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che nel 771 occupò Hao. Durante gli Zhou occidentali si era andato creando sul corso dello Yangzi lo stato di

Chu, considerato barbaro.

Dopo il trasferimento della capitale, gli Zhou erano privi di forza militare e dipendevano dai signori vicini.

I feudi + antichi si trovano nelle aree centrali, mentre i + nuovi saranno meno vincolati e sarà li che avverranno

le rotture politiche che porteranno all’affermazione (crisi tradizionale) dello stato di Qi, nell’odierno Shangdong. Il

duca Huan convocò nel 681 una prima conferenza dei principati del Fiume Giallo per concordare comuni misure

di difesa. In nome dell’alleanza, Qi assunse la funzione di garante dell’ordine, portando a termine alcuni conflitti,

sostenne territori contro i barbari e nel 651 a.c. il duca Huan venne proclamato Egemone (ba)

Il re rimaneva l’autorità + importante, ma pian piano perdeva qualsiasi potere effettivo. Dopo la morte di Huan

nel 643 a.c., Qi fu travolto dalle lotte di successione. Chu ne approfittò per riprendere la sua politica

espansionistica verso nord. Il duca Wen di Jin nel 635 a.c. si volse contro Chu e gli inflisse una sconfitta

decisiva nel 632 e venne così proclamato egemone. Alla sua morte si manifestò nuovamente la lotta alla

successione. Nel 597 le forze di Chu riuscirono ad avere la meglio su Jin, ma alla fine del VI sec emersero Wu

e Yue: il primo si collocava ai margini del mondo cinese mentre Yue era pressoché sconosciuto.

Nel 506 Wu lanciò una serie di attacchi a Chu occupandone la capitale e lo stato sarebbe caduto se Qin non

fosse intervenuto in aiuto di Chu e se Yue non avesse attaccato Wu.

L’EGEMONIA declinò verso la fine del VI sec e l’inizio del V sec.

In precedenza i conflitti si erano svolti seguendo determinate regole e precisi rituali: l’obbiettivo dichiarato non

era l’annessione pura e semplice di un altro territorio, ma il rafforzamento di un ordine che almeno formalmente

continuava a fondersi sul riconoscimento dell’autorità religiosa della dinastia. A partire dal V sec la situazione

conobbe una rapida evoluzione connessa ai mutamenti sociali, determinati da fattori tra i quali il peso che ebbe

la comparsa del ferro.

STATI COMBATTENTI (453 – 222) La spartizione dello stato di Jin nei tre stati di Han, Wei, Zhao avvenuta nel

453 a.c. da inizio al periodo degli Stati Combattenti. Le usurpazioni diventarono un fenomeno comune in tutti i

principati. Qi avrebbe evitato la spartizione solo perché la famiglia aristocratica si impadronì del potere,

riorganizzando completamente lo stato. I conflitti divenne vere e proprie guerre di rafforzamento e di potere

contro l’avversario.

Il re Zhou a perso tutto il suo potere politico- religioso perché i feudi sono stati annessi: troviamo 7 feudi

principali, imponendosi come nuovo potere: Zhao, Han, Wen, Qin, Qi, Yan e Chu. All’inizio lo stato + forte era

Wei, successivamente Qin e Chu riuscirono a bloccare la sua espansione affermandosi come principali

potenze.

Nel 354 Wei invase Zhao, Qi lanciò un attacco improvviso contro la capitale Wei costringendolo a rinunciare

all’attacco e a difendersi. Qualche hanno dopo il confine naturale tra i 2 stati divenne il Fiume Giallo. La lotta per

la supremazia si strinse agli stati di Qi, Qin e Chu.

Nel 323 Qin strinse un patto con Chu, per eliminare Qi, ma qualche hanno dopo Qi e Chu si schierarono contro

Qin. Quest’ultimo sferrò una serie di attacchi contro Chu. Quando nel 229 il re Huai di Chu si recò nella capitale

di Qin, venne fatto prigioniero e riuscì a conquistare metà del territorio di Chu. La fase conclusiva di tale

processo ebbe inizio con l’ascesa al trono di Qin del re Ying Zheng, nel 246.

Sovrano di eccezionali capacità organizzative e di raro senso strategico, egli si trovò al vertice di uno Stato, il

cui territorio ormai superava per estensione la superficie complessiva di tutti gli altri. Nel 230 venne conquistato

Han, nel 225 Wei, nel 223 Chu e nel 222 Zhao e Yan. Con l’occupazione dello stato di Qi, avvenuta nel 221, il

sovrano di Qin realizzava l’unificazione della Cina (tianxia – tutto ciò che sta sotto il cielo).

TRASFORMAZIONI ISTITUZIONI, ECONOMIA, SOCIETA’ E RIVOLUZIONE TECNOLOGICA

Le strutture di parentela che erano ancora dominante durante le primavere e autunni, iniziò però a venire meno

lo zongfa, i rapporti tra i diversi lignaggi. Le relazioni erano sempre di + condizionate dalla ricchezza, dalla

potenza. Tutto ciò portò allo sviluppo di stati regionali indipendenti e la frammentazione del potere tra lignaggi

aristocratici all’interno di ogni stato. In ciascun territorio, il principe si trovò a dover affrontare con qualunque

mezzo le famiglie aristocratiche per limitare l’influenza e per costringerle a piegarsi alla sua volontà. Le leggi (fa

三 ) costituivano lo strumento principale di cui si servivano i principi per contrastare le famiglie aristocratiche. Esse

si ponevano al di sopra delle prerogative ereditarie e delle norme rituali tradizionali. Le leggi volevano avere, un

carattere obiettivo e universale: non ammettevano divergenze o incomprensioni e si applicavano alla società nel

suo complesso. La loro prima comparsa risale alla fine del VI sec. A.c. Nel 513 le leggi di Jin furono fuse in un

tripode di ferro. Gli stati maggiori iniziarono anche numerose riforme mirate all’arricchimento dello stato:

colpivano i privilegi ereditari come ad esempio le cariche militari e amministrative non erano di esclusiva dei

nobili, ma delle persone degne; le terre dei nobili sarebbero dovute essere restituite dopo la 3° generazione;

vennero aboliti i titoli nobiliari.

La rivoluzione tecnologica ebbe luogo tra il VI sec e il V sec a.c. e fu dovuta allo sviluppo della metallo tecnica

che rese possibile la fusione del ferro oltre un millennio e mezzo prima che in Europa. Esso veniva lavorato

attraverso una soffiatura adeguata, il minerale veniva portato a completa fusione e così ricavato risultava ricco

di carbonio e privo di scorie. Grazie a quest’ultimi poteva raggiungere la fusione a temperature poco superiori a

quelle del bronzo. Ciò spiega perché i cinesi non hanno attraversato la fase della forgiatura come invece

successe in Europa.

