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Il concetto di Dio dopo Auschwitz

Un interrogativo fondamentale

Quale Dio ha potuto permettere tutto ciò? Con questo grosso interrogativo Jonas apre il suo libro, interrogativo al quale lui stesso, come ebreo e come "superstite", ha cercato di dare una risposta. Come Jonas e come i molti ebrei, anche la filosofia ha cercato le ragioni di quel genocidio.

La filosofia e la morte di Dio

Nietzsche, per esempio, lo fa attraverso "La gaia scienza" nella quale l’uomo folle annuncia la "morte di Dio", in seguito al dominio di quel pensiero, che ad Auschwitz è diventato una "notte senza alba" e che ha lasciato l’uomo rinchiuso in una crisi di senso. Auschwitz non può essere compreso neppure attraverso la filosofia speculativa, o il positivismo che, considerando come non-senso ogni aspetto teologico, approdano a una conoscenza del divino attuabile solo mediante procedimenti razionali.

La voce dei superstiti

Auschwitz non può essere ripreso soltanto sul piano filosofico, ma anche ascoltando la voce dei superstiti, che lo definirono la "voce del silenzio che si leva dal campo" e che modifica il concetto teologico da sempre ereditato dalla tradizione. Chi moriva ad Auschwitz, moriva senza dignità e tra molte umiliazioni perché travolto dagli eventi. I superstiti definiscono questo "tragico evento" come un "evento sacro" in cui Dio ha rivelato una parte di sé che nessun uomo aveva mai compreso.

Ebrei e cristiani di fronte al male

Rispondere alla domanda iniziale di Jonas sembra molto più difficile per un ebreo che per un cristiano; per il cristiano, che aspetta la redenzione nell’aldilà, questo mondo è il mondo del male, di Satana, per l’ebreo questo è il mondo della creazione, della giustizia. Per questo motivo che l’ebreo più difficilmente può giustificare Auschwitz.

L'etica di fronte al male

L’etica, come ricorda Ricoeur, può cadere davanti al male, poiché è non riducibile al libero arbitrio dei filosofi. Egli prospetta "l’esperienza insieme individuale e comunitaria dell’impotenza dell’uomo di fronte alla potenza demoniaca di un male già là, prima di ogni iniziativa malvagia imputabile a qualche intenzione deliberata."

L'enigma del male

L’ipotesi di questo male già là, mostra un uomo che sfugge al potere della libertà e che si sente smarrito; questo è, in qualche modo, l’enigma del male. Questo enigma, che sfugge al controllo delle filosofie, trova nel mito l’orizzonte che consente all’uomo di chiedersi: "Cosa posso sperare?"

Il mito e la sofferenza

È l’ordine metastorico demartiniano che nell’orizzonte di crisi e nella destorificazione del negativo circoscrive il negativo la cui soluzione è nella ripetizione mitica e nella tecnica del "così-come" del rituale magico. Da ciò ne deriva "da dove viene il male?" Ricoeur ha presente questo interrogativo ma ne aggiunge altri: "Fino a quando?", "Perché?", "Perché io?"

Interpretazioni del male

Nel mito il male è la sofferenza e lo è o come punizione di un male individuale o di un male collettivo, come se fosse una retribuzione. La sofferenza è interpretazione del male. Sulla base delle teorie platoniche, Sant'Agostino ha definito il male come non-sostanza e l’Uno come bene, da ciò al Dio come Sommum Bonum il passo è breve. È ovvio ma non sarà definitivo.

Jung e la Complexio Oppositorum

Jung, più tardi, criticherà la teoria agostiniana del "Dio Sommo Bene." Nella prospettiva di Agostino, ciò che viene esaltato è proprio "il principio del male senza maschera." In questo ambito il male, secondo Jung, non rappresenta l’esclusione del bene, ma è sinonimo di una loro convivenza. La Complexio Oppositorum, di cui Jung parla nella "Risposta a Giobbe" rappresenta "quella intima polarità che è nell’anima umana, polarità che è fonte del processo energetico costituente la vitalità stessa della psiche." L’incarnazione divina, secondo Jung, permette a Dio di arrivare alla conoscenza di tutte le contraddizioni che lo caratterizzano e che trovano la conciliazione nell’unità e nella totalità di sé come "Unio Mystica."

Auschwitz: un abisso di domande

Secondo Jonas, Auschwitz rappresenta l’abisso che solleva due grosse questioni: il male collegabile a Dio, e Dio impotente davanti al male. Ma allora "come mai il popolo ebreo...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/06 Storia delle religioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle religioni del mediterraneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Di Grazia Ottavio.
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