Teorie delle forme di governo
Una forma di stato è l’insieme dei rapporti che corrono tra l’autorità sovrana e la società civile. La forma di governo invece è l’insieme dei rapporti degli ordini all’interno della autorità sovrana. Nel nostro corso le intendiamo entrambe sotto il termine Teorie delle forme di governo.
Classificazione delle forme di governo nella Grecia antica
Erodoto
Erodoto fu uno storico del V secolo A.C. Nelle sue “Storie” compie una prima classificazione sistematica delle forme di governo. Erodoto utilizzò due criteri per classificare le forme di governo:
- Quantitativo: il governo può essere mantenuto da una persona, da pochi o da molti. Risponde alla domanda del “Chi governa?”.
- Qualitativo: il governo può essere buono o corrotto: è buono se persegue l’interesse pubblico, è corrotto se persegue un interesse privato. Risponde alla domanda del “Come si governa?”.
| Forma buona | Forma corrotta |
|---|---|
| Monarchia | Tirannide |
| Aristocrazia | Oligarchia |
| Isonomia | Democrazia |
Isocrazia: isos e crazia, uguaglianza di potere. Democrazia: demos e crazia, potere al popolo.
Platone
La Repubblica
Nel dialogo “La Repubblica” Platone ha l’obiettivo di descrivere la comunità politica ideale dove si realizzi la giustizia. La giustizia consiste nel fatto per cui si svolga il proprio ruolo in coerenza con le proprie attitudini naturali: un mondo giusto è un mondo dove si fa ciò che si è destinati naturalmente a fare.
La sua Repubblica ha tre classi sociali:
- I filosofi governanti (custodi)
- I guerrieri (ausiliari)
- Il popolo che si occupa di attività produttive
Platone ha una visione classista dello stato, in quanto sarebbe un danno se uno facesse il mestiere di un altro. Per Platone questo stato non può esistere sulla terra, ma nell’iperuranio, al di là della vita terrena e dell’esperienza. La realtà per Platone è intrinsecamente corrotta rispetto al mondo delle idee; perciò separa le forme di governo ideali da quelle storiche, che sono secondo lui tutte degenerate e corrotte in quanto reali. Platone ha una forma di pessimismo storico, per la quale la storia degenera sempre di più.
Per Platone la forma di governo ideale sarebbe o una Monarchia o una Aristocrazia. Le forme di governo storiche invece sono 4:
- Timocrazia: governo fondato sull’onore
- Oligarchia
- Democrazia
- Tirannide
Esse sono in ordine dalla migliore alla peggiore. Platone prende spunto per la Timocrazia da Sparta, che secondo lui era una realtà politica notevole in quanto era riuscita ad ottenere la stabilità politica basata sulla costituzione di Licurgo dell’859 A.C fino al 370 A.C, garantendo circa 500 anni di stabilità. Ottenuta comunque con dei costi quali il classismo e lo schiavismo. Nella Repubblica infatti viene estremizzato il modello spartano, ma c’è un’importante differenza: nella Repubblica ideale al potere vi sono i filosofi, mentre nella timocrazia vi sono i guerrieri.
Le forme di governo sono quindi destinate storicamente a degenerare sempre più. Perciò dalla Monarchia o dalla Aristocrazia fondata sulla virtù, cioè dalla cura disinteressata dell’interesse pubblico, quando la virtù inizia a degenerarsi nell’onore si passa ad una forma di governo dove il potere è tenuto da chi ha onore, la timocrazia. Dall’onore si passa poi alla ricchezza, passando alla Oligarchia; ma i più ricchi verranno presto odiati dal popolo, che rovesceranno il potere invocando la libertà e costituiranno la democrazia. Ma quando la libertà verrà estremizzata e si creerà uno stato di anarchia arriva un Tiranno che attraverso la violenza instaura una Tirannide. La degenerazione delle forme di governo rispecchia quindi la degenerazione morale. E il processo di degenerazione da una forma di governo all’altra si compie nel tempo di una generazione.
