Perché studiare la storia?
La storia è fondamentale per capire il mondo contemporaneo. Ci permette di studiare i fattori che determinano l’ascesa e la caduta di una potenza, ci permette di trovare il giusto equilibrio tra economia e potenza e di studiare i meccanismi secondo i quali gli stati si relazionano tra di loro poiché questi sono comportamenti stratificati nel tempo e ci permettono di non ripetere gli stessi errori compiuti nel passato.
- Santayana disse: “chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo”
Un esempio è la caduta dell’impero spagnolo paragonabile alla caduta dell’Urss a causa del peso economico della guerra, infatti si erano spesi troppi soldi negli armamenti tralasciando gli altri settori. La storia ci permette di diventare dei cittadini consapevoli.
- Hegel: “chi non ricorda la storia è condannato a riviverla”
Storia dei trattati e relazioni internazionali
La storia dei trattati era il nome precedente del corso ma aveva un taglio prettamente giuridico. I trattati internazionali sono degli strumenti giuridici che regolano i rapporti tra gli stati. La storia delle relazioni internazionali invece ha una considerazione non solo giuridica ma anche sociale, culturale... con una visione molto più ampia. È lo studio dei rapporti tra Stati, ruolo delle organizzazioni internazionali e delle ONG, dinamiche economiche, sociali, ambientali, influenza dei media, dell’opinione pubblica, delle ideologie, funzione della società civile, peso delle imprese multinazionali, fattori geografici, demografici ecc.
Dal 1500 si iniziano a formare e a prendere vita le caratteristiche degli Stati moderni e del sistema internazionale. Questo cominciò dopo la Pace di Vestfalia del 1648, che pose fine alla guerra dei trent’anni e diede origine al modello vestfaliano, basato sul principio dell’equilibrio.
Attori e fattori delle relazioni internazionali
Gli attori sono i protagonisti delle relazioni internazionali, fino a qualche tempo fa l'attore principale era lo stato moderno, era quasi esclusivo perché comunque sono sempre esistite delle specie di multinazionali che avevano un certo peso, oggi ovviamente hanno un maggiore peso. Accanto a questi oggi abbiamo la società civile, organizzazioni internazionali, criminalità organizzata, ONG, lobby... oggi gli attori sono molto più variegati rispetto al passato.
I fattori sono elementi di varia natura che influiscono sull’andamento delle relazioni internazionali (geografia e territorio, popolazione e curva demografica, sistema economico, strutture politiche e sociali, ideologia, potenza militare, ambiente, sviluppo scientifico e tecnologico ecc.).
Stato moderno
Lo Stato è l’organizzazione della vita collettiva di un gruppo sociale (cioè un popolo) stanziato su un determinato territorio la cui caratteristica è il monopolio legittimo del potere coattivo/coercitivo cioè la sovranità, l’uso legittimo della forza. [Norberto Bobbio] Lo stato è caratterizzato da popolo, territorio e sovranità.
Lo Stato non è un fine ma è un mezzo il cui fine sono i cittadini, il loro benessere e la loro sicurezza. Chi sostiene che è un fine parla di Stato totalitario in cui sono i cittadini a essere un mezzo.
Lo stato ha una valenza fondamentale per l’organizzazione collettiva poiché lo stato è uno strumento che organizza i rapporti tra le persone affinché rispettino le leggi, lo stato è organizzazione e superamento dell’anarchia, poiché solo nell’ordine vi è il progresso, in modo che le persone vivano in modo civile con il fine di sicurezza e benessere dei propri cittadini.
Solo lo stato ha il potere di usare la forza per imporre le leggi. Lo Stato che esce da Vestfalia in politica interna è un ente primario, tutti gli altri enti detraggono il proprio potere dallo stato stesso. In politica internazionale lo stato moderno non riconosce alcun potere sopra di sé, lo stato è sovrano.
Formazione dello Stato moderno
Lo stato moderno nasce ufficialmente con Vestfalia ma de facto già nel 1500. Vestfalia per secoli è stato l’attore quasi esclusivo delle relazioni, oggi rimane uno degli attori più importanti ma è affiancato da altri attori sovranazionali (Onu, Nato, Unione Europea, Ong, multinazionali, organizzazioni terroristiche).
