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Keats. In Italia viene ospitato dagli Este e qui inizia la composizione del dramma lirico in quattro atti “Prometeo liberato”, poi

completato a Roma e pubblicato nel 1820. E’ un’opera in cui Shelley esalta i suoi alti ideali di rigenerazione umana attraverso la

ribellione morale, intellettuale e sociale. Si racconta il trionfo di Prometeo su Giove (cioè il trionfo della libertà e della ragione contro

la tirannide e l’odio, una concezione che ritroviamo espressa anche in “Alla mente dell’uomo”). Shelley fu anche a Napoli dove

compose “Ode to Naples” e “strofe scritte nella tristezza vicino a Napoli” in cui si trova la contemplazione di una natura dolcissima e

malinconica e il poeta con le sue problematiche esistenziali, il senso di solitudine, la salute malferma. Risale invece al periodo

fiorentino (1819) l’ode più famosa “Ode to the west wind”: il vento dell’Ovest potrebbe essere il simbolo della Rivoluzione

Americana anche se la poesia rifugge specificamente da ogni intento razionalistico così il vento diventa solo una rappresentazione di

una pulsione mirata a diffondere il pensiero e le parole dell’autore (su di lui si scagliò il Peacock di “Nightmare Abbey” con

un’irrefrenabile quanto inconsistente passione a riformare il mondo). Ma lo shelley italiano è anche un attento illustratore di

psicologie (l’uomo ha il potere di governare la propria mente), è l’autore di delicate intime serenate dedicate a jane, mogle dell’amico

Edward Williams. Ma soprattutto è il poeta delle entità simboliche : la luna, che è una “pallida lady morente”, il velo, simbolo del

male, l’allodola, la felicità squillante con la tematica del dolore che sfuma nel piacere. Se spesso i simboli devono essere interpretati

o sfuggono al loro proprio significato in “Ozymandias” , un breve componimento scritto nel 1817, il simbolo appare lucidissimo

quando si tratta di stigmatizzare “il ghigno beffardo del potere”: grazie all’artista abbiamo una memoria negative dei resti del

faraone che seppe imprimervi lineamenti assoluti, freddi e arroganti. Al periodo italiano appartengono anche due essenziali scritti in

prosa: “A Philosophical View of Reform” (l’illustrazione di una graduale riforma delle istituzioni inglesi del tempo) e “A defence of

poetry” cge proclama la superiorità dell’immaginazione sulla ragione. Le ultime due opere poetiche di shelley sono: Adonais (1821);

un’elegia sul modello del lamento di Bione per Adone in cui Shelley piange l’amico scomparso Keats e ne esalta il suo genio poetico,

e “The triumph of Life”, composto in terza rima sul modello dantesco è una grande allegoria della vita: il poeta racconta di avere

visioni di moltitudini di genti in mezzo alle quali avanza il carro del trionfo della vita che trascina schiavi in catene tra cui platone,

Aristotele, Alessandro Magno, Napoleone. Rosseau è, come virgilio, la guida del poeta. Ciò che rimane all’uomo è soccombere dopo

aver tentato invano di cambiare il mondo. L’otto luglio 1822 dopo essere partito dal golfo di La spezia per Pisa annegò insieme e

Leigh Hunt e Edward Williams. Il corpo venne rinvenuto a Viareggio e sepolto a Roma.

John Keats

Keats nasce in un paesino presso Londra nel 1795 da una modesta famiglia. Viene cresciuto in una tenuta agricola di proprietà dei

nonni materni poiché la madre e il fratello (diciannovenne) muoiono di tubercolosi. Non può frequentare l’università anche se aveva

studiato molto latino e francese così prende un diploma di chirurgo abilitato ad esercitare sulle navi ma questo mestiere non lo farà

mai e riuscirà a sopravvivere lo stesso grazie a una esigua eredità materna. Nel 1814 affascinato dai versi byroniani compone il

sonetto “To Lord Byron”anche se tale infatuazione avrà breve durata. In politica si avvicina alle istanze della sinistra radicale. Più

motivata risulta l’influenza di Wordsworth la cui opinione viene tuttavia scossa dalla conoscenza diretta nel 1817. Keats lo descrive

in atteggiamento egoistico, altezzoso e perbenista. Alla fine del 1815 Keats trova l’ideale punto di riferimento letterario e umano

nella redazione di “The Examiner”, il periodico di impostazione radicale diretto da Hunt che tra l’altro riuscì a trasformare la sua casa

in un punto di ritrovo per giovani letterati e artisti come shelley e keats. Nel 1816 compose la sua prima poesia (guardando per la

prima volta nell’Omero di Chapman): conosceva Omero soltanto dalla traduzione neoclassica di Pope (vi è la descrizione della

sorpresa attraverso le similitudini dell’astronomo e del conquistatore). Nel 1817 scrive il suo primo volume in versi “Poems” e

inizia la composizione di “Endymion”, un grande poema epico-mitologico, dopo una scommessa con Shelley su chi fosse stato

capace di scrivere un poema di quattromila versi. Questo poema non ebbe però buona fama. Il cardine della sua filosofia esistenziale