In Platone vale la concezione greca del: “Ciò che è bene e giusto è per definizione ciò che sta nel mezzo”, il valore della “medietà”: si usa per spiegare il processo di continua degenerazione delle forme di governo concepito da Platone. Nel ragionamento di Platone i vari principi caratterizzanti delle forme di governo (carattere morale della classe governante) si degenerano nel momento in cui diventa eccessivo travalicando i propri confini non accontentandosi dell’ambito che gli è proprio, ricollegandosi alla idea dei Greci secondo cui nel creato ogni cosa deve avere una funzione propria e da ciò non deve discostarsi.
Un uomo è virtuoso se si comporta bene indipendentemente dai risultati che la società potrà riconoscergli, sono d’onore se mi comporto bene per l’onore che la società mi riconoscerà. Il primo è disinteressato, superiore, quello d’onore (timocrazia) è interessato a ricevere onori. L’uomo timocratico, quando non si accontenta più dell’onore, diventa un uomo alla ricerca di ulteriori benefici che sono materiali, passando all’uomo che persegue le ricchezze. Dalla timocrazia alla oligarchia. Poi dalla oligarchia alla democrazia perché gli oligarchi non si accontentano più di essere molto ricchi, ma volendo essere eccessivamente ricchi si degenera nella democrazia perché ci sarà una rivolta del resto della popolazione. In democrazia uomo è libero perché liberato da oligarchi, ma allo stesso tempo se si estremizza il principio di libertà si crea una situazione di anarchia. Solo chi interviene con le armi può intervenire in uno stato di anarchia, perciò il tiranno. Platone non spiega cosa succede quando si arriva al punto più basso, alla tirannide.
Repubblica timocrazia oligarchia democrazia anarchia tirannia. Virtù onore ricchezza libertà estremizzazione libertà forza.
Il processo di passaggio da una forma di governo all’altra dovrebbe durare circa una generazione. Secondo Platone non si può prescindere da questi passaggi e sono molto repentini. Se uno esce dai propri compiti della vita, pecca di . Perciò l’ordine dato dalla natura deve rimanere statico ὕβρις e non deve essere cambiato. Se qualcosa dovesse fuoriuscire si determinerebbe una degenerazione nel peccato di . Inoltre nel passaggio da oligarchia a democrazia si identifica ὕβρις una sorta di classi sociali: governanti ricchi contro governati poveri. Il passaggio da democrazia e tirannide implica uno scontro tra popolo e uno solo, il tiranno.
Il Politico
La differenza fondamentale tra Repubblica e Politico è che nel primo scritto Platone cerca di costruire la prima grande utopia della storia, mentre nel Politico Platone adotta un approccio simile a quello di Erodoto, cioè riferisce che le forme di governo possono essere classificate secondo il criterio del chi e del come. Esistono per Platone come forme storiche sia forme buone sia forme cattive, classificate in modo uguale a Erodoto ma cambiando una cosa: nel Politico la classificazione delle forme di governo prevede per le forme di governo dei molti solo il termine Democrazia, cioè non indica nessun termine specifico relativo alla forma di governo buona o cattiva dei molti. La democrazia ha sia accezione positiva sia accezione negativa.
Le cose importanti sono 2:
- Nella Repubblica il criterio di distinzione era se ci si trova al di fuori o dentro la storia, nell’iperuranio o nella realtà. Per Platone nel Politico una forma buona di governo è una forma legittima se viene esercitata con il consenso di chi questo potere lo subisce. Viceversa le forme di governo sono corrotte quando il potere viene esercitato con la violenza, e quindi diventa illegittima.
- Secondo Platone una forma corrotta è tanto più corrotta quanto è migliore la forma di governo da cui essa proviene. La migliore è la Monarchia, e degenerando forma la Tirannide, che è la forma peggiore tra le forme corrotte. La seconda tra le forme buone è la Aristocrazia, e degenerando crea una forma corrotta migliore della tirannide, l’oligarchia. La democrazia è intermedia.
Monarchia Aristocrazia Democrazia Oligarchia Tirannide.
La democrazia è la peggiore tra le forme buone ma la migliore tra le forme corrotte. Se è vero il criterio in base al quale una forma è tanto più corrotta quanto è migliore la forma da cui essa deriva, vuol dire che se la Monarchia genera la Tirannide, allora la Democrazia dà vita alla migliore delle forme corrotte, perciò c’è poca distanza tra una democrazia buona e una democrazia degenerata.
