Storia della lingua giapponese
08/02/21
Caratteristiche tipologiche della lingua giapponese: è una delle lingue più parlate al mondo (più di 120 milioni di parlanti), lingua ufficiale de facto del Giappone, insieme all’angaur e all’inglese nello stato di Angaur (ca. 135 abitanti) nella Repubblica di Palau.
Miti sulla lingua giapponese considerata una lingua unica per quanto riguarda la tipologia di lingua, la struttura grammaticale, l’accento e il lessico... (sono dei miti o è vero che è unica?)
Si parla di una lingua isolata dalle altre perché nessun’altra lingua è simile al giapponese, viene descritta come una lingua flessivo-agglutinante o semi-agglutinante (non rientra né sotto la categoria delle lingue flessive, né sotto quella delle lingue agglutinanti), ha un ordine sintattico con struttura tema-rema (dove il tema viene grammaticalizzato).
Di solito le lingue si dividono in lingue d’accento e lingue tonali, ma il giapponese non rientra perfettamente in nessuna delle due categorie. Ha un sistema di scrittura unico al mondo, comprende il sistema di scrittura cinese ma ingloba dei segni grafici prodotti in Giappone a partire dai caratteri cinesi.
Ha un lessico ricco di prestiti lessicali provenienti da più lingue e ha un complesso sistema dei cosiddetti “onorifici”.
Continuum linguistico = circoscritto all’arcipelago giapponese. Si interrompe tra la catena dell’arcipelago Tokara e l’isola di Amami, poi comincia il continuum linguistico delle isole Ryukyu, che sono delle varietà linguistiche che derivano dal proto-giapponese (non c’è mutua intelligibilità tra varietà ryukyuane e giapponese, ma dal punto di vista storico sono varietà strettamente imparentate).
Si parla di giapponese come lingua flessivo-agglutinante.
Nelle lingue agglutinanti per ognuna delle categorie grammaticali (modo, tempo, numero, persona), vengono utilizzati dei singoli morfemi: abbiamo una radice che mi dà il significato e poi si attaccano una serie di mattoncini, uno per ogni categoria.
食べさせられていなかったらしいです。 = - pare che non venisse costretto a mangiare.
Ogni categoria viene espressa attraverso un piccolo morfema (mattoncino) = tabe (mangiare, radice, dà il significato) /sase (causativo) /rare (passivo) /tei (aspetto verbale) /na (negazione) /katta (passato) /rashii (congettura, pare che) /desu (registro).
Ci sono anche caratteristiche di una lingua flessiva. Se pensiamo alle basi (mizenkei, ren’yokei, shushikei, rentaikei, izenkei e meireikei) si ha una sorta di flessione: ha una vocale che cambia. 死な、死に、死ぬ、死ぬる、死ぬれ、死ね。
Per quanto riguarda l’ordine sintattico, il giapponese è descritto come una lingua SOV (soggetto-oggetto-verbo), che è l’ordine che troviamo in una frase semplice.
Struttura tema-rema = il giapponese ha la caratteristica di grammaticalizzazione del tema, una caratteristica che non troviamo nelle lingue europee.
Una lingua tonale è una lingua in cui la variazione tonale può determinare significati diversi, ma il dominio della variazione tonale viene circoscritto alla sillaba, cioè ogni sillaba ha un contorno tonale definito. La variazione tonale determina il tono.
In italiano, l’accento viene dato dall’intensità con cui pronuncio una sillaba (anche dal volume con cui parlo) che dà una maggiore forza alla pronuncia. Nel tono, invece, si ha una variazione della frequenza dell’onda sonora, quindi le corde vocali si allungano e si rilassano come quando un cantante va a emettere un suono acuto o grave (stesso parametro che in italiano rende l’intonazione).
In cinese la variazione tonale si applica ad ogni singola sillaba, ma in giapponese c’è bisogno di almeno due sillabe per averla. Quindi in giapponese questo particolare fenomeno ha caratteristiche simili a quello che è l’accento nelle lingue europee, ma a sua volta ha anche caratteristiche simili al tono delle lingue tonali perché il parametro che permette la variazione è la variazione della frequenza tonale. Ogni parola ha un accento e l’accento permette di distinguere parole con significato diverso: non si parla dell’accento basato sull’intensità (tipo in italiano), ma parliamo di accento tonale = è accento perché riguarda la parola e non la sillaba, è tonale perché usa la variazione della frequenza delle corde vocali per rendere l’accento.