è la capacità negativa ovvero la capacità di vivere senza certezze o credenze praticando una sorta di semplice e laica religione

dell’umanità. Da questo momento la poetica di Keats comincia a prendere una piega negativa oltre ad andare peggiorando le sue

condizioni finanziarie. E’sintomatico il bisogno di keats di confrontarsi continuamente con altri autori, di tormentarsi, di discutere,

insomma di vivere come qualsiasi giovane intellettuale ansioso di riformare il mondo si pensi all’affascinante ballata “La belle dame

sans merci”, composta nel pieno di mitologie e teorie che viene poi venerata dai preraffaelliti. E’ sintomatico poi come keats adotti

una scrittura di getto e non programmata. Nel settembre del 1818 keats è reduce da un tour in scozia a piedi dove il poeta progetta di

cantare in versi il rovesciamento dei Titani da parte degli dei guidati da Giove. L’intenzione è dunque quella di riscattarsi dalla

delusione di critica e di pubblico di Endymion. L’ opera si interrompe però a metà del III libro: il poeta sa di dover studiare ancora

molto prima di comporre un grande poema mitologico. Nel frattempo dichiara di star scrivendo altri brevi componimenti “le odi di

maggio” in cui spiccano “Ode a un usignolo” il cui canto è simbolo di eternità e dove vi è la contrapposizione tra il freddo mondo

nordico e la solarità e il vitalismo del mondo mediterraneo, e “all’una greca”,ispirata forse dopo aver visto i resti del Partenone al

British Museum, in cui l’eternità verrebbe promessa solo dall’arte. Ha invece fatto discutere molti critici l’interpretazione dell’ultimo

distico che parla della bellezza e della verità ma che grammaticalmente non sembra aver molto senso (particolare è in lui spesso la

mancanza di punteggiatura). Già dal 1820 inizia il mutamento psicologico in Keats che può essere sintetizzato nella trasformazione

del terrore-rifiuto della morte in accettazione della stessa. L’esito fu la composizione di “to Autumn” dove è palese l’accettazione

della propria fine non più sentita come una condanna (In ode a un usignolo e in ode a un’urna greca si esaltava la giovinezza e la

presenza fisica dell’io narrante), l’io narrante si annulla nel principio della ciclicità: le rondini ritorneranno, la stagione rifiorirà.

Visse i suoi ultimi giorni in una camera presa in affitto a Piazza di Spagna a Roma dove continuò fortemente a sostenere di non poter

proprio ammettere la natura divina di Cristo. Morì nel febbraio del 1821 e nella sua tomba volle inciso: Qui giace uno il cui nome fu

scritto nell’acqua.

Felicia Hermans e John Clare

La prima fu famosissima sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Il suo pathos poetico fu riconosciuto più sentimentale e superficiale

che profondo e consapevole, profondamente religiosa mostra i propri limiti in una poesia quale “Lo scettico”. Non può essere

comunque dimenticata la sua ballata Casabianca (1829), dedicata a un fanciullo, figlio del capitano della nave in fiamme, che si

immola sulla plancia di comando al posto del padre.

John Clare è ricordato per il suo spirito negletto, fu rinchiuso in manicomio dove trascorse gli ultimi trent’anni della sua vita.

4. LA SAGGISTICA

Estremamente variegata è anche la produzione saggistica. Già Burke e Godwin avevano dato impulso alla scrittura di vari poeti e

letterati. Importante è “Il benessere delle nazioni”(1776) di Adam Smith, teorizzatore dell’economia liberista. Un altro autore di

fondamentale importanza è Bentham, il teorico dell’utilitarismo (l’interesso sociale è dato dalla somma degli interessi individuali)

che riformò il Parlamento inglese in senso liberale e perfezionò il funzionamento di un moderno Stato di diritto. Un’altra opera molto

imporante fu “proclamazione dei diritti delle donne” (1792) di Mary Wollstonecraft mentre per quanto riguarda la saggistica politica

vanno ricordate le figure di David Ricardo che giunse a propugnare il concetto di libero scambio anche tra nazioni diverse, Thomas

Robert Malthus con la sua teoria della crescita demografica, Stuart Mill che seppe individuare nella natura umana un sentimento

morale disinteressato capace di apportare enormi rivolgimenti sociali (conciliare i diritti dell’individuo con quelli della collettività,

favorire la separazione dei poteri legislativo, esecutivo, giudiziario che è la sola chiave corretta di funzionamento di un moderno

Stato di diritto).

Per quanto riguarda la saggistica letteraria vanno ricordati autori quali Hazlitt, Thomas De Quincey, Lamb.

Lamb, compagno di scuola e amico intimo di Coleridge, fu oltre che poeta anche un drammaturgo. La sua scrittura prende a modello

Montaigne e inoltre può essere considerato l’antesignano della moderna critica Shakeperiana. L’autore rivela una notevole tenuta

retorica, il gusto per la ricercatezza stilistica e per i barocchismi. Nel 1820 appare su “London Magazine” invece un articolo firmato

“Elia” basato su ricordi onirici infantili, esposti in uno stile semplice ed elegante, svagato e accattivante. Il successo fu tale che gli

articoli giunsero ad essere tanti così furono pubblicati in un volume. Qui si mostra il temperamento più genuino, il suo stile

umoristico ma non per questo vago, gli argomenti apparentemente frivoli nascondono invece messaggi profondi: l’alter ego del

poeta, Elia, le tragedie del poeta (un monotono lavoro, la sorella pazza) vengono sublimate in queste pagine. Quindi Lamb ha la

necessità di svagarsi, di dimenticare il contingente e di mostrarsi un sognatore. Oltre composizioni sono “Vecchie facce familiari” e

“ Su un bimbo morto appena nato”.

