Settore economico contemporaneo
Capitolo 1 e lezioni 24/09/2013 e 26/09/2013
La storia economica studia i processi economici che si svolgono nel tempo e nello spazio. La storia economica comparve nella seconda metà dell’800, quando fu chiaro che il processo di industrializzazione in corso aumentava stabilmente la ricchezza prodotta e sovvertiva gli equilibri sociali preesistenti.
Gli storici dell’economia si occupano dei fatti e delle mentalità riconducibili alla dimensione economica, privilegiandoli rispetto a tutti gli altri, senza isolarli da condizionamenti estremi e dai contesti. L’oggetto delle loro ricerche è dato dai modi in cui individui, gruppi, società e civiltà, del passato remoto fino a quello più recente, affrontarono e risolsero i molti problemi legati all’esigenza di sfruttare risorse naturali finite, di produrre, distribuire e consumare i beni e i servizi, di risparmiare una parte per non incorrere in crisi di scorte e/o per accrescere la capacità produttiva mediante investimenti migliorativi in tecnologie.
Le organizzazioni economiche nella storia
Le organizzazioni economiche nel corso della storia si possono dividere in due fasi: la preindustriale e la capitalistica.
1. Preindustriale
- Tipica delle società tradizionali, si basa sull’agricoltura
- I membri soddisfano un numero limitato di bisogni primari
- Si produce solo ciò che serve per il consumo (autoconsumo) e per reinvestire nel seguente ciclo produttivo
- La terra è dominata da un’élite aristocratica e religiosa, appartiene a tutti i membri delle comunità rurali ed è sfruttata in comune
- Pluriattività: le stesse persone svolgono mansioni diverse a seconda delle stagioni
- La tecnica agricola è rudimentale e gli attrezzi sono molto semplici, non viene utilizzata la divisione del lavoro
- Inesistenza di capitale e bassa produttività provocano raccolti quantitativamente limitati e imprevedibili che dipendono dalle condizioni meteorologiche
- Le scorte vengono ammassate e distribuite secondo l’interesse del gruppo
- L’intermediazione commerciale ha un'importanza secondaria, la compravendita con pagamenti in moneta è rara e periodica (mercati e fiere). Il mercato dei beni alimentari primari è istituzionalmente controllato per favorire i compratori. I mercati trasferiscono merci da luoghi remoti in cui ve ne è in sovrappiù a luoghi in cui scarseggiano. I rapporti sono asimmetrici e collusivi, non si stabilisce un prezzo definito e di mercato, si contratta.
- L’imprevedibilità dei disastri naturali e la mancanza di tecnologie comportano volatilità e variabilità della quantità offerta e quindi un’oscillazione nervosa dei prezzi dei beni
- Non esiste proprietà privata
- Trappola Malthusiana: nel periodo preindustriale la popolazione ha una crescita geometrica, mentre le risorse crescono in progressione aritmetica. L’ecosistema si satura e l’equilibrio si ottiene dopo che carestie, epidemie e guerre riducono nuovamente la popolazione.
2. Postindustriale
- Basata sui rapporti di scambio antagonistici fra individui e fra soggetti giuridici pubblici e privati che aspirano a soddisfare i bisogni pagando un prezzo per disporre di beni e servizi di altri
- Privatizzazione delle risorse naturali (terra) che hanno un prezzo
- Crescente applicazione delle tecnologie, (capitale) che utilizzano energia inanimata per ottenere maggiori quantità di prodotto a parità d’impiego di manodopera
- Divisione del lavoro: la manodopera si specializza in funzioni lavorative differenti
- Salari: ricompensa del lavoro con il denaro
- Moneta e credito: grazie ad esse gli imprenditori acquistano o noleggiano terra, capitale e lavoro mediante il meccanismo della domanda e dell’offerta sui mercati, e li combinano per produrre beni e servizi destinati alla vendita
- La produzione viene offerta sul mercato, per poi essere venduta per soddisfare la domanda dei consumatori che dispongono dei salari ricavati lavorando nelle imprese.
- Un flusso monetario collega consumatori ed imprese e i comportamenti degli uni e degli altri dipendono dai prezzi dei beni e dei servizi prodotti combinando i fattori nel modo più efficiente possibile.