In questi anni fece la sua prima comparsa la trazione animale e notevoli risultati avvennero in campo

agronomico, con l’utilizzo di fertilizzanti, la distinzione tra vari tipi di terreno e la bonifica. Lo stato dal canto suo

aiutava con imponenti opere idrauliche come canali di irrigazione, o collegando il fiume Yangzi al Fiume Giallo

(stato di Wu). L’incremento della produzione agricola, ebbe effetti in campo politico e sociale: la famiglia

contadina divenne l’unità produttiva fondamentale. Venne sempre di + utilizzata la pratica di affidare al privato lo

sfruttamento del terreno mentre il governo si avvaleva di strumenti di controllo. Una parte del surplus era

lasciata ai proprietari, mentre la quota rimanente veniva acquisita dal signore attraverso un’imposizione fiscale.

Il signore delegava funzionari che controllavo e dirigevano. Lo stato che applicò in modo radicale questa tecnica

fu Qin sotto la direzione di Shang Yang, che fece dividere il territorio in 40 distretti (xian) abolendo i diritti

ereditari e incoraggiando i piccoli contadini: la famiglia ideale era quella mononucleare formata da genitori e un

solo figlio adulto. Le imposte venivano raddoppiate se la norma non era rispettata.( in questo modo si

formavano + nuclei familiari e si riusciva a coltivare + terra ma soprattutto non si creavano grandi nuclei che

avrebbero potuto opporsi al potere).

Durante il periodo degli Stati Combattenti, vi fu il declino dei carri, sostituiti da armi personali come la spada.

Le cause furono la scarsa efficacia sui terreni montuosi, la fabbricazione di armi in acciaio e ferro e

all’invenzione, nel V sec, della balestra. La guerra cambiò prospettiva, non era + un regolamento di conti, ma il

vero e proprio annientamento degli avversari. Furono messi in campo grandi eserciti formati da soldati-contadini

e alla teste delle truppe grandi esperti di strategie militari. Dal VI sec comparvero i primi corpi di cavalleria.

Anche le città mutavano di aspetto: esse erano circondate da una doppia cinta muraria: quella interna

racchiudeva il palazzo, cioè il potere amministrativo e politico; la seconda cinta racchiudeva i quartieri industriali

e residenziali.

l’espansione degli scambi portò anche alla diffusione della moneta metallica. Durante gli stati combattenti ve

ne erano di 4 tipi:

- forma di vanga: bu stati Zhao Wei e Han

- forma di coltello: dao stato Qi e Yan

- forma di conchiglia stato di Chu

- forma circolare con un buco al centro di Qin

stato

CONFUCIO

Tutte queste fasi di cambiamento portarono ad una crisi ideologica. Si cercò di giustificarla attraverso gli antichi

valori e le antiche tradizioni, ma tale espediente non potè durare a lungo, perché si era fatto troppo grande

ormai il divario tra la realtà e le norme di cui essa avrebbe dovuto essere espressione. Un fenomeno

caratteristico di questi anni fu lo sviluppo di varie scuole di pensiero. Maestri di morale e teorici della politica si

recavano a corte per prestare la loro opera di consiglieri e di precettori. I + famosi avevano gruppi di discepoli. I

capi di stato li ospitavano e cercavano di sfruttare al meglio il loro insegnamento. Il primo di questi maestri di cui

孔孔孔

ci è giunto il nome fu Confucio (Kong fuzi o maestro kong: i gesuiti latinizzarono questo nome in Confucius

da cui deriva il nome italiano). Egli nacque nel principato di Lu (Shandong) nel 551 a.c. ma la famiglia era

originaria di Song, territorio assegnato alla stirpe reale Shang dagli Zhou (da qui la credenza che Confucio

fosse di stirpe reale). Egli potè studiare le 6 arti (liuyi – riti, musica, tiro con l’arco, la guida dei carri, la calligrafia

e la matematica) che erano il fondamento dell’istruzione nobiliare. A partire dal 501, ricoprì una serie di cariche

nel principato di Lu. Nel 496 egli lasciò la corte a causa di contrasti insorti con il Duca Ding. Nel 483 tornò nel

paese natale dedicandosi ad insegnamenti privati. Morì nel 479 a.c. la fonte principale è costituita dal “lunyu”

(dialoghi) opera di 20 libri riconducibile ai suoi discepoli, formato da aneddoti e dialoghi di vari argomenti.

Il pensiero di Confucio si colloca in un periodo di transizione: egli voleva un recupero delle tradizioni e degli

antichi valori ai fini di rifondare di un ordine universale. Egli non intendeva presentarsi come l’iniziatore di un

nuovo movimento filosofico o religioso: Confucio si considerava legato alla tradizione, poiché gli antichi

rappresentavano lo specchio in cui il presente avrebbe dovuto riflettersi per ritrovare il “dao”. Il DAO,

letteralmente “via”, costituiva il principio basilare dell’universo: conformarsi al dao, voleva dire rispettare le

regole fondamentali inerenti al processo naturale dell’esistenza, sia degli uomini che delle cose. Gli antichi non

erano astratti, secondo confucio, poiché essi lasciavano messaggi nei testi antichi di cui confucio era massimo

interprete. Confucio era un “ru” un letterato, o rujia o scuola dei ru, utilizzato per indicare coloro che seguivano

la scuola confuciana. Il carattere ru è secondo alcuni riferito alla casta sacerdotale degli Shang, per altri una

categoria di esperti nelle 6 arti.

Confucio affermò il principio della rettificazione dei nomi (zhengming) che identifica sicuramente un richiamo

alla gerarchia, dove ciascuno avesse una posizione determinata, cercando di ristabilire la corrispondenza reale

tra nome e funzione (era quindi inevitabile che i legami di parentela risultassero essenziali). Se la predicazione

di confucio relativa alla rettificazione dei nomi può essere intesa come volontà soggettiva di conservazione,

allora i valori che egli invocava per giustificare l’esercizio del potere rappresentano in se stessi una

testimonianza oggettiva delle trasformazioni sociali e politiche che caratterizzano la sua epoca. Il termine virtù

“de” perse completamente ogni significato legato alla forza magica, per assumere quello di morale (una serie di

virtù costituivano l’espressione pratica di questo termine):

- il ren umanità o benevolenza, implicava anche il rispetto per se stessi

- il zhong lealtà

- lo shu reciprocità “ciò che non desideri per te stesso, non farlo agli altri”

Anche a ciascuno dei 5 rapporti fondamentali (wulun) in cui Confucio percepiva le relazioni umane doveva

corrispondere una virtù:

- padre figlio pietà filiare

xiao

- sovrano e sudditoyi giustizia

- fratello maggiore e fratello minore ti rispetto per i superiori

- marito e moglie bie distinzione

- tra amico e amico(unico rapporto paritario concepito) xin fedeltà

Solo realizzando tale ordine, il dao avrebbe potuto regnare nel mondo. Anche il dao, agli occhi di confucio,

assumeva le caratteristiche di principio morale fondamentale, che compenetrava di se l’intero universo.

