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e non subisce con passività gli impulsi che riceve dall’esterno. La forza ha come fine ultimo la

fondazione e la conservazione dello Stato.

L’essenza della società politica, secondo Vico, si esprime nella genesi storica: occorre, pertanto,

analizzare il processo di formazione della società con riferimento all’uomo primitivo, che vive allo

stato di natura.

L’uomo primitivo non si distingue dalle bestie. La genesi del movimento <<attivo>> dell’uomo,

che gli consente di uscire dalla primitiva vita bestiale, è connessa a due fondamentali modi di

avvertire e conoscere la realtà.

La prima esperienza religiosa dell’uomo primitivo si esprime nel terrore religioso, che l’uomo

prova in occasione di un fenomeno naturale: il fulmine. Il terrore religioso rinserra gli uomini

primitivi nelle grotte dei monti, li sottrae in tal modo alla loro libertà bestiale di andare errando

come bestie senza stabile dimora, e li induce ad interpretare le <<manifestazioni>> del cielo, i

fulmini, il volo degli uccelli, per conformarsi al volere della divinità.

Al terrore religioso è connesso un altro fondamentale sentimento da cui, secondo Vico, si generano

tutte le regole che disciplinano il comportamento dell’uomo: il pudore. L’unione dell’uomo e della

donna , determinato dall’istinto vitale della continuazione della specie, è sottratto alla mera

accidentalità dell’istinto: diventa così stabile, <<certa>>, diventa matrimonio.

Il timore di Dio e il pudore generano un altro sentimento: la pietà verso i defunti. Per questo l’uomo

non abbandona il morto, ma lo seppellisce.

Il processo di evoluzione del gruppo familiare originario è promosso dall’esigenza di procurarsi

mezzi di sussistenza più abbondanti di quelli spontanei offerti dalla natura. Nasce così l’agricoltura,

cui si dedicano quei nuclei umani che per aver espresso una forma di culto, per contrarre nozze

solenni, per osservare il rito delle sepolture e il culto dei morti, costituiscono, secondo Vico, le genti

maggiori. A queste si contrappongono le genti minori che sono formate da quei gruppi umani che,

per non essere riusciti ad esprimere una forma di religiosità, continuano nella vita propria dell’orda

primitiva. Il rapporto servo-padrone esprime la genesi della società politica e si fonda sulla forza.

La tensione che si determina fra le genti maggiori e quelle minori, sfocia alla fine in una rivolta di

queste contro i gruppi gentilizi. Dal conflitto nasce la prima forma di comunità statale: i gruppi

gentilizi, i padri di famiglia, si riunirono in <<ordini>>, cioè misero in comune le loro forze, i loro

averi e nominarono un capo comune, un re, per guidarli nella lotta contro i <<famoli ammutinati>>.

La città aristocratico-gentilizia deve reperire i mezzi di sussistenza mediante il lavoro dei campi,

che non viene più imposto con un atto di assoggettamento servile, ma affidato alle genti minori: il

cosiddetto dominio bonitario dei campi. E’ questa per Vico la prima legge agraria che regola i

rapporti politici fondamentali fra le due classi in conflitto: l’aristocrazia e la plebe.

La prima legge agraria non risolse i conflitti fra aristocrazia e plebe. L’emanazione della legge delle

XII tavole rappresenta un’importante vittoria che la plebe riportò nei confronti dell’aristocrazia:

infatti il motivo ispiratore della famosa legge fu quello di garantire alla plebe il cosiddetto dominio

<<quiritario>>, la proprietà piena.

Ma anche questa garanzia non fu in grado di tutelare la plebe nei suoi possedimenti: infatti le

proprietà di chi apparteneva alle genti minori, alla morte del proprietario, ritornavano all’originario

concedente aristocratico, in quanto la plebe non aveva il diritto di partecipare agli auspici, cioè al

culto religioso delle genti maggiori, e non aveva nemmeno il diritto di contrarre nozze solenni. A tal

fine la plebe pretese, e con la legge ottenne, il diritto di contrarre nozze solenni, partecipando di

conseguenza agli stessi auspici dei nobili, e conquistando così la piena cittadinanza.

La forma di governo repubblicana, che si fonda sulla potestà legislativa affidata al popolo, è,

pertanto, il risultato di un lungo processo storico caratterizzato in effetti da tensioni e vere e proprie

lotte di classi.


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AUTORE

Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e diplomatiche
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Lazzarino Del Grosso Anna Maria.

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