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Storia della lingua spagnola

Introduzione

Principali abbreviazioni usate

  • Agg = aggettivo
  • Ant = antico
  • Ar = arabo
  • Arag = aragonese
  • Ast = asturiano
  • Cast = castigliano
  • Cat = catalano
  • Cons = consonante
  • F = femminile
  • Fr = francese
  • Gal = galego
  • I.e. = indoeuropeo
  • Ingl = inglese
  • It = italiano
  • L.C = latino classico
  • L.V. = latino volgare
  • Leon = leonese
  • M = maschile
  • Mod = moderno
  • Pg = portoghese
  • Prov = provenzale
  • Sost = sostantivo

Genealogia

Lo spagnolo è una delle più o meno ottanta lingue della famiglia linguistica indoeuropea. Più esattamente lo spagnolo costituisce una delle continuazioni del latino (lingua neolatina o romanza). Lo spagnolo, come il portoghese, il galego e il catalano, appartiene al ramo iberoromanzo. In un certo senso lo spagnolo è il latino di oggi e per la stessa ragione potremmo anche dire che è l'indoeuropeo di oggi.

Lingua e dialetto

Non esistono differenze intrinsecamente linguistiche fra lingua e dialetto; tutti i dialetti nascono come varietà di una lingua-madre viva o scomparsa (per es. il castigliano, il navarro, così come il toscano, il milanese, ecc.). In seguito, per prestigio culturale o per impostazione politica o per entrambe le ragioni, succede che un dialetto diventa lo strumento linguistico di una comunità sovraregionale (il castigliano, nato in un piccolo angolo della Cantabria, è la base dello spagnolo) mentre gli altri dialetti, quando non scompaiono, sopravvivono come veicolo comunicativo di porzioni più ridotte di territorio.

Il nome

Spagnolo e castigliano si considerano denominazioni equivalenti: spagnolo perché è la lingua ufficiale della Spagna, castigliano perché si riferisce alla Castiglia che è stata la culla dell'idioma. Lo spagnolo d'oggi è un idioma al cui sviluppo hanno contribuito anche i non castigliani; tuttavia, per ragioni ideologiche, castigliano è spesso preferito, soprattutto dagli ispanomericani, perché non allude al nome dell'antica madre-patria, contro la quale i popoli dell'America lottarono in lunghe e sanguinose guerre di indipendenza. La questione onomastica risale al secolo XVI. La stessa Real Academia Española de la Lengua (fondata nel 1713) chiamò castellano l'idioma fino al 1923, quando optò per l'altra denominazione.

Concetti basilari di grammatica storica

Si tengano presenti i seguenti concetti basilari dell'evoluzione linguistica:

  • Tradizione e innovazione --> Nella storia di ogni lingua esistono al tempo stesso tendenze verso l'innovazione e fattori di conservazione.
  • Parole di tradizione popolare e cultismi --> Le prime sono state usate durante i secoli dalla loro forma originale latina (l'etimo) fino ad oggi e hanno subito mutamenti fonetici che a volte le hanno rese irriconoscibili.
  • Mutamenti forti e mutamenti deboli: diffusione lessicale --> Si chiama diffusione lessicale l'ipotesi secondo la quale i mutamenti linguistici sono repentini nell'aspetto fonetico, ma graduali nella loro estensione al lessico.
  • Analogia --> Talora una forma si sottrae alla sua evoluzione "normale" per influenza di altre con le quali ha un rapporto formale.
  • Forza e paradigma --> A volte agisce su una parola la forza del paradigma lessicale a cui appartiene.
  • Cronologia relativa dei mutamenti --> È evidente che i mutamenti fonetici non si realizzano tutti allo stesso tempo.
  • Patologia linguistica --> Quando, come risultato di vari mutamenti fonetici, due parole possono confondersi, la lingua ricorre, per una delle due, a un'altra lessia.
  • Moda ed espressività --> La sostituzione di parole si deve anche ad altri fattori, per esempio moda e prestigio, specie nel caso di termini stranieri.
  • Grafia e fonetica --> Allo stesso fonema possono corrispondere vari segni grafici e allo stesso segno grafico vari fonemi. La grafia è più conservatrice della fonetica.

Le lingue prelatine

Quando i romani conquistarono la penisola iberica trovarono popolazioni che parlavano lingue diverse, una vera e propria interferenza linguistica, che non solo arricchisce la lingua degli invasori, ma che riesce a modificarne la struttura. In questo caso l'idioma del popolo sottomesso si chiama substrato o sostrato, il quale più che la causa determinante del mutamento, è solo il fattore coadiuvante di un'evoluzione linguistica interna.

I popoli prelatini si possono distinguere in i.e. e pre- o non i.e. Il basco (sp. vasco o euskera) è l'unica delle lingue non-i.e. sopravvissute alla romanizzazione; diffuso ai due lati dei Pirenei, ebbe senza dubbio nell'antichità un'estensione molto maggiore dell'attuale. I baschi si ritirarono dalla Valle dell'Ebro sotto la spinta di nuovi invasori che venivano da sud, gli iberi (iberos). Per molto tempo si credette che gli iberi fossero gli antenati dei baschi e si suppose una relazione genealogica tra l'iberico e il basco, ma oggi si pensa piuttosto a un'influenza reciproca ovvero a contatti paralleli con una terza lingua di maggior prestigio.

