Estratto del documento

Neoclassicismo

Il primo movimento si colloca alla metà del '700 ed è il neoclassicismo, la parola stessa indica che un’arte o linguaggio dell’arte che si ispira e si rifà ai valori dell’antichità. Cronologicamente è il movimento artistico che si afferma in contemporanea allo sviluppo e all’affermazione dell’illuminismo, soprattutto in Francia, con un gruppo di intellettuali e filosofi che si opponevano alla vecchia politica, critici nei confronti dell’Ancien Régime convinti che si potesse cambiare attraverso la guida della ragione.

Il primo grande traguardo è la pubblicazione dell’Enciclopedia a partire dal 1751, che vedrà la luce in 17 volumi pubblicati nel 1772. Con l’affermazione del pensiero dei lumi si ha anche un graduale cambiamento di gusto, il pensiero illuminista incide in qualche maniera anche sulla riflessione degli artisti. In arte si ha una reazione a quella che era stata l’espressione artistica propria dell’Ancien Régime, ovvero allo stile rococò, che viene tacciato di farsi portavoce di valori morali frivoli e superficiali, è uno stile di corte e quindi viene in qualche modo visto come uno stile di un’età corrotta.

Lo stile neoclassico invece si rifà al passato greco e romano per proporre valori ed ideali dell’antichità classica in contrapposizione con la tradizione rococò, che viene vista come modello di valori politici, culturali, morali e civili. Caratteristica prima del neoclassicismo è proprio la riscoperta del mondo classico e dei propri valori morali, culturali e stilistici. Avvengono dei fatti che favoriscono l’attenzione verso il mondo classico, si pensi agli scavi condotti a Ercolano, avviati nel 1709 dal principe austriaco d’Elboeuf e poi ripresi nel 1738, e Pompei dal 1748; portare alla luce le due città sepolte svela il repertorio e le preziosità di elementi decorativi e figurativi connessi a quel periodo.

Età delle rivoluzioni

Rivoluzione americana

La colonizzazione del Nord America aveva portato lì gli inglesi desiderosi di libertà ed autonomia che fuggivano da persecuzioni politiche e religiose. L’Inghilterra aveva lasciato loro ampie autonomie finché nella seconda metà del Settecento non inasprì i controlli e di fronte alla richiesta dei coloni di poter commerciare liberamente rifiutò. Ha inizio così il conflitto che porta le tredici colonie, sotto la guida di George Washington (1732-1799) e di Thomas Jefferson (1743-1826), a divenire una repubblica indipendente e federale: gli Stati Uniti d’America nel 1783.

Rivoluzione francese

Le idee di libertà spingono verso cambiamenti radicali la Francia, caratterizzata da una rigida divisione in classi sociali. Protagonista della rivoluzione, scoppiata nel 1789, è la borghesia che aspira ad acquisire un ruolo politico e punta a trasformare la Francia in una monarchia costituzionale. Il rifiuto del re e il suo tentativo di fuga determineranno poi la sua caduta e il fallimento dei moderati monarchico-costituzionali favorisce il successo dei giacobini, gruppo politico democratico, e la sua proclamazione di una Repubblica nel 1792.

Allo scopo di difendere la Repubblica, i giacobini, guidati da Robespierre, instaurano il Terrore nel 1793, ma questi esiti estremi spingono la borghesia moderata ad attuare un colpo di Stato contro Robespierre nel 1794, riuscendo così a riprendere in mano il processo rivoluzionario. In questo contesto emerge la figura di Napoleone, che acquista prestigio grazie alle sue vittorie militari, con un colpo di Stato il potere viene affidato a tre consoli, uno dei quali è lo stesso Napoleone, che poi si autoincorona imperatore nel 1804.

Conquistò quasi tutta l’Europa, lo Stato Pontificio venne invaso e il papa Pio VII costretto all’esilio in Francia, solo la Spagna riuscì a resistere all’invasione. Ma dopo il disastroso tentativo di invasione della Russia nel 1812, venne sconfitto ed esiliato all’Isola d’Elba, il suo tentativo di riconquista del potere fallirà definitivamente con la sconfitta a Waterloo seguito dall’esilio all’isola di Sant’Elena nel 1815.

Winckelmann, il teorico del Neoclassicismo

Il neoclassicismo, come tutti i grandi movimenti ed espressioni del pensiero, ha dei teorici. Uno tra questi, riconosciuto come il teorico del neoclassicismo, è Johan Joachim Wincklemann, studioso tedesco di formazione classica e massimo teorico del movimento neoclassico, aveva studiato latino e greco ed arriva a Roma nel 1755.