Il junzi letteralmente figlio del principe, veniva usato per indicare i membri dell’aristocrazia. Ognuno di essi

aveva una connotazione morale, poiché solo chi avesse avuto le virtù poteva onorarsi di tale titolo. Egli

intendeva che per governare non sarebbe bastato il titolo ereditario ma sostanzialmente le virtù morali.

Con il raggiungimento di tale obbiettivo si sarebbe ristabilito l’ordine. Secondo la tradizione Confucio sarebbe

l’autore degli Annali dello stato di Lu (Chunqiu – registrano eventi avvenuti nel paese dal 722 al 481. Questa

cronaca rappresenta per i confuciani una sorta di messaggio di contenuto etico-politico lasciato dal maestro. In

realtà registrare eventi era una pratica antica utilizzata da tutti i paesi. Forse ha origine durante il periodo Shang

dalle ossa oracolari. Per quanto riguarda il messaggio invece, essi consistono semplicemente in una serie di

scarne glosse volte a spiegare ogni singolo punto del testo secondo un punto di vista morale.) ed avrebbe

curato la pubblicazione e la revisione dello:

- Shujing (classico dei documenti, trattati di teoria politica,descrizioni geografiche. La sua trascrizione è per

metà nel periodo Zhou e per metà attribuita al periodo Han)

- shijing (classico delle odi, 305 testi poetici di vario carattere. Spesso discorso.)

- Yuejing( classico della musica)

- Liji (memorie sui riti, sui sacrifici, culto degli antenati, funerali, matrimoni e banchetti. È un’opera tarda, la cui

maggior parte è di rielaborazione Han che insieme a Yili – cerimonie celebrate dall’aristocrazia – e zhouli – riti di

zhou, tratta del governo e delle istituzioni della dinastia – ci offre una descrizione dettagliata delle norme di

comportamento e della vita sociale sotto gli Zhou).

Lo Yijing è un manuale di divinazione che non aveva in origine nessuna relazione con la scuola confuciana.

Esso consiste nell’analisi e nell’interpretazione di 64 figure dette “esagrammi” costruite da 6 linee sovrapposte

intere o spezzate. Tali figure erano formate attraverso l’unione e ogni possibile combinazione di una coppia di

otto trigrammi, che erano a loro volta ogni possibile combinazione di 3 linee, nella forma intera (yang) e nelle

forma spezzata (yin).

La pratica divinatoria su cui di fondava lo yijing era quella che consisteva nella manipolazione dei 50 ramoscelli

di achillea.

Anche se quasi certamente non ci sono rapporti tra i testi dei cinque classici giunti fino a noi e Confucio, essi

sono stati comunque sottoposti al vaglio della scuola confuciana. Essi rappresentano cmq la summa della

tradizione Zhou, in quanto gli argomenti da essi trattati rappresentano tutto ciò di cui gli antichi scribi si erano

occupati.

LE 100 SCUOLE

La varietà delle proposte formulate giustifica l’impiego successivo dell’espressione “Cento Scuole” per indicare

tale rigoglio di vita intellettuale. Tali conoscenze sono possibili grazie alle opere attribuite ai vari maestri (zi)

nelle quali essi esprimevano il proprio insegnamento e la propria dottrina.

La scuola di Mozi (pacifisti) dal maestro Mo a cui è attribuita l’opera omonima, si formò alla scuola di confucio

ma se ne distaccò poiché aveva formulato una propria concezione morale e politica che era in contrapposizione

a quella di confucio. Le sue critiche si appuntavano contro i fondamenti del pensiero confuciano: i rapporti di

parentela e il concetto ad essi correlato della benevolenza (ren) che assumeva il significato di amore graduato.

Mozi riteneva che i legami di parentela fossero causa del disordine e dei conflitti che rovinavano la società

dell’epoca: all’egoismo egli contrapponeva l’altruismo senza distinzioni tra il proprio padre o quelli altrui. Mozi

negava l’utilità dei riti e di ogni forma di cerimonie e invocava un ideale di frugalità universale, estesa a tutti gli

strati della società: il popolo avrebbe dovuto ubbidire in modo incondizionato al proprio sovrano, identificandosi

con lui, e lui avrebbe dovuto sottomettersi alla volontà del cielo e degli spiriti. Era compito del cielo assicurare

che il potere fosse giusto e non diventasse tirannia.

Altro aspetto è il pacifismo: egli riteneva che la guerra fosse il male peggiore che potesse verificarsi tra gli

uomini e che il Cielo odiava. I discepoli di mozi erano organizzati in una vera e propria setta, pronta ad

intervenire ogniqualvolta fosse necessario per impedire un conflitto: essi erano particolarmente esperti nell’arte

della guerra e nelle tecniche difensive, ed eccellevano nella retorica e nell’oratoria, che servivano a dissuadere i

potenti ad usare la forza.

Scuola confuciana o rujia. Dopo la morte di Confucio i suoi discepoli si divisero in numerose correnti,

ciascuna delle quali tendeva a evidenziare e a sottolineare uno o + aspetti dell’insegnamento del maestro. Uno

dei pensatori che si distinse fu Meng Ke a cui è attribuita l’opera intitolata Mengzi(latinizzato in Mencius, da cui

deriva il nome italiano Mencio). Egli fu molto famoso per la sua erudizione. Anche egli si preoccupò di

sottolineare l’identità dell’azione politica e di azione morale. La questione del governo si riduceva

essenzialmente alle virtù del principe: regnando con esempio e con la persuasione, avrebbe indotto il popolo di

tutti gli stati ad accorrere sotto di lui e a riconoscerlo come sovrano universale. Alla base di questa concezione

c’era la considerazione della natura umana: essa era fondamentalmente buona poiché tutti gli uomini fin dalla

nascita possedevano i 4 semi delle virtù cardinali (ren umanità, yi giustizia, li proprietà- comportamento, zhi

saggezza). Compito dell’educazione era di far si che questi semi avessero pieno sviluppo; non sarebbe stato

necessario forzarne la crescita, ma sarebbe bastato coltivare la propria vera natura, evitando di subire gli

influssi non favorevoli. Per Mencio chiunque poteva divenire un saggio, solo attraverso il perfezionamento

interiore, raggiungendo il perfezionamento della società. Quindi coloro che lavoravano con la mente erano

destinati a governare, mentre coloro che lavoravano con le mani erano destinati ad essere governati. Solo un

sovrano virtuoso poteva essere detto sovrano (secondo il principio della rettificazione dei nomi). Venendo meno

al suo compito egli perdeva automaticamente il diritto di governare. In tal caso il Cielo gli avrebbe tolto il

mandato e il popolo sarebbe stato chiamato ad eseguire la sua volontàMencio fu il primo ad attribuire questo

compito al popolo, secondo la sua visione dello stato al cui primo posto c’era il popolo, poi gli spiriti della terra e

del grano e al terzo il sovrano. Visione opposta a quella del pensatore confuciano Xun Qing (opera Xunzi)

secondo la quale, l’organizzazione sociale era un prodotto della cultura e non della natura. Egli, al contrario di

Mencio, pensava che le virtù fossero l’interiorizzazione dei valori espressi dall’ordine sociale, e non come

Mencio, che l’ordine sociale era l’estrinsecazione delle virtù.

