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GUIDA ALLO STUDIO DELLA STORIA MODERNA

CAP 1 “ Concetto, periodizzazione, problemi”

“La concezione classica e le sue ragioni”

1492 1815 STORIA MODERNA.

e : le date canoniche di inizio e fine della 2 periodi fra 400 e 500

per l’inizio e settecento ottocento per la fine.

La scoperta dell’America è uno dei momenti decisivi della costruzione del mondo globalizzato nel

l’economia europea

quale ci accorgiamo + oggi, che in passato, di vivere. Dopo tale scoperta prese

una dimensione planetaria che ebbe ripercussioni determinanti anche sugli scontri e gli equilibri di

piano culturale

potere nel vecchio Continente . Sul le nuove scoperte furono altrettanto

influenti:l’intera visione del mondo propria degli uomini del medio evo fu scossa dalla constatazione

dell’esistenza di terre e popoli estranei all’orizzonte della Bibbia e mai raggiunti dalla predicazione

del Vangelo. Poiché la Bibbia era il riferimento non solo per la religione ma anche per la filosofia, la

morale, la scienza, il contatto col Nuovo Mondo fu una delle premesse della grande crisi

intellettuale comprendente la rivoluzione scientifica) che si svolse in Europa fra sei e settecento.

1517: la Riforma :1altro evento drammatico in ambito europeo all’inizio del 500 quando la divisione

tra Europa cattolica ed Europa protestante segnò una rottura rispetto all’unità cristiana del medio

evo. La novità della riforma è anche legata al suo stretto rapporto tra 2 grandi fenomeni della

cultura e della politica del tempo:

1455: l’invenzione e lo sviluppo della stampa che favorì la conoscenza degli scrittori

o classici propugnata dagli umanisti del Rinascimento, pose le basi per un lavoro di ricerca

e confronto nell’ambiente degli scienziati; ebbe la conseguenza di moltiplicare le opere di

Lutero e degli altri esponenti della Riforma e le edizioni tradotte della Bibbia.

L’ulteriore rafforzamento, rispetto ai secoli del basso medio evo, delle monarchie

o nazionali e degli Stati territoriali regionali a scapito del principio universalistico dell’impero

cristiano.

Per quanto riguarda la periodizzazione finale dell’età moderna sono 2 le vicende che giustificano la

scelta dei decenni a cavallo fra sette e ottocento:

1789: Rivoluzione francese: con la successiva esportazione dei suoi principi nell’Europa

o conquistata dagli eserciti di Napoleone fino alla catastrofe conclusiva(1815).

La rivoluzione industriale: (Inghilterra, ultimi decenni del 700) ha creatole condizioni materiali

o dell’attuale civiltà occidentale, è paragonabile solo alla rivoluzione agraria del Neolitico,

avendo a sua volta trasformato l’uomo da agricoltore in manipolatore di macchine azionate

da energia inanimata.

“Origini liberali della concezione classica”

La scoperta dell’America, la Rivoluzione industriale sono all’origine della nostra economia

la Riforma protestante

globalizzata; spiega la diversa cultura di Stati Uniti ed Europa

Rivoluzione francese

settentrionale da1lato, Europa meridionale e America Latina dall’altro;la è

alla base delle libertà borghesi e democratiche che caratterizzano politicamente l’Occidente.

la concezione della storia come Historia Salutis: individuata nel superamento, attuato da

 alcuni dei maggiori pensatori dell’ Illuminismo, della concezione cristiana della storia e del

mondo come cammino dell’umanità verso la Salvezza: tutta la storia fluiva senza soluzione

di continuità, uguale a se stessa davanti all’ Eterno.

Voltaire(avversario di qst visione): attraverso il libro“Dizionario filosofico”aveva come scopo

 quello di minare le basi del fanatismo, dell’intolleranza, delle persecuzioni religiose non

ancora spente in Europa;ma allontanando la Rivelazione dal suo posto di unico evento

capace di attribuire un senso alla storia, egli diede avvio a una grande innovazione

