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5/11/2013

LA CRISI DEL '29 - IL GRANDE CROLLO - LA GRANDE DEPRESSIONE

É stata una crisi finanziaria iniziata negli USA di grande portata sviluppatasi in brevissimo tempo. Le sue

conseguenze si sono ripercosse in Europa e in centro/sud america. é stato il primo fenomeno di crisi legato

alla globalizzazione degli scambi commerciali.

Ci sono diverse opinioni su cosa abbia causato la crisi del '29, alcuni vedono nelle cause gli elementi

produttivi altri elementi finanziari.

SITUAZIONE PRIMA DEL '29

La prima guerra mondiale sviluppa molto l'industria degli USA. Le risorse reinvestite per migliorare la

produzione rendono le industrie avvantaggiate rispetto a quelle europee che dovevano sostenere troppe

spese continue. Alla fine della guerra l'Europa aveva bisogno di ricostruirsi e così l'America la rifornisce con

la sua sovrapproduzione.

In Europa però si ricomincia a produrre e si inizia anche a utilizzare il protezionismo contro gli USA per

proteggere il mercato interno.

In America inizia anche la produzione di beni di consumo durevoli come elettrodomestici, lavatrici, frigoriferi,

automobili.. che gli americani potevano permettersi anche perchè compravano a rate.

Le innovazioni tecnologiche degli USA erano molto più imponenti rispetto all'Europa, si utilizzava già il

Taylorismo, si avevano costi fissi bassi e fonti di energia a basso costo, le aziende producevano molti utili.

Questi utili erano un incentivo a comprare le azioni delle società, che per la prima volta vengono sottoscritte

anche dai piccoli risparmiatori.

Il governo sostiene ciò con un BASSO TASSO DI SCONTO per tre motivi:

• Un basso tasso di sconto abbassa il costo del denaro e favorisce gli imprenditori a chiedere prestiti

alle banche con pochi interessi

• Il basso tasso di sconto rende i titoli del debito pubblico stranieri più vantaggiosi rispetto a quelli

americani, serviva per aiutare l'Europa nella ricostruzione. (Esempio: i titoli americani rendevano il

3% e gli italiani il 5%, conveniva comprare quelli esteri!).

• Un basso tasso di sconto favorisce l'investimento in azioni delle aziende americane piuttosto che di

titoli del debito pubblico americani. Le aziende erano già in difficolta a causa della sovrapproduzione

e in questo modo si voleva agevolarle.

Il governo non intervenne in altri modi oltre alla modifica del tasso di sconto e si creò SPECULAZIONE

FINANZIARIA. L'alto valore di mercato delle azioni inizia pian piano a non corrispondere al valore reale delle

aziende, quindi non c'era più corrispondenza tra quello che una azione costa e quello che vale nella realtà.

LA CRISI

Già nel mese di Ottobre si iniziò a presagire il crollo di borsa. Le azioni (che continuavano comunque a

salire) raggiunsero un livello per il quale non era più conveniente comprare a causa del troppo costo e poco

guadagno (esempio: una azione costa 100 ma anche se continua a salire il dividendo vale solo 2).

Lunedì 21 Ottobre 1929 i titoli della borsa di New York iniziarono a scendere. Le banche si riuniscono e per

arginare l'eccesso di vendita dei titoli acquistano in modo massiccio azioni di società. Questa soluzione però

purtroppo non riuscì e Giovedì 24 Ottobre (Giovedì nero) si scatena il panico. Il 25 le banche continuano a

comprare azioni a un prezzo maggiore del prezzo di mercato ma non riescono a frenare il crollo.

I giornali e le comunicazioni portano informazioni preoccupanti (11 speculatori si erano già tolti la vita) e Wall

Street viene invasa da persone che cercano di vendere le loro azioni a qualsiasi prezzo. La vendita di titoli

continuò anche il 29 Ottobre (il Martedì nero) con 13 milioni di azioni vendute a prezzi bassissimi.

Solo dopo la crisi il governo alzò il tasso di di sconto dal 3% al 5% ma non bastò per evitare la grande

depressione che seguì.

Nel 1933 il congresso degli Stati Uniti vara il Glass-Steagall Act in cui separa banche di credito e banche

d'affari per limitare i rischi.

LE CAUSE

L'economista Galbraith individua le seguenti cause per spiegare il crollo del '29:

• Sperequazione del reddito che vedeva favoriti gli industriali e gli imprenditori. Tra il 1922 e il 1929 la

produzione industriale aumenta del 64%, la produttività del lavoro del 43%, i profitti del 76% ma i

salari solo del 30%.

• Cattiva struttura del sistema bancario: le azioni delle banche non erano limitate dal governo e non

c'era differenza tra banche d'affari e banche di credito. Era un sistema troppo libero e che agiva in

modo poco prudente. Le banche facevano prestiti non garantiti. Chi investiva in borsa poteva anche

pagare solo una percentuale del costo delle azioni, e il resto veniva messo dalla banca perchè si era

sempre certi che il valore dei titoli fosse sempre più alto con il passare del tempo.

Le banche utilizzavano i soldi dei piccoli risparmiatori per giocare in borsa e fare investimenti

rischiosi.

Era anche molto frequente il fenomeno della compartecipazione azionaria (la banca compra le azioni

di una società e la società compra le azioni della banca). In questo modo la società è "padrona"

della banca e si fa prestare denaro anche senza garanzie, creando una bolla speculativa.

• Eccesso di prestiti per speculazioni. Un altro fenomeno è la destinazione dell'oro che l'Europa

pagava per restituire i debiti di guerra. La riserva aurea veniva prestata alle banche che le davano

agli investitori che giocavano al rialzo.

• Ricerca del pareggio di bilancio da parte del governo: gli USA cercarono di tagliare i costi riducendo

le spese straordinarie a favore dell'economia. Tutto ciò non fu positivo perchè l'economia era già in

difficoltà e necessitava di interventi e di spese da parte dello stato. In più venne adottato un basso

tasso di sconto, e nessun altro intervento statale.

• Sviluppo asimmetrico tra USA e Europa: l'Europa dopo la ricostruzione dalla guerra indice una

politica protezionista verso gli Stati Uniti, che non trovano altri mercati di sbocco. L'industria negli

USA era molto più avanzata e con prodotti di consumo durevoli e indotti. I sindacati americani era

indeboliti e incapaci di difendere gli operai, il Taylorismo aumentava la produttività, il grano era in

sovrapproduzione.

La bolla speculativa è incentrata soprattutto sul settore edile.

L'economista Rothbard vede altre cause (più finanziarie):

 L'assenza di interventi statali e della Federal Reserve

 I tassi di interesse bassi

 Espansione del credito ottenuto attraversi i bassi tassi di interesse

 La politica inflazionistica

Alcuni dati:

 dal 1926 al 1929 i prestiti agli agenti di cambio passano da 3219 a 8500 milioni

 dal 1298 al 1929 il volume di titoli in movimento passa da 433 a 757 miliardi

 dal 1928 al 1929 la quotazione in borsa dei tioli passa da 27 a 67 miliardi

 nel 1928 si scambiano 920 milioni di azioni

 nei primi sei mesi del 1929 si scambiano 827 milioni di azioni

Prestiti concessi dalle banche USA agli agenti di borsa (le politiche economiche rendevano conveniente

chiedere prestiti senza garanzie):

o 1926: 3,2 miliardi

o 1927: 4,4 miliardi

o 1928: 5,0 miliardi

o 1929: 8,5 miliardi

CONSEGUENZE DELLA CRISI

 I piccoli risparmiatori perdono i loro risparmi: tutto ciò che avevano depositato in banca e che questa aveva

utilizzato per giocare in borsa viene perso

 La corsa agli sportelli: si cercò in qualsiasi modo di recuperare tutto ciò che era rimasto in banca

 Il fallimento delle banche: causato dal ritiro dei depositi bancari. Circa 5000 banche su 24'000 chiudono

 Il fallimento delle industrie: non hanno più finanziamenti, non possono pagare i salari, gli acquisti, gli affitti..

 Gli americani vendono i titoli dei debiti pubblici esteri che avevano comprato: in europa c'è quindi un'offerta

eccessiva e il loro valore diminuisce sempre più

 Gli europei a loro volta perdono i soldi investiti in America, oppure ritirano i loro investimenti

 Povertà: resa ancora più terribile dall'inesistente welfare del tempo

 Disoccupazione: nel 1929 abbiamo 1,5 milioni di disoccupati che salgono a 8 milioni nel 1931

 Suicidi: solo nella giornata del 24 Ottobre si suicidano 11 agenti di borsa

 Protezionismo: le importazioni nel 1929: 4400 miliardi, nel 1933: 1323 miliardi. Le esportazioni nel 1929:

5240 miliardi, nel 1933: 1610 miliardi.

 Calo del commercio internazionale: si abbassa del 60,9% tra il 1929 e il 1933. 7/11/2013

GRANDE GUERRA - ITALIA

La prima guerra mondiale è la prima guerra tecnologicamente avanzata, ma è ancora sostanzialmente di

trincea. Il mantenimento degli eserciti è ancora un costo molto alto.

