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Storia delle arti applicate

La fotografia come linguaggio democratico

La fotografia è un linguaggio democratico e ha un rapporto con la morte (come scritto nel saggio “Camera chiara”): quando scattiamo ci rimane un frangente fra spazio e tempo che poi non ci sarà più. Dopo aver scattato la foto, il soggetto fotografato è morto: solo nella pellicola sarà registrata la presenza. Ad esempio: se io guardo le mie fotografie di quando ero una bambina, quella bambina dov'è adesso? È cresciuta, non c'è più, la bambina che io ero è morta. Tuttavia ci può essere il ricordo, la traccia.

La nascita della fotografia

Per determinare l’inizio della fotografia potremmo scegliere la registrazione del brevetto da parte di Daguerre nel 1839. La fotografia è la necessità di registrare nel modo più obiettivo e scientifico possibile il circostante. Si avvertiva dunque, da parte di artisti e scienziati, il bisogno di registrare e fissare con precisione i fenomeni: è da questa esigenza che nasce la fotografia. Solo Daguerre e Nièpce si sono avvicinati all’invenzione ma uno solo, nel 1839, l’ha registrata e ha legato a essa il suo nome.

Nièpce e l'eliografia

Nièpce (1756-1833) è il primo che riesce a fissare stabilmente un’immagine ripresa dal vero. Essa è la celebre "Veduta della sua finestra di Grasse". La fotografia nasce dunque in ambito empirico-scientifico. Egli fu un autodidatta le cui ricerche si orientarono più sugli aspetti tecnici. Nièpce inventa le eliografie. Possiamo considerare Niepce un autodidatta e un inventore con un’ottima preparazione classica e conoscenze scientifiche; era anche un litografo, con una preparazione pratica che si rivelò fondamentale ai fini delle sue ricerche.

Eliografia: procedimento realizzato utilizzando del bitume di Giudea (un tipo di asfalto), esposto alla luce, sciolto in un solvente e steso successivamente su una lastra; essa in seguito diventa fotosensibile alla luce e, esponendola, il bitume si indurisce permettendo alla luce di raggiungere la lastra grazie alle parti bianche del disegno; inizialmente vengono utilizzati dei soggetti statici e non dinamici perché per realizzarla sono previsti tempi lunghissimi.

La collaborazione tra Nièpce e Daguerre

I due entrano in collaborazione nel momento in cui Nièpce si rivolge a Daguerre, che gestiva dei diorama ovvero scenari teatrali in cui attraverso giochi di luce sembrava ci fossero oggetti in movimento. Così iniziano a creare delle scenografie. Nièpce però muore dopo poco e suo figlio, sotto pagamento, cede i diritti sull’invenzione a Daguerre che, entusiasta, li acquista: Daguerre ha utilizzato e messo a punto l'invenzione di Nièpce, ma non l'ha inventata.

L'invenzione ufficiale della fotografia

L'invenzione ufficiale della fotografia è però attribuita a Daguerre, il quale studia scenografia e in quel contesto dà vita al diorama, ovvero un tipo di spettacolo che attraverso un gioco di luci riusciva a creare l'illusione della realtà; il diorama è considerato una sorta di cinema ante litteram. L'immagine a quei tempi era sempre stata un'icona e non un indice, traccia di qualcosa, per questo si poneva la necessità di fermare, registrare e di analizzare in maniera oggettiva.

La prima fotografia

La prima fotografia risale al 1826: realizzata a seguito di una serie di corrispondenze fra Daguerre e Nièpce. Nel 1829 infatti i due diventano soci con il progetto di migliorare il procedimento eliografico. Nel 1835, Daguerre sviluppa l’immagine latente e nel 1837 nasce il primo dagherrotipo presentato nel 1839 all'accademia delle scienze di Arago con soggetto la natura morta. All'annuncio di Daguerre viene pubblicata una difesa in favore di Nièpce e organizzata una piccola mostra dove, oltre ai lavori di Nièpce, vengono esposti anche dei disegni fotografici di Fox Talbot.

Daguerre e la dagherrotipia

Daguerre (1787-1851) va quindi a brevettare quella che lui dichiara essere la sua invenzione, la dagherrotipia (1839). Questo processo consiste in un'immagine fissata su una lastra di rame, cioè un elaborato chimico. In realtà la vera fotografia che noi utilizziamo è derivante dalla calotipia (da kalos = bello) di Talbot, che nasce come positivo e negativo, molto più vicino alla fotografia analogica.

