Storia delle donne nel mondo romano
Introduzione agli studi di genere
Negli anni Ottanta si fa un passo avanti, la rivista Helios, "Salviamo Creusa", parla di nuovi approcci metodologici. Si lavora con approcci metodologici nuovi, cercando di applicare la metodologia di indagine propria. Si parte dalle fonti di tipologie diverse e a ciascuna si applicano quei criteri di indagine che le sono propri e iniziano a prodursi studi sulle donne anche in Germania, Francia, Italia, non solo in America e Inghilterra. Vediamo un contributo di Eva Cantarella: è un contributo all'interno della Storia di Roma edita dalla Einaudi, volumi che raccontano la storia di Roma con varie tematiche, è un compendio sulla storia di Roma. Si coglie l'esigenza di dedicare un capitoletto anche alla storia femminile.
Tuttora patiscono dei pregiudizi gli studi sulla donna, si pensa non abbiano una scientificità. Negli anni Novanta cominciano a svilupparsi degli studi che non sono più gli studi generali, ma più specialistici, come sulle donne nella religione romana, sulla donna negli assetti sociali di Roma antica, sulle donne nella storia giuridica romana. Inizia ad esserci una specializzazione. Comincia a comparire l'espressione gender studies nella storiografia. La storiografia recepisce le istanze degli anni Sessanta e Settanta. Ma è un termine pericoloso perché c'è entrato un po' di tutto, anche un po' di banalizzazioni e semplificazioni.
Nel 2000 sempre più ci si specializza, storie delle donne etrusche, greche, romane ecc., si individuano delle specificità che sono legate ai contesti molto diversi, perché non si può sradicare quella storia dal luogo in cui è maturata. Poi si è approfondita l'analisi di questioni specifiche, es: le donne e l'educazione, le donne e il matrimonio ecc. La monografia scritta da Cenerini dà un quadro generale della condizione femminile.
Il corso sulle matrone
Il corso è sulle matrone e ce ne occuperemo studiando lo specifico contesto dei matrimoni. Ci occuperemo di aspetti formali del matrimonio, ma soprattutto l’aspetto politico. È un accordo tra due individui, una intesa funzionale a creare un asse politico in un contesto in cui le alleanze sono molto mutevoli. Oppure può essere un accordo finanziario perché si creano delle lobby finanziarie.
Il corso sarà strutturato in questo modo: dieci lezioni.
- Parleremo del modello femminile. Uno dei problemi è che si definisce precocemente un modello, quello che una matrona dovrebbe essere e la descrizione femminile passa sempre attraverso questo modello. Bisogna conoscere la matrona ideale per vedere che cosa è solo la riproposizione del modello e cosa no.
- "Ubi tu Caius ego Caia": come si svolgeva il matrimonio (fidanzamento, cambiamenti giuridici, univirato, teoria ed esempi concreti, parleremo di Cornelia e Porcia).
- Compiti che assolvono le donne nel corso del loro matrimonio (castità, maternità, educazione propria e dei figli, codificazione della memoria, casi di dubbia attendibilità storica ma interessanti, casi in cui il mito e la storia si fondono, interessanti perché ci parlano del momento in cui vengono inventate, Ortensia, Lucrezia ecc.).
- Lezione divisa in due, nella prima parte avremo una carrellata del grande tema donne e politica prima della tarda repubblica (contesti, casi e modi in cui matrone interferiscono nella politica, occasioni di azioni collettive, ordo matronarum ecc.), nella seconda parte si parla della tarda repubblica, momento in cui entrano a far parte della politica.
- Vedremo le ricadute dello sposare una persona piuttosto che un'altra. A volte interferiscono nella scelta dell'uomo, inizia ad esserci un ruolo più attivo (matrimonio di Livia e Augusto, matrimonio di Marcia-Catone-Ortensio, matrimoni di Giulia, prima principessa imperiale, sistema repubblicano con reggenza di tipo dinastico).
- Che tipo di iniziative possono avere le matrone in quanto mogli. (Giulia e Lepido, moglie di un cesariano ma sorella di un cesaricida, casi in cui le matrone sono mediatrici, caso di Citeride che fa finta di essere una matrona).
- Trasformazione delle donne dal matrimonio.