Gli iberi non i.e. e di probabile origine nordafricana colonizzarono soprattutto l'Andalusia, Alicante e la Catalogna, arrivando fino all'attuale Rossiglione (sud della Francia) e, all'interno della penisola, fino ai limiti meridionali e orientali della Meseta.

Le lingue i.e. vennero introdotte con le invasioni provenienti dal nord. Una prima ondata di popoli di difficile identificazione (forse liguri, veneti...) portò nella penisola una lingua pre- o paraceltica, mentre una seconda invasione di celti (VII sec. a.C.) arrivati dal centro Europa, si stabilì nella Meseta e si fuse con gli iberi dando vita alla simbiosi culturale celtiberica diffusa nelle attuali province di Burgos, Guadalajara, Saragozza e nel sud della Navarra. I popoli della prima ondata si trasferirono verso il nord e l'ovest, in zone di maggior densità, che in epoca romana avevano il nome di Cantabri, Astures, Carpetani...

Ad ogni modo la Cantabria, situata tra la zona basca e la terra degli astures è il nucleo della futura Castiglia romanza. Possiamo supporre che all'epoca della conquista romana i cantabri parlassero uno o più dialetti di tipo celtico, con tratti di un idioma i.e. preceltico e altri di origine più antica e forse basca.

Al vascuence si possono attribuire:

  • I toponimi in -berri "nuovo"
  • I toponimi in -gorri "rosso"
  • Antroponimi come Garcia
  • Parole come cama, izquierdo, pizarra

All'iberico, oltre il nome stesso di Iberia, si possono attribuire i toponimi in -ici, -ippo. Al ligure si attribuisce il suffisso -asco. Toponimi fenici e cartaginesi sono Cadiz, Cartagena, Malaga, Hispania. Altre parole pre-i.e. sembrano essere barro (fango), conejo, gordo e nava (valle).

Tra i toponimi celti e pre o para-celtici ricordiamo i suffissi -antia, -sego; invece i suffissi -ako e -dunum, diffusi quasi solo in Catalogna e Aragona, risalgono a una posteriore invasione gallica. Relitti lessicali preceltici sembrano paramo e perro.

Gli unici toponimi greci sopravvissuti si trovano in area catalana. Secondo alcuni linguisti sarebbero attribuiti a sostrati ispanici alcuni fenomeni dell'evoluzione del lat. della penisola.

All'influenza basca sono stati attribuiti i seguenti fenomeni:

  • 1) Evoluzione di F- iniziale lat. a [h] aspirata che successivamente è dileguata dalla pronuncia --> FARINA>HARINA;
  • 2) Assenza del fonema /v/ labiodentale nella maggior parte della Spagna; il suono, sconosciuto in euskera e in guascone, esistette nei dialetti spagnoli medievali.

All'influenza celtica sono stati attribuiti:

  • 1) L'indebolimento delle cons. sorde intersonanti: SAPIT> sabe, PETIT>pide, AMICA>amiga
  • 2) L'evoluzione del gruppo consonantico lat./kt/a/it/o/ts/ secondo le diverse aree di influenza celtica.

La lingua latina in Spagna

La conquista romana della penisola iberica cominciò verso la fine del III sec. a.C.: come conseguenza della seconda guerra punica, nel 206 si costituisce la Provincia romana, divisa più tardi in citerior e ulterior. Con la riforma amministrativa di Augusto la penisola fu divisa in tre provinciae: Tarraconensis (con capitale Tarragona), Betica (capitale Cordoba) e Lusitania (capitale Merida).

Sebbene i romani non imponessero la loro lingua, una serie di fattori sociali furono elementi di acculturazione e assimilazione linguistica: le zone più ricche e sviluppate furono precocemente latinizzate. I baschi invece non perdettero mai il loro idioma. Il latino diffuso nella penisola iberica dagli agenti sociali prima menzionati non è un idioma unitario come la lingua degli autori classici, si tratta piuttosto di un insieme di livelli espressivi e di fasi cronologiche che si sovrappongono, coesistono e si influenzano reciprocamente.

Il latino dei primi legionari è una lingua ancora arcaica, fondamentalmente parlata. La sua differenza dal latino delle ultime ondate è molto grande: le sovrapposizioni lasciano sia dei tratti arcaici che alcune innovazioni che non si generalizzano in tutto l'impero. A partire dal I sec. d.C. si diffonde la lingua letteraria e la penisola accolse senza indugi anche l'ideologia cristiana, dando vita a un'importante letteratura latina ispirata alla nuova religione. Il latino letterario diventa, nel Basso Medioevo, la lingua della respublica clericorum (comunità di chierici) mentre il latino volgare si trasformerà nelle lingue romanze; affiancate dal linguaggio ufficiale dell'amministrazione. L'accento latino è fondamentalmente musicale, mentre quello spagnolo si basa prevalentemente sulla pronuncia.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/07 Lingua e traduzione - lingua spagnola

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