Introduzione
Come si affronta lo studio di una lingua: prospettiva sincronica e prospettiva diacronica. Bibliografia minima. Le variabili linguistiche. I tratti che descrivono una lingua. Grafia e fonetica. Preliminari fonetici.
Come si studia una lingua?
• Si può adottare una prospettiva sincronica: la lingua contemporanea o di un determinato periodo storico viene illustrata attraverso le sue strutture: avremo una grammatica descrittiva e, per quanto riguarda la lingua contemporanea, dizionari che registrano il lessico attuale.
• Prospettiva diacronica, o evolutiva, o storica: nel caso dell’italiano, come dal latino si sono sviluppati i volgari, poi i dialetti, e come si è arrivati all’italiano standard. In questo caso avremo una grammatica storica, dizionari storici e dizionari etimologici che illustrano la derivazione della parola.
Lingua contemporanea
- Fonti orali (interviste sul campo)
- Fonti scritte di vario genere: letterarie e documentarie
Lingua di una fase storica del passato
- Solo fonti scritte e qualche espediente per avere informazioni indirette sul parlato. La conservazione delle fonti scritte è fortuita. La lingua di un autore del passato va studiata in relazione al suo stile individuale (usus scribendi) e alle abitudini linguistiche della sua epoca.
Bibliografia minima
Grammatiche descrittive e dizionari generali:
- L. Serianni, Italiano, Milano 1997 (ed. princeps Grammatica italiana, Torino, UTET, 1988)
- Grande grammatica italiana di consultazione, a c. di L. Renzi, Bologna, Il Mulino, 1988-1995, 3 voll.
- N. Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1998
- Dizionario italiano Sabatini Coletti (DISC), Firenze, Giunti, 1997.
Grammatiche storiche:
- A. Castellani, Grammatica storica della lingua italiana, I, Introduzione, Bologna, Il Mulino, 2000
- G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Torino, Einaudi 1966-1969, 3 voll.
- P. Tekavčić, Grammatica storica dell’italiano, Bologna, Il Mulino, 1980 (II ed.), 3 voll.
Dizionari storici:
- Grande dizionario della lingua italiana (GDLI) fondato da S. Battaglia, Torino, UTET, 1961 sgg.
- N. Tommaseo, B. Bellini, Dizionario della lingua italiana, Torino, L’Unione Tipografico-Editrice, 1865-1879
- Vocabolario degli Accademici della Crusca, Venezia, Giovanni Alberti 1612
Dizionari etimologici:
- Dizionario etimologico della lingua italiana (DELI) di M. Cortelazzo e P. Zolli, Bologna, Zanichelli, 1979-1988
- Dizionario etimologico italiano (DEI) di C. Battisti e G. Alessio, Firenze, Barbé;ra, 1950-1957
- W. Meyer Lübke, Romanisches etymologisches Wörterbuch, Heidelberg, Winter, 1935
- Lessico etimologico italiano di M. Pfister, Wiesbaden, Reichert, 1979 sgg.
Tratti linguistici di una lingua
- Fonetica: l’insieme dei fonemi mediante i quali una lingua si esprime: ogni lingua (o dialetto) usa solo alcuni fonemi, non tutti quelli possibili.
- Morfologia: flessione nominale, coniugazione verbale, il modo in cui le parole portatrici di senso vengono modificate nella loro desinenza a seconda della funzione grammaticale.
- Sintassi: insieme di regole che stabiliscono l’ordine delle parole nella frase e nel periodo.
- Lessico: insieme delle parole di una lingua (unità lessicali dotate di significato). La semantica è la branca della linguistica che studia il significato della parola.
Variabili linguistiche
Ogni lingua, in qualsiasi periodo della sua storia, non è un organismo statico e omogeneo, ma presenta al suo interno delle variabili:
- Differenze fra oralità e scrittura, spesso in rapporto dialettico fra loro (varianti dialettali)
- Variabili in senso orizzontale o spaziale (varianti diamesiche)
- Variabili in senso verticale, dovute a differenze sociali e culturali dei parlanti (diastratiche, varianti diafasiche), al luogo e alle circostanze della comunicazione (varianti diamesiche).
Preliminari fonetici
Bisogna distinguere fra foni e fonemi:
- I foni sono costituiti dai suoni presenti nell’inventario di ogni lingua.
- I fonemi sono quei foni che si presentano in un contesto fonico determinandone il significato, in opposizione a tutti gli altri fonemi di quella lingua, che al loro posto darebbero un significato diverso.
Es. in italiano abbiamo un solo fonema /n/, ma diversi foni corrispondenti, a seconda del contesto: la n di anguria si pronuncia diversamente da quella di indice, ma questo non incide sul significato delle due parole. Nelle parole cera, nera, pera, sera, vera il fonema iniziale determina invece il significato della parola.
