STORIA DELA RAPPRESENTAZIONE FOTOGRAFICA DALL’ARCHITETTURA
CAMERA OBSCURA
Di camera oscura e foro stenopeico se ne sente parlare già nell’antichità. (Aristotele osservava l’eclissi attraverso una stanza dove viene
realizzata una fessura molto piccola che proietta l’evento astronomico).
La storia della fotografia può tornare al 384 A.C., ma queste sono solo tesi.
Camera obscura -> prima della fotografia
L’ESPERIMENTO DI ALHAZEN
Nel mondo arabo dove l’osservazione astronomica era di fondamentale importanza, abbiamo Alhazen (vissuto tra 1965-1000) che era uno
scienziato arabo che svolse degli esperimenti sulla rifrazione della luce attraverso un piccolo foro che veniva realizzato all’interno di una
semplice finestra che veniva oscurata; aveva notato che facendo passare la luce ,attraverso questo foro stenopeico, la camera obscura, che
può essere intesa come una scatola, che aveva pareti scure, su quella che si trovava di fronte al foro invece era presente un telo in cui
veniva proiettato ciò che all’esterno era illuminato, l’immagine però era a rovescio. Si rese conto che più è illuminato il paesaggio, più si
otterrà una rifrazione forte che potrà essere poi registrata.
(La storia della fotografia si sviluppa in luoghi vicino all’equatore, quindi ben illuminati.)
L’invenzione della fotografia avverrà nel 1826, questa datazione però non è ufficiale. Nel 1839 invece avverrà ufficialmente.
La camera obscura deve essere intesa come un luogo architettonico.
La storia della fotografia è legata allo sviluppo delle conoscenze dell’ottica e alle conoscenze chimiche della luce.
Con una tavola del 1544 (Crisius) abbiamo la prova scritta di come venivano viste le eclissi senza dover porre direttamente lo sguardo al
sole.
Ruolo importante della luce: anche per i profili litologici, ci ricordiamo del dipinto in cui vediamo la donna che grazie all’ausilio di una
lampada traccia il contorno della sagoma del marito.
Leonardo Da Vinci in un manoscritto scrive di questi fori che possono essere realizzati all’interno degli edifici, e li chiama spiraculo retondo
(Foro stenopeico) o oculus artificialis.
L’ombra generata dalla luce: nell’antichità i profili venivano tracciati attraverso l’utilizzo delle proiezioni d’ombra per un maggior realismo.
Nel 1802 presso la Royal Society di Londra due scienziati avevano utilizzato una pergamena con questo materiale fotosensibile che era
stato imbevuto all’interno della pergamena, ma non riuscirono a trattenere l’ombra del profilo della persona perché mancavano le
conoscenze chimiche nel riuscire a trattenere la luce. Finché non si trovano soluzioni legate alla stabilizzazione dell’immagine sulla carta la
fotografia non può nascere. La rappresentazione dell’architettura in maniera fedele alla realtà avverrà più in campo grafico che fotografico
(s’intende senza l’ausilio di un disegnatore che ne traccia i contorni).
Le prime macchine fotografiche sono macchine ad ausilio dei disegnatori, dei fotografi ma anche a scopo bellico persone che viaggiavano
volevano una restituzione dei luoghi visitati. Così li seguivano i pittori con un dispositivo molto grande una lente che governa l’immagine
latente che la spinge fino ad un vetro inclinato a 45 gradi che proietta l’immagine sul vetro smerigliato che permette all’artista la restituzione
‘ricalcando’ il paesaggio. (invenzione dello zoom)
EXTRA
SCHIZZO DI STEFANO DELLA BELLA (1600)
Camera obscura a Firenze in cui si vede la restituzione grafica della cupola di Brunelleschi. E’ interessante il contributo che l’architettura
genera nella produzione di questo tipo di immagini che porterà alla nascita della fotografia.
(Tutte queste idee inventate dagli scienziati dell’epoca aiuteranno nello sviluppo della fotografia)
TRATTATO DI GIROLAMO CARDANO (1550)
Abbiamo un signore che prende delle misure con la squadretta e un astronomo che guarda il movimento delle stelle attraverso una
macchina. Questa macchina riprende molti elementi rudimentali che troviamo oggi nella macchina fotografica.
JOSEPH-NICEPHORE NIEPCE (1765 -1833)
Idea di trasporre un’immagine sul bitume di Giudea (sostanza chimica) che si indurisce alla luce posizionato all’interno della camera obscura.
