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Storia della Cina (dalle Culture Neolitiche alla Repubblica Popolare Cinese) Appunti scolastici Premium

Appunti di storia dell'Asia orientale e sudorientale, dalle culture neolitiche alla Repubblica Popolare Cinese, basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa De Togni dell’università degli Studi di Torino - Unito, Facoltà di lingue e letterature straniere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia dell'Asia Orientale e Sud Orientale dal corso del docente Prof. M. De Togni

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ESTRATTO DOCUMENTO

Convocazione per fama: quando si diffondeva la notizia che qualcuno era

• particolarmente retto moralmente questo veniva scelto come funzionario;

Sistema della segnalazione e della raccomandazione: dal 165 a.C. i

• governatori e capi dei regni erano chiamati a indicare una o due persone

ogni anno come funzionari; si istituì una prova scritta (Dignitario per il

cerimoniale). A partire dal 102 a.C. il numero di persone da segnalare fu

stabilito a seconda della densità di popolazione nelle singole regioni. Chi

aveva segnalato persone incapaci veniva retrocesso o rallentato nella sua

carriera;

Wudi fondò poi la prima Università Imperiale: furono chiamati nella capitale

• dei maestri (i “5 eruditi”) per insegnare le virtù e i classici confuciani agli

studenti. Nel II secolo d.C. con gli Han orientali venne poi creata un’altra

scuola dedicata alla formazione di funzionari. Ciò portò a un processo di

socializzazione politica: tutta la classe dirigente si formava sulle stesse

convinzioni, ciò creò unità all’interno della classe dirigente;

Per diritto ereditario: ovvero se si apparteneva ad una certa famiglia (rango

• e richezza permettevano l’accesso alle cariche).

Mentre Liu Bang non aveva mai nutrito simpatia per i confuciani, le cose

cambiarono a partire dal II secolo a.C. quando Wudi adotta il confucianesimo

come dottrina ufficiale dell’Impero. Dong Zhongshu lavorò al servizio di Wudi

come il principale ideologo dell’Impero, integrò la dottrina confuciana con

elementi di altre dottrine (yin e yang, i cinque agenti, legismo, ecc). Le

principali teorie di Dong Zhongshu riguardavano:

Riti al Cielo e alla Terra: grazie ad essi è possibile comprendere ciò che la

• natura comunica agli uomini e dunque i segnali della volontà del Cielo. Gli

uomini devono rapportarsi all’Imperatore cosi come quest’ultimo si deve

rapportare al Cielo, solo così la società si comporterà armoniosamente.

Perciò è la volontà del Cielo a governare, alla base del potere politico c’è

l’ordine cosmico;

Yin e Yang: secondo Dong Zhongshu esisteva una perfetta corrispondenza

• tra uomo e Natura, in quanto entrambi erano governati dalle stesse energie

opposte e complementari dello ying e dello yang. Dai cinque elementi,

prodotti dall’interazione dello yin e dello yang, corrispondevano le cinque

virtù confuciane;

Teoria della successione ciclica dei 5 elementi: ciascun elemento genera

• un suo successore: il legno genera il fuoco, il fuoco la terra, la terra il

metallo, il metallo l’acqua, l’acqua il legno. I cinque elementi potevano

essere collegati ai cinque sovrani (di) dell’antichità. Inoltre Dong Zhongshu

attribuì alle dinastie degli elementi: la dinastia Zhou era il legno e aveva

generato il fuoco, ovvero la dinastia Han, mentre la dinastia Qin era stata

una dinastia illegittima perché aveva governato senza il mandato del Cielo.

Conoscere i 5 agenti quindi significava essere in grado di comprendere

l’ordine umano.

Durante il regno di Wudi inoltre fu compilata una grande storia universale, la

prima opera del genere apparsa in Cina. Lo Shiji (Memorie di uno storico) fu

progettato prima da Sima Tan, Grande Astrologo presso la corte di Wudi, alla

sua morte fu successo dal figlio Sima Qian che proseguì l’opera del padre.

Nel 99 a.C. fu imprigionato e condannato all’evirazione per aver osato

difendere un generale caduto in disgrazia. Tuttavia continuò a scrivere in

prigione e nel 96 a.C. fu nominato capo della Segreteria imperiale. È in questa

posizione che termina la stesura dello Shiji.

Sima Qian rinnova il modo di scrivere la storia: segnala qual è l’opinione dello

storico e la divide dalla narrazione oggettiva degli eventi. Per il periodo

precedente all’842 a.C. non fornisce date, egli si limita solamente a narrare le

successioni fino a quel periodo e riduce la storia a ciò che è documentabile.

Da questo tipo di storia seguono poi le storie ufficiali/dinastiche. Da parte dello

storico c’era un tentativo di ricostituire una storia universale.

Lo Shiji comprende in tutto 130 capitoli e si divide in 5 sezioni:

Gli “Annali fondamentali”: storia generale della Cina dall’Imperatore

1) Giallo (Huangdi) a Wudi (fino al 842 a.C.);

Le “Tavole”: genealogie delle famiglie dei sovrani e delle famiglie

2) aristocratiche di epoca Zhou e di epoca Han;

I “Trattati”: vari temi tra cui i riti, la musica, l’astronomia, il commercio e

3) l’economia;

I “Casati ereditari”: la storia delle grandi famiglie aristocratiche della

4) dinastia Zhou (include anche la biografia di Confucio);

Le “Biografie”: è narrata la vita dei personaggi più influenti. Inoltre include

5) le biografie di personaggi non cinesi, e la storia di vari popoli barbari.

Reperti importanti appartenenti a quest’epoca sono:

Bandiera a T: bandiera che deriva dalla tomba della marchesa di Dai; è la

• prima rappresentazione dell’aldilà e del cosmo, sia del cielo che degli inferi.

Gli inferi sono rappresentati da due serpenti intrecciati. Nella tomba sono

anche stati trovati testi molto importanti su seta che riguardano argomenti

piu disparati (astronomia, matematica ecc.);

Tomba di Liu Sheng: sono stato ritrovati aghi per l’agopuntura, una spada

• in ferro, oggetti di bronzo e degli abiti di giada - la giada era un materiale

considerato sacro che proteggeva il corpo e preservava l’anima. Furono

impiegati 10 anni per la fabbricazione degli abiti, cuciti con dei fili d’oro.

Wudi per quanto riguarda l’economia fu caratterizzato da una politica

economica interventista. Il suo obiettivo era riempire le casse dello Stato che

si erano svuotate a causa delle numerose campagne militari, e al tempo

stesso limitare la potenza economica dei mercanti. Introduce le seguenti

riforme:

Nuove tasse su commerci;

• Vietate le terre ai mercanti;

• Granai di Stato: quando i prezzi si alzavano eccessivamente venivano

• venduti i cereali in modo tale da aumentare l’offerta, di conseguenza i prezzi

si riabbassavano;

Monopoli di Stato: in particolare su ferro, sale, alcool, e conio della moneta.

“Discorsi sul sale e sul ferro” di Huan Kuan: mettono a confronto il punto di

vista confuciano con il punto di vista legista:

Secondo i confuciani i monopoli non sono ammissibili in quanto i mercanti

entrano in contrapposizione con lo Stato; l’azione militare è efficace solo se si

ha la base morale (le virtù), perciò la lussuosità a corte deve diminuire; inoltre

lo Stato si deve dedicare all’agricoltura senza intervenire sull’economia, solo in

questo modo può trovare un proprio equilibrio.

Secondo i legisti, invece, i monopoli danno le risorse necessarie contro gli

Xiongnu, tutte le politiche di pace attuate contro gli Xiongnu fino ad allora

erano fallite; sostengono che il lusso di corte sia una necessità politica, in

quanto il potere deve essere mostrato; ritengono che l’intervento economico

sia necessario per evitare problemi come l’accumulo di troppe ricchezze da

parte di personaggi pericolosi e per mantenere l’ordine nello Stato.

Regno successivo a Wudi è quello di Xuandi (73-49 a.C.), le sue principali

riforme furono:

Divisione interna a Xiongnu;

• Abolizione monopolio dell’alcool;

• Riduzione dell’apparato burocratico.

I 50 anni successivi furono caratterizzati da contrasti tra confuciani, eunuchi e

famiglie imperatrici. Wang Zhengjun, moglie di Yuandi e madre di Chengdi,

dominò a corte per oltre 60 anni. Nel corso di questo periodo suo nipote,

Wang Mang, riuscì ad imporsi sui rivali. Dopo la morte dell’imperatore Pingdi,

riuscì ad assumere il titolo imperiale, fondando una nuova dinastia: Xin,

“Rinnovamento”.

Dinastia Xin di Wang Mang (9-23 d.C.)

La venuta di questa dinastia fu giustificata dalla concezione del “mandato

celeste”. Negli ultimi anni degli Han Occidentali, infatti, vi erano state

numerose catasfrofi che furono interpretate come manifestazione di sfiducia

da parte del Cielo nei confronti della dinastia. Wang Mang si proclamò

discendente dell’Imperatore Giallo, il cui elemento, secondo la teoria della

ciclicità dei 5 elementi, era la terra, e poiché il fuoco era stato l’elemento della

dinastia Han, appariva legittimo che la terra (Wang Mang) succedesse quindi

all’elemento fuoco (dinastia Han). A sostenere questa lettura degli eventi c’era

in particolare un letterato confuciano di nome Liu Xin.

Wang Mang cercherà di riformare il governo imperiale ispirandosi alla

tradizione:

Modifica la nomenclatura delle istituzioni sul modello della dinastia Zhou;

• Abolisce le grandi proprietà e nazionalizza le terre, che vengono

• distribuite dallo Stato ai contadini per essere coltivate in base allo

schema dei campi a pozzo;

Abolisce la schiavitù privata, gli schiavi vengono denominati “dipendenti

• privati” e ne abolisce la compravendita; tuttavia la riforma non fu portata

avanti e successivamente introdusse una tassa per ogni schiavo

posseduto;

Introduce 6 monopoli;

• Introduce dei prestiti a tasso agevolato per i contadini, sottraendoli agli

• usurai.

Tutte queste misure risultarono tuttavia fallimentari perché coloro che

avrebbero dovuto attuare l’applicazione di queste misure appartevano alla

classe dominante che Wang Mang intendeva colpire, inoltre il regno fu colpito

da disastri climatici che causarono siccità, carestia e innondazioni.

Ci sono inoltre interventi dall’esterno:

Nel 11d.C. l’innondazione del Fiume Giallo: buona parte della pianura centrale

è stata inondata e una delle regioni più produttive è stata danneggiata, le

persone che abitavano in quei territori avevano problemi di sussistenza.

L’incapacità di provvedere al problema da parte del governo imperiale portò

nel 17 d.C. alla rivolta dello Shandong, che fu prima disorganizzata e poi nel

18 d.C. portata avanti dal gruppo dei Sopraccigli Rossi .

Contemporaneamente si diffonde un altro gruppo di ribelli, l’Esercito del

Bosco Verde, che aveva a capo due membri della dinastia Han, Liu Xuan e

Liu Xiu. Nel 23 d.C. eliminano Wang Mang e Liu Xuan fu proclamato

imperatore, annunciando la restaurazione della dinastia Han.

Han Orientali (25-220 d.C.)

L’obiettivo di Liu Xuan era di ricostruire una unità imperiale, per cui cercò di

raggiungere un accordo con i gruppi di ribelli che tuttavia ebbero la meglio su

di lui.

Dopo la sua morte fu sostituito nel 25 d.C. da Liu Xiu, che divenne

l’imperatore Guangwudi, spostando la capitale a Luoyang. Liu Xiu nel giro di

quattro anni riuscì a domare definitivamente i Sopraccigli Rossi e a riportare

l’ordine in tutte le regioni dell’Impero con la sola eccezione del Sichuan.

Attuò una politica economica di tipo liberale:

I monopoli furono aboliti;

• Permette la crescita dei latifondi, i coltivatori lavorano alle dipendenze dei

• grandi proprietari;

Provvedimenti per la emancipazione degli schiavi e dei “dipendenti”,

• indebolendo i vincoli che li legavano ai grandi proprietari.

Inseguito a un’ulteriore frammentazione, gli Xiongnu non costituivano più una

minaccia per l’Impero. Gli fu concesso di insediarsi a Sud della grande

muraglia nelle regioni del Shaanxi e dello Shanxi, constringendo una parte

della popolazione cinese ad evacuare. Essi finirono per diventare sempre più

dipendenti dalla Cina.

Riaffermazione del controllo degli Han verso l’Asia Centrale:

Il generale Ma Yuan fu a comando delle truppe che nel 43 d.C. riuscì a

- consolidare il dominio cinese nei territori meridionali (Vietnam

settentrionale);

Gli Xiongnu crearono dei grossi problemi all’impero attaccando il corridoio

- del Gansu. La dinastia cercò di reagire grazie all’aiuto del generale Ban

Chao, fratello di Ban Gu (autore della storia degli han anteriori). Ban Chao

riuscì nel corso di un trentennio a riprendere il controllo di quei territori e a

riaffermare il controllo imperiale sulla via della seta (che permise ai mercanti

di arrivare fino alle porte dell’Europa).

Con la morte di Ban Chao la situazione nella regione si fece nuovamente

critica, fu solo intorno al 120 d.C. che, sotto il comando del figlio di Ban Chao,

Ban Yong, le truppe imperiali riuscirono a riprendere almeno parzialmente il

controllo. Dopo il 150 d.C., inseguito a un altro attacco dei Xiongnu, le

relazioni tra l’Impero e l’Asia Centrale furono definitivamente interrotte.

A partire dal regno di Hedi (89-105 d.C.) si va incontro a un progressivo

indebolimento della dinastia. Hedi fu il primo di una lunga serie di sovrani-

bambini. Questo periodo fu caratterizzato quindi dalle lotte tra i parenti delle

imperatrici, waishi, e gli eunuchi.

Nella prima metà del secolo vi fu una netta prevalenza delle famiglie

imperatrici, finchè con l’ascesa al trono dell’Imperatore Huandi, gli eunuchi

salirono al potere: costrinsero il reggente al suicidio, sterminarono i parenti e

confiscarono i beni. I 5 eunuchi che avevano organizzato il colpo di Stato

ricevettero titoli nobiliari e territori, furono inoltre autorizzati ad adottare dei

figli, che avrebbero ereditato il loro rango e le loro proprietà. I 5 eunuchi

costituivano una sorta di consiglio supremo al vertice dello Stato.

Un gruppo di funzionari e studenti dell’Università Imperiale (detta “corrente

pura”) si oppose agli eunuchi. La “corrente pura” perseguitò i seguaci e i

sostenitori degli eunuchi, riuscendo a far giustiziare il fratello di un potente

eunuco.

A questo punto gli eunuchi convinsero l’Imperatore ad agire contro la “corrente

pura”, facendo arrestare molti membri.

Nel 167 d.C. Huandi muore e gli succedette Lingdi, il reggente dell’imperatore

bambino divenne Dou Wu, fratello dell’imperatrice vedova. Era legato alla

“corrente pura”, per cui molti dei membri furono chiamati a ricoprire le alte

cariche del governo centrale. Nel 168 d.C. gli eunuchi fanno un colpo di Stato,

tolgono il sigillo imperiale al reggente e lo danno all’imperatore bambino,

affidato agli eunuchi. Nel 170 gli eunuchi fanno uccidere e incarcerare

moltissimi esponenti della “corrente pura”, dominando la scena politica.