L'Italia aveva stipulato nel 1882 la triplice alleanza con l'Austria e la Germania. Si trattava di un accordo

economico con aspetti di sostegno bellico. Venne firmato a causa della guerra doganale con la Francia. La

Germania fa forti investimenti in Italia facendo anche nascere delle banche miste (dopo il fallimento delle

banche precedenti).

 Comit

 Credit

 Banco di Roma

 Bis (Banca Italiana di Sconto, poi scomparsa)

Si tratta di banche più "attente" delle precedenti ai loro investimenti. Facevano da tramite tra le società e la

borsa, per poter avere un rappresentante della banca nel cda per tenere d'occhio l'andamento dell'azienda.

L'Italia stipula anche la triplice intesa con Francia, Inghilterra e Russia. Non si tratta di un accordo

commerciale ma bellico. L'Italia capisce che avrebbe ottenuto un maggiore sviluppo economico (soprattutto

industriale) se nella prima guerra mondiale si fosse alleata con Francia e Inghilterra. In più l'Italia voleva

Trento e Trieste, in mano agli austriaci.

Stipula così il patto di Londra, secondo il quale poteva l'Inghilterra si impegnava a comprare i prodotti bellici

italiani.

Le grandi banche italiane stabilirono rapporti stretti con le aziende tramite compartecipazione azionaria

(soprattutto con Fiat e Ansaldo). Venne anche emanato un decreto per aiutare l'Italia all'inizio della guerra: le

banche potevan limitare il rimborso dei depositi ai privati al solo 5% del loro valore. Inoltre per un certo

periodo le banche bloccano le cambiali (o "pagherò"). Si tratta di fogli di carta in cui il mio debitore scrive

l'ammontare del debito e la data in cui me lo restituirà. Io posso andare in banca e chiedere subito il denaro,

anche se mi trattengono una percentuale. (Questa operazione è vantaggiosa perchè hai il denaro

immediatamente, però è molto rischiosa per le banche, a seconda del debitore).

Nonostante questi accorgimenti l'Italia arriva alla vigilia della prima guerra mondiale che è il paese

belligerante meno evoluto.

L'imposizione fiscale non può vessare troppo le aziende perchè tasserebbe la produzione bellica e le stesse

commissioni ordinate dallo stato, non è vantaggioso. Per convertire i macchinari per produrre materiale

bellico si necessita di molto denaro, quindi lo Stato decide di detassare gli utili che sono indirizzati al

reinvestimento all'interno delle aziende. Gli utili distribuiti invece subiscono un aumento delle aliquote.

Si creano imprese sempre più agglomerate con ai vertici imprese più grandi (Fiat e Ansaldo).

Inoltre si emette molta carta moneta che provoca inflazione e un aumento dei prezzi di almeno 4 volte.

DOPOGUERRA

Nel dopoguerra in Italia si cerca di:

 risanare i conti

 abbassare l'inflazione e i prezzi

 aumentare il basso potere d'acquisto

 pagare i debiti verso gli stati esteri

 riconvertire le industrie in una produzione di pace

 si cercano territori dove mandare i contadini emigranti

C'è molto malcontento in Italia. La recessione pone in difficoltà le banche che avevano sostenuto le

industrie. La Credit aveva stretta una fratellanza siamese con la Fiat, mentre il Banco di Roma con l'Ansaldo.

Si chiede all'estero di poter pagare i debiti di guerra in differita.

Viene abolito il calmiere sul pane, decisione che porta a molte proteste, ma lo Stato non poteva più

permettersi di pagare i panificatori il costo della loro produzione.

La fine della guerra comporta sempre costi di riconversione e ricostruzione. In più lo Stato decise di imporre

un prelievo fiscale sui capitali e una confisca della sovrapproduzione di guerra.

La BIS fa fallimento. Gli imprenditori fanno sciopero con le serrate. Avvento del decennio rosso. 12/11/2013

Nel dopoguerra c'è l'arrivo dei reduci, masse di persone che perdono lavoro e aiuto dallo stato. Sono

disoccupati e necessiterebbero di aiuti sociali. Nel 1919-1920 si verificano grandi fenomeni di sciopero sia

nell'industria che nella campagna.

Gli alti prezzi del dopoguerra non sono più adeguati agli stipendi degli operai, che si rivolgono ai sindacati

per poter ottenere degli aumenti salariali. Si chiede anche più possibilità di impiego per i braccianti, non solo

durante i periodi cruciali dell'anno.

FINANZA PUBBLICA NEL DOPOGUERRA

Dopo la guerra vi è un cambiamento di leadership internazionale e economica. Gli equilibri economici si

spostano verso gli USA. In Europa lo sviluppo industriale spartisce le nazioni. I paesi più industrializzati

bloccano le immigrazioni.

Chi aveva sottoscritto titoli del debito pubblico si vede erosi i suoi guadagni a causa dell'aumento dei prezzi.

In tutta Italia crolla il potere di acquisto. Nel 1921 viene anche abolito il calmiere sul pane.

C'è un forte flusso finanziario verso gli usa (sono tutti pagamenti in oro).

La crisi di riconversione industriale porta le società alla "scalata alle banche", l'Ansaldo per esempio compra

più del 40% della BIS per avere un credito illimitato.

L'integrazione verticale delle aziende si sfalda.

In questo periodo lo stato liberale va in crisi. Nascono due scuole di pensiero politico: il PSI e il PPI. Per

quanto riguarda l'economia il PPI era più liberale e non voleva interventi dello stato. Il PSI invece pensava

che uno Stato più interventista fosse la soluzione migliore.

L'europa stessa in quel periodo era sotto l'influenza di due macroaree, una sotto l'ala degli USA e l'altra sotto

l'URSS, caratterizzate da un pensiero diverso per quanto riguardava il ruolo dello stato nell'economia.

Il marzo 1919 Mussolini fonda i fasci italian di combattimento. Furono irrilevanti all'inizio e cominciano ad

acquistare potere dopo l'occupazione delle fabbriche e la serrata. 14/11/2013

VENTENNIO FASCISTA

Si divide in due periodi principali, a seconda dei due ministri delle finanza del tempo.

• Alberto De Stefanis fu un accademico, e poi ministro, del primo periodo

• Giuseppe Volpe era un imprenditore arricchito, subentrò dopo che De Stefanis venne destituito

Gli obiettivi del ministro De Stefanis erano:

 riordinare il sistema tributario prebellico

 il pareggio di bilancio tramite la riduzione della spesa o l'aumento delle entrate

 pareggio raggiunto nel 1925

 sviluppare l'imprenditoria, soprattutto quella privata, sostenere i risparmi e gli investimenti in

industria

 invogliare gli stranieri a investire in Italia

 ridurre la forte disoccupazione (2 milioni di disoccupati nel 1919)

Per arrivare al pareggio di bilancio del 1925 De Stefanis taglia sulla spesa pubblica che non ha benefici

sociali nè monetari, la "spesa improduttiva". Vengono licenziati in modo massiccio i dipendenti pubblici,

vengono ridotti i salari e diminuiti i trasporti pubblici.

Il sistema tributario viene riorganizzato e si sostengono le fasce di popolazione in grado di risparmiare e

investire nel sistema produttivo: gli imprenditori, i banchieri e i più abbienti si vedono ridotto il carico fiscale

per favorire l'industria e la produzione.

Vengono anche eliminate le imposizioni riferite ai profitti di guerra, vengono cancellate le imposte sui

dividendi dei soci delle S.p.a., viene d'altra parte allargata la base contributiva e si tassano i ceti

medio-bassi.

Lo Stato incentiva gli investimenti con un basso tasso di sconto, favorendo gli industriali che volevano

chiedere un prestito alle banche.

Si applica una politica di privatizzazioni (al contrario del primo governo che aveva venduto i beni demaniali).

Le assicurazioni erano statali e poi vendute ai privati, si crea il parastato: le poste, i telegrafi, le aziende delle

strade...

Per incoraggiare gli stranieri a investire in Italia si detassano gli investimenti.

L'Italia era una grande importatrice di cereali ma l'obiettivo a lungo termine del governo era l'autarchia.

Avviene allora quella che è chiamata la battaglia del grano: si impongono dazi sull'importazione e si cerca di

allargare le zone di coltivazione dei cereali. La "battaglia" ebbe successo anche perché le leggi vennero

imposte con l'uso della forza, e l'Italia divenne autonoma, anche se perse molti campi per i prodotti "tipici"

che esportavamo a prezzi vantaggiosi (viti, olio ecc).

Vennero anche emanate delle leggi sulle bonifiche integrali: era un altro modo per estendere i campi. Oltre

alla bonifica bisognava poi costruire acquedotti, case, acque di scolo ecc... Nel 1923 - 1924 viene scritto il

testo unico sulle bonifiche integrali. Le bonifiche costavano parecchio e incontrarono sempre l'opposizione

dei grandi proprietari che non volevano spendere. Le banche finirono per sostenere chi era obbligato a fare

le bonifiche.

Nel nord italia queste manovre non aumentarono la produttività.

Lo Stato si riteneva liberale ma fece comunque molte leggi per indirizzare i privati.