Il 700: un periodo di cambiamenti

Il 700 è un anno importante: siamo nel periodo dell'Illuminismo e di conseguenza vengono prodotte le prime enciclopedie: l’uomo vuole sistemare il sapere e mettere dei punti. Nel '700 avviene la rivoluzione industriale e l'Illuminismo provocano un tentativo da parte dell'uomo di sistematizzare il sapere fino a quel momento, nascono le discipline.

La fotografia secondo Roland Barthes

Roland Barthes nell’ '80 scrisse un libro importante per cogliere un senso della fotografia: la camera chiara. La fotografia ha un rapporto stretto con la morte, nel momento in cui scattiamo rimane un attimo, un frangente fra spazio e tempo che un istante dopo non ci sarà più. Noi fermiamo un incontro fra spazio e tempo: lo si registra definendo un incontro spazio-temporale. La fotografia è un lavoro che stimola la memoria. Un tempo questo si registrava con una macchina che aveva determinate caratteristiche, l'analogica. Oggi noi produciamo tantissime immagini.

Il valore della fotografia

  • "Fate come se le vostre fotografie costassero". Perché? Qual è il grande problema del nostro tempo? È che la gente scatta troppo poiché non costa niente.
  • L'uomo sentiva l'esigenza di misurare lo spazio e il tempo con qualcosa che non fosse la sua persona, l'esigenza di non essere modulo di ciò che aveva di fronte.

La prospettiva nella storia dell'arte

È un esigenza nella storia della cultura; già nel 400 l'uomo sente il bisogno per esempio di avere una prospettiva centrale, di misurare ciò; l'uomo arriva a determinati pensieri attraverso degli studi teorici, filosofici, hanno radici molto antiche e per esempio tutti gli studi che l’uomo rinascimentale fa in ambito prospettico riprendono le teorie geometriche degli antichi, abbiamo avuto una storia talmente ricca a tal punto si sono sviluppate tante e tante radici, e queste radici che ci portano ad avere una cultura molto ampia, molto ricca di dettagli e di particolari.

La fotografia e la memoria

L'uomo rinascimentale sente il bisogno di usare uno strumento per oggettivare la realtà. "L’assenza testimonia una presenza". La pellicola fotografica è un supporto su cui è stata registrata una presenza, quindi secondo Roland Barthes qualcuno che non esiste più e che quindi ha a che fare con la morte, la fotografia è un lavoro che stimola la memoria.

Qual è la grande differenza tra una fotografia e un disegno? Un famoso semiologo di nome Peirce, vissuto tra la fine dell'800 e gli inizi 900, fa due esempi importanti di indice e icona: l'icona è l'immagine cioè, Cèzanne può benissimo dipingere le sue mele senza averle davanti e io posso fare il disegno più fantastico del mondo sulle mele, ma se io voglio fare anche la più brutta fotografia delle mele devo averle per forza davanti, cioè io ho quell’icona davanti e il mio cervello, la mia mente con l'indice indica il processo, indica che vede la registrazione di una traccia.

Quando guardiamo le foto di quando siamo piccoli? Quella bambina ora dov’è? Non c’è più. I bambini che noi siamo stati non esistono più, ma abbiamo delle tracce. Un secondo dopo aver scattato potresti dire che quella bambina è già morta.

Fotografia e storia

Parlare di fotografia significa: parlare di storia, di filosofia, di scienza come sempre negli ambiti storico artistici; la storia dell'arte come la storia della fotografia non può essere colta come un’etichetta. Le etichette riducono la nostra capacità di apprendimento perché noi quando apprendiamo dobbiamo sempre cercare di fare dei collegamenti con ciò che osserviamo.

Le origini della fotografia

Le origini prime della fotografia risiedono nell’invenzione quattrocentesca della prospettiva lineare. Sotto l’aspetto tecnico infatti si può dire che la fotografia è un mezzo per produrre automaticamente delle immagini in una prospettiva perfetta. Questa necessità di registrare in modo obiettivo la realtà ha una gestazione di quattro secoli. Le figure fondamentali di artisti-studiosi sono: Paolo Uccello, Piero della Francesca, Caravaggio.

Morte della Vergine di Caravaggio

Con Caravaggio arriviamo al punto massimo di mimesis = imitazione della realtà, ad esempio la "Morte della Vergine" in cui usa come corpo da disegnare quello di una prostituta morta, per questo viene rifiutato, in quanto era estremamente vicino alla realtà e perciò faceva vedere che il corpo non era quello di una pia donna, ma di una prostituta (è l'epoca della controriforma). L'arte era una forma di propaganda. La cultura non è fatta di compartimenti stagni.

