Storia di Venezia nel Medioevo
Testi fondamentali
Testi fondamentali li sai: prova a vedere in alternativa storia di Venezia di Lane. Testo di Ortalli: fino al 1000. Testo di Cracco: più sui particolari, basso medioevo, tocca le origini fino al poco '300.
Relazione facoltativa sulla monografia
Puoi fare un riassunto o una recensione (meglio la recensione, scegli a seconda dello scazzo). 17 dicembre esame, consegna relazione entro il 10 dicembre in formato digitale.
Temi
- Problema delle origini
- Problema dell'avvio della Venezia medievale nei fatti (come dalla Venetia_Histria si arriva alla Venezia città)
- Legame con Bisanzio, in ottica evolutiva dei rapporti (dalla nascita romano-bizantina all'autonomia)
- Nascita dell'istituzione ducale (dux, populus)
- Problema della successione ducale (ritorno al magister militum)
- Caduta dell'Esarcato
- Scontro franco-bizantino (circa le sorti della Venezia medievale, se marittima-bizantina o territoriale-carolingia, decollo di Rialto)
- Nascita della Venezia città
- Le relazioni con i saraceni e gli slavi
- Età del Candiano (Pietro III, Pietro IV, X secolo)
- Età degli Orseolo (apice dell'Alto Medioevo, con Pietro II)
Testo base
Il testo base è l'Historia Veneticorum di Giovanni Diacono (non Paolo!, fonte di Giovanni). Secoli XI/XII, assetto politico post Orseolo fino alla conquista turca di Bisanzio; rapporti bizantini con le crisobolle, in senso di impegno militare. Patti: documenti chiave della storia di Venezia. Svolta dal Ducato al Comune (1140 ca., dux perde prerogative in favore del comune); Consiglio dei 10; le Crociate 1,2,3,4; scontro con Genova per il controllo del Mediterraneo; Costituzione dello Stato di Terra, dall'acquisizione di Treviso del 1339, esito di avvicinamento costante con la terraferma, tramite l'invio di podestà veneziano, alla stabilizzazione dello stesso Stato.
Origini
Carile; "Il concetto di origine è un a priori conoscitivo dei più rilevanti" ossia non si può parlare della storia di qualcosa se non si conoscono le origini. Per Venezia si parla delle origini di una città medievale che fonda le sue radici nel tardo antico. Vi è poi l'ambivalenza mito-realtà su tali origini: la storiografia si è interrogata su come si debba impostare il problema delle origini. Carile afferma che se si parla di tale argomento, dobbiamo guardare alla società tardo antica nel quadro romano-bizantino: le origini quindi sono della società venetica, sotto patrocinio bizantino. Venezia nasce quindi come bizantina, con ascendenza romano-latina. Inoltre l'origine si colloca in un ambito dove ci sono organismi cittadini già consolidati. Altro tema è l'importanza della lenta conquista longobarda che si rafforza nel VII secolo, quando avvenne la migrazione in laguna delle popolazioni di terraferma. La nascita di Venezia ha quindi anche importanza sotto la migrazione causata dal flusso longobardo, per poter trasferire in un determinato luogo la tradizione cittadina, con supremazia del vescovo. Si arriva al 751, con la caduta di Ravenna: la progressione provoca la controrisposta bizantina; le popolazioni trasferite in laguna pensavano di fare ritorno ai luoghi di provenienza, come nel caso unno e visigoto. Ma nel VII secolo il processo è definitivo. La controrisposta è detta bizantina appunto perché anche i comandi militari bizantini si trasferiscono in laguna, come dopo la caduta di Oderzo (639). Cosa si forma in laguna dal VII secolo? Un cordone di centri fortificati che dal 639 diventa un murale di difesa contro i longobardi dei bizantini. Quadro di riferimento è l'Esarcato di Ravenna. L'amministrazione è bizantina, con comando di riferimento nella città ravennate. In questo quadro ridotto ha origine la società veneziana.
