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Storia dell'Asia

Flash sulla storia cinese

Innanzitutto, partiamo dal nome. Zhongguo, cioè paese di centro, fa capire la concezione cinese dell’ordine globale, dell’ordine internazionale. Paese di centro così definito per lo meno a partire dalla fondazione del primo impero, la prima unificazione cinese che risale al 221 a.C. La fine della fase dell’era degli stati combattenti. Sette regni che si disputano il potere in lotta l’uno contro l’altro e alla fine emerge un vincitore, scontri, un periodo di conflitti che si trascina per secoli, alla fine emerge il regno di Qin che unifica la Cina tradizionale perché anche qui bisogna precisare: la Cina tradizionale.

La Cina propriamente detta, popolata da persone di stirpe Han (carnagione scura, capello scuro, occhi a mandorla), la Cina che insiste sui fiumi giallo e fiume azzurro. La Cina propriamente detta, la Cina Han che si riunifica nel 221 che dà vita al Zhongguo, è la Cina che insiste sui bacini fluviali del fiume azzurro e fiume giallo, le zone più fertili del pianeta. Xian era all’epoca la capitale imperiale. L’impero cinese però non rimane sempre quello fino al 1911, è un’entità che cambia conformazione nel tempo. Nel corso dei secoli si succedono formazioni politiche diverse.

L’impero cinese propriamente detto, con una sorta di continuità rispetto a quello che cade nel 1911, si radica a partire dal 600 d.C (basso medioevo). La storia cinese è una storia dinastica, non sociale e politica, ma si narra la storia del paese attraverso la successione delle dinastie. A un certo punto poi arriva a metà del 1300 la dinastia Ming. L’epoca Ming è un’epoca dopo l’invasione Mongola. I mongoli invadono la Cina nel XII secolo, arrivano a Pechino, la occupano e diventano cinesi.

Questa è una delle caratteristiche della civiltà cinese. Inglobare anche nel momento della sconfitta, battono le milizie Han e si calano nel sistema politico e culturale cinese e entrano a far parte dell’impero. Diventano una dinastia come fossero una dinastia cinese di trazione, è la dinastia di Yuan. Si assiste alla strutturazione compiuta vera e propria dell’impero. Il primo impero è vero quindi che è nato nel 221 a.C in realtà la Cina imperiale come la conoscono gli europei è la Cina creata dalla dinastia Ming e come è strutturato questo impero.

La struttura che l’impero assume nel XIV-XV secolo e si mantiene con buone caratteristiche di permanenza fino al 1911, è una società strutturata sui canoni della dottrina confuciana. Confucio è filosofo del IV secolo a.C, era un filoso vissuto nel Regno di Qin, cioè del regno vincente di quella competizione lì. Confucio (Kungzi) ha lasciato pochissimo perché non scrive niente, tutto quello che si trova dei dialoghi di Confucio che sono alla base della filosofia confuciana. Confucio è una specie di Socrate, scuola dove ci sono i discepoli, il maestro parla e gli allievi prendono appunti.

La filosofia confuciana riportata dagli allievi delle scuole confuciane rifluiscono nei dialoghi e nella dottrina confuciana. Non è una cosa che ha lasciato lui scritto ma una tradizione delle scuole confuciane. Una tradizione quella confuciana che cambia nel tempo perché le informazioni si trasmettono all’interno delle scuole e di bocca in bocca si adattano e cambiano in base ai tempi e alle percezioni del periodo.

In epoca Ming, la cultura cinese, ma soprattutto l’amministrazione cinese è fondata sulla dottrina confuciana. Elemento culturale sostanziale: in cosa consiste la dottrina confuciana? Per gli aspetti politici, la dottrina confuciana configura di fatto un sistema politico gerarchico molto strutturato, una struttura politica di tipo piramidale, quindi un sistema politico di tipo autoritario in senso stretto. Questa è la tradizione culturale e politica del confucianesimo.

L’idea politica del confucianesimo è quella di una società compatta, solidale con l’imperatore al centro (imperatore che è definito il “figlio del cielo”), è il tramite, l’imperatore è una semi divinità. Al vertice della struttura politica c’è imperatore affiancato dal Gran Consiglio (o segretariato), un gruppo ristretto di consiglieri, di norma 6. Il Gran consiglio è un organo consultivo perché le decisioni sono prese dall’imperatore e poi una pletora infinita di burocrati dello stato.