- Esposizioni orali. Ci darà un matrimonio per coppia. Matrimonio con poche fonti che possiamo presentare. Contestualizziamo il matrimonio nel momento in cui si svolge. Uno dei due deve presentare la cosa pensata per un destinatario scientifico, l'altro per una comunicazione divulgativa. Perché divulgazione non è banalizzazione. Una delle competenze che si devono acquisire è quella di saper tradurre contenuti verificati scientificamente anche per un pubblico più largo. Come lasciare un'intervista su una rivista su larga diffusione, dal pubblico più vario. Bisogna trovare un lessico accattivante.
Dobbiamo studiare il volume della Cenerini, gli appunti e le fonti nei materiali ISA, l'esame è a ricevimento. E in aula esporremo il nostro lavoro. Mercoledì 19 aprile incontro con una importante studiosa.
Modello femminile
Per quanto riguarda gli uomini, la condotta in ambito privato e pubblico ha un proprio parametro di riferimento, le proprie linee guida nel mos maiorum. Il mondo romano è fortemente conservativo, tutto ciò che è antico è considerato pregiudizialmente positivo, tutto ciò che è nuovo per essere ammesso deve essere giustificato e di qui l'esigenza di individuare dei precedenti o di costruirli laddove non ci sono. Il mos maiorum che non ha una codificazione scritta si traduce in exempla. Si acquisiscono le regole della vita pubblica e privata attraverso i precedenti considerati esemplari, modelli, e per questo trasmessi di generazione in generazione all'interno delle famiglie, ma anche mediante la storiografia in una dimensione privata e pubblica.
Per le donne si opera in modo analogo con delle differenze però legate alle specificità della vita femminile. Nel caso degli uomini le virtutes sono desumibili dalle azioni (gli exempla raccontano fatti, imprese: coraggio, iniziative politiche ecc.), per le donne tutto ciò non può avvenire perché le donne non fanno politica come gli uomini. Mai ci sarà una formalizzazione di ruoli politici femminili. Quindi non ci sono azioni pubbliche attraverso cui individuare le virtutes. Nel caso delle donne gli exempla sono personaggi rappresentativi di virtutes che trovano la loro applicazione solo in ambito privato. Il modello è la somma delle virtutes che deve possedere la matrona optima ed è il parametro di riferimento attraverso cui si valuta l'azione di una matrona, la si celebra, o al contrario la si delegittima. Il modello nasce in età arcaica, si definisce in età arcaica, e fino alla tarda repubblica rimane praticamente immutato.
Questo è legato al fatto che, pur considerando noi un arco temporale in cui ci sono molti cambiamenti e in cui la società romana si trasforma, la vita delle donne è ancorata ad una dimensione privata. E la dimensione privata è solo sfiorata dai grossi cambiamenti, è un nucleo più protetto.
La domus identifica infatti il luogo prevalente di azione delle donne e quello legittimo, un luogo che è nel contempo fisico e ideologico, teorico. La vita concreta delle donne romane si svolge prevalentemente in casa, ma la casa è il luogo anche delle competenze femminili, il ruolo delle donne trova legittima applicazione della casa. Quindi per tutta l'età repubblicana (età regia problema di fonti) fino alla fine del II secolo c'è una corrispondenza buona tra il modello e l'esperienza pratica di quelle donne.
Invece a partire dall'età graccana, dalla seconda metà del II secolo a.C, progressivamente si apre la forbice tra il modello che resta quasi immutato e che quindi prescrive alle matrone un certo tipo di condotta, e invece la pratica di vita delle matrone che conosce una trasformazione repentina anche se temporanea. Da una parte il modello, dall'altra l'esperienza concreta che si modifica sensibilmente. Negli ultimi decenni dell'età tardo repubblicana si registrano tentativi di modificazione del modello per riallineare la condotta concreta delle donne e quel parametro che le può far giudicare matronae optimae.
L'esperienza imperiale porta ad un pieno sviluppo questo tentativo di adattamento parziale del modello alla realtà mutata. È una operazione molto delicata per la mentalità romana, ma è necessaria perché le contingenze costringono ad azioni extra mores anche delle matrone che invece è opportuno risultino optimae. Tante donne si trovano costrette a far politica per esempio, ma il modello esclude la politica. Quando Augusto, per esempio, ha Livia che interferisce con l'iniziativa pubblica bisogna che anche il modello si adegui.
Virtutes femminili
Partiamo da alcuni dati concreti, due iscrizioni che rappresentano le virtutes più importanti del modello matronale: iscrizione di Amymone, iscrizione sepolcrale risalente al secondo secolo.
