Premessa
La storia economica: l'oggetto e il metodo della storia economica. La storia economica è la storia dei fatti e delle vicende economiche a livello individuale, aziendale o collettivo.
Oggetto della storia economica
Oggetto della storia economica sono:
- Produzione di beni e servizi
- Distribuzione di beni e servizi
- Consumo di beni e servizi
Un bene economico è qualsiasi oggetto che sia in grado di soddisfare un bisogno umano e che abbia un prezzo, e quindi un mercato sul quale è acquistato e venduto. Non sono beni economici, anche se soddisfano bisogni, quelli "liberi", cioè che non hanno un prezzo (aria, luce del sole).
La produzione si ottiene combinando assieme i fattori della produzione, ossia i fattori naturali, il lavoro e il capitale, ai quali alcuni aggiungono la capacità imprenditoriale, ossia la capacità dell'imprenditore di combinare e organizzare i fattori. Ovviamente, il valore della produzione (output) deve essere superiore al valore dei fattori impiegati (input), altrimenti non vi sarebbe convenienza a produrre.
Il capitale è una somma di denaro (capitale finanziario) o un insieme di beni necessari per la produzione di altri beni o servizi (capitale produttivo). Chi impiega il capitale finanziario è un capitalista finanziario e riceve un compenso detto interesse; chi impiega il capitale produttivo è un capitalista imprenditore e ricava un profitto.
La distribuzione consiste nella ripartizione, in modo più o meno equo, del valore dei beni e servizi fra coloro che hanno contribuito a produrli: imprenditori, lavoratori e fornitori di capitali. Tale ripartizione include anche il pagamento delle imposte allo Stato.
Il consumo è l'utilizzazione che si fa dei beni e dei servizi prodotti. I beni sono utilizzati per soddisfare i bisogni individuali o collettivi dell'uomo oppure per produrre altri beni. I beni destinati al consumo finale sono impiegati una sola volta e vengono distrutti fisicamente con l'uso (carbone, cibo, petrolio), oppure sono adoperati parecchie volte, quando si tratta di beni durevoli (automobili, macchinari). I beni destinati alla produzione di altri beni si dicono beni "strumentali".
Economia politica e storia economica
La produzione, la distribuzione e il consumo sono l'oggetto di studio della storia economica, ma anche dell'economia politica e della politica economica. Ciò che varia è il modo e le finalità con cui questi temi vengono affrontati.
- Economia politica: studia l'attività economica per comprenderne il funzionamento per poi giungere alla formulazione di leggi economiche. Le leggi economiche sono relazioni tra fenomeni economici confermate dall'esperienza, nel senso che dovrebbero ripetersi sempre allo stesso modo, sicché quando si verifica un certo fenomeno ci si attende un determinato effetto. Ma, siccome gli uomini si comportano in modo vario e difficilmente prevedibile, gli effetti attesi in base a tali leggi economiche possono dare risultati molto diversi da quelli previsti, tant'è che vi è anche chi ritiene che in economia non vi siano leggi.
- Politica economica: si occupa del modo in cui i governi, con la loro azione, modificano la composizione, la distribuzione e il consumo della ricchezza prodotta.
- Storia economica: studia le modalità con le quali i problemi della produzione, della distribuzione e del consumo di beni e servizi sono stati effettivamente risolti in certe epoche e in determinati luoghi. L'economista deve studiare il presente alla luce del passato per fini che hanno a che fare con il futuro. Egli è quindi rivolto verso il futuro nonostante sia comunque ancorato alla conoscenza dei fatti già avvenuti per determinare delle possibili leggi. Lo storico, invece, è orientato verso il passato e perciò non si preoccupa del futuro. Anche se la storia economica si occupa delle vicende e dei fatti economici, dietro di essi vi è sempre l'uomo, con i suoi sentimenti, le sue convinzioni, i suoi pregiudizi e le sue paure. Sono le azioni dell'uomo, razionali o irrazionali che siano, a determinare gli eventi economici che influiscono sulle sue condizioni materiali di vita.
La prima rivoluzione industriale (1750-1850)
I sistemi economici
Un sistema economico è l'insieme delle forme istituzionali, dei rapporti giuridici o consuetudinari, delle strutture sociali e delle modalità di organizzazione della produzione che regolano l'attività economica dell'uomo. Lo sviluppo storico ha determinato il succedersi dalle originarie formazioni comunitarie, tributarie e schiavistiche ai più complessi sistema feudale, mercantile, capitalistico e collettivistico. Maurice Dobb ha sottolineato che in realtà non esistono sistemi puri, poiché in ciascuno di essi sono presenti elementi caratteristici sia dei periodi precedenti che di quelli successivi.