Lo stile di Hazlitt, a differenza di quello di Lamb, è spoglio, semplicissimo. Più lineare e meno bizzarro del collega la sua produzione

immagini (a un incontro di pugilato, Vita di Napoleone, la sensazione di immortalità negli anni giovanili). Hazlitt mostrò grande

interesse per gli argomenti di carattere politico-sociale (in “la prima conoscenza dei poeti” ). Fu anche lui grande critico di

Shakespeare e esperto di critica di storia della poesia inglese dalle origini all’Ottocento. Amava definire il proprio uno stile familiare

sottolineando con ciò come la sua scrittura fosse basata sul ritmo della conversazione.

Thomas De Quincey ha uno stile dell’eloquenza e della premonizione (molti autori quali Poe, Wilde, Freud sono preconizzati nella

sua scrittura). Evitò di esprimersi nella poesia, nel teatro e nella narrativa con l’eccezione del romanzo. Dotato di eccezionali doti

linguistiche (conosceva benissimo il greco), ma di spirito ribelle, collaborò con diversi giornali dai quali prese la forma saggistica.

Aveva molto da raccontare come dimostra in “Confessioni di un oppiomane inglese” una sorta di autobiografia che unisce alla

narrazione di svariate avventure (la fuga dal college, i vagabondaggi etc), il racconto della dipendenza dall’oppio e le immagini

fantastiche da esso appartate. L’abitudine a narrare queste visioni sconfina nell’analizzare i propri sogni dove anticipa la tematica

wildianda dell’irresponsabilità morale dell’arte o la narrazione dell’orrifico di Poe o la curiosità amorale Di Baudelaire o la dolcezza

sublime di Swinburne. Celeberrimo rimane il suo scritto (Sul bussare al portone in “Macbeth”) dove analizza il battito al portone

nell’atto II di Macbeth che simboleggia secondo lui il battito della vita che riprende a pulsare. De Quincey fu anche attento al potere

della letteratura sui lettori e famosa resta la sua distinzione tra la pagina scritta che trasmette una mera conoscenza e quella invece

che parla a un livello più alto di comprensione della mente umana senza apparentemente nulla insegnare. Va ricordato infine il

grande legame con i poeti laghisti.

Thomas Babington Macaulay fu un talento fortemente istituzionale. Profondo conoscitore di Milton, fu poeta e su modello di Walter

Scott compose “Canti dell’antica Roma” (1842) oltre ad essere un critico letterario e storico della letteratura. L’opera per cui viene

maggiormente ricordato è “Storia di Inghilterra dall’avvento di Giacomo II” in cui egli sottolinea il valore del compromesso

conseguito alla “Rivoluzione gloriosa” del 1688 come base della futura prosperità dell’Inghilterra. Macaulay credeva fortemente in

uno Stato di diritto e nell’alternanza al potere di due schieramenti, tories e whings (conservatori e liberali).

Profondamente legato alla cultura idealista tedesca, nemico di Macaulay, Carlyle vede nell’universo un simbolo dellla potenza divina

che si manifesta nella personalità di grandi eroi. Egli pertanto cerca di svalutare la ricerca scientifica ed empirica. Egli voleva istillare

in Inghilterra il germe dello Stato etico. La sua opera principale è “Sartor Resartus”, un opera in cui le istituzioni umane sono come

dei vestiti: si logorano e occorre liberarsene per cambiarle. Ciò che non gli paice è il fatto che uno Stato di diritto non abbia bisogno

di eroi dotati di poteri assoluti e che debba semplicemente mirare a un ruolo di mediatore tra le parti.

L’ETA’ VITTORIANA

CULTURA E SOCIETA’ NELL’EPOCA DELLE MACCHINE

1. I CARATTERI PRINCIPALI DEL PERIODO VITTORIANO

L’età vittoriana prende il suo nome dal regno della regina Vittoria (1837-1901), il regno più lungo nella storia dell’Inghilterra. Per

l’Inghilterra il periodo vittoriano fu un periodo di rapida espansione economica,territoriale e demografica. La moderna economia

urbana dell’industria manifatturiera e del commercio internazionale presero il posto della vecchia economia agricola. Si formarono

grandi città come Liverpool, Manchester, Birmingham, Bristol, Leeds che accoglievano grandi fabbriche. Per un momento si credette

che le forze di mercato potessero risolvere i problemi legati alla povertà senza dover scardinare le istituzioni politiche e le strutture

sociali esistenti. La grande fortuna di questo periodo fu dovuta anche al grande numero di colonie che la Gran Bretagna potè

conquistare divenendo una realtà sovranazionale. Con l’avvento di un ritorno dell’attività rivoluzionaria in Europa, le grandi e povere

masse urbane furono percepite come potenzialmente pericolose all’ordine costituito, così’ furono gradualmente incorporate in

working classes (proletariato) grazie a una serie di riforme e interventi politici mentre la borghesia mercantile e imprenditoriale potè

prendere il posto della vecchia nobiltà terriera.

Dopo gli anni della Rivoluzione Francese e le diverse chiamate a una riforma in senso democratico, l’Inghilterra, sconvolta dagli anni

del Terrore e dall’assalto alla Bastiglia, tornò ad una politica conservatrice. La riforma politica era inevitabile ma sia Conservatori

che Liberali erano inizialmente estremamente spaventati dall’estendere il voto alle masse. Il primo Reform Bill del 1832, con

l’insistenza sulla proprietà privata, escludeva completamente le classi operaie (solo la media classe mercantile poteva rappresentarsi).