Per Xunzi tutti i fenomeni naturali erano governati dalle loro regole e non da forze esterne: il cielo non era una

potenza divina, ma la natura, che non aveva ne volontà ne scopo. Gli uomini allo stesso modo sarebbero mossi

dall’istinto a soddisfare unicamente i propri desideri individuali e quindi sarebbero inclini per natura a

commettere crimini e disordini; perciò i sovrani dell’antichità avevano stabilito delle regole di condotta (li) e dei

criteri di giustizia (yi). La morale era nata in risposta alle esigenze della società ed era fondata sull’educazione e

sulla cultura. L’uomo infatti era per natura cattivo, era in grado di imparare e grazie alla sua intelligenza

innalzarsi sopra il mondo animale e prendere posto nell’universo accanto a Cielo e Terra. I riti, anche se senza

valore, erano lo strumenti per dare coesione alla società, distinguendo gerarchie riconosciute da tutti e

garantivano nomi che corrispondessero alla realtà.

Scuola legista o fajia. Non ebbero un maestro fondatore. Le origini della stessa scuola appaiono indefinite. Il

testo + antico riconducibile alla scuola legista è lo Shangjun shu (libro del Signore di Shang) attribuito a

Gongsun Yang o Shang Yang, che realizzò una politica di riforme nello Stato di Qin. In tale scritto viene posta

in enfasi sulla legge (fa) come strumento di governo. La sintesi della dottrina legista è contenuta nel Han Fenzi

(maestro Han Fen allievo di Xunzi). Provò ad operare nello stato di Qin ma venne coinvolto in lotte di potere e fu

costretto da Lisi ad uccidersi, anch’egli legista e allievo di Xunzi.

Han Fen iniziò a concepire un principio che si oppone al confucianesimo: quello dell’evoluzione storica. Egli

divise la storia in 3 grandi epoche. Nella + antica gli uomini vivevano in capanne sugli alberi per difendersi dalle

belve feroci; in quella successiva vi fu una grande alluvione, che venne infine domata da Gun e Yu; nella terza,

il re Tang degli Shang riuscì ad abbattere il dominio del re Jie di Xia e lo stesso fece il re Wu di Zhou con il re

Zhou degli Shang.

Chi all’epoca di Gun e Yu avesse abitato ancora sulle capanne sarebbe stato deriso dagli stessi Gun e Yu, così

come il re Tang e il re Wu si presero gioco di chi avesse considerato nel loro tempo il controllo delle acque

come il compito + urgente. Allo stesso modo i saggi dell’epoca avrebbero preso in giro chi ancora esaltava la

saggezza di Gun, Yu, re Tang e re Wu. Ogni epoca è quindi caratterizzata da condizioni storiche: i problemi del

presente sono assai + complessi dei problemi dell’antichità. Per garantire il funzionamento dello Stato e

mantenere ordine, l’autorità e il potere dovevano essere concentrati nella persona del sovrano, che non doveva

delegare il potere. 2 dovevano essere gli elementi di governo: la legge (fa) e la tattica (shu). La legge doveva

essere pubblica, chiara, obiettiva e uguale per tutti. I saggi non sarebbero + stati necessari come non lo

sarebbero stati gli uomini virtuosi, poiché chiunque poteva aiutare il sovrano. L’importante era che accanto ad

una scala di pene previste per i nemici dello stato, vi fosse una scala di ricompense e di onori destinati a coloro

ch lo servivano fedelmente. L’egoismo dell’uomo doveva essere accettato e sfruttato a favore dello stato. Il

sovrano doveva perciò ricorrere alla tattica oltre che alla legge. La tattica consisteva nell’utilizzare a proprio

vantaggio la vanità e le debolezze umane, lasciando sempre i funzionari e i sudditi all’oscuro delle proprie reali

intenzioni.

Scuola taoista o daojia. Esprimeva tendenze diverse dalle altre scuole, che ricercavano nella salvezza

individuale o di piccoli gruppi il modo per sfuggire ai mali e alle miserie dell’epoca. Le costrizioni e i vincoli

imposti all’uomo dalla società erano considerati come la + grave calamità, venivano invocati il ritorno alla natura

e il completo adeguamento ai ritmi della vita universale. Tre sono i testi attribuiti alla scuola taoista: il + antico

era Laozi (il vecchio maestro) classico della vita e della potenza (o virtù). Un altro testo è il Zhuangzi, + antico

del laozi ma considerato taoista solo in alcune parti. Il terzo testo è il Liezi, raccolta di scritti. Le concezioni che

emergono dalle opere, abbracciano diverse tendenze, che solo successivamente sono state attribuite ad un

gruppo omogeneo. I tratti fondamentali che ne emergono sono:

- la spontaneità: l’uomo dovrebbe ritrovare se stesso nella natura, aderendo alle cose e lascandosi trasportare

da esse, senza imporre alla realtà giudizi di valore. Attraverso la cultura l’uomo si distacca dalla natura,

separando le cose per conoscerle, egli acquisisce una conoscenza non conoscenza. La natura è un tutto

indivisibile ed è governata dal “dao”, senza nome e indescrivibile. Esso è parte integrante di ogni singola cosa,

ne costituisce la virtù specifica.

- il non agire (wuwei): non agendo, non v’è nulla che non venga fatto; anche questo paradosso serve a

sottolineare che non è possibile modificare il corso naturale delle cose e che tutto ciò che può essere fatto deve

essere fatto in armonia con la natura.

Governo ideale: gli uomini dovrebbero tornare ad una società di tipo primitivo, raccolti in piccole comunità,

dovrebbero ritrovare il gusto delle cose semplici, rifiutando ogni progresso tecnico ed evitando di stabilire

qualunque contatto con l’esterno. Il governo dovrebbe intervenire il meno possibile, non dovrebbe illuminare il

popolo ma renderlo ignorante, al fine di evitare ogni competizione. Forse alcune pratiche magico-religiose

taoiste erano già in pratica durante gli Stati combattenti , e avevano come scopo l’accrescimento della potenza

vitale. Esse andavano dalla regolazione del respiro, a particolari discipline dietetiche, ginniche, sessuali ecc.

