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L’italiano è una lingua romanza, una delle lingue che continuano il latino. Le lingue romanze sono diffuse in Europa e

rappresentano l’evoluzione del latino. Non è corretto dire che derivano dal latino in quanto il latino non è una lingua

morta, è continuata dalle lingue romanze(la Chiesa continua ancora ad usare il latino nelle situazioni ufficiali!,

mantiene in vita il latino). Per questo è giusto dire che noi parliamo il latino del XXI secolo, in quanto l’italiano è

un’evoluzione del latino.

Roma viene fondata, secondo la tradizione, nel 754-753. Questo non significa che in precedenza non esistesse nulla,

ma si intende con questa data la nascita delle prime forme di condivisione tra le civiltà già esistenti. Secondo la

tradizione Romolo divise subito la popolazione in tre tribù ed

assegnò ad ogni famiglia 2 iugeri di terra. Probabilmente

questo successe con il passare del tempo e non in QUADRO STORICO:

contemporanea alla fondazione. E’ infatti caratteristica della

storiografia anticipare gli eventi per dargli maggior valore :

ETÀ REGIA 753-509 a.C. (Bruto caccia Tarquinio il

(più è antico e meglio è). Allo stesso modo non è pensabile superbo.)

che Roma, dal 753 al 509, sia stata guidata solo da 7 re.

Probabilmente ce ne furono altri, destinati alla catastrofe Azio

ETÀ REPUBBLICANA: 509-31 a.C. (battaglia di che

dell’oblio in quanto non sono stati selezionati dalla segna la fine della guerra civile.)

storiografia, mai apolitica. Da sottolineare è il fatto che i ETÀ IMPERIALE: 31-476 d.C. (crollo dell’imp. Romano

primi re sono tutti membri della comunità romana originaria,

mentre gli ultimi tre (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e d’occidente quando Odoacre depone Romolo Augusto)

Tarquinio il superbo) furono di origine etrusca. Secondo Nel 395 c’era stata la divisione dell’impero

alcuni storici gli ultimi tre re furono etruschi poiché Roma, in

quel periodo, era sotto il dominio etrusco. Le fonti storiche

del periodo non dicono mai una cosa del genere, ma è

caratteristica della storiografia romana addolcire gli eventi

negativi della storia di Roma. La dominazione etrusca avrebbe, secondo il giurista Vincenzo Arangio Ruiz,

caratterizzato la divisione della popolazione in patrizi e plebei. Per lui la divisione non è di tipo economico, ma di tipo

sanguigno. I patrizi sarebbero i discendenti dei dominatori etruschi, i plebei i discendenti delle famiglie romane

originarie. Secondo altri storici sarebbe il contrario.

Da Augusto in poi (muore nel 14 d.C.) l’impero romano è in continua crescita.

LA RIFORMA SERVIANA

Con i re etruschi si raggiunge la creazione di uno spazio politico unitario, proprio negli stessi anni in cui, ad Atene

vengono promulgate le riforme di Solone e si crea un corpo giuridico più compatto. Questa simultaneità degli eventi

potrebbe essere casuale, ma potrebbe anche non esserlo. In fondo per il mediterraneo non viaggiavano solo le merci,

ma anche le idee. I re etruschi per la prima volta minano il potere dei capifamiglia, prima indiscusso. Ad esempio,

prima l’esercito era diviso in bande, in clan, e si combatteva attorno all’eroe. Ora l’esercito diventa unito. Servio Tullio

infatti modifica le tecniche di combattimento. La guerra, da combattimenti separati, diventa una guerra politica.

L’esercito si basa, quindi, sugli opliti, che trovano la loro forza nella cooperazione e nell’unità. Si combatte come un

unico individuo. Insieme alla riforma dell’esercito, Servio Tullio fa anche una riforma censita ria (avviene degli stessi

anni in cui solone divide la popolazione ateniese in 4 classi). Prima la popolazione a Roma si divideva in Ramnes,

Lucres, Thiers, tre tribù che forse rappresentavano le proiezioni di tre stirpi originarie. L’ordinamento di Tullio divide la

popolazioni in equites, prima classe, seconda classe, terza classe, quarta classe e quinta classe. In totale le classi, che

corrispondevano alla divisione dell’esercito, dovevano dare 193 centurie. In particolar modo i cavalieri 18 e la prima

classe 80. Ciò significa che già solo la prima classe e i cavalieri insieme fornivano più della metà del totale delle

centurie. Questo è un dato significativo se consideriamo che la centuria era anche unità di voto. Più centurie pagavi e

più valore aveva il tuo voto. Se consideriamo anche il fatto che si votava in ordine di classe (prima gli equites, poi la

prima classe..) , se gli equites e la prima classe votavano la stessa cosa non era necessario che le altre classi votassero.

(cicerone si vanta del fatto che raramente, a Roma, abbia votato la seconda classe, mai la terza). Ciò significa che

maggiore è l’ònere militare e maggiore è l’onore. Questa ripartizione su base censita ria incrinò, quindi, il potere delle

gentes, ognuna con dei propri mores, e il ius si lega sempre di più alla sfera politica cittadina. Prima infatti il IUS era

legato alle famiglie in quanto i pontefici davano responsi in base ai mores, ma i depositari dei mores erano le gentes,

le famiglie( i mores erano la somma dei mos maiorunìm delle famiglie).