Altro esempio di problema delle origini: Gasparri afferma che la nascita, crescita e sviluppo si protrae per secoli, sottolineando i luoghi della nascita, con relativa natura sfavorevole e conseguente sfida nella sua affermazione. Parla inoltre di una Venezia nata bizantina, ma con un ridimensionamento di eccezionalità: Gasparri affronta tale problema spostandolo in avanti nel tempo, circa le origini della Venezia ducale e cittadina. Non tanto i primissimi momenti del VII secolo ma dei secoli VIII e IX. Quando si parla di origini bisogna però intendere quale tipo di Venezia si parla (Ortalli), ma per Gasparri il problema è alle origini della città ducale. Venezia nasce quando le fonti cominciano a parlare del terzo doge, Orso, ma primo di espressione locale: Paolo Diacono racconta l'intervento della città in difesa di Ravenna. Non è una città di dote mercantile quindi, ma militare. La sua presenza economica è al momento connessa alle doti militari. Il Patto del 715 tra i longobardi e Comacchio, è un patto che concede agli abitanti (milites, ossia tutti i bizantini d'Italia) comacchiesi la possibilità di commerciare nell'entroterra lungo il Po e i suoi affluenti; è un trattato di libero commercio. Milites, secondo Gasparri, sono tutti i bizantini d'Italia, compresi i venetici; il patto quindi regolamenta anche i rapporti tra venetici e mondo longobardo. Un secolo dopo, con Lotario, si racconta di un patto stabilito con Carlo Magno, ovvia prosecuzione del 715. Venezia nell'VIII secolo quindi emerge all'attenzione come avamposto militare subordinata economicamente a Comacchio. La storia di entrambi indica la loro posizione di empori, peculiare appunto per la diffusione di tali centri commerciali in Nord Europa, di qui la sua eccezionalità. Ma tale eccezionalità è ridotta dalla presenza di altri empori nel Mediterraneo e non solo. Nel IX secolo la città si rafforza a spese di Comacchio.
Problema storico delle origini
Ortalli parla dei risultati della campagna di scavi a Torcello. Come accennato sopra, di che Venezia si parla? Altro concetto: alle origini preferisce il concetto di processo genetico (come Gasparri), di uno sviluppo nel tempo, di periodizzazione, considerando un periodo più lungo fino al IX secolo. Il problema è anche delle fonti, molto ridotte circa le origini, di qui l'esigenza del dato archeologico.
Documento di Ortalli: Primo elemento: processo genetico; le origini di Venezia sono la sintesi delle varie origini. Giovanni Diacono nel IX secolo parla di un primo insediamento in pietra presso Rivum Alto. La fortificazione cittadina è conseguente alle invasioni barbariche, con la costruzione delle mura da Santa Maria del Giglio a San Gregorio. Data la presenza del vescovo e del sistema difensivo, nella mentalità del tempo, ciò connota una civitas. Poter difendere significa aver potere (vedasi incastellamento). Si accenna anche all'elezione del primo doge al posto dei tribuni, tale Paolicio. Ortalli afferma che Giovanni Diacono indica una Venezia compiuta e fatta, tanto che i suoi abitanti si danno un loro governatore. Ma essa può essere intesa quindi, oltre che Venezia di pietra, come ducato, comprendente tutto l'ambito lagunare fino Grado. O ancora come organizzazione politico istituzionale ove le genti si riconoscono in una loro istituzione; una civiltà particolare non occidentalizzata (in questo periodo molto rurale); un modo di sentirsi venetici o veneziani... In sostanza le origini possono essere differenti a seconda dei punti di vista. L'essenza del problema è insita nella sintesi di tutte le possibilità. Secolo d'inquadramento è il VI secolo ma è riduttivo, si deve ampliare lo sguardo fino al IX secolo, con un momento importante, quello in cui Venezia rischia di entrare nell'orbita carolingia (Pipino, figlio di Carlo Magno, combatte in laguna i bizantini fiancheggiati dai veneziani. Fine con la pace di Aquisgrana, 812, in cui Venezia rimane bizantina). In quel momento Venezia aveva rischiato di deviare dal suo percorso di nuova identità lagunare semi autonoma ma che sfrutta il suo legame con Bisanzio. Rientrando nell'orbita bizantina prosegue nel suo processo autonomistico. Si giunge fino al X secolo, con il dogado di Pietro IV Candiano: gli eventi del secolo prima si ripresentano con l'avvicinamento del dogado agli Ottoni. Il rischio è lo stesso, Pietro IV verrà ucciso dai venetici. È indice di piena affermazione cittadina.