Accanto a questi problemi nel territorio dell’impero ci si trova di fronte al

problema del brigantaggio: contadini affamati e senza terra si organizzano in

bande. In contemporanea divennero sempre più numerose le insurrezioni

delle tribù “barbare”: i Qiang, un popolo di lingua proto-tibetana insediati nel

Gansu; gli Xiongnu e i Xianbei, provenienti dalle steppe.

Nel 184 d.C., in seguito alle innondazioni del Fiume Giallo che aveva

aggravato le condizioni sociali della regione, scoppia la rivolta dei Turbanti

Gialli. Si tratta di una organizzazione taoista che operava a livello popolare. A

capo vi era Zhang Jiao, che professava la creazione di un regno della grande

pace, in cui sarebbero venute meno le differenze tra ricchi e poveri. Veniva

venerato Huanglao (divinità che unisce Huangdi e Laozi). I testi sacri erano il

Daodejing e il Taipingjing (Il classico della grande pace). Il nucleo

dell’insurrezione era tra Henan e Shandong, gli insorti furono 350.000.

Contemporanea ai Turbanti Gialli c’era la setta delle Cinque Staia di Riso o

dei Maestri Celesti che aveva come base il Sichuan. A capo vi era Zhang

Daoling che aveva istituito un vero Stato indipendente d’ispirazione daoista.

Esso venne represso nel 215 d.C. da Cao Cao.

Dopo la rivolta dei Turbanti Gialli c’era un vero stato di anarchia in quanto il

governo centrale era occupato a gestire i dissidi interni. Le famiglie più ricche

che avevano molti possedimenti, erano diventate entità politicamente ed

economicamente autonome. Inoltre i generali che aveno represso la rivolta dei

Turbanti Gialli avevano accumulato un enorme potere in quanto possedevano

delle forze armate costituite da volontari, e non più da soldati di leva. A partire

dal 190 d.C. il generale Dong Zhuo saccheggia la capitale Luoyang e assume

il controllo della corte. Egli, tuttavia, non viene riconosciuto dagli altri generali.

Nel 192 d.C. vi è una coalizione di generali (comandata da Cao Cao) che

prevale su Dong Zhuo. Nel 196 d.C. Cao Cao assume tutti i poteri a corte e

consegue il controllo sulla Cina settentrionale con la battaglia di Guandu,

nella quale sconfigge il generale Yuan che non aveva accettato ancora il suo

potere.

Nel 208 d.C., con la battaglia di Chibi, Cao Cao viene sconfitto dalle truppe di

Liu Bei e Sun Qian, portando all’ulteriore frammentazione del territorio. Alla

morte di Cao Cao nel 220 d.C. suo figlio Cao Pi si proclama imperatore della

nuova dinastia Wei. MEDIOEVO

(220-589 d.C.)

Col termine “Medioevo” si fa riferimento a quell’epoca compresa tra la caduta

della dinastia Han nel 220 d.C. e la riunificazione imperiale realizzata dalla

dinastia Sui nel 589. Si divide nei seguenti periodi:

Tre Regni (220-266);

- Dinastia dei Jin Occidentali (266-316);

- Dinastia dei Jin Orientali (317-420);

- Dinastie del Sud e del Nord (420-589).

-

TRE REGNI (220-266 d.C.)

Dopo la morte di Cao Cao, nel 220, il figlio Cao Pi mise fine alla dinastia Han,

proclamandosi Imperatore della dinastia Wei. Liu Bei si proclamò a sua volta

Imperatore della dinastia Han: il suo regno passò alla storia con il nome di Shu

(nome storico dell’odierno Sichuan); mentre Sun Qian divenne Imperatore di

Wu, stabilendo la capitale a Jianye (attuale Nanchino).

Ciascuno dei Tre regni si considerava erede legittimo della dinastia Han e

aveva come missione la riunificazione dell’Impero. Il più forte era però il regno

di Wei che aveva il controllo del bacino del Fiume Giallo. Le principali riforme

adottate da Cao Pi furono:

Estensione delle colone agricole di Stato dalla Pianura Centrale fino a

- Huai;

Recluta un corpo di funzionari secondo il sistema dei Delegati

- dell’Accertamento, una rete di dignitari locali incaricati di selezionare

coloro che fossero considerati degni di ricoprire una carica pubblica;

Esercito costituito da professionisti e “barbari”;

- Nuovo Codice (Xinlu).

-

Il regno di Shu Han (221-263), che occupava l’area del Sichuan, aveva

mantenuto la propra indipendenza, sfruttando la favorevole posizione

geografica. La sua forza stava soprattutto nel prestigio di cui godeva il suo

sovrano Liu Bei, in quanto membro della famiglia imperiale Han, e nell’abilità

strategica e diplomatica del suo ministro Zhuge Liang.

Ben più potente era il regno di Wu (222-280), che aveva preso il controllo del

bacino medio e inferiore del Fiume Azzuro (Yangzi), ed estendeva il suo

dominio a tutta la Cina meridionale. Possedeva una forte flotta, che raggiunse

le coste del Taiwan nel 230. I regni di Wu e Shu, unendo le forze, erano riusciti

a tenere testa agli attacchi di Wei, tuttavia l’alleanza non durò a lungo e Wei

riuscì a inglobare Shu Han nel 263.

Intanto nel regno di Wei, un membro della potente famiglia Sima, ovvero Sima

Yan, pose fine formalmente alla dinastia Wei, e fondò la dinastia dei Jin

Occidentali nel 266. Nel 280 Sima Yan annette il regno di Wu, realizzando

per un breve periodo l’unità imperiale. Assegna vasti territori ai propri parenti e

abolisce il sistema delle colonie di Stato.

A partire dal 291 la dinastia dei Jin Occidentali fu travolta da lotte intestine,

passate alla storia con il nome di “tumulti degli otto principi”. Nate dai contrasti

tra famiglie aristocratiche. Nel frattempo si era creata una situazione critica a

causa della siccità e dall’invasione di cavallette che portano carestia nella

Pianura Centrale.

Un capo Xiongnu di nome Liu Cong, toglie il mandato ai Jin Occidentali,

occupando nel 311 Luoyang e nel 316 Chang’an, dove la dinastia aveva

tentato di dar vita a un nuovo governo. Con la caduta dei Jin Occidentali nel

Nord incomincia un periodo di estrema frammentazione politica, che vede la

nascita di numerosi regni di brevissima durata (16 regni), fondati dalle elites

delle popolazioni “barbare” stanziate al di qua della Grande Muraglia.

DINASTIE DEL SUD

Le dinastie del Sud furono quattro:

Liu Song (420-479);

- Qi (479-502);

- Liang (502-557);

- Chen (557-589)

-

Nel 317, Sima Rui, un membro della famiglia imperiale, si era proclamato

imperatore, dando inizio alla dinastia dei Jin Orientali a Jianye (l’odierna

Nanchino). Il nuovo governo si trova a dover affrontare il problema della

registrazioni degli immigrati: i nuovi immigrati vengono censiti dei “registri

bianchi”, mentre gli antichi abitanti nei “registri gialli”. La dinastia porta avanti i

tentativi di riconquista dei territori, nel 347 conquista il Sichuan.

La debolezza della dinastia tuttavia risiedeva nelle lotte tra le grandi famiglie

rivali. Scoppia la ribellione di Sun En (setta dei Maestri Celesti) nell’area di

Ningbo. All’inizio del V secolo un generale di nome Liu Yu ha la meglio sui

rivali, nel 404 caccia dalla capitale un altro generale, Huan Xuan, che si era

proclamato imperatore, e fonda la dinastia dei Liu Song (420-479).

La dinastia di Liu Song abolisce la distinzione tra “registri bianchi” e “registri

gialli”. Nel 450 furono attaccati dal popolo dei Tuoba, che aveva fondato la

dinastia Wei. Nel 453 ebbe inizio a Nanchino un periodo di intrighi di corte e

lotte di potere, nel corso di cui si succedettero ben sei sovrani.

Nel 479 il potere venne assunto dal comandante delle guardie imperiali Xiao

Daocheng, che fondò la dinastia dei Qi (Meridionali). Le lotte di corte tuttavia

non terminarono, e salirono a corte altri sette imperatori.

Scoppiarono una serie di rivolte popolari e ne approfittò Xiao Yan, cugino

dell’Imperatore dei Qi allora sul trono, per prendere il potere e fondare la

nuova dinastia dei Liang (Meridionali) nel 502. La dinastia regalò alla Cina

meridionale un periodo di relativa pace, che vide lo sviluppo del commercio

marittimo nei paesi del Sud-Est asiatico e lo sviluppo dellla chiesa buddhista,

sostenuta dalla dinastia.

Intanto gli Wei Occidentali penetravano nei territori meridionali, occupando il

Sichuan e stabilendo uno Stato, passato alla storia con il nome di Liang

Posteriore.

Il generale Chen, nel 557, assume direttamente il potere, fondando la dinastia

Chen a Wuchang, l’ultima delle dinastie meridionali che sarebbe

sopravvissuta fino al 589.

DINASTIE DEL NORD

Le dinastie del Nord furono cinque:

Tuoba Wei (386-534);

- Wei Orientali (534-550);

- Qi Settentrionali (550-577);

- Wei Occidentali (535-556);

- Zhou Settentrionali (557-581)

-

Vi erano due gruppi etnici principali: tibeto-tanguti a Nord Ovest e i turco-

mongolo-tungusi nella regione delle steppe.

Il popolo dei Tuoba aveva fondato nel 336 lo Stato di Wei, situato nella

regione dello Shanxi. Nel 386 adottarono il nome Tuoba Wei e posero la

capitale a Pingcheng, nell’odierna Datong. I Tuoba diedero inizio a una serie

di campagne che li portarono nel 423 all’occupazione di Luoyang, nel 439 alla

conquista di tutta la Cina del Nord e nel 440 al controllo del Gansu.

I Tuoba volevano superare i contrasti con la popolazione cinese, nel 471 con

l’ascesa al trono di Xiaowendi e la reggenza dell’Imperatrice vedova Feng,

vennero tracciate delle misure che avevano come obiettivo la sinizzazione

dell’Impero: la lingua e i costumi Tuoba vennero vietati, si incoraggiarono i

matrimoni misti tra Tuoba e Cinesi, e infine si cercò di costruire una burocrazia

modellata su quella Han. Venne introdotto il culto ufficiale di Confucio, e il

buddhismo fu elevato a religione di Stato.

Sul piano economico fu introdotto il sistema della “perequazione agraria”,

che avrebbe riaffermato il controllo dello Stato dulla produzione agricola.

Inoltre, le terre avrebbero dovuto essere restituite allo Stato dopo i 60 anni o

alla morte.

I territori erano divisi in regioni, governatorati e distretti. Al di sotto dei distretti

viene introdotto il sistema dei 3 anziani (5 famiglie, 5 vicinati, 5 villaggi).

La politica di sinizzazione forzata adottata dagli Wei Settentrionali provocò

una reazione avversa all’interno dell’aristocrazia e, in particolare, tra i

comandanti di guarnigione che difendono l’Impero. Nel 523 scoppia la rivolta

delle “sei guarnigioni”.

Nel 534, l’Impero dei Tuoba si divise: ad est venne fondata la dinastia degli

Wei Orientali, con capitale a Ye; ad ovest fu stabilita la dinastia degli Wei

Occidentali, con capitale a Chang’an. La dinastia degli Wei Orientali portò

avanti la politica di sinizzazione, mentre gli Wei Occidentali tentarono una

restaurazione del vecchio Stato Tuoba.

Alla corte dei Wei Orientali il generale Gao Yang, nel 550, fondò la dinastia

dei Qi Settentrionali; mentre il generale Yuwen Jue, degli Wei Occidentali,

fonda nel 557 la dinastia dei Zhou Settentrionali. Queste due furono le ultime

dinastie del Nord.

Strutture di governo delle dinastie del Nord e del Sud:

Conservano il piano formale delle istituzioni Han, a Nord le strutture di potere

si fondavano sull’organizzazione tribale originaria dei “barbari”; mentre al Sud

il governo centrale rappresentava solo una facciata per il dominio delle grandi

famiglie.

L’amministrazione territoriale era confusa, in quanto le strutture amministrative

tendevano a sovrapporsi. In generale comunque, la distribuzione effettiva del

potere corrispondeva all’assegnazione dei territori: nel Nord, ai vari capi tribali

e, nel Sud, ai potenti locali e ai grandi proprietari terrieri.

Le forze militari erano composte da eserciti privati al servizio dei vari potenti

locali. I regimi a Nord erano più militarmente forti di quelli del Sud. Sotto i Qi

l’organizzazione militare si fondava sulle milizie di guarnigione (fu), delle quali

facevano parte sia “barbari” che cinesi. Gli Wei Occidentali avevano adottato

un sistema che stabiliva che ciascuna famiglia avrebbe dovuto donare un figlio

maschio alle guarnigioni. DINASTIA SUI

(581-618 d.C.)

Yang Jian era un generale membro della nuova aristocrazia dei Tuoba Wei.

Nel 581 si proclama imperatore della dinastia, riunificando l’Impero. Nella

visione tradizionale viene visto come l’Imperatore virtuoso che ha il Mandato

dal Cielo. La venuta dei Sui non costituisce alcuna frattura con l’epoca

precedente, ma viene vista come una semplice sostituzione. Sul lungo

periodo, tuttavia, la dinastia rappresenterà un momento fondamentale, perché

metterà le basi dell’istituzione imperiale nei secoli successivi. Il figlio

dell’Imperatore proseguirà le politiche del padre che verranno portate poi a

termine con la dinastia Tang.

Le principale riforme di Yang Jian furono:

Elabora un nuovo codice (riforma istituzionale);

- “Perequazione agraria” (tasse pagate in natura): le terre erano ridistribuite

- tra la popolazione che era stata censita, in cambio dovevano pagare le

tasse;

Cerca di consolidarsi a Nord ma deve scotrarsi con le popolazioni nomadi

- turche (Tujue), che si sono sostituite alle popolazioni precedenti. Per

rafforzare le difese cerca di usare la diplomazia, i Tujue si dividono in

occidentali e orientali, con quest’ultimi nel 584 stipula un trattato; avvia

inoltre la ristrutturazione della Grande Muraglia nella parte tra Ordos e

Yinchuan; nel 590 manda ai capi delle tribù turche delle mogli di sangue

imperiale; tutto questo non basta e all’inizio del 600 si presentano alle porte

di Chang’an. Il figlio di Yang Jian riuscirà ad allontanarli verso Kokonor. In

seguito alla sconfitta instaureranno rapporti tributari;

Nel 630 ottiene il controllo sulla regione dell’Ordos fino alla Mongolia Sud-

- occidentale (si consoliderà con i Tang);

Nel 598 la prima spedizione contro Koguryo (Corea) risultò fallimentare;

- Riesce a conquistare le dinastie del Sud, che oppongono poca resistenza;

- la conquista viene consolidata dall’inclusione della classe dirigente del Sud

all’interno dell’amministrazione dell’Impero;

Costruzione del Canale Imperiale (rete fluviale Hangzhou-Luoyang-Tianjin:

- 1500 km): ha un fine strategico, in quanto vengono costruiti una serie di

granai deposito che servivano per sopperire alle carenze in caso di carestia;

in seguito diventerà la via principale per il trasporto delle merci e di

collegamento con il Nord;

Le capitali Chang’an e Luoyang vengono ricostruite intorno al 600 con un

- impianto che ricorda i campi militari.