LA REPUBBLICA E LE XII TAVOLE

Una ulteriore laicizzazione avviene nella metà del V secolo, quando improvvisamente vengono promulgate (451-450

a. C) le XII tavole ( da 2 collegi). Il primo collegio dei decemviri promulga le prime 10 tavole, il secondo, del quale fanno

parte anche alcuni plebei, promulga le ultime 2 tavole), con lo scopo di limitare il monopolio del sapere giuridico

detenuto dai pontefici (che erano solo patrizi) che controllavano anche il TEMPO della città, sia in una prospettiva

PREVENTIVA sia in una prospettiva post- eventum.Nel primo caso i pontefici ogni anno redigevano un calendario e

fissavano i giorni fasti e quelli nefasti, durante i quali non si potevano pronunciare le parole DO, DICO e ADDICO

(parole che si dicevano nei processi), nel secondo caso registravano ogni anno i fatti pubblici avvenuti, conservando la

memoria della storia della comunità, che andrà poi a costituire gli ANNALES.

PRIMO TRIUMVIRATO:

Pompeo è l’uomo del Senato dopo Silla, ma ha aspirazioni personali che invece non si ritrovano nella personalità del

suo predecessore. Nel 64, con una legge, il senato gli affida un potere speciale per sconfiggere i parti ma dopo questo

episodio l’ambizione personale di Pompeo incrina i rapporti con il Senato. Decide quindi di stipulare un accordo

privato con Cesare (aristocratico e mariano) e Crasso, un ricco cavaliere che estingue tutti i debiti di Cesare. Si forma

così, nel 60 a.C., il primo triumvirato. Crasso nel 53 muore, durante la battaglia contro i Parti e così rimangono in

primo piano Pompeo e Cesare. Inizia la guerra civile, Pompeo viene sconfitto nel 48 a Farsalo (la Farsalia di Lucano) e

fugge in Egitto, dove viene assassinato da un sicario del re Tolomeo XIII. La testa viene offerta a Cesare appena arriva

in Egitto. Il generale non apprezza il gesto e fa costruire una statua di Pompeo nel Senato. Sotto quella statua sarà

ucciso nel 44. Dopo la morte di Pompeo, Cesare assume la carica di dittatore REI PUBLICE GERENDE, per governare la

repubblica. Nel 44 cade vittima di una congiura. I cesaricidi pensavano di trovare appoggio nel popolo, ma questo

viene inalberato da Marco Antonio, veterano di Cesare, che legge pubblicamente il testamento. Cesare lascia

moltissime cose al popolo romano. I cesaricidi scappano lasciando il campo all’ultima generazione della repubblica:

Marco Antonio, Levio e Ottaviano. I tre formano un triumvirato ma questa volta l’accordo non è privato, è una

magistratura straordinaria instituita attraverso la legge Tizia de Triumviris. Avevano il compito di vendicare cesare

uccidendo i cesaricidi e i senatori che li avevano appoggiati. La vendetta dei tre si attua a Filippi, dove Cassio e Bruto si

suicidano, mentre a Roma vengono rimesse in pratica le liste di proscrizione contro i sostenitori dei cesaricidi. È in

questo frangente che trova la morte Cicerone. Dopo Filippi (42 a.C) Ottaviano riesce abilmente a spartire i territori a

suo favore. Da a Marco Antonio l’Asia, a Livio l’Africa e tiene sotto il suo controllo l’Italia e le Province. In questo modo

Macro Antonio scompare dalla scena politica di Roma ed è sempre più sedotto, più politicamente che

sentimentalmente, dall’Egitto e dalla monarchia orientale. Ottaviano inizia a fare propaganda, grazie anche all’amico

mecenate, e successivamente dichiara guerra all’Egitto. Ottaviano non pone la guerra contro Marco Antonio come

l’ultimo atto delle guerre civili, ma la pone come la guerra che Roma fa contro Cleopatra, che ha corrotto Marco

Antonio! Ottaviano ottiene l’appoggio dell’Italia e delle province (tota italia in mea verba iuravit) e nel 31 ad Azio si

scontra contro le navi di Marco Antonio. In realtà la battaglia non si combatte perché i soldati di marco Antonio erano

i veterani di Cesare, che non volevano combattere contro altri veterani di cesare! L’esercito diserta e Marco Antonio e

Cleopatra si suicidano. Ottaviano rimane l’unico protagonista.

OTTAVIANO UNICO PROTAGONISTA SULLA SCENA POLITICA:

Roma esce dalle guerre civili distrutta, ma Azio segna l’inizio di quella che sarà poi chiamata PAX AUGUSTEA.

Ottaviano concentra su di sé le cariche repubblicane in modo incostituzionale ma non arriverà mai ad assumere la

carica di dittatore, come aveva fatto il padre adottivo Cesare.

Grande caratteristica del potere di Augusto, come abbiamo già detto, fu il pubblico consenso che catturò grazie alla

collaborazione di Mecenate e degli intellettuali che gravavano intorno a lui e che poi daranno vita al suo circolo. Nasce

la figura dell’intellettuale al servizio del potere e, cosa più importante, stipendiato da esso. Rara è la letteratura di

dissenso, anche perché molta è stata distrutta, come è accaduto alla storiografia aristocratica (Vedi Cremuzio Cordo –

Annales) Augusto però capisce anche l’importanza del diritto e sa che non può fare a meno che occuparsi di esso.

LA CRISI NELL’ETA’ DEI SEVERI (193-235):

Sotto i severi l’impero sembra sempre di più un’enorme città, una cosmopoli, e questo aspetto diventa di una portata

maggiore nel 212 d.C, quando Caracalla, con la costitutio antoniniana, da la cittadinanza romana a tutti coloro che in

quel momento abitavano l’impero. È un provvedimento di una portata epocale la conclusione di un lungo ITER che

dalla questione dei Soci posta da Caio Gracco arriva a Caracalla. La cittadinanza romana portava con sé dei diritti e dei

doveri, quindi proprio per questo la costitutio è così importante (ad esempio Pietro, che non era romano, viene ucciso

sulla croce, come tutti gli schiavi, mentre Paolo, di cittadinanza romana, viene giudicato a seguito di un processo e

giustiziato attraverso la decapitazione, un modo più onorevole e meno doloroso rispetto alla crocefissione).