Un'altra battaglia agricola fu quella che coinvolse i braccianti. Anche loro si erano organizzati in sindacati e

occuparono i terreni per sciopero. Il regime non permise più scioperi e sindacati e utilizzò delle operazioni di

polizia per fermare l'occupazione. Viene ripristinata la mezzadria, in cui i lavoratori partecipavano al rischio

d'impresa e alla distribuzione degli utili insieme ai proprietari della terra, del capitale e degli strumenti. Il

contratto opposto era quello del latifondo in affitto, in cui il rischio era dell'affittuario, che doveva pagare

comunque i salari, sia nel caso che il raccolto vada a buon fine sia nel caso venga completamente distrutto

da qualche calamità.

Il debito pubblico era molto alto negli anni '20, ma già nel 1927 è dimezzato e arriva a circa il 70%. Vengono

usati elementi coercitivi per arrivare a questo risultato. Il debito pubblico viene consolidato. Molto importante

il prestito del littorio del 1926. Vengono consolidati i bot di durata breve: vengono allungati di 7-8 anni o

addirittura viene interrotta la scadenza. I titoli crollano.

Nel 1921 viene emanata una nuova tariffa doganale sull'importazione di un numero elevatissimo di beni, ma

soprattutto per le produzioni che si erano sviluppate in guerra (come l'industria chimica).

Viene intensificata l'industria siderurgica, meccanica e tessile. Gli unici beni non protetti sono i beni dei

monarchi, dei capi di stato, dei capi di missioni italiane, degli ambasciatori..

Vengono istituiti gli istituti "beneduce", che servivano per raccogliere denaro ed emettere obbligazioni (cioè

investimenti sicuri) che dovevano essere sottoscritte dalle banche.

Nasce anche l'istituto "cassa depositi e prestiti". Si tratta di realtà bancarie che raccolgono tutti i depositi

postali. La posta a differenza delle banche non investe in titoli rischiosi, ma usa i depositi dei loro utenti per

investimenti sicuri, che possono essere prestiti e mutui alle amministrazioni pubbliche, ma non ai privati.

Servivano per consentire ai piccoli risparmiatori di depositare i loro risparmi senza dover andare in banca

(che si trovavano solo nei centri abitati più grandi).

L'aumento della circolazione cartacea per sostenere l'industria provoca l'incremento dei prezzi e

un'inflazione galoppante, tanto che si dovette intervenire. Ci furono anche delle difficoltà nelle esportazioni e

una riduzione dei salari.

Nel 1926 De Stefanis viene esautorato e Volpi (che era molto più legato al regime fascista) viene eletto

ministro. 19/11/2013

Il primo periodo del ventennio fascista fu caratterizzato da una maggiore libertà economica, per favorire chi

aveva più risorse da investire nel sistema produttivo.

Gli imprenditori erano favoriti da un basso tasso di sconto e dai crediti concessi dagli istituti beneduce, che

prendevano i loro capitali dalle banche e dalle assicurazioni che erano obbligate a mettere i loro utili in

investimenti sicuri.

SISTEMA BANCARIO

Il sistema bancario fino al 1936 aveva visto tre istituti di emissione (la banca d'Italia del 1893, il banco di

Napoli e quello della Sicilia). Dopo il 1936 viene concesso solo più alla banca d'Italia. Viene introdotto un

rapporto più stretto tra moneta cartacea e riserva metallica. La banca d'Italia ha anche il dovere di controllare

l'operato delle altre banche, le sue filiali..

Dal 1936 la banca d'Italia non può più far credito, solo emissione.

L'economia si sviluppa e il PIL aumenta, ma la forte inflazione porta all'esautorazione di De Stefanis.

Volpi

L'Italia in quel periodo aveva ancora molta necessità di importare le materie prime dall'estero (come il

carbone) nonostante l'energia elettrica fosse molto sviluppata. Questi movimenti verso l'estero intaccano le

riserve auree (si pagavano in oro) e fanno aumentare la carta moneta. Il sistema monetario non stabile non

incentiva gli investimenti stranieri. La Lira era in oscillazione continua e non in cresctia. Si proclama il corso

forzoso.

Tutto ciò porta a una politica volta alla svalutazione.

Le importazioni erano molto costose e l'Italia aveva spesso problemi a pagare, gli stranieri non ci fanno più

credito. Riusciamo almeno a dilazionare al massimo i debiti di guerra.

Le politiche deflazionistiche, cioè politiche per abbassare i prezzi dei beni, si incentrano su:

• Alzare il tasso di sconto (porta a un maggior costo del denaro)

• Ridurre i salari (per ridurre la domanda)

• Restrizione del credito alle banche in modo coercitivo (crollano i titoli di borsa azionari e gli

investimenti si concentrano sui titoli del debito pubblico).

Oltre ad abbassare i prezzi dei beni si voleva una moneta più stabile per avere un cambio Lira/Sterlina e

Lira/Dollaro più costante.

La famosa quota 90 è il rapporto lira/dollaro che Volpi intendeva raggiungere tramite queste politiche.

Si diminuiscono i salari e gli stipendi per ridurre anche la domanda, i crediti vengono ridotti e fatti a tassi più

alti e non vantaggiosi. Le importazioni costano di meno e aumentano. Le esportazioni però ci rimettono e

diminuiscono soprattutto quelle verso l'america, prodotti come olio, il vino, l'industria tessile...

Si riacquista fiducia nella lira e gli Stati Uniti e l'Inghilterra ristabiliscono il Gold Exchange Standard.

Dopo il '29 però arrivano gli effetti della crisi e gli americani ritirano il denaro che hanno investito in europa

(titoli del debito pubblico, obbligazioni, azioni...) vendendo il più velocemente possibile e facendo crollare il

valore dei titoli.

Gli americani avevano investito in Europa soprattutto per gli alti tassi di sconto (quindi in titoli di stato). Gli

europei invece avevano investito in azioni americane perchè avevano utili distribuiti molto alti.

Il governo inoltre consolida il debito pubblico, sempre per ridurre le risorse ai privati e quindi la domanda di

beni. Nel periodo di Volpi non si aiuta più il sistema produttivo, poiché l'alto tasso di sconto non favorisce la

richiesta di prestiti dalle banche.

La Comit, la Credit, BIS e il banco di Roma sono in crisi per i prestiti del primo periodo. Il governo passa da

liberista a banchiere.

Nascono due istituti: l'IMI e l'IRI. L’attività dell’IMI era specializzata nel credito per attività industriali su lungo

e medio periodo, emettendo obbligazioni per finanziarsi.

L'IRI invece venne creata per evitare il fallimento delle grandi banche. Lo Stato assume le partecipazioni

delle banche in crisi, finanziandole per non farle fallire e poi trasferisce le partecipazioni all'IRI, che diventa

proprietario di quasi il 40% del sistema produttivo italiano. Comprano la Comit, Credit e il banco di Roma, le

società di navigazione, le imprese siderurgiche, il materiale bellico.. a valore superiore del prezzo di mercato

(comunque sempre inferiore al valore nominale). E' una perdita secca per riuscire a sostenere le grosse

famiglie industriali di quel periodo.

PIANO MARSHALL

Dopo la seconda guerra mondiale c'è un enorme incremento del ruolo politico degli USA in Europa. L'Europa

stessa è suddivisa in due aree di influenza per tutta la guerra fredda: l'occidentale è sotto gli Stati Uniti e

l'orientale sotto l'URSS. Le due zone di influenza si differenziavano soprattutto per il ruoto dello stato

nell'economia: gli USA preferivano una conduzione più o meno liberale a seconda del periodo storico,

l'URSS invece gestiva sempre direttamente l'economia con dei piani quinquennali.

La conferenza di Yalta del Febbraio 1945 già poneva queste basi:

• lo smembramento, il disarmo e la smilitarizzazione della Germania, lo smembramento (che

prevedeva che USA, URSS, Regno Unito e Francia gestissero ciascuno una zona di occupazione)

doveva essere provvisorio, ma si risolse nella divisione della Germania in est ed Ovest che finì solo

nel 1989.

• furono fissate delle riparazioni dovute dalla Germania agli Alleati, nella misura di 22 miliardi di dollari.

• l'Europa dell'est occupata dalle armate sovietiche sarebbe rimasta sotto l'influenza russa, l'Europa

dell'ovest sotto quella deli USA.

UNRRA (1945 - 1947)

Era un'organizzazione delle Nazioni Unite per assistere economicamente e civilmente i Paesi usciti

gravemente danneggiati dalla seconda guerra mondiale. Stanziò più di 7 miliardi di dollari.

PIANO MARSHALL

Pronunciato ad Harvard il 5 giugno 1947, ripreso a Parigi il 12 luglio 1947 (con 16 paesi dell'Europa ovest

presenti) e firmato il 16 aprile 1948 era il piano politico-economico statunitense per la ricostruzione

dell'Europa dopo la Seconda guerra mondiale.

Gli obiettivi erano:

 finanziare per quattro anni le immportazioni di cui l'Europa aveva bisogno ma che eccedevano le

sue possibilità di pagamento

 provvedere a un risanamento finanziario

 favorire forme di cooperazione internazionale

 creare una collaborazione intraeuropea

Dura fino al 1952.