Yangdi succede a Yang Jian nel 604 d.C. e continua la politica paterna

(nonostante avesse fatto uccidere sia il padre che il fratello che era l’erede

designato);

Prosegue con la costruzione del Canale Imperiale, la rete fluviale va da

- Hangzhou a Luoyang e si collega alla odierna Beijing, estendendosi per

2500 km;

Mantiene Luoyang come capitale e si sposta verso oriente con Yangzhou;

- Porta avanti delle campagne contro le tribù nomadi turche e prosegue

- l’espansione verso il Vietnam settentrionale, Taiwan, Ryukyu;

Nel 611 il Fiume Giallo innonda la Pianura Centrale, aumentando il disagio

sociale. Il problema cresce perché la dinastia si ostina a voler conquistare il

regno di Koguryo (Corea); requisisce i contadini dalle campagne e porta

avanti tre campagne militari che risultano fallimentari, facendo aumentare

ulteriormente lo scontento tra la popolazione. Interrompe le campagne perché

tornano a farsi presente i turchi, nel 617 l’imperatore stesso partecipa a una

spedizione contro i turchi del Nord, in cui rischia di essere catturato, a fronte di

questo rischio cede letteralmente le armi e le affida al duca di Tang, Li Yuan,

mentre l’Imperatore fugge a Yangzhou, la seconda capitale, dove verrà ucciso

da un cortigiano. Li Yuan si allea con i turchi e nel 618 diventerà il primo

imperatore della dinastia Tang (verrà ricordato con il nome postumo Gaozu);

DINASTIA TANG

(618-907 d.C.)

Il regno di Li Yuan fu relativamente breve, tuttavia, in pochi anni riuscì a

prendere il controllo nel Nord, sconfiggendo militarmente chiunque gli si

opponesse (molte insurrezioni 200 organizzazioni ribelli), nonostante ciò

mostrò clemenza nei confronti degli oppositori, garantendosi il loro sostegno.

Nel 624 emana il Tanglü shuyi, il primo codice legislativo di cui ci è

- pervenuto il testo completo (500 articoli, 12 sezioni); le pene elencate non

sono basate solo sulla rarità del crimine commesso ma anche sul rapporto

che esisteva tra la vittima e il colpevole, per cui le leggi non sono applicate

indistintamente; inoltre i magistrati dovevano avere una formazione molto

ampia collegata ai classici, in modo tale da formare la comprensione sulla

moralità e sul senso di giustizia;

Nel 619 emana delle leggi che suddividono l’imposizione fiscale in 3 tipi di

- entrate: imposta in cereali; corvées di vario genere, generalmente si

trattava di lavori obbligatori come la manutanzione strade, costruizioni di

uffici, coltivazione delle terre, ecc.; tassa in tessuto;

Nel 624 emana una legge relativa al “metodo della eguale ripartizione

- delle terre” o perequazione agraria: per attuare tali leggi erano necessari il

censimento della popolazione, il catasto delle terre e la ridistribuzione

annuale tramite capi villaggio; tale sistema garantì entrate stabili per più di

qualche decennio.

Li Shimin (Taizong) succede a Li Yuan, riceve i pieni poteri in seguito

all’abdicazione del padre. Fu caratterizzato da una politica estera interventista.

Riesce, infatti, a interagire con le popolazioni dei Turchi di Mongolia, per cui

nel 630 viene nominato Gran Qan e da quel momento in poi inizia

un’espansione militare impressionante. In 15 anni i Tang riescono a

conquistare un territorio che si estende fino a Samarcanda. Inoltre Taizong

interviene nelle questioni interne dei vari principati in Asia (in particolare nel

principato di Gaochang a Turfan); nell’India settentrionale l’imperatore viene

chiamato per definire delle questioni diplomatiche-militari, ed è in questo

periodo che i monaci buddhisti cinesi si recano in India per reperire testi sacri.

Taizong fu un imperatore molto tollerante che accoglieva in Cina quelle

popolazioni che erano state perseguitate nei loro territori. Fu una dinastia

molto aperta e multiculturale.

Nel 649 a Taizong succedette il figlio Li Zhi (Gaozong) il quale, come il padre,

fu molto attivo in campo internazionale:

Nel 662 interviene presso i Sassanidi (Tigri) contro gli Arabi;

- Nel 660 ca. riesce a prendere il controllo della Corea (Koguryo e Silla).

-

La dinastia Tang a quel punto controllava un territorio vastissimo, per cui

furono istituiti “6 protettorati generali” per controllare i territori di frontiera. Il

controllo di quei territori fu possibile soprattutto grazie alle truppe costituita da

cavallerie (i cavalli erano uno dei beni fondamentali di quel periodo, alla metà

del VII sec erano 700mila - nel 758-9 il monopoli del commercio di cavalli

viene affidata agli Uighuri).

Il sistema di difesa Tang:

Hanno delle armate molto efficaci, ciò deriva dal fatto che per i Tang la vita

militare faceva parte della tradizione aristocratica, un’attività che dava quindi

prestigio. Dell’armata settentrionale facevano parte i figli maggiori delle

famiglie aristocratiche, ed era la forza d’attacco principale contro le

aggressioni e di difesa dei Tang.

Il sistema delle guarnigioni (fubing) era composta ciascuna da un numero

limitato di soldati (800-1200 soldati), erano soldati a vita (fino a 60 anni), era

una sorta di corvées militare e per questo erano esenti dalle altre corvées. I

soldati si dedicavano anche ai lavori agricoli, in modo tale che le guarnigioni

potessero raggiungere l’autosufficienza alimentare. Questo sistema però

decade intono al VIII secolo.

Si costituiscono quindi delle armate di mercenari che sono spesso collegate a

un commissario imperiale. Sul territorio le truppe di guarnigione erano poche

perché il controllo dell’ordine pubblico locale era affidato alle comunità.

Wu Zhao fu una concubina di Taizong e divenne Imperatrice con Gaozong.

Quando l’Imperatore muore, è lei che regna nel territorio, allontana l’erede

legittimo e proclama un suo Impero assumendo come nome imperiale Zetian

nel 690, ed è l’unica donna imperatrice. Regnerà fino al 705.

Le sue principali misure furono:

Nel 684 fa uccidere centinaia di aristocratici, inclusi i membri della famiglia

- imperiale;

Sposta la capitale nel centro di Luoyang;

- Incentiva gli esami imperiali, in quanto voleva creare una classe dirigente

- alternativa per rafforzare la propria posizione nei confronti dell’aristocrazia;

Sostiene la Chiesa Buddhista; durante il suo regno i vari monaci si

- recarono in India per tradurre i testi sacri originali;

Non controlla più la gestione del territorio, favorendo lo sperpero delle

- risorse. Spreco generale (690-710).

Esami Imperiali:

Partecipavano coloro che erano studenti delle due università imperiali oppure

coloro che erano stati segnalati dai funzionari locali, avendo già superato gli

esami effettuati nei distretti (già titolati).

Tra loro c’erano membri delle grandi famiglie o persone sponsorizzate dai

monasteri buddhisti. Avere a disposizione i testi per prepararsi agli esami era

complicato, gli esami infatti si svolgevano sui classici ma non solo, anche sulla

matematica, sul taoismo e bisognava mostrare, inoltre, delle ottime capacità

calligrafiche, perché esprimeva le virtù interiori che un buon confuciano

doveva avere. 进⼠士),

Il titolo più rilevante era quello di “studioso introdotto” (Jinshi

conseguito da chi superava l’esame nella capitale sui classici. Il mentore era

necessario per passare al livello successivo (fenomeno del clienterismo). Nel

736 quindi la gestione degli esami viene affidata al Ministero dei Riti, ciò

sottolinea come il superamento degli esami imperiali era diverso dal ricevere

un incarico nella burocrazia. Per diventare funzionari bisognava ricevere un

incarico che veniva attribuito dal Ministero del Personale.

Chi superava gli esami imperiali doveva aspettare almeno 2/3 anni prima di

riceve un incarico, il suo operato veniva controllato periodicamente, ed era il

ministero che decideva quale carriera doveva percorrere il funzionario (la

carica non era a vita).

Dai Tang in poi vi sarà un percorso molto diverso, si comincia a introdurre

l’idea che il funzionario debba avere delle capacità (merito), per cui vengono

incentivati gli esami imperiali.

Li Longji (Xuanzong), detto anche “Imperatore Brillante”, attua le seguenti

riforme:

Riorganizza la struttura dell’amministrazione e l’economia;

- Riordina i registri del censimento;

- Di fronte al decadimento delle guarnigioni (fubing), la dinastia decide di

- dare sempre più potere ai commissari militari imperiali, che guidano

truppe di mercenari. Le spese per l’esercito aumentano (in 2 anni si

quintuplicano), nonostante ciò i Tang perdono delle zone territoriali: nel 745

nel Nord Ovest della Cina si concretizza un grosso problema, il regno dei

Uiguri, dei turchi semi-sedentari, nel Sud Ovest si forma poi il regno di

Nanzhao, che controlla la via meridionale della seta. Anche il regno di Dali

(902), costituirà un problema per la Cina finché non verrà conquistato dai

Mongoli nel XIII secolo. Nel 751 la dinastia perde il controllo della parte più

occidentale della via della seta, con la battaglia sul fiume Talas contro gli

arabi perderanno i territori del Pamir e del Kashgar.

Con i Tang vi furono degli scontri tra aristocrazia e i funzionari entrati

attraverso gli esami. Nel 736, in particolare, scoppia un conflitto tra Zhang

Jiuling e Li Linfu, al quale era stata affidata la funzione di primo ministro. Nel

745 arriva a corte Yang Yuhuan (Guifei), l’Imperatore perde la testa per lei,

per cui comincia a trascurare gli affari di stato. Quando Li Linfu muore, nomina

come primo ministro un suo cugino (Yang Guozhong). A questo incarico,

tuttavia, mirava An Lushan, uno dei commissari militari imperiali che avevano

acquisito sempre più autonomia. Le guarnigioni di An Lushan erano stanziate

nelle attuali Beijing, Shanxi e Shandong, ed erano state strategicamente molto

importanti.

Quando Yang Guozhong diventa primo ministro, decide di usare le armi contro

la dinastia, per cui nel 755 scoppia la ribellione di An Lushan, che costringe

l’Imperatore insieme a Yang Guifei a fuggire verso Chengdu, durante il viaggio

lei verrà uccisa. Nel 757 An Lushan viene ucciso e il comando della rivolta

passa nelle mani di un suo generale Shi Siming, che però fu ucciso anche lui

poco dopo.

Suzong, l’Imperatore che seguì all’abdicazione di Xuanzong, riesce a

riprendere il controllo dell’impero ricorrendo ad aiuti esterni (tibetani e uiguri).

La rivolta portò delle conseguenze pesanti nell’Impero:

Sul sistema fiscale: viene riconosciuto il fallimento della perequazione

- agraria, non si era più in grado di riscuotere le imposte in quanto molte terre

sfuggono al censimento e vengono sottratte alle ridistribuzione (ad es. terre

esenti a favoriti imperiali); erano aumentate le terre di proprietà dei tempi

buddhisti; il sistema del censimento registra un calo di quasi 7 milioni di

famiglie di contribuenti in meno di mezzo secolo. Nel 759 fu introdotto il

monopolio sul sale, che fu la principale fonte di entrate dello Stato; venne

introdotto poi il monopolio sul the nel 793. Nel 780 venne applicata anche

una riforma chiamata “doppia sferza”, un’unica imposta che viene pagata

in 2 periodi diversi dell’anno (primavera & autunno), nella quale sono

racchiuse tutte le imposte che vanno pagate allo Stato.

Sul sistema di difesa e gestione del territorio: il numero delle regioni

- militari si moltiplica, e vengono affidate a commissari militari imperiali; ai

commissari vengono attribuiti poteri civili e militari, inoltre affidano a persone

legate a loro per vincoli famigliari ruoli importanti, incaricano come

luogotenenti i figli adottivi, ciò creò coesione all’interno dell’esercito.

Nella seconda metà del VIII secolo, il regno tibetano minacciava i territori dei

Tang, arrivando fino a Chang’an. Nell’area Nord Occidentale i Tang perdono

il passo di Yumen che segna la fine della Grande Muraglia (la via della seta

nell’area centrale è fuori dal controllo dei Tang, sono fuori dai commerci e dai

rapporti diplomatici); mentre nell’area Nord Orientale, la Silla (Corea) diventa

indipendente e comincia a farsi presente una popolazione chiamata Qidan, i

quali creeranno poi un Impero che darà grossi problemi alla dinastia Song; a

Sud il regno di Nanzhao si estenderà (i Tang perderanno la relazione tributaria

con loro).

I Tang sono stati fortemente influenzati da elementi culturali e religiosi

provenienti da altri popoli (ad es. buddhismo, nestorianesimo, manicheismo,

ecc), tuttavia all’inizio dell‘800 si chiudono. C’è un ritorno al confucianesimo e

al taoismo. Nel 836 inizia la proibizione dei contatti con gli stranieri. La

situazione diventa critica con il regno di Wuzong, il quale porta avanti una

campagna durata 3 anni contro i monaci buddhisti, nestoriani e manichei, e

contro tutto ciò che è straniero. Il suo scopo era ridurre il potere dei monasteri,

per cui molti monaci e dipendenti dei monasteri furono obbligati a laicizzarsi e

a registrarsi come contribuenti. In seguito a tale misura il numero dei

contribuenti incrementò di un sesto. Furono distrutti molti monasteri, fuse le

statue e gli oggetti in bronzo (a causa della mancanza di monete per il

commercio). Un decreto dell’845 vietò le religioni straniere nell’Impero.

Wuzong cercò di colpire i buddhisti soprattutto perché la maggior parte di essi

erano eunuchi, ed erano stati proprio gli eunichi ad eliminare gli Imperatori che

lo avevano preceduto.

Nel IX secolo la rivolta di Huang Chao porterà alla fine della dinastia Tang.

Nei territori dello Shandong, Henan e Jiangsu si erano create due bande di

ribelli gestite da due capi: Wang Xianzhi e Huang Chao. Furono caratterizzati

da attività xenofobe, massacrarono i mercanti stranieri a Guangzhou e

saccheggiarono la capitale Chang’an che fu completamente distrutta nell’881.

Nell’883 Li Keyong, un turco sinizzato, alla guida di truppe tatare a lui fedeli,

riuscì a riconquistare Chang’an per i Tang. Nel frattempo la corte Tang si era

trasferita a Luoyang. Nel 907 Zhu Wen, un governatore militare dei Tang,

fondò la dinastia dei Liang Posteriori con sede a Kaifeng.

