Storia economica
Rivoluzione industriale: Inghilterra
La rivoluzione industriale fu uno snodo interpretativo con cui si passò da un’economia organica (forza umana, animale e naturale) ad un’economia minerale. Prima della rivoluzione la trasformazione delle materie prime per mercati esterni, comunque presente con la rivoluzione, era caratterizzata da una produzione di prodotti in un determinato ambiente, con specifiche caratteristiche e capitale cospicuo. In seguito, ci fu una standardizzazione della produzione e dei consumi e cambiarono luogo e tipologia dei prodotti, capitali e finanziamenti e modalità del lavoro.
Discontinuità e continuità con il passato
- Attività di trasformazione (tre tipologie): industria domestica, artigianato e produzione accentrata.
- Presenza di reti commerciali ed innovazioni tecniche e finanziarie in età moderna.
- Cambia il rapporto tra occupati nel settore primario e secondario.
- Drastico cambiamento nei sistemi di produzione e nell’organizzazione del lavoro.
La rivoluzione industriale non fu una crescita improvvisa ma dei cambiamenti pronunciati: divario temporale tra innovazioni e tassi di crescita; modello di crescita bisettoriale (crescita accentuata per i settori protagonisti del cambiamento).
Perché avvenne in Europa
- Pluralismo politico: importanza della competizione tra gli Stati come stimolo per l’iniziativa privata.
- Pluralismo culturale: non c’è coincidenza tra potere politico e religioso. Ciò porta a maggiore tolleranza per l’indagine intellettuale.
- Tradizione giudaico-cristiana: importanza della razionalità e primato dell’uomo sulla natura.
Perché avvenne in Inghilterra
- Vantaggi ambientali: no invasioni, conformazione morfologica, vie d’acqua.
- Ricchezza di materie prime.
- Strozzature economiche (aumento prezzi per manodopera, energia, materie prime) che portano ad una continua innovazione.
- Sistema politico: le classi proprietarie svolgono un ruolo fondamentale in tema di economia pubblica (common law).
- Sistema giuridico basato sui precedenti più snello della tradizione di civil law.
- Società e cultura: maggiore mobilità sociale, standardizzazione dei consumi, presenza di una nobiltà imprenditrice.
- Sistema bancario: merchant banks, che fornivano capitali per i commerci e altre attività internazionali, e country banks, che finanziavano principalmente il capitale circolante.
I fattori demografici
Non vi sono importanti conquiste mediche, ma l’igiene pare migliorare, anche se sono assenti miglioramenti nelle aspettative di vita, nel benessere o nella salute. Inoltre, l’introduzione di certe nuove colture e la loro diffusione nell’alimentazione comune (patata e mais) hanno avuto un ruolo importante, ma non rilevante. Infine, c’è un generale abbassamento, presso le classi intermedie, dell’età al matrimonio → matrimoni precoci significano, in teoria, più alti tassi di natalità.
Il ruolo dell'espansione commerciale
Non vi è alcuna prova che i proventi del commercio internazionale inglese venissero reinvestiti proprio nella manifattura. Il commercio estero e quello coloniale rivestivano un ruolo importante nell’espansione della capacità del mercato di fornire beni di consumo, ma non possono spiegare il motivo della contemporanea crescita. Il commercio estero: “una condizione necessaria, della domanda di beni di consumo (ma non sufficiente per la crescita economica”). È una condizione necessaria se si pensa che:
- Già a partire con il tardo XVI secolo la produzione industriale inglese si inserisce in una struttura commerciale globale ampio accesso a materie prime e mercati di sbocco per i prodotti finiti.
- Tra il 1650 ed il 1800 l’Inghilterra vince tutte le guerre combattute (unica eccezione quella con i coloni americani), in particolare con Olanda e Francia.
- Adozione di una politica mercantilistica primato delle esportazioni e Stato al servizio dei mercanti.
Il mercato interno
È presente un mercato interno omogeneo: estensione del Paese e nessun punto distante più di 100 miglia dal mare. Inoltre, vi è un deciso miglioramento delle vie di comunicazione e, successivamente, dei trasporti:
- Innanzitutto si interviene sulle strade: costruzione di una rete stradale capillare e diffusa in grado di sostenere il traffico pesante, anche grazie ad una attenta manutenzione.
- Costruzione di canali navigabili.
