Storia di Venezia
Prof Povolo Claudio
a.a. 2012-2013
Mito e anti-mito della fondazione della repubblica. New realism degli storici inglesi: dopo
aver scomposto-decostruito il mito (in questo caso viene considerato il mito dei toux) si
tenta di mettere alla luce il senso. Dal '600 in poi esistono documenti che affermano la
negatività della struttura della Serenissima, con motivi concreti.
Stato: termine che indica un identità etnica, adottato anche in età medievale e moderna.
In che misura è utilizzabile? Quando si parla di stato veneziano si parla di qualcosa di
specifico che nulla ha che vedere con lo stato attuale. Venezia non è capitale, ma un
centro dominante di uno stato. Cos'è lo stato moderno? Gli studiosi hanno coniato il
termine "stato moderno" in quanto caratterizzante la storia europea: è usato a fatica per
periodi precedenti ma è appropriato perché definisce la storia europea dal momento di fine
del Medioevo con la fine delle invasioni barbariche. I primi stati moderni sono presenti dal
1200 con l'Inghilterra. Essi si formano in Nord Europa, con Svezia e Danimarca. A sud gli
stati non hanno la stessa compattezza. Lo stato moderno indica una forma di stato che dal
basso Medioevo arriva fino ad oggi. Qualcuno ha sostenuto che con la UE si sia tornati nel
Medioevo!
La prima forma di stato moderno è quella che viene definita come stato giurisdizionale: è
uno stato del XII secolo, uk esclusa, e che arriva alla conclusione con la Rivoluzione
Francese. Esso viene definito inoltre come stato composito, cioè formato di tanti pezzi.
Non ha una capitale ma molti centri in cui uno domina sugli altri. In questo centro vi è il
controllo dell'imperium, in un territorio più o meno ampio (Venezia: stato da terra, stato da
Mar) esistono delle assemblee locali che collaborano con l'imperium centrale, quali i
parlamenti locali, e ci sono delle regole o "patti": Venezia è una città stato fino alla metà
del XIV secolo. È uno stato da Mar che a partire dal 400 si espande inglobando territorio.
Ogni piccolo centro inglobato ha un'assemblea utile a collaborare col potere centrale. Non
c'è dominio imposto: Venezia prende Brescia intorno al 1420; una volta presa in armi vi è
una dedizione , ossia si stipulano dei patti tra Venezia che avanza e la città . Essi
promuovono le grandi autonomie, di cui la Serenissima si fa garante. Questo stato è
formato da una collaborazione tra il grande centro e gli altri centri. I patti vengono messi
per iscritto. Con l'autonomia Venezia approva le leggi esistenti, gli statuti, nei vari centri.
Manca il concetto di sovranità: essa si teorizza con le armate napoleoniche; è stabilita dal
còde de Napoleon, applicata in Italia e Germania molto più tardi.
La storiografia greco-orientale considera Venezia come oppressiva e depredatrice di
ricchezza, tuttavia questa considerazione è errata. Unica eccezione in cui i veneziani
effettivamente ci andarono pesante fu con la conquista di Creta: dividono l'isola in sestrieri
come la città e la rendono uguale ad essa. Con l'arrivo dei turchi ottomani gli abitanti locali
lasceranno il via libera alla conquista araba perché essi concedevano libertà di leggi e
consuetudini.
Lo stato giurisdizionale è il più diffuso e Venezia entra in questo modello. Con il Re Sole si
forma lo stato assoluto, apparentemente contrario al giurisdizionale. Apparentemente,
perché non lo è: i francesi emanarono dei provvedimenti con valore su tutta la Francia ma
non coprivano tutte le materie. Se in Lingua d'Oca c'erano leggi antiche, esse
continuavano ad essere applicate a livello locale. Solo Napoleone porrà fina e a ciò. In
pratica non è molto "assoluto", mancando la piena sovranità. Nonostante le leggi emanate
su molte materie, manca il divieto di applicazione di altre norme. Ciò fa si che non si
ottenga la piena sovranità e che quindi non si formi lo stato-nazione.
Concetto di costituzione: scritta o materiale (non scritta). In Gran Bretagna è materiale.
Tra le più famose vi è quella tedesca di Weimar. La costituzione mette in atto la divisione
dei poteri legislativo, esecutivo, giudiziario. Essa proclama dei diritti ecc....Nell'Ancien
Regime essa non era scritta: se si parla di costituzione veneziana si intende il
bilanciamento non scritto dei poteri e il ruolo delle varie magistrature. Costituzione
cetuale: a dominare in Europa sono i ceti in cui è divisa la società, aventi ognuno una sua
funzione atta ad animare la società stessa. Anche questo finisce con la rivoluzione
francese.