La formazione economica comunitaria si fondava sulla proprietà collettiva della terra e sul lavoro articolato su base familiare e su base comune: clan e villaggio. L'accesso alla terra non era egualitario, ma in funzione di regole precise che privilegiavano alcuni gruppi nell'assegnazione degli appezzamenti. Non esistevano rapporti mercantili di scambio.
Col passaggio alle formazioni tributarie si affermò una gerarchia sociale divisa in classi: la casta dominante monopolizzava la terra e percepiva un tributo dai contadini, che erano organizzati in comunità. In tal modo, essa acquisiva un surplus che dipendeva dalle condizioni di ricchezza o di povertà della formazione stessa.
Il sistema feudale può considerarsi una formazione periferica rispetto a quella tributaria, al pari di quella schiavistica. Quest'ultima usò il lavoro coatto come mezzo essenziale di produzione. I beni e i servizi prodotti dagli schiavi potevano entrare sia nei circuiti dei trasferimenti non mercantili, sia in quelli basati sul commercio su grandi distanze. La formazione schiavistica permise di aggiungere al surplus interno, ottenuto dal lavoro coatto, quello esterno proveniente dall'esportazione di parte dei beni oggetto di quel lavoro. Tale formazione, però, proprio a causa dell'eccessiva dipendenza dall'esterno per l'acquisizione della manodopera, si mostrò particolarmente debole.
Economia feudale
Tra l'ottavo e il tredicesimo secolo, il sistema economico feudale dell'Europa centro-occidentale, è stato definito come un'organizzazione della produzione fondata sulla combinazione di terra signorile e lavoro servile, finalizzata all'uso dei beni prodotti. Esso si basava sulla cessione della terra dal sovrano al feudatario e, in seconda istanza, da quest'ultimo a vassalli minori, all'interno di una struttura gerarchizzata della società che dal signore giungeva fino ai servi della gleba. Questi ultimi e i coloni erano tenuti a prestazioni lavorative ordinarie e straordinarie a favore del signore sulla pars domenicale del feudo, oltre al pagamento in natura di un censo per l'uso delle terre che essi coltivavano e nelle quali abitavano: la pars massaricia.
Ogni appezzamento, il manso, era appena sufficiente al soddisfacimento dei bisogni minimi di una famiglia. Essa rappresentava l'unità economica del feudo, poiché adempiva sia a funzioni produttive che fiscali a mezzo del lavoro necessario al proprio sostentamento e del lavoro eccedente erogato a favore del signore sotto forma di corvée, di prodotti e servizi.
Fino all'undicesimo secolo, il feudalesimo si configurò come un'economia chiusa, basata sull'autoconsumo, sugli scambi in natura e sull'assenza di rapporti mercantili monetarizzati. Si trattava di un sistema economico stazionario, che si ripeteva sempre uguale a se stesso. La rigida struttura piramidale della società e la permanenza dello status personale di ogni suo componente si riflettevano nella staticità della formazione e distribuzione del reddito e della composizione della popolazione, periodicamente falcidiata da epidemie e carestie.
Intorno al dodicesimo secolo, con la cessazione delle invasioni barbariche, la popolazione dell'Europa occidentale entrò in una fase accelerata di crescita che durerà fino alla metà del 300, quando la peste la ridurrà drasticamente. Agli inizi del 400, l'incremento demografico causò il migliore sfruttamento delle tecniche produttive medievali (l'aratro a ruota, i mulini ad acqua e a vento, il passaggio dalla rotazione biennale a quella triennale) e permise alla popolazione di spingersi in territori nuovi e colonizzarli. A mano a mano si intensificò la creazione di surplus. L'innovazione in campo agricolo, la messa a coltura di nuovi appezzamenti, l'aumento di manodopera disponibile avevano fatto incrementare la produttività del lavoro dei contadini sia sulle terre concesse che su quelle del feudatario. Ciò rese più vantaggioso per il signore cedere tutta la terra alle famiglie di agricoltori perché la coltivassero in proprio, ottenendo in cambio un prodotto maggiore di quello risultante dalle corvée.
