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Storia della politica scolastica in Italia

Origini e sviluppi iniziali

La storia della politica scolastica delle leggi e relative attuazioni deve essere vista sia dall'aspetto culturale e ideologico che da quello degli interessi politico-sociali ed economici che ne determinano il successo o il fallimento, come la riforma Gentile durante la "pedagogia della guerra fredda".

Dopo la nascita dello Stato italiano, alla scuola italiana venne affidato il compito di formare coscienze nazionali e un ruolo di promotrice dei valori di unità nazionale, attraverso esempi di patriottismo di cui erano imbattibili i libri dell'epoca.

Il dilagante analfabetismo fece guardare all'istruzione scolastica più come mezzo per combattere questo fenomeno, anche se ciò era visto dalle classi dominanti come pericolo, convinte che l'istruzione delle classi popolari potesse generare disordini e squilibri sociali. Ciò era dovuto anche alla credenza delle classi dominanti di interpretare le dinamiche sociali come sovversione e pericolo per l'integrità dello Stato.

L'istruzione e il ruolo delle scuole

Fu la debolezza delle altre forme istituzionali e sociali del consenso politico a favorire l'accentuazione del ruolo politico ideologico delle scuole e ad enfatizzare il momento educativo a scapito di quello istruttivo. Prima dell'unità, l'istruzione pubblica era divisa in due unità: al nord con varie spinte, mentre al sud la politica era chiaramente ostile all'istruzione popolare. Ma anche all'interno delle stesse unità c'erano contrasti e diversità. Un esempio è il Gran Duca di Toscana che si oppose all'ingerenza del clero in campo educativo con l'espulsione dei gesuiti nel 1773.

Gli studiosi del tempo vedevano l'educazione come fattore decisivo per il risveglio nazionale e il progresso civile. Per questo si istituirono gli asili infantili sull'esempio lombardo e la fusione di questi con le scuole di mutuo insegnamento, favorita sia da fattori di ordine economico che politico.

Politiche scolastiche regionali

Aporti: asili infantili con lo scopo di migliorare le condizioni di vita dell'infanzia più disagiata (dimensione politica del cattolicesimo liberale) sì a Napoli ma non al Sud (gli asili nascono con la convinzione delle classi dirigenti di estendere le proprie egemonie sui soggetti sociali politicamente educabili).

In Lombardia era diffusa nella borghesia la consapevolezza dell'importanza dell'istruzione come fattore di sviluppo economico e sociale, grazie anche alla politica scolastica dell'Austria.

L'obbligo dell'istruzione elementare sancito nel 1882 non trovò attuazione e restò sempre in mano al clero. Nel 1844 la legge Buon Compagni fondò a Marino una serie di riforme ministeriali, con l'istruzione a una scuola di mutuo insegnamento per la formazione dei maestri elementari. Questa legge metteva l'istruzione completamente nelle mani dello Stato, pertanto fu avversata dalla Chiesa.

Nello Stato Pontificio, Leone XII istituì la Congregazione degli Studi, l'organo nelle cui competenze doveva ricadere tutta l'attività della pubblica istruzione. Ciò che manca qui è la convinzione che il ruolo della Repubblica e della Chiesa possa diventare impegno educativo, perché l'istruzione non è mai vista come mezzo di affrancamento sociale ma piuttosto come motivo di sovversione.

Nel Regno delle Due Sicilie, Ferdinando I e Francesco I non ci fu notevole attenzione per le scuole. Si ebbe in un primo momento un interesse per l'istruzione, ma l'istruzione pubblica fu completamente nelle mani del clero e vi restò anche dopo il breve periodo del governo costituzionale. C'era una notevole diffusione di scuole private.

La legge Casati e la scuola italiana

Durante il regno di Ferdinando II fu chiara la politica ostile alla diffusione dell'istruzione. Per il sovrano, l'istruzione doveva tendere a rinsaldare il vincolo di obbedienza e fedeltà dei sudditi ed era un compito da affidare ai preti. Ferdinando II soppresse persino le scuole istituite nel 1811 (scuole normali per insegnanti).

La scuola è stata sempre per tutti i governi un argomento spinoso. La prima normativa organica in campo scolastico è stata la legge Casati promulgata il 13 novembre 1859. Con essa si ha una strutturazione piramidale della gerarchia al cui vertice c'è il ministro, poi il consiglio scolastico delle pubbliche istruzioni, gli ispettori generali, i provveditorati in ogni provincia e il consiglio provinciale.

  • Difetti: lasciare l'iniziativa scolastica di base nelle mani dei municipi.
  • Contenuti poveri e incompleti per garantire nei due anni dell'istruzione elementare di grado inferiore l'acquisizione di competenze.

Un altro aspetto riguarda l'educazione religiosa, altro argomento di contrasto tra forze laiche e cattoliche. Nel 1867 furono elaborati i programmi che sono il primo tentativo di proseguire obiettivi più realistici. Manca in questi il riferimento all'educazione cattolica.

Si può dire però che la legge Casati ebbe il merito di essere organica ma il demerito di non aver considerato le differenti situazioni.

Queste relazioni ebbero il merito di far conoscere il disagio delle popolazioni del sud. D'altra parte, la legge aveva previsto l'obbligo scolastico ma non sanzioni per punire l'evasione, non aveva tenuto in considerazione la povertà dei comuni e che ci sarebbe potuto essere un analfabetismo di ritorno. Tuttavia, la legge ebbe un incremento della popolazione scolastica.

La legge Casati è una legge già nata nel Regno di Sardegna dai Savoia, poi dopo due anni la legge viene estesa anche al Regno delle Due Sicilie.

Caratteristiche della legge Casati

  • Rapidità (4 mesi), rispetto del modello napoleonico, legge piramidale piemontese.
  • Scuola elementare: dopo la quarta elementare la famiglia poteva scegliere tra la scuola tecnica comune, scuola tecnica agraria, scuola tecnica industriale, scuola tecnica commerciale, ginnasio inferiore, scuola complementare (che prepara all'istituto magistrale).
  • Non tutte però davano l'accesso all'università; davano accesso all'università l'istituto tecnico fisico matematico, liceo moderno e liceo classico.
  • È formata da 379 articoli: 58 artt. scuola elementare, 84 artt. scuola superiore, 141 artt. università.
  • Art. 1: l'istruzione pubblica si divide in tre rami: l'istruzione superiore, istr. secondaria classica, istr. tecnica e primaria.
  • Art. 47: l'università con il fine di indirizzare le carriere sia pubbliche che private.
  • Art. 148: liceo classico, studio preparatorio per l'università.
  • Art. 272: istruzione tecnica ha per fine il servizio pubblico, alle industrie, ai commerci e nelle cose agrarie.

La legge Coppino del 1877

La legge Coppino del 1877 stabilì sanzioni per chi evadeva a discapito di chi non aveva possibilità economiche di mandare i figli a scuola. Inoltre, gli organi e il clero erano contrari perché vedevano sottrarsi braccia al lavoro e temevano l'influenza delle cattive letture.

Il Ministro Coppino apportò delle modifiche all'insegnamento delle scuole elementari con raccomandazione della lingua italiana. L'importanza dell'evasione scolastica però continuò a essere un problema.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rod75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e delle istituzioni educative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Corbi Enricomaria.
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