Aristotele
Aristotele non era ateniese, andò ad Atene a 18 anni per frequentare l’accademia di Platone per circa 20 anni. A 40 anni circa iniziò una serie di viaggi tra i quali divenne precettore di Alessandro Magno. Scrisse le sue opere nell’ultima parte della sua vita. Aristotele non scrive in dialoghi, ma come un professore. Platone e Aristotele hanno analogie ma anche tante differenze ricondotte ad una differenza di stile e modalità di scrittura e di sentimento nel concepire la filosofia.
Con il termine stato Aristotele intende le città-stato greche, di cui fornisce dettagliati criteri:
- Uno stato non deve superare i 100mila abitanti schiavi compresi (polis greca).
- Territorialmente deve essere collocato in modo che possa essere controllata a vista in modo unitario da una collina.
- Le piazze devono essere tanto grandi per raccogliere tutte le persone dello Stato per una forma di democrazia diretta, in modo che ogni cittadino partecipi al potere.
Per Aristotele l’uomo è un animale sociale, si caratterizza dagli altri esseri perché vuole vivere con altri uomini. L’individuo che per natura vuole vivere con i suoi simili, genererà la famiglia; e un insieme di famiglie genereranno un villaggio; e un insieme di villaggi genereranno uno stato. L’uomo è veramente uomo nell’ultimo dei 4 passaggi, nello stato, dove si manifesta la sua reale natura. L’essere umano è davvero essere umano quando realizza pienamente la sua natura, e l’uomo realizza pienamente la sua natura solo all’interno dello stato. “si chiama natura di una cosa cioè che è quando si è completamente sviluppata”; l’uomo deve vivere nello stato, sennò non è pienamente sviluppato perché non vive nel contesto che secondo Aristotele si addice più pienamente alla natura umana. Uomo famiglia villaggio stato.
Ma dal punto di vista del valore (assiologico) è il contrario: il singolo è meno importante della comunità, cioè dello stato. Aristotele persegue l’organicismo, la concezione secondo cui il tutto è più importante delle parti. Da un punto di vista politico lo stato è più importante dell’individuo. Però così si giustifica la possibilità di eliminare gli individui che rischiano di far cadere lo stato delle cose. Per Aristotele è importante il concetto di polideia: la forma di governo è la struttura che dà ordine alla città-stato stabilendo il funzionamento di tutte le cariche e soprattutto dell’autorità sovrana.
Macchiavelli
Parte dalle teorie delle forme di governo di Polibio, che presenta un aspetto di grande interesse: la teoria del governo misto è una novità nella storia del pensiero politico; una anticipazione del governo misto si trova già in Aristotele (aristocrazia e apoliteia derivano dalla commistione della oligarchia e della democrazia), ma la differenza è che in Aristotele non viene sistematizzata come in Polibio questa teoria; per Polibio è una settima forma di governo oltre le altre 6 famose. Nella teoria di Polibio il governo misto ha una sua autonomia che in Aristotele non ha. Mentre in Aristotele c’è il tentativo di dare un significato sociologico alle forme di governo miste (all’interno delle quali parti contrapposte della società civile trovano parti di accordo e di compromesso), in Polibio la questione ha una caratterizzazione istituzionale, in quanto il governo misto è un meccanismo politico istituzionale, non una risultante di un compromesso sociale.
Macchiavelli si colloca a cavallo del ‘400 e del ‘500. Una parte importante è ripresa esattamente da Polibio. Ogni autore viene condizionato da tre elementi fondamentali:
- Il contesto storico in cui opera
- Le vicende personali dell’autore
- I maestri, i classici a cui ogni autore si richiama
Macchiavelli visse durante il periodo del Rinascimento italiano, periodo che è caratterizzato da una serie di elementi; i più importanti sono due:
- Dal punto di vista politico l’Italia rinascimentale è una realtà in cui cominciano ad affermarsi le civitates, le signorie e i granducati, diverse dalle polis greche molto limitate. Nelle civitates c’era un capoluogo che diventava centro di attrazione rispetto a territorio circostante.