Gli USA decidono di sostenere l'Europa secondo un piano di distribuzione di beni e denaro.

L'America aveva già sviluppato un proprio sistema produttivo per la produzione di guerra, quindi era più

tecnologicamente avanzata rispetto all'Europa. Esportando questa tecnologia vogliono riportare il mercato

europeo a un livello superiore.

Gli USA aiutavano i paesi dell'europa solo se questi si impegnavano ad avere un governo liberale.

Circa l'80% degli aiuti statunitensi consistevano in prodotti in natura consegnati allo stato, il rimanente in

crediti alle imprese.

Lo Stato doveva prima stilare una lista (in collaborazione con i privati e le imprese) in cui richiedeva dei

materiali, dei beni o dei prodotti che avevano dei precisi obiettivi di sviluppo. Si crea anche un organismo

europeo per valutare la capacità dei paesi di valutare le materie rivolte allo sviluppo (OECE).

Gli USA poi "regalavano" allo stato questi beni, che li poteva rivendere ai privati e alle aziende a prezzi

calmierati. Con il ricavato poteva costituire un fondo che doveva utilizzare solo per lo sviluppo economico e

industriale. In questo modo diventa più facile la ricostruzione e il ritorno allo sviluppo.

In questo periodo gli USA:

 producono metà dei beni manufatturieri mondiali

 possiedono un'alta tecnologia

 hanno molti crediti verso l'Europa, che ha una bilancia commerciale e dei pagamenti in forte deficit

 sostengono i popoli "liberi" contro il comunismo ("dottrina del contenimento")

OECE

Si tratta di un'organizzazione internazionale attiva dal 1948 al 1961. Fu istituita il 16 aprile 1948 per

controllare la distribuzione degli aiuti americani del Piano Marshall per la ricostruzione dell'Europa dopo la

seconda guerra mondiale e favorire la cooperazione e la collaborazione fra i Paesi membri.

I suoi obiettivi erano:

 la gestione coordinata tra gli stati occidentali

 l'ordinazione delle merci dall'ECA (un'agenzia governativa statunitense per amministrare

l'erogazione degli aiuti previsti dal Piano Marshall)

 favorire il processo di integrazione economica europea

 il coordinamento fra le politiche economiche dei singoli paesi

 il superamento di accordi economici bilaterali

 la creazione di business school e l'invio di tecnici europei in america per istruirli su come far

funzionare le macchine che ci donavano

 la produzione in serie su larga scala, la gestione scientifica e la maggiore produttività 21/11/2013

26/11/2013

l'America con il piano Marshall vuole anche rafforzare la sua posizione contro l'URSS con un'alleanza

europea.

Dopo la seconda guerra mondiale inizia un processo di decolonizzazione.

La Germania era divisa in 4 zone di influenza, che poi diventano due. Nel 1961 viene costruito il muro di

Berlino.

I russi rafforzano il Comecon, la "cortina di ferro", che favorisce gli scambi interni. L'URSS è uno stato

dirigista e proprietario dei settori produttivi. Il primario era ancora il più importante.

Gli USA invece erano caratterizzati da uno stampo liberista, il "laissez faire", lasciare che il mercato selezioni

le imprese più efficienti.

l'Italia ebbe molti più problemi a causa della riconversione e della ricostruzione dopo la guerra. Durante la

ritirata i tedeschi portarono via i macchinari per la produzione bellica, così l'Italia fu saccheggiata dei suoi

fattori produttivi.

IL BOOM ECONOMICO

Il boom economico inizia per l'America e l'Europa dell'ovest nel 1949 e termina nel 1973.

Inizia negli USA a causa della ricchezza che possedevano e la tecnologia più evoluta. Gli americani avevano

più soldi da spendere e non solo per i bisogni primari, tutto questo cambia la mentalità dei consumatori.

 Sempre meno disoccupazione

 Aumento del PIL

 Aumento degli scambi

 Aumento della produzione

Il progresso tecnologico spesso arriva da settori strategici (quelli distruttivi, della guerra), dal settore

aerospaziale e dalla tensione creata dalla guerra fredda (si creano missili sempre più a lunga portata!).

In Europa gli aiuti del piano Marshall risollevano l'economia, la popolazione aumenta a causa di una

maggiore natalità, si ha più capitale umano cioè fonti di produzione e consumatori con redditi da spendere.

IL MIRACOLO ECONOMICO

Il miracolo economico avviene in Italia tra il 1956 e il 1963.

La popolazione si sposta sempre più verso il settore secondario e terziario. Il PIL sale del 6% l'anno.

 Stabilità monetaria

 Equilibrio bilancia dei pagamenti

 Meno inflazione e più esportazioni del "made in Italy"

 Investimento statale nelle opere pubbliche

 Le industrie meccaniche, metallurgiche, automobilistiche, il tessile, l'edile e i beni durevoli e di

consumo si moltiplicano

 I consumatori hanno un maggior potere d'acquisto

 Nel 1958 la Lira è la moneta più stabile del mondo

 Nel 1953 l'ente nazionale idrocarburi cerca il petrolio nella pianura padana

 Nel 1963 vengono costruite le prime centrali nucleari italiane (abolite poi con il referendum del 1987)

I beni durevoli di consumo sono l'effige di questo miracolo: i frigoriferi, gli elettrodomestici, le automobili (Fiat,

Pirelli, Piaggio, Vespa), la televisione, le scatolette, le bibite, qualsiasi cosa che ricordasse l'"american way

of life".

Nascono i grandi magazzini e si rivoluziona il sistema di informazione e di pubblicità.

Nascono le multinazionali, che hanno nuovi obiettivi e target specifici, in settori anche non strategici.

L'obiettivo non è più produrre ma vendere.

Riassumendo:

 Crescita reddito

 alti profitti

 sviluppo industriale

 alta tecnologia

 stabilità monetaria

 equilibrio bilancia dei pagamenti

 emigrazione interna e internazionale

 forti esportazioni

Le nuove fonti di energia, il petrolio e il nucleare sono importantissime per il boom economico di questo

periodo.

Ma già nel 1963 in Italia iniziava una crisi interna che portò alla fine del miracolo economico.

Il boom economico aveva portato a una forte sperequazione del reddito, ma anche al rafforzamento dei

sindacati. Questi sindacati molto potenti vollero un aumento dei salari. Venne ottenuto dopo la rivolta di

piazza statuto del 1962.

Questi aumenti, benché giusti, portarono a un aumento dei costi di produzione e all'inflazione. L'aumento dei

salari avvenne più velocemente dell'aumento di produttività.

Le imprese non riuscendo più a guadagnare emigrarono all'estero.

Nel 1968 iniziano le proteste da parte degli studenti (in America) che culminano nell'autunno caldo del 1969,

portando a molte riforme dell'università.

In Italia nel 1970 assistemmo anche alle stragi delle brigate rosse e agli anni di piombo, ma anche

all'approvazione dello statuto del lavoro. Erano tutti tentativi di cambiare la politica italiana.

CRISI PETROLIFERA 1973

Il petrolio è concentrato in alcuni luoghi specifici del mondo, e i paesi che dipendono da queste nazioni che

possiedono il petrolio hanno molti svantaggi. Sia gli Stati Uniti che l'URSS cercarono infatti di imporre il loro

dominio politico su paesi con fonti di energia come il petrolio.

L'Italia non ha fonti di petrolio, dipende da altri per poter produrre e deve pagare care le fonti energetiche.

Per questo si cercano fonti di energia alternative.

Nel 1973 c'è una forte crisi dell'offerta di petrolio. Il motivo della crisi è esterno all'Europa.

Nell'ottobre del 1973, il giorno sacro dello Yom Kippur, l'esercito egiziano attaccò Israele insieme alla Siria.

Israele, dopo i primi momenti di smarrimento iniziale, risultò vincente su entrambi i fronti, tanto da minacciare

Il Cairo.

La guerra finì dopo una ventina di giorni con la proclamazione di un cessate-il-fuoco tra le due parti.

Durante i combattimenti Egitto e Siria furono aiutati e sostenuti dalla quasi totalità dei Paesi arabi, URSS e

paesi anti-americani, mentre Israele fu appoggiato dagli Stati Uniti e dai Paesi europei.

Ed è per questo motivo che i Paesi Arabi appartenenti all'Opec bloccarono le proprie esportazioni di petrolio

verso i paesi che sostennero Israele fino al gennaio 1975. Verso alcuni paesi opera un embargo totale

mentre verso altri solo parziale, aumentando comunque di molto il prezzo del petrolio (più costi di

produzione).