Altre furono le scuole: quella dei dialettici, quella dei politici, degli ecclesiastici, dello yin-yang. Quest’ultima

fu di particolare importanza. Nessun testo ci è giunto, anche se sappiamo che il maggior esponente fu Zou Yan:

teoria cosmologica che spiegava la struttura dell’universo sulla base dell’alternanza di 2 forze opposte e

complementari (yang = principio maschile e yin= principio femminile) e di 5 elementi (terra, legno, metallo,

fuoco, acqua).-->totale corrispondenza tra l’uomo e la società da un lato e la natura dall’altro.

A Sun Wu è attribuito il primo manuale (Sunzi) di tattica e di strategia militare trasmessoci e il + importante di

tutti per l’influenza nelle epoche successive: i migliori comandanti sono quelli che riescono a sconfiggere il

nemico senza combattere.

• FONDAZIONE E CONSOLIDAMENTO DEL PRIMO IMPERO

La prima fase imperiale vede la presenza di 2 dinastie: la dinastia Qin che governò dal 221 al 206 e la dinastia

Han dal 206 al 220 d.c., coeva all’impero romano.

La dinastia Qin (221-206 a.c.)

Nel 221 il re Ying Zheng di Qin portò a termine l’unificazione del “tianxia” e assunse il titolo di “huangdi”

孔孔

(imperatore i caratteri huang e di erano stati utilizzati fino ad allora per indicare gli antichi sovrani). Shi huandi

三三三三

( augusto imperatore) sarebbe stato il “primo imperatore” (diyi huangdi) di una dinastia che doveva

三三三”primo

durare 10.000 generazioni. Il primo imperatore si accinse a realizzare una serie di riforme che avrebbero

lasciato un’impronta indelebile sulla successiva storia cinese. Egli agì in intesa con il primo ministro Lisi, legista

allievo di Xunzi, originario dello stato di Chu. Gli obiettivi fondamentali erano 2:

- l’unificazione politica e militare degli immensi territori conquistati

- centralizzazione del potere: I vecchi stati furono aboliti e l’antica aristocrazia ereditaria esautorata. Le

fortificazioni che le varie potenze avevano eretto a difesa dei propri confini furono abbattute e le famiglie nobili

furono costrette a trasferirsi da ogni regione a Xianyang (oggi Xi’an). Il territorio fu diviso in governatorati e

distretti retti da funzionari di nomina imperiale. Le misure di peso, di capacità e di lunghezza furono unificate, e

la moneta in uso a Qin fu imposta come unica moneta. Analogo fu il provvedimento per la scrittura: lo stile detto

“piccolo sigillo” divenne unico ammesso per ogni forma di comunicazione scritta. Venne anche imposto un unico

scartamento assiale per i carri e la costruzione di nuove strade che collegavano da nord, sud, est e ovest, il

nuovo impero (2 arterie misero in contatto la capitale con la costa di oriente e le regioni meridionali). Gli eserciti

imperiali si spinsero ancora + a sud, annettendo territori al di fuori del “mondo cinese”, fino all’attuale regione di

Hanoi, in Vietnam. Fu inoltre scavato un canale che collegava il fiume Xiang al fiume Li e metteva in

comunicazione il bacino del fiume Yangzi con quello del Zhujiang o fiume delle perle. Le popolazioni

esercitarono una opposizione. A nord l’impero dovette vedersela con la minaccia delle invasioni barbare: si

stava formando quella dei Xiongnu (il cui nome è stato collegato a quello degli Unni): Shi Huangdi fece

collegare le muraglie già erette precedentemente dagli stati di Qin, Zhao e Yan: il risultato fu la “Prima Grande

Muraglia” (Changcheg), lunga oltre 5000 km che da Lintao arrivava fino a Liaodong (penisola di).

Al tempo stesso venne organizzata una spedizione militare: il generale Meng Tian al comando di un esercito di

centomila uomini attaccò nel 213 a.c. i Xiongnu e li ricacciò verso nord. Nel 213 accogliendo la proposta di Lisi

egli decretò che tutti gli antichi testi, fatta eccezione per quelli di argomento scientifico e tecnico e per gli Annali

di Qin, fossero bruciati. Venne conservata una copia di ogni libro nella biblioteca imperiale ad uso di pochi.

Inoltre chi avrebbe criticato il presente facendo riferimenti con la tradizione sarebbe stato messo a morte con

tutti i membri della sua famiglia.

Nel 212 centinaia di letterati furono condannati per aver infranto la regola e furono sepolti vivi. Lo stesso

principe ereditario fu esiliato per aver criticato questa politica.

Della città imperiale di Qin non rimango che poche rovine, anche se fu portato alla luce uno strabiliante

monumento funerario: un intero esercito di terracotta all’interno di 3 enormi strutture ipogee a difesa del corpo

del primo imperatore (a Xi’an).

La dinastia Qin in realtà non sopravvisse alla morte del Primo imperatore avvenuta nel 210 a Shaqiu nel corso

di uno dei suoi frequenti viaggi. Vari furono i fattori che determinarono la caduta della dinastia:

- la spietatezza con cui Shi Huangdi aveva realizzato a sua politica, la sua frenesia di voler affermare la sua

potenza anche contro i limiti espressi dalla natura.

- le continue spedizioni militari, la costruzione della grande muraglia, delle strade…., costarono una quantità

enorme di risorse: milioni di contadini dovettero abbandonare i campi per andare a combattere o per costruire

opere.

- intrighi e lotte di potere distrussero in breve l’autorità che il primo imperatore si era sforzato di salvaguardare.

Il primo complotto venne attuato dal primo ministro Li si e dall’eunuco Zhao Gao: secondo un falso decreto da

lui redatto il principe ereditario e il generale Meng Tian furono costretti al suicidio. Il secondo genito di Shi

Huangdi, fu posto sul trono come secondo imperatore Ershi Huangdi, mentre la famiglia reale veniva

massacrata. L’eunuco si sbarazzò anche di Lisi che fu messo a morte. Anche il secondo imperatore fu ucciso e

sul trono andò il nipote del primo imperatore che non osò assumere il titolo di Terzo imperatore, ma che prese il

nome di re di Qin. Egli fece uccidere Zhao Gao, ma ormai la dinastia era finita.