Secondo elemento: le fonti storiografiche non danno molte informazioni, di qui l'appoggio al dato archeologico. Le fonti narrative non bastano quindi a risolvere molti quesiti. Fonti preterintenzionali: sono fonti fatte non per quello scopo per cui noi le stiamo interrogando. Esse possono essere più precise e veritiere delle fonti intenzionali. Oppure le stesse fonti non sono state interrogate adeguatamente. I reperti del VII secolo però non vanno considerati solo per sé stessi, come le epigrafi di Torcello. Quando si parla di Venezia si può parlare della X Regio augustea, dell'ambito lagunare (già conosciuto dalle fonti augustee- venetorum angulum di Livio), della Venezia città (nucleo Realtino-San Marco e fortificazioni). Il dato archeologico ci dice che in laguna vi erano insediamenti già nel I secolo d.C. ma non a livello di centuriazione. Insediamenti stabili ma entrati in crisi tra V e VI secolo causa eventi climatici e naturali, con ripresa difficile all'inizio del VII secolo, col permanere di condizioni difficili ma in coincidenza con l'arrivo longobardo. Il flusso migratorio di fine VI primi VII secolo porta a configurare le basi per lo sviluppo definitivo per la Venezia medievale. L'archeologia ha chiarito meglio la cronologia degli insediamenti in laguna. Il dato però fa i conti con il mito delle origini selvatiche: il fatto mitico che la città sorga dal nulla è falso, con orde selvagge entrate in laguna per opportunità. Tale mito si forma perché chi lo costruisce vuole propagandare un'originaria libertà di Venezia da qualsiasi vincolo giurisdizionale di natura politica o ecclesiastica (impero e papato) superiore. La soggezione era invece reale agli inizi, prima con Roma poi con Bisanzio. Questa ripresa abitativa si svolge nel segno del permanere della tradizione tardo romana, in continuità con la fase precedente. Il mutamento di baricentro di equilibri nell'area lagunare, motivato dallo spostamento delle genti, comincia ad avere un rilievo tale che non aveva mai goduto in precedenza: l'area lagunare assume importanza come civiltà straordinaria. L'invasione longobarda è elemento catalizzatore, velocizza lo sviluppo dell'area, non la crea. Avvio della nuova Venezia indica l'esistenza di un centro abitato precedente.
Giovanni Diacono
Giovanni Diacono: scrive sotto Pietro II Orseolo, tra il X e l'XI secolo. Origini di Venezia: 2 venezie, la prima è quella delle storie antiche, con capitale Aquileia; la seconda è quella tra le isole del golfo dell'Adriatico. Pone quindi un'ottica moderna, accennando alla Venetia et Histria, con l'evangelizzazione di San Marco ad Aquileia e alla Venezia vera e propria come centro urbano, originata dalla prima. Passa a narrare l'arrivo longobardo e la campagna d'Italia di Giustiniano: contingenti longobardi combattevano nell'esercito bizantino. Narsete, malvisto in Italia, viene poi sollevato dall'incarico di generale e lui, per vendicarsi, chiama i longobardi (leggenda sconfessata). Essi pertanto arrivarono a saccheggiare le città del nord-est (misto di leggenda e verità), conquistando una parte della penisola. Le popolazioni locali si recarono nelle isole vicine (da qui nasce il filone mitico dell'autocreazione). Venetici=degni di lode, in greco. Recreaverunt: termine che indica la continuità; per altri questo passo sposa le origini selvagge.
Cronaca di Giovanni Diacono
La cronaca di Diacono è una cronaca con prospettiva avanzata di tipo politico, di porre al centro la storia Venezia e la carica del doge, fino a Pietro II Orseolo, doge sotto il quale opera. Orseolo è quasi una figura celestiale anticipatrice del dogado di Pietro II e quindi tutta la cronaca è influenzata a questa appartenenza al gruppo dirigente del periodo. La cronaca deve quindi essere letta con sguardo politico. Venezia è punto di congiunzione tra mondo bizantino e occidentale, le origini selvagge, giustificate dal contesto, si ricollegano all'originale libertà da qualsiasi influenza. Nella realtà, il legame bizantino resterà anche dopo la IV crociata ma con Pietro II l'indipendenza è totale. Sotto gli Ottoni si tenta di portare all'unità italica anche il dogado, con risposta di Venezia tipicamente equidistante, con un'attività diplomatica forte e in grado allo scopo. La città ha una sua autonomia e un suo peso specifico che intende mantenere nei rapporti di buon vicinato. L'Historia di Diacono risente dell'impegno politico del doge Orseolo: è una storia scritta da qualcuno collegato alla classe dirigente, che riflette il sostegno al proprio doge. Scrivere delle origini del luogo in cui si è parte è importante per propagandare le politiche del doge. Parlare del mito vuol dire scrivere di un luogo libero da qualsiasi sudditanza e a maggior ragione oggi può rivendicare questa politica di equidistanza. Nel momento in cui Pipino arriva in laguna, Diacono scrive che i venetici si coalizzarono e riuscirono a resistere alla minaccia, senza far nota della flotta bizantina in aiuto. Tacere questo significa portare acqua al mulino del mito, data la presenza negli annali franchi della presenza bizantina. Altro esempio: quando viene trasferito il centro di potere da Malamocchio a Rialto, viene omessa la persona del messo bizantino operante questo trasferimento.