Che cosa univa un impero così grande? Ad unire l’impero erano principalmente gli apparati burocratici,

l’amministrazione, le strade (da Roma partiva un grande sistema stradale che rappresentava il sistema nervoso

dell’impero) e le scuole, dove si insegnava il latino. La lingua latina era infatti un grande elemento di unificazione di un

così grande e vasto impero. Il latino non era imposto ma risultava necessario, a chi voleva vivere e sopravvivere

all’interno dell’impero, impararlo. Mano a mano che il latino veniva parlato dalle popolazioni conquistate, si viene a

creare una lingua di sostrato, creata da quelle lingue locali, che venivano parlate prima del latino. Inoltre vi era

comunque una differenza tra il latino dei romani e quello delle popolazioni conquistate, come ad esempio gli accenti o

la pronuncia delle vocali (gli africani non riconoscevano la quantità delle vocali, se erano brevi o lunghe). Nonostante

queste differenze(variabilità diatopica), Il latino veniva parlato in tutto l’impero e ne è un esempio il fatto che

pochissimi autori latini provenivano da Roma, mentre la maggior parte proveniva dal resto dell’impero (esisteva anche

un’altra lingua della cultura il greco. La Grecia viene assoggettata nel 143 d.C. ma fu la cultura greca, nella pratica,

ad assoggettare Roma)

Oltre che alla formazione di una grande macchina pubblica, l’età dei severi è però caratterizzata anche da una crisi

economica e politica. L’impero sotto i severi non si espande più (Sotto Traiano si raggiunge la massima espansione

dell’impero, mentre da Adriano in poi si cerca di difendere i terreni già conquistati, senza tentare altre espansioni) e

questo fa sì che non ci sia più quel grande approvvigionamento di schiavi che aveva reso Roma un grandissimo impero.

Gli schiavi non vengono più sfruttati fino alla morte, vengono allevati e il loro costi aumenta notevolmente.

DALL’ETA’ DEI SEVERI ALL’ETA’ TARDO ANTICA (SOLITAMENTE SI FA INIZIARE CON COSTANTINO ANCHE SE ALCUNI STUDIOSI VEDONO GIÀ NELLE OPERE DI

DIOCLEZIANO CARATTERISTICHE DEL TARDO ANTICO)

Abbiamo quindi detto che l’età dei severi (II-III secolo) è caratterizzata da crisi economica e politica. Non c’è più la

certezza della trasmissione del potere alla persona scelta come erede, quando un imperatore muore tutto è rimesso in

gioco e prevale chi ha la meglio dal punto di vista strettamente militare. L’esercito sotto i severi è fondamentale, è lui

che, in qualche modo, gestiste le sorti dell’impero. Si parla di ANARCHIA MILITARE, nel senso che manca una forma di

comando durevole. Questa crisi politica indebolisce lo stato dal punto di vista della politica estera. Ai confini si fanno

sempre più pressanti le forze barbare e quelle persiane, nemici nuovi e vecchi che ritornano a pressare l’impero. Più

frequenti si fanno le scorrerie barbariche, che non avevano l’intenzione di conquistare l’impero, quanto piuttosto

l’intenzione di appropriarsi di beni o di occupare territori che loro consideravano preferibili a quelli d’origine, cioè

l’estremo nord e i territori dell’attuale Russia e Ucraina. È proprio durante questa crisi che molte opere giuridiche

scompaiono. Copiare le opere diventa costoso e così viene fatta una selezione delle opere da copiare in base alla loro

utilità pratica.

L’anarchia militare termina nel 284 con l’ascesa al potere di Diocleziano, proveniente dall’illirico. Diocleziano si rivela

essere un ottimo interprete del suo tempo, fa ottime diagnosi, ma le soluzioni che sceglie non hanno mai gli esiti

sperati. Con Diocleziano si assiste al predominio della parte orientale dell’impero (cosa che caratterizza tutto il tardo

antico) fa capitale Nicomedia e la penisola italica inizia a perdere il suo ruolo centrale all’interno dell’impero.

Riforme di Diocleziano:

 Tetrarchia: riorganizza l’impero in una tetrarchia dove vi sono 2 augusti Diocleziano e Massimiano.

Diocleziano sceglie di gestire l’impero di Oriente e fonda la capitale a Nicomedia. A Massimiano è riservato

l’impero di occidente e sposta la capitale da Roma a Milano. Accanto ai 2 augusti ci sono i 2 cesari, che

risiedono in altre 2 capitali: Galerio a Sirmio (oriente) e Costanzo Cloro a Treviri (occidente). Con questo

meccanismo Diocleziano tenta di risolvere il problema delle forti pressioni barbariche ai confini (da notare

infatti che le nuove capitali sorgono proprio sul limes) e anche il problema della successione stabilisce

infatti che, alla morte di un cesare, l’augusto della parte del suo impero avrebbe dovuto nominare un altro

cesare. Alla morte di un augusto avrebbe invece preso il suo posto il suo cesare, che a sua volta avrebbe

nominato un altro cesare.

 

Riorganizza il territorio in 12 diocesi Ognuna di queste diocesi era governata da un pretore vicario o

semplicemente vicario (vicarius), sottoposto al prefetto del pretorio (alcune diocesi, peraltro, potevano

essere governate direttamente dal prefetto del pretorio). Il vicario controllava i governatori delle province. Si

ha quindi una struttura gerarchica verticale (province, diocesi, impero) che prevede due gradi di giurisdizione.

Nel 305 Diocleziano si fa da parte, convinto che la sua tetrarchia avrebbe impedito lo scoppio di una crisi per la

dinastia. Questo non avviene e il sistema tetrarchico crolla a causa dell’esercito e delle pretese dinastiche. Prevalgono,

nella lotta per il potere, Costantino e Licinio. Nel 312 Costantino sconfigge nei pressi del ponte Milvio le truppe di

Massenzio sotto l’egida cristiano. Nel 313 promulga l’Editto di Milano, un editto di tolleranza con il quale il culto del

cristianesimo diventa libero e con il quale ai cristiani vengono restituiti i loro beni conquistati durante le persecuzioni.