Questo processo portò all'innalzamento vertiginoso del prezzo del petrolio, che in molti casi aumentò più del

triplo rispetto alle tariffe precedenti. I governi dei Paesi dell'Europa Occidentale, i più colpiti dal rincaro del

prezzo del petrolio, vararono provvedimenti per diminuire il consumo di petrolio e per evitare gli sprechi. In

Italia il governo varò un piano nazionale di “austerity economica” per il risparmio energetico che prevedeva

cambiamenti immediati: il divieto di circolare in auto la domenica, la fine anticipata dei programmi televisivi,

la riduzione dell'illuminazione stradale e commerciale. 28/11/2013

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IASSUNTO ITALIA ECONOMICA DI ECORARI

Dall'unità d'Italia alla legge bancaria del 1873

Al momento dell'unità d'Italia vennero abolite le dogane interne, e la tariffa adottata in tutto il regno fu quella

piemontese, che avvantaggiò il nord ma svantaggiò di molto il sud. Nel 1863 venne stipulato un trattato

commerciale con la Francia.

Vennero anche unificati i debiti dei vari territori post-unitari e per riuscire a rientrare vennero posti oneri fiscali

molto pesanti che gravavano soprattutto sulle masse popolari. Vennero anche venduti i beni demaniali, della

chiesa, le ferrovie, che furono privatizzate.

Venne creato il primo prestito del regno d'Italia (1861) che fu collocato soprattutto all'esterno (Parigi). Ci fu

quindi un apporto di capitali stranieri. La lira italiana si fondò sul sistema bimetallico francese.

Nel 1865 l'Italia entra a far parte dell'unione monetaria latina.

Per quanto riguarda le banche nel 1861 c'era ancora una pluralità di emissione:

• La banca nazionale degli stati sardi

• Banca nazionale toscana

• Banca toscana di credito

• Banco di Napoli

• Banco di Sicilia

• Banca romana (da 1870 in poi)

Il settore primario era ancora il settore più "sviluppato", con il 70% della popolazione attiva impiegata. Era

caratterizzato dall'arretratezza delle tecniche, la disomogeneità nord - sud, tanta importazione che voleva

dire una bilancia commerciale in deficit e un immobilismo rispetto alle nuove tecniche.

Nel 1866 venne dichiarato il corso forzoso e l'inconvertibilità della lira. Ci fu un ritiro dei capitali esteri

americani a causa della guerra di secessione, riscossero i loro debiti, ma smisero anche di esportare cotone

e cereali, che causarono un aumento dei prezzi in Europa. La rendita dei titoli di stato inoltre era molto bassa

per timore di un'alleanza in caso di guerra prussiana.

Il corso forzoso migliorò la situazione delle esportazioni, ma peggiorò le importazioni, di cui l'Italia

necessitava molto. Le spese per trasferire a Roma la sede del governo portarono a un ulteriore deficit

finanziario. La bilancia dei pagamenti era in pari solo grazie ai crediti esteri.

Per risolvere il problema nel 1873 venne proclamata la legge bancaria che, indicando espressamente i sei

istituti autorizzati all'emissione di carta moneta, introdusse un oligopolio legalizzato e regolato.

Dalla crescita moderata alla crisi

Il bilancio dello stato dal 1876 iniziò a mostrare qualche avanzo, anche se lieve. Solo nel 1979 i segnali di

recupero divennero più netti grazie alla nuova tariffa doganale del 1878 che difese la produzione industriale

italiana.

Dopo questi progressi si decise di eliminare il corso forzoso nel 1880, ignorando però i problemi strutturali

dell'Italia, che non era ancora pronta a un ritorno alla convertibilità.

Nel biennio successivo si registrò una fuggevole prosperità economica, e un aumento di stock metallico in

Italia grazie anche all'aumento del capitale straniero. Il tasso di sconto si abbassò dal 6 al 4%. Molte

industrie iniziarono ad appoggiarsi allo stato: la Terni, l'Ansaldo, la Orlando ecc..

Il capitale finanziario venne investito per speculazione edilizia, e ben presto si rivelò un problema.

Esplose anche la crisi agricola, a causa dell'ingresso nel mercato europeo di prodotti con cui il sistema

agrario italiano non era in grado di reggere la concorrenza. I cerali dagli USA e dalla Russia, la seta

dall'oriente ecc.. avevano dei prezzi inferiori e grandi quantità. I campi erano soggetti a un grave carico

fiscale. Negli anni '80 arrivarono degli agenti patogeni come la fillossera per le viti e pentagona per il baco da

seta che distrussero la produzione italiana.

L'inchiesta agraria di Jacini mostrò che in Italia c'erano troppi spazi improduttivi, una scarsa produttività,

arretratezza nei sistemi di coltivazione, miseria nella classe contadina e un eccessivo carico fiscale e di

debiti.

Nel 1878 l'Italia dovette varare una nuova tariffa doganale generale protezionistica che protesse soprattutto i

cerali, i prodotti dell'industria. Questa tariffa salvò l'agricoltura del mezzogiorno ma aprì la strada alla guerra

doganale con la Francia.

L'Italia allora rafforzò la sua alleanza con la Germania e con la Triplice alleanza.

Intanto iniziò il dissesto bancario. La situazione di molti istituti di credito peggiorava e soprattutto per la

Banca Romana (scandalo perché aveva stampato biglietti in doppia seria per coprire un ammanco).

Riordino bancario

La legge del 1893 diede vita alla Banca d'Italia. Aveva il provilegio di stampare biglietti insieme al Banco di

Napoli e di Sicilia. La riserva metallica doveva essere del 40% della circolazione e aveva un tetto massimo di

biglietti stampabili.

Dato un nuovo ordine al sistema di emissione si cercò di riorganizzare il credito ordinario, grazie al capitale

tedesco. Nacquero la Comit e la Credit. Però queste banche iniziarono a sostenere le imprese industriali con

operazioni a lungo termine, molto rischiose, che lucravano sul denaro dei piccoli risparmiatori investendolo in

azioni di società e non in investimenti sicuri.

Questo però aiutò di molto lo sviluppo industriale italiano.

Nel 1898 si pose fine alla guerra doganale con la Francia.

Espansione economica in età giolittiana

L'espansione avvenne grazie a molti fattori esogeni come l'inversione del ciclo economico europeo, lo

sviluppo dei sistemi di comunicazione, il notevole afflusso di oro e l'affermazione del gold standard. Ci furono

anche fattori endogeni come il risanamento della finanza pubblica, il rafforzamento della banca d'italia, la

stabilità della lira e un efficace intervento dello stato.

Anche sotto il profilo demografico ci fu una crescita.

A trarre benefici da questo quadro fu soprattutto il settore industriale, ma anche l'agricoltura che si

modernizzò, il commercio internazionale che favorì l'esportazione italiana.

L'industria tessile era la più diffusa e consolidata nel territorio nazionale e la crescita si ebbe soprattutto nel

settore del cotone. La siderurgia venne protetta dalla tariffa doganale del 1887 e migliorò qualitativamente e

quantitativamente. All'Elba nacque il primo altoforno a coke.

Si sviluppò anche l'industria elettrica con Edison, che fornì alle industrie una fonte energetica derivata

soprattutto dalle centrali idroelettriche nelle Alpi.

La meccanica riuscì a compiere un grande balzo in avanti, con il materiale ferroviario e dalla

nazionalizzazione delle ferrovie. Anche la Fiat fu molto importante. Nell'industria chimica, nel comparto

cementiero e nell'agroalimentare ci furono anche molti sviluppi.

In agricoltura i prezzi si abbassarono, la domanda incrementò e si iniziò a meccanizzare e sviluppare la

produzione.

Crisi del 1907

Già nei primi anni del nuovo secolo in Italia iniziò un'attività speculativa, unita a una crescente domanda di

capitali per finanziare nuovi progetti. Ad alimentare le speculazioni furono soprattutto le banche miste che

sostennero i titoli industriali, compiendo operazioni di durata superiore a quella degli impegni assunti nei

riguardi dei depositanti. Iniziarono così a manifestare difficoltà nel recupero dei loro crediti.

La crisi si estese in USA e in Europa per lo stesso motivo. I tassi di sconto furono innalzati. Le azioni furono

vendute, la domanda crollò.

In Italia la BIS si trovò sull'orlo del fallimento e venne salvata dalla banca d'Italia.

L'età giolittiana formò la prima base industriale in Italia e iniziò a colmare il divario con il resto dell'Europa.

Nonostante questo l'Italia era un paese dai bassi consumi, e con la popolazione che ancora viveva in

situazioni di miseria.

La Grande Guerra e il primo dopoguerra

L'Italia inizialmente fu neutralista, ma ben presto si rese conto che se non avesse effettuato una presa di

posizione si sarebbe trovata isolata dai mercati internazionali delle fonti energetiche e delle risorse

alimentari.

Gli scambi erano diventati meno sicuro e più costosi, per le difficoltà dei mezzi di trasporto, la limitata

esportabilità delle materie prime di interesse strategico, la complicazione creditizia, l'aumento dei prezzi e la

diminuzione dell'offerta. I prezzi delle materie prime, in particolare il carbone, fondamentale per l'industria e

le imprese, subirono un aumento sensibile.

Lo scoppio della guerra obbligò l'Italia a sospendere il gold standard, come il resto dei paesi belligeranti

europei.

L'Italia entra in guerra il 24 maggio 1915 in seguito al Patto di Londra a fianco di Francia e Gran bretagna.

