anche dalla relazione annuale del direttore generale della Banca d’Italia.

Negli anni del regime fascista il giornale riportava ovviamente le cronache societarie, ma difficilmente si discostava dalla riproduzione dei comunicati ufficiali brevi e carenti di informazioni. Occorre notare che il quotidiano promuoveva anche iniziative editoriali volte a diffondere veri e propri strumenti di lavoro l’“Annuario Italiano del Capitalista” era una guida per gli investitori che elencava tutti i titoli azionari quotati e anche quelli a reddito fisso. L’opera era venduta in edicola oppure data in omaggio agli abbonati del giornale. La prima edizione fu nel 1910 e l’ultima nel 1933.

Nel 1928 l’Assonime rivela le “Notizie statistiche”.

1931: nasce il GAR Gruppo amici della razionalizzazione, sciolto nel 1935; il gruppo si riuniva settimanalmente in un caffè ristorante milanese con l’intento di discutere e argomentare sui problemi caratteristici della civiltà. Durò poco perché il regime fascista era contrario a tali tipi di riunioni. In risposta venne perciò creata la rivista “la Borsa”.

1933: esce il quindicinale Borsa; i contenuti della rivista rappresentano un fattore di discontinuità nel campo dell’informazione finanziaria. Articoli e commenti di ampia portata (sull’economia, sul fenomeno borsistico, sulle crisi economiche) completavano un’informazione assai accurata sui bilanci delle società anonime e su andamenti congiunturali esposti in grafici, elementi innovativi per quel tempo.

1936: Piero Colombi pubblica il Taccuino dell’azionista, schede societarie contenenti informazione di carattere storico e anagrafico, oltre a una riesposizione dei dati di bilancio.

Il nuovo regime del codice civile (1942)

Le norme del Codice di Commercio erano divenute ormai inadatte alla realtà delle grandi società per azioni. Nel nuovo Codice civile del 1942 si provvede ad innovare pertanto la parte che riguardava la pubblicità delle informazioni societarie.

  • Nuovi requisiti per il precetto di evidenza e verità che doveva caratterizzare il modo di trasmettere al pubblico il risultato del bilancio.
  • Chiarezza: viene indicato il contenuto minimo dello S.P.
  • Precisione: si prevedono i criteri da seguire nella valutazione degli elementi dell’attivo e del passivo.

Si perseverava però nell’errore di considerare il bilancio = S.P. e tale errore produceva la dimenticanza di prescrivere un contenuto minimo anche per il conto economico.

I primi studiosi di finanza d’impresa

I bilanci erano poco utili per far trasparire informazioni

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessandra.94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica delle Società per azioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Fumi Gianpiero.
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