Storia delle relazioni internazionali nippo-statunitensi
Conferenza di Filippo Dornetti
Martedì 25 settembre alle 17:30, a Ca' Bembo aula A, conferenza di Filippo Dornetti su “L’impatto dell’occupazione sull’economia giapponese del dopoguerra”.
Dalla fine della guerra all’inizio dell’occupazione in Giappone: il ruolo degli USA
Fu un’occupazione delle forze alleate in Giappone, furono gli Stati Uniti a controllare l’occupazione giapponese, il ruolo degli USA è estremamente rilevante. Il Giappone era entrato in guerra molto prima, aveva occupato nel ’32 la Manciuria e nel ’37 la Cina, quindi quando scoppia la guerra, il Giappone era già dentro. Dopo l’attacco di Pearl Harbor inizia la fase della guerra del Pacifico, e il Giappone è uno dei protagonisti. JP, IT, GR sono le 3 forze dell’asse, e sebbene la guerra fosse finita nel 1945, il Giappone era ancora nel pieno degli attacchi, sebbene il Giappone con lo scontro con l’America si aspettava una guerra lampo, ma nonostante anche le poche risorse del JP rimanenti, non demordono e continuano a lottare.
- 1931 - Invasione della Manciuria
- 1932 - Fondano lo stato fantoccio del Manchukuo
- 1933 - Giappone abbandona la società delle Nazioni
- 1936 - Patto anticomintern con Germania
- 1940 - Patto tripartito con Italia e Germania
- 1941 - Patto di neutralità con URSS, attacco a Pearl Harbor (inizio della guerra del Pacifico)
Ultime fasi della guerra dell’Asia e del Pacifico
Le ultime fasi della guerra dell’Asia e del Pacifico, siedono tra luglio e agosto, troviamo le tre figure Truman, Churchill e Chiang Kai-shek che si riuniscono a Potsdam e attuano la dichiarazione che ribadisce alcuni principi già assunti in altre riunioni e dichiarazioni, il Giappone deve arrendersi senza condizioni (senza poter patteggiare nessun punto). Il Giappone sembra ignorare questo ultimatum, e di conseguenza a inizio agosto avviene il primo bombardamento a Hiroshima (6 agosto), qualche giorno dopo URSS viene meno al patto di neutralità e dichiara guerra, e il 9 agosto c’è il bombardamento di Nagasaki, per concludere con la resa del 15 agosto.
Dichiarazione di Potsdam
Dichiarazione di Potsdam (26/7/1945), “unconditional surrender” continuando dicendo che l’alternativa del Giappone era una distruzione pronta e completa (16 luglio primo esperimento riuscito delle armi atomiche, il presidente americano lo sapeva ma non aveva detto nulla agli alleati dell’Unione Sovietica, che da lì a poco sarebbero diventati protagonisti dello scontro della guerra fredda). L’occupazione andrà al termine quando il Giappone otterrà la democratizzazione e la smilitarizzazione, era possibile attuare una monarchia costituzionale sotto l’attuale dinastia. (n.b. vaghezza nel specificare la durata dell’occupazione e le conseguenze) Truman afferma di aver usato quest’arma per abbreviare l’agonia della guerra e salvare migliaia di vite di giovani americani.
Rescritto imperiale del 15 agosto
Dalla parte giapponese abbiamo un rescritto imperiale del 15 agosto via radio con una registrazione del giorno prima. Il messaggio è rivolto al popolo giapponese per informarli della loro sconfitta, sebbene la parola “sconfitta” o “resa” non viene citata direttamente, si intuisce; men che meno viene nominato il nemico (il corso mondiale si è voltato contro i nostri interessi...) che poi avrebbe occupato il territorio, c’è una grande confusione iniziale sull’arrivo delle forze d’occupazione. L’imperatore afferma che se si continuasse a combattere ci sarebbe una distruzione completa, un collasso e cancellazione della nazione giapponese e si condurrebbe alla totale estinzione della civiltà umana, c’è una forte motivazione da parte sua di evitare di nuovo il disastro.