Ciò scaturì il movimento cartista (grazie anche alla depressione economica) tra i cui principi radicali troviamo: il

suffragio universale maschile, la segretezza del voto, un salario ai deputati che non erano più tenuti a dare garanzie sul loro censo,

l’elezione su base annuale del Parlamento, la riforma dei distretti elettorali. Le richieste dei cartisti furono respinte dal Parlamento nel

1839 e nel 1842. Dopo il fallimento di una grande dimostrazione indetta a Londra tale movimento si dissolve nel 1848, l’anno in cui

Marx e Engels scrivono il manifesto comunista denunciando l’alienazione del lavoro sotto un’organizzazione comunista. I diritto al

voto maschile fu garantito nel 1918 mentre quello femminile solo nel 1928. Gli sforzi per giungere a riforme capaci di migliorare

l’esistenza dei lavoratori e di dare rappresentanza parlamentare ai ceti esclusi dal governo della nazione continuano durante il corso

dell’800: si rafforzano le organizzazioni sindacali (Trade Unions) che ottengono un pieno riconoscimento nel 1871. La metà del IXX

sec fu anche un periodo di grande innovazione tecnologica. L’invenzione della macchina a vapore rivoluzionò completamente sia il

settore dell’industria che quello dei trasporti che grazie allo sviluppo della strada ferrata divennero sempre più efficienti

consentendo rapidi spostamenti di persone e cose. L’Esposizione universale tenuta nel 1851 al Crystal Palace di Londra, un

magnifico edificio in vetro e acciaio, diventò presto il simbolo del potere industriale e imperiale dell’Inghilterra. In ambito scientifico

molto importanti appaiono invece le teorie di Darwin sull’origine ed evoluzione della specie per mezzo della selezione naturale

(1859, che rivoluziona la concezione biblica e antropologica della storia umana.

Riassumendo, va notato in particolare come la società vittoriana è divisa in due: da una parte i benestanti, con le loro ricchezze e la

loro possibilità di successo, con il loro pensiero liberale, dall’altra i poveri che lottano contro le Corn Laws e molte altre misure

repressive e che vivono all’interno delle workhouses.

L’epoca vittoriana è talmente lunga da rendere impossibile una sua trattazione omogenea o onnicomprensiva tanto che sono state date

diverse periodizzazioni. Oltre al 1851, è da ricordare il 1870, l’anno della guerra franco-prussiana, da cui emerge una nuova potenza,

il reich tedesco proclamato nel 1871, in grado di sfidare la supremazia inglese in ambito tecnologico-industriale e militare, sia perché

vede l’approvazione dell’Education Act, che innalza il livello di alfabetizzazione. La cultura si apre a una letteratura d’evasione o a

quella che mescola sensazionalismo e impegno politico, inoltre si accentua la diffusione dei periodici e dei domenicali (che riportano

sempre più linguaggi e contenuti sensazionalistici) grazie all’abolizione della tassa sui giornali del 1855 e al perfezionamento delle

tecniche tipografiche. Il decennio estetizzante e decadente degli anni Novanta si accompagna a una mascherata crisi generale:

riemerge la questione irlandese e la questione femminile (Married Women’s Property Acts, che consentono alla donna coniugata di

conservare i propri guagagni) di cui si fece portavoce Mill.

2. IL ROMANZO

CARATTERISTICHE DEL NOVEL

E’ senza dubbio la forma letteraria più congeniale all’epoca vittoriana.

Pur attaccato dalle frange religiose più radicali, ostili a ogni prodotto immaginativo, pur discriminato almeno fino agli anni Ottanta

che continua a privilegiare l e passioni eterne suscitate dalla poesia, il novel si afferma con la sua impostazione realistico-didascalica

(che viene teorizzata da Trollope: il novelist deve dedicarsi al suo lavoro quotidianamente e mai abdicare alle sue funzioni

pedagogiche che sono quelle di distinguere il bene dal male, la virtù dal peccato etc., inoltre egli coglie la natura ambivalente del

romanzi vittoriano che deve essere contemporaneamente “realistico e sensazionale”ma non irreale o gotico), o a volte biografica

(Bronte) e con la sua principale funzione di intrattenimento ed educazione di quei ceti borghesi che costituiscono l’ossatura dello

Stato industriale. La sua progressiva diffusione presso i ceti più bassi è causa anche di preoccupazione per il pericolo di

imbarbarimento della cultura umanistica. Nel romanziere vittoriano c’è del comico, del grottesco, la rivendicazione della figura

femminile, l’indagine sui centri urbani emarginati. In ogni caso si rimprovera al romanzo di avere una vita effimera e di scomparire

nel giro di una o al massimo due generazioni. Il romanzo vittoriano non rinuncia mai a dialogare con i suoi lettori e con le stesse

istituzioni (funzione morale e pedagogica).

Tutti i grandi romanzieri vittoriani si avvalgono della tecnica del narratore onnisciente che guida l’esistenza dei suoi personaggi

entrando nella loro interiorità e uscendone a suo piacimento, spesso si trasforma egli stesso in personaggio, che usa digressioni che

possono riguardare la politica, la morale etc. Investito da un potere quasi divino l’autore si rivolge spesso al lettore con “Dear

reader”.