I. I trattati teorici

A lui si deve la prima sistematizzazione dell’arte antica quando nel 1764 scriverà "Storia dell’arte dell’antichità" in cui propone la prima organizzazione cronologica dell’arte antica, seguendo un approccio evolutivo distingue quattro fasi stilistiche e culturali nella storia dell’arte greca:

  • Il periodo più antico
  • Il periodo sublime
  • Il periodo bello
  • Il periodo degli imitatori

Nella sua trattazione lo studioso affronta anche il problema stesso dell’arte e della bellezza discutendo del modo in cui questa possa penetrare la forma e divenire tutt’uno. Già prima del suo arrivo a Roma aveva scritto un altro testo dal titolo "Pensieri sull’imitazione delle opere greche nella pittura e nella scultura" (1755) in cui getta le basi fondamentali del suo approccio all’antichità sollevando la questione filosofica connessa all’imitazione dell’Antico. Nel suo trattato lo studioso discute sulla "perfetta natura dei Greci" ed avanza la possibilità di un nuovo modo di lavorare il marmo, il suo contributo fu fondamentale per la rivalutazione del periodo ellenico nella storia dell’arte antica.

II. Villa Albani, un ritrovo per artisti e intellettuali

A Roma diventa il bibliotecario del Cardinale Albani che aveva fatto costruire sulla Via Salaria una sfarzosa e imponente villa (Villa Albani) che in quegli anni era un ritrovo per artisti ed intellettuali, tra cui il pittore boemo Anton Raphael Mengs (1728-1779) che viene incaricato dal Cardinale Albani di rappresentare sulla volta del salone della villa un affresco, Mengs allora realizza il Parnaso (1760-1761) considerato come una sorta di "manifesto" dell’estetica neoclassica.

III. Il Parnaso di Mengs

Quest’opera racchiude in sé già alcuni elementi fondamentali che ritroveremo poi in molti degli artisti neoclassici che informa di sé l’arte neoclassica. Prima di tutto questi elementi caratteristici dell’arte neoclassica emergono anche dal confronto con quanto c’era già stato immediatamente prima, ad esempio con la tradizione di decorazione delle volte, si vede come nella Chiesa di Sant’Ignazio a Roma la volta è caratterizzata da un illusionismo prospettico estremamente marcato. C’è la rappresentazione di architetture e di prospettive che creano un illusionismo che sembra quasi sfondare la volta per aprirsi verso il cielo, questa profondità che la pittura riesce a rendere è del tutto assente nella volta di Mengs che si può considerare quasi come una sorta di quadro che viene appeso sul soffitto. Si vede come non c’è profondità, come è completamente annullato l’illusionismo prospettico che caratterizzava la decorazione delle volte fino a quel momento, abbandonato a favore di una rappresentazione piana. Simula la disposizione delle figure su un bassorilievo classico con una perfetta simmetria nella loro disposizione, la figura di Apollo al centro. C’è una grande compostezza formale in questa rappresentazione che ha dei modelli importanti: il primo è certamente riconoscibile nel Parnaso dipinto da Raffaello nella Stanza della Segnatura dei Palazzi Vaticani con la stessa disposizione simmetrica delle figure. Soprattutto la figura di Apollo è modellata e dipinta da Mengs su modello dell’Apollo del Belvedere che era nei Musei Vaticani, trova una prima spiegazione il concetto di imitazione che era stato introdotto da Winckelmann che credeva fosse "l’unica via per noi di divenire grandi e se possibile inimitabili è l’imitazione degli antichi" l’imitazione non è una copia dei modelli passati ma è piuttosto si configura come un’ispirazione al mondo greco e romano che diventa un esempio soprattutto per i contenuti etici e morali di cui si faceva portatore.