Sistema di scrittura particolare, comprende sia caratteri cinesi che grafemi che indicano un suono o più di un suono (combina caratteri cinesi con simboli fonetici).
Il lessico può essere diviso in tre categorie in base all’origine della parola: una stessa parola più o meno con lo stesso significato può essere espressa da parole che sono diverse per l’origine.
- Wago o Yamato-kotoba (parole autoctone, presenti in Giappone prima dell’arrivo del lessico cinese), es. 食べ物
- Kango (parole di origine cinese, non solo le parole entrate dalla Cina, ma anche le parole coniate in Giappone utilizzando morfemi di origine cinese), es. 食物 (しょくもつ)
- Katakanago, es. フード
Come distinguere un Yamato-kotoba da un Kango: le letture on fanno riferimento ai Kango e le letture kun ai Wago, es. 心 (こころ) e 心臓 (しんぞう).
Registri linguistici (keigo): nel momento in cui uso il keigo, certe espressioni cambiano radicalmente.
ここで食べる? (mangi qui?)
こちらで召し上がりますか? (mangia qui?)
Il giapponese è definita una lingua unica perché spesso non rientra perfettamente in quelle categorie che sono state formulate per descrivere le lingue.
Tra 花 (はな) e 図書館 quale è Kango e quale Wago?
花 è Wago e 図書館 è Kango.
Se io ho un carattere e ho tre sillabe che si associano a quel carattere non può essere un Kango, perché i Kango sono tutti caratteri composti al massimo da due sillabe. 花 (図書館 sono tre caratteri, è un solo carattere).
電話 è un Kango. 話す è un Yamato-kotoba.
!!! Le parole di cui descriverà i mutamenti fonetici (dal Giapponese antico) sono tutte Yamato-kotoba. Se parla della parola 今日 (きょう) e ne descrive i mutamenti fonetici dal giapponese antico a quello moderno, non potrà che essere un Yamato-kotoba.
15/02/21
Tipologie linguistiche:
- Lingue isolanti o analitiche (cinese, yoruba)
- Lingue agglutinanti (finlandese, turco)
- Lingue flessive (italiano, russo)
- Lingue polisintetiche o incorporanti (lingue eschimo-aleutine)
Le lingue isolanti o analitiche non hanno una flessione, non ci sono parti variabili del discorso. In cinese, per esempio, le categorie del tempo, dell’aspetto del verbo vengono definite attraverso elementi esterni alla parola.
Nelle lingue agglutinanti o flessive queste categorie vengono indicate attraverso una fissazione (lingua agglutinante) e attraverso una flessione (lingua flessiva). Nelle lingue polisintetiche, invece, una parola è molto lunga e a volte ci sono più morfemi che danno un significato. Spesso una parola in queste lingue significa una frase nelle lingue flessive o agglutinanti.
Wago o kango?
- 心当たり = wago (こころあたり) (comunque se hai l’okurigana non può essere kango)
- 見当 = kango (けんとう)
- 今日 = kango (こんにち)
- 今日 = wago (きょう) (in questo caso ad ogni carattere non corrisponde una lettura perché c’è solo una sillaba, quindi non può essere di derivazione cinese)
- 今年 = wago (ことし)
- 今年度 = kango (こんねんど)
- 机 = wago
- 勉強する = kango
- 学ぶ = wago
- こころ = wago
- 心臓 = kango
- 電話 = kango
- 社会 = kango (しゃかい)
- 頭 = wago (あたま)
- 頭痛 = kango (ずつう)
Se esistono altri composti dove un carattere si legge allo stesso modo, allora è kango ed è la lettura on (es= こんにち e il こん c’è in numerosissimi composti).
Dibattito sull’origine della lingua giapponese
Dibattito sull’origine della lingua giapponese teorie sulla filiazione genetica.
Tra le lingue del mondo più parlate, il giapponese è forse l’unica ad avere un’origine incerta. I primi tentativi pioneristici di individuare un’origine sono della fine del XIX secolo e sono di Anton Boller (1857) che associa la lingua giapponese alle lingue uralo-altaiche e Basil H. Chamberlain (1895) che lo associa alle lingue delle Ryukyu.
È difficile individuare un’origine perché le fonti testuali giapponesi non sono molto antiche come le fonti greche o sanscrite, ma sono dell’VIII secolo e riflettono la lingua della fine nel VII secolo e dell’VIII secolo. Inoltre, le fonti disponibili sono solo parzialmente utilizzabili per la ricostruzione di forme proto-giapponesi: molte fonti erano scritte in cinese e solo i componimenti erano scritti in giapponese. Le pronunce, poi, sono a loro volta delle ricostruzioni basate sulla comparazione con la ricostruzione delle pronunce del cinese medio.