Molti romanzi vittoriani sono anche dedicati ai giovani lettori, come dimostrano i rifacimenti del Robison Crusoe .

I romanzieri sono tutelati almeno fino almeno fino agli anni Ottanta dalle circulating libraries, biblioteche private che garantiscono

l’acquisto di un certo numero di copie, date poi in prestito tramite l’esborso di una tassa di una tassa d’iscrizione.

Solitamente i romanzi erano composti da tre volumi (tripledecker) ma in alternativa al romanzo a tre volumi si sviluppa anche la

pubblicazione a puntate, in mensili o settimanali (es Dickens che pubblicò a puntate hard times per risollevare le sorti del settimanale

Household Words), per un totale di venti parte (le ultime due escono insieme). Questo sistema porta a un contatto più diretto con il

pubblico e ciò porta anche all’intrecciarsi di una trama (multiplotnovel) che si fa via via sempre più complessa per motivi di

supence.

Mentre le opere narrative tendono in molti casi a farsi meno prolisse e a svincolarsi dal modello a tre volumi o dalla pubblicazione a

puntate, acquista un maggiore rilievo letterario il genere della short story, o romanzo breve (es Sherlock Holmes di Doyle).

Negli anni Ottanta arrivano autori come Henry James e Robert Louis Stevenson. Toccherà a questi due autori così diversi tra di loro

affermare l’artisticità del romanzo ritornando a una forma archetipica di romance che riguarda la rivelazione dell’universo interiore

della conoscenza. Per impulso di James e del realismo francese una serie di convenzioni vittoriane come l’uso del narratore

onnisciente, la qualità melodrammatica e senzazionalistica della trama, la consuetudine del lieto fine verranno accantonate. Il

francese è tra l’altro la lingua che consente di conoscere i grandi romanzieri russi come Tolstoj mentre l’estetica del romanzo

sperimentale di Zola punta sull’oggettività della narrazione e non si ferma davanti alla rappresentazione scabrosa della sessualità, del

crimine, della violenza. Ormai è chiaro che il realismo didascalico del romanzo vittoriano non è più uno strumento efficace per

indagare la realtà contemporanea.

Dickens

Charles Dickens esordisce come narratore nel 1832 con Sketches by Boz (Boz era un nomignolo storpiato) perlopiù pubblicati in

puntate su un giornale per il quale lavorava, così come i Pickwick Papers. Negli Sketches appare la vita della grande metropoli

londinese, dove scruta non solo i processi di metamorfosi della città ma soprattutto una massa indistinta, tumultuosa e senza radici in

mezzo a cui l’individuo emerge trasformato in un tipo, in una maschera. Dickens esibisce fin dall’inizio una ricchezza verbale che gli

permette di rappresentare Londra nei suoi aspetti multiformi esplorando la miseria di certi scenari e cogliendo quanto di più rozzo e

vitale esiste nell’ascesa di un piccolo ceto medio-borhese. Il narratore è onnipresente e cerca di inglobare all’interno delle pagine del

suo libro le infinite anime della città.

The Pickwick Papers è la vicenda che pone al centro l’ingenuo e innocente Samuel Pickwick che finisce in prigione a causa di una

subdola arpia. Il romanzo offre l’occasione per denunciare l’ingiustizia di un apparato legale che è in un certo senso l’emblema di

tutte quelle ingiustizie sociali che attraversano il mondo vittoriano. Nel libro i valori sono quelli di una Inghilterra rurale che sta per

lasciare il posto alle dinamiche dello sviluppo industriale. Il tono è estremamente ironico e spesso sconfina nella parodia e nel

grottesco; ciò fa parte di una strategia di smascheramento delle apparenze che all’inizio riguarda le istituzioni dell’epoca e che finisce

per coinvolgere tutta l’esperienza umana (la rappresentazione della vita come una complicata commedia degli inganni e delle

illusioni lo accosta a Skakespeare). D. diventerà il bersaglio delle critiche successive che considerano il romanzo vittoriano

inadeguato stilisticamente e troppo ridondante e accondiscendente verso i lettori. Tra le critichee vi è quella dura di James che lo

accusa di mancanza di serietà e di superficialità nella composizione. Lungi da rassicurare i suoi lettori (pubblico piccolo e medio

borghese) Dickens li pone di fronte alla continua mobilità della scena sociale. Dickens tende a consolidare le convenzioni del

romanzo vittoriano anche all’interno della carriera come romanziere storico che pone al centro momenti di tensione politica e sociale

per ribadire la precarietà del tempo. Dickens rivaluta l’io narrante soprattutto in David Copperfied e Great Expectation: i romanzi si

caricano allora di forte autobiografismo dove l’ìo narrante diventa un antieroe. In Oliver Twist D. vede la città come un luogo dove

Dio è assente, in David Copperfield la visione dall’alto dell’autore viene abbandonata in nome della soggettività delle impressioni

infine in Our Mutual Friends (il morto vivente), D. è portato a riconoscere l’emergente nichilismo inglese (la preminenza del denaro

che diventa valore supremo così come il potere).

Il romanzo fu pubblicato a puntate nella rivista settimanale Household Words, di proprietà dello stesso Dickens. Le vendite erano

incoraggianti per Dickens che disse di essere "per tre parti pazzo e la quarta delirante, perpetuamente di fretta per Tempi difficili".Un

romanzo che affronta le stesse tematiche, Nord e Sud di Elizabeth Gaskell, fu pubblicato nella stessa rivista.