Chronicon Altinate
XII, successiva all'Historia, tratta dell'origine di Venezia, partendo dalla fondazione di Troia da parte di Orfeo, per dare casa a uomini in condizione bestiale. Troia cade e il seme della civilitas emigra grazie ad Enea che fonda Roma, e nell'alto Adriatico, da Antenore, seguace di Enea, viene fondata Aquileia. Distrutta da Attila, il seme civile si sposta in laguna, dove nascono Torcello e Grado. Significato: la nascita di Venezia è raccolta dalla nascita di centri urbani che preservano il seme della civilitas. Non nasce quindi come reazione a una calamità (come nei longobardi per Diacono).
Martino del Canal
Scrive la sua cronaca in francese, lingua che poteva far conoscere le vicende di Venezia nel Mediterraneo (1267-75), circa le origini di Venezia, detta da lui cristiana dalle origini. Ciò che gli interessa è far capire al mondo che Venezia è una città sempre stata cristiana. Perché? Perché nel frattempo era crollato l'Impero Latino fondato dopo la IV crociata, con cui Venezia aveva molti scambi commerciali. La caduta provoca una certa crisi: all'epoca si propugna una nuova crociata per ricrearlo, con Venezia maggior azionista e con la protezione del papa. Qui le origini devono essere funzionali al progetto politico, al fine di dare fiducia a Venezia, da sempre cristiana e legata alla Chiesa. Martino racconta dei troiani, fondatori di Aquileia, riprende il mito Attilano, parlando del pagano Attila contro i cristiani che vengono distrutti e pertanto si rifugiano in laguna.
Cronaca di Marco
Cronaca ancora inedita; La prima città fondata dai troiani è Venezia (non Roma o Aquileia), più precisamente nel sestriere Castello, e da essa nascono Padova e Roma.
Storia nel 1300 e 1400
Nel 1300 le cose cambiano, mancando l'urgenza di descrivere l'origine la città, sostituita dalla nascita dello stato. Andrea Dandolo vede l'origine di una sorta di creatura celeste voluta da Dio e affidata a San Marco, con missione universale di ereditare la funzione dell'impero d'oriente, di condurre e reggere la cristianità. Il doge è quindi visto come il novello Costantino. Nel 1400 si ritorna al mito delle origini selvagge in funzione di una pretesa egemonia che la città cerca di vendicare nel contesto internazionale. La sua libertà è utile non solo per sé stessa ma nell'interesse di tutti, essendo il periodo dell'espansione in terraferma: una città libera si espande liberando le città dai propri sovrani tramite atti di dedizione. È una legittimazione della conquista che Venezia vuole trasferire sui luoghi assoggettati.
Lettera di Cassiodoro
È un romano, funzionario goto, che ha lasciato le Variae (serie di epistole). La lettera, scritta tra il 537-8, anni in cui l'area lagunare è abitata, mette in crisi il mito delle origini, sconfessando i luoghi selvaggi. Essa è scritta nel corso della guerra Greco-Gotica di Giustiniano, per chiedere rifornimenti agli istriani per Ravenna (ai tribuni marittimi delle Venezie). Gli istriani erano bizantini ma posti in loco dai goti. Si chiede agli istriani di vendere a ai tribuni di adoperarsi per il trasporto. Si descrivono pertanto i luoghi e la società locale che non sono assolutamente deserti, al fine di descrivere la navigazione per il porto di riferimento: pesca come sostentamento, stili di vita corrispondenti alla sussistenza, uguaglianza sociale, ricchezza basata sul sale.
Venezia prima dell'Alto Medioevo
Processo di enucleazione che si sviluppa dalla Venetia et Histria, accelerata dall'invasione longobarda. La percezione della regione cambia, con frattura politica recuperata da Venezia solo nel XIV secolo, con l'espansione verso Treviso. Le invasioni longobarde, entrate da oriente (Cividale), devastano e saccheggiano Aquileia; a Treviso il vescovo apre le porte ai longobardi per aver salva la sua chiesa.
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