Relazioni economiche e sociali
Le relazioni economiche fanno parte di un insieme di relazioni sociali e culturali riconducibili a quattro elementi tra loro dipendenti:
1. Ambiente
È lo studio che riguarda gli influssi esercitati dalla natura sulle società umane e delle trasformazioni apportate alla natura dagli uomini. Considerando la relazione tra i fattori fisici (posizione, clima, vegetazione, acque, suolo, risorse naturali) e fattori antropici (popolamento, insediamento, attività economiche, livelli tecnologici, vie di comunicazione), i geografi dell’800 si convinsero che i fattori naturali determinassero sia le forme nello spazio, sia i comportamenti umani. Si sviluppa l’idea del determinismo, cioè certe condizioni ambientali, implicano determinate soluzioni sociali ed economiche, in modo da ricondurre i diversi gradi di sviluppo delle società al prevalere dei fattori naturali sulle culture umane. L’idea muta nel possibilismo, quando si osserva che popolazioni diverse, stanziate su territori simili, avevano elaborato soluzioni alternative per risolvere il problema della sopravvivenza, quindi si nota l’influenza della cultura sulla natura.
La vecchia Europa era un insieme di ecosistemi in equilibrio spontaneo nei quali pochi uomini occupavano e difendevano uno spazio vitale. Il mutamento organizzativo e tecnologico delle agricolture tradizionali, esige tempi medio-lunghi (30-35 anni), perché i contadini diffidano delle innovazioni tecniche, essi resistono all’idea di impiegare i loro scarsi risparmi in investimenti tecnici (capitale) per risparmiare lavoro, risorsa di cui sovrabbondavano e non dovevano pagare.
Fino al XVIII secolo, la maggioranza della popolazione europea abitò in villaggi e case sparse nelle campagne. Le grandi città erano rare. Prevalevano piccoli e medi centri urbani demograficamente stabili, in quanto gli abitanti delle campagne si trasferivano stabilmente in città.
Le città svolgevano tre funzioni:
- Erano sede delle magistrature civili (governo, comune, tribunale civile, penale, fisco) ed ecclesiastiche (cattedra del vescovo)
- Erano luogo esclusivo di produzione e vendita di manufatti e di erogazione di servizi ai cittadini e ai contadini residenti nello spazio rurale circostante
- Erano luogo d’incontro per lo scambio dei manufatti artigianali e delle derrate agricole eccedenti.
Gli ostacoli naturali ed istituzionali che impedivano i movimenti delle merci a media-lunga distanza favorirono la crescita delle città portuali e di quelle situate lungo fiumi o canali navigabili, questo grazie al basso costo e al minor tempo che un trasporto via acqua prevedeva. Le grandi città marittime (Venezia, Genova, Napoli, Palermo, Messina, Marsiglia, Barcellona per il Mediterraneo, Lisbona, Bordeaux, Londra, Amsterdam, Amburgo, Berna, per l’Atlantico e Mare del Nord) furono centri densamente popolati nei quali si concentravano funzioni economiche terziarie.
2. Struttura e dinamica della popolazione
La popolazione è un complesso organismo soggetto a mutamenti dovuti a processi naturali: nascite-morti e a processi sociali: unioni, matrimoni, migrazioni. Dalla metà del XIX secolo iniziò un processo di crescita della popolazione, iniziato in Europa occidentale, che coinvolge Americhe, Asia e dal ‘900 interessò Africa ed Oceania, dando origine ad un processo di aumento della popolazione mondiale.
L’avvio di un processo di crescita coincise con l’avvento di migliori condizioni di vita, e con l’adozione di misure igieniche-sanitarie pubbliche e private. I tenori di vita cambiati in meglio, favorirono un aumento di fecondità, l’adozione di precauzioni igieniche attenuano la mortalità.
Fino alla prima metà del XIX secolo l’effetto combinato di un alto tasso di natalità e di un alto tasso di mortalità produsse una struttura di società in cui un elevato numero di appartenenti alle prime classi di età (<25 anni) si contrapponeva ad un basso numero di anziani (>65 anni). Inoltre, spesso il 25-50% dei nati non arrivava all’età in cui poteva generare figli, così capitava che a una generazione potesse seguirne un’altra meno numerosa, squilibrando la struttura demografica.
La transizione demografica nei diversi paesi avvenne in tempi differenti, provocando una caduta della mortalità, poi della natalità e poi della nuzialità; nello stesso tempo si verificava un allungamento della durata della vita.