1 storiografica che nel “Il secolo di Luigi XIV(1751)” narra: la storia, ora non+solo indistinta

attesa della Salvezza, poteva essere sottoposta a interpretazioni e giudizi ispirati a fattori

tutti mondani e umani, quali quelli propri e caratteristici della philosophie illuministica: civiltà e

progresso e diventare passibile di suddivisioni in periodi corrispondenti alle tappe successive

dell’affermazione di quei fattori. Proprio in qst modo essa fu poi in effetti ripensata e

riordinata nel libro che giunse a coronare nel 1794, la storiografia illuministica del progresso:

il libro”Abbozzo di un quadro storico dei progressi dello spirito umano”. Sulla base di tale

premessa illuministica, fu l’esperienza della Rivoluzione francese a suggerire, a chi all’inizio

dell’800 si occupava in Europa di insegnare e scrivere storia, le prime influenti proposte di

quella che abbiamo chiamato periodizzazione classica dell’età moderna. Es(Guizot, che fin

dal 1812 fu incaricato di ricoprire all’Università La Sorbona di Parigi una cattedra intitolata

proprio all’histoire moderne,nel linguaggio accademico del tempo l’espressione “storia

moderna”, anziché la semplice “storia”, fu scelta per intendere la storia non antica; ma

Guizot ne aveva un’idea più precisa, incentrata proprio sull’esistenza di due epoche, il 500 e

la Rivoluzione, come momenti estremi di una vicenda piena di contraddizioni, ma

sostanzialmente unitaria.)

L’età moderna, già dalla sua prima fase(con le scoperte geografiche, il Rinascimento, la Riforma),

era salutata come la fine del vecchio e l’inizio del nuovo, la fine della stagnazione e l’inizio dello

sviluppo, la fine delle superstizioni bigotte e l’inizio dell’era della ragione, la fine dell’autoritarismo e

del dogmatismo e l’inizio delle libertà, civili e intellettuali; e così via.

C’è almeno un’eccezione da non trascurare, l’impronta progressista dell’enfasi posta sull’apertura

civiltà del Rinascimento in Italia”.

della storia moderna:saggio”La La regola era quella di porre

l’accento sul Rinascimento come un’epoca storica a tutto tondo. Michelet(laico democratico)scrive:

Histoire de France : Rivoluzione e Rinascimento tornavano a segnare i due versanti della storia

moderna, una storia che addirittura si identifica con la generosa lotta umana della libertà.

“La crisi della concezione classica”

“Un giovane moderno”,”un aperitivo moderno”: dinamico, al passo coi tempi, volto in avanti; e tutto

ciò con un segno decisamente positivo. L’aggettivo “moderno”(dal latino modo: or ora) è nato nel VI

sec d.c. col semplice significato di recente, ma si è poi caricato di una valenza che ne fa, anche nel

linguaggio corrente, una parola tutt’altro che neutrale, anzi carica di ambiguità e di riferimenti

impliciti e impegnativi insieme. Nel caso di moderno, qualche compromissione valutativa(e positiva)

è quasi inevitabilmente insita nella parola: nel senso che i secoli della storia moderna(che dopotutto

avrebbero potuto essere battezzati in mille altri modi)appaiono tali non solo perché

cronologicamente corrispondenti al periodo fine 400-inizio 800, ma anche perché portatori di

caratteri”moderni”(alla maniera del “giovane” e dell’ ”aperitivo”)\.

La crisi della concezione classica ha seguito le sorti della più complessiva ideologia da cui

dipendeva. Nel corso del 900 le due guerre mondiali, l’avvento dei totalitarismi, il razzismo e le

atrocità a esso connesse hanno reso sempre meno proponibile l’ottimismo progressista che aveva

animato nel secolo precedente la cultura occidentale nella sua tendenza liberale e borghese. La

crisi storiografica non fu certo allora il primo dei problemi, ma è quello che ci interessa qui: quale

storia moderna

significato, quali contenuti, quale validità poteva conservare un’idea di pensata e

scandita come alba di un giorno che si rivelava così poco radioso? Simili drammatici interrogativi

potevano accendere una sfiducia e un’avversione ideologica nei confronti della modernità

occidentale: da1p.d.v. perché le tragedie del 900 ne smascheravano i limiti(svuotandola di

contenuto progressivo); dal p.d.v. opposto, perché quelle tragedie facevano emergere il carattere

negativo della modernità in quanto tale. Gli interrogativi politici e orali maturati di fronte alle tragedie

del 900 circa il significato e i limiti della modernità cinque-settecentesca trovavano alimento in

alcune nuove discipline che si andavano affiancando alla storiografia(scienze sociali: sociologia,

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antropologia, economia). Tali discipline costituiscono ormai da1secolo una vera sfida per la

storiografia che nell’800 aveva tenuto un incontrastato primato come chiave di lettura del mondo.