Nel 324 Costantino sconfigge Licinio inizia una nuova storia.

È proprio con Costantino che gli studiosi di diritto tendono a far iniziare l’età tardo-antica, durante il quale continua la

crisi economica, politica e dei confini. Accanto a questi fattori di crisi però se ne aggiungono altri: la decadenza

dell’Italia, la “barbarizzazione” dell’esercito e l’incontro tra i valori della cultura orientale e quella occidentale (in

particolar modo si fa pressante il problema religioso), la volgarizzazione dell’impero occidentale e il classicismo di

quello orientale (nell’impero di occidente assistiamo ad una insofferenza verso il rigore del diritto classico e si assiste,

secondo alcuni studiosi, ad un abbassamento culturale in campo giuridico dovuto alla scarsa competenza degli

operatori pubblici. Nell’impero orientale invece vengono recuperati gli studi classici).

INTERVENTI DI COSTANTINO: Costantino fece suoi molti provvedimenti già adottati, in precedenza, da Diocleziano.

In particolar modo intervenne::

 Fondando una nuova capitale, Costantinopoli, centro politico e religioso.

 In campo economico, legando l’intero sistema monetario all’oro. Nasce il solidus aureus e privilegia, con questa scelta, i

ceti già abbienti

 Moltiplicando il numero dei funzionari imperiali, al cui vertice si

trovano il magister officio rum, il quaestor sacri palatii ( alto

funzionario imperiale che coadiuvava il monarca nell’elaborazione

delle leggi e più in generale nelle questioni giuridiche che lo Tutto il tardo antico è caratterizzato da una continua pressione delle

riguardavano), Il comes sacrarum largitionum il cui incarico riguardava forze nemiche sui confini, cosa che comunque aveva caratterizzato anche

in particolar modo gli stipendi da elargire alle truppe), e il comes sacro gli ultimi periodi dell’età dei severi e l’impero di Diocleziano. Assistiamo

rum privato rum. Questi quattro alti funzionari andavano a costituire, infatti a pressanti invasioni barbariche:

insieme ad altri, il consistorium consisteva nell’evoluzione del o 410: sacco di Roma da parte dei visigoti. Roma non era

consilium principis, ma se questo era solo un gruppo di amici, il saccheggiata dal tempo dei Galli.

consistorium è invece un organo. 429:

o Progressiva e inarrestabile scomposizione dell’impero i

 Riformando l’esercito, che si barbarizza. Cambiano le strategie, si punta vandali conquistano Sardegna e Corsica.

sulla mobilitazione delle truppe per poter salvaguardare tutti i vasti o

 455: inizia l’avanzata degli Unni di Attila, provenienti dall’Asia.

confini dell’impero. la barbarizzazione dell’esercito comporta una

corruzione della vita militare e i saccheggi e gli incendi si fanno più Solo l’intervento del papa scongiura un altro sacco di Roma.

o

frequenti. 475: Oreste depone Giulio Nepote e nomina imperatore Romolo

 Legando, in campo di riforme economiche, l’uomo alla terra che lavora. Augustolo.

Si crea quindi una società divisa in ordini, in classi fisse, congelate. o 476: Odoacre depone Romolo Augustolo e, invece di nominare un

altro imperatore, manda i sigilli dell’impero di occidente a

Tutti questi interventi sono tipici del tardo antico, denominato anche Costantinopoli, segnando la fine dell’impero romano di

DOMINATO per la centralità del dominus in tutte le questioni Occidente è una caduta silenziosa, che non fu avvertia agli

dell’impero. 

occhi dei contemporanei. NB l’impero orientale resiste fino a

Abbiamo detto però che un altro elemento caratterizzante del tardo quando non è invaso dai turchi, nel 1453!

antico e la RELIGIONE. Costantino infatti si converte al cristianesimo,

anche se viene battezzato solo in punto di morte. Alcuni studiosi hanno

voluto vendere la sua conversione come simulata, fatta per convenienza, ma in realtà non c’è nessuna prova per non

considerare realmente voluta tale scelta, una scelta che porta ad una svolta. Costantino è infatti il primo imperatore

ad occuparsi delle dispute cristiano logiche. L’introduzione della religione cristiano comporta dei cambiamenti

nell’impero. ad esempio il clero viene esonerato dai munera, e, con il tempo, Costantino inizierà a perseguitare le

eresie. Il cristianesimo con il tempo inizia anche a modificare la concezione di giustizia e modifica anche dall’interno le

classi sociali. Costantino inserisce i cristiani nella classe dirigente, non screditando però gli intellettuali pagani.

Con Costantino la religione cristiano non è ancora religione dell’impero, è in vigore ancora l’editto di tolleranza di

Milano! Dopo Costantino si ha Giuliano l’apostata, con il suo revival del paganesimo. A Lui segue poi Teodosio I, che

con

nel 380 emana L’EDITTO DI TESSALONICA questo editto la religione cristiana è imposta come religione

dell’impero. Si arriva a realizzare uno stato confessionale, sebbene il termine stato non sia appropriato (lo stato come

lo intendiamo noi nasce nel XVI secolo con gli stati nazionali). Dopo l’editto di Tessalonica il l’influssi del cristianesimo

diventa sempre più motivo di mutamenti all’interno dell’impero.