3. Le istituzioni politiche e giuridiche
Definiscono le forme di potere, del suo esercizio e le regole positive-consuetudinarie che individui e gruppi sono tenuti ad osservare. Un potere sovrano personale si resse a lungo in Europa sulla concessione di privilegi, cioè norme o statuti particolari elargiti a città, corporazioni d’arti e mestieri casate aristocratiche, a individui, in cambio di fedeltà. I privilegi riconoscevano dignità graduate e diversificate.
Fino ai primi dell’800 nell’Europa continentale raramente gli individui erano pieni proprietari di un immobile, così da poterne liberamente disporre. Esistevano stratificazioni di diritti di possesso, e d’uso al vertice del quale c’era il titolare del diretto dominio, investito di una signoria feudale.
Pensando al processo di industrializzazione come la trasformazione dei particolarismi in regole generalizzate e valide per tutti, si nota che la parrocchia, il feudo, il comune, la diocesi, la città e lo stato, costituiscono ambiti d’organizzazione normativa, ciascuno geloso delle proprie prerogative giurisdizionali e restio a vederle diminuire o abolire.
I regimi politici esistenti in Europa nei secoli XV-XVIII sono:
- Feudalesimo: organizzazione politica più antica, tipica delle società rurali tradizionali. Manca di forte potere centrale, è contraddistinto da una molteplicità di poteri locali. Il sovrano non gode di potere effettivo, dispone solo di un diritto di precedenza: è il primo tra i pari.
- Repubbliche patrizie: erano città stato fiorite nel medioevo e conservate nell’età moderna nella quali il potere era gestito da una rosa di casate autoctone di matrice alto-borghese. I patrizi si riservano il diritto-dovere di amministrare la cosa pubblica.
- Monarchia assoluta: prevale a danno del feudalesimo nell’Europa occidentale dell’età moderna. L’unicità del sovrano senza pari ha un potere personale senza limiti. Prevalse una concezione teologica che vedeva nella monarchia assoluta l’espressione perfetta dell’autorità di Dio.
- Dispotismo illuminato: apparve dalla metà del 700, in alcuni stati dell’Europa centrale ed orientale (Prussia, Austria e Russia), dove le popolazioni erano meno numerose, le città rare e piccoli quasi tutti i contadini erano servi della gleba. I despoti fecero recuperare il ritardo accumulato rispetto alla forma politica della monarchia assoluta e avviando processi di modernizzazione industriale. Il sovrano illuminato perseguiva la semplificazione dei rapporti con i sudditi, assieme alla codificazione delle norme per accrescere il prestigio e la potenza dello stato. I sovrani presero misure drastiche anche in campo economico, iniziando una tradizione autoritaria continuata fino al ‘900.
- Regime britannico: è una monarchia ereditaria nella quale il potere apparteneva a un’aristocrazia autorevole e rispettata che godeva della generale considerazione del popolo perché si era sempre occupata dei problemi del paese. I nobili avevano in mano l’amministrazione locale e mancava la burocrazia regia. Gli aristocratici accedevano ai due rami del parlamento: la camera alta (dei Lord - ereditaria) e la camera bassa (dei Comuni - elettiva), e costituivano il personale politico dei gabinetti di governo. È un sistema rappresentativo, elettivo, elitario e liberale.
4. Gerarchie sociali
Ogni corpo sociale è stratificato in ceti, individui e gruppi fanno parte di un ceto più o meno compatto i cui componenti hanno comuni interessi, comune cultura, atteggiamenti e comportamenti analoghi. Con il termine prestigio si indica l’approvazione, il rispetto, l’ammirazione e la deferenza di cui gruppi di persone o singoli individui godono a causa dei ruoli e delle funzioni sociali svolte. Le disuguaglianze di stato sono l’effetto di differenti posizioni sociali relative all’esercizio di potere, all’onore pubblicamente riconosciuto a singole persone o a gruppi e alla disponibilità di risorse patrimoniali o di flussi di reddito derivanti da un’attività economica socialmente non disdicevole, come la produzione di norme giuridiche, il mantenimento del primato della legge e dell’ordine pubblico, la difesa da aggressori, l’esercito delle arti e delle scienze, la comunicazione, la mediazione con il soprannaturale, la produzione di beni e servizi e la loro distribuzione ecc.
