Storia della letteratura francese
L'era romantica
Chateaubriand: nasce a San Malo il 4 settembre 1768. Vi passa la sua infanzia e poi si trasferisce a Combourg. È molto affezionato alla sorella Lucille con cui condividerà momenti melanconici, con passeggiate, letture ed emozioni. Promesso alla carriera militare, finisce il servizio e nel 1791 si imbarca per il nuovo mondo. Ritorna in Francia all’arresto di Luigi XVI, ma per fedeltà al re si esilia in Inghilterra. Ritornerà in Francia nel 1800. Si consacra alla letteratura e pubblica con Attila (1801), il Genio del cristianesimo e René (1802). Viene nominato segretario d’ambasciata a Roma nel 1803. Questo fatto favorisce la scrittura di I Viaggi in Italia (1826). Ma l’esecuzione del duca di Enghien risveglia in lui i sentimenti monarchici. Si dimette e intraprende un viaggio in oriente che evocherà in Itinerario da Parigi a Gerusalemme (1811). Rientra in Francia e si trasferisce a Vallée aux Loups, opponendosi al regime imperiale di Napoleone. Pubblica un’epopea sulla religione cristiana I Martiri (1809) e comincia a scrivere le sue memorie. Eletto all’accademia francese, non può pronunciare il suo discorso molto duro contro il regime, poiché censurato dal governo stesso. Dovrà attendere la caduta dell’impero. In seguito si unisce coi Borboni ed entra nella carriera politica. Diventa ambasciatore a Berlino e a Londra, poi ministro degli affari esteri, poi ambasciatore a Roma e si ritira dalla politica nel 1830, rifiutando di riconoscere la monarchia di Luglio. In questo periodo scrive altre opere a carattere politico, De Buonaparte e des Bourbons, pamphlet contro Napoleone ed elogio della monarchia legittimista. Riunisce i suoi ricordi americani in Il Viaggio in America. Dopo l’abbandono della carriera politica Chateaubriand riunisce i ricordi di tutta la sua vita nell’epopea autobiografica Memorie dell’oltretomba che saranno pubblicate dopo la sua morte nel 1848-1850. Morirà nel 1848. Sono tre le sue opere principali: il romanzo Atala, un saggio, Il genio del cristianesimo e il romanzo René. Questo è effettivamente il più conosciuto. Compare nel 1802 integrato all’edizione di Genio del Cristianesimo, poi separatamente nel 1805. In gran parte autobiografico, descrive e analizza il famoso male di René, il sentimento di stanchezza e impotenza a vivere, questa disperazione che invade il cuore e che diventerà il male del secolo. Tutta una generazione si riconoscerà in René. Il protagonista racconta la sua storia ai suoi amici, la storia di una giovinezza piena di fantasticherie e passioni, la storia in una via marcata dalla noia e di un debole che lo lega a sua sorella Amelie (ispirata a Lucille). René finisce poi per rifugiarsi in America mentre sua sorella si rifugia in un convento, spaventata dai sentimenti che provava per il fratello. Il romanzo Atala è ambientato in Louisiana e racconta l’amore puro, sincero e naturale che unisce due indiani, Atala, la cristiana, e Chactas, indiano della tribù dei Natchez. Ma Atala aveva fatto voto di rimanere vergine, temendo che il suo amore per Chactas non le faccia mantenere il suo giuramento, si avvelena e domanda all’uomo di convertirsi. Il Genio del Cristianesimo: è una sorta di guida spirituale per questa generazione. È un’apologia della fede e viene mostrato un ragionamento della religione, considerata dall’autore come la più poetica, la più umana, la più favorevole per le libertà, le arti e le lettere. Senza la religione cristiana, per Chateaubriand, la civiltà non sarebbe quella che è. Le memorie dell’oltre tomba, l’ultimo libro pubblicato, si ispira alla tradizione autobiografica di Rousseau e di Montaigne che fa dell’io dello scrittore il cuore della riflessione. Per l’autore l’opera è il poema del ricordo, della vecchiaia e della morte, dove traspare la personalità di un uomo alle prese con la storia. E questo non riguarda solo la vita dell’autore, ma anche tutto il secolo. Chateaubriand è in effetti il testimone dei grandi stravolgimenti che rimarcheranno la storia della Francia dalla rivoluzione.
La poesia romantica
Durante il 18 secolo la poesia era stata rigettata come un qualcosa di inutile, ma nel 19 secolo i poeti romantici la riabilitano e la trasformano in vera e propria arte e in un lavoro sul linguaggio che diventa mezzo di espressione privilegiato di una nuova sensibilità. Il periodo romantico, dal 1820, anno della pubblicazione di Meditazioni poetiche di La Martine, al 1843, anno dell’uscita del dramma I Burgraves di Hugo, apre una nuova stagione non solo per quanto riguarda la tecnica, ma anche e soprattutto in quello che riguarda i temi trattati e che esprimono una nuova sensibilità.