Lo stato moderno nasce attraverso un processo storico che è durato alcuni secoli (fine basso medioevo e inizio dell’età moderna 1200-1600). Quando si esce dall’organizzazione medievale che vedeva una frammentazione dell’autorità politica (città libere, arcivescovadi…) in cui vi erano centinaia di micro stati e poi due poteri universali il papato e l’impero.
Lo stato moderno si forma attraverso il duplice processo:
- Processo di accentramento di poteri dal basso nelle mani dello stato di poteri dispersi in precedenza tra centinaia di poteri, autonomie. Accentra i poteri di comuni e feudi. Si formano grandi stati territoriali (assoluti) che diventeranno nazionali (liberali) con la rivoluzione francese.
- Secondo processo di rivendicazione di sovranità, autonomia e indipendenza dal papa e altri poteri. Esempio dell’Oltraggio di Anagni (8 settembre 1303): è lo schiaffo morale dato da Filippo IV il bello al papa Bonifacio VIII; è uno degli atti conclusivi del grave dissidio che era sorto da anni per definire l'eventuale supremazia del potere spirituale su quello temporale del re di Francia, Sciarra Colonna rivendica la sua sovranità rispetto al papa. Dal basso accentra, mentre dall’altro rivendica il suo potere non riconoscendo più il potere del papa e dell’imperatore.
Stato feudale – poi nasce lo stato moderno nelle sue varie forme. Prima è assoluto, territoriale, la sovranità coincide con la figura del monarca. Poi costituzionale e liberale. Quando la borghesia reclama i propri diritti di fronte al monarca, con la rivoluzione francese, nasce lo stato nazionale e la sovranità viene a coincidere con l’idea di nazione. Poi nasce lo stato democratico che si evolve in sociale con i partiti di massa.
Il caso di Carlo Magno
Il caso di Carlo Magno, ovvero l’evoluzione e la divisione dell’Impero. L’idea è di stabilire una continuità con l’Impero Romano. Carlo Magno unifica l’Europa nel SRI e alla sua morte l’Impero si divide in 3 parti: Lotaringia, Francia, regno di Ludovico il Germanico che eredita il titolo di imperatore (SRIG). Il tentativo degli Asburgo sarà di restaurare il potere assoluto e nel tentativo di realizzare questo scopo nel 1500 Carlo V si scontrerà con gli stati emergenti.
Ragion di stato
Come si comportano tra di loro gli stati moderni? Il principio guida è la ragion di stato che nasce con la nascita dello stato moderno coniato da Machiavelli, secondo cui la sicurezza e stabilità dello stato sono obiettivi prioritari, tutto il resto verrà dopo (oggi si chiama interesse nazionale, esistono poi diversi modi per raggiungerlo). Quindi un governante deve garantire l’interesse nazionale a qualsiasi costo. Infatti per garantire sicurezza dello stato può essere necessaria la guerra. Secondo Aron ciò che distingue la politica estera da quella interna è la guerra.
Anarchia internazionale
Se il comportamento è quello della ragion di stato, la situazione internazionale che si crea è quella dell’anarchia internazionale. Non esiste un ente superiore. La politica internazionale è una politica di potenza, lo stato deve garantire la sua sicurezza senza guardare in faccia a nessuno. Aron afferma che i rapporti fra enti sovrani si svolgono all’ombra della guerra. Diverso nelle relazioni interne poiché vi è lo stato che garantisce la risoluzione dei conflitti in modo non violento con i tribunali mentre nelle relazioni internazionali se il conflitto non si risolve in modo diplomatico si ricorre alla guerra.
Lo stato però non può ricorrere sempre alla guerra, soprattutto con la rivoluzione militare del 1500, la guerra costa sempre di più, sia economicamente che socialmente. Vi sono due elementi nell’anarchia che creano stabilità:
- La gerarchia fra stati: quando si afferma lo Stato di diritto (Vestfalia) si afferma il principio dell’uguaglianza tra stati, formale e giuridica, ma gli stati restano diversi sotto altri aspetti come economico, sociale, militare ecc., perciò si crea una gerarchia tra gli stati: piccole, medie e grandi potenze sta a queste ultime il potere di scatenare un conflitto. Il termine “grande potenza” venne utilizzato per la prima volta al congresso di Vienna e indica uno stato che può provvedere da sé alla propria sicurezza e non ha bisogno di alleati. Alla metà dell’800, all’epoca del concerto europeo le grandi potenze sono state al massimo 6. Le piccole/medie potenze, invece, non sono in grado di badare alla propria sicurezza da sé, ma devono appoggiarsi/allearsi alle grandi potenze per poter sopravvivere e sottostare ai loro voleri e decisioni, diventando “paesi satelliti” di una grande potenza. Questa gerarchia fa sì che il potere di dichiarare guerra stia nelle grandi potenze, quelle piccole e medie subiscono l’egemonia di quelle grandi. Super potenze furono definite gli USA e URSS con la guerra potenza e poi uni per potenza sono gli USA dopo il crollo dell’URSS, grandi potenze sono quelle europee. La gerarchia regola un rapporto verticale tra tutti gli stati.
