Seminario sulla Russia e gli Stati Uniti
Comprendere la natura degli attori
Se non si comprende la natura di un attore sarà difficile comprendere le decisioni ed il suo comportamento.
Politica estera USA
La politica estera (PE) non è altro che un modo di concepire il rapporto degli Stati Uniti con il resto del mondo tramite la presidenza, o meglio tramite tre grandi scuole che si riferiscono al modo di fare politica di quattro presidenti: Jefferson, Jackson, Hamilton e Wilson. Le scuole sono importanti perché rappresentano la PE partendo dalla propria originalità, prescindendo dalle memorie europee. Questa politica è sempre stata alternata su due fronti di operazione, uno interventista ed uno isolazionista: alla fine dobbiamo però riconoscere come l'interesse americano permei ogni tipo di politica.
Jeffersoniani
Il terzo presidente vuole consolidarsi come nuova politica presidenziale senza entrare nei contrasti del continente europeo, approfittando però delle crisi europee per trarne vantaggio. Gli elementi importanti sono l'ultra liberismo, credendo che il commercio e il successo individuale siano il motivo per mandare avanti la politica interna e non: il commercio rende liberi. Il governo non è la soluzione, il governo è il problema, dice lo stesso.
Jacksoniani
Il successo politico internazionale e quello interno sono vicendevolmente dipendenti: non si ha uno se non si ha l'altro. Quindi si necessita di dare più partecipazione ai cittadini, con una democrazia più flessibile. È questa una politica molto patriottica, alla quale si fa risalire l'idea di bene e male assoluti. La clausola della nazione favorita e clausola reciprocità (cercare su internet). Queste due clausole saranno fondamento del commercio mondiale.
Hamiltoniani
Qualunque politica estera può essere sostenuta come politica di potenza a patto che il sistema economico interno sia valido, serve quindi una forte alleanza governo-industrie: è questo un realismo a livelli spropositati. Grande privilegio all'economia piuttosto che all'esercito, è infatti Hamilton a creare il sistema monetario unico degli Stati Uniti tramite la banca nazionale d'America.
Wilsoniani
La prima guerra mondiale è importante per capire come sia nata questo tipo di politica, è una scuola poco pragmatica più votata agli ideali ed ai diritti umani che vanno rispettati. Quello che è fondamentale è appunto la stesura dei 14 punti che sono alla base della SDN. Gli USA che avevano partecipato alla WWI in modo molto poco coinvolgente non volevano -causa poco pragmatismo- una pace punitiva. Per trovare un carattere idealista in altre presidenze vediamo Carter e Clinton.
In definitiva la PE USA è caratterizzata dalle presidenze, ogni presidente tiene conto delle decisioni degli altri presidenti di cui è memore. Qualunque sia la presidenza essa si adatta a quale interesse degli USA primeggia in quel momento. Altro fondamento è il fatto che l'individuo sia messo al centro, il successo dell'individuo è quello della nazione.
Politica estera della Russia
Il loro modello di PE si ispira a tre modelli: ideacrazia, riformismo e ortodossia, ognuno perseguito a seconda del soviet supremo. Il gioco della guerra fredda dimostra come gli alleati si siano comportati sempre in modo altalenante anche se il gioco si basava sulla capacità dei due blocchi di influenzare i suoi membri. Quello di cui teniamo fondamentalmente conto è che ciò mette fine al modello eurocentrico, dando vita al mondo bipolare.
L'individuo è parte non centro della collettività. Essi, come gli USA, si pongono come modello originale, mentre gli USA vogliono un modello funzionale alle loro esigenze, la Russia vuole una esportazione di uno stato collettivista burocraticamente forte.
È difficile trovare delle scuole di pensiero della PE nell'unione sovietica. Parlare di idealismo e realismo è molto difficile. Possiamo dire chi era più da un lato e chi era più da un altro: Trockij era forse il più realista che mirava all'esportazione della rivoluzione permanente mentre Stalin, più idealista, mirava al socialismo in un solo paese.