Grafie e alfabeti
- I segni che rappresentano i suoni della lingua si chiamano grafemi (lettere).
Nelle lingue storico-naturali il sistema alfabetico non riflette mai con precisione il sistema fonetico. Nella grafia dell’italiano standard per esempio certi suoni sono rappresentati da digrammi, per es. la nasale palatale da <gn>, la laterale palatale da <gl>, la consonante gutturale da <ch> e da <gh> davanti a vocale palatale ecc. Le grafie delle lingue storico-naturali d’altra parte si sono fissate dopo aver oscillato per molti secoli e nelle scritture antiche si possono trovare «grafie empiriche» che rappresentano uno stesso suono (es. filglo, filglio, filio, fillio, figlio, figlo).
- Nelle grafie fonetiche esiste invece una corrispondenza biunivoca fra segno e suono, cioè a un segno corrisponde un solo suono e viceversa.
Legenda
Modo di articolazione dei fonemi
- Consonante occlusiva: cons. la cui articolazione prevede la chiusura totale del canale espiratorio, seguita da rilascio improvviso dell’aria espirata
- Consonante nasale: suono che viene articolato espirando aria dalle fosse nasali
- Consonante laterale: cons. articolata facendo uscire aria ai lati della lingua
- Consonante vibrante: cons. realizzata con una vibrazione delle corde vocali
- Consonante fricativa: cons. articolata in modo che l’aria passi con un sibilo, una frizione fra lingua e denti, si dice anche costrittiva perché provoca un restringimento del canale espiratorio
- Consonante affricata: cons. di articolazione complessa, che risulta dalla fusione di un’occlusiva e di una fricativa
- Semiconsonante o semivocale: suono che mostra le caratteristiche delle vocali (viene articolato senza costrizione del flusso dell’aria emessa) e si trova solo in determinate posizioni: secondo elemento di un dittongo come in pausa, causa, faida o in posizione prevocalica: paiolo, arguire, uomo.
Luogo di articolazione dei fonemi
- Cons. bilabiale o labiale: cons. articolata con le labbra
- Cons. labiodentale: cons. articolata fra labbra e denti
- Cons. dentale: cons. articolata in prossimità dei denti
- Cons. alveolare: suono prodotto con ostruzione parziale o totale del canale fonatorio, articolato in prossimità degli alveoli dei denti superiori
- Cons. palatoalveolare: suono il cui luogo di articolazione è compreso fra gli alveoli dei denti superiori e il palato duro
- Cons. palatale: suono che ha come luogo di articolazione il palato duro
- Cons. velare o gutturale: suono il cui luogo di articolazione è in prossimità del velo pendulo.
Latino volgare
L’espressione latino volgare è l’etichetta con cui si intende il latino parlato in ogni tempo e luogo della latinità, dal quale derivano tutte le varietà linguistiche romanze. Nella parola volgare non c’è alcuna connotazione sociologica, non è solo il latino parlato dalle classi più popolari, ma una lingua parlata da tutte le classi sociali con infinite sfumature. Come ogni lingua parlata non è statico, ma si evolve nel tempo e risente dell’influsso di lingue diverse con cui viene in contatto.
Cronologia della romanizzazione
- 272 a.C.: Italia centro meridionale
- 197 a.C.: Iberia
- 167 a.C.: Illiria (Iugoslavia e Albania)
- 146 a.C.: Africa
- 118 a.C.: Gallia meridionale
- 50 a.C.: Gallia settentrionale
- 15 a.C.: Rezia (tra Svizzera e Austria)
- 107 d.C.: Dacia (Romania).
Evoluzione del latino
(Abbiamo documentazioni scritte a partire dal 3 sec. a. C.)
- Semplificazione dei dittonghi indoeuropei ancora presenti nel latino arcaico:
- ei > i : deico > dico
- oi > ū : oinos > unus
- ou > ū : Loucilios > Lucilius
Lo scritto, di solito, a differenza del parlato è meno propenso ad accogliere queste varianti.
Fonti per la conoscenza del latino volgare
- Opere teatrali (Plauto 259/61 – 184 a.C.; Terenzio 195/185-159 a.C.)
- Scritti di agricoltura (Columella I sec. De re rustica; De arboribus)
- Trattati di veterinaria e di medicina popolare (Mulomedicina Chironis IV sec.)
- Opere come il Satyricon (vd. Cena Trimalchionis) di Petronio (probabilmente vissuto al tempo di Nerone)
- Latino del cristianesimo
- Scritti di semicolti (Peregrinatio Aetheriae ad loca santa sec. V)
- Scritti di grammatici (Appendix Probi: sec. III d.C. o inizio del IV)
- Iscrizioni
- Grafie dei manoscritti
- Dimostrazione a posteriori attraverso esiti romanzi concordi
Esempi dall’Appendix Probi
È un'appendice che si trova in un manoscritto, compilato a Bobbio, nel ‘700, erroneamente attribuito a Valerio Probo - è scritta a Roma - e inoltre definito un ‘antibarbarus’, siccome contiene un elenco di 227 parole volgari da evitare, con indicate le corrispondenti parole corrette.