- Principio di equilibrio: si tratta di un rapporto orizzontale tra le grandi potenze che cercano di stabilire un rapporto di equilibrio tra di loro. Si cerca di stabilire un equilibrio di potere che viene rotto da un potenza che ritiene di aver raggiunto un potere tale da modificare l’equilibrio a proprio vantaggio, rompe perciò l’equilibrio con uno scopo egemonico. Si crea un nuovo equilibrio quando le potenze minacciate dal tentativo egemonico si uniscono, coalizzano per contrastarlo e ristabilire un equilibrio. I trattati internazionali sono i tentativi dei vincitori di ricreare un equilibrio tra le grandi potenze in modo da trattenere la pace per un arco di tempo.
Sistema internazionale= complesso di interrelazioni tra soggetti distinti le cui decisioni si influenzano a vicenda.
Sistema bipolare = le grandi potenze sono due esempio della situazione della guerra fredda USA e URSS, Sparta e Atene tra la Francia napoleonica e la coalizione antinapoleonica.
Sistema multipolare = le grandi potenze sono più di due esempio concerto europeo composto da almeno 6 potenze.
Evidenziamo le conseguenze geopolitiche, in un sistema bipolare il sistema è molto rigido poiché le piccole e medie potenze non possono passare da una potenza all’altra, se una piccola potenza passa da una parte dall’altra modifica l’equilibrio, quindi la potenza egemone controlla la politica interna della potenza satellite e non permette scambi di alleanza. Mentre nei sistemi multipolari è più elastico le piccole e medie potenze hanno un potere di manovra e possono passare da una coalizione all’altra anche durante la guerra.
Sistema omogeneo: tutte le grandi potenze concordano su dei principi o dei valori come nel concerto europeo in cui tutte le grandi potenze convergevano sul principio dell’equilibrio; diverso invece quando si contesta un determinato valore come quando la Russia contestava il sistema capitalistico.
Stato insulare generalmente è un’isola, è uno stato che non ha nessuna o scarsa pressione militare ai propri confini, non ha minacce. Venezia rispetto al sistema italiano degli stati è uno stato insulare.
Stato continentale stato con pressioni militari, accentramento e autoritarismo esempio dell’Inghilterra che è difesa dal mare. A cambiare tra questi due tipi di stati è sia la politica estera che interna. Negli stati insulari c’è più propensione al parlamentarismo e al dialogo anche in situazioni critiche visto che c’è un maggior lasso di tempo per prendere decisioni. (in Francia e Germania se c’è una guerra non vi è tempo per parlare in parlamento). Es. Stato continentale la Prussia tra il 6-700 diventa una grande potenza. A nord ha come nemico il regno di Svezia, che massacra la Danimarca. A est ci sono la Polonia e la Russia. A sud l’Austria. La Prussia costruisce la propria potenza a scapito dell’Austria. Si sviluppa la sindrome dell’accerchiamento che si risolve attaccando per primi. La Prussia diventa una caserma, il re veniva definito come il re sergente; l’esercito prussiano diventa l’esercito più forte d’Europa).
La politica di stati insulari può essere di due tipi: può essere isolazionistica o aggressiva. In uno stato insulare non avendo un nemico alle porte si sviluppa il decentramento. Uno stato insulare sviluppa la marina, uno stato continentale sviluppa l’esercito di terra, un colpo di stato si può avere in un stato continentale.
Nel 1940 gli Usa passano da una politica insulare a una continentale. Con la caduta dell’Unione Sovietica non c’è più quell’equilibrio che c’era prima, gli Stati Uniti si sono ridimensionati e la Cina è cresciuta esponenzialmente. Gli Usa non hanno più la leadership politica e l’economia di un tempo e la Russia di Putin sta crescendo assieme alla Cina.