Nel 209 scoppia una grande rivolta popolare: l’iniziativa è presa da 2 contadini Chen Sheng e Wu Gang,

mentre si stavano dirigendo con delle reclute alla frontiera (se le reclute non giungevano in temo a destinazione

venivano uccise, secondo la legge). Cheng Sheng assunse il titolo di re di Chu, mentre l’esercito imperiale

riuscì nel 208 a sconfiggerlo e ad ucciderlo. La rivolta si era però estesa al di sopra di ogni controllo. Dopo la

sua morte le forze della ribellione furono comandate da Xiang Yu, proveniente dall’antica nobiltà di Chu, e Liu

Bang, uomo di umili origini. Essi, dopo aver proclamato re di Chu un membro della famiglia reale, sfidarono

l’esercito imperiale. Nel 206 il re di Qin, nipote del primo imperatore, si arrese e Liu Bang entrò nella capitale

senza combattere.

La struttura dello stato sotto Qin

Il governo centrale sotto lo stato di Qin aveva una struttura tripartita. Il capo generale dell’amm. Con funzioni di

primo ministro era il Gran Consigliere (nominava tutti i funzionari, previa confermazione dell’imperatore)

(chengxiang): era previsto che potessero essere 2, uno di “destra” e uno di “sinistra”. Da esso dipendevano

varie sezioni amministrative, dette cao, ognuna con un responsabile, yuanshi. Egli era affiancato dal Grande

Maresciallo (taiwei) da cui dipendevano le sezioni militari, cao, e da un Grande Censore (yushi dafu) che aveva

poteri di controllo. Alle sue dipendenze erano dei funzionari che veniva inviati per verificare che le leggi fossero

rispettate. Essi erano indicati con il nome di “Tre Duchi”(sangong).

Il territorio, a parte la capitale, era diviso in 36 aree amministrative, governatorati (jun), che vennero aumentati a

42. A capo di ciascuno c’era un Governatore Civile e un Governatore Militare. Ciascun governatorato si divideva

in distretti (xian): quelli + piccoli erano amministrati da un magistrato, quelli + grandi da un magistrato superiore.

Ulteriore suddivisione era quella in borghi nella quale sussistevano degli agglomerati, a loro volta divisi in

villaggi.

La casata imperiale era diretta da Nove Dignitari (jiuqing) dei quali uno era incaricato dell’amministrazione

della capitale. IMPERATORE

TRE DUCHI NOVE DIGNITARI

GRANDE MARESCIALLO GRANDE CONSIGLIERE GRANDE CENSORE

SEZIONI MILITARI SEZIONI AMMINISTR. ISPETTORI

L’ideologia imperiale Qin

Qin Shi Huangdi si servì della dottrina legista nella sua politica e intervenne anche in campo culturale con il

“rogo dei libri” al fine di eliminare ogni traccia delle antiche tradizioni, spesso invocate dai letterati per criticare

le azioni dell’imperatore. Il legismo era una dottrina pratica, che giustifica il potere in relazione ai risultati

ottenuti, e forniva gli strumenti per raggiungere tali risultati. Il potere trovava in se stesso la propria

legittimazione, forniva quindi sia il sopravvivere del governo ma anche il suo limite, poiché mal si adattava alle

esigenze di uno stato complesso. Il confuciano Xunzi, aveva una conoscenza della psicologia umana superiore

di quella dei legisti, 2 attori fondamentali erano la paura delle pene e il desiderio delle ricompense. Egli aveva

evidenziato l’importanza dell’educazione e della cultura e aveva dimostrato che l’ordine, per poter essere

efficace, doveva essere anzitutto dentro l’uomo: la pressione esterna della legge da sola non poteva bastare.

Solo le istituzioni, i riti e la musica permettono di conseguire l’armonia. Qin Shi Huangdi aveva fondato il nuovo

assetto del rifiuto del passato. Nella visione evoluzionistica e storicistica dei legisti il presente assumeva un

valore proprio e autonomo. Aveva portato alle estreme conseguenze tale assunto, affermando il presente come

inizio di un nuovo processo e attribuendosi il ruolo di demiurgo di una nuova era. Aveva trovato conforto nella

dottrina dello YIN-YANG e dei 5 elementi elaborata nel III sec da Zou Yan (dottrina che collocava cosmologia

alla storia e interpretava quest’ultima come successione ciclica di periodi, ciascuno dominato da uno dei 5

elementi – terra, legno, metallo, fuoco e acqua – da cui erano formate tutte le cose). Poiché si riteneva che la

dinastia Zhou avesse avuto la virtù del Fuoco, Qin Shi Huangdi adottò per il proprio regno quella dell’Acqua

(che estingue il fuoco) e associando il colore nero, associato con l’acqua.

DINASTIA HAN (206 a.c.-220 d.c.)

1° fase Han Occidentali o Anteriori (206- 9 d.c.): capitale Chang’an (lunga pace 三三).

2° fase Han Orientali o Posteriori (25 d.c. – 220 d.c.)

Tra le 2 fasi vi fu un periodo comandato da un usurpatore, Wang Mang, fondatore di un interregno chiamato

dinastia Xin (nuovo dal 9 d.c. al 25 d.c. (la rifondazione dell’impero Han lo fa poi apparire come impero

三)

illegittimo).

1° fase: Han Occidentali o Anteriori

Dopo la caduta della dinastia Qin si giunse rapidamente ad un conflitto tra i 2 artefici del complotto: Liu Bang

aveva annunciato l’abrogazione delle leggi + dure e aveva garantito l’ordine e la sicurezza. Tuttavia Xiang Yu,

alla testa di un esercito + numeroso, marciò su Xianyang e la massacrò. Anche il re di Qin morì e la biblioteca

imperiale fu incendiata. Xiang Yu si autoproclamò “re egemone di Chu Occidentale” e distribuì territori ai suoi

comandanti. Liu Bang si nominò “re di Han”. Il re di Chu venne eliminato.

Liu non accettò la supremazia di Xiang, egli si coalizzò con coloro che non sopportavano Xiang e nel 202 a.c.,

accerchiato dalle truppe nemiche, si suicidò.

Alla sua morte, Liu prese il titolo che era stato di Shi Huangdi, dando inizio alla dinastia Han (in seguito riceverà

anche il nome di Gaozu- nome postumo). La capitale divenne Chang’an nelle vicinanze di Xianyang (Xi’an). Per

la prima volta un uomo di umili origini, senza alcun legame con l’aristocrazia, si attribuiva il titolo di “Figlio del

Cielo”. Ciò non sarebbe potuto avvenire se non fossero avvenute le profonde modifiche sociali e culturali degli

Stati Combattenti e se le teorizzazioni politiche delle 100 scuole non avessero affermato nuovi principi di

legittimazione del potere. (Qin Shi Huangdi aveva infatti tolto tutto il potere alle famiglie nobiliari, privandole di

ogni privilegio, riducendoli a semplici sudditi).