Le scienze sociali hanno spinto gli storici a guardare il mondo nella sua complessità

senza+accontentarsi di farne una ricostruzione selezionata in base ai criteri di rilevanza molto

unilaterali(cercando nel passato l’anticipazione del presente). Il reciproco arricchimento fra storia e

scienze sociali ha permesso una risp seria alle domande circa il senso cronologico e ideologico del

concetto di moderno.

“Storia e scienze sociali”

L’incontro con le scienze sociali riguarda una buona parte della storiografia del 900:la rivista

francese “Annales” è stata il miglior esempio del risultato duplice realizzato dalla nuova

storia(da1parte, l’arricchimento del campo tradizionale della ricerca storica grazie all’apertura di

nuovi temi prima neppure presi in considerazione; dall’altra parte, il rinnovamento dei temi classici).

e imperi del

Per il primo aspetto si può fare riferimento all’opera complessiva di Braudel”Civiltà

Mediterraneo nell’età di Filippo II”, Mèditerranèe et le monde mèditerranèen à

titolo originale”La

l’èpoque de Philippe II”; un libro di storia dedicato a un mare? Per alcune centinaia di pagine(I

parte)il protagonista del libro è l’ambiente naturale: penisole, deserti, litorali…; poco a poco(II

parte)ritroviamo l’intervento dell’uomo. Solo nella III e ultima parte incontriamo l’esposizione storica

a cui ci ha abituato la storiografia(gli avvenimenti , la politica, le date, i fatti…). Braudel ha teorizzato

con chiarezza le ragioni della tripartizione della sua materia. La storia delle date, dei fatti

singoli(IIIp.)è come un’agitazione (di fondo/sfondo) che fa da sfondo alle vicende che riguardano la

storia sociale dei gruppi umani, i modi di vivere, le associazioni(IIp.)… queste 2 storie in movimento

sono condizionate da quella delle relazioni dell’uomo con l’ambiente naturale che lo circonda- il

mare, i climi-(Ip.); una storia che scorre e si trasforma così lentamente da sembrare quasi immobile,

quasi fuori dal tempo. L’idea di storia quasi immobile è una risp intellettuale alle nuove prospettive

e scienze sociali”

aperte dalle scienze sociali. Braudel, nello scritto metodologico”Storia con

lunga durata”

sottotitolo paradossale per la storia senza cambiamenti “la ,contiene l’ammirevole

sforzo di elaborare nei termini della storiografia un concetto che ha una diversa provenienza

culturale: quello di struttura. La lunga durata, la storia quasi fuori dal tempo del Mediterraneo era il

tentativo di catturare la realtà, fino addirittura a quelle della natura, negate per definizione all’analisi

storica.

Gli studi a confronto con le scienze sociali hanno dato grandi risultati: interi aspetti della vita umana

prima ritenuti di secondario interesse sono finalmente entrati a pieno titolo nell’orizzonte della

storiografia più impegnata. Inevitabilmente ciò ha messo in crisi un concetto di storia moderna

sostanzialmente ancorato alle grandi svolte della politica e della cultura in Europa. Più

precisamente ha mostrato che la partizione classica che ne fissava l’apertura fra i secoli XV e XVI

non è soddisfacente. Uno degli aspetti dell’esperienza umana, messi in luce solo dalla nuova storia

è stato quello delle condizioni materiali e psicologiche della vita stessa: la demografia(la sua durata

media, la mortalità, i regimi alimentari, le malattie, le epidemie, i tassi di nuzialità, i tassi di natalità).

“Antropologia e storia della cultura”

La storiografia alleata alle scienze sociali ha introdotto nella trattazione delle classiche e

consolidate questioni di storia politica e di storia delle idee la scienza dell’uomo: l’antropologia.

Quando consideriamo con un primo, elementare approccio la vita del passato, lo facciamo spesso

per inconsapevoli analogie: sereni, senza porci tante domande, rassicurati da una serie di

somiglianze e familiarità, in fondo sempre di uomini si parla, anche se del passato. Ma quando ci

troviamo di fronte ad una piccola sfumatura, la nostra esperienza umana nn è + in grado di farci

registrare senza difficoltà una differenza. La storiografia tradizionale reagiva con indifferenza o

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fastidio di fronte a quelle che risultavano, rispetto alla visione analogica e familiare del passato,

manifestazioni di incongruenza.