Quello che è interessante nella politica interna cinese è lo sviluppo sconosciuto in altre realtà a livello globale, di una burocrazia onnipresente a tutti i livelli dell’amministrazione. I primi europei che arrivano in Cina alla fine del 1500 (Spa e Por) sono esterrefatti delle modalità con cui l’impero è organizzato dal punto di vista amministrativo. Non ci sono cariche nobiliari: non c’è una nobiltà del sangue, c’è una nobiltà del censo (le più ricche), il ruolo sociale è dato dalla posizione che si occupa nella burocrazia dell’impero, nell’amministrazione dell’impero.

Nel gergo comune, entra la parola, i “mandarini” sono i membri della burocrazia imperiale, quelli che erano incaricati di fare da tramite tra l’imperatore che stava a Pechino e il popolo. Erano gli esecutori della missione che l’imperatore individuava. Il governo si esercitava attraverso i decreti imperiali. L’imperatore emana il decreto, il funzionario su base locale a tutti i livelli ha il compito di applicare il decreto che viene da Pechino, non c’è un governo locale. Esiste un governo locale solo nella misura in cui applica le direttive del centro.

Ma la presenza burocratica è veramente capillare: a livello di villaggio, distretto, provincia. Questo tipo di amministrazione per gli europei è sconosciuta. La capacità cioè di ritagliare le sfere di potere ai vari livelli. Le province sono 13 all’epoca Ming e sono le province classiche della Cina anche contemporanea, i nomi sono rimasti quasi gli stessi. Questo per dire anche quanto la tradizione si sedimenta. Ma quello che colpisce gli europei è che non esiste una nobiltà di sangue.

Quelle prerogative si conquistano o attraverso l’attività economica (arricchimento e sono i grandi commercianti che vivono soprattutto nella costa) o si acquisisce attraverso il sistema degli esami imperiali (ingresso nella burocrazia, governo dello stato, si acquisisce con gli esami imperiali). Anche questa è una cosa abbastanza impensabile soprattutto nel 1300-1400 a raffronto con l’Europa del tempo. Sistema degli esami imperiali che per tradizione si tiene ogni anno nelle 13 province, chi supera accede al primo grado del mandarinato (della burocrazia cinese). Chi entra nei ruoli della burocrazia imperiale è a un gradino più alto rispetto al popolo, ai militari a chi si dedica al commercio.

Gli esami imperiali si svolgono verificando la conoscenza dei classici della tradizione confuciana, dando dimostrazione di conoscere i classici della tradizione confuciana e quindi di avere assimilato i concetti cardine della cultura cinese. Questa che è anche la cultura politica. Questo garantisce stabilità all’impero perché la nobiltà dell’impero, i burocrati dell’impero sono imbevuti della filosofia politica confuciana, autoritaria, con il ruolo centrale dell’imperatore che è la divinità in terra, il centro da cui emana la politica dell’impero.

Questo garantisce un livello di stabilità sconosciuto in altre realtà a livello globale, una specie di lavaggio del cervello che viene fatto, perché la teoria confuciana doveva essere interiorizzata. C’è un motivo pratico per cui questa nobiltà delle lettere ha così tanto potere in Cina: perché sono quelli che padroneggiano la lingua.

Il cinese non è unico come lingua: quello che si studia è il cinese mandarino, il dialetto comune che si parla a Pechino; se un pechinese che parla il dialetto comune parla con un cantonese, che parla il cantonese, non si capiscono proprio. Sono due lingue completamente diverse, non si capisce niente. La lingua scritta è lo strumento del potere non la lingua parlata. La lingua scritta veicola le informazioni e gli ordini, gli editti imperiali. Padroneggiare la lingua è fondamentale per gestire il potere.

I mandarini sono al centro del sistema cinese perché padroneggiano la lingua (scritta). La lingua scritta è uguale in tutto l’impero. La lingua cinese è una lingua complicata. Grammaticalmente è inesistente, non esistono i tempi dei verbi. La grammatica è banale. Tutto questo rende la lingua scritta una specie di segreto per alchimisti. Questo fa sì che chi padroneggia la lingua, chi sa scrivere con bella calligrafia, ha un ruolo politico conseguente.