Industria e romanzo

“Hard Times” (1854) è l’opera che si avvicina di più al mondo industriale anche se ne da una visione allucinata e abbastanza

straniante ma capace di esorcizzare l’aridità e lo squallore dei meccanismi utilitaristici e le ingiustizie sociali presenti all’interno di

questo ambiente. Il romanzo è stato criticato da F.R. Leavis, George Bernard Shaw, e Thomas Macaulay, soprattutto per

l'atteggiamento critico nei confronti dei sindacati e per il suo pessimismo riguardo al divario tra proprietari di industrie capitalistiche

e i sottopagati operai.

.

Le vicende si svolgono a Coketown (città del carbone), una città immaginaria che prende come modello la città di Preston, nei

pressi di Manchester dove D. si era recato personalmente.

Tempi difficili è strutturato in tre parti, il titolo di ciascuna è legato al versetto del vangelo "ciascuno di noi raccoglie quello che ha

seminato".Il libro primo è intitolato La semina, il secondo Mietere e il terzo Il raccolto. Il romanzo si apre in un'aula

[]

scolastica di Coketown. Thomas Gradgrind, un "uomo di fatti e calcoli" , sta interrogando Sissy Jupe, la figlia di un

domatore di cavalli. Gradgrind le chiede la definizione esatta di cavallo che lei, mortificata, non riesce a dare, a differenza

del suo compagno. Dopo la scuola Gradgrind vede, dietro al capannone del circo equestre, Louisa e Tom, suoi figli.

Arrabbiato li trascina via non ammettendo scuse. Dopo, Gradgrind esce di casa con Bounderby, il suo più caro amico, e si

reca alla locanda in cui vive Sissy per comunicare a suo padre che Sissy non potrà più frequentare la scuola per il rischio che

le sue idee si diffondano nella classe. Gradgrind le impone una scelta: rimanere nel circo e rinunciare all'educazione oppure

frequentare la scuola ma abbandonare il circo; Sissy sceglierà di abbandonare il circo.

Intanto Tom e Louisa discutono dei loro sentimenti ed eprimono il proprio malcontento per l’educazione ricevuta dal padre. ]

Il decimo capitolo introduce gli operai delle fabbriche, in particolare Stephen Blackpool, "un uomo di assoluta integrità" che

conduce una vita faticosa, sposato con una moglie ubriacona. È appena uscito dal lavoro e si incammina con Rachael, una

sua cara amica, anch'essa operaia, verso casa.

Il giorno successivo Stephen fa visita a Bounderby per chiedergli un consiglio su come metter fine al suo disgraziato matrimonio ed

essere libero di sposare Rachael. La signora Sparsit, che faceva i lavori in casa di Bounderby, è "scandalizzata dall'immoralità" di

Stephen e Bounderby gli dice che non può permettersi di annullare il matrimonio perché la procedura burocratica è troppo costosa

per un operaio. Qualche tempo dopo Gradgrind si fa portavoce di Bounderby nel proporre il matrimonio a Louisa, la quale si trova in

uno stato di malinconia perché Tom ha iniziato a lavorare nella banca di Bounderby e lei è costretta a passare da sola le sue giornate.

Il secondo libro si svolge due anni dopo il matrimonio di Bounderby e Louisa.

Dopo essersi procurato l'indirizzo di Bounderby dalla signora Sparsit, il signor James Harthouse, un gentiluomo elegante e dal

bell'aspetto che passa pigramente da un lavoro all'altro, gli spedisce una lettera di presentazione scrittagli da Tom Gradgrind, che è

diventato deputato parlamentare.

Dopo aver ricevuto la lettera il signor Bounderby si reca all'albergo in cui alloggia Harthouse e i due fanno conoscenza. Durante la

cena Harthouse, stanco della aggressiva spavalderia dell'industriale, concentra la sua attenzione su Louisa, notandone la natura

malinconica. Poco dopo arriva Tom, il quale non nasconde il suo disprezzo per Bounderby che gli rimprovera il ritardo. Tom è

diventato scontroso ed arrogante a dispetto della sua retta educazione. Anche Tom prende in simpatia Harthouse (una simpatia non

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ricambiata, dato che Harthouse lo considera un "marmocchio"). Alla fabbrica di Bounderby durante una assemblea del sindacato

tenuta da Slackbridge, Stephen Blackpool si chiama definitivamente fuori dai loro progetti e per questo viene isolato dagli altri

operai. Quattro giorni dopo Bitzer lo informa che Bounderby vuole vederlo e Stephen si reca a casa sua. In presenza di Louisa e

James Harthouse Stephen tiene testa a Bounderby che lo accusa di essere un piantagrane e dopo un battibecco lo licenzia. La notte

stessa Louisa e Tom si recano di nascosto a casa sua e gli danno del denaro per aiutarlo in quella difficile situazione. Tom inoltre lo

informa di avere un'idea per aiutarlo, ma non entra nei particolari e gli dice solo di gironzolare attorno alla banca di Bounderby come

se avesse intenzione di fare qualcosa. Due giorni dopo la banca viene svaligiata ed il principale sospettato è proprio Stephen

Blackpool.