- Introduzione della ferrovia passo decisivo per il successo del nuovo sistema di produzione. La costruzione della rete ferroviaria inizia negli anni ’30 dell’Ottocento; raggiunge livelli febbrili negli anni ‘40 e può dirsi pressoché completata con gli anni ‘50 (si costruirà fino a fine secolo).
Rivoluzione industriale ed agraria in Inghilterra
Fin dal ‘500 ci fu un lento, ma costante, processo di privatizzazione delle terre comuni (fenomeno delle recinzioni – enclosures – delle terre che determina una progressiva scomparsa dei campi aperti, detti open fields). Con tale fenomeno cessa la possibilità di poter disporre di un piccolo appezzamento di terre comuni, per soddisfare la domanda di consumo proprio e della famiglia. Perciò, la produzione agricola si razionalizza: vaste estensioni di unità produttive, spesso coltivate a cereali, sostituiscono piccoli appezzamenti. Il fenomeno delle recinzioni registra un andamento fortemente accelerato attorno alla metà del Settecento e nei primi decenni dell’Ottocento:
- Cresce la produzione ed aumenta la produttività.
- Il prodotto non è più prevalentemente destinato all’autoconsumo, ma è orientato al mercato.
- Migliora progressivamente la disponibilità di generi alimentari.
La razionalizzazione delle coltivazioni, grazie all’adozione di nuove forme di rotazione, accresce la disponibilità di foraggi per gli animali; di conseguenza aumenta il bestiame allevato per il lavoro nei campi. Le recinzioni, dunque, segnano positivamente la modernizzazione del settore agricolo, ma sono pesanti i contraccolpi da un punto di vista sociale, nonostante l’introduzione delle Poor Law (tassazione dei ricchi a scopo redistributivo, per il finanziamento di sussidi e case di lavoro volti al sollievo della disoccupazione e dell’inabilità, con l’obiettivo di massimizzare la produzione e sostenere i consumi). Contadini, braccianti e piccoli proprietari sono costretti, indebitati, a lasciare i campi, perdendo così l’unica fonte di approvvigionamento per la domanda di generi di prima necessità.
La razionalizzazione dell’agricoltura provoca un forte incremento di produttività, con conseguente riduzione del numero degli addetti. Si viene a creare la manodopera per il settore manifatturiero (i medi e grandi proprietari terrieri accumulano il capitale da destinare alla nascita delle manifatture). La produzione agricola e la produttività crescono in maniera esponenziale e diminuisce sensibilmente la forza lavoro impiegata sui campi.
I mutamenti nel settore secondario
Il primo settore produttivo a industrializzarsi nell’Inghilterra del Settecento fu il tessile (anche se il lanificio continuò per lungo tempo a servirsi della manifattura decentrata). È nel comparto cotoniero che le innovazioni prendono piede (richiesta di prodotti in cotone). Per un certo tempo è l’India a produrre ed esportare manufatti finiti in cotone; dopodiché, l’Inghilterra inizia ad importare materia prima per produrre da sé manufatti finiti, per incentivare la lavorazione sul suolo inglese, e vieta l’esportazione di lana grezza e di macchinari e l’emigrazione di artigiani specializzati. Proprio il fatto di essere un comparto nuovo, sostenuto da una fortissima domanda, spiega perché proprio il cotoniero diventi il terreno di sperimentazione di tecniche produttive nuove, atte a incrementare la produzione globale e quindi a realizzare un adeguamento dell’offerta.
Grazie alle innovazioni tecnologiche, i prezzi dei filati e dei manufatti inglesi scendono rapidamente e i produttori inglesi invadono i mercati del mondo con i loro prodotti (cotone simbolo del processo di industrializzazione inglese). A Manchester nel 1806 viene inaugurata la prima fabbrica tessile completamente meccanizzata.
L’innovazione tecnologica nel tessile
- 1733: navetta volante di Kay che trova applicazione effettiva solo a partire dagli anni ’60. La navetta di Kay a cascata rende necessaria tutta una serie di altre innovazioni: aumenta i ritmi di produzione della tessitura e determina una maggiore richiesta di filati.
- 1764: “Spinning Jenny”, meccanismo che movimentava da 6 a 100 fusi, sostituendo il lavoro di altrettante filatrici e moltiplicando la produzione di 16 volte. Sia la navetta di Kay che la Spinning Jenny non determinarono il passaggio dal sistema a domicilio al sistema di fabbrica.