Nello stato giurisdizionale tutta l'attività passa per la sfera della giustizia che determina
diritti e doveri dei sudditi. Manca quindi l'amministrazione intesa come la intendiamo oggi.
Dopo la rivoluzione francese esso viene sostituito dallo stato di diritto: a differenza del
giurisdizionale (con le autonomie giuridiche e legislative locali) esso comporta
l'uguaglianza di fronte alla legge e garantisce la separazione dei poteri. Dopo lo stato di
diritto viene lo stato costituzionale: tipico del 900 prevede l'appoggio di tutte le istituzioni
alla legge.
Nello stato giurisdizionale il diritto viene da Dio, passando per il sovrano che non lo può
modificare. Viene detto anche diritto di resistenza, ossia di opposizione quando vi è
consapevolezza che i diritti non sono rispettati. Nel Medioevo esso è importantissimo:
spiega tutte le sollevazioni in Germania. Perché con la Ue si è tornati allo stato
giurisdizionale? Perché si è ceduta sovranità locale a un grande centro, rappresentato da
Bruxelles. In Italia il giudicare è inoltre diventato più importante del potere legislativo e
questo è indicativo di un ritorno al passato.
Stato giurisdizionale => Rivoluzione Francese => Stato di diritto => Stato
costituzionale. ||
||
Stato composito (più realtà locali), patti e dedizione, costituzione materiale e cetuale,
mancanza di burocrazia amministrativa (l'amministrazione passa per la giustizia), no
sovranità centrale ma distribuita.
Stato da Mar: parlare di Venezia significa parlare di un periodo lunghissimo, dal 1300 in
poi. L'espansione veneta si attua lungo la costa, utile ad avere porti d'attracco per il
commercio. Mancava il motivo di dominio dei territori. Istria, isole del Quarnaro, Veglia,
Cherso e Lussino erano avamposti commerciali, sin dal 1409, fino a una piccola parte nel
nord dell'Albania. Nel 1480 si palesa l'obiettivo di dominare sull'Adriatico. Nel 1508 ottiene
il controllo di alcuni porti della Puglia, assicurandosi il controllo del mare interno. La
scoperta dell'America non porrà fine al dominio e non fa inizialmente decadere il
commericio veneto: se avessero accettato di commerciare con le potenze atlantiche
dell'epoca la decadenza sarebbe stata evitata a scapito dell'autonomia economica. Grazie
ai commerici con l'impero ottomano si mantengono ancora molti interessi e guadagni. Nel
1700 il controllo dell'Adriatico tiene abbastanza, fatta eccezione del debole controllo sulle
Bocche di Cattaro. Nel 1405 si avvia una spedizione turca nemica via terra a Cattaro per il
controllo sui commerci della zona. 20 anni dopo Venezia stabilisce una collaborazione coi
locali e si appropria dei luoghi. Lo stato da Mar tiene bene nel '400 verso l'avanzata
ottomana, con perdite solo in pieno Mediterraneo. Nel 1571 con Lepanto, Venezia fornì le
proprie galee, ma stabilì una pace segreta coi turchi, realizzata dal consiglio dei 10,
all'insaputa del senato, del maggior consiglio e degli alleati. Essa comportava la cessione
dei domini in Albania ai turchi per aver salvo il dominio del Mediterraneo. 1690, ripresa
imperialistica, conquista del Peloponneso, tenuto per 40 anni, assieme a Castelnuovo in
Montenegro. Tra la Dalmazia e l'Albania vi è Ragusa, assolutamente autonoma e
svincolata da Venezia, rivale della Serenissima.
Dopo il 1211, alla fine della IV crociata, i veneziani prendono Creta, iniziando l'espansione
che avrà un seguito notevole. Nel 1460 circa è il turno di Cipro, che rimarrà sotto Venezia
fino a Lepanto.
Guerra del Peloponneso alla fine del 600 guidata da Francesco Morosini, unico doge che
vanta una statua, in quanto l'aristocrazia non amava ile figure di potenza. Ma lui è un
eccezione. L'indipendenza greca, dopo Venezia, avverrà solo ai primi dell'800, con la
borghesia delle isole ionie, discendenti dai funzionari posti da Venezia stessa. Con la
perdita del Peloponneso rimangono appunto solo le isole ionie sotto il dominio della
Serenissima (Zante, patria di Foscolo).
Istria, isole del Quarnaro, Veglia, Cherso e Lussino => avamposti commerciali, da sempre
posseduti
1211: presa di Creta
1405-9: controllo delle Bocche di Cattaro
1460: presa di Cipro
1508: controllo di alcuni porti pugliesi
1571: con Lepanto cessione di Cipro e Creta ai turchi in cambio del mantenimento dei
possedimenti a occidente.