Ha un fratello con il quale trasformò casa loro in un luogo di sperimentazione (tra le loro invenzioni abbiamo il motore a scoppio la cui
finalità era quella di andare controcorrente al fiume Soanne) e nonostamte la successiva lontanaza continuarono a comunicare tra loro
tramite lettere che danno chiarezza sull’evoluzione del procedimento fotografico introdotto da Niepce (scritte in codice per la paura che le
loro idee potessero essere copiate).
Niepce ha avuto dei trascorsi nell’esercito napoleonico, stanco della vita da ufficiale dell’esercito si diede per malato per tornare a casa e
per evitare la leva obbligatoria. Segue il pensiero illuminista.
Sin dall’inizio riesce a inventare la fotografia anche se non gli venne riconosciuto.
Niepce ha delle incisioni stampe realizzate nel 1600 e vuole attraverso la luce del sole ottenere dei clichè grafici appoggiando direttamente
l’incisione su una superficie, lavora molto sulla rappresentazione precisa della realtà.
Prima dell’invenzione di Niepce: Un disegnatore avrebbe dovuto avere una tavoletta, con l’utilizzo di uno strumento appuntito avrebbe
dovuto ridisegnare le fattezze della figura e poi avrebbe dovuto inchiostrare la tavola e poi avrebbe potuto riprodurre varie immagini. La
carta veniva poi inchiostrata e poi veniva ottenuta una stampa. Fino al 1826 così venivano riprodotte le immagini tramite TRASPOSIZIONE
GRAFICA.
Niepce però vuole ottenere una matrice grafica senza l’ausilio dell’incisore.
PROCEDIMENTO ELIOGRAFICO
Utilizza un materiale innovativo per le lastre: IL BITUME DI GIUDEA, un catrame che ha la proprietà di indurirsi a contatto con la luce del
sole. Una soluzione che stesa su una superficie rigida, precedentemente riscaldata in un’ampolla, una volta appoggiata l’incisione sulla
superficie ancora umida la poniamo al sole ed otteniamo una matrice grafica. L’incisione quando viene proiettata alla luce le parti scure
assorbono la luce, mentre le parti più chiare permettono alla luce di attraversare la carta e di battere direttamente sulla superficie bitumata.
Le parti morbide, non toccate dalla luce del sole possono essere eliminate con molta semplicità con del petrolio. L’incisione viene fatta
quindi dalla luce.
Questa invenzione porterà la fotografia a essere presente nella vita degli uomini.
Conoscendo la camera obscura decide poi di inserire all’interno di una piccola scatoletta con un foro stenopeico e una lente davanti, una
di queste tavole bitumate, unendo così la chimica all’ immagine latente. Dopo aver esposto le lastre per più di 10 ore ottiene LA PRIMA
FOTOGRAFIA MAI REALIZZATA AL MONDO (Vista dalla finestra a Le Gras).
Di questa fotografia si era persa traccia, ma fortunatamente nel 1952 è stata ritrovata. La lastra era stata persa, in seguito a un trasferimento
dalla Francia all’Inghilterra, perché il fratello aveva chiesto alla Royal Society di Londra di raccontare l’esperimento, ma ebbe l’idea di non
entrare nello specifico per scetticismo, non si fidava degli inglesi, visti i precedenti bellici della battaglia di Waterloo, non correva buon
sangue tra i due popoli.
I due fratelli però avrebbero dovuto essere più chiari, Clode mostrò le lastre, ma non specificò i materiali, temendo che l’invenzione non
potesse essere brevettata. La cosa finì nel dimenticatoio, Clode diventò matto e morì in Inghilterra, e la gente si dimenticò così di Niepce e
dell’apporto che diede alla fotografia.
Nel 1952 uno studioso tedesco Helmut Gernsheim si trasferisce in Inghilterra e per diversi motivi diventò uno studioso della storia della
fotografia che conosceva la storia di Niepce e visto che era a Londra pubblicò un annuncio in cui chiedeva alla gente se in cantina o in
soffitta avessero delle tavolette nere, visto che la matrice originale era in negativo, qualcuno rispose e fu così rinvenuta la lastra originale.
Dopo la morte a Londra di Clode, Niepce deve trovare il modo di far registrare il brevetto. Nel 1833 Niepce muore quasi in povertà, e questa
storia del bitume verrà dimenticata fino al 1952.
Il 1826 diventa una tappa importante nella storia della fotografia.
*Niepce lavora assieme a Daguerre, firmeranno dei contratti di collaborazione per una nuova visione dell’immagine fotografica il quale
però vede nel bitume delle limitazioni, intuisce un nuovo metodo ma preferisce tenerlo per se, cercando l’esclusiva.
LOUIS DAGUERRE (1787-1851)
È un personaggio molto noto già dal 1810, essendo un pittore di scenografie, ma diventerà famoso soprattutto per aver inventato un
dispositivo teatrale che avrà successo negli anni, tra il 1810 e troverà il suo picco nel 1825: IL DIORAMA.