Kamei, nel 1961/1973, raggruppa le teorie sull’origine della lingua giapponese in quattro gruppi:
- Correlazione tra la lingua giapponese e le lingue dell’Asia settentrionale: teoria altaica o uralo-altaica, coreano (come parte della famiglia altaica) e ryukyuano (sia esso considerato una lingua o un dialetto).
- Correlazione tra la lingua giapponese e le lingue dell’Asia meridionale: teoria maleo-polinesiana o austronesiana e teoria tibeto-birmano.
- Correlazione tra la lingua giapponese e le lingue indoeuropee.
- Altre teorie (persiano, greco, basco, sumero, ecc.)
A questi gruppi aggiungiamo altri due gruppi di teorie (Shibatani, 1990), che sono:
- Teoria secondo la quale il giapponese abbia un sostrato austronesiano e un superstrato altaico.
- Teoria secondo la quale il giapponese sia una lingua mista nata dall’incontro di lingue austronesiane e lingue altaiche.
Teoria altaica
Teoria altaica: le lingue della famiglia altaica sono distribuite per tutta l’Asia, sono divise in tre gruppi (lingue mongoliche, lingue turciche e le lingue manciù-tunguse). Questa teoria vede il giapponese come una lingua che appartiene a questa grande famiglia.
Fujioka Katsuji, nel 1908, elenca una serie di caratteristiche che il giapponese ha in comune con le lingue altaiche (es.: non si verifica nessun nesso consonantico in posizione iniziale di parola, assenza di articoli, presenza dell’armonia vocalica...). Ovviamente in questo caso non bisogna guardare i kango, ma dobbiamo liberare la lingua giapponese da essi e considerare solo i wago, le parole più antiche.
Limiti di questa teoria: considera caratteristiche tipologiche, che non sono utili per determinare la comune origine di due lingue, poi considera caratteristiche privative (“non si verifica”, “non esistono” ...) e non usa il metodo comparativo, cioè l’unico metodo accettato dagli studiosi nella linguistica storica.
Per osservare che due lingue derivano dalla stessa protolingua bisogna osservare corrispondenze sistematiche di fonemi e morfemi e ci deve essere una comparazione tra parole indicanti i numerali e i nomi di parentela (meno suscettibili di essere prese in prestito da altre lingue).
Esempio di metodo comparativo:
Italiano = stazione
Tedesco = Bahnhof
Turco = istasyon
Possiamo dedurre che italiano e turco sono lingue che derivano dalla stessa protolingua, ma non è così. Infatti, è un fenomeno che si chiama “prestito”, sono prestiti linguistici in particolare dal francese (il turco li ha presi). Non possiamo quindi in questo caso prendere queste parole per la nostra comparazione, dobbiamo prendere le parole antiche, presenti ben prima dei prestiti linguistici. Sappiamo invece che l’italiano e il tedesco sono lingue cugine, perché l’italiano deriva dal latino, il tedesco dal germanico e il latino e il germanico sono lingue sorelle. Però non posso determinare questa parentela osservando la comparazione di queste parole (perché magari derivano da una proto-forma diversa).
Italiano = uno/madre
Tedesco = ein/Mutter
Turco = bir/anne
Infatti, se osserviamo i numerali e i termini di parentela, vediamo che l’italiano e il turco sono diversi. Tra italiano e tedesco, invece, abbiamo la corrispondenza tra la nasale bilabiale all’inizio, abbiamo il suono alveolare dopo la prima vocale e la presenza della vibrante.
Italiano = fatto/latte
Spagnolo = hecho/leche
Francese = fait/lait
Romeno = fapt/lapte
Corrispondenze di fonemi sistematiche, permettono di dire scientificamente che queste parole derivano da una stessa proto-forma, ci sono stati diversi mutamenti fonologici a partire dalla stessa proto-forma.
Sia Benveniste (1966) che Greenberg (1963) hanno messo in evidenza che il solo approccio tipologico non è sufficiente a stabilire relazioni genetiche poiché lingue che non hanno alcun rapporto genetico e sono geograficamente separate possono tuttavia condividere un numero consistente di tratti distintivi.
Sostenitori della teoria alcaica:
- Murayama Shichiro (1908-1995)
- Roy Andrew Miller (1924-2014), che espone le sue teorie nel suo libro “Japanese and the Other Altaic Languages” (1971)
Murayama, nel 1973, elabora la sua teoria secondo la quale il giapponese fa parte del gruppo delle lingue altaiche, e presenta una corrispondenza delle consonanti di inizio parola tra proto-alcaico (PA), proto-giapponese (PG) e giapponese antico (GA).