- Auris non oricla (orecchia, oreille, oreja, orelha port., urecle rum)
- Iuniperus non iiniperus (> it. ginepro)
- Vetulus non veclus (vecchio)
- Columna non colomna
- Frigida non frigda (fredda)
- Favilla non failla
Esempi dalle iscrizioni di Pompei (eruzione del Vesuvio 79d.C.)
Caduta delle desinenze già in atto, specialmente omissione della -m dell’accusativo. Caduta della vocale postonica (non oculus, ma oclus). Già esistenti forme che continuano nei volgari: non il class. Puteolis, ma Putiolis > Pozzuoli non il class. Urceolus, ma urciolus > orciolo.
Iscrizione di Pompei (CIL IV 1173): distrutta nel 79. d.C. dall’eruzione del Vesuvio.
Quisquis ama valia peria qui nosci amare, Bis tanti peria quisquis amare vota
In lat. classico sarebbe:
Quisquis amat valeat pereat qui nescit amare, Bis tanti pereat quisquis amare vetat - traduzione: chi ama stia bene, perisca chi non sa amare, due volte tante perisca chi impedisce di amare - perdita desinenza nel congiuntivo.
Cartina tratta dal libro di Giacomo Devoto
Nella cartina mancano i liguri: abitavano nella parte nord-occidentale, corrispondente a Piemonte e Liguria, a questo sostrato si attribuisce il suffisso -asco, rimanente in alcuni toponimi (es. ligure Bogliasco). Ovviamente non tutti i toponimi di suffisso -asco derivano dai liguri. Possono essere fatti risalire ad essi anche nomi, trasmessi da fonti classiche, come:
- Il nome etnico dei Taurini, che si ritrova nel nome di Torino e Taormina
I liguri erano divisi in tribù:
- Intimeli (da cui deriva il toponimo di Alba Intimelllium)
- Ingauni (da cui deriva il toponimo Alba Ingaunum)
- Ligure è anche il nome di Genova
- Altro suffisso ligure è -ello
Ai liguri, si sovrappone una prima ondata celtica, verso la fine del 6 sec. a.C. e nasce una stirpe celto-ligure, le cui testimonianze sono confermate nelle iscrizioni Leponzie.
Successivamente, lo strato, va tenuto distinto dalle ondate successive di popolazioni celtiche che interessano l’Italia nei secoli successivi.
Dal 5 al 4 sec a.C. L'italia è invasa da un gran numero di tribù celtiche, che celtizzano l'italia superiore:
- Brescia e Verona sono popolare da Cenomani
- I carni colonizzano il Friuli
- Il Veneto, tuttavia, è meno influenzato dai celtici, rimangono alcuni toponimi
Di gallico autentico nella regione a nord del Po, rimane un solo documento, l’iscrizione di Briona (provincia di Novara) a cui va aggiunta in iscrizione di lingue di Todi.
Alcuni suffissi si riportano al celtico:
- -acus
- -icus
Sono prediali, descrivono il nome di appartenenza del proprietario di una terra.
I toponimi celtici sono molto frequenti nell’Italia settentrionale:
- Milano ‘in mezzo alla pianura’ (deriva da Medioplano) - caratteristica del celtico è la perdita della bilabiale sorda (medioplano > mediolano)
- Bologna ‘fondazione base’ (da Bononia, soppianta l’antico nome etrusco Felsina)
- Senigallia (da Sena Gallica)
Al di fuori della toponomastica, ci sono anche celtismi diffusi nella Gallia cisalpina:
- Barros, che da il veneziano ‘baro’, ferrarese ‘ber’, bolognese ‘bar’ (= cespuglio)
- Renos (= fiume, ruscello)
- Datamisium (= setaccio) da il bellunese ‘tamis’, il friulano “tamerz”
Tribù galliche dell’ita nord occidentale sono quelle che hanno invaso il Friuli (la Carnia).
Ad est della Carnia, c’è un altra popolazione, i Veneti, probabilmente calati in italiana dal 9 sec a.C., provengono dall’Europa centrale e hanno avuto una diaspora che li ha portati nella regione balcanica, Europa baltica, Gallia e poi in Italia. I centri più importanti sono Este e Padova; secondo la tradizione raccolta da Livio, hanno scacciato e assorbito il popolo degli Euganei.
Durante la romanizzazione gran parte del Veneto attuale era stata occupata da ondate di ondate celtiche, come viene dimostrato dalle iscrizioni venetiche, mescolate con tratti celtici.