Temi della poesia romantica
- Il culto dell’io: lo scrittore si descrive lui stesso, racconta le sue gioie e i suoi dolori. È il regno dell’esaltazione dell’io, della soggettività e del rifiuto del mondo esteriore. La lirica è la forma adottata dai romantici per esprimere questi sentimenti.
- L’amore: felice o infelice, l’amore è la fonte principale di ispirazione romantica che esalta la figura della donna come mediatrice.
- Il sentimento della natura: descritta con precisione ed entusiasmo, è la confidente a cui il poeta parla, la guardiana dei ricordi, un luogo di protezione come il seno materno, il rifugio ideale per scappare dalle costrizioni della civiltà.
- L’evasione: la ricerca di nuovi orizzonti nello spazio reale o immaginario o nel tempo o nell’infinito religioso (molto apprezzati erano i viaggi, i sogni, la notte, la storia oscura del medioevo).
- Il rifiuto della ragione e il gusto del mistero: in netta opposizione con l’illuminismo i poeti amano la notte, i misteri, i sogni. L’immaginazione e le sensazioni sono le chiavi per sondare le profondità dell’inconscio.
- Il sentimento religioso: il romanticismo riporta ad una dimensione spirituale alle fonti del cristianesimo, ma parallelamente viene affascinato anche dalle forze oscure del male.
- L’impegno: sia politico che sociale, il poeta diventa guida per il popolo.
De Lamartine
Nato a Macon nel 1790, vive in un piccolo villaggio dove conduce una vita oziosa. Intraprende un viaggio in Italia nel 1811-1812, dove conosce una giovane ragazza napoletana, Graziella, con cui avrà una storia. Nel 1816 conoscerà Julie Charles, con cui instaura una nuova storia conclusasi l’anno seguente a seguito della morte della giovane a Parigi. Lamartine si trasferisce così in Savoia. Questo amore interrotto bruscamente lascia Lamartine disperato, ma gli dà la forza per incanalare la sua ispirazione. Esce la prima raccolta, le Meditazioni poetiche, del 1820 che conosce un discreto successo. Lo stesso anno si sposa con Elisa Birch, una giovane inglese e viene nominato ambasciatore a Napoli. Nel 1823 pubblica le Novelle meditazioni e nel 1830 Les harmonies poétiques et religieuses, poemi scritti per la gloria di Dio dove si celebra la fede cristiana. Dopo la rivoluzione del 1830, Lamartine si dimette dalle sue funzioni diplomatiche e intraprende la carriera politica. Alla fine verrà eletto come sindaco di Macon nel 1839, dove sarà regolarmente rieletto. Intraprende poi un viaggio in Oriente, in Grecia, in Libano. E grazie a questi viaggi si aprono i suoi confini poetici, grazie anche alla morte prematura della figlia. Scrive Jocelyn nel 1836. Nel 1848, anno della rivoluzione, Lamartine viene portato alla testa del governo provvisorio, diventando ministro degli affari esteri, poi deputato alla costituente e eletto poi in 6 dipartimenti. Ma più tardi viene battuto per la presidenza della repubblica. Così termina la sua carriera politica con l’avvento del secondo impero. Gli ultimi anni di Lamartine sono dediti alla scrittura e alla pubblicazione, ma viene soffocato dai debiti. Muore nel 1869, solo e ripugnato dalla famiglia.
Nel libro Le meditation poetiques, Lamartine racconta la sua avventura sentimentale con Julie: i suoi stati d’animo, i suoi sentimenti sono evocati in poemi molto commoventi, in cui si cita una donna di nome Elvire, evidentemente riferimento a Julie. Sono 24 poesie in cui sono espressi modi personali, tutti quei nuovi sentimenti di moda già grazie a Goethe, Byron e Chateaubriand.
De Musset
Nato a Parigi nel 1810, viene introdotto alla letteratura grazie al cenacolo romantico di Nodier, primo autore del dizionario delle onomatopee. Nel 1830 pubblica la sua prima raccolta in versi, I conti di Spagna e Italia, pieno di un’esuberante romanticismo e passioni violente. Alla fine del '30, Musset mette in scena una commedia in prosa, La nuit ventetienne, ma fallì. Rinuncia alla scena, ma continua a scrivere opere teatrali. Nel suo viaggio a Venezia incontra una giovane donna, scrittrice, Georges Sand di cui si innamora follemente. Ma nel 1834 Musset, a Venezia, si ammala, viene curato dalla donna ma alla fine lei lo tradirà. Musset torna a Parigi, solo e dopo una riconciliazione con Sand, ci sarà la rottura finale che sarà d’ispirazione alle sue opere, come Le notti, la Lettera a Lamartine o La confessione di un bambino del secolo. Continua, nonostante tutto, a scrivere anche per il teatro. La sua fine fu molto triste, causa dissolutezza e alcol. Le sue opere cominciarono ad impoverirsi sempre più, soprattutto nei suoi ultimi anni da solitario, morendo nel 1857 completamente solo.
