Spinoza e la conoscenza umana
R. Misrahi, quotidiana del senso comune, che si caratterizza per il fatto di registrare passivamente le esperienze, ed è una conoscenza vaga, imprecisa; insomma, quella che deriva dai sensi. Il secondo genere è quello in cui interviene l’intelletto o ragione, quella che cerca di conoscere le cause dei fenomeni, delle esperienze che viviamo; si tratta di una conoscenza infinitamente superiore a quella empirica, che è vaga e imprecisa.
Il compito di Spinoza
Il compito primo di Spinoza è la lotta contro le superstizioni, passioni malvagie, violenza, tirannia politica, dogmi religiosi. Per svolgere questo compito attacca in primo luogo le idee della scolastica (in pratica la teologia che si ispira a S. Tommaso d’Aquino). Il suo scopo è quello di una filosofia che sia utile per la vita, sia essa individuale che collettiva, sociale. In questo senso possiamo spiegare l’uso del termine “Etica” per la sua opera più famosa. L’etica spinoziana, infatti, non è una morale nel senso tradizionale del termine, cioè una semplice teoria del bene e del male, ma una teoria dell’esistenza (Misrahi tiene a dire che quella di Spinoza è una “filosofia dell’esistenza”) individuale e sociale, quindi un’etica che non può essere separata da un progetto politico (e il progetto politico di Spinoza è quello della democrazia: egli è stato in pratica il primo grande teorico della democrazia in epoca moderna).
La dottrina della conoscenza
Sono tre i generi di conoscenza umana, secondo Spinoza. Il primo è la conoscenza empirica, diciamo quella ordinaria, che si caratterizza per il fatto di registrare passivamente le esperienze. Il secondo genere è quello in cui interviene l’intelletto o ragione, che cerca di conoscere le cause dei fenomeni delle esperienze che viviamo, una conoscenza infinitamente superiore a quella empirica. La conoscenza di terzo genere è “intuitiva” e “razionale” insieme, nel senso che essa si sforza di cogliere non solo le cause ma anche le essenze delle idee.
Metodo geometrico
Spinoza espone il suo sistema filosofico “in maniera geometrica” o “seguendo il metodo geometrico”. In che senso? Nel senso che il suo metodo espositivo è fatto di concatenazioni logiche. La conoscenza di primo genere, quella sensibile, ci inganna, dunque. Ma anche quella razionale può sbagliare. Per quale motivo? Il motivo sta nell’immaginazione.
Il ruolo dell'immaginazione
In che consiste l’immaginazione? Consiste nel prendere le nostre immagini per cose vere, per realtà; per esempio, il bastone nell’acqua ci sembra spezzato e se noi lo riteniamo veramente spezzato è la nostra immaginazione a farcelo credere, oppure il sole ci appare vicino e noi crediamo veramente che sia vicino. Tutto questo per Spinoza è vero e proprio delirio. Ma l’immaginazione non è solo questo; essa ha a che fare anche con il desiderio e con la paura; per esempio, sono il desiderio e la paura a portare l’uomo a immaginare un mondo bello e buono (o anche un Dio onnipotente e buono). È la paura, in particolare, a produrre le superstizioni, che sono la forma più pericolosa e diffusa dell’immaginario.
L'inizio della catena
L’immaginario, l’immaginazione, è insomma una forza che inganna. Ma come cominciare questa “catena”, qual è il primo anello? Nella filosofia e nella teologia tradizionali, l’inizio della catena è in genere la “creazione”. Niente di tutto questo in Spinoza. Egli rifiuta radicalmente l’idea di creazione. Se il termine primo non è la creazione, allora esso non può essere altro che l’Essere stesso. Questo Essere che non è creato e non è neanche creatore è ciò che tradizionalmente viene chiamato Dio o anche Natura.
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