Che materia stai cercando?

Storia della lingua P Appunti scolastici Premium

Appunti di storia della lingua italiana basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof Soldani dell’università degli Studi di Verona - Univr, della facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in lettere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia della lingua italiana docente Prof. A. Soldani

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Alla fine del quindicennio —> LE PROSE DELLA VOLGAR LINGUA, Pietro Bembo —> grande

opera di riflessione sulla lingua fatta dal promotore del corso della nuova lingua italiana —> sono

passati 20 anni dall’uscita degli Asolani, all’inizio era solo una proposta d’avanguardia, ora è

capillarmente penetrata all’interno della cultura italiana divenendo di fatto il modello della nuova

lingua italiana, in tutti i luoghi e i livelli,

Opera già presentata in forma manoscritta a Papa Clemente VII de’Medici nel 1524 —> Bembo

dice chiaramente nelle Prose che i primi 2 libri sui 3 che compongono le PdVL erano già stati finiti

nel 1512—> Bembo dice di aver sospeso la scrittura del suo trattato perché chiamato a Roma da

Leone X che era arrivato al soglio pontificio nel 1512 e aveva chiamato Bembo come segretario ai

brevi (scrittura della corrispondenza)

Prose della volgare lingua scritte in forma di dialogo —> fra i personaggi suo fratello Carlo

(detentore della verità) —> ambientato a Venezia in 3 serate —> i personaggi discutono fra di loro,

ognuno dei 3 libri è ambientato in una serata diversa del 1503 —> progressiva retrodatazione delle

prose —> interessante che lo ambienti lì—> PERCHE’? —> il senso è quello di rivendicare la

propria priorità nell’elaborazione del modello linguistico d’imitazione dei classici fiorentini del 300

—> affermazione di una priorità temporale ma anche ideologica —> Bembo dice che quel modello

era già perfettamente elaborato quando in Italia nessuno pensava a quel modello —> elaborazione

assolutamente originale —> precede l’uscita dell’Arcadia e degli Asolani (1504-1505)

Contenuto:

Libro 1:

a) Bembo giustifica l’adozione di quel modello e il rigetto dei possibili modelli alternativi —> usare

in letteratura non in volgare ma in latino (strada del primo 500) MA strada che non era

completamente superato all’interno delle élite culturali —> c’era bisogno di giustificare il volgare

anche sul piano teorico —> giustificazione classicista —> al tempo dei romani i letterati avevano 2

strade: da una parte avevano una lingua letteraria già esistente (il greco) MA tuttavia i romani

hanno scelto di non adottare il greco ma di scrivere nella loro lingua materna —> così nasce la

letteratura latina

b) l’esempio vale anche per il modello: la prima alternativa è la lingua cortigiana (nomina Calmeta)

—> la lingua cortigiana è una lingua di per sé ibrida —> lingua costruttivamente instabile QUINDI

non è una lingua (devono avere una costitutiva omogeneità)

c) questo ci indirizza verso il toscano MA non il toscano parlato —> toscano letterario delle 3

corone —> lingua letteraria profondamente diversa dal toscano parlato —> nel 400 nel 500 gli

autori toscani avevano scritto nella lingua fiorentina moderna (fiorentino argenteo) —> è meglio

non essere toscani per scrivere bene!

Libro 2:

Bembo individua i classici e gli autori di riferimento e soprattutto individua le ragioni per cui

a) vanno imitati —> individua gli strumenti linguistici e stilistici attraverso cui gli autori del passato

hanno creato il codice della letteratura—> sintetizzati in 2:

scelta delle voci —> lessico

1. combinazione di gravità e piacevolezza nella sequenza dei suoni perché lo scrittore deve saper

2. combinare suoni dolci ed aspri, piacevoli e gravi creando un’armoniosa convivenza di questi

due elementi che si collocano sul piano della fonetica —> PRINCIPIO DELLA CONVENIENTIA