Nelle società tradizionali, l’appartenenza all’élite dipende dal principio ascrittivo, il prestigio riconosciuto all’etnia o alla famiglia d’origine d’ogni persona. Nelle società tecnologiche e democratiche prevale il principio acquisitivo, che assicura la posizione di status in base a capacità individuali (meritocrazia) espresse nel mestiere o nella professione, in stretta relazione con il livello di istruzione raggiunto. Nelle moderne società ecologiche, dominate dal principio acquisitivo, la mobilità è garantita da processi fisiologici di promozione e declassante sociale. Nelle società tradizionali la vischiosità garantita dal prevalere di principi ascrittivi frena promozioni e declassamenti e fa del matrimonio un’importante strumento di promozione.
Dal 700 in Europa l’istruzione diviene il maggiore fattore di promozione e ascesa sociale, in quanto permette a una crescente quota della popolazione la possibilità di acquisire competenze ed abilità altrimenti precluse.
Le relazioni di carattere economico intrecciate con l’ambiente, la popolazione, le istituzioni politiche e giuridiche e le gerarchie sociali sono tra loro più o meno interrelate. Le diverse interrelazioni danno esiti differenti, secondo i caratteri originari delle società osservate e le relative culture.
01/10/2013
La bilancia commerciale di un paese contiene l’ammontare delle esportazioni e importazioni di merci di quest’ultimo, il saldo fornisce una valutazione della salute economica e della ricchezza del paese: se è in attivo, cioè se il valore delle esportazioni è maggiore delle importazioni, il paese ha un’entrata netta di capitale monetario, se è in passivo ha un’uscita.
La bilancia dei pagamenti comprende i movimenti delle merci, ma include anche i movimenti solo finanziari (come donazioni, prestiti, acquisto di titoli di stato da parte di stranieri).
Economia preindustriale
Caratterizzata da:
- Agricoltura con addetti dal 60% all’80% della popolazione attiva. La popolazione attiva è la popolazione che produce e consuma, la popolazione dipendente consuma solo. Fino al 1840 in Inghilterra e Francia la percentuale è superiore al 60%, fino al 1870 per Germania e Belgio. Dopo il 1840 nascono leggi che delimitano l’età lavorativa, prima non esistevano e la loro emissione è un segnale di sviluppo.
- Basso rapporto risorse disponibili/bisogni della popolazione. I bisogni sono quelli primari, spesso sono inferiori alla necessità della popolazione.
- Offerta di beni inferiore alla necessità della popolazione. Oppure si ha un’offerta poco costante, ad esempio alcuni prodotti dell’agricoltura hanno un eccesso di offerta una volta all’anno che genera un livello alto dei prezzi.
- Livello alto dei prezzi. Oltre ai prezzi elevati si ha un’oscillazione nervosa dei prezzi che sono difficili da gestire.
- Sperequazione della distribuzione del reddito. C’è troppa differenza tra un numero limitato di ricchi/molto ricchi e una larghissima parte di popolazione poverissima.
- Povertà per alta percentuale di popolazione
- Bassa produttività di tutti i fattori produttivi. I fattori produttivi erano la terra, il lavoro, il capitale e le risorse naturali. L’innovazione tecnologica aumenta la produttività di tutti questi fattori. Il capitale fisso aumenta la produttività, che è il risultato del rapporto tra (fattore produttivo utilizzato)/(prodotto finito).
- Frequenti periodi di crisi economiche dovute a sottoproduzione. In periodo preindustriale si semina molto e si ottiene poco, in Europa i cereali rendevano sterile il terreno assorbendo azoto e sali minerali, con l’avvento delle colture americane la produttività aumenta. Le crisi di sovrapproduzione invece sono tipiche di zone industrializzate.
- Carestie, guerre, epidemie, epizoozie. In epoca preindustriale il raccolto è legato alle condizioni atmosferiche e può andare interamente perduto. Le guerre distruggono il terreno. Le epidemie e le epizoozie provocano la mancanza di fattori produttivi: lavoro manuale e fonti di energia (gli animali trasportano, arano).
In periodo preindustriale si sviluppano diverse correnti di pensiero che mutano nel tempo, le più importanti sono:
- Mercantilismo: sostiene che la ricchezza di un paese è legata alla quantità d’oro che possiede per coniare monete e se il suo livello di esportazioni è maggiore delle importazioni.
- Fisiocrazia: è sempre importante la quantità d’oro detenuta ma la base della ricchezza del paese è lo sviluppo dell’agricoltura. Si sviluppa la mezzadria, un contratto in cui il proprietario fornisce terreno e macchina...
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