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La crisi europea del 1848

Il primo sconvolgimento politico non localizzato ma generalizzato: sommovimento voleva battersi contro un assetto interno e internazionale ("concerto europeo") ritenuto reazionario. La convergenza delle rivoluzioni poté giovarsi della primissima applicazione di metodologie comunicative come il telegrafo.

  • Era comune l’idea che uno "spettro comunista" si aggirasse per l’Europa (Manifesto Marx ed Engels).
  • Il tema comune e centrale era la battaglia per acquisire la sovranità nazionale, nel duplice aspetto della legittimazione delle istituzioni liberali e, eventualmente, della revisione dei confini ingessati dalla tradizione.

Principali eventi del 1848

Scintilla accesa a Parigi nel febbraio 1848:

  • Cade la monarchia di luglio e nasce la Seconda Repubblica.
  • Licenziamento di Metternich da parte dell’imperatore (di fronte ai disordini viennesi del marzo 1848) simboleggiava le speranze che ormai potesse considerarsi sciolto lo stretto legame che lui aveva intessuto tra ordine europeo e l’ordine del regime tradizionale interno agli Stati.
  • Prima guerra d’Indipendenza italiana, avviata nel marzo 1848 contro l’Austria.
  • Tentativo di creare su basi rivoluzionarie l'unità politica della Germania, ma le divisioni interne al parlamento elettivo istituito a Francoforte (Grande Germania o Piccola Germania), sommate alle riluttanze di tutte le potenze, compresa la GB liberale, arenarono i lavori.
  • Guglielmo IV di Prussia rifiuta sdegnatamente la corona imperiale tedesca, offertagli dallo stesso Parlamento francofortese: non poteva far dipendere le proprie sorti dalle decisioni di “un’assemblea di salumai e bottegai”.

Le truppe del maresciallo Radetzky sconfissero facilmente il militarmente debole esercito piemontese, rimasto ormai solo a combattere. Alla fine del 1848 Luigi Napoleone Bonaparte divenne presidente della repubblica francese, incanalando le pulsioni rivoluzionarie in una linea internamente conservatrice ma ormai pronta a nuove mosse sullo scenario internazionale.

La "seconda restaurazione" del 1849

Costituiva un assetto molto più debole e forzato di quanto non fosse stato quello del 1815. Le tendenze culturali del panorama europeo erano ormai tutte contrastanti con la versione rigida del mantenimento dell’ordine tradizionale. Faceva scuola la GB, unico Stato che aveva scampato le rivoluzioni per via dell’avanguardia delle sue riforme a favore dello stato sociale e dei diritti, emanate con l’esplicito fine di non dare ai movimenti rivoluzionari motivi di protesta.

Gli Asburgo si erano salvati a stento, mettendo però a nudo tutte le debolezze del proprio ormai obsoleto ruolo di potenza-cardine della tradizione europea. Il fatto che il regno sardo-piemontese fosse stato salvaguardato dopo la sconfitta del 1849, grazie alla protezione inglese e francese, senza nemmeno imporre revisioni alla Costituzione, stabiliva già un precedente pericoloso: uno Stato che non era una grande potenza poteva mettere in discussione lo status quo.

L’elezione di un Bonaparte a presidente della Repubblica Francese aveva rinverdito il mito napoleonico: il suo colpo di stato del 1851 e la costituzione del Secondo Impero sembravano richiamare i fatti di cinquant’anni prima.

Guerra di Crimea (1854-1856)

Fu la prima guerra che contrapponeva tra loro delle grandi potenze dopo le guerre napoleoniche. In sé la vicenda fu modesta, dal punto di vista sia militare che politico, ma ebbe come conseguenza la rottura definitiva delle solidarietà politiche precedenti.

Nel gioco tendenzialmente dominato da San Pietroburgo per ottenere posizioni diplomatiche favorevoli a Costantinopoli si era inserita la Francia (inizio decennio ’50), prendendo a pretesto la protezione dei monaci cattolici dei luoghi santi della Palestina, che avevano iniziato un contenzioso con gli ortodossi.

Una nuova “russofobia”, che vedeva mosse espansionistiche dello zar, si diffuse ampiamente nelle sfere influenti dell’opinione britannica. Nel 1853 lo zar Nicola I chiese al sultano di accettare un trattato di alleanza che configurava un vero protettorato sulla Porta. Egli mosse le sue truppe in Moldavia per premere il sultano ad accettare in fretta.

