Storia della medicina
Origini e medicina greco-romana
Medicina pre-ippocratica
La medicina pre-ippocratica è caratterizzata da una stretta correlazione con la filosofia e la teologia: è cioè una medicina teurgica. La malattia era vista come qualcosa di inguaribile ed affrontata come una maledizione mandata da Dio e per questa ragione i primi medici erano appunto i sacerdoti. La cura delle persone era affidata alla cura di varie divinità ed in particolare nel mondo greco era diffuso il Mito di Asclepio, figlio di Apollo e Coronide, istruito all’arte medica dal centauro Chirone e venerato al santuario di Epidauro.
Il medico-sacerdote deve essere in grado di effettuare due azioni: il primo atto medico è quello di prevenire la malattia, il secondo atto è quello di dare una prognosi sull’esito della malattia. Intorno al VI secolo a.C si passa dal mythos al logos: si passa cioè da una visione trascendentale della malattia ad una visione razionale. Tutto ciò avviene nel momento in cui nascono le scuole filosofiche naturalistiche, quali la Scuola di Mileto e la Scuola Italica. Il maggiore esponente di quest’ultima è Alcmeone di Crotone che abbandona la medicina divinatoria a favore di una medicina razionale. L’uomo è visto come un microcosmo retto dalla stessa armonia che regge il macrocosmo universo: un turbamento del macrocosmo può determinare un turbamento nel microcosmo uomo. Alcmeone fu anche il primo ad introdurre il concetto di encefalocentrismo.
Medicina ippocratica
Il vero fondatore della medicina occidentale fu Ippocrate, che visse sull’isola di Kos, nel Dodecaneso, nel V secolo a.C: fu il primo a parlare della necessità di usare sistematicamente la ragione e i cinque sensi per affrontare la malattia e sottrarre la pratica medica ai sacerdoti. Le sue idee sono raccolte nel Corpus Hippocraticum, un sistema di 60 opere riconducibili a lui e alla sua scuola.
Il metodo ippocratico prevedeva che il medico dovesse svolgere quattro compiti:
- Diagnosi: raccolta della storia del paziente, utilizzo dei cinque sensi: osservazione, palpazione.
- Prognosi: essere in grado di prevedere il decorso della malattia.
- Terapia: vis medicatrix naturae (la natura è una delle maggiori forze benefiche); quando è necessario intervenire è opportuno “primum non nocere”; come metodo di cura è utile osservare il principio “contraria contrariis curantur”.
- Olismo: il medico deve curare la persona in toto, in quanto malata, e non solamente i sintomi.
Sull’opera “Sulla natura dell’uomo” Ippocrate sostiene che la malattia altro non è che uno squilibrio, discrasia, di quattro umori, mentre la salute è equilibrio, eucrasia, degli stessi. Tali umori sono 4 e corrispondono agli elementi del macrocosmo: sangue (cuore) – aria; flegma (cervello) – acqua; bile gialla (fegato) – fuoco; bile nera (milza) – terra.
Nel “Giuramento” Ippocrate invece riportò il codice comportamentale per i discepoli che desideravano aderire alla sua scuola: altro non era che un codice di deontologia professionale in cui erano riportate normative di carattere morale. Se ne traggono alcune importanti riflessioni:
- Rispetto e stima per la setta (scuola) di appartenenza;
- Primum non nocere: astinenza dal recar danno ed offesa ed esercizio dell’arte medica in modo proficuo, utile e rispettoso;
- Rifiuto di aborto ed eutanasia;
- Rifiuto di pratica della chirurgia;
- Mantenimento del segreto professionale.
Medicina ellenistica
Le maggiori scuole della medicina in età ellenistica sono la Scuola Alessandrina e la Scuola Romana. La Scuola Alessandrina era caratterizzata, a differenza di molte altre scuole, dalla pratica sistematica della dissezione anatomica e dai primi sviluppi di teorie fisio-patologiche. Massimi esponenti furono Erofilo ed Erasistrato.
La Scuola Romana si occupò prevalentemente di medicina di guerra e ricavò le proprie conoscenze dal mondo greco, tanto che gran parte dei medici a Roma erano Greci, nei confronti dei quali in epoca repubblicana c’era una grande diffidenza. Furono inoltre fondati i primi “ospedali” della storia, chiamati valetudinaria, che in realtà erano ospedali da campo destinati alla cura dei militari. A Roma erano presenti medici greci di differente formazione e questo comportò la nascita di numerose sette mediche, tutte caratterizzate da dottrine e teorie molto differenti tra loro.
Fu Galeno di Pergamo, che operò a Roma nel I secolo d.C, a sistematizzare il pensiero medico del tempo integrando gli insegnamenti ippocratici con quello delle neonate scuole mediche. Nelle sue 300 opere circa, che sono state un punto di riferimento per la medicina occidentale fino al XVI secolo, egli propose un sistema anatomico-fisiologico basato perlopiù sull’osservazione e la dissezione di cadaveri animali: il cibo viene assorbito e trasformato in sangue nel fegato; il sangue nel cuore destro ribolle ed evapora in quello sinistro trasformandosi in spirito vitale, che raggiunge quindi come aria tutto il corpo attraverso le arterie. Inoltre egli spostò l’attenzione dal malato in toto (approccio olistico) allo specifico organo o parte del corpo.
Medicina nel Medioevo
Medicina e cristianesimo
Con l’avvento del Cristianesimo ci furono importanti risvolti anche in campo medico. Se Galeno aveva dato via ad un processo di riduzionismo biologico, nel Medioevo si ha il ritorno ad un approccio olistico; viene introdotto un nuovo concetto di salute: la Salus è la salvezza dell’anima prima che del corpo. Con lo sviluppo dei conventi e delle abbazie viene introdotto il concetto di assistenza: nei monasteri, istituzione civile oltre che religiosa, la gente può trovare rifugio ed accoglienza, viene garantita l’istruzione e viene conservato il patrimonio della cultura classica; ma soprattutto si offre assistenza ai malati: cambiò l’approccio alla malattia e si passò dalla figura del medico-filosofo alla figura del medico-infermiere caritatevole; nascono i primi ospedali, come luoghi di accoglienza.
I primi ospedali nacquero nell’Impero Romano d’Oriente, ad Alessandria, Costantinopoli, Gerusalemme. Fu grazie ai monaci, che curavano i cosiddetti pauperes infirmi negli infirmaria dei conventi, che nacquero anche in Italia i primi centri assistenza per i malati. Tuttavia, tra XI e XII secolo, la Chiesa prese posizione contro la pratica medica da parte dei monaci perché considerata una pratica temporale che rischiava di arricchire e rendere molto potenti coloro che la esercitavano: con una bolla la Chiesa proibì lo studio della medicina agli ecclesiastici “Ecclesia abhorret a sanguine”.
Medicina orientale
I maggiori esponenti della medicina orientale furono due medici islamici, Avicenna ed Averroè, ed un medico ebreo, Maimonide, che furono tutti influenzati enormemente dalla tradizione medica classica. Il loro contributo alla medicina del tempo non fu originale ma permise la diffusione dei testi classici in Europa ed in Italia in particolare. La medicina da loro praticata prevedeva l’utilizzo di farmaci vegetali, scarsa considerazione della pratica chirurgica e fondazione dei primi centri ospedalieri orientali.
Medicina laica
Il divieto della Chiesa di esercizio della pratica medica da parte degli ecclesiastici contribuì allo sviluppo della medicina laica. Il più importante centro per l’insegnamento della medi...