Nel 527 sale al potere Giustiniano, nipote dell’imperatore Giustino. Proveniente dall’odierna Albania, Giustinano non è

un uomo di cultura ma fu sempre molto attento verso di essa e soprattutto verso la cultura giuridica romana. Ai tempi

di Giustiniano, Roma e la sua grandezza erano già un mito e quello che vuole fare questo imperatore è ripristinare la

grandezza di Roma sia militarmente che giuridicamente. Il regno di Giustiniano dura fino al 565 ed i primi 15 sono

caratterizzati da un’intensissima attività giuridica. 14.03.2013

Francesco: autore del primo testo letterario della letteratura italiana “Laudes creatura rum” del 1220 ca.

SAN GIROLAMO E LA VULGATA Antonello da Messina rappresenta S. Girolamo vestito da cardinale, nel

suo studio, circondato da alcuni animali. Il leone addomesticato è

simbolo della forza e della perseveranza di Girolamo nell’impresa

immane di tradurre la Bibbia, il pavone che si vede in primo piano è

invece simbolo di cultura. È un quadro fiammingo per i particolari, i

colori e la prospettiva utilizzata (la presenza della cornice esterna è un

dettaglio fiammingo). Opera databile tra il 1474-75

“ipsa latinitas et regioni bus quotidie mutetor et tempore” la lingua latina (la latinità) cambia

continuamente (tutti i giorni) nel tempo e bello spazio (regioni bus)

Girolamo aveva una percezione molto acuta del fatto linguistico, individua infatti due caratteristiche

principali della lingua latina la variazione diatopica e la variazione diacronica.

Girolamo (IV secolo) è uno dei padri della Chiesa e vive gran parte della sua vita in Palestina. La sua opera

più grande è la traduzione della Bibbia in latino. C’era già stato un primo tentativo di traduzione della Bibbia

(la Vetus), ma era una traduzione poco comprensibile e piena di errori. La traduzione di Girolamo, detta

Vulgata, si diffonde in tutta Europa ed è questa traduzione che viene letta dalla Chiesa cristiana

d’occidente. (Si può parlare di Chiesa cristiana d’occidente fino al 1500, quando la cristianità d’Occidente è

unita. Con il protestantesimo si parla invece di Chiesa cattolica romana a seguito dello scisma avvenuto tra

il 1520 ed il 1530)  

Tutto la popolazione del medioevo (NB: alto medioevo 476-1000, basso medioevo 1000-1492 anno

della scoperta dell’America e della riconquista da parte di Ferdinando ed isabella di Aragona di Granada)

legge la traduzione di Girolamo e la Bibbia ispira tutta l’arte europea medioevale e la stessa architettura,

che si comprende solo se si legge la Bibbia. Con il Concilio di Trento (1500 ca.) la vulgata viene sostituita e

nel 1900 viene realizzata un’altra traduzione. Con il Concilio Vaticano II viene ammessa la traduzione della

Bibbia nelle lingue moderne nazionali. Esistevano già alcune traduzioni della Bibbia, ad esempio in volgare

per quanto riguarda l’Italia, ma non erano ufficiali.

Perché la vulgata è così importante? Oltre all’importanza religiosa e culturale che ha avuto per tutti i 1000

anni in cui è stata letta ed ha influenzato il pensiero occidentale, è importante perché è la riprova che tra il

IV e il V secolo il latino continuava ad essere importante. Ma chi era in grado di leggere la Vulgata? Con la

crisi e la caduta dell’impero anche le scuole spariscono e la lettura e la scrittura diventano appannaggio di

pochi privilegiati, persone provenienti da famiglie benestanti o uomini di chiesa. Inoltre per tutto il

medioevo lettura e scrittura vengono tramandati come due saperi separati.

Diminuisce quindi il livello di alfabetizzazione, si ha una CRISI DEL LATINO. Per secoli era stato un sistema

linguistico SUFFICIENTEMENTE UNITARIO con una diffusione che oggi potremmo definire internazionale,

sebbene non MONOLITICA, come tutte le lingue vive. Al suo interno ha infatti avuto una pluralità di registri

e variazioni. Basti pensare al fatto che nessuno di noi parla come scrivo, o alla lingua del teatro,

dell’esercito o dei contadini, diverse tra di loro per alcune caratteristiche si parla in questo caso di

VARITA’ DIAFASICA(uso di diversi registri di una stessa lingua a seconda della situazione e del contesto) del

latino, testimoniata anche da Cicerone stesso, che divide il latino il sermones. Cicerone infatti ci informa che

a casa, lontano dal foro, utilizzava un sermo cotidianus, e VARIETA’ DIATOPICA differenza a seconda dei

luoghi. Abbiamo infatti già detto che, sebbene il latino fosse parlato in tutto l’impero, non era parlato allo

stesso modo. Era infatti possibile notare alcune differenze di pronuncia dovute alle influenze delle lingue di

sostrato delle varie zone. Ad esempio gli africani non sapevano distinguere le vocali lunghe da quelle brevi

(il latino ha 10 volali, a,e,i,o,u brevi e lunghe. L’esistenza delle 10 vocali è uno degli elementi di fondo del

latino, che basta a distinguere due parole vocali brevi e lunghe sono quindi fonemi distinti)

Dopo la caduta dell’impero si assiste però alla realizzazione di una VARIAZIONE DIACRONICA con la

chiusura delle scuole viene meno la sostanziale tenuta della lingua, la sua sufficiente unità. Ne sono

testimonianza alcuni documenti di un maestro che tenta, invano, di correggere la pronuncia dei suoi alunni.