La russofobia dell’opinione pubblica inglese chiese misure energiche di contenimento, e Napoleone III colse l’occasione per realizzare un primo successo in politica estera che contestasse lo status quo, che si pensava imbrigliasse la Francia. La guerra mise a nudo l’arretratezza organizzativa e operativa dell’esercito russo, che fino ad allora si riteneva un’impressionante macchina da guerra.

La seconda guerra di indipendenza italiana

La contrapposizione del metodo positivo della scienza all’idealismo romantico dava il senso di un’epoca impegnata in quella che sembrava un’inarrestabile corsa al progresso. Per ogni finalità politica occorreva acquisire consenso diffuso e gli strumenti della potenza economica e militare, non affidarsi alla cospirazione romantica o all’agitazione delle piazze.

  • Cavour partecipa alla guerra di Crimea solo per mettere sul piatto delle trattative di pace la questione italiana.
  • Dopo le vicende del ’48 molti patrioti italiani avevano cominciato a premettere la questione dell’indipendenza a quella della libertà.

Napoleone III scelse di investire sul caso italiano: forzare l’indipendenza era la leva cruciale per smuovere la complessiva situazione europea. Il Piemonte costituzionale, segnato a partire dal 1850 da una fase di sviluppo liberale e di crescita economica, prendeva a modello la GB: l’adozione di una legislazione liberoscambista evidenziava l’ambizione di fare della penisola italiana un nuovo anello decisivo del circuito economico internazionale, come tramite mediterraneo dei traffici con l’Oriente.

La questione italiana era anzitutto un problema di relazioni internazionali: “l’italiano non poteva farsi da sé, ma solo sfruttando i dissidi tra le grandi potenze”.

  • Intesa segreta franco-piemontese a Plombiers, nel luglio 1858, era esplicitamente aggressiva, come da tempo non se ne vedevano in Europa, promettendo sostegno reciproco in una guerra all’Austria.
  • Occorreva solo che la causa di guerra non fosse sovversiva, per evitare l’intervento della Prussia.
  • Fu il governo austriaco a precipitare i fatti, convinto che il proprio status di grande potenza non potesse tollerare sfide. Un ultimatum di Vienna a smobilitare l’esercito piemontese, a cui Cavour poté rispondere negativamente, aprì di fatto le ostilità.

La guerra, iniziata nell’aprile 1859, portò alla veloce occupazione della Lombardia, ma fu bloccata da Napoleone III con l’armistizio di Villafranca. L’aveva intimorito la mobilitazione dell’esercito prussiano. Cavour si dimise.

  • Rivoluzioni pacifiche nei ducati emiliani e in Toscana e nelle legazioni papali di Romagna, che condussero a creare governi provvisori che chiedevano l’annessione al Piemonte.
  • Il nuovo governo inglese di Palmerston si convinse che fosse ormai necessario allontanare l’Austria dall’Italia, appoggiandosi su un Piemonte più forte.
  • L’annessione francese di Nizza e della Savoia fu vista invece in modo negativo da Londra, separando in modo duraturo le due potenze precedentemente alleate.
  • La rivoluzione siciliana e l’iniziativa di Garibaldi con la spedizione dei Mille (maggio-settembre 1860) portarono al crollo dello Stato borbonico.
  • Il governo piemontese ne approfittò per conquistare anche le Marche e l’Umbria, riducendo in modo consistente i domini papali.
  • Vittorio Emanuele si guardò bene dal modificare la sua numerazione dinastica (restò infatti “secondo” e non “primo”), mentre il parlamento del nuovo governo aprì i lavori partendo dall’VIII legislatura, per sottolineare la continuità con le istituzioni sardo-piemontesi.
  • Problema di Roma: il Bonaparte fin dal 1849 aveva scelto di impegnare lo Stato francese a tutelare la sovranità del papa.

Bismarck e l'unità tedesca

La Germania economica aveva già mostrato sviluppi marcati dopo il 1850, spingendo da un lato a superare la frammentazione amministrativa e politica ed all’altro isolare gli ambiziosi progetti di Grande Germania. Bismarck restò sempre legato all’obiettivo fondamentale di affermare la potenza prussiana nell’area mitteleuropea.

  • Per giungere a smantellare la vecchia Confederazione e ad asservirla sotto una corona prussiana Bismarck si convinse che era vitale evitare l’ostilità congiunta di Francia e Russia.
  • B. governò per qualche anno in un regime provvisorio, senza scegliere un possibile colpo di stato assolutista ma senza nemmeno cedere nei confronti del parlamento. Cercava nel frattempo un successo in politica estera per rinsaldare il potere della monarchia di fronte ai liberali in politica interna.