—> se si scelgono argomenti elevati, necessariamente si utilizzerà un linguaggio elevato—>

quando si vuole parlare di argomenti bassi, grezzi, rozzi inaccettabile esteticamente un

linguaggio congruo —> se vogliamo evitare un linguaggio basso, dobbiamo evitare elementi

bassi —> preselezione degli argomenti trattabili in letteratura sulla base del linguaggio della

letteratura —> Dante ha voluto mettere troppi temi di livello diverso nella commedia (dubbi su

di lui) —> Dante parte dagli avvenimenti e poi sceglie le VERBA, Bembo parte dalle VERBA e

arriva alle RES —> con Bembo inizia una secolare perplessità della cultura italiana per la

Divina Commedia

Libro 3:

Bembo fornisce una grammatica basata sulla lingua di Petrarca e di Boccaccio —> distinzione

a) fra forme poetiche e forme prosastiche

Per la prima volta il codice dell’italiano trecentesco viene descritto in maniera esaustiva ed

impeccabile

L’élitarismo che continua a permanere nelle varie fasi della proposta bembiana —> Bembo sceglie

di non scrivere un trattato MA un dialogo —> anche nel libro grammaticale non troviamo

un’impostazione grammaticale —> usa comunque il dialogo

BEMBO NON VUOLE DARE UNA GRAMMATICA PER L’APPRENDIMENTO LINGUISTICO —> si

rivolge all’élite, non ha alcuna intenzione divulgativa —> successo: Bembo guarda con fastidio il

volgarizzamento del suo modello

ARISTOCRATICITA’ DELL’IMPOSTAZIONE —> l’imitazione grammatica dei classici del 300 non è

fine a sé stessa—> dentro l’imitazione stilistica complessiva sta anche l’imitazione degli aspetti

grammaticali, non possono però essere estrapolati dal resto

LEZIONE 5

Migliorino —> Bembo “arcaizzante”—> non esatto —> vero che si rifà a un modello di suo secoli

prima MA le motivazioni non convivono con l’arcaismo —> non identifica la lingua delle tre corone

come perfetta perché antica —> l’esemplarità delle 3 corone dipende invece dal fatto che questi

autori hanno sottoposto la lingua naturale (volgare a uso tetro) ad un processo di stilizzazione

letteraria —> CLASSICISTA NON ARCAISTA —> non tutti i testi prodotti a Firenze nel 300 sono

per sé testi di lingua, lo sono soltanto quelli dei grandi classici per il loro processo di stilizzazione

Bembo non ha alcuna idea del fatto che le lingua naturali siano delle lingue in ogni modo utilizzabili

nella letteratura —> sono di per sé degli idiomi che servono semplicemente per comunicare

PRINCIPIO DEL MODELLO UNICO —> Bembo lo desume dalla sua cultura umanistica e lo ricava

per analogia da quanto era successo nell’ambito della cultura latina —> scrive il De imitazione —>

2 modelli per la prosa e la poesia —> Cicerone per la prosa e Virgilio per la poesia —> modelli da

imitare e utilizzare lingua fortemente unitaria perché a monte c’era un solo autore

——————————————————————————————————————————

Gli anni 20 —> le prose della volgare lingua entrano in modo meno forte dell’Arcadia e degli

Asolani, nei 20 anni che sono trascorsi dall’uscita di quei due, il modello si era già diffuso —> le

PdVL hanno avuto un gran significato perché aiutano l’imitazione spiegando il modello i modo

chiaro

Dibattito della lingua —> i cortigiani avevano attaccato Bembo negli anni 10 (POSIZIONE

CORTIGIANA) , negli anni 20 spostano la polemica spostandola su un piano diverso.

Esponenti: Baldassarre Castiglione (Il cortigiano) e Giangiorgio Trissino —> intervengono nella

Questione della lingua —> POSIZIONE ITALIANISTA —> elementi fondamentali:

nessuno più si illude di poter riversare direttamente nella scrittura letteraria la lingua parlata

a. nelle corti

il quadro grammaticale definito da Bembo non viene più rifiutato

b.