Non si deve credere che l'eredità zarista sia stata totalmente eliminata, anche perché non si può chiudere una esperienza storica così radicata: alla fine anche la Russia del CCCP sfocia nel grande culto della personalità, attraverso la glorificazione del soviet supremo. Per mantenere tutto in funzione e mantenere la presa sul blocco si creano il Comintern ed il Cominform per reagire anche al piano Marshall.
Da Stalin a Kruscev passiamo da un idealismo astratto ad un realismo concreto, si arriva a credere che si debba avere una PE e che non ci si possa chiudere nel proprio paese. Da Breznev a Gorbaciov si passa dalla struttura monolitica del partito ad una più flessibile.
Russia e Stati Uniti
Sono due punti di vista e due geopolitiche differenti, anche se in entrambi i casi abbiamo punti comuni come la nascita di un impero nuovo (zarista) e di un nuovo tipo di stato (federale USA). La Russia zarista è molto incentrata sulla volontà imperiale di creare un unico regno impero panslavista che a cavallo dell'800 guida l'idea di nuova Russia. Pietro il Grande è il promotore di questa idea e come Caterina tenterà di modernizzare la Russia. Ciò che la caratterizza è il fatto che si affacci su due continenti, cioè l'Europa e l'Asia.
Il problema fondamentale è l'estensione della Prussia poiché bloccherebbe l'espansione verso la Polonia oltre comunque a minacciare -con la sua potenza da stato caserma- la Santa Madre Russia. I problemi degli svedesi, dei polacchi e dei turchi sono i grandi problemi della Russia, le idee di espansioni sono presenti con fini economici e non solo di politica di potenza. La Russia presentava già idee di PE.
Gli USA invece di consolidarsi e di modernizzarsi, puntano ad affermarsi come nuovi, originali e trasformare la vecchia politica europea in una nuova politica USA. Con la dichiarazione di indipendenza si sanciscono le motivazioni del nuovo stato, l'idea di portatori di nuovi modelli, idee illuministiche, un sunto dell'esperienza europea rivisitata. Sicuramente primeggia la loro prospettiva commerciale.
La visione messianica esiste sia in USA come in Russia che si espande anche con il mito della terza Roma che permea la Russia zarista e l'unione sovietica. Anche se Pietrogrado non sarà la terza Roma, i russi la vedranno sempre come tale.
Il destino manifesto, l'eccezionalità sono un modo per legittimare a loro stessi l'operato delle differenti politiche. Portatori sono Thomas Paine, Sullivan e poi uno. C'era poi chi era convinto che l'uso del destino manifesto per colonizzare l'ovest fosse in realtà un modo per legittimare l'espansione.
La PE russa è differente, per loro c'è solo il potere, l'idea zarista di Russia imperiale, non c'è quel volere USA mirato solo all'economia: siamo di fronte a un affare più dinastico che a un prodotto di concezione politica. Per quanto stato multinazionale, l'approccio è limitato e legato ad una visione continentalista non di apertura verso nuovi mercati o spazi. Gli USA hanno idea di uno stato universalista.
Entrambi gli attori cercano uno spazio ove consolidare la loro influenza: Russia verso ovest per entrare in Europa e quindi per non essere esclusa dal concerto europeo, anche se poi non avrà molta voce in capitolo. La Russia cerca sempre lo scontro con la Turchia per prendere possesso dello stretto dei Dardanelli per controllare i traffici marittimi.
La dottrina Monroe era un modo per salvaguardare lo stato e i suoi interessi dalle ingerenze esterne. La Russia ha la sua dottrina Monroe che poi si estenderà a quella della sovranità limitata. Gli USA vogliono espandersi verso oriente ed entrano nel gioco delle potenze occidentali per fare concorrenza alle potenze europee. L'ingresso delle potenze europee in oriente dà luogo ai trattati ineguali stipulati tra Cina e Giappone dove non erano presenti la reciprocità e la nazione favorita, delle quali gli USA si erano fatti promotori.
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