Daguerre con gli spettacoli che realizza coinvolge emotivamente le masse, questo lo rende possibile portando il pubblico ad essere
proiettato in un iperrealismo fotografico. Si “appropria” dell’invenzione di Niepce, lui era un estimatore di questo personaggio tant’è che
lo inviterà nel 1829 ad andare a vedere i suoi spettacoli a Parigi. Avviene così il contatto tra i due, Niepce temeva Daguerre, voleva
proteggere la sua invenzione da un personaggio carismatico come Daguerre. Daguerre voleva realizzare degli spettacoli ancora più realistici
inventando un dispositivo che gli permettesse di realizzare l’architettura in tutte le sue fattezze.
IL DIORAMA
Il diorama non era altro che un luogo dove il protagonista è l’immagine scenografica.
Vi era un’enorme tela (di 14 metri per 20) dipinta nella parte anteriore con raffigurate scene
di carattere architettonico inserite all’interno di un telaio con luce retrostante
illuminato quasi prospetticamente, lo spettacolo era dato dal movimento di luci e suoni. Lo
spettatore, dunque, si sedeva e godeva di questa visione fotografica in cui il soggetto
architettonico era imbevuto di emotività generata dalle luci sgargianti sull’architettura
stessa.
Un esempio Holyrood Abbey:
Viene ritratta da Daguerre con degli effetti notturni e lunari; Il soggetto è l’edificio in cui
sono accaduti dei fatti che vengono raccontati a voce con degli effetti di luce che sono sia nella
parte posteriore della tela che danno l’impressione delle nuvole che si muovono, ma viene dipinta anche la parte anteriore della tela, dove
ci sono dei faretti generati da luce a gas e candele che mettono in evidenza alcuni punti della scena, scena che viene raccontata da un
lettore che narra una storia sulla chiesa. La chiesa è adiacente al palazzo reale di Maria Stuarda di Scozia, che si era innamorata di un’amante
italiano (DAVIDE RIZZIO), i due uscivano la notte con la luna piena e si incontravano all’interno dell’abbazia, ma vengono scoperti da dei
soldati che lo ammazzano.
Il pubblico 800esco è coinvolto emotivamente dalla scena. Le persone dell’epoca rimangono così sconvolte che piangono in ginocchio, si
sentivano direttamente proiettate nella scena.
Un esempio Cappella di Rosslyn.
Questa chiesa è stata scelta come ambientazione del finale del libro “IL CODICE DA VINCI”. È un’architettura leggendaria perché al suo
interno si vocifera che vi sia il Santo Graal, a tal proposito si pensa che il fondatore della chiesa William Sinclair sia andato a fare le crociate,
e appena tornato la fece costruire con l’intenzione che ogni 24 ore venissero fatte le messe. Il coro della chiesa è decorato con elementi
tardogotici. Daguerre a proposito di questa misteriosa chiesa, volle raccontare all’interno dei suoi Diorami le storie a riguardo, che erano
presenti all’interno dei poemi di Walter Scott. Secondo la leggenda la chiesa prima della scomparsa di un membro della famiglia dei Sinclair,
s’illuminava, e questo veniva inteso come un segno premonitore. Un’altra storia riguardava una colonna denominata “la colonna
dell’apprendista”, diversa dalle altre presenti nell’architettura, era polistila, andava dall’alto verso il basso con dei fasci, ed era legata a un
elemento iconografico “l’albero della vita”. La leggenda: al capo mastro venne chiesto da William Sinclair, il committente, di andare in
Spagna o in Italia per studiare le colonne tortili per realizzarle nella chiesa. Quando rientrò un giovane apprendista aveva già realizzato la
colonna, il capomastro preso da un momento di rabbia lo uccide. L’omicidio realizzato all’interno del luogo sacro costringe Sinclair a
condannare a morte l’assassino. Questa storia venne riprodotta da Daguerre, e oltre alla tela realizzata per il Diorama, decise di realizzare
un dipinto lui stesso per poterlo rivendere.
In una tela abbiamo anche un cappio con una corda, per riallacciarsi all’omicidio, tutti questi dettagli servono a garantire l’iperrealismo
ricercato da Daguerre accentuato con diversi effetti generati non solo dal sonoro ma anche dal contenuto delle scene che viene raccontato.
Sempre in questa tela erano presenti anche dei cavalieri di Malta, dei templari che sovraintendono due operai che scavano in un punto
preciso della chiesa.