- Elemento di costume e società: il Medioevo è un periodo storico caratterizzato da costumi e usi. Inizia un periodo di secolarizzazione del costume, in quanto i sovrani non sono più timorati da Dio, ma in questo periodo storico i soggetti considerano obiettivo fondamentale raggiungere la propria realizzazione e successo.
Inoltre durante il Risorgimento è sorto l’individualismo come lo intendiamo noi; l’individuo non trae gli obiettivi della vita da sistemi ideologici, religiosi o altri, ma dalle sue aspirazioni. Inoltre le vicende personali di Macchiavelli sono particolari: ha un’origine piccolo-borghese, intorno ai 30 anni inizia a lavorare nella amministrazione toscana, ma il punto di svolta negativo è la restaurazione dei Medici (1512) e poiché si era esposto contro i Medici venne arrestato e rilasciato, ma costretto a vivere fuori Firenze, e si deve a questo il fatto che nel 1513 Macchiavelli scrisse la più famosa delle sue opere, Il Principe, per Lorenzo il Magnifico de Medici per essere riaccolto a Firenze, cosa che non avvenne mai e così morì senza essere riaccolto nella sua città.
Macchiavelli fu il primo a voler unificare l’Italia, facendone il primo regnum e costruendo uno stato nazionale. Ma se Macchiavelli fosse interpretato solo attraverso il Principe, avremmo un’idea di lui unilaterale e poco corretta, non essendo l’unica opera scritta da lui. L’altra, i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, che è precedente al Principe, è un’opera importante in cui lo spirito fondamentale è differente dal principe, in quanto i Discorsi sono un’opera di teoria generale. Macchiavelli è un autore molto vicino ai classici nei Discorsi, rifacendosi molto a Polibio. Ci si trova ad un continuum dal pensiero politico, mentre il Principe è un libro di politica militante, è un’opera “attuale”, ha caratteristiche innovative e attuali superiori dei discorsi.
I Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio
La struttura generale ha i 3 elementi di Polibio:
- Ritiene che le forme di governo possano essere classificate secondo un duplice criterio, chi governa e come viene retto il governo; e come Polibio giunge alla conclusione che le forme di governo siano 6. Ritiene che ci siano passaggi da una forma di governo ad un’altra necessari, impossibili da non realizzarsi. Tutte le forme di governo sono tutte perniciose, cattive, in quanto tutte sono destinate a mutarsi e a cambiare, e necessariamente c’è il passaggio da una forma ad un’altra. Ogni forma di governo non può essere stabile.
- La diversità tra Polibio e Macchiavelli: Polibio dice che quando si raggiunge il punto più basso (oclocrazia) si torna indietro verso la monarchia. Macchiavelli, realista, non pensa che si torni indietro perché fa notare che una comunità politica quando arriva al punto peggiore ragionevolmente verrebbe ricondotta verso un’altra realtà statuale, cioè è presumibile che uno stato degenerato venga conquistato da un altro stato invece che risorgere miracolosamente.
- Teoria del governo misto: il governo misto è la commistione dei principi delle tre forme di governo buone. I consoli della repubblica romana rappresentano la monarchia, il senato rappresenta l’aristocrazia, i tribuni della plebe il principio democratico. Macchiavelli fa un passo in avanti importante, perché introduce un concetto fondamentale della modernità: Macchiavelli specifica una cosa importante che non c’è in Polibio, dice che il governo misto è preferibile rispetto alle forme di governo semplici perché è più stabile (Polibio) ma anche perché il governo misto tutela e garantisce e rende possibile la libertà all’interno dello Stato. Il governo misto attraverso la tutela delle libertà è un vero e proprio motore per lo sviluppo della società civile. Il governo misto è preferibile alle semplici perché, oltre ad essere più stabile, perché le singole parti sono maggiormente tutelate in quanto sono maggiormente rappresentate. Nel governo misto è tutelata la libertà, sebbene Macchiavelli non spieghi cos’è la libertà. La libertà, oltre che valore in sé legato all’individuo, per Macchiavelli nei Discorsi è importante anche in quanto motore della società civile e del suo sviluppo sociale. In un sistema in cui c’è la libertà bisogna presupporre che ci siano conflitti e confronti; nei Discorsi fa capolino l’idea s...
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