IV. Il bello ideale

Quest’ispirazione al mondo classico ed ai suoi valori etici e morali si traduce poi nell’acquisizione in arte di uno stile che è classico, metodologicamente questa teoria si traduce nella necessità di imitare i maestri del passato perché erano stati in grado di ispirarsi al vero e alla natura depurandola, ovvero perfezionandola di tutti quei difetti, accidenti e imperfezioni che inevitabilmente la caratterizzano. Questo è un concetto che introduce una categoria estetica particolarmente importante del periodo neoclassico che è quella del bello ideale: in questo primo periodo (fine Settecento ai primi decenni dell’Ottocento) sono fondamentalmente tre le categorie estetiche intorno alle quali si svolge il dibattito teorico e la pratica artistica: il bello, il sublime ed il pittoresco. Il neoclassicismo si fa interprete dei valori del bello che per il teorico e l’artista neoclassico è un bello ideale. È Francesco Milizia, un teorico dell’architettura, che diventa anche teorico del neoclassicismo a dare nel 1781 la spiegazione sul bello ideale e cioè "Bello ideale è la riunione delle parti più belle scelte dagli individui più belli. La natura non dà mai un tutto perfettamente bello: frammischia sempre, le parti belle, altre meno belle, e anche delle brutte per eccesso o per difetto. L’artista sceglie le più belle e ne fa un tutto compiutamente bellissimo".

Questo concetto in realtà ha delle radici molto più antiche, infatti era stato Giovanni Battista Agucchi a introdurlo nel suo trattato di pittura, verrà poi ripreso da Giovan Pietro Bellori che nel 1664 scrisse "se tu prenderai un uomo fatto dalla natura ed un altro formato dall’arte statuaria, il naturale sarà meno prestante, perché l’arte opera più accuratamente. Ma Zeusi, che con la scelta di cinque vergini formò l’immagine di Elena (...) insegna che insieme al pittore ed allo scultore a contemplare l’idea delle migliori forme naturali, con farne scelta da vari corpi, le più eleganti". Bellori qui fa riferimento al mito di Zeusi, pittore della Magna Grecia, che dovendo rappresentare Elena, quindi la bellezza Venere, e non trovando una donna in natura che potesse incarnare un ideale di bellezza e di perfezione decide di prendere gli aspetti più belli di cinque donne e fonderli insieme in un’unica rappresentazione ottenendo quindi un bello ideale e una rappresentazione perfetta della bellezza perché non è reale ma ideale che viene raggiunta soltanto epurando la natura nei suoi caratteri più bassi ed eleggendo invece a rappresentazione dell’arte quelli che sono gli elementi e caratteri più belli e perfetti della natura.

Di conseguenza se l’artista neoclassico si fa interprete dei valori della bellezza ideale in qualche modo si schiera contro la pedissequa imitazione del reale, cioè se l’artista neoclassico è a favore della bellezza ideale non può occuparsi della rappresentazione del reale, oltre che a schierarsi contro di essa.

V. Gran Tour e Prix de Rome

Durante il periodo Neoclassico la nuova attenzione all’antichità greca e romana porta una rinascita di una pratica già molto diffusa, cioè il Gran Tour, che è il viaggio di formazione che compivano gli intellettuali nobili ed aristocratici, un viaggio in Europa per completare la propria formazione e per il quale l’Italia ed in particolar modo Roma erano tappa fondamentale perché la formazione veniva compiuta a contatto diretto con le rovine antiche. Negli ultimi anni del Settecento il Gran Tour diventerà anche un viaggio di formazione per gli artisti e si nota che le tappe del viaggio tenderanno a spostarsi sempre più a sud di Roma arrivando fino ad includere Napoli ed il Sud - Italia.

Insieme al rinvigorirsi della pratica del Gran Tour nasce una specifica tipologia di ritratto che si facevano fare i giovani facoltosi nobili aristocratici durante il loro viaggio a Roma con delle caratteristiche ben definite: la figura veniva ritratta con una scultura antica, con delle rovine antiche o monumenti antichi romani sullo sfondo. Come si nota in "Goethe nella campagna romana" di Johann Heinrich Willhelm Tischbein del 1787 in cui sono presenti elementi fondamentali di questa tipologia di ritratto.

In questo momento si codifica affianco al Gran Tour anche il Prix de Rome, un viaggio di formazione che venne istituito in Francia già nel 1666 che si configurava come concorso annuale a seguito del quale il vincitore poteva trascorrere dai tre ai cinque anni all’Accademia di Francia a Roma per completare la propria formazione direttamente a contatto con l’antichità greca e romana. Tra gli artisti vincitori del Prix de Rome e quindi che fecero il viaggio di formazione a Roma si ha uno dei maestri del Neoclassicismo, cioè Jacques-Louis David.

I valori della Roma repubblicana: Jacques-Louis David e l’etica della rivoluzione (1748-1825)

I. Belisario che chiede l’elemosina

Arriva a Roma nel 1774 e vi rimane fino al 1781, anno in cui rientrato in Francia dipinge il "Belisario che chiede l’elemosina" opera che ha alcuni degli elementi ricorrenti della pittura neoclassica e della pittura di David: un’ambientazione antica e classica dove svettano i grandi basamenti di colonne antiche presumibilmente di un tempio.