Le notti: sono quattro i poemi presenti nell’opera, molto lunghe. Il tema centrale è il problema dell’ispirazione e della creazione poetica legate allo stato d’animo del poeta che privilegia sempre gli slanci del cuore.
- La nuit de mai: la musa dialoga con il poeta disperato e lo incita a comporre poiché la sofferenza è per la musa il fermento della poesia.
- La nuit de decembre: il poeta dialoga con il suo doppio che l’ha seguito per tutta la vita e che lo accompagna nei momenti di disperazione. Alla fine del poema il doppio si rivela essere la solitudine.
- La nuit d’aout: la musa rimprovera al poeta di lasciarsi distrarre dalle nuove avventure amorose e di trascurare la poesia, ma il poeta è troppo attratto dall’amore.
- La nuit d’octobre: il poeta vorrebbe rigettare il suo passato, ma la musa gli mostra che la sofferenza l’ha fatto maturare. Allora il poeta, rinsavito, ritorna per la sua strada, sapendo che la scrittura gli permetterà di alleviare il suo dolore.
Vigny
Nato in Tourainie nel 1797 da una famiglia nobile, vive a Parigi dove esegue eccellenti studi, ma i suoi compagni commettono atti di bullismo nei suoi confronti. Con una vocazione militare, decide di iscriversi alla scuola politécnica. Con la restaurazione si arruola nell’esercito, in cui conduce una vita molto monotona. Si fa mettere in congedo nel 1835. Aveva già cominciato a scrivere, dopo il suo ingresso nel mondo letterario grazie al cenacolo, ma in questo periodo fa sua la causa romantica. Diventa amico di Hugo, compone la sua prima opera Moise, poi Eloa, un’epopea in tre canti e Deluge. Sono tutte opere a carattere biblico e con una forte influenza di Byron. Dal 1825, dopo un matrimonio fallimentare, si dedica completamente alla letteratura. Pubblica il romanzo storico Il cinque marzo, in cui l’eroe diventa simbolo della patria. Con la rivoluzione del 1830 Vigny comincia il suo percorso di rinuncia alla poesia per dedicarsi alla prosa come Stello, Chatterton. Ha una storia con Marie Dorval che interpreta la sua opera Chatterton, con cui poi rompe. Esprimerà il suo dolore in molte opere oscure come La mort du loup. Dopo aver ereditato un piccolo pezzo di terra, si stabilisce in campagna dove si dedicherà alla lettura e alla meditazione. Alla fine morirà a Parigi per un cancro allo stomaco.
La Maison du berger: in questo poema l’autore ha cercato di fare una sintesi dei problemi che lo ossessionano. Nella prima parte l’autore invita Eva, sua compagna, a scappare da tutte le città per trovare un luogo propizio alla meditazione per mezzo della natura. A questa vita calma Vigny vi oppone la la civiltà materiale rappresentata dai camini di ferro. Poi descrive la missione della poesia; infine un nuovo invito a Eva di distogliersi dalla natura indifferente per riportare tutto il suo amore sulle sofferenze umane.
Les Destinées (raccolta postuma delle sue opere dopo la rottura con Dorval): Vigny è uno degli scrittori più pessimisti della sua generazione. Il male del secolo con lui diventa angoscia metafisica. In questa raccolta Vigny dà una lezione di filosofia. Al suo pessimismo e alla sua rivolta davanti al male sociale e filosofico, l’autore oppone una resistenza stoica, poi la sua fede nella civiltà e mostra come la coscienza umana può liberarsi.
Nerval
Nato nel 1808 nella Loira, frequenta il liceo a Parigi. Insieme all’amico Gautier si avvicina agli ambienti romantici. Da qui nasce una vera e propria passione per la Germania, impara il tedesco e traduce il Faust in francese. Viaggia molto, sia in Italia che Francia, e scrive alcuni poemi raggruppati poi in Odellettes. Nel 1836 si innamora di Jenny Colon che lo rifiuta. Profondamente infelice per il rifiuto, ha la sua prima crisi di follia. Guarirà, ma non dimenticherà mai quell’esperienza. Viaggia anche in oriente, ma nel 1850 dovrà affrontare nuove crisi. Per lungo tempo sarà ricoverato in ospedale, dove scriverà molte delle sue opere più affascinanti come Aurelia, Pandora ecc. Nel 1855 si suicida, impiccandosi. Nella poetica di Nerval non troviamo mai autobiografie, ma la sua storia personale fondata sul mito e il sogno attraverso i ricordi della memoria. Cerca di descrivere la sua pazzia in Aurelia, una discesa negli inferi tra lucidità e delirio. L’opera appare in generale come un’espressione del viaggio interiore del poeta, come esplorazione della sua vita inconscia. Ecco perché Nerval è stato riconosciuto dai surrealisti come un precursore della corrente. L’immagine della donna lo insegue, ovviamente solo nel mondo onirico. È per lui madre, amante, sorella, una ragazza, una santa, una fata e dea. Tutte le donne nei suoi poemi sono figure essenziali per il poeta che cerca se stesso.
