Estratto del documento

L'economia fascista

Gli anni post-unitari

Nel 1861 l'Italia presenta un'economia arretrata, è uno Stato che arriva tardi al processo di unificazione e il caso italiano è comparabile a quello tedesco, anche se in Germania il processo economico inizia prima dell'unificazione. Dal 1861 al 1876 l'Italia fu governata dalla Destra Storica, che cercò di risolvere il problema dell'arretratezza e del deficit tramite una politica liberista, la ricerca del pareggio di bilancio introducendo imposte come la tassa sul macinato del 1868.

L'Italia dell'epoca era uno Stato che vede concentrato il suo settore industriale nel nord (energia idraulica). Le poche industrie esistenti erano manifatture tessili al momento dell'unificazione, infatti, il reparto siderurgico è inesistente. L'Italia non disponeva del carbone e ciò non gli permise per un diverso periodo lo sviluppo del sud, dove non era possibile trasportare energia idraulica.

La realtà migliore dal punto di vista economico era quella piemontese, che era l'unico Stato che aveva attuato politiche economiche tese allo sviluppo. Si tratta di politiche economiche liberiste, di politiche d'investimento in infrastrutture, dell'evoluzione del sistema bancario, dello sviluppo del settore tessile e dell'inizio dello sviluppo del siderurgico. Inoltre vi sono vie di comunicazione adeguate e un'agricoltura particolarmente sviluppata. Tra Piemonte, Liguria e parte del Lombardo-Veneto si svilupperà il triangolo industriale che sta alla base del dualismo economico italiano: centro nord sviluppato e sud arretrato.

L'unificazione politica, economica e amministrativa che è sostanzialmente una piemontesizzazione dell'intero Stato è un processo difficile, poiché si è dovuto omogeneizzare l'Italia. Fu esteso all'Italia ciò che apparteneva al Piemonte (per quanto riguarda l'apparato amministrativo fu assunto il modello francese, per il resto si applicò il modello piemontese). Era necessario, però, costruire una nazione tramite una politica economica in grado di unificare lo Stato rendendolo simile alle varie aree.

Infatti, furono approvate una serie di riforme:

  • Abolizione delle barriere protezionistiche, sia interne che esterne e l'Italia fu così esposta alla concorrenza estera;
  • Liquidazione dell'asse ecclesiastico, in questo modo i beni della Chiesa sono utilizzati per sanare il deficit pubblico e ciò provocò il ritorno delle terre nelle mani dei ricchi latifondisti, alimentando un processo di arretratezza;
  • Creazione di infrastrutture per finanziare un processo di integrazione economica, ma c'era il problema del deficit e della grande arretratezza, la destra storica aumenta la pressione fiscale e solo dopo 15-20 anni le infrastrutture sono cresciute.

L'Italia del 1870 presenta molti vincoli: mercato ristretto, sistema bancario non adeguato, problema del basso livello di accumulazione di capitale, livello di istruzione arretrato, scarsa offerta di capitale umano. In questi anni si definisce la forte presenza dello Stato in economia. Il rapporto tra Stato e grande, piccola industria è penalizzato.

La Destra Storica scongiurò il fallimento economico e diede credibilità internazionale all'Italia, ma la sua politica ebbe grossi limiti, nonostante pose le basi per lo sviluppo dell'accumulo di risorse e capitali, ma non aveva compreso l'esigenza di politiche economiche che proteggessero lo sviluppo delle industrie poiché è incappata nel liberismo di Cavour. La Destra Storica era sempre più divisa al suo interno e le nuove elezioni furono vinte dalla Sinistra Storica, che guidata da Depretis attuò una serie di riforme:

  • Obbligo scolastico fino a 9 anni;
  • Politica fiscale meno oppressiva ma ciò fece lievitare la spesa pubblica e ricomparve il deficit del bilancio;
  • Riforma elettorale allargando il diritto di voto;
  • Politiche doganali e protezionistiche per proteggere la produzione nazionale dalla concorrenza straniera, che generò un effetto positivo sulla produzione industriale, ma negativo per l'agricoltura del Sud.