Il finanziamento delle operazioni belliche fece aumentare il debito pubblico e l'offerta di moneta, riducendo le

riserve metalliche delle banche.

In tutti i paesi belligeranti l'economia venne sottoposta a un diretto controllo dello Stato. La più rilevante fonte

di finanziamento della guerra fu l'indebitamento pubblico, mentre l'emissione di carta moneta e l'imposizione

tributaria coprireono la quota rimanente (1/3 delle risorse necessarie).

Tra la fine del 1914 e la fine del '17 furono emessi cinque prestiti nazionali, collocati sul mercato dalla Banca

d'Italia.

Fu necessario ricorrere anche all'indebitamento estero, con una linea di credito dall'Inghilterra e poi dagli

USA.

La circolazione cartacea quadruplicò durante la grande guerra. I provvedimenti valsi a contenere i prezzi (i

calmieri) e i tesseramenti sui generi di prima necessità non servirono a molto, se non a sviluppare il mercato

nero di questi beni.

La lira perse potere d'acquisto.

Gli effetti dell'economia di guerra ridussero la produzione agricola di molto, e si cercò di accrescere la

produzione nazionali e ridurre il dazio d'importazione sul grano.

La mobilitazione industriale enfatizzò il nuovo ruolo economico assunto dallo Stato: le fabbreiche ausiliarie

venivano controllate dai Comitati regionali. Lo Stato divenne il principale datore di lavoro.

Le commesse statali rilanciarono il settore industriale e consentirono agli imprenditori di realizzare elevati

profitti. Lo Stato spesso accettava i prezzi richiesti senza contrattare, anticipava il denaro e aiutava

all'ammortamento degli impianti.

I maggiori vantaggi furono ottenuti dalle imprese di già notevoli dimensioni, in grado di esercitare pressioni

sul governo e accaparrarsi le commesse. Ci fu una robusta integrazione verticale e orizzontale delle

imprese.

Nel comparto meccanico la Fiat conobbe una grande espansione, nel settore siderurgico fu l'Ansaldo.

Decollò l'industria aeronautica e chimica, l'elettrica fu molto importante.

Le esigenze belliche imposero al settore secondario di superare a tappe forzate i ritardi presenti rispetto

all'Europa. Il rafforzamento delle basi industriali però allargò ancora di più il divario tra il nord e il

Mezzogiorno.

Il sistema bancario conobbe una crescita dell'attivo degli istituti di emissione, per l'aumentata circolazione

cartacea, e un'espansione delle banche di credito ordinario, che iniziarono a stringere "fratellanze siamesi"

con le industrie, soprattutto la Bis con l'Ansaldo, a cui erogava crediti illimitati.

Fine della guerra

L'Europa uscì dalla guerra con elevate perdite umane, vittime civili, milioni di invalidi e traumi psichici nella

popolazione. Vanno aggiunti i danni materiali e la distruzione del suolo dei paesi belligeranti.

Il Trattato di Versailles diede la colpa della guerra alla Germania, costretta a pagare le riparazioni, in natura

e in contanti, per 132 miliardi di marchi-oro. Il tracollo del marco fu inevitabile.

La dipendenza economica e finanziaria dagli USA dell'Europa spostò il baricentro della supremazia

economica oltre l'Atlantico.

Ci furono molte difficoltà a causa della riconversione dell'apparato industriale e al ripristino della produzione

di pace. Inoltre in periodo di guerra le industrie avevano avuto tendenze monopolistiche e tentativi di scalata

alle banche.

La smobilitazione delle truppe immise nel mercato del lavoro una massa non riallocabile in impieghi di pace.

Molti paesi extraeuropei chiusero le loro frontiere.

Crollarono diverse monete, i tassi di cambio caddero, i mercati finanziari erano molto instabili.

La società delle nazioni era troppo debole per organizzare una rete di sussistenza come quella del Piano

Marshall nella seconda guerra mondiale.

In Italia l'indebitamento dello stato era triplicato rispetto all'anteguerra. Il debito estero era sui 19.5 miliardi di

lire-oro.

La bilancia commerciale era in deficit, non c'erano più le rimesse dei migranti e l'inflazione continuò a cresce

sensibilmente fino al 1920. La cartamoneta era salita vertiginosamente e provocava scioperi e richieste di

aumenti salariali, che portavano a un ulteriore rincaro dei prezzi.

Lo Stato fu costretto a deliberare l'esecuzione di importanti lavori pubblici, mantenere il prezzo politico del

pane con costi elevatissimi.

Poiché il prelievo fiscale non era sufficiente, venne emesso un ulteriore prestito nazionale, più numerose

nuove imposte straordinarie, come quella sul patrimonio.

Nel 1921 venne abolito il calmiere sul pane.

La riconversione bellica creò una crisi che coinvolse i grandi gruppi siderurgici e meccanici. La Bis cadde a

causa della scalata dell'Ansaldo.

Crisi dello stato liberale: nel dopoguerra nacquero il Psi e il Ppi. Lo stato liberale si avviava al suo tramonto.

Mussolini fondava i Fasci italiani che registrarono una rapida ascesa dopo l'occupazione delle fabbriche.

Negli anni del biennio rosso ci furono molti scioperi e agitazioni, i lavoratori avevano una maggiore

consapevolezza dei loro diritti, avevano poco potere d'acquisto a causa dell'inflazione e necessitavano di

aumenti salariali. L'iniziale agitazione avvenne dalla Fiom, che nel settembre 1920 vide però gli industriali

reagire con la serrata degli impianti.

L'occupazione delle fabbriche si esaurì da sè.

Periodo fascista - De stefani

De stefani era un economista veronese, convinto della libertà d'impresa. I suoi obiettivi erano:

• Colmare il disavanzo del bilancio pubblico che nel 1922 era ancora a un terzo della spesa

• Perseguire un indirizzo economico produttivistico che assicurasse un più largo spazio

all'imprenditorialità privata

• L'attenuazione del regime tariffario protezionistico, contenimento dei salari e elevata elasticità

dell'offerta del lavoro

• Rendere disponibile una quota maggiore del risparmio nazionale per gli investimenti privati

Per ottenere ciò abolì le imposte sui profitti di guerra, sui proventi di amministratori e dirigenti di società, le

imposte di successione del nucleo familiare, l'imposta sul patrimonio e ridusse le aliquote delle imposte sui

fabbricati.

D'altra parte aumentò la base contributiva svantaggiando i ceti popolari.

L'abbassamento delle aliquote serviva a sgravare le categorie sociali con redditi più elevati che potevano

investire nell'industria.

Per risanare il bilancio dello Stato ridusse la spesa pubblica improduttiva, quella militare, le amministrazioni

postali e ferroviarie, vennero licenziati migliaia di impiegati pubblici, vennero privatizzate le assicurazioni.

Dal '22 al '25 si ebbe quindi un rilancio dell'economia, ma la bilancia dei pagamenti rimase comunque in

deficit.

Il basso costo delle erogazioni creditizie, la cospicua liquidità immessa nel sistema portarono a un aumento

della circolazione monetaria e quindi inflazione. Mussolini allora nel '25 sostituì De Stefani con l'imprenditore

Volpi.

Periodo fascista - Volpi

La prorità di Volpi era di bloccare l'inflazione e di stabilizare il cambio della lira.

Volpi reintrodusse quindi i dazi cerealicoli, poiché le importazioni incidevano troppo sulla bilancia

commerciale.

Per stabilizzare il cambio della lira bisognava sistemare i debiti di guerra. Riuscì quindi a dilazionare il

rimborso agli USA e a ottenere dalla banca Morgan un prestito elevato.

Anche con l'Inghilterra riuscì a ottenere un ottimo accordo con Churchill riducendo il debito.

Non bastò questo però per frenare l'inflazione interna. Venne avviata quindi una politica deflazionistica

finalizzata alla stabilizzazione monetaria.

Venne chiamata "battaglia della lira" che voleva portare la moneta nazionale a quota 90 rispetto alla sterlina.

Per conseguire l'obiettivo:

• Fu attribuito il monopolio di emissione alla Banca d'Italia, che aveva inoltre il compito di vigilare

sull'attività delle nuove banche commerciali e autorizzare l'apertura di nuove.

• Vennero presi provvedimenti per ridurre la massa di moneta in circolazione

• I Bot erano un pericolo inflazionistico e quindi nel '26 venne consolidato il debito

Queste misure ridussero la velocità di circolazione della moneta, spingendo al ribasso i prezzi. Nel '27 la lira

raggiunse la quota 90.

La Banca d'Italia fu obbligata a tenere una riserva metallica pari al 40% dei biglietti in circolazione, e la lira

entrò nel gold exchange standard.

Le politiche inflazionistiche fecero diminuire i salari realmente, la produzione industriale si contrasse e il

numero dei disoccupati triplicò. Le fabbriche fallirono e chiusero.

La politica economica di Volpi continuò a privilegiare gli interessi dei grandi gruppi industriali.

La battaglia del grano prevedeva un aumento massiccio della produzione cerealicola nazionale. Si voleva

raggiungere l'autosufficienza alimentare in caso di guerra. Si deliberarono premi di assistenza a chi

meccanizzava e migliorava i campi coltivati.