- Questo passaggio si raggiunge con il filatoio azionato da energia idraulica (intorno al 1767). La nuova invenzione necessitava di grandi ambienti e sfruttava la forza motrice dell’acqua in vasti impianti.
- 1785: il vapore viene applicato per muovere telai meccanici; il merito è ascrivibile a James Watt. L’invenzione inizialmente non ha un grandissimo successo, ma progressivamente si impone come la più straordinaria scoperta di produzione di energia meccanica mai realizzata.
Grazie a tali innovazioni la produzione inglese nel campo cotoniero aumentò a dismisura. Le innovazioni tecnologiche settecentesche non sono quasi mai frutto di studi o di complicati calcoli scientifici, ma di semplici ed immediate intuizioni, scaturite dalle attente osservazioni e dal desiderio di ottimizzare il funzionamento di un macchinario. Piuttosto il fatto che le invenzioni tecnologiche del secondo Settecento siano quasi tutte inglesi è la chiara testimonianza del nesso tra innovazione tecnica e scientifica e il primato economico di una Nazione. Lo stesso si verificherà, ad esempio, tra Otto e Novecento, quando la supremazia scientifica e tecnologica mondiale passerà dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti (fenomeno che è accompagnato dalla conquista del primato economico da parte degli USA stessi).
Dal tessile a carbone e ferro
La linfa vitale del processo di prima industrializzazione in Inghilterra è rappresentata dalla disponibilità di carbone e minerali ferrosi. Il carbone, in particolare, costituisce la forma di energia maggiormente innovativa fra quelle utilizzate nell’ambito della Rivoluzione industriale e la sua abbondanza rappresenta la condizione necessaria per l’enorme espansione di buona parte dei comparti industriali. Si parla di visione «energetica» della Rivoluzione Industriale. Altrettanto importante è la presenza di minerali ferrosi, fondamentali per lo svolgimento di attività di trasformazione connesse con la lavorazione del ferro. Attorno all’estrazione ed alla produzione di ferro e carbone si sviluppa una fase particolarmente dinamica per la crescita economica.
Il ruolo del carbone
Il carbon fossile è conosciuto fin dall’antichità ed è utilizzato in alternativa al legname. Nei terreni ricchi di carbon fossile, i giacimenti possono trovarsi in superficie o in maggiore profondità. Dallo sfruttamento della sola crosta terrestre si passa all’utilizzo anche delle risorse del sottosuolo (fino alla metà del Settecento le miniere per l’estrazione del carbone raggiungevano al massimo profondità di 50 metri; le nuove tecnologie sviluppatesi e la forte domanda inducono tecnici e imprenditori a realizzare impianti in cui la profondità dei pozzi superi i 1000 metri, mentre la ramificazione dei cunicoli si distribuisce per svariati Km). L’uso intensivo del sottosuolo ebbe effetti di innalzamento della produttività; tuttavia, il lavoro nelle miniere è contraddistinto da difficoltà nella costruzione, pesanti costi in termini di vite umane, turni massacranti di lavoro (da 12 a 16 ore di miniera). Tutto ciò è giustificato dalla crescente importanza del carbone, utilizzato nelle industrie manifatturiere, per l’uso domestico e per i trasporti. Di grande rilevanza, in particolare, è il “carbon coke”, ottenuto abbrustolendo il carbon fossile al fine di toglierne la maggior parte dell’umidità assieme allo zolfo. Grazie all’essere poco friabile, il carbon coke si dimostra ben presto un combustibile dotato di elevatissime capacità caloriche, particolarmente adatto per la lavorazione del ferro e funzionale ai processi di produzione degli altoforni.
Il ruolo del ferro
A partire dalla prima parte del XIX secolo, il ferro diviene il principale elemento per la crescita industriale. Il salto di qualità si ottiene quando nella lavorazione del ferro, grazie al carbon coke, si riescono a raggiungere le temperature necessarie per la produzione dell’acciaio. Questo è possibile grazie all’introduzione di altiforni capaci di raggiungere altissime temperature, da cui nacque una nuova forma di industria siderurgica destinata a divenire il fulcro della crescita industriale per tutti i paesi in via d’industrializzazione. L’acciaio diviene il materiale per eccellenza a vasto impiego (navi, cannoni, rotaie).