1690: conquista del Peloponneso. Rimarrà per 40 anni sotto Venezia per poi venir ceduto
ai turchi.
Struttura generale
Venezia, centro dominante, è divisa in 6 sestrieri, rappresentati da un consigliere dogale
per ciascun sestriere. L'aristocrazia era estesa sul tessuto sociale a Venezia e lo si può
vedere dal tessuto urbano, della vicinanza dei palazzi nobiliari. Essa era estesa perché
era legatissima al popolo cittadino. Era detta città del gossip: la sua fisionomia permette
il raduno sociale in maniera migliore di quanto potesse essere per una città normale. Ciò
permetteva di sondare facilmente gli umori del popolo e far si che l'aristocrazia riuscisse a
riparare eventuali difficoltà che avrebbero compromesso l'ordine sociale. Questo generava
benessere e inseriva alla perfezione i ceti più abbienti.
Sotto l'aristocrazia del ceto dirigente c'erano i cittadini , rappresentanti una burocrazia ,
ossia coloro che occupano l'amministrazione dei registri di ogni tipo, memoriale,
economica. Ciò non poteva essere fatto dai patrizi che non avevano continuità di mandato.
La continuità era garantita dai cittadini. Essi non erano nobili ma in caso di matrimoni misti
con aristocratici, i discendenti diventavano nobili. Quanti erano i nobili e quanti i cittadini?
Molto discusso, si sa di certo che il 25% dei cittadini poteva diventare nobile per nascita, a
causa anche di un decremento demografico. Si parla anche di plutocrazia come tipo di
governo a Venezia, dove contano le famiglie coi loro rapporti.
A Venezia non ci sono mai state sollevazioni popolari perché vi è partecipazione a vari
livelli nelle "scuole" dette anche confraternite, le cui grandezze rappresentano
l'importanza.
Ogni magistratura nasceva provvisoria e col tempo diventava definitiva. Tuttavia è difficile
dare un quadro definitivo. In epoca fascista Venezia era vista come un altre ego dello stato
mussoliniano, col parallelismo del consiglio dei ministri. La costituzione veneziana è
materiale, non scritta, relativa alla sola città di Venezia, sempre e comunque città stato.
Serrata=chiusura: il Maggior Consiglio agli inizi del '300 chiude la possibilità di accesso
alla posizione sociale di nobile, in quanto era nobile chi faceva parte del Maggior Consiglio
stesso. La costituzione prese il via dopo la serrata, sottolinenando il ruolo Patrizio dentro
alle magistrature.
Esisteva una realtà straniera presente sin dal 4-500, di una comunità tedesca, greca ecc...
A metà del 500 i veneziani DOC erano 25%, il resto viene da fuori. Ci sono persino
ambasciatori giapponesi. Venezia essendo città mercantile attira tutti coloro che vogliono
commerciare. Il periodo d'oro del commercio veneziano finisce col 400. Arricchirsi a
Venezia era molto facile, come lo era impoverirsi a causa di tempeste o piraterie. Non è un
commercio d'astuzia come quello olandese, i veneziani giocavano sul dislivello dei prezzi,
sui materiali che venivano dirottati verso l'Europa centrale. Era un commercio gestito dallo
stato che dava in appalto le galee. L'Arsenale è la fabbrica della flotta mercantile, il legno
viene preso dalle zone dell'entroterra circostante. Tutto ciò finirà nel 500, quando i
fiamminghi e gli inglesi costituiscono una terribile concorrenza. È una realtà che muta
anche per il fatto che il commercio non sarà più in mano ai patrizi: a Venezia nonostante il
ceto comandante la facilità di arricchirsi e impoverirsi è estrema. Antonio Grimani diventa
doge partendo da semplice cittadino. Il commercio diventa troppo pericoloso per i nobili e
lo consegnano ai cittadini, i quali possono arricchirsi. Quindi i nobili possono investire sulla
terra, rendendo si simile alla nobiltà europea. Machiavelli: i nobili veneziani sono diversi
dal resto della nobiltà europea in quanto essi commerciavano e non si sporcavano le mani
col lavoro terriero, e detenevano il potere mentre in altri paesi lo stesso ceto lo stava
gradualmente perdendo. Lo strato più basso, la plebe, era considerata male perché la
ricchezza nella prima età moderna è importantissima, indipendentemente dal ceto sociale.
Venezia era una res publica e ci rimarrà fino alla fine diversamente da altri stati italiani e
non proprio per questi motivi.