Quest’opera rappresenta Belisario, che è stato un glorioso generale bizantino che aveva combattuto a servizio di Giustiniano che venne però accusato ingiustamente di aver complottato contro l’imperatore e per questo viene accecato e costretto a vivere di elemosine. Si vede una donna che gli sta facendo l’elemosina, dietro la donna un soldato che alza le mani con un gesto di sorpresa perché riconosce il glorioso generale ma allo stesso tempo è incredulo nel vederlo cieco e povero e Belisario tiene tra le braccia un bambino che protende alla donna un elmo antropomorfo che riproduce le fattezze del volto umano e che in questo caso viene messo all’interno dell’opera come simbolo delle alterne vicende della vita umana. Con quest’opera David si rifà ad un avvenimento della storia antica ma lo forma in un monito universale sulla caducità della gloria da una parte e dall’altra una condanna per gli abusi di potere.

II. Il giuramento degli Orazi

L’opera che lo consacra come maestro indiscusso del neoclassicismo è "Il giuramento degli Orazi"(1784-85) commissionato dalla Surintendance de Bâtiments. Per dipingere quest’opera sente la necessità di tornare a Roma ed espone l’opera a Roma nel proprio studio e dopodiché nel 1785 la porta a Parigi e la espone al Salon, cioè la più importante esposizione della Parigi dell’epoca, mostra con cadenza annuale o biennale, diretta emanazione della corona realizzata dall’Accademia Reale, che almeno inizialmente ammetteva soltanto i membri dell’Accademia stessa: per esporre bisognava presentare le proprie opere ad una giuria che aveva dei criteri di giudizio estremamente rigidi.

In quest’opera David si rifà ad un episodio narrato da Tito Livio nell’opera Ab Urbe Condita, il quale narrava che per porre fine ai combattimenti tra Roma e Albalonga i tre fratelli Orazi sfidarono a duello i tre fratelli Coriazi. David pone un fulcro ben preciso della visione che è il punto centrale in cui il padre dei tre Orazi unisce le spade verso le quali giurano eroicamente prima del combattimento, la rappresentazione ha una struttura tripartita: imposta le figure dividendole in tre gruppi, il gruppo eroico dei fratelli, il gruppo rappresentato dal padre che gli porge le spade, e il terzo gruppo delle donne (la madre degli Orazi e le sorelle con le bambine) che si abbandonano al pianto ed al dolore per l’emminente partenza dei tre fratelli.

Oltre a questa c’è anche una tripartizione dello spazio, si vede come le figure sono collocate davanti a tre arcate aperte sul buio, presagio del destino che li attende, ed ogni gruppo è ben inserito in corrispondenza di queste, anche i sentimenti e le emozioni che l’opera emana sono tripartite, dalla forte rappresentazione della eroicità e la virtù dei tre fratelli e del padre si passa invece all’abbandono, il pathos e il dolore delle donne. Attraverso quest’opera David si rifà ad un soggetto storico ma lo carica con un messaggio moderno, questo evento storico è trasformato in una sorta di monito di fedeltà alla patria, i fratelli diventano una sorta di esempio dello spirito di sacrificio a favore della libertà e liberazione della propria patria.

Per questo motivo, quasi con spirito di preveggenza il giuramento degli Orazi sembra incarnare gli ideali della rivoluzione francese e diventerà una sorta di manifesto estetico ed ideologico del periodo storico da lì a venire.

III. La morte di Marat

L’arte del neoclassicismo è fondamentalmente un’arte "politica" che si fa interprete dei valori morali ed etici rifacendosi a quelli del mondo classico trasponendoli però nel contemporaneo. In questo, il concetto di bellezza si amplifica perché ad un certo punto il "bello" viene a coincidere con il buono etico, dunque l’arte neoclassica si fa portatrice di valori. Arte politica anche perché David è un artista e uomo politicamente impegnato che si schiera a favore della rivoluzione, l’opera dedicata a Jean-Paul Marat, il capo della rivoluzione ucciso a…

Anteprima
Vedrai una selezione di 17 pagine su 78
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 1 Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 2
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 6
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 11
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 16
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 21
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 26
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 31
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 36
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 41
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 46
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 51
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 56
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 61
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 66
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 71
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'Arte Contemporanea Pag. 76
1 su 78
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mirabellamirafiori di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Francesconi Elisa.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community