CINQUE DINASTIE E DIECI REGNI

(907-960)

Nel Nord abbiamo 5 dinastie:

Liang Posteriori (907-23), fondati da Zhu Wen e con sede a Kaifeng;

- Tang Posteriori (923-36), fondati dal figlio di Li Keyong;

- Jin Posteriori (936-47), fondata grazie all’aiuto dei Qidan che invaderanno

- successivaente il territorio, arrivando fino alla capitale;

Han Posteriori (947-51);

- Zhou Posteriori (951-60), fondata da Guo Wei

-

Nel Sud abbiamo, invece, 10 regni da 907 al 979, caratterizzati da istituzioni

simili a quelle Tang e da un grande sviluppo economico.

DINASTIA SONG

(Song Settentrionali 960-1279;

Song Meridionali 1127-1279)

Nel 960 Zhao Kuangyin (Taizu), generale dei Zhou Posteriori, con un colpo di

Stato prese il potere e fondò a Kaifeng la dinastia Song.

La dinastia Tang era decaduta a causa dell’accumulo del potere militare,

perciò il principale obiettivo di Taizu divenne l’accentramento del potere statale

e la fine del predominio dei militari. Attuò una serie di misure che furono

portate avanti dal suo successore Taizong (976-97):

Fa allontanare dalla vita pubblica i capi militari che lo avevano aiutato nella

-

conquista del potere, offrendo loro in cambio vitalizi e titoli onorifici;

Vieta il cumulo di cariche civili e militari;

- Affida l’amministrazione imperiale a funzionali civili, il cui potere si basava

-

esclusivamente sulla nomina ricevuta dall’imperatore;

Reclutamento degli ufficiali dai quadri dell’esercito, anziché dalla classe

-

dirigente;

Assume personalmente il comando delle armate di palazzo, le unità militari

-

migliori vengono trasferite a Palazzo;

Il territorio erano divisi in prefetture, distretti e villaggi. Il coordinamento tra

-

governo centrale e prefetture era gestito dagli Ispettori. Questo sistema fu

introdotto per impedire che una singola regione potesse essere dominata da

un unico responsabile come in epoca Tang. Gli Ispettorati (Intendenze di

道)

circuito - dao erano di quattro tipi a seconda delle diverse funzioni: fiscali,

militari, giudiziari o economiche;

Comunicazione diretta tra prefetti e i 6 ministeri.

-

Durante la dinastia vi furono problemi con potenti Stati sino-barbarici: a Nord i

Liao, poi i Jin, e infine gli Yuan. Ad occidente dovettero affrontare, invece, il

regno di Xi Xia con i quali riuscirono a stipulare una pace nel 1044, in seguito

alla quale i Song si impegnavano a pagare un tributo, mentre i Xi Xia si

riconoscevano i loro vassalli.

Nonostante i vari conflitti sulle frontiere, all’interno del Paese c’è una

situazione di relativa pace. Vi sono grandi trasformazioni sociali ed

economiche, questi cambiamenti avvengono sia come conseguenza

dell’azione da parte del governo che costruisce enormi imprese imperiali, sia

come conseguenza dell’esplosione della imprenditoria privata. Ci troviamo di

fronte a nuove invenzioni e a progressi nelle tecniche agricole. Nonostante il

Fiume Giallo crei grossi problemi nella pianura centrale, esso permette una

maggiore produzione agricola, quindi l’espansione della popolazione e

l’urbanizzazione.

La corte manda sul territorio esperti e agronomi che aiutano a migliorare la

produttività delle terre. I progressi in campo tecnologico e gli strumenti agricoli

aumentano le terre coltivate, i progressi vengono diffusi grazie ai manuali

stampati. Uno degli elementi più rilevanti è l’introduzione del riso Champa che

viene dal Sud (Vietnam) e impiega 120 giorni a maturare. Riducendo di 30 i

giorni necessari, riuscivano a non perdere il raccolto a causa dei monsoni. Gli

agronomi lavorano su questo riso e arrivano a ridurre sempre più il periodo di

maturazione, alla fine dei Song si arriverà a 60 giorni, quindi al doppo raccolto.

Con la dinastia Song ci troviamo di fronte a un boom della industria e del

commercio. Le attività artigianali si ritrovano ad essere di dimensioni

protoindustriali, e le attività con i Song sono caratterizzate da una specificità

regionale, ad esempio l’industria del cotone e quella tessile sono collocate

soprattutto nell’area del Centro Sud. Il cotone diventa il tessuto più utilizzato,

mentre la seta viene utilizzata solo dalle classi nobili e come merce di

scambio.

Il commercio del sale è una delle attività più rilevanti nella economia e un’altra

attività fondamentale è quella della stampa: con i Tang avevamo la stampa

xilografica (blocchi di legno/metallo), la rivoluzione avviene con i Song grazie

all’introduzione dei caratteri mobili, che semplificano il processo, fu inventata

nel XI secolo, perfezionata e diffusa a partire dal XIII secolo. La prima opera

stampata fu il canone buddhista.

La porcellana viene prodotta nelle aree di Zhejian, Fujian e Jiangxi da

importanti imprese private. Tutti questi beni prodotti vengono commerciati non

solo in Cina ma anche in altri paesi. La Cina non è un paese chiuso, in questo

periodo commerciano con l’arcipelago giapponese, i regni indiani, il Sud-Est

asiatico e le coste africane. La navigazione grazie alla bussola e alle cartine è

sia lungo la costa che in alto mare.

Tutto ciò è un fattore di impulso per l’urbanizzazione, si creano le città di

Guangzhou, Fuzhou, Quanzhou.

Gli scambi erano sostenuti da un’industria metallurgica che si sviluppa

nell’area intorno alla capitale, dove vi sono miniere di carbone fossile e di

ferro, le quali fruttano la metà della produzione di ferro di tutto il Paese. La

produzione aumenta di sei volte tra il XI e il IX secolo, in questo periodo si

produce più ghisa di quella prodotta in Inghilterra durante la rivoluzione

industriale.

Fan Zhongyan (989-1052), funzionario provinciale, fu chiamato al governo

centrale dopo che riuscì a negoziare con i Xixia. Istituisce le “tenute di

giustizia”, delle terre destinate a finanziare le attività filantropiche. Ogni clan

possiede delle proprietà comuni che vengono coltivate, i proventi vengono

destinati a finanziare scuole, mantenere gli orfani, le vedove, ecc. In questo

modo le comunità stesse risolvono i loro problemi, allievando il peso dello

Stato.

A questo punto si formano due gruppi politici:

Riformatori radicali: con a capo Wang Anshi;

- Moderati o conservatori: con a capo Sima Guang; le qualità morali dei

- governanti sono più importanti della riforma della struttura sociale.

Wang Anshi (1021-1086)

Viene dal Jiangxi e diventa “studioso introdotto” a soli 21 anni. Nel 1058 scrive

il Memoriale delle 10.000 parole, in cui proponeva all’Imperatore una serie di

riforme. Nel momento in cui l’imperatore sul trono si libera della reggenza della

imperatrice vedova, egli chiama a corte Wang Anshi e lo pone al vertice dello

Stato, in questa posizione introduce riforme che riguardano 3 ambiti:

economia e amministrazione fiscale; formazione e reclutamento di funzionari;

difesa. In particolare:

Cerca di sottrarre i contadini al controllo degli usurai; introduce quindi la

- possibilità di prestare da parte dello Stato ai contadini dei prestiti chiamati

“giovani germogli” (concessi in primavera e rimborsati in autunno quando il

raccolto era stato fatto), vengono concessi anche agli artigiani, l’intenzione

era sottrarre gli artigiani al controllo delle grandi corporazioni, che

schiacciavano le attività dei piccoli imprenditori;

Cerca di intervenire per controllare il prezzo dei cereali che sono necessari

- per pagare le imposte, per cui stabilisce che le imposte sui cereali non

debbano essere trasportate fino alla capitale ma potevano essere vendute

in loco, questo riduce le spese di trasporto;

Adeguamento dell’imposta fondiaria a quella che era la produttività delle

- terre, a un terreno poco fertile non si chiede di pagare quanto un terreno più

fertile, ciò impedisce che i contadini si rivolgano agli usurai. Viene, inoltre,

rivisto il catasto dell’impero;

Aumento dei salari dei funzionari, i quali dovevano pagare le spese dei loro

- uffici e i salari dei dipendenti;

Wang Anshi riforma inoltre gli esami imperiali che furono suddivisi in tre livelli:

Esame di primo livello (nelle prefetture): I candidati erano indicati dai

• responsabili dei prefetti e delle scuole locali che furono create in quel

periodo. Chi partecipava aveva serie difficoltà a superare gli esami, solo il

10% superava tale livello;

Esame di secondo livello (detto “metropolitano”, nella capitale): gli

• argomenti vertevano sui Classici Confuciani, sui riti, sui testi storici e di

diritto. Con Wang Anshi vengono richieste anche conoscenze nei campi

economico, amministrativo, geografico, di arte della guerra e la capacità di

进⼠士

applicarle a problemi pratici di governo. Viene conferito il titolo di Jinshi

(“studioso introdotto”). Buona parte di coloro che avevano già un titolo

ereditario nella funzione di amministrazione partecipavano comunque agli

esami. Le prove scritte spesso venivano ricopiate in modo da non rendere

riconoscibile la calligrafia dell’esaminato. Tali misure erano attuate in modo

da mantenere l’oggettività degli esaminatori;

Esame di terzo livello (detto “di Palazzo”, nella capitale): in teoria erano

• tenute alla presenza dell’Imperatore. Serviva per confermare il risulatato

della prova “metropolitana” e per stilare una graduatoria dei vincitori.

Con Wang Anshi gli esami non sono più annuali, ma triennali. La graduatoria è

importante perché chi arrivava nei primi posti veniva mandato all’Accademia

Hanlin. Con la dinastia Tang l’Imperatore Xuanzong aveva fondato

l’accademia che era composta da studiosi di corte, con la dinastia Song,

invece, diventa la fucina di alti funzionari e consiglieri imperiali.

L’ultimo ambito in cui Wang Anshi interviene è la difesa. Introduce un nuovo

sistema chiamato Baojia (“milizie locali”). Stabilì che a livello locale ogni

comunità doveva creare delle milizie per mantenere l’ordine. Ogni famiglia con

almeno due figli maschi, forniva un figlio a queste milizie. Le armi e gli

addestratori erano forniti dallo Stato. Le milizie erano raggruppate in unità di

dieci famiglie (bao) e presentavano una struttura piramidale: 10 famiglie

(xiaobao), 5 xiaobao (dabao), 10 dabao (dubao).

È importante perché il costo dell’esercito era incrementato, dimezza quindi i

soldati con le milizie locali. Questo sistema verrà sciolto con il ritorno al potere

dei conservatori. Il sistema fu utilizzato, inoltre, per censire la popolazione.

La fazione dei conservatori dopo Wang Anshi:

L’Imperatore Zhezong (r. 1085-1100) appoggia i conservatori, in particolare lo

storico Sima Guang. Egli scrisse lo Zizhi tongjian (“Specchio generale per il

governo”), il quale ripercorre le vicende degli ultimi 1500 anni andando a

verificare quali furono gli elementi che diedero legittimità a ogni singola

dinastia, fa quindi un’analisi “morale”. Viene chiamato a guidare il governo

come consigliere abolendo la maggior parte delle riforme di Wang Anshi.

Alla morte di Sima Guang vi furono dei dissidi su chi lo dovesse sostituire, per

cui l’Imperatore fa allontanare i conservatori. La classe di funzionari fu

indebolita a causa delle lotte interne. La situazione migliora in parte col

successore Huizong (r. 1100-1125) che appoggiò i riformisti. Riporta gli

eunuchi ad avere una funzione importante e sceglie come Gran Consigliere

Cai Jing che tenta di attuare delle riforme per risanare la crisi finanziaria

causata dall’eccessiva concentrazione della proprietà terriera e l’evasione

fiscale.

Nonostante le riforme, i contadini manifestano il loro scontento per il governo

imperiale e vi sono numerose rivolte che interessano il territorio dell’impero: la

prima nel 1119 vede Song Jiang a capo di bande di contadini senza terre; la

seconda nel 1120 vede Fang La a capo di una rivolta che segue riquisizioni

fatte per ingrandire il Palazzo Imperiale, percepite come una forte ingiustizia

sociale.

Questi problemi interni sono accompagnati, inoltre, da interventi esterni. Un

altro potere Imperiale si era costituito a Nord, ovvero l’Impero Jin di Nüzhen

che era riuscito a conquistare il territorio dei Liao di Qidan. Nel 1127

conquistarono la capitale Kaifeng, facendo prigioniera la corte dei Song e

costringendo l’Impero a spostarsi a Sud.

L’Imperatore Gaozong, figlio di Huizong, raduna le forze di resistenza a Jin e

dà inizio alla dinastia dei Song Meridionali. Sposta la capitale a Nanchino.

Ebbe molte difficoltà nel ricreare il potere, perché incontrò l’opposizione non

solo dell’impero Jin ma anche dagli stessi sostenitori della dinastia. Si era,

inoltre, diffuso lo scontento tra il popolo e si diffonde una rivolta capeggiata da

Zhong Xiang nella regione dello Hunan.

L’imperatore accetta di aver perso i territori a Nord creando una capitale

provvisoria a Hangzhou. Tratta poi con i Jin per trovare un accordo, cercando

di limitare gli interventi bellici. Il generale Yue Fei è considerato un eroe nella

storiografia tradizionale cinese, riesce a riprendere con le sue armate una

parte del territorio conquistato dai Jin, ed è tra coloro che più insistono

affinché non si cedano alle trattative. Dalla parte opposta vi è la fazione degli

“agrari”, costituita da grandi proprietari terrieri a cui a capo vi è il Gran

Consigliere Qin Gui che negozia con i Jin e riesce ad avere una conclusione

nel 1142. Nel frattempo Gaozong aveva richiamato a corte Yue Fei e lo fece

condannare a morte per tradimento. Dopo il trattato con i Jin venne

proclamata quindi la pace.

Gli episodi militari comunque continuano perché i Jin erano ancora

intenzionati a conquistare i Song meridionali. Nel 1162 questi vengono sconfitti

e viene stipulato un secondo trattato di pace. Nel 1206 vi furono altri scontri

che portano alla sconfitta dei Song. Nel 1208 il conflitto si chiude con una

pace e la richiesta da parte dei Jin dell’aumento dei tributi, il pagamento

dell’indennità di guerra e la testa del Primo Ministro.

Dopo pochi anni i Song si trovarono a doversi difendere di nuovo contro i Jin.

L’Impero Song scelse di allearsi con i Mongoli contro di essi, ma gli alleati si

dimostrarono ancora più pericolosi. Nel 1234 i Jin furono annientati, ma presto

i Mongoli avrebbero attaccato i Song, approfittando dei loro dissidi interni.

La storiografia tradizionale attribuisce al Gran Consigliere Jia Sidao la causa

della caduta dei Song, in realtà fece di tutto per risanare la disastrosa

situazione finanziaria dell’Impero. Tenta di espropiare i latifondi, ma viene

attaccato dalle grandi famiglie della dinastia oltre che dai militari che si alleano

con i Mongoli. Nel 1276 cade Hangzhou, e la corte viene fatta prigioniera. Nel

1279 i Mongoli pongono fine alla dinastia Song.