Il teatro romantico
All’alba del 19 secolo le forme teatrali esistenti annoiavano, come il melodramma che ebbe molto successo nel secolo precedente, ma ora troppo banale. È così che viene riscoperto un autore come Shakespeare, tradotto per la prima volta da Voltaire. La drammaturgia inglese comincia così ad influenzare notevolmente il teatro romantico francese. Viene inventata così una nuova forma teatrale che i giovani romantici chiamano il dramma, il cui capostipite è Hernani di Hugo. Diviso in 5 atti, le unità di luogo e di tempo del teatro classico vengono abolite: l’azione si sviluppa in diversi mesi in Spagna, poi Germania. È sia dramma passionale che politico. Mescola i generi e i toni, passando dal tragico, al comico, dal familiare al sublime. Si ritrovano tutti i temi come vendicare l’onore, la ragione di stato, la congiura contro il tiranno, l’amore, la passione, la lotta tra fortuna e fatalità.
Victor Hugo
È il più importante scrittore di questo periodo. Nato a Besancon nel 1802 poi si trasferisce a Parigi. La sua vocazione poetica si manifesta molto precocemente. Nel 1822 si sposa con Adele Fouché da cui avrà 4 figli. Nel 1824 scrive Odes, nel 26 Odes et Ballades. L’opera che lo consacrerà al successo sarà Cromwell. Dal 1830 non smette più di scrivere. Scrive anche opere teatrali come Hernani, un romanzo (Notre Dame de Paris) ecc. Due avvenimenti lo allontaneranno dalla letteratura: il fallimento di Les Burgraves e la morte della figlia Leopoldine. Rincerà anche al teatro e infine alla poesia. Si dedica così alla carriera politica, fonda un giornale ed è favorevole alla figura di Napoleone Bonaparte. Ma dopo le elezioni del '48 capisce il potere personale di quest’uomo che compirà un colpo di stato il 2 dicembre 1851. Questo evento farà crollare in lui ogni speranza e sarà costretto all’esilio. Si rifugia con la sua famiglia presso le isole inglesi di Jersey e poi in Guernesey. Ricomincia a scrivere contro chi lo chiama l’Usurpatore. Pubblica Les Chatiments, in cui grida la sua indignazione e rivolta; Les Contemplations, poesie ispirate dalla morte di sua figlia e infine nel '62 pubblicherà Les Miserables, un lungo romanzo che nasconde un’intenzione sociale: la difesa dei più umili, vittime dell’ordine sociale. Infine Hugo tornerà in Francia dopo la caduta dell’impero, alla proclamazione della repubblica nel 1870. Morirà nel 1885 acclamato dalla folla.
Le due raccolte liriche più conosciute di Hugo sono Les Orientales e Les Contemplations. Le prime sono in pieno stile romantico. Parlano di un viaggio mai avvenuto in oriente, in Grecia. Apparentemente non ha alcuna ambizione questo libro, se non quello di scrivere bei versi, ma in realtà c’è sempre un messaggio critico dietro ogni componimento. Les contemplations sono pubblicate nel 1856, dopo la morte di Leopoldine. Sono un tentativo di rimarginare la sua vita improvvisamente divisa in due momenti: prima e dopo la morte della bambina. Sono presentate da Hugo stesso come un’autobiografia poetica. Le poesie contenute sono state scritte quindi in epoche diverse e sono divisibili in due parti antitetiche: Autrefois e Aujourd’hui, con al centro il 1843, la morte di Leopoldine. In Hugo ritroviamo tutti i grandi temi romantici: il gusto del pittoresco e dell’esotico; l’espressione dei sentimenti personali; il tema della natura e la concezione del popolo in marcia verso la luce. Hugo scrive anche poesie epiche: La leggenda dei secoli, che lo porta al successo. Viene descritta la storia dell’umanità dipinta sotto ogni aspetto. Non scrive un lungo racconto continuativo, ma tanti piccoli pezzi che formeranno un mosaico. Quello che vuole mostrare l’autore è il progresso dell’umanità che cammina verso un destino luminoso.
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