Dopo la rapina la signora Sparsit alloggia per qualche giorno a casa di Bounderby. Qui ha modo di notare una complicità tra James

Harthouse e Louisa e deicide di tenerli continuamente sott'occhio. Qualche tempo dopo invita Tom a mangiare da lei; dopopranzo

dovrà andare alla stazione ad aspettare Harthouse, di ritorno dallo Yorkshire. Mentre Tom aspetta invano alla stazione la signora

Sparsit capisce che si tratta di un trucco di James e Louisa per tenerlo lontano e si dirige verso la casa di Bounderby. Nel bosco

vicino alla casa nota la presenza di Louisa e Harthouse, quest'ultimo che la trattiene per un braccio, e del cavallo di lui legato alla

siepe poco lontano.Poco dopo Louisa esce correndo dal bosco e si dirige verso la stazione. La signora Sparsit la segue sul treno,

convinta che si debbano incontrare a Coketown, ma quando scende alla stazione la perde di vista, rendendo vani tutti i suoi

sforzi.Louisa però si sta recando da suo padre, che è stupito di vederla. È in uno stato di estrema depressione e lo accusa di non averle

dato l'opportunità di avere un'infanzia felice, e che la sua rigorosa e arida educazione le ha tolto la capacità di esprimere le proprie

emozioni. Dopo queste parole, Louisa collassa priva di sensi ai piedi del padre.

La signora Sparsit raggiunge il signor Bounderby e lo informa della relazione tra Louisa e Harthouse. Bounderby, arrabbiato da

questa notizia, si reca a casa di Gradgrind, dove Louisa sta riposando. Il signor Gradgrind prova a calmare Bounderby e gli rivela che

Louisa ha respinto Harthouse. Bounderby è inconsolabile e immensamente indignato e maleducato verso tutti i presenti, inclusa la

signora Sparsit, per le sue false rivelazioni. Alla fine Bounderby da un ultimatum a Louisa, ritornare da lui per le dodici del giorno

seguente, altrimenti il matrimonio sarà finito. Il giorno dopo rispedì tutti i vestiti di Louisa a casa di Gradgrind e riprende la vita da

scapolo. James Harthouse, convinto da Sissy, lascia Coketown.

La signora Sparsit porta trionfante la signora Pegler, una ricca donna che spesso si aggirava misteriosamente nei paraggi della casa di

Bounderby, a casa dello stesso Bounderby perché è convinta che sia la colpevole della rapina. Alla presenza del signor Gradgrind,

del figlio Tom, di Sissy e di Rachael la signora Pegler respinge le accuse e rivela di essere la madre di Bounderby, smentendo così

tutti i discorsi che era solito fare sulla povertà della sua infanzia ed umiliandolo in pubblico.

Stephen Blackpool se n'è andato da Coketown, sta cercando lavoro sotto falso nome, ma vuole provare a discolparsi. Di ritorno verso

Coketown cade in un pozzo e viene ritrovato da Sissy e Rachael. In punto di morte chiede a Gradgrind di scagionarlo, allontanando

così i sospetti su di lui, ed indirizzando la sua attenzione e quella di Loisa verso Tom, senza fare però delle precise accuse.Louisa

sospetta che suo fratello abbia ingannato Stephen facendogli una falsa offerta, spingendolo a bighellonare intorno alla banca. Anche

Gradgrind e Sissy sono della stessa idea, e quest'ultima rivela di aver detto a Tom di andare a nascondersi nel circo di Sleary, che si

era trasferito in un'altra città.

Louisa e Sissy vanno subito al circo di Sleary. Dopo circa un'ora arriva anche Gradgrind e Tom confessa, senza rimorso, il furto alla

banca, spiegando che l'aveva fatto perché non aveva abbastanza soldi e una rapina era l'unica soluzione ai suoi problemi, deludendo

così Gradgrind, che credeva di aver dato un'ineccepibile educazione a suo figlio. Gradgrind decide che Tom deve partire per

Liverpool e lì imbarcarsi per l'America, ma la conversazione viene interrotta da Bitzer, il quale è ansioso di rivendicare la taglia

messa da Bounderby e non cede né alle lacrime di Louisa e Sissy né alla pietà che Gradgrind cerca di suscitargli. Alla fine è il signor

Sleary che, pur riconoscendo che il crimine di Tom è molto grave, decide di aiutarlo per sdebitarsi con Gradgrind che prese con sé

Sissy, così con un trucco distrae Bitzer e Tom ha l'occasione di scappare.

A Coketown, Bounderby senza remore solleva dai suoi incarichi la signora Sparsit, nonostante abbia delle importanti parentele. Il

destino dei personaggi è amaro. La signora Sparsit ritorna a vivere con sua zia, Lady Scadgers, con la quale condivide l'acrimonia

verso gli altri. Bounderby, dopo aver scialacquato la sua fortuna nelle speculazioni, muore a seguito di un infarto . Tom muore tra i

rimorsi subito dopo aver scritto l'ultima lettera a Louisa. Louisa invecchia senza risposarsi mai. Gradgrind abbandona l'utilitarismo

alla luce della vicenda che ha coinvolto suo figlio. Reachel, dopo una lunga malattia, ritorna a lavorare. Sissy, la vincitrice morale

della storia, ha dei bambini suoi ed è l'unica dei protagonisti a condurre una vita felice, dimostrando così che sono la fantasia e

l'immaginazione a rendere felici, e non i fatti e i calcoli.