Hic sita est Amymone Marci optima et pulcherrima, llanifica, pia, pudica, casta frugifera, domiseda.
La donna romana, dunque, deve essere: impegnata nel tessere la lana, devota, pudica, frugale, casta e stare nella domus; iscrizione di Claudia, che risale alla fine del II secolo. Essa ricorda le stesse virtutes, si rivolge al passante.
L'uso della parola è importante perché le donne devono essere tacite, parlare in sedi private e usare la parola con cautela. Questi quindi sono i cardini del modello femminile.
Il nome
Il primo dato ricordato è il nome della defunta Amymone, nome non latino. Il nome è un elemento parlante tanto per gli uomini quanto per le donne. L'onomastica romana conosce una evoluzione nel tempo. Il praenomen identifica il singolo, poi c'è l'elemento gentilizio che identifica la famiglia e il cognomen identifica il ramo della famiglia a cui l'individuo appartiene. Questi elementi servono ad identificare la gens all'interno dello stato, il ramo all'interno della gens e l'individuo all'interno della sua famiglia. Nel caso delle donne non è così. La donna non interessa quanto singolo. Claudia è identificata da questo elemento che è l'elemento gentilizio del nome di suo padre, che identifica anche per lei la famiglia di appartenenza.
Lessico al femminile
- Puella: fino alla pubertà;
- Virgo: dopo la pubertà se non sposata;
- Sponsa: fidanzata;
- Mulier o matrona: se sposata;
- Mater familias: donna sposata cum manu;
- Vidua: vedova;
Nell'onomastica femminile con eccezioni rarissime, non compare il praenomen. Alcuni critici dicono non esista, altri dicono che venisse tenuto segreto, perché identificava la persona, ma le donne contavano solo come espressione di una famiglia. Erano una "proprietà" del pater familias il quale dava loro un marchio mettendo il nome alla propria figlia, di cui poteva disporre per farla sposare. Quando la donna si sposava andava a vivere presso un'altra famiglia e quello che la identificava rispetto ai famigliari acquisiti era il suo nome che simboleggiava il fatto che lei era la rappresentante della sua famiglia di provenienza presso la sua famiglia di destinazione. È importante perché i matrimoni sono l'unione tra due famiglie e questa unione è simboleggiata dalla presenza di quel nome all'interno di un'altra famiglia.
Era una protezione della donna che si presentava con il cognome, con il gentilizio, nella famiglia di arrivo, e simboleggiava le sue garanzie. La donna nel patrimonio cum manu transitava sotto la patria potestas dell'uomo più anziano della nuova famiglia. Ed essere garantita dal nome del proprio nome di origine non era da poco. Rappresentava la sua famiglia di provenienza. Raffigura una figura femminile passiva che viene utilizzata. Il nome poteva avere altre specificazioni. Uno poteva avere più figlie femmine e doveva distinguerle e si usavano diminutivi oppure prima seconda terza e così via, poi potevano esserci la specificazione del nome del padre, il gentilizio ecc.
Riassumendo:
- Un unico elemento tratto dal nome familiare paterno;
- Una formula che al nomen associasse il prenome del padre come complemento di specificazione seguito da filia (patronimico);
- Dopo le nozze, il nome gentilizio del marito al genitivo o trasformato al genere femminile (gamonimico);
- Una formula in cui al nomen gentilizio seguissero sia il patronimico sia il gamonimico;
- Due elementi giustapposti: il nome gentilizio al femminile seguito dal cognomen del padre al genitivo.
La famiglia romana
Familia: gruppo di persone soggette natura aut iure al potere del pater familias.
- Patria potestas (potere su tutti i discendenti);
- Manus (potere sulla moglie e quelle dei discendenti);
- Dominica potestas (potere su schiavi e schiave);
- Ius vitae ac necis (potere di vita e morte su tutti);
La moglie
Secondo il modello, la vita delle donne si sviluppa tra due poli, il matrimonio e la maternità. Sono due condizioni fortemente raccomandate (se non ineludibili) e strettamente correlate l'una all'altra. Il matrimonio prevede la nascita di figli legittimi; i figli sono necessari per la sopravvivenza della gens e in una dimensione più ampia necessari per la sopravvivenza dello stato. La crescita demografica è un bene per uno stato in espansione.