Liu decise di rendere stabile il suo dominio distribuendo titoli nobiliari e terreni (guo). L’impero Han presentava

quindi un duplice sistema amministrativo: accanto ai governatorati (jun) e ai distretti (xian) in cui erano divisi i

territori sotto il diretto controllo imperiale, ricomparvero i “guo”, che ricordano l’epoca Zhou (che vennero

assegnati ai 7 + potenti compagni d’armi di Liu Bang, che assumevano il titolo di Wang “re”). Questi

“re”nominavano i propri funzionari, a parte il primo ministro, e avevano un esercito proprio. Ciò causò numerosi

conflitti e nel 196 a.c. e l’imperatore risolse eliminando 3 di essi e esaurendone altri 3. Contemporaneamente

venne emanato il principio secondo il quale solo la famiglia reale avrebbe potuto prendere il titolo di “re”: 9

principi di sangue reale vennero mandati nei territori dei re spodestati. L’ultimo dei 7 “guo” continuò ad esistere

fino alla morte dell’imperatore Liu, nel 157 a.c.

A Gaozu succedette il figlio Huidi che morì in giovane età. Già dalla morte di Liu, il potere era cmq appartenuto

a sua moglie Lu Zhi, donna spietata che cercò di arricchire la sua potenza e la sua ricchezza, facendo uccidere

moglie e concubine e quasi tutti i figli di Liu Bang, conferendo ai parenti cariche importanti. Dopo la morte

dell’imperatrice, i parenti di lei furono eliminati e sul trono venne posto il figlio maggiore di Liu, Wendi.

Nel corso del suo regno e del suo successore, Jingdi, tornò il problema tra governo centrale e “guo”. La

minaccia + grave fu nel 154 a.c. quando 7 regni si sollevarono sotto la guida del re Wu. le truppe imperiali

孔孔

riuscirono ad arginare la rivolta, e il governo centrale limitò l’autonomia dei “guo”. Quando Wudi giunse al

trono (140-87 a.c.), nel giro di pochi anni, portò alla scomparsa dei “guo”(venne definito come il + legista degli

Han anche se è il Wudi segue il confucianesimo) . Il provvedimento + importante fu quello che, alla morte di un

re, il suo territorio non poteva essere trasmesso al figlio maggiore, ma doveva essere diviso tra tutti i suoi figli

maschi (frammentazione dei guo, progressiva perdita del potere di quest’ultimi). Bastava in oltre un minimo

pretesto, perché ai re poteva esser tolto il potere, e i territori sottoposti al controllo del governo centrale. Il titolo

di re, diventò presto solo un titolo d’onore, privo di reali poteri.

In questo periodo gli imperatori Han, alleviarono il peso eccessivo dato ai contadini sotto il periodo Qin: si

affermò la teoria secondo la quale l’agricoltura costituiva il fondamento dell’economia, e il compito del governo

era assicurare sempre i granai pieni poteva essere mantenuto solo se i contadini non fossero stati

l’ordine

distolti dalla loro attività.

Il governo si preoccupò inoltre di:

- rendere efficace il sistema fiscale, limitando al massimo gli interventi in campo economico e lasciando che si

creasse un equilibrio naturale

- l’imposta fondiaria fu ridotta da Gaozu a 1/15 del raccolto e da Jingdi a 1/30;

- le pene + dure vennero mitigate

- il contenimento delle spese divenne una pratica costante

- la politica espansionistica fu abbandonata e si tollerò che ai confini si creassero formazioni politiche

indipendenti nei confronti dei Xiongnu, che formarono una confederazione tribale: erano riusciti a riunire varie

tribù e avevano iniziato ad espandersi in ogni direzione aggiungendo popoli della Manciura e del Gansu,

diventando un impero su larga scala. I primi imperatori Han decisero di avere accordi di pace con questa

popolazione, inviando doni e spose reali. Tuttavia essi non accettarono questa alleanza e devastarono campi e

saccheggiarono città.

Quando Wudi arrivò al trono, il governo imperiale ricominciò una politica di intervento, cercando di liberarsi dalla

minaccia degli Xiongnu. Nel 129 a.c. fu lanciata un’offensiva che culminò con la riconquista di Ordos, dove

vennero stabiliti 2 governatorati: 100.000 coloni furono mandati per ripopolarla. Gli Xiongnu vennero mandati

verso nord, intanto, era tornato a corte il generale inviato nel 138 a.c. presso sud, alla ricerca di alleanze contro

i Xiongnu, che però non vi fu.

Nel 119 il generale fu inviato nuovamente in missione per stabilire contatti con il popolo dei Wusun, nell’Asia

Centrale.

Nel 101 un esercito comandato da Li Guangli occupò la capitale del regno di Ferghana, per costringere il re ad

accettare la richiesta di cavalli. Il dominio stabilito dagli Han non corrispondeva ad ammissioni territoriali dirette,

poiché i signori locali mantenevano una certa autonomia, inviando però doni all’imperatore e recandosi

periodicamente alla capitale come omaggio. L’espansione sotto Wudi, non si limitò al nord-occidente, ma anche

verso nord-est e nel 109-106, la conquista della Manciuria meridionale e della Corea settentrionale, dove furono

stabiliti 4 governatorati; verso sud l’espansione mirava al controllo dei commerci con l’occidente.

Le enormi imposte per le campagne militari richiedevano l’aumentare dell’entrate dello stato: non volendo

gravare sui contadini, come fatto in precedenza, si ridussero i margini di autonomia finanziaria dei privati e si

impegnò direttamente lo stato nelle attività economiche + redditizie. Categoria che venne danneggiata fu quella

dei mercanti, che si erano arricchiti entrando in possesso di possedimenti e arricchendosi con usura.

Wudi impose il monopoli statale della coniazione monetaria, del sale, del ferro e dell’alcool (arricchendo lo stato

e riducendo il patrimonio dei mercanti, considerati l’ultimo anello della scala confuciana. Essi infatti investivano

e acquistavano latifondi diventando ricchi e potenti.).

Alla morte di Wudi, salì al trono suo figlio di 8 anni Zhaodi. Il potere di Wudi si era indebolito, sia dalla

fondazione della dinastia Xin e per il dibattito suoi monopoli e lo scontro tra le 2 correnti di pensiero politico

diverse. Le redini del governo furono prese dal Gran Maresciallo Huo Gang e dal Gran Censore Sang

Hongyang, che portarono avanti la politica dell’imperatore scomparso.