Il ruolo degli USA nell'occupazione
Non c’è un pacifismo genuino, dato che le vittime considerate sono solo i giapponesi stessi, senza considerare il resto delle popolazioni asiatiche, vittime dei giapponesi stessi. Il ruolo degli USA è predominante nella resa del Giappone e nell’occupazione stessa, Truman nomina generale Douglas MacArthur comandante supremo delle forze alleate che prendeva direttamente le direttive con il presidente degli Stati Uniti. Nasce lo SCAP (General Headquarters, GHQ), un gruppo a guida statunitense e detta le direttive del governo giapponese, formato sia da civili che militari, ma troviamo un grande problema linguistico, per questo parteciparono anche civili giapponesi specializzati negli studi in Inglese.
Articoli della Dichiarazione di Potsdam
Art. 5 “Non ci sono alternative. Non sopporteremo ritardi”, ricordiamo che questa dichiarazione è diretta solo ed esclusivamente ai giapponesi, gli ultimi restanti in guerra.
Art. 6 Deve essere eliminata per sempre l’autorità e l’influenza di quelli che hanno ingannato e fuorviato il popolo del Giappone conducendolo alla conquista del mondo.
Art. 7 Saranno occupati dei punti nel territorio giapponese scelti dagli Alleati.
Art. 8 Le condizioni della Dichiarazione del Cairo (1943) saranno rispettate e la sovranità giapponese è limitata alle maggiori isole del Giappone.
Art. 10 Non devono essere asserviti o distrutti come razza e nazione, ma sarà applicata una severa giustizia ai criminali di guerra, inclusi coloro che sono stati crudeli con i prigionieri alleati.
Oltretutto il Giappone dovrà eliminare tutti gli ostacoli al rifiorire e al rafforzarsi delle tendenze democratiche del popolo giapponese. Assicurati libertà di parola, di religione e di pensiero, così come il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.
Art. 11 Il Giappone può continuare a mantenere le industrie atte a mantenere la sua economia e riparare quelle dello stesso tipo, ma non quelle belliche.
Art. 12 Le forze d’occupazione se ne andranno appena questi obiettivi saranno raggiunti (non si dà un tempo specifico).
Occupazione Statunitense
Sebbene si dica che gli occupatori sarebbero stati delle forze alleate, si può definire una vera e propria alleanza statunitense, anche perché il capo dello SCAP era lo stesso generale controllato dal presidente degli USA (Truman). Già dalla fine del 1945 erano presenti circa 350.000 unità americane. In che modo occupano e agiscono? Si agisce tramite organismi locali, dovuto principalmente da problemi linguistici dato che gli occupanti non erano in grado di comunicare, quindi trasmettevano gli ordini al governo che poi diramava le direttive dello SCAP. Il 4 ottobre poi vennero emanate le direttive per abolire tutte le leggi e istituzioni che ostacolavano l’opera di democratizzazione.
Riforme politiche e sociali
Il 17 agosto troviamo il principe Higashikuni nominato come primo ministro, per poi essere sostituito a settembre da Shigehara Kijuro, e il 2 settembre giorno della resa si conferma che sia l’imperatore che il governo dovrà rimanere ubbidiente a qualsiasi decisione dello SCAP. 18 giorni dopo arriva una missiva al quartier generale di MacArthur in cui l’imperatore sperava che il generale vivesse con buona salute e confermava di voler seguire le direttive della Dichiarazione di Potsdam, mostrandosi aperto.
Critiche e decisioni sul Giappone post-bellico
Molti stati desideravano che l’imperatore, come da articolo 6 della Dichiarazione venisse trattato come un criminale di guerra, e dunque processato, e in effetti MacArthur venne criticato per aver mantenuto un atteggiamento molto accondiscendente nei suoi confronti, sostenendo che non dovesse essere chiamato in giudizio. Oltretutto agli inizi del ’46 il generale inviò un messaggio ad Eisenhower in cui affermava che non bisognava sottostimare gli effetti della condanna all’imperatore, essendo colui che univa tutto il Giappone insieme avrebbero distrutto un paese intero.
New Japan e il ruolo degli USA
Il 15 agosto si segna l’inizio di un “New Japan” fondato sui principi di pace e di democrazia e il ruolo degli USA è di favorire la transazione da un governo imperiale. Tutto ciò ha provocato una rimozione della memoria collettiva (quasi come un’amnesia), differentemente dalla Germania che continuano ad accusare il Giappone che non ha ancora fatto i conti con il passato. Con questo gli USA vuole dimostrare la trasportabilità della democrazia con grande facilità. A parte tutto il governo agì con moltissima autorità, e una leadership politica e burocratica spesso compromessa con il regime passato e oltretutto lo SCAP fece sì che l’imperatore non solo non fosse chiamato a giudizio nel processo di Tokyo ma che addirittura divenisse simbolo della democrazia e del pacifismo del Giappone post-bellico.