Sarà Daguerre a realizzare diverse tele per il Diorama, ma altre volte collaborerà con altri pittori, e spesso una volta che aveva realizzato i
suoi lavori li espone per poi venderli in alcune mostre a Parigi. Ebbe un successo globale ma era anhe difficile produrre molte tele eccellenti.
Il Diorama era di per sé un’architettura composta da un vestibolo (dove veniva pagato il biglietto), dal quale si accedeva a una sala circolare,
che poggia su un cardine e un sistema roteante perché la gente assisteva a ben due scene: una architettonica, e l’altra invece paesaggistica,
una più scura e l’altra più luminosa. La distanza fra gli spettatori era quasi di 20 metri, il dipinto era sorretto da un sistema di carrucole e
l’illuminazione è zenitale. Abbiamo anche uno spazio dove lavorano gli operai. Gli scenari all’interno del Diorama erano iperrealistici grazie
anche agli eventi atmosferici, come ad esempio l’effetto delle nuvole che si muovevano, a tal proposito nell’ eseguire queste tele, lui le
dipingeva sia nella parte antistante che quella retrostante riuscendo con degli effetti di luce ad illuminare punti precisi della chiesa,
aumentando la realtà dell’immagine; inoltre, si potevano sentire i tuoni, grazie al lavoro dei musicisti dietro le quinte. Il Diorama è un
antesignano del cinematografo.
Il Diorama è un’invenzione che diventerà una moda, ne saranno realizzati a Parigi, Londra, Edinburgo, Dublino, Stati Uniti d’America, l’Italia
non ne sarà influenzata. A causa di questo successo Daguerre cercherà un mezzo per poter realizzare la sia immagine, la camera obscura
non gli basterà più.
Nel 1833 Niepce muore, e non potrà vedere nel 1839 il successo di Daguerre poiché in questa data la fotografia verrà presentata
ufficialmente al pubblico. Non brevetterà l’invenzione, però Daguerre si farà consegnare una pensione molto lauta. Tra il 1839 e il 1840
venderà sia dispositivi fotografici che i manuali per poterli usare correttamente.
Daguerre oltre a essere un imprenditore, uno scenografo, un pittore era anche un architetto, perché il suo dispositivo teatrale, era di per
sé un’architettura. Oltre alla platea, la galleria nella parte bassa abbiamo una zona dedicata ai musicisti che accompagnavano l’esposizione.
Lo spostamento da una scena all’altra è impercettibile. Daguerre era molto attento alle richieste del pubblico, era attento alla questione
economica dato che l’allestimento di questi spettacoli era assai caro, tant’è che inizierà a vendere il brevetto del DIORAMA, ne vennero
fatti in Scozia, Inghilterra, Stati Uniti ecc. Daguerre si trasferirà con la propria abitazione sopra il Diorama di Parigi. Quindi il Diorama oltre
al nome dello spettacolo è anche il nome dell’architettura che crea questo illustre personaggio.
Daguerre sfrutta le conoscenze letterarie della gente dell’epoca, popolari erano gli scritti di Walter Scott e farà tesoro di tutto ciò che
accade e lo rende quasi cinematografico, rende il Diorama trafitto di emotività.
EXTRA
Nell’800 oltre al diorama vi era un altro tipo di spettacolo il Panorama creato da Rober Barker, un edificio circolare dove a 360 gradi venivano
rappresentati o panorami paesaggistici o urbani. La gente pagava il biglietto per andare ad assistere a queste enormi strutture che avevano
sulle pareti circolari dei paesaggi rappresentati in maniera prospettica. Questi dispositivi, spettacoli non sono altro che gli antesignani di
Google Earth.
PRESENTAZIONE DELL’INVENZIONE (7 GENNAIO 1839)
Daguerre e Niepce sottoscriveranno un contratto dove entrambi rivelano le tecniche di rappresentazione condotte da ognuno per la
produzione di questa nuova tecnologia. Durante questa presentazione abbiamo un signore in piedi Aragot, un fisico che presenta
all’accademia delle scienze l’invenzione, la persona al centro è Daguerre, la persona al suo fianco è il figlio di Niepce che ha una percentuale
del 30% sul brevetto. L’invenzione, che doveva chiamarsi l’eliografia, venne nominata DAGUERROGRAFO, un omaggio a Daguerre, inoltre
il 70% dei profitti su contratto andarono a lui.
Dopo la morte di Niepce, Daguerre continua a sperimentare con una serie di materiali da rimpiazzare al bitume di giudea perché aveva un
difetto: quello di riprodurre si l’immagine che si trovava al di fuori della camera obscura però la superficie andava inchiostrata per poter
riprodurre le immagini. Lui voleva abbandonare questa tecnica per concentrarsi sulla fotosensibilità dei materiali, si er
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