Illuminismo e rivoluzione industriale

Nel '700 e nell’'800 ci troviamo di fronte un secondo di invenzioni: nel 700 ciò che cambia radicalmente il pensiero dell’uomo è l’Illuminismo, la nascita dell’enciclopedia, provocano un tentativo da parte dell’uomo di sistematizzare il sapere fino a quel momento. Con l’enciclopedia l’uomo vuole sistematizzare i vari campi del sapere, quindi vuole mettere dei punti e nascono le grandi discipline in chiave scientifica.

Il Grand Tour e la camera oscura

In questo periodo con l’avvento del Grand Tour, molti artisti - tipo Goethe - utilizzarono la camera oscura sia come strumento di lavoro, sia come mezzo di prendere appunti visivi (sostituiva dunque il disegno a mano libera). Quindi il Grand Tour era una pratica che un certo tipo di nobiluomo, di signore intellettuale compiva in quegli anni. Il bisogno di registrare e fissare con precisione e obiettività, da parte di artisti e scienziati, portò alla nascita della fotografia.

Henry Fox Talbot e la talbotipia

Importante, nel primo 800, è il Grand Tour (Viaggio in Italia) in cui Talbot parte dall’Inghilterra e arriva in Italia. Tuttavia, Talbot non sa disegnare (disegno = appunti) allora si prende una piccola camera oscura e prende appunti visivi (Lago di Como). Lo stile è quello di Canaletto: il soggetto dev’essere presente nella fotografia, diverso è il disegno in cui basta anche un ricordo.

William Henry Fox Talbot nasce nel 1800, in Inghilterra. È stato uno scienziato, un inventore, un proprietario terriero e membro della Royal Society. Gli si devono moltissime scoperte: tra cui l’invenzione dei positivi e negativi dai quali deriva la fotografia, apre inoltre la strada all’incisione fotografica a stampa. L’avvicinamento di Talbot alla fotografia avviene nel 1833, quando in viaggio di nozze, pensa alla possibilità di utilizzare agenti chimici per fissare le immagini. Ma la scoperta più sensazionale è quella di riuscire a fissare le immagini del microscopio solare usando una carta sensibile.

Inizia a costruire delle scatole e usarle come camera oscure, ma aspetta prima di rendere noto il suo esperimento. Qualunque sia stata la ragione del suo ritardo, dovette pentirsene perché nel 1839 viene annunciata l’invenzione di Daguerre. Poco dopo Talbot presentò alla Royal institution il suo nuovo sistema negativo-positivo dopo un lavoro di ricerca durato anni, considerati da loro vago e confuso. Le sue immagini rappresentano scene di vita quotidiana della campagna inglese. Molte sono dei ritratti specialmente quelle dei lavoratori terrieri.

Desideroso di “prendere appunti” della realtà intorno a lui, ma incapace di disegnare, si serviva della camera oscura: così nacque il desiderio che le immagini si imprimessero da sole sulla carta, senza il bisogno della mano dell’uomo. Fox poneva alcuni oggetti sulla carta fotosensibile e poi li esponeva alla luce, dopo aver immerso la carta in una soluzione salata e averla spennellata con una soluzione di nitrato d’argento. (Si accorse che più c’era concentrazione di sale - era eccessiva la sensibilità della luce, nulla). Iniziò ad usare anche il trionfato di solo attendendo dei positivi da delle immagini negative.

La talbotipia e la calotipia di Talbot

Talbot inventa la talbotipia (che poi in base alla carta prende diversi nomi) tra cui anche calotipia: la luce agisce, si appoggia l’oggetto e si forma l’immagine. Lavora con la carta, sulla carta. È lui che crea il positivo e negativo, è grazie a lui che abbiamo la fotografia analogica. Nella prima calotipia (= un foglio di carta sensibilizzato con nitrato d'argento e fissato con iposolfito di sodio) che fa fotografa una grata, la luce registra sulla carta la grata, che diventa il negativo, sceglie infatti oggetti in cui la luce possa penetrare.

Nel 1841 inventò la calotipia che letteralmente significa bella immagine. Fox Talbot: è un fotografo, sperimentatore o inventore che opera in epoca vittoriana.

Fotografia: un nuovo linguaggio

Fotografia: scrittura di luce, perché è la luce che agisce non più l’uomo. La fotografia è il bisogno di una nuova società che si sta affermando. Il prezzo alla portata di tutti fa sì che la gente inizi ad acquistare non solo i propri ritratti, ma anche quelli delle celebrità dello spettacolo, della cultura e della politica, da Lincoln alla regina Vittoria. La nuova scoperta dà una brusca sterzata alla storia dell’arte, ma anche alla storia delle idee, del costume.

