Storia della medicina
Le origini della medicina risalgono alla Grecia arcaica (ce ne parla già Omero), quando si aveva una concezione ontologica della malattia, la quale era vista come una vera e propria colpa conseguente a un’offesa verso gli dèi: si pensi alla vendetta di Apollo che scatenò sugli Achei la peste. Si ha quindi un forte concetto di iatoteologia, che vede la medicina come elemento sacro e chi la esercita come investito lui stesso di sacralità. Forse proprio questa visione trascendente dello “stare male” aveva portato i greci a capire che esistono malattie non organiche (si parla infatti già di crepacuore).
Il dio che patrocinava la disciplina medica era Asclepio (=Esculapio in romano), figlio di Apollo e Coronide, poi affidato al centauro Chirone, che si narrava fosse nato con un parto cesareo. Egli si fa simbolo di una medicina teurgico-templare in cui il medico è visto pari a un sacerdote, come dimostra la ritualità che caratterizzava la medicina: dopo le offerte il malato subiva l’incubatio, veniva cioè fatto addormentare nell’abathon. Un altro esempio sono i numerosi ex voto che sono stati trovati nei templi.
Crisi della visione sacrale
Questa visione sacrale della medicina entra in crisi nel 430 a.C., l’anno in cui, come ci racconta Tucidide, scoppia la peste del Peloponneso, portando con sé una grande disillusione nei confronti degli dei testimoniata anche da Lucrezio, il quale nota come non ci fosse né una cura efficace per tutti né un modo univoco di reagire alla malattia, che uccideva alcuni e lasciava vivere altri.
Ippocrate e la desacralizzazione
Dopo questo periodo è Ippocrate a operare nella scuola di Kos una forte desacralizzazione della medicina, che diventa una tekne iatrikè = sintesi di abilità pratiche e scienza. Ricordiamo due opere essenziali, ossia il Corpus Hippocraticum composto di 95 libri (68 trattati e 27 lettere) e il De morbo Sacrum, trattato sull’epilessia che già allora era vista come una sorta di possessione sovrannaturale e che Ippocrate imputa unicamente a un malfunzionamento cerebrale.
Si noti che il medico ippocratico mantiene comunque una forte religiosità, come è testimoniato dal giuramento stesso che si apre e si chiude con un’invocazione agli dei e che è caratterizzato da una forte terminologia ieratica.
Metodo ippocratico
Ippocrate attua una desacralizzazione della medicina, applicando un nuovo metodo con le seguenti tappe:
- Autopsia (osservazione)
- Anamnesi
- Diagnosi
Teoria ippocratica degli umori
V sec a.C.
- Sangue
- Flegma
- Bile gialla
- Bile nera
Gli umori sono gli escreti patologici delle patologie principalmente conosciute all’epoca (emorragie, febbri, malattie del digerente e respiratorio). Queste sostanze sono mescolate e temperate l’una dall’altra, seppur non manifeste e non facciano soffrire l’uomo. Se questo equilibrio persiste si ha eucrasia = giusta mescolanza → salute. Se uno di questi umori si separa o isola, causa la malattia intesa come discrasia degli umori totalizzata e generale, non localizzata.
Agli umori sono associati ad alcune qualità (sangue caldo e umido) e agli elementi naturali: il corpo umano è quindi un microcosmo in associazione con il macrocosmo. La malattia evolve per crisi, ossia eventi importanti che segnavano il decorso della malattia sia in negativo sia in positivo.
Scuola medica di Alessandria
III sec a.C. Si sviluppa ad Alessandria, dove c’era la più grande biblioteca dell’antichità. In questo ambito Erofilo e Erasistrato introducono l’importanza delle dissezioni su cadaveri per comprendere le malattie e come curarle. Purtroppo questa fase innovativa venne poi interrotta dalla Chiesa e dalla ritrosia religiosa riguardo i corpi, per poi essere reintrodotta dal 1300-1500.
Galeno
II sec d.C., città di Pergamo. Galeno si presenta, a differenza di Ippocrate, come medico aristocratico che da Pergamo, dopo alcuni studi di filosofia (introduce il medico-filosofo), iniziò come medico dei gladiatori per poi diventare medico di Marco Aurelio. Durante la peste antoniniana del 165 d.C. fuggì, e poiché si poneva come esempio di medico perfetto, i medici che lo seguirono con la scusa di imitarlo scapparono lontano dai malati. Si ispira soprattutto a Ippocrate, in particolare per quanto riguarda il medico scientifico e i principi etici.