Ai fini fiscali la popolazione fu suddivisa in tre strati:

Famiglie burocratiche: composte da funzionari e dall’aristocrazia imperiale,

• erano esentate da imposte e corvées, e comprendevano il 70% delle terre

coltivate;

Famiglie proprietarie: suddivise in 5 categorie in base all’estensione del

• terreno e in base anche alla produttività delle terre, pagano tutte le imposte:

testatico + imposta terriera + corvées; in questa categoria i grandi proprietari

terrieri sfuggono al pagamento delle imposte terriere;

Famiglie ospiti: rientrano gli affittuari, coloro che non hanno proprietà

• terriere; erano esenti dalle imposte terriere, ma pagavano il testatico ed

erano tenuti a fornire servizi di corvées.

Rivoluzione commerciale e sociale Song:

Nella struttura amministrativa dei Song acquistano particolare potere i primi

ministri che inglobano le altre cariche. L’imperatore poi è la figura dominante.

Vi era una vera e propria tendenza all’accentramento del potere. Gli eunuchi

non costituivano più un gruppo di potere rilevante, lo stesso accade per i

famigliari dell’imperatore.

A lato di questa situazione stabile dal punto di vista politico, ci si trova di fronte

a un incremento della produzione agricola, il surplus agricolo dieda la

possibilità di investire in vari campi; in particolare i funzionari, che provenivano

per la maggior parte da famiglie di proprietari terrieri, investono in attività

commerciali. Mentre secondo Confucio il mercante era una figura marginale,

con i Song invece i mercanti acquistarono potere, dedicandosi a una vita

simile a quella dei letterati e contribuendo con i loro investimenti alla

rivoluzione industriale.

L’esplosione commerciale fu agevolata dalla creazione di flotte navali che

trasportavano merci fino alle coste dell’Africa, dell’India, ecc. Questa diffusione

dei commerci portò anche alla diffusione della moneta, e per risolvere il

problema di carenza monetaria fu introdotta poi la cartamoneta. Inoltre fu

introdotta la tassazione sulle attività commerciali e dei beni che dovevano

passare per le dogane. Viene stilato un elenco dei beni tassabili e stabilite poi

delle quote fisse per mercanti da versare allo Stato.

Viene introdotto il monopolio sul sale, creando un organismo apposito per la

gestione; viene introdotto anche il monopolio sul the intorno alla metà del XI

secolo, successivamente fu liberalizzata la compravendita previo pagamento

di una tassa al governo, ormai era diventata la bevanda più diffusa in Cina.

Tutto ciò interagisce con lo sviluppo urbano che è collegato alle attività

industriali e commerciali. Aumenta la popolazione, fluiscono i mercanti, gli

imprenditori e la manodopera nelle città. Di fronte ai centri urbani in cui l’ordine

è difficile da mantenere dalle forze militari, vengono introdotte vari tipi di

organizzazioni:

Clan: ha un ruolo di regolatore sociale, all’interno di esso è previsto un

- codice di condotta che deve essere rispettato; il capo del lignaggio

interagisce con la famiglia e letteralemente agisce come giudice sull’operato

dei membri del clan; hanno una certa genealogia, dei riti, tutto ciò permette

di ridurre la conflittualità interna e nelle città;

Corporazioni: operavano su base professionale;

- Associazioni di conterranei: persone con la stessa provenienza che si

- riuniscono.

Queste associazioni hanno ciascuna un proprio tempio con una propria

divinità e i riti celebrati creano unità, contribuendo a creare una sorta di

stabilità sociale.

Nasce una classe sociale urbana con uno stile di vita nuovo, composta non

solo da letterati ma anche dai mercanti, il cui prestigio aumenta; i valori dei

letterati-funzionari dominano. La gentry, al vertice della scala sociale,

comprendeva tutti coloro che avevano superato gli esami imperiali ma che

svolgevano nessun incarico statale.

Si diffonde poi il neoconfucianesimo, che costituiva un’unione sincretica di

elementi buddhisti, confuciani, daoisti ed elementi di cosmologia. I principali

sintetizzatori associati al neoconfucianesimo furono: i fratelli Cheng e Zhu Xi.

Zhu Xi consegue il titolo di “Jinshi” a 18 anni; ricopre incarichi a livello

provinciale, rifiutando quelli del governo centrale perché erano particolarmente

gravosi, intendeva dedicarsi allo studio e all’insegnamento.

Seleziona tra i Classici i cosiddetti “quattro libri”:

Grande Scienza (Daxue) che in realtà è un capitolo del Classico dei Riti,

- attribuito a Confucio. Si dibatte sulla qualità morale degli antichi sovrani

collegate alle nuove virtù;

Giusto Mezzo (Zhongyong) anch’esso capitolo del Classico dei Riti, tratta

- del mandato cieleste e come interpretare i segni del Cielo, in quanto

indicazioni per il retto modo di comportarsi per tutti gli uomini, non solo per il

sovrano;

Dialoghi (Lunyu) attribuiti a Confucio, che non facevano parte dei cinque

- Classici;

Mengzi, opera di Mencio che richiama alla teoria dei germogli.

-

Zhu Xi scrive poi i suoi commentari che insieme ai Classici e ai Quattro Libri

sono fondamentali per la formazione intellettuali. Egli apparteneva alla

“scuola della natura umana e dei principi” (xinglixue), perché il principio li e

la natura umana xing costituivano i concetti fondamentali del suo sistema

filosofico. Il li è il principio-ragione universale, indistruttibile ed eterno, che

governa e combina tutte le cose. È la condizione necessaria di ogni

fenomeno. Il li si concretizza nella sostanza psicofisica come qi, che pervade

tutto l’universo, e che di volta in volta può tradursi come forza vitale ed

energia. È il qi che permette concretamente di realizzare l’evoluzione e la

distribuzione di tutte le cose e di tutti gli esseri, attraverso l’alternarsi dello

ying e dello yang, condensazione e dispersione. Il compito dell’uomo è il

raggiungimento della perfezione, dell’ordine cosmico che avviene attraverso la

coltivazione delle 3 vie, ovvero grazie allo studio della realtà, alla lettura

intensa e la meditazione.

IMPERI BARBARICI

L’Impero Liao dei Qidan

Confederazione di tribù proto-mongole; Nel 936 sottraggono l’area di Beijing ai

Tang posteriori e nel 1004 stipulano un trattato coi Song, secondo il quale

dovevano versare loro “doni fraterni”. L’impero finisce nel 1125 perché

vengono inglobati dai Jin. Una parte dei Liao fugge verso l’asia centrale

dando origine all’impero dei Liao Occidentali con cui interagiranno alcuni regni

del Medio Oriente. Dal punto di vista culturale e religioso resistono alla

sinizzazione, mantenendo la loro identità culturale al punto che i matrimoni

misti furono vietati. Introducono gli esami che spesso sono limitati ai Qidan

stessi, le istituzioni sono mantenute nella parte dove la maggioranza è Han. Vi

è una doppia facciata istituzionale tra Nord e Sud, ciò si vede anche nella

visione religiosa. I Qidan avevano pratiche sciamaniche e adottarono le

pratiche confuciane, invece, per controllare il territorio meridionale più legato

ai Tang, così come per il buddhismo.

L’Impero Xi Xia

Confederazione di tribù che parlano una lingua di ceppo tibetano. Riescono a

sfruttare i privilegi avuti grazie all’aiuto con la rivolta di Huang Chao e ad

insediarsi nel territorio. Erano allevatori, agricoltori e nomadi commercianti,

producevano soprattutto animali da allevamento, cavalli, cammelli, buoi,

montoni, cera d’api, tappeti e dalla Cina importano seta, incenso, medicinali,

ceramiche e lacche. Il contrabbando del sale fu rilevante negli scambi.

Riuscirono a sottrarre due importanti centri commerciali nel 1028 e nel 1038

fondando l’Impero Xi Xia.

L’Impero Jin dei Nüzhen

Tribù tunguse del nord-est (Manciuria), prima avevano relazioni tributarie con i

Song, Aguda proclama l’inizio dell’Impero nel 1115. I Song stringono

un’alleanza con i Jin contro i Liao. In pochi anni i Nüzhen riescono a

conquistare l’Impero Liao, quindi si assiste a una rapida sinizzazione

nonostante l’opposizione della corte dei Jin. Questa loro vicinanza agli Han si

mostra nel fatto che poco dopo gli accordi con i Song, introdussero anche loro

gli esami imperiali. L’impero Jin si ispira ai Song attuando la stessa struttura

amministrativa. I Jin conquistarono i Liao e le 16 prefetture vicino a Pechino

che i Song non erano mai riusciti a recuperare, le prefetture formalmente

diventarono territorio Song, i quali avrebbero dovuto versare le entrate fiscali

ai Jin. I Song non rispetttano gli accordi, quindi i Jin assediano la capitale

Kaifeng nel 1127 e catturano la corte. Uno dei figli dell’imperatore, Gaozong,

che non era nella capitale, riuscì a riformare i Song più a Sud. I Jin insediano

delle colonie agricolo-militari nella Cina settentrionale. Ciò porta allo

sfruttamento del territorio con una forte discriminazione razziale. I Nüwen

trattarono gli Han come schiavi, nonostante i Jin si fossero sinizzati al punto

da spostare la loro capitale da Haerbing a Yanjing (Beijing).

L’Impero Mongolo

Secondo molti studiosi sarebbero discendenti dei Xiongnu, secondo altri

sarebbero vicini alle tribù Ruanruan, che dominarono l’area della mongolia

intorno al V secolo d.C. Durante il periodo Tang si spostarono verso Est,

arrivando fino all’area Manciuriana e estendendosi verso Nord nella pianura

siberiana. Si dedicarono alla caccia e alla pesca, erano infatti pastori nomadi.

Spesso sono detti anche Tatari. Alla fine del XII secolo furono coalizzati da

una figura importante, ovvero Temujin.

Nel 1206 fu acclamato Gengis Qan (“Capo Universale”) dai capi di tutte le

tribù mongole. Aveva la fama di devastatore. All’inizio del XIII secolo iniziò gli

attacchi contro i Jin da Nord, occupando la Manciuria e la regione di Pechino.

Muore combattendo nel 1227 durante la campagna di conquista dei Xi Xia.

L’opera di conquista fu continuata dai suoi successori.

Ogodai, il figlio, si allea nel 1232 con i Song contro i Jin. Conquista l’Impero

Jin nel 1234, consentendo ai Song di ritornare a Kaifeng e Luoyang. Nel 1235

i mongoli iniziano ad attaccare saltuariamente i Song, ed erano impegnati,

inoltre, in altre campagne di conquista verso Ovest e verso la Corea. Avevano

la tendenza a trasformare i territori conquistati in luoghi dove allevare i propri

animali. Yelü Chucai, era un principe Qidan che faceva parte dell’Impero Jin,

riuscì a convicere i mongoli a non trasformare la parte settentrionale della

Cina in un grande pascolo, viene ricordato inoltre per aver permesso ai

mongoli di aver accesso ai Classici traducendoli nella lingua mongola.

Guyuk, nipote di Gengis Qan, e Mongka sono i due Grandi Qan eletti

dall’assemblea dei capi tribù mongoli che proseguono ulteriormente l’opera

espansionistica di Temujin. Riescono a prendere il regno di Dali e a

conquistare il territorio del Sichuan. A questo punto la Cina è sempre più

facilmente attaccabile. Il territorio dei Song tuttavia era particolarmente difficile

da conquistare perché collinoso ed era stato precedentemente fortificato.

Quando Mongka muore, Qubilay che era alla guida delle truppe, va a Kaiping

(ora Shangdu) e si fa eleggere Gran Qan da un gruppo ristretto di capi tribù,

mentre il fratello di Mongka si fa eleggere Gran Qan a Qaraqorum, ciò da

inizio a quattro anni di lotta per la successione. Questi fatti ritardarono la

conquista della Cina. DINASTIA YUAN

(1271-1368)

Qubilay Qan (Shizong r. 1260-1294) sale al potere e prosegue la conquista

dei Song. Dopo quattro anni di assedio cadono due città roccaforte mentre

Hangzhou nel 1276 si arrende senza combattere. L’ultimo possibile imperatore

dei Song muore presso Guangzhou, ponendo la fine della dinastia.

Liu Bingzhong è un funzionario Jin e monaco chan, che concepisce la nuova

capitale Qanbaliq o Dadi (Pechino) nel 1267. Inoltre riprendendo la celebre

formula secondo cui la Cina non poteva essere governata a cavallo, ricorda a

Qubilay la necessità di governare in un modo diverso, ovvero seguendo il più

possibile il modello cinese. Nel 1271 assume per la dinastia il nome Yuan

(“origine”), tratto dallo Yijing.

I mongoli dopo aver sottomesso la Corea nel 1258, partono delle spedizioni

alla conquista del Giappone. Qubilai Qan fa arrivare una lettera allo Shôgun,

che gestiva il potere militare, chiedendo la resa. Nel 1274 vi è un tentativo di

invasione del Giappone che risulta fallimentare. Viene organizzata una

seconda spedizione nel 1281 partendo dalla Corea e dalla Cina meridionale

che conta più di 100mila soldati. La sconfitta questa volta avvene ad opera dei

tifoni che distruggono la flotta immensa.

Suddividono il territorio enorme in quattro Qanati: Il grande Qanato è quello

della dinastia Yuan. Il governo era molto autoritario, riprendono le istituzioni

dei Song, riportando in auge anche le istituzioni militari. Cercarono tuttavia di

resistere alla sinizzazione, discriminarono i cinesi nell’amministrazione del

territorio. La società Yuan fu inoltre suddivisa in quattro grandi gruppi:

1. Mongoli: erano al vertice, era vietato mescolarsi agli Han;

2. Semuren: gruppo composto da tutti coloro che non erano né mongoli né

cinesi; comprendeva ben 31 etnie diverse e svolgevano l’attività di

amministratori e in ambito fiscale (riscossione); di questa categoria faceva

parte Marco Polo, alla capitale venne accolto a corte come gli altri stranieri

e affidati incarichi amministrativi;

3. Hanren: erano i cinesi che abitavano nella Cina settentrionale;

4. Manzu o Nanren (“barbari del sud”): abitavano l’impero dei Song

meridionali, erano considerati un gruppo da sfruttare che fornivano risorse.

Tutto ciò portò a una conflittualità tra mongoli e cinesi che erano stati posti

perfino al di sotto dei semuren; le cariche più importanti erano appannaggio

dei mongoli ed erano ereditarie, e a livello locale i funzionari cinesi venivano

affiancati da funzionari mongoli. Nel 1313 verranno reintrodotti gli esami

imperiali, tuttavia vi sono delle quote riservate a mongoli e semuren. Inoltre la

riscossione delle imposte venne affidata ai semuren, e soprattutto ai mercanti

dell’Asia centrale.

Gli Yuan mantennero molte istituzioni Tang e Song. L’organizzazione centrale

faceva a capo alla Segreteria, al Consiglio Militare e al Censorato. Il territorio

fu suddiviso in regioni, prefetture e distretti, esistevano gli Uffici di Circuito con

prevalenti funzioni militari e di sorveglianza. Al di sotto dei distretti furono

mantenuti le forme di responsabilità collettiva.