Diffusione della fotografia di viaggio

A tal proposito si pensi alla diffusione della fotografia di viaggio: è del 1851-1852 la prima missione fotografica (la committente di documentazione di uno o più territori da parte di un’istruzione a un certo numero di fotografi). Viene commissionata la documentazione di una serie di edifici architettonici da restaurare, a 5 fotografi (Baldus, Le Secq, Le Gray, Mestral e Bayard), ad ogni fotografo, della Société Héliographique, vengono assegnati dei luoghi interessanti per la presenza di monumenti storici all’interno della Francia. Nasce così la Mission Héliographique, che tocca più di 120 località in 47 dipartimenti francesi.

La fotografia è in grado di registrare il territorio, e si tratta di un’operazione oggettiva il cui fine è la conoscenza, in un clima di totale fiducia positivista nel progresso. La fotografia è uno strumento utile, come la fotografia di guerra (si inizia negli anni '50 del '900 con la Guerra di Crimea). Noi abbiamo una storia fatta di testimonianze mnemoniche e una fatta di presenze. La fotografia nasce dalla scienza non dagli artisti, dalla scienza non dall’arte. Ci sono degli scritti contro la fotografia definendola la morte dell’arte ma in realtà è il cambiamento dell’arte.

Impressionismo e libertà dell'artista

In seguito alla nascita della fotografia nasce l’impressionismo: con l’impressionismo l’artista non deve più emulare la realtà, è libero. Con l'impressionismo l'artista non ha più bisogno di emulare la realtà, ma l'artista è libero, infatti nasce dopo la fotografia: l'artista si affranca dalla schiavitù di un realismo imposto per essere libero di fare quello che lui sente. La fotografia: forma di libertà, non più costretto di raccontare e narrare il reale. L’artista si libera dalla schiavitù del vero, di un realismo imposto, per essere libero di fare quello che lui sente.

Gli impressionisti dipingono quello che sentono (Monette etc), c’è la voglia di arrivare ad altro, non sei più schiavo di quella realtà, ma liberi di creare un nuovo linguaggio. È una liberazione.

La fotografia come strumento di catalogazione

La fotografia diventerà nell’800 un utilissimo strumento per chi si occupa di musei per documentare le opere d'arte e quindi crearne catalogazione poiché il museo ha come elemento importante la catalogazione. La tecnica di catalogare gli oggetti e poi riprodurli si rifà alla tecnica della catalogazione e la fotografia fin dall'inizio viene definito uno strumento di catalogazione. Nel 900 la fotografia racconta ciò che è stata la storia, le guerre; la gente inizia a fotografare le guerre con la guerra di Crimea negli anni 50 dell’800.

Con la fotografia cambia tutta la storia: una storia solo di ritratti (con testimonianze mnemoniche) e personaggi ritratti con delle incisioni (presenze). La fotografia viene utilizzata anche dagli scrittori come Emile Zola, che usa la fotografia per creare le ambientazioni dei suoi romanzi. La fotografia ha ottenuto uno statuto artistico come mai prima possibile dato che a sua volta è stata affrancata dalla sua funzione puramente utilitaristica. L'arte dunque inizia ad utilizzare nuovi linguaggi. Per esempio, l'impressionismo, che è il figlio naturale della fotografia, si pone di fronte alla realtà in modo diverso e la ricerca pittorica si libera da qualsiasi tensione naturalistica.

Epoca vittoriana

Momento particolarmente importante per la storia della fotografia. La regina Vittoria è la regina inglese che ha regnato nella seconda metà dell 800, è stata una donna fondamentale perché ha segnato la storia di questo paese nel momento in cui l’Inghilterra era particolarmente importante: nei momenti delle colonie, situazione culturale particolarmente importante, regna fino all’inizio del 900, per cui abbiamo una regina che regna dalla metà del diciannovesimo secolo all’inizio del ventesimo. Fu rappresentante di quel periodo in cui la cultura è stata molto importante insieme alle rivoluzioni tecnologiche (fiducia nel progresso – filosofia positivista).

Durante la sua epoca di regno, oltre alla potenza economica dell’Inghilterra che si espande e va ad occupare e sfruttare altri paesi del mondo (come Africa e Asia) ma in più la regina Vittoria è stata la rappresentante di quel particolare momento in cui la cultura per l'Inghilterra è stata ...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher oranje di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle arti applicate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Europeo di Design - Ied o del prof Madesani Angela.
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