Sembra quasi un ossimoro l’imposizione di una democrazia. In tutto ciò la maggior parte del Giappone visse la sconfitta come una lesione al proprio orgoglio nazionale, ma per altri fu anche sinonimo della fine delle sofferenze, sebbene gli alleati fossero sia forze di occupazione che portatori di libertà, sono ex nemici. Quindi dobbiamo immaginare che questi e molti altri pensieri giungevano con questo avvenimento dell’occupazione alleata.
Esperienza del Giappone occupato
“La mia prima esperienza del Giappone occupato non è una parola ma una scena reale. Perché nella casa accanto alla nostra viveva una donna single [che si prostituiva per i soldati statunitensi]. La mattina, quando uscivo per andare a scuola, c’era sempre una jeep parcheggiata lì davanti. Ero piccolo e non capivo il reale significato di tutto ciò, ma ogni volta provavo la voglia di prendere a calci le ruote della jeep. Credo che questo fu la mia prima percezione di un sentimento nazionalista contro gli occupati.” (Matsumoto Ken’ichi, “Introduzione”, 2009, p.i)
Smilitarizzazione e democratizzazione del Giappone
C’è una grande priorità di smilitarizzare e democratizzare il Giappone, avvengono svariate riforme politiche, economiche (come lo smantellamento delle zaibatsu, che avevano monopolizzato l’industria) e sociali. Tuttavia con l’arrivo della Guerra Fredda si contribuisce alla cosiddetta “inversione di rotta”, contribuendo a mutare le priorità degli USA in Giappone, vedendolo come un possibile alleato nel Pacifico, e così accadrà. Le prime attività che vengono attuate nei primi anni dell’occupazione del 1945 sono le abolizioni della Guerra, della Marina, degli Approvvigionamenti militari e degli Interni. Vennero sospesi i corsi scolastici e dichiarati illegali i testi di storia, geografia ed etica (dato che erano considerati strumenti di propaganda sciovinista del passato regime) e venne ordinato di riscriverli. Inoltre troviamo delle epurazioni di quanto avevano attivamente sostenuto il passato regime (200.000 di cui il 90% militari), vennero liberati i prigionieri politici (maggior parte coloro che facevano parte del partito comunista) e sancita la libertà di ricostruire partiti politici e sindacati.
Eventi del 1946
Nel 1946 l’imperatore Hirohito rinuncia alla sua natura divina, dato che si credeva che discendesse dalla divinità solare Amaterasu; nello stesso tempo assistiamo al cosiddetto “tour imperiale” (ricordiamo che l’imperatore non poteva mostrarsi in pubblico e se lo faceva nessuno doveva guardarlo in viso, considerandolo un atto sacrilego) in tutte le province del Giappone e molti storici videro in tutto questo quello che MacArthur aveva scritto ad Eisenhower sul ruolo fondamentale dell’imperatore sul popolo giapponese. Oltretutto nel 1946 avviene il processo di Tokyo, paragonabile a quello di Norimberga. Nello stesso anno, viene inviata allo SCAP la bozza della Costituzione scritta da Matsumoto, ma alla fine dei conti saranno gli americani a decidere una commissione che comporrà la costituzione finale.