L’agricoltura rimase la base economica dell’Impero, il cui centro era il Sud-Est

della Cina tuttavia il governo diede minore importanza all’agricoltura

contribuendo alla sua decadenza. Incentivarono, invece, la coltura del cotone,

diffuso durante i Song, che diventò l’industria più rilevante nel centro. Il

commercio si sviluppo grazie alla libertà di cui godevano i mercanti, alla

politica di promozione dei trasporti e alla Pax mongolica. Fu ricostruito il

Grande Canale, benché la maggior parte dei traffici si svolgesse via mare. I

mongoli, inoltre, introdussero la carta moneta che facilitò gli scambi. Siamo di

fronte a una prosperità economica apparente, in quanto ci si avviò verso la

crisi finanziaria causata dalle notevoli spese per la corte, il mantenimento delle

guarnigioni militari e la costruzione di opere pubbliche, tutto ciò contribuì

all’inflazione monetaria.

Anche se i cinesi furono emarginati, in questo periodo rimane la vitalità

intellettuale, si diffondono le elaborazioni neoconfuciane, specialmente nelle

accademie private; viene introdotto il dramma teatrale come strumento di

diffusione del proprio scontento.

Nel XIV secolo scoppiarono numerose rivolte popolari che si verificarono in

seguito a disastri climatici; il Fiume Giallo inondò frequentemente la pianura

centrale, provocando gravi carestie. Le dighe si ruppero nella valle di Kaifeng

provocando un’inondazione disastrosa. Tra gli operai che lavoravano per

ricostruire le dighe del fiume scoppiò una rivolta capeggiata dalla setta dei

Turbanti Rossi, che si ispiravano alla setta del Loto Bianco, d’ispirazione

buddista, che era stata precedentemente messa fuorilegge. C’era poi la setta

della Nuvola Bianca, sempre d’ispirazione buddista, di cui facevano parte

operai, contrabbandieri di sale, marinai e pirati. Queste rivolte furono sedate

facilmente. Scoppiarono poi altre rivolte disorganizzate in tutto il paese

(Henan, Hunan, Guangdong e Sichuan) negli anni 60 del XIV secolo.

Gli ultimi decenni della dinastia Yuan furono segnati da un’inflazione

galoppante e dalla crescente tensione nelle campagne che l’organizzazione

amministrativa e militare mongola non fu più in grado di controllare.

Zhu Yuanzhang fu in grado di trasformare i ribelli in un movimento ben

organizzato che pose definitivamente fine alla dinastia. Orfano di contadini

dello Anhui, è vissuto per qualche anno in un monastero buddhista. Entrò a far

parte dei ribelli dei Turbanti Rossi, e all’interno del gruppo creò una struttura

solida che li portò a conquistare Nanchino, e da lì cominciò a creare istituzioni

statali alternative a quelle Yuan, circondandosi di consiglieri capaci e colti,

continuando la conquista militare verso Sud. In una decina d’anni riuscì a

prendere il controllo della valle del Fiume Azzurro.

Conquistò poi la capitale Qanbaliq (l’ultimo imperatore fugge verso

Qaraqorum) e progressivamente prende il controllo dei territori interni,

scacciando i Mongoli oltre la Manciuria, nel territorio di origine.

DINASTIA MING

(1368-1644)

Zhu Yuanzhang proclama la nuova dinastia con il nome di Ming “luce” e

assume il titolo di Hongwu. Nanchino rimane la capitale dell’Impero.

L’Imperatore aveva una personalità molto forte, e instaurò una vera e propria

autocrazia, controllando l’intero operato del governo centrale.

Le sue principali riforme furono:

Hongwu era diffidente verso i letterati e la classe dirigente, per cui istituì un

• corpo di polizia segreta, esteso in tutto l’Impero per il controllo dei

funzionari; sistemò i suoi oppositori in occasione delle epurazioni, in cui

decina di migliaia di funzionari e letterati furono eliminati;

Cambiò poi le istituzioni, abolendo la Segreteria e il Consiglio Militare,

• mantenendo il Censorato. Fu istituito il Consiglio Interno, che coordinava le

attività di governo;

Le truppe erano composte da soldati di mestiere, iscritti ai registri, per cui

• la professione divenne ereditaria; inoltre furono istituite delle colonie militari

autosufficienti in cui i soldati lavoravano come contadini, provvedendo alla

propria sussistenza;

Introduce un nuovo sistema di riscossione delle imposte chiamato “Lijia”; la

• popolazione rurale era organizzata in gruppi di 110 famiglie chiamati li,

ciascun dei quali era suddiviso in 10 jia; le dieci famiglie più ricche di ogni li

svolgevano funzioni direttive (lizhang);

Incentiva l’istruzione elementare nell’Impero e diffonde le “Sacre Istruzioni”;

• Il suo principale obiettivo fu la ripresa e lo sviluppo dell’agricoltura; si occupò

• della redistribuzione delle terre ai contadini e della compilazione di registri e

catasti per impedire l’evasione fiscale. Le terre abbandonate furono donate

ai contadini nullatenenti, fornendo loro il bestiame, gli strumenti agricoli e le

sementi per iniziare la coltivazione.

Jianwen (1399-1402), nipote e successore di Hongwu; cercò di ridurre alcune

misure accentratrici e il potere dei principi ereditari. Tuttavia fu contrastato dal

principe di Yan, che riuscì a prevalere sull’imperatore anche grazie all’aiuto

degli eunuchi. Salì al trono con il titolo di Yongle (1402-1424).

Comandante delle truppe sulla frontiera settentrionale, Yongle sposta il centro

del potere a Pechino nel 1421, cioè nel territorio in cui aveva più influenza.

Per collegare il Sud del paese con la capitale finanzia i lavori di manutenzione

del Canale Imperiale che viene rimesso in funzione. Formalizza il Neige,

ovvero il Consiglio Interno, l’organismo attraverso cui dominava sul governo

centrale.

Inizialmente attua una politica estera interventista. Furono consolidati i rapporti

tributari con molti regni vicini (Corea, Ryukyu, Cambogia, ecc.). Approfittando

dei disordini nell’Annam, Yongle, sottomise l’area, annettendola nell’Impero

fino al 1428. Invia spedizioni marittime comandate dall’eunuco Zheng He, nel

Mar Cinese, nell’Oceano Indiano fino al Golfo Persico e al Mar Rosso; inoltre

favorisce i viaggi dell’eunuco Hou Xian nel subcontinente indiano e nel Tibet.

Con la fine delle spedizioni inizia la chiusura, causata in particolare dallo

sviluppo della pirateria sino-giapponese e dall’arrivo delle flotte europee nei

mari orientali. Inoltre, arrivano da Nord popolazioni mongole, tra cui Timur o

Tamerlano, il cui regno si estendeva da Samarcanda fino all’Anatolia; morì

dopo una campagna di conquista della Cina nel 1405.

Per rispondere alle minacce esterne Yongle non ha ricorso solamente alla

forza delle armi ma anche alla diplomazia, mandando diplomatici a stabilire

scambi tributari. A Nord nel momento in cui Tamerlano muore le varie tribù

mongole si riorganizzano. Ci sono scontri con i mongoli a Nord Ovest (Oirati)

e quelli a Nord Est (Tatari).

Il problema della pirateria coinvolse sia i giapponesi che i cinesi. Ufficialmente

i traffici marittimi erano permessi solo nei porti di Ningbo per il Giappone,

Fuzhou per le Filippine e Canton per il Sud Est asiatico. Gli scambi

commerciali avvenivano tuttavia anche in modo clandestino in tutta la costa

cinese.

La dinastia cercò di risolvere il problema con le seguenti riforme:

Flotta armata e fortificazioni lungo le coste;

• Displomazia con il Giappone;

• Limitazione dei movimenti interni da parte dei mercanti stranieri e dei monaci

• buddisti;

Limitazione delle missioni tributarie ad una ogni 10 anni, in modo tale da

• controllare la fuoriuscita di argento che veniva utilizzato per le monete in

Giappone; in realtà si verificano spesso missioni tributarie non ufficiali.

Il fenomeno divenne ancora più intenso quando nel 1530 furono chiusi gli

scambi con il Giappone, a causa di un problema con l’ambasciata giapponese

a Ningbo. Si erano presentate due missioni tributarie con entrambi i certificati

di scambio; quella rimasta esclusa aveva saccheggiato la città. A partire dalla

metà del XVI secolo si ebbe un momento di massima intensità delle scorrerie

che si estesero anche all’interno del Paese, attraverso i fiumi. Solo le

campagne degli anni 1560-70 riuscirono a portare una certa tranquillità lungo

le coste.

Durante il regno dell’Imperatore Yingzhong tornano ad esserci problemi con

le popolazioni mongole, scontente a causa delle restrizioni imposte al

commercio. Tra il 1403 e il 1435 fu ricostruita la Grande Muraglia per

difendere i territori. Nel 1449 una controversia con i funzionari cinesi sul

prezzo dei cavalli fece scoppiare il conflitto coi Mongoli Oirati, il cui capo era

Esen. Gli Oirati attacarono l’Impero su quattro fronti. Yingzhong fu fatto

prigioniero durante una campagna miltitare a causa dell’imperizia del generale

Wang Zhen. Nel 1450 fu rilasciato dopo il pagamento di un riscatto. Inizia una

politica di ripiegamento e di difesa delle frontiere. Il fratello più giovane di

Yingzong (Imperatore Jingtai), prende il suo posto. Nel 1457 Yingzong ritorna

sul trono con un colpo di stato.

Vi furono ulteriori problemi esterni durante il regno di Jiajing (1522-1566); egli

era salito al trono pur non essendo discendente diretto dell’Imperatore;

avrebbe dovuto diventare il figlio adottivo ma non fu riconosciuto in tempo,

quindi altera la successione attribuendo al padre naturale il titolo postumo di

Imperatore. Alla frontiera settentrionale si presentarono nuovamente i mongoli.

L’imperatore mongolo Altan Qan (o Anda) assedia Beijing ma poi desiste,

occupa parte dello Shanxi, Qaraqorum e anche il Qinghai. Nel 1570 viene

firmato un trattato di pace, in cui ai mongoli viene data la libertà di

commerciare e i cinesi sfuggiti durante le incursioni mongole vengono

reintrodotti nei territori.

Gli enormi cambiamenti sociali che causarono lo spostamento di masse di

contadini verso le città e cambiamenti nelle attività professionali resero inutili i

registri e sconvolsero l’organizzazione fiscale. Scoppiarono delle crisi in vari

ambiti:

Crisi dei minatori: vengono introdotte delle limitazioni alle estrazioni

• minerarie che causa l’instabilità del lavoro. In risposta si svilupano attività

minerarie clandestine; scoppiarono una sere di rivolte contro le proibizioni

governarive dello sfruttamento delle miniere;

Crisi degli artigiani: si tratta di famiglie che sono dipendendi direttamente

• del ministero dei lavori pubblici (Gongbu) oppure che offrono servizi di

corvées alla capitale; le corvées potevano essere sostituite con il pagamento

in argento. Ciò portò alla riduzione dei maestri artigiani che lavoravano nei

vari laboratori imperiali;

Crisi dei contadini: Le imposte terriere venivano stabilite in base alla

• produttività terriera mentre le imposte locali erano stabilite in base alle

necessità del governo, quindi erano molto variabili, costringendo spesso i

contadini a rivolgersi agli usurai. I contadini perdono le terre e diventano

quindi braccianti, contrabbandieri, pirati, oppure minatori nelle miniere

illegali. Nelle città si dedicano al piccolo commercio, all’artigianato oppure

vanno a costituire la manodopera per le grandi imprese artigiane private

concentrate in aree specifiche.

A partire dal XVI secolo, la Cina dovette affrontare anche i rapporti con gli

Europei: in particolare i Portoghesi e gli Olandesi, con i quali vi furo degli

scontri per il predominio dei traffici nei mari orientali. Un ruolo di particolare

importanza fu svolto dai gesuiti che seppero conquistarsi la fiducia delle

autorità cinesi. Fra di essi c’era Matteo Ricci, arrivato a Macao nel 1582,

studiò i classici, diventando un vero e proprio letterato confuciano. Riuscì ad

adattarsi perfettamente alla cultura cinese tanto da potersi spostare all’interno

del Paese, pur con le limitazioni agli stranieri. Riuscì ad ottenere il permesso

per stabilirsi a Pechino dove vi restò fino alla morte.

Produzione agricola cresce grazie ai nuovi strumenti, la selezione di nuove

varietà di sementi e l’introduzione di nuove colture dall’esterno (arachide,

patata dolce, mais). A sostegno della produzione c’è la diffusione delle

conoscenze che permettono di migliorare la qualità della produzione.

Nonostante ciò i capitali vengono investiti sempre meno nella terra e sempre

più in attività commerciali e artigianali. Come conseguenza ci sono sia i

cambiamenti sociali che tecnologici:

Cambiamenti nei generi letterari, diffusione dei romanzi “popolari”;

1) Progressi tecnici nell’artigianato (ex. telai per la seta e per cotone; lega

2) rame-piombo per caratteri mobili).

L’Imperatore Longqing (1567-1573) diede grande attenzione alla giustizia

sociale, ridusse le spese di Corte, difende i piccoli proprietari e provvedendo ai

lavori di manutenzione del Fiume Giallo e Wei. Quando finisce il suo regno

inizia la prima fase del regno di Wanli, l’Imperatore bambino di cui Zhang

Juzheng fu il reggente. Nel 1578 fa rivedere i registri catastali e introduce una

riforma importante nel 1581, ossia l’“unica sferza”, tutte le imposte (testatico,

imposta terriera, sovrattasse varie e corvées) vengono riunite in un’unica

tassa pagabile in argento. Ciò semplifica la riscossione, riducendo le

estorsioni da parte dell’amministrazione e al contempo incrementando le

entrate del governo centrale.

Alla morte di Zhang Juzheng l’Imperatore Wanli sale al trono, il suo regno fu

caratterizzato da numerosi problemi:

Il capo mongolo Bobai proclama la sua indipendenza nel Ningxia;

- Scoppiano delle rivolte nel Guizhou;

- Tentativo giapponese di annettere la Corea nel 1536-1598, la Cina

- partecipa aiutando il Giappone, a causa del rapporto tributario.

Tutto ciò implica delle ingenti spese militari; aumentano inoltre le spese di

corte causate dalla costruzione del Mausoleo di Wanli e le rendite dei membri

della famiglia imperiale. Di conseguenza vengono aumentate le tasse sui

commerci (dogane su Yangzi e Canale Imperiale); questo ha un effetto

negativo sulle imprese. All’inizio del XVI secolo scoppiano una serie di rivolte

nelle città legate alle attività artigianali.