Gli aspetti bancari/finanziari e lavorativi
L’Inghilterra è il primo paese a dotarsi di una banca centrale, la Bank of England, che nasce nel 1694. Il Governo ne fa ben presto l’istituto di emissione per finanziare le proprie attività. I privati si affidano alla sua solidità le banche provinciali seguono lo sviluppo industriale; nascono le società a responsabilità limitata (Bank of England come primo esempio).
Per quanto riguarda l’aspetto lavorativo, in seguito alla rivoluzione industriale i salari reali delle classi lavoratrici inglesi conoscono un sensibile aumento. Inoltre, pare dimostrato che il tenore di vita conosca un certo miglioramento su larga scala nella primissima fase della rivoluzione industriale per poi peggiorare pesantemente con una forte diminuzione di consumo di cibo, un peggioramento delle abitazioni urbane ed un aumento della povertà urbana. Ciò è dovuto all’aumento del tasso di urbanizzazione. L’Inghilterra, infatti, è il primo Paese a conoscere la corsa verso le città delle popolazioni di campagna come diretta conseguenza dell’industrializzazione.
La rivoluzione negli altri paesi europei
L'Europa domina il commercio e il reddito mondiale, ma non la popolazione mondiale; infatti, ospita tra 1/4 e 1/6 della popolazione mondiale, ma gestisce circa il 70% del commercio mondiale (superiorità economica europea). In particolare è da evidenziare la superiorità dell’Inghilterra il processo di cambiamento economico ha fatto assumere al Paese i connotati di realtà industriale leader a livello mondiale. Ha solo il 2% della popolazione mondiale, ma:
- Ha il reddito pro capite più elevato e su 1/3 del totale della forza vapore del mondo.
- Nei primi decenni del XIX secolo la produzione nel settore della trasformazione inglese rappresentava circa il 25% della produzione mondiale.
- Controlla 1/5 del commercio mondiale, mentre il totale dei prodotti inglesi sui mercati internazionali si attesta attorno al 30% del totale.
- Nel 1830 è il primo produttore di tessili, ferro, carbone e acciaio. Ha la rete dei trasporti più efficiente al mondo, distribuita tra strade di terra, canali e flotta marittima.
L’imitazione degli altri paesi
I fattori che hanno determinato un processo di imitazione della rivoluzione da parte di altri Paesi sono:
- La condivisione con la Gran Bretagna di molti degli elementi che avevano portato alla rivoluzione (effetto di dimostrazione).
- Il passaggio rapido delle informazioni.
- La competizione tra le nazioni europee.
Inoltre, nacquero delle teorie per spiegare questo processo di imitazione:
- Teoria delle imitazioni senza differenze: il caso inglese è il modello, mentre le differenze sono devianze (Rostow, 1960). Questa è una teoria a stadi del processo di trasformazione di una società da agricola a industriale, ma non è in grado di spiegare come si passa da uno stadio all’altro. Inoltre, ignora il ruolo dello Stato e gli effetti di interazione fra paesi.
- Teoria dell’imitazione con differenze (Gerschenkron): identifica i meccanismi che permettono ai vari paesi di iniziare il processo di sviluppo, pur essendo “ritardatari”. Si sofferma sul concetto di arretratezza relativa, sulla base della presenza di precondizioni analoghe o di fattori sostitutivi, capaci di svolgere il medesimo ruolo del prerequisiti inglesi. I vantaggi dell’arretratezza sono che si possono sfruttare le innovazioni altrui, riducendo il tempo di sviluppo, ed il ruolo dello Stato.
Col tempo, lo Stato ha avuto un ruolo sempre maggiore, vista l’importanza della spesa pubblica a sostegno dello sviluppo e dell’occupazione. Sono presenti 3 tipologie di Stato:
- Stato minimale: ruolo minimo, di garanzia, ordine e sicurezza e di servizi minimi (posta, moneta, ecc). La spesa pubblica è finanziata mediante tassazione.
- Economia mista: lo Stato si occupa anche di welfare (istruzione, sanità, infrastrutture) e assume ruoli di “supplenza” del privato in tante aree di intervento. È il modello storico che prevale.
- Stato massimale: lo Stato assume tutte le responsabilità produttive, eliminando il libero mercato (es. URSS). È un modello estremo.
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