Nel lungo periodo i risultati furono soddisfacenti: non solo la produzione aumentò ma anche la produttività,

grazie ai prodotti chimici e alla meccanizzazione.

Questo sviluppo però avvenne a discapito di altre produzioni più pregiate.

Oltre a ciò si volle pianificare il territorio tramite delle bonifiche integrali. Oltre al prosciugamento si

aggiungevano la costruzione di canali, acquedotti, strade, case e lotta alla malaria.

I grossi proprietari terrieri meridionali non presero bene la cosa.

Le bonifiche ebbero comunque effetti limitati sull'aumento dei rendimenti agricoli. Si avviò anche una politica

di sbracciantizzazione.

Lo Stato nel frattempo abolì i sindacati non favorevoli al regime e li sostituì con quelli fascisti, che

controllavano rigidamente il costo del lavoro e il livello dei salari in funzione alla stabilizzazione monetaria.

La crisi del 1929 è caratterizzata dalla caduta dei prezzi e dalla drastica diminuzione degli scambi

internazionali.

La crisi del '29 colpì con qualche ritardo l'industria italiana grazie agli effetti della politica deflazionistica, che

aveva già ridotto le esportazioni. L'agricoltura si trovò esposta alla caduta dei prezzi, tuttavia la produzione

cerealicola registrò un aumento poiché aiutata dallo Stato. I livelli produttivi del primario non diminuirono di

molto.

La produzione industriale, dopo la prosperità del '28-'29 diminuì del 20% a causa della caduta della

domanda estera e dei consumi interni. Furono innalzati i dazi d'entrata delle automobili. Le Ford vennero

bandite dal mercato italiano.

La fissazione oligopolistica dei prezzi e la limitazione dell'offerta consentirono di frenare la caduta dei profitti.

Ci fu un più diretto intervento dello Stato nella politica industriale.

Pure l'Italia però vide un deflusso dei capitali americani, a cui aveva fatto ricorso per sostenere la

rivalutazione della lia. A partire dal 1930 si moltiplicarono insolvenze e fallimenti, e crebbe la disoccupazione.

Per risolvere la situazione si aumentarono i carichi di lavoro e si ridusse il personale.

Fu il comparto tessile a risentire più pesantemente della diminuita domanda interna e esterna.

La recessione internazionale ostacolò le emigrazioni verso l'estero e non ci furono più le rimesse dei migranti

a migliorare la bilancia dei pagamenti.

La grande depressione maturò nei primi anni 30 la crisi definitiva delle banche miste e venne accelerandosi il

il processo di concentrazione bancaria. Nel 1933 si costituì l'IRI. Lo Stato avrebbe messo a disposizione i

capitali necessari a coprire le perdite, acquisendo i titoli e le proprietà industriali delle banche da risanare e

provvedenzo alla loro gestione.

Seconda guerra mondiale

Tra il 1934 e il 1935 l'economia italiana iniziò a uscire dalla crisi in virtù della spinta espansiva della spesa

pubblica, in particolare, di quella coloniale e militare. La ripresa economica fu trainata dalla domanda interna,

nella quale un ruolo importante venne giocato dalla componente pubblica.

In questi anni si vide un rilancio industriale che interessò tutti i comparti.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale l'Italia si trovava quindi in pieno processo di trasformazione della

sua struttura industriale, in un periodo di crescita ma di ancora incompiuta modernizzazione.

I piani autarchici, la riforma del credito, l'avvento delle partecipazioni statali erano stati fattori di

accelerazione dell'economia industriale, le chiusure protezionistiche e l'instabilità politica europea erano

invece elementi di difficoltà.

Mussolini, consapevole dell'inadeguatezza dell'apparato militare e industriale, cercava quindi di guadagnare

tempo: l'Italia non sarebbe entrata in guerra prima di tre anni.

Tuttavia nei primi mesi del 1940 Hitler apparve ormai avviato alla vittoria, quindi l'atteggiamento del governo

italiano mutò, pensando che sarebbe stato furbo fare un modesto sacrificio di uomini e mezzi, per poter

sedere al tavolo della vittoria. Così l'Italia entrò in guerra.

Purtroppo l'Italia si dimostrò incapace di organizzare efficacemente il rifornimento e la distribuzione delle

materie prime necessarie a sostenere lo sforzo bellico, nonostante i rifornimenti di carbone dalla Germania. Il

blocco navale degli Alleati impedì all'Italia di rifornirsi di petrolio e altre fonti energetiche.

Solo dopo aver capito che il conflitto sarebbe durato molto più a lungo la produzione bellica venne

intensificata.

Nel settore agricolo si verificò un calo delle principali produzioni.

Nel 1943 il regime fascista cadde e i 20 mesi trascorsi tra l'armistizio e la fine della guerra furono la fase più

distruttiva economicamente. Ci fu la crisi dei trasporti e degli approvigionamenti, la contrazione dei consumi

privati, gli scioperi, il diminuito potere d'acquisto.

La circolazione monetaria aumentò incontrollabilmente. La Banca d'Italia proseguì comunque a

salvaguardare la stabilità della lira.

I tedeschi durante la ritirata portarono via macchinari industriali e reclutarono coattivamente lavoratori

disoccupati da inviare in Germania.

Su iniziativa del presidente americano Roosevelt fu convocata a Bretton Woods una conferenza

internazionale per ripristinare il gold exchange standard.

Il gold exchange standard è un sistema in cui la convertibilità dei biglietti non avviene esclusivamente in oro,

ma anche contro valuta pregiata immediatamente convertibile, in pratica contro dollari. Gli USA in quel

periodo detenevano l'80% di tutte le riserve auree, vollero quindi conferire alla loro moneta il ruolo

prestigioso di riserva mondiale. Il dollaro entrò così a far parte delle riserve valuarie di tutti i paesi,

acquisendo la funzione di moneta correntemente usata nei pagamenti internazionali.

Dalla ricostruzione al miracolo economico

Al termine della guerra i problemi principali erano dati dalla ricostruzione delle attrezzature produttive,

dall'inflazione e della strozzatura della bilancia dei pagamenti.

La ricostruzione comprendeva le varie città bombardate, le reti stradali e ferroviarie danneggiate, il sistema

dei trasporti, anche se l'industria non era in condizioni così gravi.

Durante la guerra lo stato fascista aveva cercato di allentare la pressione inflativa attraverso il ricorso al

mercato finanziario, collocando titoli di stato presso le banche con metodi più o meno forzosi.

Il terzo problema, la bilancia dei pagamenti, era il più difficile: dovendo procedere a riconvertire e riattivare la

produzione, l'Italia avrebbe dovuto effettuare importazioni di materie prime energetiche che si sarebbero

potute pagare solo accrescendo le esportazioni di prodotti finiti, data l'impossibilità di riequilibrare la bilancia

in altro modo.

Altri problemi erano la necessità di modernizzare il primario, il rilancio dello sviluppo industriale e superare il

divario nord - sud.

Il settore agricolo era caratterizzato per meccanismi produttivi superati, e inoltre la politica autarchica aveva

favorito l'incremento della coltivazione cerealicola, penalizzando altre colture.

Quanto all'industria il fascismo aveva sviluppato produzioni più moderne ma le cui dimensioni erano rimaste

limitate, mentre gli altri comparti avevano una tecnologia arretrata.

La disoccupazione nel dopoguerra contava circa 2 milioni di persone.

Nel 1945 l'inflazione era dilagante. A causa soprattutto di due cause: la sovrabbondante emissione di carta

moneta da parte degli alleati, sulla quale l'autorità italiana non aveva avuto possibilità di controllo (le am-lire)

e il cambio lira - dollaro, che rispetto al prebellico aveva una svalutazione di oltre cinque volte.

Nel mezzogiorno intanto il disagio economico si aggravava. C'erano sempre più tensioni popolari. Per

risolvere questi problemi venne attuata la riforma fondiaria, venne istituita la cassa per il mezzogiorno e

vennero predisposti degli incentivi per creare e potenziare le industrie.

Tra il 1955 e il '63 il sistema economico italiano realizzò tre obiettivi importanti:

• elevati investimenti produttivi

• stabilità monetaria

• equilibrio della bilancia dei pagamenti

L'espansione degli investimenti crebbe a tassi elevati in tutti i settori.

La lira non solo non si svalutò ma vinse l'Oscar delle valute, risultando la più stabile tra le monete dei paesi

occidentali.

La necessità di aumentare la produzione e l'efficienza dei comparti esportatori portò al formarsi di nuovi posti

di lavoro e un aumento della crescita industriale nel triangolo industriale.

Il progresso che l'economia italiana compì tra la fine degli anni '50 e i primi anni '60 fu tale che la crescita del

Pil, la produttività totale dei fattori risultarono i più alti e i più stabili nella storia del paese.

Notevole fu anche l'incremento del commercio internazionale. L'agricoltura cessava di essere il settore

dominante, ed era sopravanzata dall'industria e dai servizi.