Crispi fu il successore di Depretis e governò l'Italia dal 1887 al 1896. Egli avviò una politica autoritaria e l'industria italiana muove i primi passi appoggiata dallo Stato e cresce in quei settori dapprima inesistenti come la siderurgia, la meccanica e l'idroelettrica. Sono state trovate nuove fonti di energia alternative al carbone provenienti dalle Alpi e nel 1890 l'Italia dispone di energia, ma questi sono gli anni di crisi generalizzata a tutti i livelli; la crescita inizia alla fine dell'800.

Crispi cercò di rilanciare la politica coloniale, ma la maggioranza era preoccupata dai costi dell'operazione. Così Crispi si dimise nel 1891 e la presidenza passò a Giolitti, che affrontò il moto popolare dei Fasci siciliani, aggregazione di lavoratori che protestavano contro le tasse e contro i latifondisti, ma fu poi accusato di debolezza per non aver adottato metodi repressivi nella gestione dei moti e di aver coperto lo scandalo della Banca Romana e si dimise nel 1893.

Crispi tornò al potere e represse duramente la protesta dei Fasci, rilanciò la politica coloniale puntando alla conquista dell'Etiopia, ma gli italiani furono sconfitti nel 1896. Crispi si dimise, terminava così l'età della Sinistra Storica e si apriva un periodo di crisi politica e istituzionale. La presidenza passò a Di Rudini che concluse un trattato con cui l'Italia rinunciava alle pretese sull'Etiopia e limitava il suo dominio all'Eritrea e alla Somalia.

Nel 1898 l'Italia fu colpita da una crisi a causa dell'aumento del prezzo del pane. Di Rudini fu sostituito da Pelloux, che perseguì una linea repressiva. Il 20 luglio fu ucciso il re Umberto I e il nuovo re affidò il governo a Zanardelli e Giolitti divenne ministro degli Interni: iniziò l'età giolittiana.

L'età giolittiana 1901-1914

Coincide con il decollo della rivoluzione industriale. La politica protezionistica favorì lo sviluppo industriale del Nord danneggiando il commercio dei prodotti tipici del Sud. Negli anni tra 1896-1906 si assiste al primo sviluppo del sistema industriale italiano che arriva alla seconda guerra mondiale con un notevole sviluppo sulle spalle. Settori trainanti sono la chimica, l'idroelettrica e la siderurgia. A sorreggere lo sviluppo è il crescente aiuto statale e lo sviluppo del sistema bancario e della banca mista che è finalmente in grado di fornire capitali alle industrie.

Aumenta il dualismo economico italiano (nord e sud). Molti contadini meridionali, disoccupati, partirono in cerca di lavoro verso l'estero e tra il 1900-1914 emigrarono verso gli USA e questo fenomeno aumentò le ricchezze del nostro paese, poiché gli immigrati inviavano alle famiglie parte delle loro paghe (rimesse).

Giolitti riprese la politica coloniale con la guerra di Libia e non potendo attraccare direttamente firmò nel 1912 il trattato di Losanna con il quale ricevette la Libia. L'avventura coloniale comportò notevoli spese e la Libia non era una terra vantaggiosa sotto il profilo economico, infatti, ne trassero vantaggio solo le banche, gli armatori e l'industria militare.

Nel 1912 fu introdotto il suffragio universale maschile e nel 1913 fu stretto il Patto Gentiloni (cattolici potevano votare i candidati liberali che avessero sottoscritto l'impegno di difendere la Chiesa) infine con la guerra in Libia e la crisi economica il governo fu indebolito: Giolitti diede le dimissioni e terminò l'età giolittiana.

La Prima Guerra Mondiale

Durante la prima guerra mondiale, l'Italia si proclamò neutrale, non subisce un arretramento del PIL e conosce una crescita. Il fronte interno...

Anteprima
Vedrai una selezione di 1 pagina su 5
Storia economica Pag. 1
1 su 5
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Brescia o del prof Belfanti Carlo Marco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community