Dopo la sconfitta austriaca nelle vicende italiane, egli iniziò la pianificazione diplomatica dell’estromissione dell’Austria dagli affari tedeschi.

  • Importante fu la nuova esplosione della questione polacca (rivolta 1863): Napoleone III rilanciò l’obiettivo di un’Europa di nazioni indipendenti, mettendo fine all’alleanza con Alessandro II, mentre Bismarck prometteva allo zar il sostegno di Berlino nella repressione dei rivoltosi, confermando un vitale legame russo-prussiano.
  • In Francia e GB non c’era più nessuna volontà di opporsi a una soluzione prussiana della questione tedesca. Napoleone III la vedeva, anzi, con qualche favore, mirando a ripetere il ruolo svolto nella questione italiana senza nemmeno coinvolgere la Francia militarmente. Sperava di allargare l’influenza francese in una Terza Germania gravitante attorno al Reno.

Il Regno d’Italia venne coinvolto da Bismarck in un’alleanza offensiva, con il preciso obiettivo militare di separare le forze austriache su due fronti e con la posta di ottenere il Veneto. Guerra austro-prussiana del 1866: Prussia godeva dei primi effetti della modernizzazione militare (mutuate da osservazioni USA durante guerra civile), il primo dell’epoca a conoscere un processo di professionalizzazione. La scelta di arrivare ad un’unica grande battaglia invece di combattere continui scontri di logoramento permise la rapidità della vittoria prussiana.

  • Bismarck fermò i generali e Guglielmo I stesso che volevano arrivare a Vienna, circoscrivendo così le possibilità dirompenti del conflitto e raggiungendo l’armistizio dopo sole sette settimane: l’Austria era definitivamente estromessa dagli affari tedeschi.
  • Bismarck non aveva nessuna intenzione di annullare la Prussia in un nuovo Stato tedesco (che sarebbe stato inevitabilmente liberale), né di ampliare l’appella al principio di nazionalità contro l’Austria. Rispettò quindi una parvenza di indipendenza degli stati tedeschi del sud, mentre la Prussia annetteva i quindici stati del nord.
  • Dopo la sconfitta gli Asburgo decisero di rafforzare il proprio traballante impero riconoscendo le pressioni della componente ungherese per ottenere l’autonomia interna e un ruolo internazionale paritario.

Nasce la Duplice monarchia di Austria e Ungheria: nel meridione tedesco operavano vivaci fermenti antiprussiani, fomentati dalla Francia; la rotta di collisione con Napoleone III era perciò nell’aria.

  • La diplomazia francese condusse in modo ingenuo i negoziati con Bismarck per essere compensati della neutralità del 1866: vagheggiarono del Lussemburgo o addirittura del Belgio, la cui neutralità era internazionalmente riconosciuta. Opportunamente pubblicizzata tale maldestra operazione diplomatica portò all’umiliazione e all’ulteriore isolamento di Napoleone III in GB.

La questione della successione al trono spagnolo, con l’ipotesi della candidatura di un principe Hohenzollern, fu niente di più che un’occasione simbolica in cui la tensione franco-prussiana precipitò: estate 1870 = guerra franco-prussiana: sembrò anch’essa rapida e circoscritta come quella di quattro anni prima; Napoleone III cade prigioniero e a Parigi viene proclamata la Repubblica, con un governo provvisorio.

  • Complicò le cose la richiesta prussiana di annessione dell’Alsazia e della Lorena; Bismarck sottovalutava la dimensione simbolica delle annessioni, che avrebbero dato alla nuova Germania un alone di potenza aggressiva ed egemonica. Di fronte al rifiuto francese, la guerra continuò con l’assedio di Parigi, che sarebbe stato la scintilla per l’esperimento della Comune.

La pace firmata a Francoforte nel maggio 1871, oltre ad annettere alla Germania Alsazia e Lorena, prevedeva una consistente indennità di guerra, che peraltro la Terza Repubblica saldò in tempi rapidissimi, mostrando la sua complessiva solidità finanziaria. Conferimento della corona imperiale al re di Prussia da parte dei principi tedeschi, avvenuta nella Sala degli Specchi di Versailles. La scelta del luogo fu un’umiliazione postuma alla memoria di Luigi XIV, che confermava la convinzione di Bismarck che il dissidio con Parigi sarebbe dovuto rimanere lungamente nelle cose, per il semplice fatto della raggiunta unificazione tedesca.