Altra popolazione pre-indoeuropea è quella dei Reti: di cui saponi veramente poco, erano popolazioni concentrate nel Trentino e nel Bolzanino, con diramazioni oltre le Alpi e al sud fino a Verona e nel Vicentino. Vengono definiti pre-indo. e alcuni relitti della loro lingua si vedono nella toponomastica delle valli Alpini:
- Val Trompia
- Val Camonica
- Val d’Isarco
Per essi non si possono escludere i loro rapporti con l’etrusco, anche se deboli / lontani.
Sostrati in Italia
Il latino volgare assume termini dal sostrato in epoche diverse. La cartina prodotta è semplificata e descrive sostrati appartenenti a strati linguistici differenti:
- Pre-indoeuropei: Liguri, Etruschi, Reti, ai quali si possono aggiungere Euganei nel Veneto, Paleosardi e in Sicilia i Sicani.
- Indoeuropei: Celti, Veneti, Greci e popolazioni italiche (Osco-umbri Falisci, Volsci, Bruzi).
Influssi fonetici dei sostrati in Italia
I fenomeni fonetici che gli studiosi concordemente riconducono ai sostrati non sono numerosi:
- La labilità (tendenza all’indebolimento o caduta di vocali non accentate) del vocalismo atono nell’Italia settentrionale è attribuita al sostrato celtico: un accento di forte intensità sulla vocale tonica (pensiamo alla pronuncia del francese) porta ad un alleggerimento delle vocali atone che tendono a cadere sia in posizione finale, sia in corpo di parola.
- Al sostrato celtico si deve anche il trattamento del nesso –CT- in posizione intervocalica che in Piemonte e in Lombardia si palatalizza: piem.- noit <NOCTEM, fait <FACTUM, lait <LACTEM (cfr. francese nuit, fait, lait), lomb.- noć, lać ecc., in Toscana nell’it. standard si ha un’assimilazione (notte, fatto, latte).
- Al sostrato osco-umbro (sostrato italico) è attribuita l’assimilazione che si realizza in vaste zone dell’Italia centrale dei nessi –ND- e –MB- in posizione intervocalica: -ND- > nn : MUNDUM > munno, -MB- > mm: SAMBUCUM >sammuco.
- Non è invece più attribuita concordemente al sostrato la gorgia toscana, cioè la spirantizzazione delle consonanti occlusive sorde –c-, -t-, -p- in posizione intervocalica (in parole povere la pronuncia aspirata del toscano delle tre consonanti quando sono precedute e seguite da vocale, anche in fonetica di frase: la hasa, ditho, cuphola).
Prestiti lessicali dall’etrusco
Il lat. volgare assume elementi lessicali dall’etrusco in epoche diverse:
- Nel 7-6 secolo (età dei Tarquini) parole legate all’organizzazione dello stato in classi: populus, par, spurius;
- Nel 5-4 secolo vocaboli relativi a rappresentazioni teatrali, al piccolo commercio e ai mestieri: per es. histrio, taberna, catena.
Molti grecismi sono inoltre penetrati nel latino per tramite etrusco. Nomi etruschi si fissano nella toponomastica delle regioni abitate da questo popolo (Toscana, Lazio, pianura Padana) in genere riconoscibili per:
- L’accentazione proparossitona (sulla terzultima sillaba),
- Per i suffissi – ina, -ena, -enna) suffissi di appartenenza (la terra di...)
- Qualche volta per la presenza di F- in posizione iniziale: Cétina, Biéntina, Félsina (antico nome di Bologna, poi soppiantato dal celtico Bononia).
Prestiti dai dialetti osco-umbri
Sono di origine osco-umbra parole con –f- interna al posto della –b- del latino, alcune delle quali sono testimoniate anche dal lat. scritto:
- Scrofa, tufus, inferus;
Altre forme si devono presupporre presenti nel lat. volgare in base agli esiti romanzi:
- Bufulcus (it. bifolco) e non bubulcus, tafanus (it. tafano) e non tabanus, anche la base scaraf- di scarafaggio, rispetto allo scarabeus del latino.
Sempre ai dialetti osco-umbri si deve l’uso della laterale –l- al posto della dentale –d-: vedi in lat. odor, ma olere.
Prestiti dal celtico
Si tratta di parole entrate nel lat. volgare in epoche diverse e a volte documentate nel lat. scritto:
- Bracae (Lucilio aa. 180-103) - i romani vengono a conoscenza di un capo d’abbigliamento e ne assumono anche il nome celtico
- Alauda ‘allodola’, salmo ‘salmone’ (Plinio I sec. d.C.)
- Beccus ‘gallinacei rostrum’ (Svetonio aa.70-126)
- Cambiare (Apuleio aa.125-180)
- Carrus ‘carro a 4 ruote’, corradicale del currus romano
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Storia della lingua italiana - modulo 1 e 2
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