Tutto ciò dà inizio a un periodo di forte instabilità e ad episodi di rivolta in tutto

il Paese. Nella capitale in particolare scoppiarono dei dissidi tra i membri

dell’Accademia Donglin e gli eunuchi. L’Accademia Donglin intendeva

ristabilire l’ortodossia del neoconfucianesimo ed era contro la corruzione

nell’amministrazione e lo strapotere degli eunuchi. I problemi cominciano nel

1620, quando salì al potere l’eunuco Wei Zhongxian, un illetterato e bandito

che non condivideva i principi della classe dirigente. Fu quindi messo sul trono

l’Imperatore bambino Tianqi e tenuto lontano dall’amministrazione del potere.

Wei Zhongxian costruisce quindi una rete di complici e reprime ferocemente i

letterati dell’Accademia Donglin.

Nel 1628 il nuovo imperatore Chongzhen fa processare Wei che viene

esiliato. A questo punto i letterati dell’Accademia Donglin tornano a dominare

a governo, tuttavia ormai la situazione all’interno del paese si è fatta molto

critica. A Nord Est si era concretizzato il potere dei Nüzhen, un capo di una

delle tribù tunguse aveva riorganizzato le tribù e conquistato un territorio

sempre più vasto. Accanto a questo problema esterno vi erano le insurrezioni

popolari. Si era diffusa la siccittà e la carestia, per cui la dinastia decise di far

fronte a tale problema riducendo le spese militari. Furono licenziati i soldati e i

contadini nelle province del Nord Ovest. Le rivolte scoppiarono estendendosi

nei territori della carestia, arrivando fino a Pechino.

Le rivolte di Li Zicheng e Zhang Xianzhong posero definitivamente fine alla

dinastia.

Li Zicheng era il capo dei rivoltosi a Nord. Arriva nella pianura del Fiume

Giallo, a Luoyang. Nel 1644 prende Xi’an. Proclama un nuovo Impero della

Grande Prosperità, Dashun, e organizza un nuovo governo, proponendosi di

ristabilire l’ordine. Poco dopo entra a Pechino e l’imperatore Ming si suicida.

Di fronte alla minaccia del potere dinastico interviene il generale Ming, Wu

Sangui, ricorrendo all’aiuto dei Mancesi che entrano in Cina. È considerato il

distruttore della dinastia Ming; Li Zichen fugge e nel 1654 viene ucciso.

Zhang Xianzhong era, invece, il capo dei rivoltosi a Sud. Aveva esteso il suo

potere nella Cina centro-meridionali. Era contro i funzionari e i ricchi; era

intenzionato a creare una società egualitaria. Fece massacrare molti

esponenti della Gentry che collaborò con i Mancesi contro di lui. Nel 1647 fu

sconfitto e giustiziato. DINASTIA QING

(1644-1919)

I mancesi sono considerati i discendenti dei Nüzhen dell’Impero Jin. Nel XVI

secolo si fermano presso l’area dei monti Changbai a Nord Est. Si dedicarono

soprattutto a caccia, pesca, agricoltura, raccolta (ginseng), e allevamento di

cavalli. Avevano già avuto dei legami con la dinastia Ming, infatti vi erano state

delle missioni tributarie inviate dai mancesi. Inoltre hanno dato un aiuto alla

dinastia Ming quando i giapponesi avevano cercato di invadere la Corea. I

rapporti però cambiarono grazie all’operato di Nurhaci; egli riuscì a creare

un’unità tra le varie tribù mancesi, creando una struttura militare molto

particolare. Stabilì un’alleanza con i Ming, tuttavia nel 1606 interrompe i

rapporti tributari con essi. Adottò una scrittura mancese ed emanò i primi

regolamenti e leggi.

Modifica la struttura delle tribù attraverso le Bandiere (Qi): si trattava di unità

amministrativo-militare costituite da colonie. Ad ogni bandiera furono

assegnate delle terre per il loro mantenimento, dovevano occuparsi

dell’allevamento e addestramento dei cavalli, la produzione del sale, la caccia,

la coltivazione del ginseng. Le bandiere erano inizialmente 4 poi divennero 8

nel 1615 (a cui si aggiunsero 8 mongole e 8 cinesi). Per ogni bandiera vi sono

disegni e colori distintivi: bianca, gialla, rossa, blu. L’imperatore si riservava il

controllo diretto delle tre bandiere superiori, mentre il comando delle altre

bandiere era affidato a principi imperiali.

Nurhaci si proclama Gran Qan dei Da Jin, prende Shenyang, dove stabilì la

nuova capitale. Morì nel 1626 e gli succede il figlio Abahai.

Abahai proseguì la politica di accentramento del padre e assunse il titolo di

Da Qing. Vedeva nella Cina un modello da seguire, ascoltò i consiglieri Ming

che erano disposti a collaborare con i mancesi. Estese il controllo del proprio

potere sulla Corea, su tutta la Manchuria fino a Shanhaiguan. Erano

militarmente molto forti e caratterizzati da una forte coesione.

Quando arrivarono a Pechino fu messo sul trono l’Imperatore bambino

Shunzhi, i cui reggenti erano due: il più importante fu Dorgon, zio

dell’imperatore, colui che aveva guidato i mancesi verso la capitale. Spostò la

capitale a Beijing, il centro del potere Qing, mentre Shenyang rimase la

capitale estiva. L’altro reggente fu Duoduo che guidò la conquista dei territori

di Yangzhou e Nanjing.

I mancesi nella conquista furono aiutati da due forze esterne: dagli alti

funzionari del Nord (ad esempio Fan Wencheng); e dai gerenerali tra cui

Wu Sangui, il generale Ming; Geng Zhongming, generale a cui sarà dato il

controllo del territorio nel Sud-Est; Hong Chengchou, che partecipò alla

repressione della rivolta di Li Zicheng.

Tuttavia una parte della classe dirigente cinese non accettò la nuova dinastia.

I mancesi dovettero fare i conti con l’oposizione:

Ming Meridionali: i lealisti reagirono all’occupazione con la resistenza

• passiva oppure unendosi alla resistenza armata. Ebbero molto successo nel

Sud, nelle regioni meridionali infatti si crearono per alcuni anni dei regimi che

si rifacevano alla vecchia dinastia, dando vita a 5 dinastie eredi in diverse

aree, 4 soccombero a causa di dissidi interni mentre l’ultimo regnante

Yongli, fuggì in Birmania e dovette arrendesi al generale Wu Sangui nel

1662;

Zheng Chenggong o Koxinga: lealista Ming, era un mercante/pirata che

• agiva soprattuto nel Sud-Est (Xianmen); i suoi pirati saccheggiarono i territori

dei mancesi, arrivando fino a Nanchino; dopo una pesante sconfitta si spostò

a Taiwan dove vi erano gli Olandesi. Per contrastare il problema dei pirati i

Qing evacuarono le coste dello Shandong e del Guangdong (piano di

pacificazione marittima);

Rivolta dei tre feudatari: la dinastia aveva affidato ad alcuni generali il

• controllo di territori estesi: Wu Sangui (Yunnan e Guizhou); Shang Zhixin

(nipote di Shang Kexi, Guangdong); Geng Jongzhong (Fuzhan). Essi

governavano i territori con ampia autonomia amministrativa e militare.

L’Imperatore Kangxi decise di estendere il controllo sui territori affidati a Wu

Sangui, questo provoca lo scoppio della rivolta nel 1673. Wu Sangui arrivò a

fondare una sua dinastia, controllando il Sud. Tuttavia non ebbe l’appoggio

della gentry locale. Alla sua morte la ribellione fu guidata dal nipote ma

sedata nel 1681.

Durante i primi anni dei mancesi nelle grandi città essi crearono delle aree

dove solo loro avevano il diritto di residenza, mentre gli Han di Pechino ad

esempio dovevano abitare a Sud del Palazzo Imperiale. Proibirono poi

matrimoni misti con Han e altre etnie, in modo da mantenere la loro identità

ben salda. I riti e la religiosità sciamanica furono preservati solo ai mancesi e

così anche il monopolio del ginseng. Il loro essere conquistatori e dominatori

si manifestò anche nell’apparenza, fu cambiato l’abbigliamento non solo della

corte ma anche dei funzionari; la fasciatura dei piedi delle donne era stata

attuata a partire dai Song, nelle donne mancesi invece questa tradizione non

era presente. Nel 1645 fu introdotta la capigliatura dei mongoli ovvero il bianzi

“codino”, che divenne obbligatorio pena condanna a morte; tale pratica

andava contro la concezione confuciana secondo cui il corpo non doveva

essere alterato, nemmeno i capelli.

Nonostante fossero dei dominatori, utilizzarono diversi metodi per riuscere ad

ottenere il consenso della classe dirigente. In primis i cinesi furono inclusi al

vertice delle strutture di potere, e furono create inoltre per loro delle Bandiere.

Gli esami imperiali furono ripristinati:

Esami provinciali: conferivano il titolo di juren “studioso presentato”, si

• svolgevano ogni tre anni ed erano ammessi gli shengyuan, ovvero coloro

che avevano superato l’esame a livello di distretto; chi acquisiva un titolo di

livello più basso doveva riottenere il titolo in un certo periodo di tempo, per

cui dedicava la sua vita allo studio. Erano ammessi poi gli studenti delle

accademie private e gli studenti dell’Università Imperiali, previo esame;

Esami metropolitani e di Palazzo; i migliori avevano accesso all’Accademia

• Hanlin;

Il saggio a otto gambe: la prova consisteva nella rielaborazione secondo

• schemi stilistici estremamente rigidi di proposte a problemi concreti collegati

ad aspetti pratici e teorici.

Altri modi per ottenere il consenso cinese furono:

Viene stilato l’Editto Sacro. Scritto da Kangxi, è un testo molto breve in cui

• si presentano 16 frasi in cui si sollecita la popolazione ad agire secondo certi

principi morali, in particolare sul principio di autorità e tutti gli altri principi

confuciani. Questo editto fu fondamentale per la formazione del consenso, in

quanto periodicamente ogni singola comunità si riuniva, veniva letto l’editto e

la gentry doveva commentarlo, in questo modo veniva fatto conoscere anche

agli analfabeti. La scrittura mnemonica di tale editto era inoltre una prova

degli esami di primo livello;

Viaggi nel Paese (imperatori Kangxi e Qianlong);

• Inquisizione letteraria: coloro che manifestavano critiche ai mancesi

• venivano messi da parti o eliminati. Furono messi all’indice tutti i libri che

criticavano i mancesi e gli antenati (Nüzhen), anche le opere che

presentavano solo allusioni ai mancesi furono distrutte. Tutto ciò fu possibile

grazie a un gruppo consistente di letterati di corte che vagliarono tutte le

opere fino ad allora scritte e stampate in Cina. Tutte le opere delle

biblioteche private furono convogliate a Palazzo e copiate a mano. Fu

realizzata la raccolta Siku Quanshu, che comprendeva quasi 80 mila volumi,

ed era suddivisa in opere canoniche, storiche, filosofiche e letterarie;

Fiscalità agraria: questo sistema si dimostrò difficilmente applicabile. La

• dinastia distribuì le terre pubbliche ai contadini in cambio del pagamento

delle imposte, in questo modo lo Stato ricevette le entrate e contrastò il

latifondismo. Però il testatico, l’imposta sulla persona fisica, rimase un

problema a causa dell’evasione, poiché alla dinastia sfuggiva la crescita

demografica. Dopo aver testato in alcune regioni piuttosto limitate alcuni

modelli di riscossione (Guangdong e Sichuan), si decise di introdurre una

editto fiscale che stabilì una quota fissa per l’imposta dopo avere censurato

la popolazione. Ci troviamo di fronte a una imposta unica chiamata diding.

La quota rimase invariata fino alla fine della dinastia. Nel momento in cui

aumentava la popolazione la quota teoricamente veniva ripartita equamente.

Queste tasse diedero un contributo importante allo sviluppo economico.

I primi 3 grandi imperatori Qing furono Kangxi, Yongzheng e Qianlong.

Furono dei letterati modello e riuscirono a conquistare l’appoggio della classe

dei letterati Han.

L’Impero fu caratterizzato da uno sviluppo produttivo e commerciale:

Settore tessile: i laboratori tessili sono enormi con almeno 200 mila operai

- permanenti o stagionari che lavorano alla tessitura, la produzione è così

importante che all’inizio del 1800 la Cina importava dall’India una quantità

10 volte più grande di quella della Gran Bretagna;

Fonderie: altiformi con 2-3mila operai;

- The: prodotto in tutto il bacino dello Yangzi, nel Zhejiang e Fujian. Viene

- esportato verso il Regno Unito. Il commercio con gli stranieri è nelle mani

degli Cohong (corporazioni di mercanti di Guangzhou) che interagisce con

la Compagnia Britannica delle Indie Orientali. Le esportazioni vanno anche

verso gli USA, passando per le Filippine. La bilancia commerciale è

totalmente a favore della Cina, al punto che buona parte dell’argento preso

nelle Americhe dagli europei viene convogliato in Cina. Nel commercio

estero ci sono anche le importazioni di riso dal sud est asiatico, in quanto la

popolazione è così numerosa che non riesce ad essere mantenuta

esclusivamente dalla produzione interna.

Il regno di Yongzheng fu molto breve ma fondamentale, in quanto introdusse

una serie di riforme che permisero alla dinastia di rimanere stabile per

decenni. Interagiva personalmente con buona parte dell’amministrazione

centrale, di cui cercò di risolvere i problemi:

Il governo centrale non conosceva la realtà sul territorio, ciò derivava dal

1) fatto che non vi era un mezzo efficente per comunicare con i funzionari,

per questo sviluppa il sistema dei Memoriali di Palazzo. Kangxi li aveva

già utilizzati ma furono formalizzati e sistematizzati solo con Yongzheng.

È un sistema efficace poiché qualunque funzionario poteva comunicare

direttamente con l’Imperatore, ciascun memoriale recava un sigillo per cui

solo l’imperatore poteva aprirli. Attraverso i memoriali venne a

conoscenza della situazione reale nelle varie regioni;

Inoltre la crisi dell’aministrazione derivava dal fatto che vi erano poche

2) risorse spendibili a livello locale, quindi cambiò l’organizzazione delle

finanze locali. Nel 1723 lo Stato aveva 35 milioni di liang e 29 milioni

venivano dal diding. Il 15-30% veniva trattenuto a livello provinciale,

mentre solo 1/6 era destinato per iniziative locali. I funzionari riscuotevano

delle sovrattasse che non erano registrate e di cui spesso essi

abusavano. Fu stabilito che le sovrattasse non potessero superare una

percentuale precisa del diding (15-20%), quindi ci fu una riduzione

considerevole delle imposte fiscali sulla popolazione. Queste imposte

erano convogliate al Commissario Provinciale ed erano utilizzate

localmente. Qualunque altra forma di sovrattassa era illegale. Una parte

di questa sovrattassa fu utilizzata per pagare i funzionari (“danaro per

nutrire l’onestà”). Nell’area del basso corso dello Yangzi si faticò a far

applicare la riforma, in quanto era popolata da latifondisti (evasione

fiscale), la dinastia quindi cercò di intervenire mandando un commissario

imperiale speciale mancese. Si scoprì che gli abusi erano molto estesi e il

debito era di 10 milioni di liang all’anno. Anche nelle province meno

densamente popolate di Sud e Sud-Ovest vi furono difficoltà in quanto

erano presenti molte minoranze etniche, mentre nel Nord la riforma fu

applicata. Successivamente fu ripreso l’uso di fornire ai funzionari dei

“doni” per facilitare qualunque tipo di attività.