Lettera di Baldassarre Castiglione —> sul piano grammaticale il maestro è Bembo —> TUTTAVIA i

cortigiani di seconda generazione fanno una proposta lontana da quella di Bembo soprattutto per

quel che concerne il lessico —> la proposta di Bembo, se presa alla lettere, comportava che tutte

le parole utilizzate dai classici del 300 costituiscono per sé delle parole utilizzabili in letteratura MA

sono parole arcaiche che nessuno più utilizzerebbe nella scrittura moderna —> comporta un

difetto inaccettabile: la presenza di arcaismi che nessuno per sé utilizzerebbe —> si tratta di un

caso conclamato di AFFETTAZIONE, ECCESSO DI ARTIFICIOSITA’—> il letterato moderno non

può usare delle parole moderne che non erano presenti nei classici del 300 —> parole comuni,

universalmente diffuse, sentite come italiane e che tuttavia non trovano un confronto con i classici

—> portano alla scrittura la naturalezza espressiva perché rispondono al processo lirico della

SPREZZATURA (disinvoltura nel parlare)

il LATINISMO —> strumento fondamentale di arricchimento del lessico —> Bembo prospettiva

cauta —> si deve tornare all’imitazione dei classici volgari, eliminare le croste latineggianti

I cortigiani della seconda generazione credono che il latino debba rimanere una fonte da cui

attingere parole in mancanza di quelle volgari —> anche le 3 corone avevano attinto al latino

Spazi di affermazione per il FILONE MODERNISTA —> arriva fino ai primi dell’800 —> proposta di

riduzione del tasso di arcaismo e di accogliere nella lingua letteraria parole moderne largamente

diffuse e soprattutto di accogliere i latinismi —> latino strumento comodo per arricchire una lingua

letteraria di alto livello

Nel primo trentennio del 500 arriva al termine l’unificazione della lingua letteraria che avviene

lungo una linea che si definisce unendo una serie di punti:

si forma una lingua unitaria per l’imitazione dei classici del 300

a. viene eliminata ogni componente locale e dialettale

b. viene emarginata la componente toscana contemporanea

c. la polimorfa costitutiva della lingua letteraria italiana viene riportata a una misura accettabile in

d. un quadro di sistema—> con ambizioni classiciste

LA POLIMORFIA —> al massimo nelle lingue di koinè del 400 perché nascevano dalla

compresenza di diversi modelli per la stessa funzione, nel 500 viene drasticamente ridotta —>

Bembo gerarchizza fortemente le forme letterarie—> ridotta alle oscillazioni che vengono

interpretate come funzionali al sistema —> Petrarca nel suo sperimentalismo tendeva ad

accogliere anche forme divergenti alle forme che lui usava normalmente (sistema complesso) —>

nel 500 viene circoscritto alle esigenze classicistiche —> vale in particolare per la poesia lirica

POESIA LIRICA —> punto di avvio e di arrivo del processo di toscanizzazione —> ha costituito la

linea guida dell’intero processo di costruzione del codice letterario —> nel 500 è il primo genere a

completare il processo di toscanizzazione —> rappresenta la punta avanzata del movimento —>

ha definito il metodo —> ha potuto avversi di una serie di vettori:

definizione del testo petrarchismo originario nell’Aldina del 1501

a. la pratica poetica di alcuni scrittori fondamentali (Sannazzaro e Bembo)

b. dibattito sulla lingua (primo e terzo decennio) —> nasce un petrarchismo nuovo:

c. PETRARCHISMO ORTODOSSO

il PO da origine a due fenomeni:

Centone —> composizione di testi poetici che sono costruiti attraverso la combinazione di versi

a. petrarcheschi già esistenti

Parodia

b.