La creazione di surplus migliorò anche le condizioni delle famiglie rurali che acquisivano i mezzi e gli strumenti della produzione. Il comune interesse del signore e dei contadini alla formazione del surplus fu alla base della trasformazione della rendita in natura in rendita monetaria, trasformazione che si ebbe grazie alla crescita e allo sviluppo delle economie urbane. Le corporazioni di mercanti delle città, però, imponevano prezzi di monopolio rispetto a quelli agricoli causando la fuga dei servi e dei contadini verso città in crescita dal punto di vista del potere economico.
L'abbandono delle terre ridusse la produzione e, quindi, la rendita che, a sua volta, fece diminuire il potere d'acquisto dei suoi esattori sui mercati urbani. Questi erano legati sua ai traffici delle spezie e dei prodotti di lusso, sia alle transazioni che avevano ad oggetto derrate, utensili agricoli, stoffe e altri beni necessari. L'agricoltura permaneva alla base del sistema feudale, come conferma il fatto che ancora, alla fine del Medioevo, in tutte le città la fortuna dei grandi mercanti o dei piccoli commercianti dipendeva dall'accumulo di granaglie, vino e lana; essi compravano questi prodotti nelle campagne, li immagazzinavano, speculavano sul rialzo dei prezzi e si assicuravano così alti profitti.
Il sistema feudale
Il sistema feudale si basava su rapporti personali e patrimoniali, intercorrenti fra il sovrano e i suoi vassalli e tra i vassalli e i loro contadini. In origine, i vassalli promettevano fedeltà al proprio signore e si obbligavano a fornirgli auxilium et consilium, ossia aiuto (militare e finanziario) e consiglio. In cambio, il signore garantiva al vassallo la sua protezione e gli assicurava il mantenimento mediante l'assegnazione di un feudo, un'estensione di terra che non era sua proprietà privata. Il sovrano poteva in qualsiasi momento revocare la concessione, specialmente in caso di tradimento o infedeltà del vassallo (fellonia).
Con il tempo, i feudi divennero ereditari, vendibili ad altri e frazionabili in suffeudi, che potevano essere concessi ad altri vassalli (valvassori e valvassini). I vassalli, oltre ai feudi, possedevano anche terre di proprietà privata di cui potevano disporre a loro piacimento, gli allodii. Le terre del feudo (curtis) erano normalmente divise in:
- Riserva dominica, che il signore faceva coltivare dai suoi servi;
- I mansi, che erano poderi dati in concessione ai cittadini liberi perché li lavorassero per potersi mantenere;
- Le terre comuni, ossia le terre non coltivate, riservate allo sfruttamento comunitario degli abitanti del luogo (pascolo, raccolta della legna, semina temporanea).
Il feudatario garantiva la difesa contro i nemici con i suoi uomini armati, amministrava la giustizia, soccorreva i contadini in caso di bisogno e costruiva e teneva funzionanti mulini, forni, frantoi e altre strutture di cui gli abitanti del luogo si servivano a pagamento (diritti bannali).
In cambio, i contadini erano tenuti ad alcune prestazioni verso il proprio signore:
- Pagavano un censo per l'uso della terra loro affidata, prima in natura e poi anche in denaro
- Fornivano prestazioni d'opera gratuite (corvée)
- Mettevano a disposizione, in caso di necessità, uomini armati, che seguivano il signore e i suoi cavalieri in guerra in qualità di fanti
La società di Ancien Régime
La società feudale era distinta in tre ordini:
- Oratores: coloro che pregavano (il clero)
- Bellatores: coloro che combattevano (la nobiltà)
- Laboratores: coloro che lavoravano (contadini e artigiani)
Tali categorie erano ritenute immutabili, in quanto fissate da Dio stesso per garantire l'assetto della società. Cercare di modificarle, quindi, significava andare contro la volontà di Dio. Con il tempo, il sistema feudale si era andato sfaldando a cominciare dall'Inghilterra, dove non si era mai completamente radicato. La formazione degli Stati Nazionali e il passaggio ai funzionari regi di alcuni compiti (difesa e amministrazione della giustizia) non giustificavano più molte prestazioni di origine feudale, che erano perciò viste come dei soprusi.
Il termine "ancien régime" (vecchio regime) entrò in uso al tempo della Rivoluzione Francese del 1789 per indicare l'organizzazione politica, economica e sociale della Francia pre-rivoluzionaria. Il termine è poi stato applicato in generale alla società e alle istituzioni esistenti prima della Rivoluzione nei diversi paesi europei.