Il diritto era importante: a Venezia esso è diverso da tutti gli altri sistemi giuridici. Ci
accorgiamo della diversità in quanto mancavano i giuristi , ossia chi interpretava il diritto.
Ciò significa che il potere politico non accettava alcuna mediazione, il diritto veneziano era
diritto pragmatico. Uscendo verso la pianura e in Europa troviamo solo l'applicazione del
diritto romano, con i suoi interpreti. Ivi si seguivano gli statuti o le consuetudini. Se queste
mancavano si procedeva per analogia, cioè l'equiparazione dei vari casi. Se nemmeno
questo funzionava si ricorreva al diritto romano, definito comune. Infine il concetto di
impero giustificava l'applicazione del diritto romano. Le autonomie sono quindi legittimate
dall'impero. Venezia non era così, avendo una gerarchia diversa: alla Serenissima vi
erano gli statuti e se non funzionavano si passava alle consuetudini, all'analogia finendo
con l'arbitrium: il giudice, nobile, decideva a propria discrezione con la propria coscienza.
Ergo la giustizia veneziana è una giustizia politica mediata dal ceto nobiliare. Andrea
Grilli tenta di introdurre i giuristi a Venezia ma il maggior consiglio la respinge evitando
così l'adozione del diritto romano.
Città europea: Statuto => Consuetudini => Analogie => Diritto romano, garantito
dall'impero
Venezia: Statuto => Consuetudini => Analogie => Arbitrium, giudizio personale del giudice
Gestione del Dominio da terra, i patrizi fungevano da ambasciatori e non i cittadini, infatti
i nobili non delegavano il proprio potere. La famiglia del Patrizio pagava le spese di viaggio
del nobile, non lo stato. Il viaggio era lungo e pericoloso, indi per cui ci si riforniva di un
piccolo esercito e di tutti i permessi necessari. Palazzo Venezia a Roma è l'ambasciata
della Serenissima. I rettori, diversamente dagli ambasciatori, erano i rappresentanti
veneziani nelle città del dominio, nelle città più grandi erano in due. Essi venivano accolti
prima di entrare in città, con una serie di cerimonie e rituali importanti. A questo livello
potevano arrivare anche i patrizi medi. I rettori erano, a differenza degli ambasciatori,
mantenuti dallo stato. Secondo la logica il diritto applicato nei domini doveva essere quello
veneziano. Invece, essendo Venezia uno stato giurisdizionale, veniva applicato il diritto
locale, in norma alla libertà concessa dalla Serenissima, la quali stabiliva che fosse la
gerarchia locale a muoversi, in caso quindi applicando il diritto romano. Ma i rettori
potevano, e molto spesso succedeva, non capirci nulla di diritto, non avendo lo mai
studiato in quanto bastava l'arbitrium. Nelle grandi città il problema era questo e non si
sarebbe potuto cambiare la realtà locale. Per risolvere la situazione i rettori venivano
accompagnati da dei giudici atti allo scopo. In caso l'imputato veniva portato e giudicato a
Venezia. Col diritto veneto intendiamo tutto questo insieme di procedure.
Il dominio da terra era costituito, come suddetto, da dei rappresentanti, inviati a seconda
dell'importanza del luogo. A Spalato veniva inviato uno dei ceti nobiliari bassi: se agiva
contro le leggi locali gli abitanti inviavano dei rappresentanti a Venezia denunciando le
ingiustizie del rettore. La Serenissima dava sempre ragione al contesto locale. A Padova
venivano inviati pezzi forti della nobiltà, facente parte talvolta del consiglio dei 10: i
padovani quindi sarebbero stati attenti a denunciarlo dinnanzi a suoi pari. È una strategia
di dominio politico. Con la partenza del rappresentante gli veniva dato un testo scritto o
commissioni: era un promemoria che delineavano i comportamenti che avrebbe dovuto
tenere nella città. Ma imponeva anche l'applicazione di determinate leggi in determinate
materie: il rettore quindi si sarebbe adeguato alle commissioni e dava a lui un'importante
autonomia e azione a sua discrezionalità, sapendo di avere le spalle coperte. In loco i
rettori dovevano informare costantemente Venezia. In Europa come a Venezia esistevano
già da tempo i dispacci. Oltre ad essi vi sono le relazioni: i rettori tornati in città
leggevano una relazione in cui riassumevano il loro operato, descrivendo spesso anche le
caratteristiche della popolazione del luogo. Laddove il rappresentante è tra i grandi il suo
potere è tra i forti e a sua completa discrezione. La differenza tra i due è che i dispacci
sono giornalieri, mentre le r
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