Fin dai primi decenni del 500 si intravedono delle oscillazioni e la costituzione di due linee

stilistiche diverse e fra loro concorrenti, due linee interne al petrarchismo:

Linea del DULCEDO—> poesia che prevede l’imitazione degli aspetti medi e convenzionali del

a. Canzoniere

Linea della GRAVITAS —> poesia che sonda, esplora le zone oscure del Canzoniere,

b. rintraccia gli elementi stilistici che risultino più lontani dalla convenzionalità

Già Bembo diceva che erano categorie opposte ma complementari, dovevano trovare una sintesi

nella poesia —> MA intese come opposte nel 500—> la spinta del poeta non è più quella di

contemperare le due categorie MA quella di scegliere una delle due

GIOVANNI DELLA CASA —> esempio di un autore tutto grave, mai concessioni verso la Dulcedo

Diversa e opposta lettura di Petrarca—> caratteristica fondamentale del Petrarchismo è quella di

aver sempre ritagliato dentro il canzoniere delle linee e di averlo imitato in una certa linea

Andrea Afribo, Teoria e pratica della Gravitas nel 500 (libro che spiega bene la faccenda, uscito

nei primi 2000)

tra fine 400 e 500 i petrarchisti hanno iniziato a imitare Petrarca anche nella strutta dell’opera

Sistematica infrazione della coincidenza fra le misure metriche e le figure sintattiche

O sonno, Della Casa 1

O sonno, o de la queta , umida, ombrosa

notte placido figlio; o de’ mortali

2

egri conforto, oblio dolce de’ mali

3 4

sì gravi ond’è la vita aspra e noiosa;

5

5 soccorri al core omai, che langue e posa

6 7

non have , e queste membra stanche e frali

8 9

solleva : a me ten vola , o sonno, e l’ali

tue brune sovra me distendi e posa.

Ov’è ’l silenzio che ’l dì fugge e ’l lume?

10 11

10 e i lievi sogni, che con non secure

12

vestigia di seguirti han per costume?

13

Lasso , che ’nvan te chiamo, e queste oscure

14

e gelide ombre invan lusingo. O piume 1

d’asprezza colme! o notti acerbe e dure!

RICERCA DI OMOGENEITA’

Nella prima quartina —> omogeneità—> complemento di specificazione e nome —> CO inciso in

modo sempre diverso nelle 3 occasioni in cui viene separato dall’enjambement ( anche nella

seconda quartina)

“POSA” —> al verso 5 è sostantivo, al verso 8 è verbo

Verso 8 —> anastrofe—> il CO precede il verbo con infrazione rispetto all’ordine dei costituenti in

italiano —> omogeneità dei sintagmi su cui va a incidere l’enjambement —> CO complesso

(sostantivo + aggettivo —>ali brune) + doppio verbo—> ditologia aggettivale

COSTRUZIONE IN PARALLELO —> CO CON ENJAMBEMENT MA LA PAUSA METRICA VA A

INCIDERE IN PUNTI SEMPRE DIVERSI —> PUNTA DA UN LATO A CREARE ASPETTATIVA,

DALL’ALTRO DA INFRANGERLA CONTINUAMENTE COLLOCANDO LA FRATTURA IN

POSIZIONI SEMPRE DIVERSE DELLA FRASE

Enjambement in tutti e 4 i versi della seconda quartina—> pause sintattiche forti in luoghi

inaspettati —> nell’intonazione convenzionale di norma le pause o cadono alla fine del verso (qui

non succede mai) oppure all’interno del verso in prossimità della grande cesura centrale

(ENDECASILLABI A MINORE: IN 2 EMISTICHI SEGNATI DALL’ACCENTO DI QUARTA SILLABA,

A MAIORE: SEGNATO DA UNA CESURA CHE CADE IN SESTA POSIZIONE) —> di norma

succede che in prossimità di questi due accenti cada anche una pausa sintattica interna che divide

l’endecasillabo in 2 emistichi —> in presenza di sonetti molto fitti succede che per effetto degli

spostamenti della linea sintattica, la pausa sintattica interna al verso va a cadere in posizioni

diverse da quelle che noi ci aspettiamo—> lontano dalle sedi centrali —> VERSO 6 —> pausa

sintattica forte interna, segnata dalla virgola MA per effetto dell’enjambement il “non Have” risulta

essere il Rejet dell’enjambement (INNESCO nel verso precedente, REJET quello nel verso

successivo)