Questi avevano infatti iniziato a pronunciare “oculum” “oclo”. Altra documentazione sono le scritte che si

ritrovano sui muri di Pompei 8distrutta insieme ad Ercolano e Stabia dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C).

queste incisioni, non essendo testi letterari, mostrano come il latino nel del sermo familiaris vi siano già dei

fenomeni di evoluzione, come la caduta di alcune consonanti finali. 19.03.2013

LA PARABOLA CHE DAL LATINO HA PORTATO ALLE LINGUE ROMANZE ….a punti

 Dall’unità alla frammentazione dell’impero, tra il III e il IV secolo, a causa di una crisi economica,

politica, sociale e militare

 Alla frammentazione politica segue una FRAMMENTAZIONE LE 4 VARIABILI

LINGUISTICA Mano a mano che l’unità dell’impero viene meno, 1) Variabile diastatica: dall’età repubblicana all’età imperiale

vengono meno anche i sistemi delle scuole e dell’amministrazione, 2) Variabile diafasica: sermo rusticus, familiaris,

che avevano reso possibile che il latino diventasse la lingua parlata in provincialiis, militaris

tutto l’impero (bisogna ricordarsi che comunque il latino, sebbene 3) Variabile diatopica: emergono i caratteri delle lingue di

sostrato

4) Variabile diacronica: variazioni linguistiche nel tempo

(vedi S. Girolamo)

unitario, non è mai stato monolitico. Da tempo era infatti presente la variabile diafasica). Con la

crisi dell’impero si assiste all’aumento delle forze centrifughe che portano la lingua latina a

differenziarsi sempre nel tempo e nello spazio (variabile diacronica e diatopica)

 Con in prevalere delle forze centrifughe si parla di LATINO VOLGARE, base dell’evoluzione delle

lingue romanze. “volgare” viene dal latino vulnus, popolo. Il latino volgare è il latino parlato

dell’età imperiale. Da notare quindi che le lingue romanze sono l’evoluzione della lingua latina

parlata, mentre il latino scritto è fisso, invariabile. Come facciamo a sapere qualcosa su questo

latino volgare? Ricerchiamo esempi di questo latino in quei tipi di testi in cui facilmente rientrano

elementi della lingua parlata. Esempi di testi

-lettere familiari

-lettere dei soldati ritrovate nei pressi del vallum Adrianeum (la stessa cosa è avvenuta per

e lettere dei soldati italiani della prima guerra mondiale, che si combatté sul confine nord-

est dell’Italia. Questi soldati erano molto giovani -gli ultimi anni vennero chiamati al fronte

addirittura i ragazzi della classe del 1899- ed avevano avuto un’istruzione elementari,

durata dai 3 ai 5 anni al massimo. Sapevano quindi a malapena leggere e scrivere, ma una

volta al fronte si trovano nella necessità di scrivere lettere. Queste sono appunto il primo

esempio di scrittura popolare in Italia. Queste lettere finirono nell’ufficio della censura

austriaca, dove lavorava Leo Spitzer - è stato un grande linguista e critico letterario

austriaco-. Resosi conto dell’importanza di queste lettere, Leo le pubblicò e commentò in

un libro).

-testi teatrali

-scritture esposte (vedi le scritture sui muri ritrovate a Pompei, Ercolano e Stabia)

-scritture scolastiche 

-latino del cristianesimo quali sono le caratteristiche di questo latino? Innanzitutto la

presenza di nuove parole, di origine greca (come Ecclesia o battesimo) o ebraica (come

Messia), poi la semplicità lessicale e sintattica, in modo tale che il cristianesimo si

diffondesse il più possibile e in tutte le classi sociali(anche la Vulgata è sintatticamente e

lessicamente semplice, ed è una semplicità voluta). Non bisogna infatti dimenticare che

inizialmente il cristianesimo si rivolge agli strati più bassi della società: a donne, giovani e

schiavi (è proprio San paolo che afferma che la schiavitù non esiste più N.B. la schiavitù

era alla base dell’impero romano ed una volta che questa entra in crisi, ad esempio a causa

della cessata espansione dell’impero, entra in crisi l’impero romano stesso).

 

PUNTO DI ARRIVO DEL PROCESSO DI EVOLUZIONE L’ETÀ CAROLINGIA.

Il punto di arrivo è quindi collocabile tra l’VIII e il IX secolo. Carlo Magno (muore nell’814) è un discendente

dei carolingi, una tribù germanica che si espanse in Francia. Combatté inoltre contro i longobardi. Ad un

certo punto il dominio di Carlo assume le sembianze di un impero (alla morte di Carlo questo viene

suddiviso tra i suoi discendenti) si parla infatti di sacro romano impero, ma perché prende questo nome?

Perché si chiama “romano”? Carlo Magno vuole restaurare sia politicamente che culturalmente l’impero

romano. Per farlo si circonda di una corte di intellettuali di altissimo livello, che restaurano l’eredità

romana. Si assiste ad un avvenimento che è paragonabile a quello che avvenne nelle corti italiane durante il

rinascimento, tant’è che alcuni studiosi parlano appunto di RINASCITA CAROLINGIA per indicare questa

riscoperta dell’antico, degli antichi manoscritti. Ad Aquisgrana, dove risedeva Carlo Magno, si elabora una

nuova scrittura, detta carolina, che imita quella dell’età classica del latino e si riscrivono le antiche opere

classiche. (NB: la corte di Carlo è itinerante, come tutte quelle medioevali, quella di Aquisgrana è solo una

delle sedi della corte di Carlo. Altro esempio di corte itinerante è quella do Federico II, la cui mobilità ha

influenzato alcune caratteristiche della letteratura italiana).

La scrittura carolina sarà poi riscoperta dagli umanisti del 1400 e sarà la base della nostra odierna scrittura!!

Corte palatina: i membri della corte più vicini al re, che sostituiscono anche la sua guardia scelta. Faceva

parte della corte palatina di Carlo Magno anche Orlando, suo cugino, protagonista della “La Chanson de

Roland (o Canzone di Rolando o Orlando)” dove viene raccontata la sua morte in seguito all’attacco sferrato

alle truppe di Carlo dai paesi baschi “indipendentisti” Battaglia di Roncisvalle del 778.