Il governo centrale necessitava di rafforzare l’autorità esecutiva, per cui

3) istituì l’organismo centrale della gestione del governo mancese, ovvero il

Junjichu “Consiglio militare di Stato”.

La dinastia mancese fu caratterizzata dall’espansione territoriale verso Nord

ed Ovest, interagì con i russi, i mongoli e i tibetani:

I russi arrivarono ad occupare la Siberia (lago Baikal) nel 1651. Nella zona

• dello Heilongjian, russi e mancesi si scontrarono. Per rimediare a questa

situazione di conflitto vi furono dei negoziati negli anni 80, che videro

l’intervento degli olandesi e soprattutto di interpreti gesuiti. Il trattato di

Nertcinsk fu il primo trattato stipulato con una potenza straniera; fu scritto in

latino, manchu, cinese, mongolo e russo. Esso stabiliva i confini tra i due

imperi, il ritiro di tutte le truppe russe e gli abitanti russi dallo Heilongjian e

l’impegno da parte dei russi a restituire tutti i soldati Qing che avevano

disertato. Fu instaurato un rapporto tributario e i mercanti russi furono

autorizzati previo il rilascio di un lasciapassare. Nel 1727 il trattato fu rivisto

(trattato di Kjachta), per cui i confini furono risistemati e istituiti dei centri di

scambio aperti ai russi (mercati). I russi avevano dei rappresentati nella

capitale;

Gli zungari erano un sottoinsieme di mongoli, che interagirono con i tibetani.

• Quando la dinastia Qing salì al potere il capo mongolo era Galdan Qan; egli

voleva ristabilire l’Impero mongolo per cui attaccò i mongoli orientali. I Qing

intervennero sia con l’uso delle armi sia con la diplomazia. Il Dalai Lama (V)

ebbe un ruolo diplomatico fondamentale, tanto che si recò a Beijing.

L’imperatore Shunzhi riconosceva al Dalai Lama il ruolo di insegnante,

mentre quest’ultimo riconosceva l’Imperatore mancese come incarnazione di

un Bodhisattva, questo tipo di relazione continuò con gli imperatori

successivi. In virtù di questo rapporto, quando nel 1720 gli zungari arrivano

con le loro truppe alla capitale tibetana di Lhasa, il Dalai Lama chiese aiuto

al suo protettore, per cui i Qing mandarono le loro armate che scacciarono

gli zungari dal Tibet. I mancesi interverranno di nuovo a metà secolo per

rimediare a problemi interni (lotte tra le famiglie aristocratiche). Intervengono

nel 1788-1791 quando furono minacciata dai Gurkha che furono scacciati

dalle armate Qing. Gli zungari scacciati dal Tibet occuparono il territorio che

sarà poi lo Xinjiang, veniva gestito dal ministero delle province esterne.

Poiché tra i mongoli era ancora rimasta l’idea di ricreare l’Impero mongolo

l’Imperatore Qianglong li stermina conquistando il bacino del Tarim (sarà un

governo militare fino al 1884), le comunità si autogestiscono così come in

Tibet.

I primi contatti con gli Occidentali erano avvenuri nella seconda metà dei Ming

con l’arrivo dei gesuiti e l’avvento nel Mare Cinese delle flotte portoghesi,

spagnole e olandesi. Dopo la conquista di Taiwan da parte dei Qing i porti

lungo la costa sud-orientale furono riaperti. Nel 1685 a Canton fu istituita la

dogana marittima sotto il controllo di un sovrintendente imperiale. Nel 1699 gli

Inglesi avevano ottenuto il permesso di aprire degli uffici commerciali a

Canton, lo stesso accadde ai Francesi nel 1728, mentre il commercio con gli

Stati Uniti iniziò nel 1784. Verso la metà del XVIII secolo alcune corporazioni

furono autorizzate a trattare con gli europei e nel 1760 ottennero il monopolio,

prendendo il nome di “Corporazioni pubbliche” (Cohong). Gli Europei, in

particolare, la Compagnia britannica delle Indie Orientali, vendevano

tessuti, stagno, piombo e acquistavano tè, medicine e porcellare, ma il valore

complessivo delle merci acquistate era circa 6 volte superiore a quelle delle

merci vendute. Le autorità britanniche incominciarono a premere per una

maggiore apertura della Cina al mercato mondiale. Nel 1793 fu inviata

l’ambasciatore Macartney, che però non portò i risultati sperati, fu respinto

dall’Imperatore poiché si rifiutò di fare il Koutou. Anche le missioni successive

furono fallimentari.

Per riappianare la bilancia commerciale, gli inglesi decisero di contrabbandare

l’oppio, che veniva prodotto nel Bengala dalla Compagnia delle Indie Orientali.

La richiesta della droga crebbe velocemente, provocando enormi danni morali,

fisici, sociali e soprattutto economici. Favorì la diffuzione della corruzione a

tutti livelli e la formazione di una rete di delinquenza organizzata, inoltre aveva

portato al drenaggio di argento e alla svalutazione del rame. La dinastia cercò

di bloccare il trafficolo stipulando degli editti di interdizione (1796, 1814, 1815)

ma gli enormi interessi economici coinvolti li resero inutili.

L’impero Qing attraversò un momento critico. Le finanze pubbliche, ovvero il

tesoro imperiale, registravano un deficit. Le riserve dello Stato si erano

prosciugate a causa di grossi casi di malversazione (propriazione indebita di

denaro pubblico), il caso più esemplificativo è quello di Heshen, un giovane

generale delle Bandiere che fu eletto come preferito dell’imperatore Qianlong,

accumulando vari incarichi. Fu inviato a risolvere la rivolta mussulmana del

Gansu, ma per incompetenza fu rispedito indietro. Mantenne comunque degli

incarichi che gli permisero di creare una fitta rete di corruzione, facendo

aumentare il suo tesoro personale che era più grande di quello pubblico. Alla

fine del XVIII scoppia nel nord ovest una rivolta ispirata alla setta del Loto

Bianco, Henshen fu mandato a governare la repressione e userà questa

occasione per malversare il denaro dello Stato, intascando buona parte dei

fondi destinati alle truppe. La repressione della rivolta terminò solo dopo la

morte di Henshen per opera di Jiaqing (“supplizio dei 1.000 tagli”), successore

di Qianlong. Questo caso fa capire il grado di corruzione tra i funzionari del

tempo. La manutenzione della rete idrica fu trascurata, per cui il Fiume Giallo

innondò i territori della pianura circostante per 7 volte, causando come

conseguenza lo scoppio di numerose rivolte contadine. Un’altra ragione per

cui la popolazione rurale insorse derivava dall’aumento demografico

esponenziale, per cui non vi erano abbastanza terre da coltivare e il prezzo

degli appezzamenti aumentò. I contadini aderirono sempre più

frequentemente a società segrete. Le ribellioni erano spesso collegate a

popolazioni non Hàn, avvengono nel Kokonor (nell’attuale Qinghai); Guizhou;

Xinjiang.

Intanto l’importazione dell’oppio era aumentata. Furono proposte delle misure:

Legalizzazione del commercio in modo da ridurre l’impatto economico del

- traffico dell’oppio. Ingenti tasse sull’oppio in entrata, con obbligo di acquisto

di beni cinesi;

Divieto formale con una certa elasticità nell’applicazione delle leggi;

- Proibizione rigorosa, arresto degli spacciatori cinesi e taglio dei

- rifornimenti esteri.

Prevalse la terza tendenza, dando inizio alla prima guerra dell’oppio. Nel

1839 fu mandato a Canton il commissario imperiale Lin Zexu. Diede inizio a

una serie di interventi che si basavano su tre direttive: punizione degli

oppiomani; isolamento e repressione dello spaccio e confisca delle riserve

straniere. Fa sequestrare 20 mila casse di oppio insieme ai mercanti britannici,

sottovalutando gli enormi interessi economici dietro e la potenza militare degli

Occidentali. Le truppe inglesi sbarcarono in varie città della costa, occupando

Canton, Shanghai e Ningbo (1839-42). Il trattato di Nanchino del 1842 pose

fine alla prima guerra dell’oppio e stabiliva la cessione dell’isola di Hong Kong

(all’epoca un’isola deserta) alla Gran Bretagna, l’apertura di 5 porti (Xiamen,

Shanghai, Ningbo, Guangzhou, Fuzhou) e il pagamento dell’indennità per

l’oppio distrutto. Viene poi imposto il ritiro del monopolio delle transazioni

commerciali con gli stranieri alle Cohong (corporazioni nazionale), così che la

Gran Bretagna potesse comunicare direttamente con i commercianti stranieri.

Fu consentito agli inglesi di risiedere nelle aree dei porti aperti, dove erano

autorizzati a prendere in affitto terre, essi godevano del diritto di

“extraterritorialità”, ovvero erano sottoposti alle leggi del proprio paese e non

a quelle cinese. Infine la clausula della “nazione più favorita” estendeva alla

Gran Bretagna qualunque privilegio venisse concesso ad un’altra potenza.

Analogo trattamento fu ottenuto nel 1844 da Stati Uniti e Francia; inoltre

furono emanati editti di tolleranza per cattolici e protestanti.

A Fuzhou e Ningbo vi erano pochi stranieri, soprattutto missionari. Xiamen

divenne una sorta di porto di schiavi, che venivano trasportati a Cuba per

lavorare nelle piantagioni. A Canton gli stranieri furono trattati con ostilità dai

cinese. I commerci furono spostati a Shanghai, che era un piccolo centro, ma

che grazie agli stranieri vide un’esplosione dei traffici commerciali.

Lo spostamento dei commerci da Canton a Shanghai creò enormi problemi ai

lavoratori collegati ai commerci portuali che improvvisamente si ritrovarono

senza lavoro. Nel 1849 inoltre il Canale imperiale fu chiuso. Un altro problema

fu la svalutazione del rame che raggiunse dimensioni ingestibili. Verso la metà

del XIX secolo esplodono una serie di ribellioni in tutto il territorio:

1. Taiping Tianguo “Regno celeste della grande pace” (1850-1864): Il capo

della rivolta è Hong Xiuquan, un Hakka, che inutilmente aveva cercato di

superare gli esami imperiali. In seguito a contatti avuti con missionari e alla

lettura di testi di propaganda cristiana, aveva elaborato una propria dottrina

religiosa sincretica. Fondò la Società degli adoratori di Dio che vide

l’adesione di migliaia di persone. Nel 1851 in seguito all’arresto di alcuni

membri e scontri con il governo che aveva dichiarato fuorilegge

l’associazioni, cominciarono le azioni violente portate avanti da un regime

comunitario, teocratico, puritano e femminista. Queste truppe conquistano

Nanchino, fondando un nuovo Stato, il “Regno celeste della Grande

Pace”. Nel 1854 minacciarono Pechino, ma furono costretti a ritirarsi a

causa del freddo e dell’inferiorità militare. Hong Rengan, cugino di Hong

Xiuquan, fu un personaggio chiave. Mostrò come i Taiping fossero

favorevoli alla modernizzazione e all’apertura alle idee occidentali, così

come alle innovazioni tecniche e scientifiche. I Taiping furono eliminati, a

causa dei dissidi interni e soprattutto grazie a nuove forze, infatti le

Bandiere mancesi si erano dimostrate poco efficaci. Lo sforzo principale fu

sostenuto dalla gentry. Il funzionario Zeng Guofan attraverso l’appoggio

economico locale, chiese ai notabili locali di finanziare una nuova armata

(xiang), con la quale procedette alla riconquista del territorio, partendo da

Wuchang. L’armata era fornita di armi moderne comprate dagli Europei, gli

ufficiali (spesso i notabili stessi) erano istruiti dagli Occidentali. Coloro che

contribuirono alla sconfitta dei Taiping furono Zuo Zongtang, che aveva

creato l’armata Chu e Li Hongzhang, in precedenza segretario di Zeng

Guofan, che aveva creato l’armata Huai. Nel 1862 fu inviato anche un

corpo di mercenari stranieri, sotto il comando dell’inglese Gordon. La

repressione fu violenta. I resti delle armate Taiping andarono a combattere

con i Nian, oppure di rifugiarono ai confini con il Vietnam dove avrebbero

formato gli “Stendardi Neri”;

2. Nian (1853-1868): si diffuse nella Cina centro-settentrionale ed era una

filiazione della Società del Loto Bianco, fu un’insurrezione a base

contadina;

3. Hui (1855-1873): insurrezione di stampo mussulmano nel Sud-Ovest;

4. Miao (1854-1873): insurrezione della minoranza etnica nel Guizhou.

A causa delle ribellioni vi furono ingenti perdite di vite umani e risorse

materiali. La dinastia cercò di sostenere il settore agricolo, risollevando i

contadini. Furono distribuite le terre e gli strumenti per coltivarle. Gli sforzi fatti

diedero un buon risultato perché fino alla fine del secolo non vi furono altre

rivolte contadine.

Per avere le risorse da investire in campo agricolo si appoggiarono alle attività

commerciali e artigianali. Introdussero poi la tassa doganale interna lijin

(2-20% del valore del bene commerciato) che produceva un effetto

inflazionistico, per cui i prezzi aumentano con conseguenze sul mercato

interno.

La Gran Bretagna e la Francia, insoddisfatte dei risultati ottenuti dai trattati

della prima guerra dell’oppio e desiderose di aprire il mercato cinese ai proprio

prodotti, approfittarono della situazione di debolezza in cui si trovava la dinstia,

per sferrare un nuovo attacco. Usarono come pretesto l’arresto dell’equipaggio

di una nave contrabbandiera da parte delle autorità cinesi, e la morte di un

missionario francese. La seconda guerra dell’oppio scoppiò nel 1856. Il

governo imperiale, incapace di reagire alla situazione, dopo una serie di

sconfitte e il saccheggio della capitale stessa dove fu distrutto il Palazzo

d’Estate, fu costretto a sottoscrivere il trattato di Tianjin nel 1858 e il trattato

di Pechino nel 1860. In base al primo trattato, la Cina dovette pagare una

indennità ancora più pesante di quella del primo trattato, aprire altri 10 porti e

concedere libera circolazione ai mercanti e missionari stranieri nel proprio

territorio. Essi ottennero l’esenzione dal lijin che fu sostituita da una tassa

d’entrata fissa del 2,5%; gli fu concesso di avere consolati stranieri all’interno

della capitale e il libero accesso delle loro flotte alla rete fluviale cinese.

Fra il 1854 e il 1864 sorsero le Concessioni, aree urbane con una propria

amministrazione finanziaria, fiscale, giudiziara e di polizia, sotto controllo dei

consolati stranieri, e sottratte all’autorità cinese. Nel 1863 l’Ispettorato delle

Dogane fu assegnato al britannico Robert Hart.

Come risposta alla crisi, il matematico e cartografo Feng Guifen aveva

elaborato la cosiddetta “teoria dell’autorafforzamento” che auspicava una

reazione da parte della Cina. Presentò un progetto di riforme favorevole alla


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture dell'Asia e dell'Africa
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MarieFelise di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Asia Orientale e Sud Orientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof De Togni Monica.

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