VERSO 7 —> REJET dell’enjambement precedente, INNESCO di quello dopo e STRUTTURA

INDIPENDENTE al centro —> separate da pause sintattiche in luoghi lontani da quelle tradizionali

GRANDE CAPACITA’ DI VARIAZIONI METRICO-SINTATTICHE —> si vede dal verso 9 —> primo

senza enjambement —> contiene per intero un enunciato —> NON regolare lo stesso —> la

sintassi è fortemente disarticolata e crea un ritmo sincopato —> EPIFRASI (variante dell’iperbato,

introdurre un elemento sintatticamente estraneo fra due elementi che dovrebbero stare vicini —>

es: il cane corre che vedi—> intrusione fra due elementi coordinati fra loro (epifrasi) —> il dì e il

lume dovrebbero stare insieme ma viene messo in mezzo fugge

VERSO 10-11 —> non secure vestigia —> ENJAMBEMENT CATAFORICO —> spinta in avanti

dell’intonazione —> la pausa metrica va a cadere tra i due aggettivi

verso 13-14 —> enjambement di nuovo —> separa il nome dal suo aggettivo con ulteriore

specificazione

La conclusione è un’esclamazione —> la ditologia sinonimica cade nella posizione giusta

TENTATIVO SISTEMATICO DI ANDAR CONTRO ALL’ASPETTATIVA DEL LETTORE TIPICO DEL

PETRARCHISMO ITALIANO, ROTTURA DELL’INTONAZIONE TRADIZIONALE,

REALIZZAZIONE DI UNA LINEA STILISTICA CHE VA IN DIREZIONE OPPOSTA RISPETTO A

QUELLA DELLA DULCEDO (CERCA L’ARMONIA TRA SINTASSI E METRICA) —> QUI NO —>

GRAVITAS!!

Il dibattito linguistico cinquecentesco

Bembo VS Cortigiani

Completamente estranei —> INTELLETTUALI TOSCANI —> perché? —> a Firenze la questione

della lingua non era sentita come un’urgenza —> da sempre i letterati avevano trasferito la loro

competenza naturale nella scrittura letteraria —> avevano inconsapevolmente pensato che la loro

competenza naturale della lingua fiorentina di trasferire la lingua che parlavano nella lingua scritta,

fatte salvo dell’elaborazione stilistica —> fin dalla metà del 400 i letterati fiorentini d’avanguardia

che usano il volgare utilizzano per la scrittura il fiorentino moderno, modificato —> usavano il

FIORENTINO ARGENTEO —> i letterati non toscani dovevano discutere fra loro per decidere la

lingua, i fiorentini NO —> senso di superiorità

a Metà degli anni 20 —> cambiamento —> i fiorentini capiscono che non possono più restar fuori

—> il primato linguistico di Firenze veniva messo in discussione e con lui il fatto stesso che i

fiorentini utilizzassero una lingua letterariamente accettabile —> pubblicazione di Giangiorgio

Trissino Epistola delle lettere nuovamente aggiunte (1524, in forma di epistola) —> lettere

dell’alfabeto —> uno dei problemi principali era l’ortografia —> tutti gli scrittori in volgare usavano

l’alfabeto latino in cui però non erano presenti dei grafemi con cui rappresentare in maniera

univoca i nuovi fonemi del volgare che non esistevano in latino (es: tutte le consonanti palatali) —>

inventarsi delle lettere nuove per i nuovi suoni —> AGGIUNTA DI NUOVE LETTERE —>

dall’alfabeto greco —> non si parla del modello di lingua da adottare nell’epistola (lui approva

l’introduzione di nuovi lemmi non attestati in fiorentino antico) MA lo accenna, lo da per sottinteso

—> lingua letteraria non toscana ma esito finale di comune apporto di tutti i letterati d’Italia —> si

appoggiava all’autorità del più importante letterato fiorentino DANTE ALIGHIERI —> riscopre il De

