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Alessandro I

Alessandro I nacque nel 1777 e fu educato da Laharpe, un radicale francese che predicava le idee dei pensatori francesi di quel tempo, temperandole con le virtù dell'assolutismo illuminato. Durante la sua gioventù strinse amicizia con Arakceev, che divenne uno dei suoi intimi conoscenti.

Alessandro all'età di 24 anni diede il suo consenso alla congiura contro il padre e salì al trono. La sua concezione politica si modellava secondo le influenze conservatrici di Arakceev e quelle radicali di Laharpe. Nella prima parte del suo regno dovette fare i conti con le questioni lasciate in sospeso dal padre. Rimediò alle ingiustizie verso singoli individui: ufficiali e funzionari ripresero la loro carica e i prigionieri ottennero l’amnistia.

Comitato segreto e riforme

Egli subì anche l’influenza di uomini conosciuti in gioventù, che conoscevano le idee liberali europee. Questi avevano assistito a convegni di giacobini e i quattro formarono un comitato segreto che tenne frequenti riunioni serali con l'imperatore per discutere la politica generale. Essi convennero che era meglio non dare alla Russia una costituzione ma che era necessario modernizzare l’apparato statale.

Questione contadina

Si discusse il problema dei servi della gleba e tra le proposte ci furono: permettere ai non nobili la compravendita di terre abitate da servi della gleba e vietare la vendita di servi senza la terra. L’imperatore introdusse però solo il primo provvedimento e la proibizione di vendita dei servi fu rinviata. Fu approvata una modesta legge a favore dei servi che permetteva la loro emancipazione da parte dei proprietari come atto puramente volontario. Poche migliaia di servi ne beneficiarono. Egli non interruppe nemmeno la pratica della nonna e del padre di trasferire i contadini di stato in servitù ai proprietari privati. Tutto ciò era frutto della paura di una reazione da parte della nobiltà.

Amministrazione

La riforma amministrativa fece sì che il Senato diventasse solo un organo giudiziario. I ministri dovevano essere soggetti al suo controllo. Il consiglio dei ministri esaminava al più alto livello le questioni di politica, non esisteva organo di importanza maggiore. Il comitato segreto cessò di esistere. Lo stato russo divenne un apparato burocratico. Pian piano il nuovo assetto del governo cominciò a prendere connotati precisi: il ministero dell’interno era responsabile dell’ordine pubblico e della sanità. Le guerre con la Francia resero necessario il ripristino di un’organizzazione speciale per la difesa statale, e fu creata una commissione speciale per le indagini di alta polizia. Doveva rivolgere particolare attenzione alla massoneria e alle società segrete. Il compito del ministro delle finanze era di controllare le imposizioni fiscali e le emissioni monetarie. Il ministero del commercio si occupava del commercio estero e delle dogane. Il ministero dell’istruzione, cui l’imperatore diede varie riforme, fu diviso in distretti scolastici, ciascuno dei quali doveva avere un’università. Il capo del distretto era il rettore dell’università e aveva autorità sui ginnasi provinciali. Fu creato anche il ginnasio di cultura superiore o liceo intermedio fra l'università e il ginnasio.

Speranskij

Dopo la pace con Napoleone del 1807 Alessandro tornò a interessarsi di riforme interne. In questo periodo il suo principale consigliere fu Speranskij. Egli fu il funzionario di maggior talento che abbia mai servito uno zar, ammirato da tutti i contemporanei per il suo ingegno, pochi lo avevano in simpatia. Era un uomo solitario e a parte sua figlia non pensava ad altro se non al suo lavoro. Egli aveva coscienza delle ingiustizie politiche e sociali e della necessità di libertà e di riforme sociali ma si rendeva conto dell’impossibilità di trasformare improvvisamente e radicalmente il sistema.

Capiva che c’era una differenza fra il governo autocratico russo e il tipo di governo europeo. Ciò che egli sperava di introdurre in Russia era un tipo di sistema monarchico simile a quello vigente in Europa, puntando soprattutto sulla divisione tra potere esecutivo, potere legislativo e giudiziario. Per fare ciò egli redasse un piano di riforma dello Stato che comprendeva: il potere esecutivo nelle mani dei ministri, potere giudiziario nelle mani del senato e quello legislativo nelle mani di assemblee elettive.