Nel 700, la società europea era ancora divisa in classi:
- Al vertice vi erano la nobiltà e il clero;
- In mezzo vi era il ceto borghese, costituito da mercanti, banchieri, notai, medici, burocratici, ecc.;
- Alla base vi era la massa dei lavoratori (contadini, artigiani, ecc.).
La nobiltà godeva di un enorme prestigio sociale ed esercitava un importante ruolo politico. In molti luoghi, i nobili continuavano ad essere esentati dal pagamento dei tributi, amministravano la giustizia nei confronti degli abitanti delle loro terre e spesso continuavano ad esigere prestazioni gratuite di lavoro. Anche il clero continuava a godere di molti privilegi: era esentato dal pagamento di numerosi tributi, riscuoteva le decime per il suo mantenimento e deteneva il monopolio dell'istruzione.
La borghesia si stava consolidando e assumeva caratteristiche particolari a seconda dei paesi in cui si era sviluppata. Nelle nazioni commerciali dell'Europa occidentale (Olanda e Inghilterra), era una borghesia mercantile; nei paesi dell'Europa centrale e orientale (Prussia), era una borghesia prevalentemente composta di pubblici funzionari; in Francia, era principalmente formata da appaltatori delle imposte e finanzieri. I contadini costituivano la maggioranza della popolazione, ma le loro condizioni variavano a luogo a luogo. I contadini dell'Europa occidentale (Inghilterra, Francia, Germania) erano ancora assoggettati a obblighi feudali, ma la loro situazione era abbastanza buona. Verso oriente, invece, (Prussia, Boemia, Polonia, Russia), le loro condizioni tendevano a peggiorare e i vincoli feudali erano sempre più frequenti e oppressivi.
La rivoluzione industriale
A partire dalla metà del 700 ebbe inizio una profonda trasformazione economica e sociale che prende il nome di Rivoluzione Industriale. Tale termine fa riferimento a profondi mutamenti strutturali dell'economia e della società, concentrati in un periodo relativamente breve. Tali trasformazioni riguardarono non solo l'industria, ma anche la popolazione, l'agricoltura, il commercio, i trasporti e le comunicazioni. Perciò, alcuni studiosi ritengono inadeguato il termine "rivoluzione industriale" e la definiscono una "rivoluzione economica".
La Rivoluzione è stata successivamente divisa in tre fasi distinte:
- Prima rivoluzione industriale (1750 – 1850): interessò innanzitutto l'Inghilterra, seguita da Francia e Stati Uniti. Essa fu caratterizzata da un insieme di innovazioni tecnologiche che riguardarono, in primo luogo, la caldaia a vapore, l'industria tessile e quella siderurgica.
- Seconda rivoluzione industriale (1850 – 1950): interessò principalmente gli Stati Uniti, la Germania, la Russia e l'Italia e vide la modernizzazione del Giappone. Le principali attività produttive riguardarono la chimica, l'elettricità, la meccanica, l'acciaio, il petrolio, il motore a scoppio e la radio.
- Terza rivoluzione industriale (1950 - …): prese avvio dopo la Seconda Guerra Mondiale e riguardò prevalentemente i paesi che già si erano industrializzati e si sviluppò in settori come l'energia nucleare, la chimica avanzata, l'elettronica e l'informatica.
Ma perché la Rivoluzione Industriale si ebbe proprio in Europa? Gli storici si sono interrogati sulle ragioni per le quali essa non si realizzò in altre parti del mondo, dove pure esistevano antiche civiltà, che avevano dato un contributo alle conoscenze scientifiche e tecnologiche. In Cina, per esempio, erano state inventate la carta, la stampa, la polvere da sparo, la carriola, la bussola e la porcellana; nei paesi islamici si erano affermate una scienza e una tecnologia più avanzate di quelle europee; in India si era diffusa un'industria tessile capace di esportare i suoi prodotti in altri paesi asiatici e perfino in Europa.
Evidentemente, però, fu in Europa che si verificarono le condizioni più favorevoli per lo sviluppo della scienza, della tecnica e dell'iniziativa economica:
- La frammentazione politica europea, con tanti Stati grandi e piccoli, favorì una competizione tra di loro, dapprima nelle scoperte geografiche e poi nel campo economico.
- La visione del mondo degli Europei fu lo stimolo più potente allo sviluppo. Essi avevano maturato una crescente fiducia nelle capacità dell'uomo di dominare la natura e di servirsene a suo vantaggio. A ciò aveva contribuito la posizione del cristianesimo sul lavoro e sul rapporto tra uomo e natura.
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