Altri romanzi che forniscono descrizioni di una società industriale ancora instabile:

-“Sybil”(1845) di Disraeli insiste sulla “retorica delle sofferenze umane” e sulla teoria delle due nazioni in cui regna la regina

Vittoria: la nazione dei ricchi e la nazione dei poveri.

- “Alton Locke” di kingsley (1850) che affronta il tema della miseria umana e la necessità di trovare un’alternativa al movimento

cartista. Alton Locke è un semplice sarto che conosce i più tetri quartieri londinesi e che ha la visione del destino puramente

biologico dell’umanità.Alton Locke emigrerà in America dove morirà per cercare un’alternativa di vita anche se ha una certa fiducia

nelle potenzialità riformatrici della nobiltà inglese, a contrario di Dickens.

- Elisabeth Gaskell ci offre una visione più diretta dei ceti umili di Manchester. , grazie anche all’uso frequente di forme dialettali.

Sia “Mary Barton” che “North and South” mettono in luce l’umile condizione degli operai delle fabbriche con attenzione alle

categorie femminili. Mentre nella Coketown di Dickens il lettore può ascoltare il rumore confuso delle macchine, Gaskel evoca un

universo urbano in cui pianti e lamenti si confondono con le risate dei potenti. Crea unb mondo di patetiche figure femminili che

diventano le vittime di un mondo violento e aggressivo. Va notato che nel secondo romanzo l’atteggiamento di G. si fa più pacato

senza però rinunciare alla descrizione del mondo urbano. La città terribile del nord verrà tuttavia percepita dalla protagonista come

un luogo vitale in contrapposizione al sud agricolo. Le storie solitamente si concludono con l’happy ending ma per verificarsi ciò è

necessario che i protagonisti emigrino altrove (es Mary Barton emigrerà in Canada).

- un mondo utopico appare in “Cranford” , una cittadina fittizia abitata da vedove e zitelle che vivono senza uomini. G. coglie i ritmi

della vita quotidiana al di fuori dalle logiche della competizione industriale. La cerchia femminile viene paragonata a un gruppo di

Amazzoni ma in realtà si tratta di donne che conducono una vita tranquilla e autosufficiente. I vari episodi slegati tra di loro ruotano

attorno all’esistenza di due anziane sorelle.

Le problematiche femminili vengono inoltre analizzate in “Ruth” incentrata sulla figura di una donna prostituta, “Sylvia’s Lovers”, e

“Wives and Doughters”.

Trackeray e Trollope: il romanzo senza eroi

Sia Trackeray che Trollope concepiscono il loro impegno letterario come una professione da svolgere con dedizione e regolarità. I

due autori scelgono il novel con una forte impronta realistico-didascalica e spesso vi è una qualche intonazione satirica. Tra i due

Trollope sembra convinto della natura effimera del romanzo che deve in qualche modo esaltare la visione ottimistica di progresso.

Entrambi tentano la strada della politica, sia pure senza successo. Il maggior successo per Trackeray è “Vanity Fair” pubblicato a

puntate tra il 1847 e il 1848 anche se la maggior parte dei suoi scritti si concentra sul settecento preindustriale (ancient regime,

rivoluzione americana etc). La fama di Trollope è invece principalmente legata a due cicli narrativi (i cosiddetti Barsetshire o

Barchester Novels) che mettono in luce i conflitti e i problemi di vita provinciale e clericale di un’immaginaria cittadina. Entrambi

gli scrittori evitano di farsi coinvolgere della dinamiche industriali puntando invece l’attenzione su paesaggi più tradizionali come

quelli rurali inoltre entrambi sono legati dall’artificio del narratore onnisciente. Se Vanity Fair porta come sottotitolo “A novel

without a hero” lo stesso atteggiamento antiromantico si può notare nella scrittura di Trollope. I due autori erano ben consapevoli del

ruolo della stampa (Trachery fonderà anche un giornale “Cornhill Magazine”. Mentre Trollope mostra una notevole dose di

soddisfacimento per la propria attività, Trackeray visse con notevole ansia per tutta la sua carriera il confronto con Dickens .

Vanity Fair è la storia di sue figure femminili emblematiche: l’angelica e la mansueta Amelia e la sua povera ma spregiudicata amica

Becky, pronta a tutto pur di compiere la sua scalata sociale e dunque ma mettere in gioco il valore sacro della sessualità. La storia è

colma di eventi grotteschi e di personaggi caricati, la parte centrale è occupata dalla battaglia di Waterloo dove le due donne

aspettano di sapere cosa è accaduto ai loro uomini. Fra intrighi sentimentali e vigliaccherie si consumano i destini delle due donne.

Le ultime scene sono cariche di pathos, Amelia prega il marito senza sapere che egli è già morto ma ella troverà il tempo per

ritrovare la felicità con un altro uomo mentre Becky continua a cercare la scalata sociale fino ad accasarsi con il fratello di Amelia,

Jos, e a ereditarne il patrimonio dopo la sua sospetta morte prematura. Le due amiche si incontreranno ancora una volta: Amelia,

realizzata come madre e moglie, l’altra abbandonata dal figlio avuto e rimasta sola impegnata a recitare il ruolo della pia donna.

Amelia e Becky sono allora i due volti complementari dell’immaginario maschile dell’epoca: l’angelo della casa e il demone della

sessualità.

George Eliot: la tonalità della vita reale


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e comunicazione interculturale
SSD:
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Spandri Elena.

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