Nuove disposizioni costituzionali giapponesi
Imperatore riconosciuto come simbolo dell’unità nazionale, non più come capo delle forze armate;
- Sovranità popolare;
- Netta separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario;
- Due camere elettive per il parlamento;
- Separazione tra Stato e Religione;
- Insieme di serie di diritti per gli uomini;
Guarda bene l’art. 9 in cui si rinuncia alla guerra come diritto sovrano della nazione. Tuttavia dopo l’”inversione di rotta” e si riconsidera il ruolo del Giappone, si riconsidera anche le politiche che aveva applicato precedentemente. Già nel 1947 vediamo un segnale dell’inversione quando impedisce gli scioperi delle amministrazioni pubbliche. Oltretutto nel 1948:
- Entra in vigore la nuova Costituzione;
- Terminano i lavori del Tribunale di Tokyo;
- Avviene il Piano Dodge; (La decisione più importante che Dodge fece prendere al governo, con il piano che prese il suo nome (“piano Dodge”), fu la fissazione del tasso di cambio a 360 ¥ per dollaro e il taglio del tasso d'inflazione attraverso una rigida riduzione della domanda interna, con un metodo definito da alcuni come una “razionalizzazione ottenuta attraverso la disoccupazione” (kubikiri gōrika, letteralmente “razionalizzazione attraverso la 首切り合理化 decapitazione”), che consisteva principalmente nel taglio dei salari o nel licenziamento dei lavoratori)
Impatto dell'occupazione sull'economia giapponese
Dopo la seconda guerra mondiale ritroviamo una grande distorsione dell’economia, provocando uno sviluppo del mercato nero provocando una grande inflazione. Dal 1945 al 1952 il Giappone si trova sotto l’occupazione Americana e troviamo il GHQ/SCAP che controlla la vita politica ed economica del Giappone, formato dai rappresentanti delle potenze alleate (anche se si trattava di una vera e propria occupazione americana). Il periodo dalla fine della guerra fino all’inizio del boom economico (periodo in cui la crescita economica registrava dei valori molto alti, ad esempio in Italia è durato 6-7 anni mentre in Giappone circa 20 anni) che è stato dal 1955 al 1973. Oltretutto la ripresa economica è stata dal 1945-1954 in cui finisce l’economia di guerra e continua l’economia di controllo, managed economy in cui lo Stato controlla tutti gli aspetti economici del paese (differente dall’economia di mercato). In questo periodo abbiamo due periodi di riforme:
- Riformazione per la democratizzazione economica (1945-1947);
- Riforme per la ripresa economica (1947-1954);
Influenza delle riforme sull'economia del dopoguerra
Concentrandoci sulle riforme per la ripresa, quanto hanno influenzato il Giappone nell’economia nel dopoguerra? Il problema generale è se il boom economico abbia avuto origini locali o grazie all’impatto degli stranieri. Riguardo alla democratizzazione possono essere come lo smantellamento degli zaibatsu, la riforma agraria del 45-46 e la riforma del lavoro. Per quanto riguarda la stabilizzazione economica si divide in:
- Misure deflazionistiche, “I 9 principi per la stabilizzazione economica” (1948), “Linea Dodge” (1949);
- Politiche industriali, “Sistema produttivo a scivolo” (keisha seisan, 1946), politiche per la ristrutturazione industriale (anni Cinquanta);
Problemi iniziali e soluzioni economiche
Quali erano i problemi iniziali che si cercavano di risolvere? Per quanto riguarda il piano legale, giuridico siamo in un sistema di economia controllata messo a punto nel 1937 in cui comincia la guerra sino-giapponese e nel 1940 con l’inizio della guerra del Pacifico con un nuovo ordine economico, in cui tutte le aziende vengono organizzate in grandi consigli di controllo (toseikai) organizzati per settori e ogni nazione economica (quanto produrre, quanto pagare operai, come far avere un prodotto) vengono decisi all’interno di questi grandi organismi che sono comandati dalle aziende zaibatsu e ricevono gli obiettivi di piano dallo Stato (Quando la guerra finisce siamo ancora in questo sistema economico).
Inizialmente nel 1800 il Giappone era molto ferrato nell’agricoltura ma bisogna notare che ogni 5 anni continua a crescere la quota di produzione e nel 1926-30 abbiamo un netto passaggio da una situazione di carattere prettamente agricolo a industriale (sebbene sia ancora abbastanza attaccato all’agricoltura). Se ci si concentra nella produzione di carbone e rame dal 1870-1940 notiamo uno sviluppo dell’utilizzo perché aumentano le aperture delle grandi miniere dell’Hokkaido, oltre a quelle già aperte precedentemente.
Effetti dei bombardamenti sulla ripresa
Riguardo ai vari bombardamenti, non solo ci furono gli incidenti nucleari ad Hiroshima e Nagasaki, ma anche Tokyo fu una vittima dei bombardamenti; nonostante ciò alcuni settori riuscirono a mantenere le infrastrutture, il capitale immobile permettendo la veloce ripresa durante gli anni del dopoguerra. L’inflazione (i prezzi dei beni che continuano a salire e i salari non crescono allo stesso modo, potere d’acquisto non sale) avviene per colpa di insufficienza dell’offerta dei bene, provocando un aumento dei prezzi, oltretutto in questo periodo ci sono spese militari continuative.
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