Durante il rinascimento carolingio si prende coscienza dell’esistenza di una latinità classica diversa da quella

medioevale e si capisce che esiste un latino classico e delle lingue parlate diverse dal latino classico che

vengono quindi dette “lingue romanze”. Si parla per questo di bilinguismo consapevole. 21.03.2013

DALLA CORTE CAROLINGIA ALLE LONGUE ROMANZE

In età carolingia quindi si assiste alla formazione di un bilinguismo consapevole, si capisce che c’è una

differenza tra la lingua latina scritta e le lingue parlate, dette romanze. Sono lingue romanze le lingue di

origine latina che si diffondono nei territori che avevano fatto parte dell’impero romano. Queste lingue

volgari latine continuano il latino, ma sono una cosa diversa.

Fino al IX secolo queste lingue venivano solo parlate, mentre iniziano ad essere anche scritte sotto Carlo

Magno questo passaggio rappresenta una grandissima rivoluzione, un rinascimento, per così dire.

Nell’813: In seguito al Concilio di Tours i vescovi realizzano una specie di verbale. Viene reso noto che i

vescovi si sono accorti che gran parte della popolazione non riesce più a seguire la messa in latino e si

stabilisce che l’omelia venga fatta o lingua tedesca o in rustico romana lingua rustico: perché parlata dal

popolo, romana: perché deriva dal latino, lingua: è evidente anche a questi vescovi che si tratta di una

lingua totalmente nuova.

Nell’842 vengono stipulati i Giuramenti di Strasburgo, con i quali gli eredi di Carlo di dividono l’impero. una

parte di questi giuramenti è scritta in francese medioevale e si tratta del primo testo scritto del francese

medioevale( È un testo dal punto di vista storico-geografico francese).

Il primo testo scritto dell’italiano medioevale risale, secondo una datazione ricostruita dagli studiosi, alla

prima metà del IX secolo. Si tratta dell’iscrizione di Commodilla. 

Risale al 960 il primo testo scritto in italiano medioevale con datazione certa il Placito di Capua.

Il passaggio dal latino alle lingue romanze divide in due l’impero , si formano 2 macrozone si parla infatti

di romània occidentale e orientale. La romània occidentale è costituita dalla penisola Iberica(dove si parla il

catalano, il portoghese e il castellano) la Francia (dove si distingue tra lingua d’oil, parlata al nord, e lingua

d’oc, parlata al sud) e la Svizzera, le Dolomiti e l’Italia settentrionale. La romània orientale è invece

costituita dall’Italia centro-meridionale e della Romania (l’antica Dacia).

Che differenza c’è tra queste due macrozone? La prima è ovvia: la romània occidentale è evidentemente

più estesa rispetto al quella orientale. Il confine tra le due zone si trova nella Penisola italiana. La linea di

confine, isoglossa, è detta La spezia-rimino oppure Magra-Rubicone. Secondo alcuni studi in precedenza

questa isoglossa si trovava lungo il Po, all’altezza di Pavia. Solo intorno all’VIII secolo si sarebbe poi

abbassata. Da notare quindi che le Alpi non rappresentano un confine linguistico.

DIFFERENZE LINGUISTICE: la lingua latina è caratterizzata dalla presenza di consonanti a fine parola.

Alcune venivano già considerate dai grammatici latini, e anche da Cicerone, deboli, come la m (infatti la m

in metrica latina non costituisce mai una sillaba!), la ne la t. ad esempio sui muri di Pompei si trova

questa frase “quisquis ama” dove evidentemente ama sta per amat, che ha subito la caduta della

consonate finale. Altre consonanti invece, come la s, sono forti. La s infatti segna il plurale rispetto al

singolare. 

I DIFFERENZA: Nella romània occidentale la s finale si mantiene la s nel plurale si ritrova infatti anche

nello spagnolo e nel francese medioevali. Nella romània orientale invece la s finale nel plurale latino cade.

Cadendo però modifica la vocale che la precede. Infatti noi diciamo vita-vite la e è una conseguenza della

caduta della s finale.

II DIFFERENZA: nella romània occidentale le consonanti intervocaliche sorde (es: t) tendono ad indebolirsi,

diventando sonore, o a scomparire arrivando al grado zero. Un esempio è la parola latina vita, che in

spagnolo è vida (la consonante occlusiva alveolare sonora è diventata sorda) e in francese è vie (pronuncia

vì la consonante cade). Nella romània orientale invece le consonanti intervocaliche sorde tendono a

mantenersi. Ecco che in italiano si dice vita. Nonostante questa tendenza però capita che a volte cadano o

si indeboliscano. La parola lago è conseguenza dei un indebolimento (deriva dal latino lacus). 26.03.2013

LA PENISOLA ITALIANA

L’italia è una realtà fortemente frammentata dal punto di vista linguistico, ma anche da quello politico.

Quando parliamo dell’Italia nel Medioevo parliamo non dello Stato Italia, ma della penisola delimitata a

Nord dalle Alpi che si trova al centro del Mediterraneo. Dal punto di vista linguistico è la zona della romània

più frammentata e più ricca di varietà linguistiche, di volgari. Non si più ancora parlare di DIALETTI, parola

che potrà essere usata dal 1500, dopo la riforma di Pietro Bembo. L’Italia è quindi una realtà policentrica

dal punto di vista politico, culturale e artistico e Dante vi ha individuato, nella sua maestria, ben 14 varietà

diverse di volgari (De Vulgari Eloquentia).

Nel medioevo la Penisola è costituita da molti centri, i Comuni, che sono in relazione gli uni con gli altri,

andando quindi a formare una fitta rete di centri è per questa grande connessione che l’italia culturale è

fortemente unitaria. Le strade uniscono questi molteplici centri e dalle strade passano le idee, la cultura,

tant’è che la lingua unitaria letteraria si è diffusa in modo molto rapido, viaggiando da un centro all’altro

per tutta la Penisola.