Il nuovo Stato era frutto della potenza militare e della “rivoluzione dall’alto”, l’unificazione tedesca era avvenuta senza nessun influsso del concerto europeo. Bismarck si era reso più volte beffe di coloro che enfaticamente si richiamavano all’Europa, per lui esistevano solo le singole potenze e i loro obiettivi concreti. I soggetti titolari della sovranità restavano i principi tedeschi, non il parlamento.

I nuovi stati nazionali e l’"ufficial-nazionalismo"

Nuovi mezzi tecnici favorivano la centralità dei nuovi Stati e il loro controllo pervasivo su tutto il territorio (ferrovie, telegrafo). La necessità di contenere e rappresentare la molteplicità delle forze sociali chiedeva di rafforzare sul piano simbolico e ideologico la legittimazione delle strutture statuali. Quasi sempre fu sfruttata la forza della cultura nazionale. Lo Stato iniziò a utilizzare il nuovo universo concettuale e mitologico della nazione per definirsi e consolidarsi.

  • L’esercito con le nuove teorie basate sulla leva di massa e sulla “nazione in armi” e la scuola pubblica con la progressiva diffusione dell’alfabetizzazione furono ovunque i due capisaldi di questa strategia di unificazione.
  • Il tema nazionale divenne la chiave dell’allargamento della politica a dimensioni, per la prima volta, di massa.

Tranne la GB, le economie avevano tutte caratteri ancora fortemente nazionali. Un relativo grado di autosufficienza economica in un territorio era anzi diventato uno dei criteri fondamentali per sostenere l’ambizione dell’autonomia politica. Protezionismo dilagava in Europa.

  • Assetti agricoli tradizionali messi sotto pressione da derrate a basso prezzo importate da USA o Argentina.
  • Tutela delle nascenti industrie nazionali: la costruzione di una siderurgia nazionale sembrò a molte classi dirigenti un investimento necessario per potersi assicurare l’autonomia nella costruzione di armamenti.
  • Tariffa generale tedesca del 1879.

“Il commercio segue la bandiera”: un’influenza politica privilegiata era condizione di buoni affari: il commercio estero divenne oggetto di regolazione, vincoli, controlli e orientamenti da parte dei governi. Di lì a poco, lo sbocco imperialista apparve come logica e coerente prosecuzione di questa accesa competizione economica. Corsa alle armi: l’applicazione agli eserciti delle innovazioni tecnologiche industriali diventò più importante, per vincere le guerre, delle caratteristiche demografiche e anche delle stesse risorse finanziarie degli Stati.

Dal 1850 la produzione di armamenti fu estesa a grandi industrie private, che i governi sostennero con un sistema di commesse pubbliche e che cercarono progressivamente di indirizzarle verso i paesi alleati e di proibire le esportazioni ai paesi avversari. Si fece strada un mutamento del giudizio culturale sulla guerra, immaginandola a servizio non più di un limitato e specifico obiettivo di potenza, ma della complessiva competizione nazionale.

Il sistema bismarckiano e lo splendido isolamento inglese

Il cancelliere mirava a stabilizzare il frutto degli sconvolgimenti del quindicennio precedente, nella misura in cui garantivano una centralità tedesca in Europa e la guida conservatrice e prussiana della Germania.

  • Rifiutò qualsiasi ipotesi “pangermanista”, tutelando l’esistenza dell’impero asburgico.
  • Il concerto viene sostituito con una manovra delle relazioni bilaterali tra le potenze.
  • Confermare il legame conservatore con la Russia era decisivo per Berlino: lega dei tre imperatori, 1873.
  • Francia sconfitta doveva invece essere mantenuta isolata.

In Francia l’attesa della revanche rimase sempre sullo sfondo dell’educazione repubblicana, dell’istruzione scolastica laica e del patriottismo francese. Tutte le strutture della repubblica conobbero un notevole slittamento conservatore e militarista.

Gravava sulla Lega il dissidio austro-russo tra i Balcani. Il panslavismo dello zar non poteva conciliare con la nuova politica austro-ungarica di “inorientamento”. Insurrezioni antiuriche scoppiarono in Bosnia nel 1875, la rivolta l’anno dopo s... (il testo continua)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vittoria-luigi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Valent Lucio.
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