Sono i funzionari letterati perché non sono solo funzionari politici ma anche letterati, praticano le lettere. Questo sistema che in epoca Ming viene strutturata in maniera compiuta, tutto molto rigido, la stessa organizzazione familiare, Confucio dice che la famiglia cinese è quella in cui i figli riveriscono il padre, la moglie riverisce il padre, il padre riverisce il responsabile di distretto, il responsabile di distretto riverisce il vice re che riverisce l’imperatore. È una piramide sociale che coinvolge anche la famiglia, questo spiega anche la solidità politica dell’impero.

Quell’impero della dinastia Ming si replica nelle sue forme fino all’inizio del XIX secolo. È un impero ricco, solido dal punto di vista politico. Anzi è un impero che tra fine 700 e inizio 800 ha raggiunto la sua massima estensione. La Cina attuale è più piccola della Cina imperiale di epoca Qing (ultima dinastia regnante). In epoca Qing l’impero cinese ingloba il Tibet, i nuovi territori dei QINJAN, la Mongolia, la Manciuria da cui viene la dinastia Qing. È un impero sterminato, è l’impero di centro a cui tutta una serie di stati fanno corona, sono gli stati tributari.

L’imperatore di Corea, i principati del Lao, l’impero dell’attuale Cambogia, dell’attuale Vietnam, tutte queste realtà politiche stanno intorno all’impero cinese pagano il tributo all’imperatore cinese, stanno nell’alveo della dottrina confuciana che condividono, quando QMER sale al trono invia il dono dell’impero QMER al figlio del cielo, all’imperatore. È una concezione che sfugge alla nostra idea diplomatica (dei trattati). Il centro è l’impero cinese, gli altri sono stati tributari.

Quando gli inglesi si provano nel corso del 1700 (Compagnia delle Indie) con Giorgio III inviano la prima missione diplomatica a Pechino (1792) e invia Lord McCartney, arriva a Pechino e resta impressionato: l’imperatore lo riceve in una tenda, fuori dal palazzo imperiale. McCartney non è ricevuto da solo, ma in una folla di ambasciatori di tutte le razze, nella tenda dove l’imperatore fa l’udienza. L’imperatore non ci si parla, si guarda, e si presta formalmente.

McCartney si rifiuta perché lui è un pari d’Inghilterra come rappresentante di Giorgio III si rifiuta di fare il saluto tradizionale dell’imperatore (3 genuflessioni e 9 prostrazioni) e parlando con il gran consiglio (non con l’imperatore) portando la lettera di Giorgio III per stabilire i rapporti diplomatici e economici di mutuo vantaggio. I funzionari del gran consiglio, emettono l’editto imperiale dove dicono che siete venuti ma noi di tutto quello che ci potete offrire non abbiamo bisogno di stabilire rapporti con la GB. La Cina è al centro di un sistema mondiale, è l’impero di centro. Non è arroganza.

Alla fine del 700 un solo porto cinese è aperto con il commercio straniero 3 volte all’anno: quel porto non serve ai cinesi ma agli inglesi e olandesi perché esportano verso l’Europa la merce che più è richiesta nel mercato europeo, il tè. L’impero ha già tutto quello di cui la popolazione cinese ha bisogno. Non hanno bisogno di rapporti commerciali, gli inglesi però hanno necessità di fare il commercio con i cinesi che pagano in denaro, argento. Fino a che i GB hanno la genialata di esportare in Cina l’oppio: partono con le casse di oppio che è un prodotto che pesa di meno dell’argento. Perché l’oppio è la moneta di scambio con le derrate e il tè della Cina. E lì viene fuori il primo scontro tra impero cinese e occidente.

La fine dell'impero cinese

Guerra dell'oppio e trattati ineguali

Tra la fine del XVIII secolo e inizio XIX secolo la Cina imperiale vive un periodo d’oro, periodo in cui la Cina raggiunge la massima estensione territoriale sotto la dinastia Qing: il 30-40% della popolazione mondiale è governata dall’imperatore cinese. L’impero cinese era una specie di miraggio per le potenze commerciali dell’epoca, soprattutto la GB. L’aspetto principale della missione McCartney, missione britannica in territorio cinese sul finire del XVIII secolo era quella di aprire l’impero cinese al commercio internazionale.