Le assemblee dovevano essere di quattro gradi. La Duma di Stato doveva riunirsi una volta all’anno e restare aperta per un lasso di tempo a seconda del lavoro e delle problematiche da risolvere. Il progetto non fu mai attuato integralmente, ma una parte venne realizzata. Fu istituito il Consiglio di Stato, cui fu posto proprio lui come primo titolare. Fu abolito il ministero del commercio e tutte le sue funzioni passarono al ministero dell’Interno. Molta fu l’irritazione da parte dei nobili, soprattutto per una serie di provvedimenti che precludevano la possibilità di accedere all’università tramite test di ammissione. Tutto ciò insieme con la sua personalità fredda e la sua più forte simpatia per le istituzioni, i metodi e lo stile di governo francese gli creò molti nemici. Vi era un forte patriottismo russo che agiva contro di lui, le sue riforme erano viste come antagoniste del conservatorismo e come molto simili al modello di Napoleone. Nel 1812 Speranskij fu convocato ed esiliato dallo zar, questo tracollo non segnò la fine della sua carriera amministrativa ma la fine delle sue riforme più importanti.

Alessandro e Napoleone

Un altro consigliere dello zar, la cui influenza agiva fortemente su Alessandro I, fu Arakceev, venne nominato ispettore dell’artiglieria. In questo campo ottenne grossi risultati. Nel 1806 fu nominato ministro della Guerra, ma furente per non essere stato consultato in anticipo sulla preparazione del consiglio stesso, si dimise dalla carica di ministro della Guerra.

Alessandro sapeva che la Russia era debole e credeva dunque possibile un accordo. Egli inoltre aveva una certa ammirazione e sperava che la Russia con il suo consenso potesse ottenere qualche vantaggio. Non pensò però mai che la Russia potesse essere una semplice vassalla della Francia. La Danimarca aderì al fronte franco-russo contro l’Inghilterra. La Svezia si rifiutò poiché l’Inghilterra era importante per il suo commercio. Napoleone esortò a scendere in campo contro la Svezia, promettendogli il suo appoggio per l’annessione della Finlandia alla Russia. L’esercito russo ottenne dapprima grandi successi, ma se le armate svedesi erano state sconfitte, quelle finlandesi erano ancora ostili. Alla fine la Finlandia fu unita alla Russia solo attraverso la persona del monarca: Alessandro era imperatore di Russia e granduca di Finlandia, quest’ultima mantenne le proprie leggi e istituzioni. La pace con la Svezia fu firmata, quest’ultima rinunciava a tutta la Svezia tranne alcune regioni.

Napoleone intanto aspirava alla conquista dell’India (per l’Inghilterra), mettere in ginocchio e in una lettera egli espose il suo progetto franco-russo di invasione, attraverso la Turchia e la Persia. I negoziati interni misero in luce divergenze così profonde che fu difficile credere che ci sarebbe stato un accordo. Le forze persiane subirono dure sconfitte da parte dei Russi e la pace fu assicurata soltanto dopo la ritirata di Napoleone, col quale la Russia ottenne definitivamente la parte settentrionale dell’Azerbaijan. Alessandro intanto alimentava amicizia con l’imperatore d’Austria.

L’amicizia tra Napoleone e Alessandro fu siglata a Erfurt con un trattato con cui la Francia riconobbe alla Russia l’acquisto della Finlandia e della Moldavia. Napoleone voleva anche il suo appoggio in caso di guerra con l’Austria, egli si limitò solo oralmente a dargliela. Intanto l’Austria cercò di ottenere l’appoggio russo. Quando la guerra franco-austriaca iniziò, la mancanza di aiuto da parte della Russia irritò Napoleone che dal canto suo cominciò a diventare sospettoso della sua politica cominciando a non attribuire più tanta importanza all’alleanza russa. L’ultimo tentativo si ebbe con un convenevole matrimonio con la sorella dello zar che però non si ebbe e alla fine Napoleone sposò la duchessa austriaca. A questo punto l’alleanza franco-prussiana cessò di esistere.

Alessandro intanto voleva avvicinarsi alla Polonia e all’Austria. Per fare ciò avrebbe dovuto riunire la Polonia sotto un unico re. Il blocco continentale inglese fu un'altra causa di discordia tra Francia e Russia, l’Inghilterra era stata il miglior cliente russo e gli industriali subirono gravi perdite. Dunque l’ostilità non era di ordine politico ma di ordine anche economico. Tra il 1811 e il 1812 si fecero preparativi militari e diplomatici per la guerra ormai inevitabile. La Prussia accettò l’alleanza con la Francia e anche l’Austria. Alessandro riuscì ad ottenere importanti successi raggiungendo accordi con la Svezia e la Turchia. Fu firmata un’alleanza russo-svedese. Il 24 giugno 1812 la Grande Armata muoveva verso oriente e senza che vi fosse una dichiarazione formale la guerra aveva inizio.