Ma l’antropologia ha cominciato a ispirare agli storici un atteggiamento rinunciatario. Dopo tutto, se

la prima reazione alle incongruenze era quella di andare con la mente ai costumi dei primitivi,

poteva valer la pena cercare un confronto e un confronto dalla disciplina che di quelli si occupava

per statuto professionale; cercare, cioè, di colmare la distanza nel tempo, quella che a un occhio

attento faceva per certi aspetti apparire non poco esotici ed estranei gli Europei di qualche secolo

addietro, prendendo a modello una ormai consolidata teoria e pratica per colmare la distanza nello

spazio, quella che sperava la progredita civiltà degli antropologici occidentali dalle società primitive

che erano oggetto delle loro indagini sul campo. È stato qst interesse a indirizzare i due fondatori

della già citata rivista “Annales”, Bloch e Febvre, verso ricerche, che hanno preso di petto nel

passato medievale e moderno dell’Europa, proprio gli elementi apparentemente strani e

inspiegabili, dandone un’interpretazione che ha arricchito e reso più penetrante la nostra immagine

della storia generale di quelle epoche.

problema dell’incredulità nel XVI sec”,sottotitolo”La religione di Rabelais”.

Il libro di Febvre “Il

 Le pagine di Rabelais mostrano la fede semplice, spirituale e intima di un seguace di

Erasmo da Rotterdam, una tendenza antidogmatica ma per niente irreligiosa. La negazione

dell’ateismo di Rabelais è portata avanti all’interno di un discorso molto+complesso e

audace. La religiosità di Rabelais non va solo intesa come una scelta personale, ma come

l’appartenenza a una cultura (-Febvre usa il termine “mentalità”-) portata a credere nel

miracoloso e nell’indimostrabile: nel 500 manca una concezione davvero scientifica del

mondo; il tempo non viene misurato per numeri ma coi santi e i cicli di lavoro nei campi.

L’universo è popolato di spiriti e demoni; l’occultismo è una pratica diffusa, per non dire

dell’astrologia(parodia della scienza esatta con la precisione fittizia e maniacale dei suoi

oroscopi). La conclusione di Febvre è che in qst contesto , nel contesto di qst mentalità

ancora alquanto primitiva, l’ateismo sia un’attitudine di pensiero troppo moderna perché un

uomo anche geniale come Rabelais vi possa giungere. Febvre ha rincorso un obiettivo

irraggiungibile, la mentalità di un’epoca: tutto un universo di credenze, strutture intellettuali,

persistenze culturali, categorie resistenti di pensiero; ed è riuscito a farne vedere l’impronta

ancora condizionante nell’opera di un singolo scrittore tanto originale e per certi versi

davvero innovativo come Rabelais. Ha dimostrato la scarsa attendibilità della cesura netta

fra civiltà medievale e moderna nel periodo fra 400 e 500.

Anche la politica del Rinascimento e della prima età moderna non ci pare più tanto

 re taumaturghi”

“moderna” nel senso forte e ideologico della parola. Bloch “I era

principalmente uno studioso del medio evo, qui il fenomeno medievale delle guarigioni regie

risulta nel suo libro durare fino alla fine dell’età moderna. In quest’opera viene dimostrata la

grande importanza culturale ma anche politica, ben oltre la cesura rinascimentale, di un tipo

di sovranità sacrale, magica, che sembra davvero problematico definire moderna, in quanto

il concetto di moderno appare legato a quello di razionale, e lo Stato moderno non

separabile dall’esercizio razionale del potere.

“ Quando comincia il mondo moderno?”

L’antropologia storica dei pionieri Bloch e Febvre e la loro spiegazione dei salienti aspetti arcaici

nella cultura e nella politica della I età moderna si valeva del modello delle società primitive.

mentalità primitiva”

Entrambi dipendevano da un libro dell’antropologo francese Lèvy-Bruhl “La

dove ritroviamo la sua tendenza a sostituire il ricordo al ragionamento, insomma la sua attitudine

prelogica. Bloch , Febvre e tanti che li hanno seguiti ci hanno insegnato che ci sono molti

sostanziali elementi di continuità fra le due epoche che la cronologia tradizionale separa come

medio evo e prima età moderna; sicchè sarebbe sviante enfatizzare troppo gli effetti di quella

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cesura. Ora che stiamo invece x accingerci a mettere in rilievo i forti elementi di discontinuità

comparsi alla fine della seconda epoca, è opportuno aver chiaro che, sebbene tale discontinuità

dipenda in buona misura dallo sviluppo e dall’applicazione delle scienz

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Gaudioso Francesco.
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