Vulgari Eloquentia di Dante —> la commenta senza capirla realmente soprattutto per quel che

riguarda il concetto portante che sta alla base dell’opera: l’idea di volgare illustre (secondo Dante,

esistono 14 dialetti in Italia, si chiede se qualcuna di queste varietà possa assurgere al titolo di

volgare illustre per la mancanza di caratteri municipali—> ILLUSTRE, CARDINALE, AULICO,

CURIALE, nessun volgare è quello giusto—> consiste in una sorta di fondo linguistico comune a

tutti i dialetti italiani, su cui poi ogni comunità linguistica locale ha sovrapposto le proprie abitudini

linguistiche rendendo opaca l’identificazione del volgare illustre) —> Trissino capisce il De Vulgari

nel modo sbagliato—> il volgare illustre non è il mescolamento dei dialetti italiani, bensì la struttura

alla base (non mescolando ma togliendo, selezionando) —> Trissino capisce che Dante dice che il

volgare illustre è il Volgare Latium —> mescolanza di tutti i dialetti —> ci vede un appoggio

autorevole alla sua idea di lingua letteraria —> dice anche che la Divina Commedia è la

rappresentazione di quest’idea —> interpreta il plurilinguismo della Divina Commedia come la

diretta applicazione della teoria del De Vulgari —> SBAGLIATO E TENDENZIOSO —> sull’identità

non fiorentina della lingua italiana —> INTERVENGONO I LETTERATI DI FIRENZE —>

QUESTIONE DI RIVENDICAZIONE DELLA PIENA FIORENTINITA’ DELLA LINGUA LETTERARIA

E DEI SUOI MODELLI ANTICHI, A PARTIRE DA DANTE —> il primo a intervenire è

MACHIAVELLI —> nel 1524 scrive Discorso intorno alla nostra lingua ma non lo pubblica mai,

dobbiamo presumere però che l’abbia fatto circolare lo stesso perché negli anni successivi i

letterati interverranno con opinioni analoghe alle sue —> la tesi di Machiavelli tende a ribaltare

quella di Trissino —> il volgare utilizzato dagli italiani è il fiorentino e che fiorentina fosse la lingua

dei modelli della lingua —> soprattutto la lingua di Dante —> Machiavelli non va contro

all’interpretazione del De Vulgari, ma all’idea stessa di Dante —> quest’operetta di Machiavelli si

struttura in forma di dialogo con Dante —> lo sottopone a un interrogatorio in cui cerca di fargli

cambiare idea, alla fine Dante gli da ragione (ma chi ti credi di essere mbecille)

presenza di parole non fiorentine nella divina commedia —> Machiavelli dice che l’identità di

a. una lingua non si deve misurare sul lessico ma sulle strutture grammaticali

anche i letterati non fiorentini avessero scritto nella lingua usata da Dante —> prova che tutti i

b. letterati italiani concorrevano alla formazione dell’italiano —> Machiavelli sostiene che i letterati

italiani hanno cominciato a utilizzare quella lingua per l’eccellenza dei letterati di Firenze,

perché essi si erano imposti per la loro altezza letteraria (megalomane)

Dante personaggio dopo queste argomentazioni dichiara la propria sconfitta e accetta l’idea

sostenuta da Machiavelli —> ma enculet

Fine anni 40 —> i fiorentini capiscono di usare una lingua di forma —> durante il governo di

Cosimo I —> si era messo nell’idea del dover ripristinare gli antichi fasti della dinastia medicea,

anche sul piano culturale —> pensa di poter riproporre una politica culturale di affermazione di

Firenze come aveva fatto Lorenzo un secolo prima —> MA la situazione era profondamente

mutata —> sostanziale decadimento fiorentino —> lui voleva affermare il fiorentino argenteo —>