Il caso dell’Italia è diverso da quello francese, dove invece si ha presto, già dal XIII secolo, un regno unito dal

punto di vista politico. Infatti se nel XII secolo i signori del Sud della Francia avevano il potere, nel secolo

successivo questo si concentra nelle mani del signore di Parigi, che da Nord inizia a conquistare le terre del

Centro e del Sud.

CAMBIAMENTI DAL LATINO AI VOLGARI:

 Nascono elementi morfologici che in latino non esistevano, come l’articolo. Questo non era

necessario in latino per la presenza delle desinenze dei casi

 Si trasforma il sistema verbale. Scompaiono i verbi deponenti(di forma passiva ma di significato

/attivo) e compaiono nuovi modi (vedi condizionale) e tempi (vedi il passato prossimo)

 Scompare il sistema dei casi. Le parole italiane derivano per la maggior parte dall’accusativo, alcune

dal nominativo (mulier:moglie, homo:uomo)

CAMBIAMENTI DELLE VOCALI –vocalismo tonico, riguarda solo le vocali accentate- fotocopia

Il sistema del vocalismo tonico è detto sistema italo-romanzo poiché riguarda quelle zone a sud della linea

La Spezia-Rimini. Si può però parlare anche di sistema vocalico italiano poiché è il sistema del volgare

fiorentino medioevale da cui poi si è formato l’italiano attuale. C’è quindi una sostanziale continuità tra il

sistema italo-romanzo del fiorentino medioevale e l’italiano di oggi dal punto di vista fono-morfologico.

Il cambiamento principale che riguarda le vocali è la perdita della quantità vocalica. Dalle 10 vocali latine si

arriva infatti alle 5 (+ 2 se consideriamo e-o aperte e chiuse) italiane

ā

VOCALI CENTRALI: A, vocale di massima apertura e ă /a/ in italiano non esiste la a chiusa, si perde la

quantità vocalica

VOCALI PALATALI: ĕ /ɛ/ ē, ĭ /e/ ī /i/

VOCALI VELARI: ŏ /ɔ/ Ō, ŭ /o/ ū /u/ 

Tra gli esempi riportati nella fotocopia i più importanti sono dĕ/cem e nŏ/vum (prime sillabe aperte) in

questo caso si assiste da una delle più importanti variazioni dal latino all’italiano, il DITTONGAMENTO

TOSCANO. Si ottiene infatti nel primo caso il dittongo ie-dieci, nel secondo il dittongo uo-nuovo

DOCUMENTAZIONE SCRITTA DEI TESTI IN VOLGARE fotocopia n.5

Petrucci nei suoi studi considera l’arco di tempo che va dall’VIII-IX secolo al 1200, facendo uno schema

riassuntivo di tutti i testi della penisola dividendoli a seconda della provenienza. Troviamo a sinistra quelli

che provengono dal Nord, e a destra quelle provenienti dal Centro-Sud. A sinistra ci sono solo 8 testi,

mentre la maggior parte dei documenti raccolti sono provenienti dal sud della linea La Spezia Rimini.

Questo ovviamente non è casuale, ma vi è una motivazione storica.

Tra i testi del Nord troviamo quello che per anni è stato considerato il primo testo scritto in volgare italiano:

l’Indovinello veronese si tratta di una postilla scritta a mano su un codice scritto in spagna nel VIII

secolo ed arrivato a Verona successivamente. sul margine superiore sono infatti presenti due postille: una

scritta in latino corretto ed una la cui forma fa pensare al volgare

-se pareba boves alba pratalia aeaba & albo versorio teneba & negro semen seminaba

-gratias tibi agimus omnip(oten)s d(eu)s

La seconda, che recita “ ti ringraziamo onnipotente Quando parliamo di testo scritto dobbiamo prima però chiederci cosa sia un testo.

eterno dio” è in latino corretto, mentre non si può dire

lo stesso della prima, che probabilmente secondo alcuni Un testo è un intreccio di parole e ci possono essere diversi tipi di testi.

studiosi riporta un indovinello popolare che si ritrova 

anche nelle Myricae di Pascoli. Ora, se le due postille Variante diabesica: secondo questa variante i testi possono essere orali e

fossero state scritte dalla stessa mano si potrebbe scritti

pensare ad un uso cosciente e voluto del volgare, ma  Varia natura: possono essere testi letterari o testi pratici(come i testi

così non sembra. L’andamento grafico è molto diverso. giuridici)

 Modo di conservazione: ogni volta che parliamo di testo noi pensiemo ai libri.

Ad oggi però si preferisce considerarlo come un testo in In realtà però è un errore perché i testi non sono conservati esclusivamente

latino e non in volgare, e si ritiene che il primo testo in nei libri (da liber: corteccia o da Volumenvolvere: girare -la pagina- ).

volgare scritto (numero 9 fotocopia e pagina 232 Il libro è un’invenzione medioevale, in precedenza venivano usati altri

marazzini) sia invece una incisione, un graffito (testo

esposto) ritrovato in una catacombe nei pressi di Roma supporti, come la pergamena o il papiro.

(cripta dei santi Felice e Adàutto) databile intorno al IX

secolo. Non è stata riportata una data, ma ci sono prove

archeologiche e paleografiche che ci permettono di datarlo. Anche il contenuto ci aiuta nella datazione

(entro la prima metà del IX secolo). Infatti l’uso di pronunciare le secrita a bassa voce è tipicamente

francese e si diffuse nella penisola in età carolingia. Il testo è una ammonizione, una istruzione di carattere

religioso, in particolar modo liturgico poiché riguarda la celebrazione della Messa.

Il testo è incolonnato : NON/ DICE /REIL/ LESE/ CRITA /ABBOCE NON DICERE ILLE SECRITA A BBOCE (il

momento di separazione delle parole è di per sé un momento di comprensione del testo. La separazione


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Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica e culturale
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