Ricchezza e potenza
La ricchezza è il sistema economico, cioè quello che produce ricchezza; la potenza è il sistema militare. La ricchezza serve per garantirsi potenza e la potenza serve a proteggere la ricchezza, rapporto biunivoco non posso investire troppo in uno o nell’altro. Si spende quanto ci si può permettere altrimenti perdo tutto e perdo anche la potenza. Essendo le guerre dal 1500 molto costose è necessario un sistema di equilibrio tra il sistema economico e militare, se si produce ricchezza ma non vi è una potenza per difenderla questa viene conquistata da un altro, ma se c’è poca ricchezza, si inaridisce si ha un crollo e implosione dello stato che non ha più ricchezza. Esempio di stati che hanno speso troppo per la potenza e nelle guerre senza sviluppare la ricchezza: Spagna nel 1500, l’Unione Sovietica dopo la ritirata americana dal Vietnam, ne approfitterà ma attuerà una politica di rinnovamento spaventoso delle forze armate inaridendo il sistema economico che non era in grado di sopportarlo.
Trattati internazionali
Il trattato internazionale è lo strumento mediante il quale gli Stati dirimono i loro contrasti e disciplinano iloro rapporti. Nel testo gli Stati sono tradizionalmente indicati con il termine Alte parti contraenti. La formazione dei trattati internazionali è regolata dalla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, redatta dalla Commissione ONU per la codificazione del diritto internazionale, firmata nel 1969 ed entrata in vigore nel 1980.
Procedimento per la redazione di un trattato
Negoziazione: i plenipotenziari predispongono il testo e lo sottoscrivono in forma non vincolante per gli Stati. Firma: il negoziato si chiude con l’apposizione della firma da parte dei plenipotenziari; il testo è autenticato e può essere modificato solo con un nuovo negoziato. La firma non ha valore vincolante.
Ratifica: lo Stato si impegna a osservare il trattato con la ratifica disciplinata dalle costituzioni di ciascun Stato, che può avvenire con un referendum o un voto parlamentare.
Scambio delle ratifiche: il trattato entra in vigore dopo la scambio delle ratifiche tra gli Stati firmatari o il deposito delle ratifiche presso uno Stato che funge da segretario o il Segretariato delle Nazioni Unite.
Composizione del trattato
Preambolo: indica lo scopo Designazione dei plenipotenziari e loro credenziali Testo Durata: periodo di validità Parafatura, siglatura: quando intercorre del tempo tra la conclusione di un negoziato e la firma del trattato, i plenipotenziari appongono il loro sigillo (parafa) e le loro iniziali (sigle) a garanzia dell’inalterabilità del testo (ne varietur). Lingua: quando redatto in più lingue, si precisa quella o quelle che fa/fanno fede. Deposito del testo originale: nelle clausole è precisato il luogo di deposito del testo originale.
Tipologie di trattati
Un trattato internazionale prende il nome di:
- Patto o Covenant, Carta, Atto, Convenzione.
- Concordato: accordo tra la Santa Sede e uno Stato per regolare in questo gli interessi della Chiesa cattolica.
- Capitolazione: trattato unilaterale con il quale uno Stato cede entro i suoi confini competenze a cittadini di uno Stato straniero.
- Trattati ineguali: imposti dalle potenze occidentali a paesi asiatici incapaci di resistere alle pressioni militari ed economiche straniere a causa del divario tecnologico.
- Protocollo: documento supplementare in cui si stabiliscono norme integrative o si precisa o limita un trattato.
- Dichiarazione: orale o scritta, unilaterale, bi/multilaterale, preposta o annessa al trattato, da valutare il suo valore impegnativo.
- Accordo, Agreement, Entente: trattato non formale per evitare una crisi o per giungere a un primo abbozzo di intesa.
- Scambio di note: scambio di lettere tra due governi con cui si conclude un accordo impegnativo ma non formale.
- Modus vivendi: strumento provvisorio ad interim con cui le parti si impegnano ad osservare un determinato atteggiamento in attesa di giungere a un accordo formale.
- Memorandum d’intesa: documento che descrive un accordo fra due o più parti; esprime convergenza d’interessi e indica comune linea d’azione piuttosto che un vincolo contrattuale; è un’alternativa più formale al semplice gentlemen’s agreement, accordo informale basato sul rispetto della parola data che non può essere difeso giudizialmente.
- Processo verbale: registrazione dei lavori svolti dai plenipotenziari.
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Storia delle relazioni internazionali
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