FALLIMENTARE

Lezione 22 maggio

Terza crusca —> apertura nei confronti del fiorentino popolare (come Salviati) molto consistente

nei vocabolari —> intenzione esplicita e documentata di rendere conto nel vocabolario della

stratificazione popolare parlata del fiorentino —> non attingendo direttamente alle fonti orali MA

filtrato attraverso delle fonti letterarie

(alla fine del 400 a Firenze si era cominciato a guardare alla cultura popolare in chiave parodica

[Nencia da Barberino]—> enfatizzazione allo scopo di far ridere) —> tipico della tradizione della

grande commedia italiana —> chiave dialettale parodica —> uso del dialetto proprio delle persone

colte, intenzionale e consapevole —> USO RIFLESSO DEI DIALETTI —> LETTERATURA

DIALETTALE RIFLESSA—> esito della codificazione della lingua letteraria —> ciascun dialetto si

caratterizza per gli elementi di lontananza dalla lingua —> stilizzazione della parodia dialettale —>

commedia dell’arte (fine 500) —> battute spesso improvvisate, solo scene scritte

[Il canone linguistico si crea nel 500 MA poco adatta a parlare della realtà quotidiana, più teorica —

> quella lingua fondata sull’imitazione di 3 secoli prima non aveva il lessico per parlare della parte

bassa e quotidiana]—> le formule di arricchimento linguistico che erano state proposte nel 500 non

potevano risolvere questa mancanza —> ricorrere al latino—> commedia costruttivamente tratta

temi bassi —> si orienta verso i dialetti che sono le uniche varietà linguistiche ad avere il lessico

per la varietà italiana bassa —> il romanzo moderno nasce alla fine del 600 —> pone al centro il

realismo (Cervantes ecc.)

ll primo romanzo vero sono I promessi Sposi —> prima non c’era la lingua per scriverli —> a

ridosso dell’unità d’Italia —> si stava delineando una lingua nazionale parlata —> senza quella non

poteva esserci romanzo

Tradizione dialettale continua anche nei secoli successivi —> Michelangelo Buonarroti il giovane

che scrive commedie dialettali —> gusto per il ribobolo (espressione dialettale colorita) —>

deformazione grottesca della parlata popolare allo scopo di parodiare il dialetto per motivi di

comicità —> NO rappresentazione del vero dialetto parlato MA filtrato attraverso una sensibilità

letteraria e forzato in chiave grottesca e comica —> è alla letteratura rusticane che i compilatori

della crusca guardano per il fiorentino culturale —> assunto attraverso la letteratura Non

direttamente dal parlato —> dentro queste voci aggiunte si vede una fortissima presenza di

elementi estranei alla lingua normale che erano tipici della tradizione rusticale (RIBOBOLI)

FALSI DI REDI —> uno dei compilatori della crusca —> si rendeva conto di uno dei difetti dei

vocabolari —> il fatto che qualora una parola non fosse rappresentata nel fiorentino del 300 non

potesse entrare nel vocabolario —> se li inventava lui—> esempi di fiorentino trecentesco di parole

che però non erano veramente attestate —> implicitamente da ragione a coloro che si erano

fortemente risentiti per la citazione continua dei testi a penna —> NON letterari MA di lingua

pratica —> i falsi verrano scovati ed espulsi POI

Innovazioni linguistiche nella poesia lirica già dal 500, soprattutto per la spiritualità —> le novità

tematiche portavano novità formali —> accentuate nel petrarchismo della seconda metà del 500 —

> Tasso legge Petrarca con il modello di Della Casa —> c’è di più in Tasso però —> dedica svariati

lavori a Della Casa —> nella Gerusalemme liberata Tasso era arrivato ad una forma definitiva, per

le rime una forma definitiva non arrivò mai —> manifesta alcune vie di tendenza:

uso di parole tratte direttamente dal latino —> Tasso si pone sulla linea della tradizione

a. cortigiana che vedeva nel latino un serbatoio a cui si potesse attingere per l’arricchimento del

patrimonio lessicale dell’italiano

estensione dei soggetti portabili —> prima solo tema amoroso e spirituale —> introspezione

b. soggettiva lasciata da Petrarca —> descrizione del volto ecc. —> l’elemento principale è quello

tematico, non storico e narrativo

MARINO —> segue la linea di Tasso —> PRIMA forze presenza dell’Io —> la voce del poeta si

autorappresenta sia quando parla propriamente di sé sia quando parla del mondo intorno a sé —>