Guerra e pace

Alessandro era stato indotto a rinunciare al comando supremo sul campo. La sua presenza era necessaria nella capitale per mantenere l’unità nazionale e infondere fiducia al paese. Napoleone intanto pensò di ottenere il favore del popolo russo promettendo l’abolizione della servitù della gleba. Ma Napoleone sapeva di non poterlo fare, in Europa coloro che avevano ben reagito alle idee rivoluzionarie erano stati i borghesi, mentre in Russia questa borghesia non esisteva e i pochi intellettuali e funzionari erano devoti all’autocrazia. In Russia non c’era nessuno con cui Napoleone poteva parlare una lingua comune. Napoleone decise di puntare su Mosca. La battaglia principale iniziò il 7 settembre e fu la battaglia più cruenta combattuta fino ad allora da Napoleone. Cercò fino all’ultimo di provarci ma capì che le perdite sarebbero state troppe. Egli credeva che se adesso fosse entrato a Mosca, Alessandro gli avrebbe concesso la pace ma non ci fu. Le forze di Napoleone cominciarono ad entrare nella capitale, ma a Mosca scoppiò un grandissimo incendio. Si discute da sempre sull’origine di questo incendio, i francesi credevano che fosse stato l’odio barbaro dei russi e i russi viceversa. Per i francesi fu un disastro gravissimo. A questo punto Napoleone credette che la pace fosse alle porte, ma Alessandro rimase dell’idea di non trattare con Napoleone fino a che tutti i soldati non fossero usciti fuori dal suo suolo. Il 18 ottobre il generale russo attaccò l’esercito di Murat. La battaglia fu per Napoleone un definitivo avvertimento che egli non aveva nulla da sperare e il giorno seguente l’esercito francese lasciava la città. Lungo la strada del ritorno i soldati furono tormentati dalla penuria di viveri e dalle scorrerie cosacche. Orribili atrocità avvennero da entrambe le parti. Dopo tutto ciò il genio di Napoleone si ridestò ma il freddo si fece eccezionalmente intenso e diede il colpo di grazia ai resti affamati ed esausti dell’esercito. Napoleone tornò in Francia.

La sconfitta di Napoleone pose il problema se inseguire o no la Grande Armata in Europa o contentarsi della liberazione del proprio paese. Alessandro era convinto che non ci sarebbe stata pace durevole senza la distruzione di Napoleone, si credeva inoltre investito della missione di salvare l’Europa. Egli mirava inoltre a porre di nuovo la Polonia sotto il suo scettro. Fu firmata un’alleanza russo-prussiana e poco dopo Federico Guglielmo dichiarava guerra alla Francia. L’Inghilterra si unì alla Russia e alla Prussia. L’Austria era ancora lontana dall’unione di Napoleone (a causa della casa degli Asburgo). L’Austria si unì agli alleati quando Napoleone rifiutò l’ultimatum. Ci fu la cosiddetta “battaglia delle nazioni” in cui Napoleone fu sconfitto. All’inizio del 1814 gli eserciti alleati entravano in Francia. Il trattato di Parigi risolse la sistemazione delle frontiere francesi, del resto era compito del congresso di Vienna. I problemi che premevano alla Russia erano la Polonia e la Sassonia. Bisognava stabilire quali erano i confini di questa nuova Polonia (al capo della quale fu posto il granduca Costantino, fratello dello zar).

All’inizio del 1815 fu firmata un’alleanza fra Inghilterra, Austria e Francia e si raggiunse un accordo: la Prussia conservò dei suoi possessi polacchi e ricevette due quinti della Sassonia. Cracovia divenne città libera. La Sassonia seppure ridotta a tre quinti rimase autonoma con il proprio re. Il resto del granducato di Varsavia andò alla Russia. La Russia ottenne la maggior parte delle sue richieste. La battaglia di Waterloo fu vinta e vinto uscì anche Napoleone.