I romani secondo la leggenda rapiscono le sabine perché i romani erano tutti uomini nel momento fondativo e la loro comunità sarebbe morta senza dei figli. Questo spirito rimane a Roma anche se ci sono politiche di controllo delle nascite perché per le élites ogni figlio è la divisione del matrimonio, quindi i figli maschi non devono essere troppi se no non possono entrare in politica tutti. Il matrimonio è in vista della crescita della famiglia e della collettività. Le donne devono essere optimae et pulcherrimae. L'aspetto esteriore era lo specchio delle virtutes, quindi le matrone erano sempre bellissime. Non è un riferimento reale ma ideale.
Poi ci sono attività tutte legate alla casa: lanifica, che lavoravano il telaio che era nel cuore della casa, in un luogo protetto dagli sguardi esterni. È un riferimento anche alle origini (dopo il rapimento delle sabine, Romolo aveva accettato che le donne venissero rispettate e che non venissero loro assegnate incombenze nella casa, se non il telaio). Erano pie, devote agli dèi (quindi officiavano il culto in forma appropriata per non essere empie, perché la loro condotta non andasse a compromettere la buona disposizione degli dèi nei confronti della famiglia e della collettività).
Abbiamo visto qualità estetiche, comportamenti e ora vediamo un modo di essere: attente al decoro, modi composti, abbigliamento attento, vestiti coprenti, capelli raccolti ecc. deve essere semplice, casta, fedele al marito, non è un parametro morale, è una virtus importante per le ricadute, perché all'interno del matrimonio deve essere certo chi è il padre dei figli. L'adozione è solo a fini politici. Quindi la castitas è una condotta che ha una ricaduta immediata sulla gens e quindi sullo stato. Poi deve essere domiseda: la casa identifica il confine dell'azione femminile in termini fisici e ideologici.
La società romana
La società romana prevede una netta gerarchia fra individui in merito al godimento dei diritti. Per quanto riguarda il mondo maschile, al vertice ci sono i cittadini liberi, poi i liberti e infine gli schiavi. In ciascuna di queste categorie, le donne hanno sempre una posizione di subalternità; questo per due ragioni:
- Hanno meno diritti degli uomini, non godono dell'elettorato né attivo, né passivo;
- Possono coprire dei sacerdozi, ma diversi da quelli degli uomini.
Il pater familias
La condizione maschile poteva essere mutevole, quella femminile invece no. Un uomo che sia libero, ma straniero, può acquisire la cittadinanza. Nel mondo delle donne non c'è questa mobilità: certo, una schiava può diventare liberta, ma non acquisisce gli stessi diritti al corrispettivo maschile. La differenza tra uomini e donne è sancita dalla nascita.
La famiglia romana è patriarcale e, all'interno di essa, le donne hanno sempre una posizione di sudditanza. La donna deve essere domiseda, stare sempre in casa; nella società romana ogni individuo ha il proprio ruolo e ognuno, col suo compito, concorre alla grandezza di Roma. Il ruolo della donna è occuparsi di tutto ciò che riguarda la famiglia, ma sempre in una posizione di sudditanza rispetto al pater familias. I figli del pater familias sono coloro che sono soggetti per natura; gli schiavi e la moglie sono soggetti per diritto.
Cicerone scrive il De senectute nel 44 a.C, ambientando nel 151 un dialogo fra Catone, Gaio Lelio e Scipione l'Emiliano. L'argomento è la vecchiaia e Cicerone vuole dimostrare che quest'ultima sia bellissima. Cicerone si riferisce ad Appio (costruttore della via Appia, dell'acquedotto etc.) vissuto nel IV secolo a.C, e descrive in che modo questo personaggio governasse la familia.
Cicerone Sulla vecchiaia 1,37 Quattuor robustos filios, quinque filias, tantam domum, tantas clientelas Appius regebat et caecus et senex… Tenebat non modo auctoritatem, sed etiam imperium in suos: metuebant servi, verebantur liberi, carum omnes habebant; vigebat in illa domo mos patrius et disciplina.
"Appio, vecchio e cieco, reggeva quattro figli nel vigore degli anni, cinque figlie, una così grande domus, una clientela così numerosa… Esercitava nei confronti dei suoi sottoposti non solo la sua autorità (auctoritas), ma anche il suo dominio (imperium): lo temevano gli schiavi, ne avevano un rispetto reverenziale i figli, tutti lo stimavano. Dominava in quella domus il costume tradizionale accettato con ferrea disciplina…"
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