ORA meno presenza dell’Io, non scomparsa perché impossibile MA la centralità dell’Io tende a

diminuire drasticamente per svariate ragioni —> la caratteristica tematicamente più importante

della poesia barocca è la tendenza a costituire un inventario della realtà —> è come se l’intenzione

del poeta fosse quella di far entrare nella poesia quanta più possibile realtà —> esperienza

amorosa che porta ad esiti diversi rispetto a quelli tradizionali —> lo si vede dalla descrizione della

donna —>si considerano modelli femminili molto diversi + elementi ripugnanti —> esplorazione di

elementi di bellezza femminile non canonici —> portano ad una innovazione lessicale conveniente

—> non si parla solo d’amore —> es: tanti elementi paesaggistici che non venivano

precedentemente considerati (mare, bufere, piogge) —> ornitologia, scoperte della nuova

scienza,della filosofia

LEZIONE 23 MAGGIO

Elementi della lirica barocca:

derivazione e formazione delle parole—> FORESTIERISMO, DERIVAZIONE (1 sola base

a. lessicale + morfema derivativo) , COMPOSIZIONE (2 basi lessicali)—> sfruttano a fondo la

derivazione —> esempi: annevata, impratarsi, coloreggiare, dialogizzare, smoderare

uso della metafora—> esplosione del lessico data dall’ampliamento dei soggetti portabili —> 1

b. elemento Oggetto del paragone (FIGURATO)—> 2 elemento: oggetto a cui il figurato viene

paragonato (FIGURANTE) —> ES: erano i capei d’oro a Laura sparsi (figurato: capelli,

fugurante: oro) —> utilizzata in funzione della costruzione di figuranti—> si caratterizzano per

alcune tecniche

1. figurante semanticamente lontano dal figurato (metafora tanto più dirompente quanto più si

c. crea contrasto fra figurato e figurante —> es: bocca-prigione, pettine-aratro, cuore-orologio

tempo-marchingegno—> uso molto fitto di figuranti presi dal mondo della tecnica [il

cannocchiale aristotelico, Tesauro—> trattato che descrive tutte le tecniche del concettismo,

raccomanda di utilizzare metafore che accostino fra loro elementi spirituali con immagini

] —> METAFORA PEREGRINA

concrete e materiali

METAFORE PROLUNGATE —> il figurante occupa una porzione di testo maggiore di

d. quella del figurato —> sembra che quello che interessa è il figurante, è l’espansione

dell’immagine più che l’oggetto di cui si parla —> varie tecniche: a) METAFORA

DETTAGLIATA —> un figurato viene paragonato a un figurante, il quale viene

analizzato in tutte le sue componenti, a ognuna delle quali corrisponde un elemento del

figurato; b) METAFORA CONTINUATA —> un unico figurato che viene via via

rappresentato attraverso molteplici figuranti tutti diversi fra loro (es: figurato donna,

paragonata alla rosa, alla stella, al diamante ecc.) —> sforzo di dare comunque un

senso di continuità fra i figuranti —> legami semantici fra i figuranti —> costruzione di

relazioni semantiche anche tra i differenti figuranti che rappresentano lo stesso figurato

—> da vita allo stile concettista

Arriva dalla Gravitas

e.

————————————————————————————————————————


PAGINE

19

PESO

177.46 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher niveschiari di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Soldani Arnaldo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia della lingua italiana

Riassunto esame Storia della lingua italiana, prof. Girardi, libro consigliato Breve storia della lingua italiana, Marazzini
Appunto
Storia della Lingua Italiana -  Appunti
Appunto
Storia della lingua italiana - Anniversario di Curtatone
Appunto
Lezioni di storia della lingua italiana (corso introduttivo), Prof. Girardi
Appunto