L'età di Arakceev

Dopo le grandi vittorie la Russia era in attesa di tempi migliori. Il servaggio fu riconfermato, l’autocrazia rafforzata e la direzione della politica interna fu concentrata nelle mani del conte Arakceev. Era il favorito dell’imperatore, odiato da tutti e divenne il simbolo della repressione reazionaria. La parola russa “arakceevscina” viene usata per identificare il decennio del dopoguerra. Egli fu per un decennio una specie di viceré per tutti gli affari interni, il suo ufficio era il centro del governo. La crudeltà e la sete di potere si combinavano in lui in un forte senso del dovere.

I problemi che emersero furono: le frequenti lagnanze per abusi di potere da parte dei funzionari locali. Molte erano pure le lagnanze per gli stipendi scarsi dei funzionari che erano una delle cause principali della corruzione. Fu promossa l’industria e l’agricoltura. Gli industriali furono premiati con titoli e medaglie e il loro prestigio si accrebbe sensibilmente. Venne importato bestiame di alta qualità per migliorare le razze russe. Il ministero di polizia assunse il controllo della sicurezza e della sanità pubblica. Venne istituito un consiglio medico inteso a sovraintendere ai rifornimenti sanitari per l’esercito.

Alessandro accarezzava l’idea di dare una costituzione alla Russia e presentò un progetto che gli studiosi hanno trovato fosse ispirato alla costituzione americana. Assomigliava al progetto di Speranskij ma attribuiva meno importanza alla Duma che era un organo consultivo e non legislativo. La differenza con la costituzione americana era che non c’era traccia di poteri propri da parte degli organi centrali e regionali, alla base del sistema federale.

Ci fu la ricomparsa di Speranskij come governatore provinciale. Egli preparò un progetto di riorganizzazione della Siberia: furono creati due governatorati generali, ciascuno con province subordinate. Si sforzò di combattere la corruzione e di incoraggiare l’iniziativa privata. Nella seconda metà del regno ben poco fu fatto per i servi della gleba. Più importante fu l’emancipazione dei servi, senza terra, nelle province baltiche.

Arakceev creò le colonie militari cercando di ridurre i costi dell’esercito, qui godevano di molti vantaggi: c’erano ospedali, cure mediche, le tecniche agricole furono migliorate, ma ai soldati non garbava essere costretti a fare i contadini e viceversa. Pian piano i rapporti fra Arakceev e lo zar peggiorarono e con la morte di Alessandro aveva fine anche la sua carriera politica.

Educazione e idee

Un altro personaggio che ebbe influenza sullo zar fu Golycin, ministro dell’istruzione. Egli mostrò tolleranza verso i gruppi religiosi. Egli fondò la Società biblica russa che cominciò con la traduzione anche della bibbia dallo slavo ecclesiastico nella lingua russa moderna. La società fondò varie scuole basate sulle scuole per i poveri europee e diffuse opuscoli religiosi. Un altro personaggio fu Magniskij che cominciò una campagna di denunce contro l’università. Gli fu dato l’incarico di indagare sulle condizioni dell’università. La massima importanza doveva essere data alla teologia, i professori politicamente sospetti dovevano essere licenziati. Il rettore doveva badare anche alla salute politica e morale dei suoi studenti. Golycin si dimise.

Il regno di Polonia

Alessandro qui instaurò un regime costituzionale inteso a soddisfare le ambizioni polacche e per fare un esperimento da portare poi in Russia. C’era un parlamento bicamerale: Senato e Camera dei deputati. Il corpo elettorale era costituito da nobiltà e proprietari e professionisti delle città. Il principale organo era il Consiglio di stato.

Il concerto europeo

Alessandro era convinto che la Russia dovesse interessarsi degli affari internazionali. Si assicurò la firma dell’imperatore d’Austria e del re di Prussia. L’alleanza divenne il simbolo dell’associazione di tre monarchie orientali. Ad Aquisgrana cercò di inculcare la creazione di una lega internazionale dei sovrani per la difesa delle frontiere.

I decabristi

Nel 1820 comparvero per la prima volta in Russia gruppi che volevano impadronirsi del potere. Ciò che influenzò la loro nascita fu il contatto che i giovani soldati ebbero all’estero, in Europa, ma anche con la massoneria. Importante fu anche l’esempio delle rivoluzioni europee. La prima società segreta si costituì: tutti erano ufficiali della guardia e membri di famiglie illustri.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/03 Storia dell'europa orientale

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