La compagnia delle Indie, che governava alla fine del 1700 effettivamente con poteri sovrani il territorio del subcontinente indiano, era il tramite principale del commercio tra l’ING e l’occidente in generale e l’impero cinese. In realtà questo commercio che rivestiva grande interesse per gli occidentali perché dalla Cina provenivano una serie di prodotti di lusso ma anche di consumo popolare che fecero la fortuna della compagnia delle Indie, non solo la seta e le porcellane cinesi realizzate secondo il gusto occidentale, ma anche il tè che nel 1700 era diventata la bevanda dei paesi di lingua inglese. La compagnia delle Indie era l’organizzazione che gestiva il commercio con la Cina.

Con un piccolo grande problema che si manifesta in maniera evidente a fine 1700: gli inglesi sono interessati a una quantità di prodotti cinesi, ma i cinesi non sono interessati ai prodotti britannici. Quando i britannici si recano a Canton, unico porto aperto per tre mesi all’anno dal 1743, per condurre le operazioni commerciali in realtà non possono scambiare prodotti sul mercato, possono semplicemente acquistare i prodotti cinesi pagandoli in argento. Questo determina un depauperamento dell’economia soprattutto della compagnia delle Indie, della bilancia commerciale della compagnia delle Indie.

E la missione McCartney era stata concepita con l’intento di riequilibrare la bilancia commerciale: chiedere all’imperatore cinese l’apertura di più porti, non solo a Canton, tutto l’anno non solo tre mesi l’anno, il diritto per i sudditi britannici di risiedere in Cina per vigilare sui propri interessi commerciali, e il diritto di aprire una legazione a Pechino e ottenere una base stabile per la presenza britannica in Cina. Quindi non solo l’apertura di porti, ma anche la concessione di un territorio in affitto dove gli inglesi potessero stabilire una testa di ponte della compagnia delle Indie.

Ma la missione McCartney si conclude con un nulla di fatto, le richieste di re Giorgio III vengono rispedite al mittente e di fatto la situazione per la compagnia delle Indie peggiora in termini economici negli anni immediatamente successive. Finché si rintraccia tra le merci disponibili in India (governata dalla Compagnia delle Indie) un prodotto che incontra gli interessi dei cinesi: l’oppio la cui vendita e consumo è proibito in Cina ma che gli inglesi iniziano a introdurre attraverso il contrabbando. Quindi non più solo commercio a Canton per tre mesi all’anno durante i quali i mercanti della Compagnia delle Indie si presentano con argento per l’acquisto di beni cinesi ma anche uno stillicidio di attività di contrabbando lungo la costa meridionale della Cina che favoriscono la penetrazione della produzione di oppio dell’Assam (Cina nord-orientale dove esistevano le immense piantagioni di oppio).

L’oppio è un po’ la chiave di tutta la vicenda perché da quel momento in poi le vendite di contrabbando di oppio in Cina risanano il bilancio della compagnia delle Indie ma provoca grande preoccupazione in Cina dove il consumo dell’oppio era ovviamente proibito. Ma soprattutto perché così come era successo agli inglesi fino alla fine del 1700, in questo modo sono i cinesi a dover subire il drenaggio di argento perché l’oppio costa caro e viene pagato in argento. Questa volta il deflusso dell’argento, allabase del sistema monetario cinese, non più dall’India verso la Cina, ma dalla Cina all’India e all’occidente.

Il drenaggio di argento si traduce nella svalutazione dell’altro metallo alla base dello scambio cinese, cioè il rame. Quindi aumenta la quantità di rame necessaria per comprare una unità di misura di argento che scarseggia e dato che le tasse che si dovevano pagare soprattutto le tasse fondiarie che i contadini dovevano pagare si pagavano in Cina in argento mentre i contadini per la vendita dei loro prodotti ricevevano solo monete di rame, la svalutazione del rame per il drenaggio dell’argento crea una situazione economica e sociale sempre più difficile.

A questo problema economico si aggiunge il problema igienico sanitario e sociale perché l’uso indiscriminato dell’oppio che si fa in Cina meridionale soprattutto all’inizio del 1800 mette a rischio la salute generale e da parte dei funzionari provinciali, degli esponenti del governo provinciale, così come da quelli imperiali si iniziano a invocare misure drastiche per stroncare il contrabbando di oppio che proviene dall’India britannica.

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Scienze politiche e sociali SPS/14 Storia e istituzioni dell'asia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VanessaLazzerini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia politica e diplomatica dell'Asia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Francioni Andrea.
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