La battuta d'arresto del 1963

Il decennio successivo agli anni '50 fu carattestizzato da aspre lotte sindacali, che, traducendosi in un

significativo aumento del costo del lavoro, indussero le imprese a effettuare pesanti tagli occupazionali e

avviare una profonda ristrutturazione per mantenere elevato il saggio di profitto e la competitività sui mercati

internazionali.

Negli anni '61-'63 le retribuzioni crebbero a un ritmo più che doppio rispetto alla produttività. L'incremento del

costo del lavoro ridusse la competitività dell'industria italiana sui mercati esteri, ma diede luogo a una

crescita delle importazioni. Ne derivò uno squilibrio commerciale.

Concorse al deficit l'agricoltura, che non fu in grado di rispondere alla nuova domanda di beni.

L'imprenditoria, per recuperare i margini perduti scaricò l'aumento del costo del lavoro sui prezzi, che finì per

aumentare l'inflazione.

Le autorità monetarie si trovarono costrette a operare una manovra restrittiva, finalizzata a contenere la

spirale inflazionistica, a capovolgere le aspettative di svalutazione e a riequilibrare la bilancia dei pagamenti.

Dal 1963 al 1969 si avviò un processo di ristrutturazione industriale. Le imprese cercarono aumenti di

produttività, intensificando i ritmi di lavoro e si cercò di rafforzare una posizione oligopolistica dei grandi

gruppi e la creazione di concentrazioni finanziarie.

La fine dell'età d'oro

Alla fine degli anni '60 l'andamento complessivo dell'economia italiana era ancora positivo. Nel settembre

1969 però, con lo sciopero nazionale dei metalmeccanici, iniziò l'autunno caldo, una stagione di intensi

scontri sociali. Nel 1970 venne firmato lo Statuto dei lavoratori, che sancì i diritti fondamentali e le libertà di

organizzazione dei sindacati. Tra l'autunno 1969 e il '73 i salari crebbero a un ritmo annuo del 9%.

Il secondo shock salariale fu accompagnato da una crisi internazionale gravissima che segnò il crosso del

sistema di Bretton Woods e la fine della stagione delle materie prime a basso costo.

Nei primi anni '70 il dollaro perse il valore storico di moneta di riferimento internazionale e gli Stati Uniti non

furono più in grado di assicurare la convertibilità del dollaro. Gli USA stavano sopportando anche le ingenti

spese della guerra in Vietnam. Il presidente Nixon nel '73 dichiarò l'abbandono del gold exchange standard.

A tale problema si aggiunse la guerra dello Yom Kippur, che fece aumentare il prezzo del petrolio a causa

dell'embargo dell'Opec verso chi sosteneva Israele. La crisi petrolifera e il crollo del sistema di Bretton

Woods accentuarono ulteriormente la definizione di nuove aree commerciali e monetarie. Il blocco

occidentale venne suddiviso tra gli USA, la germania occidentale e il Giappone.

R ISPOSTE ALLE DOMANDE

I principali problemi del bilancio pubblico dell'Italia unificata, con particolare attenzione agli aspetti legati al

debito pubblico, all'imposizione fiscale, alla circolazione monetaria.

L'Italia unificata si trovò ad affrontare fin da subito vari problemi sia sociali che economici. L'intero regno subì

una "piemontesizzazione", perché vennero applicate forzatamente a tutto il territorio le leggi e i regolamenti

dell'ex regno di Sardegna. Ad essere uniti furono anche i debiti pubblici dei vari stati preunitari.

Oltre alle ingenti spese di guerra, l'Italia si ritrovò con un alto deficit del debito pubblico, che aumentò negli

anni successivi. Per riuscire a raggiungere il pareggio del bilancio nel '74-'75 vennero quindi ridotte le spese

sia ordinarie che straordinarie del paese. Oltre a ciò, l'imposizione fiscale, che gravava soprattutto sulle

masse popolari, aumentò fino a diventare una delle più pesanti d'Europa.

Vennero aumentate sie le imposte dirette che le indirette: le prime erano sul reddito agrario, il conguaglio

degli estimi catastali, l'imposta di successione.. mentre le indirette (o sui consumi) provocarono un aumento

del prezzo del sale, dei tabacchi, del latte. La più contestata, ma anche quella che dava l'entrata più alta allo

Stato, fu la tassa sul macinato.

Oltre all'imposizione fiscale, per riuscire a raggiungere il pareggio e aumentare le entrate lo Stato vendette,

tra il 1864 e il 1868, i beni demaniali ed ecclesiastici. La maggior parte dei terreni venduti si trovava al Sud.

Vennero vendute anche le ferrovie ai privati.

Un'altra fonte di finanziamento fu il primo prestito del regno d'Italia, che venne collocato soprattutto all'estero

(Parigi).

Nel 1865 il rischio della guerra prussiana fa scendere di molto il valore dei titoli, che vennero comunque

emessi ma a un corso molto inferiore al nominale. Poiché lo Stato non riusciva più a finanziarsi

efficacemente con i titoli del debito, iniziò a emettere carta moneta. La circolazione monetaria quindi

aumentò di molto.

Le banche che avevano il permesso di stampare carta moneta erano ancora ben cinque, perché venne

permesso questo privilegio anche al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia.

Nel 1866 fu proclamato il corso forzoso, sia a causa del basso valore dei titoli che dell'aumento dell'uso di

carta moneta.

Le cause che portarono alla proclamazione in Italia del corso forzoso

Il corso forzoso in Italia ha cause sia endogene che esogene.

Le cause interne erano legate alla difficoltà dei conti pubblici. Lo Stato doveva utilizzare qualsiasi metodo per

riuscire a aumentare le entrate, a causa delle forti spese che doveva effettuare in quegli anni. Venne

emesso debito pubblico che si collocò all'estero. Per rimborsare la rendita l'Italia andò incontro a un deflusso

d'oro.

La prima causa esterna invece è legata alla crisi che l'America stava vivendo per la prima guerra di

secessione. Gli americani per finanziarsi ritirarono tutti i loro investimenti in titoli di stato europei. Il ritiro di

questi crediti e il diminuirsi dei loro investimenti danneggiò molto l'economia europea e italiana. Oltre a ciò le

esportazioni americane subirono un calo e aumentarono di prezzo: soprattutto il cotone. Ciò portò a una crisi

dei mercati europei e a un abbassamento del valore dei titoli di stato.

La seconda causa esterna è legata alla minaccia di una guerra franco - prussiana. Gli investitori, soprattutto

stranieri, temevano che l'Italia potesse schierarsi dalla parte dei prussiani, e che, per sostenere le spese di

guerra, dovesse consolidare il debito pubblico.

La minaccia di ciò portò a una vendita di titoli del debito pubblico che fece crollare il loro valore ai minimi

storici. All'Italia non conveniva più, quindi, emettere un altro prestito e decise di stampare carta moneta per

finanziarsi.

La moneta stampata però doveva essere convertibile, ma la riserva cautelativa delle banche non era

sufficiente a coprire un'emissione così enorme. Nel 1866 il ministro Scialoia proclamò il corso forzoso.

Gli interventi americani a sostegno della ripresa economica europea alla fine del secondo conflitto mondiale

Dopo la seconda guerra mondiale il ruolo politico degli USA in Europa aumenta moltissimo. La stessa

Europa era divisa in due aree di influenza: gli stati occidentali sotto gli USA, quelli orientali sotto l'URSS.

Furono i primi a godere degli aiuti del piano Marshall.

Gli USA necessitavano che l'Europa si riprendesse velocemente dalla guerra perché necessitavano di un

mercato di sbocco per i loro prodotti. Il piano Marshall firmato il 16 aprile del '48 aveva questi obiettivi:

• Finanziare per quattro anni le importazioni di cui l'Europa aveva bisogno ma che eccedevano le sue

possibilità di pagamento

• Provvedere a un risanamento finanziario

• Favorire forme di cooperazione internazionale e creare una collaborazione intraeuropea

L'UNNRA era un'organizzazione delle Nazioni Unite per assistere economicamente e civilmente i paese

usciti danneggiati dal conflitto e stanziò più di 7 miliardi di dollari.

Circa l'80% degli aiuti statunitensi consistevano in prodotti in natura consegnati allo stato, solo il rimanente

erano crediti verso le imprese. La tecnologia americana era più avanzata rispetto a quella europea, quindi

esportano anche le loro conoscenze per riuscire a risollevare l'industria del vecchio continente.

Gli stati europei dovevano stilare una lista (in collaborazione con i privati e le imprese) in cui richiedevano dei

materiali, dei beni o dei prodotti che erano necessari allo sviluppo. L'OECE è l'organizzazione che serviva a

controllare la distribuzione degli aiuti americani in Europa. Una volta stilata questa lista l'america inviava i


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti del corso di Leila Picco di Economia e Commercio di Torino Integrati con i libri: "CATTINI L'Europa verso il mercato globale" e "PECORARI L’Italia economica".

Questi sono gli appunti completi del corso, non ho mai perso una lezione!
L'esame della Picco è tutto incentrato su quello che lei spiega in classe, io ho studiato solo su questi e ho preso 28 dello scritto!!


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Docente: Picco Leila
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Francesca.Botta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Picco Leila.

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