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Schmitt e la logica amico-nemico

Schmitt è stato un teorico dell’autoritarismo e ha cercato di rendere sistematici gli assiomi dello Stato Totale personificati dal nazismo. Ritiene che nella politica sia fondamentale la categoria logica amico-nemico. Non è nuova (anche Machiavelli e Hobbes teorizzano che la politica non possa prescindere dall’inimicizia e che il dominio si basi sul controllo delle forze avverse), ma Schmitt la radicalizza, sostenendo che sbaglia il liberalismo a credere che questa logica possa essere sostituita da una visione della storia e della politica ispirata agli opposti principi del dubbio critico, della tolleranza, della cooperazione.

Amico e nemico non sono concetti da considerare sul piano esistenziale, individualistico e privato, ma invece sul piano pubblico e politico. Privatamente si può non odiare il nemico, ma il nemico politico va affrontato come tale. Inoltre, non è detto che il nemico debba essere immorale o spregevole socialmente, moralmente o economicamente: il canone di valutazione del nemico è sempre e solo quello politico.

La logica amico-nemico va vista soprattutto a livello di relazioni internazionali, tra stato e stato. Infatti, i conflitti interni allo stato (tra partiti o in campo socio-economico...) possono talvolta apparire più grandi di quelli tra stato e stato, ma possono comunque sempre essere risolti se lo stato riesce a tenere a bada gli antagonismi: i conflitti tra stati invece non sono rimediabili e l’epilogo della logica amico-nemico è la guerra, che non è scopo o meta, ma addirittura il presupposto della politica, sempre presente come possibilità reale. Dichiararsi neutrale è illusorio.

Sovranità e decisione

La riflessione di Schmitt si basa sul presupposto che la categoria del politico abbia una dimensione totale: ha quindi un’incidenza radicale su tutti i comportamenti significativi della vita umana e sociale. Ritiene dunque false e illusorie sia le dottrine normativiste (Kelsen), sia le istituzionaliste, perché:

  • I normativisti sbagliano a rinchiudere la politica nei limiti di un ordinamento giuridico autosufficiente, al punto di identificare lo stato con la sua norma primaria, cioè la Costituzione (solo un principio radicale di sovranità secondo lui infatti può affrontare i problemi essenziali) e a credere che il Diritto di Necessità non è diritto, ma solo un mero fatto (mentre invece per Schmitt i fatti più importanti del diritto sono proprio quelli eccezionali).
  • Gli istituzionalisti sbagliano a vedere la società così plurale al punto che può ritenersi superflua la centralizzazione della sovranità.
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Scienze giuridiche IUS/17 Diritto penale

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