(in linguistica i suoni ricostruiti si indicano con “*”)
Teoria di Miller
Nel 1971, Miller propone il seguente albero genealogico della lingua giapponese e vediamo che il giapponese antico, secondo lui, avrebbe come lingue sorelle il coreano medio e lo ryukyuano. Queste tre lingue deriverebbero dal Proto-Coreano-Giapponese, che a sua volta deriverebbe dal Proto-Tunguso-Coreano-Giapponese (che ha come lingua figlia anche il Proto-Tunguso), che a sua volta deriverebbe dal Proto-Mongolo-Tunguso-Coreano-Giapponese a cui appartiene anche il Proto-Mongolo. Tutte queste lingue appartengono alla grande famiglia Proto-Altaica, di cui fa parte anche il Proto-Turco.
Sempre sulla scia degli studi altaici, sono stati condotti numerosi studi per dimostrare lo stretto rapporto tra il coreano e il giapponese. Sono studi condotti da Ono Susumu (1919-2008) e Samuel Martin (1924-2009), che elabora una lista di 320 paralleli lessicali usando la lingua moderna (criticato da Miller nel 1976 e da Mathias nel 1973).
La teoria di Ono del 1957 è stata criticata da Hattori (scarsità di corrispondenze fonologiche nel lessico di base).
Giapponese e varietà ryukyuane
Nel 1895 Chamberlain individua per la prima volta una correlazione tra la lingua giapponese standard e le varietà linguistiche parlate nelle Ryukyu (quello che lui chiama “Luchuan”). Egli dice che il rapporto tra il giapponese e lo ryukyuano è come quello che c’è tra spagnolo e italiano e che il ryukyuano è rimasto ancora più conservativo rispetto al giapponese e presenta delle caratteristiche particolari che sono sparite nella lingua moderna giapponese.
Nel 1959 Hattori ci presenta il suo albero genealogico che comprende il giapponese e varietà linguistiche ryukyuane. Il Pre-proto-giapponese, parlata molto probabilmente al nord del Kyushu (è nel Kyushu che nasce la proto-cultura, la proto-civiltà giapponese) e da lì il primo ramo a staccarsi è il cosiddetto Giapponese antico orientale (Eastern Old Japanese). Le varietà linguistiche delle Ryukyu si staccano in un secondo momento e dal Proto-giapponese abbiamo il Giapponese antico occidentale (Western Old Japanese), cioè quello riflesso nei componimenti del Kojiki, nel Nihon Shoki e nella maggioranza dei componimenti del Manyoshu. Invece dal giapponese antico orientale (di cui l’unica testimonianza è negli azumauta del Manyoshu) l’unica varietà linguistica moderna è il Dialetto (o lingua) di Hachijojima. Tutte le altre lingue parlate in Giappone derivano dal giapponese antico occidentale.
Nel 1981 Hokama, basandosi sulle stime glottocronologiche di Hattori e altri fenomeni linguistici, dice che il distacco dei dialetti ryukyuani dal proto-giapponese si ha tra il II e III secolo e il VII-VIII secolo (sicuramente prima del periodo Nara e sicuramente nella seconda parte del periodo Yayoi).
Come possiamo dire con certezza che il giapponese e lo ryukyuano sono lingue sorelle, cioè derivano entrambe dal proto-giapponese?
Ci sono corrispondenze fonologiche tra il giapponese standard e il dialetto di Hateruma (isola a sud delle Ryukyu):
- La “p” al posto dell’”h” iniziale giapponese (spiaggia = hama/pama)
- In giapponese la vocale è sonora e nel dialetto di H. in maniera sistematica è desonorizzata
- In giapponese c’è il suono “i” che nel dialetto di H. diventa ***suono disgustato
- Tutte le “o” del giapponese standard diventano “u” nel dialetto di H.
- Tutte le “e” del giapponese standard diventano “i” nel dialetto di H.
Corrispondenze sistematiche di fonemi, non ci lasciano dubbi che si tratta di lingue che derivano da una stessa protolingua.
Altre teorie
Altre teorie: fallimentari o ampiamente criticate.
- Correlazione tra mongolo e giapponese teoria di Ozawa Shigeo
- Correlazione con il gruppo tibeto-birmano teoria di Nishida Tatsuo
- Correlazione con la ling
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