Tuttavia si colsero le prime avvisaglie di crisi: l’espansione era costata troppo e ne aveva beneficiato solo il

commercio dei generi di lusso, che non interessava al popolo. Era necessario tornare quindi ad una politica di

pace. Per quanto riguarda il governo veniva invocata l’influenza della virtù lo stato doveva ridurre le spese, le

tasse e le corvees, e lasciare che la società ritrovasse il suo equilibrio senza interventi esterni. Le famiglie

dell’imperatrice e degli eunuchi (corte interna, il cui potere deriva dalla vicinanza all’imperatore) assumono

potere e si trovano in confronto con i funzionari che esprimono la politica di corte.

Durante il regno di Xuandi, emerse nuovamente la questione con gli Xiongnu: all’interno della tribù si formarono

2 schieramenti, uno meridionale che nel 53 a.c. si sottomise agli Han, e uno settentrionale. Quest’ultimi vennero

ricacciati verso la Mongolia.

Xuandi seguì una politica economica di compromesso: abolì il monopoli dell’alcool e l’apparato burocratico

venne ridotto.

Egli disse di governare combinando il metodo dell’egemone con quello del re (cioè ricorrendo al legismo pur

salvaguardando la visione confuciana). Con i suoi successori però vi fu un declino dell’istituzione imperiale.

Dopo la morte dell’imperatore Pingdi, Wang Mang riuscì ad imporsi e in seguito, nel 9 d.c. assunse il titolo di

imperatore, fondando la nuova dinastia Xin (rinnovamento, nuovo).

L’ideologia Han Occidentale

Il trionfo del confucianesimo in epoca Han fu dovuto anche al fatto che esso, grazie alla rielaborazione che ne

aveva fatta Xunzi, forniva una risposta più articolata e + coerente all’esigenza di stabilità del nuovo governo. Nel

momento in cui l’impero affermava la propria universalità, intendeva richiamarsi al passato per legittimare la

propria esistenza.

I primi imperatori Han non si occuparono di questioni ideologiche, forse perché + inclini al taoismo. Per il resto

si limitarono ad imitare la struttura Qin, abrogando e attenuando leggi che apparivano troppo dure, si

impegnarono nella costruzione economica e il recupero dello Stato centralizzato. Liu Bang non nutriva simpatia

x i confuciani ma si rivolse cmq a loro xkè erano considerati i massimi esperti nei riti e nelle tradizioni.

Con Wudi tutto cambiò. Pur essendo il + legista degli imperatori Han, egli adottò il confucianesimo come

dottrina culturale dell’impero. Egli si considerava l’iniziatore di una nuova epoca e lo dimostrò con 2 fatti: nel 104

proclamò concluso il periodo dell’Acqua al quale subentrò quello della Terra e il colore ad essa associato, il

giallo. Nello stesso anno adottò un nuovo calendario e conferì il nome di Grande inizio all’era che stava

iniziando. (questo uso è rimasto fino al 1911).

Il massimo rappresentante della dottrina confuciana in epoca Han era Dong Zhongshu, che alimentò la

dottrina con altre come quella dello yin

- yang e dei 5 elementi: esisteva una perfetta corrispondenza tra uomo e

natura, in quanto entrambi governavati dalle medesime energie opposte e complementari dello yin e dello yang.

L’uomo era il microcosmo rispetto al macrocosmo dell’universo. Nell’uomo la natura (xing) era yang mentre i

sentimenti (qing) erano yin; i cinque elementi, prodotti dall’interrelazione dello yin e dello yang, corrispondevano

le 5 virtù confuciane. La missione dell’imperatore era quella di suscitare la bontà nell’uomo e di trasmettere la

volontà celeste, di cui egli era la stessa personificazione. Spettava ai letterati di interpretare i fenomeni naturali

sotto la guida dei Classici per illuminare il sovrano sui contenuti dei messaggi celesti.

Dong Zhongshu rielaborò inoltre la teoria, applicata alla storia, della successione ciclica dei 5 elementi,

affermando che ciascun elemento generava il suo successore (non si affermava quindi mediante la conquista di

un altro elemento): il legno generava il fuoco, il fuoco la terra (attraverso la cenere), la terra il metallo (attraverso

i minerali), il metallo l’acqua (liquefacendosi), l’acqua il legno (nutrendo le piante). In tal modo i 5 elementi

potevano essere collegati con i 5 sovrani (di) dell’antichità. Poiché non era possibile che l’empia dinastia Qin

avesse generato dal suo sena la dinastia Han, la nuova interpretazione di Dong Zhongshu portò alla fine del I

sec ad un mutamento nell’attribuzione alle dinastie delle virtù degli elementi: la dinastia Zhou venne collegata al

Legno e la dinastia Han al Fuoco (considerando la dinastia Qin illegittima, che aveva governato senza il

mandato del Cielo). Secondo lui, il Chunqiu (Primavere e Autunni) era il periodo + importante dei 5 classici in

quanto, Confucio, nel redigerlo si era servito di un linguaggio metaforico per trasmettere ai posteri il proprio

messaggio: trovava compiuta l’espressione della Natura. In epoca Han è attribuito il testo Xiaojing (classico

della pietà filiale) attribuito a Zeng Can, al quale testo vennero attribuiti poteri magici, in quanto si teneva che

solo la semplice recitazione potesse prevenire ogni disordine.

Sotto Wudi, avvenne anche la scrittura della prima grande storia dinastica cinese e universale. Sono in

totale 22 libri.il primo progetto venne iniziato da Sima Tan, Grande Astrologo di corte, ed intitolato Memorie di

uno storico – Shiji Alla sua morte il figlio Sima Qian gli succedette in carica portando a termine il lavoro. Egli

三三.

potè anche utilizzare numerosi dati raccolti da lunghi viaggi compiuti. Nel 99 a.c. fu condannato all’evirazione,

per essersi dichiarato a favore di un generale caduto in disgrazia. Proseguì comunque il suo lavoro e venne

nominato capo della Segreteria. Lo Shiji rappresenta il modello delle storie dinastiche successive: ogni dinastia

fece scrivere quella della dinastia precedente da storici individuali. Dalla dinastia Tang nasce addirittura un

ufficio storiografico che raccoglie atti per i posteri e scrive la storia della dinastia precedente, legittimando la

dinastia che viene dopo.

Il Shiji è formato da 130 capitoli e 5 sono le sezioni fondamentali:

- Annali fondamentali (cronaca anno per anno degli eventi fondamentali a partire dall’imperatore Giallo fino a

Wudi)

- Tavole Genealogiche delle grandi famiglie e dei clan della civiltà cinese Zhou e Han

- Trattati, monografie a tema: riti della musica, astrologia….

- Storia delle casate nobili ereditari, dove è descritta la storia delle grandi famiglie di epoca Zhou. La biografia di

confucio è inserita qui.

- Biografie esemplari dei protagonisti del passato (sovrani ministri e comandanti militari, e sono presenti anche

popolazioni barbare in contatto con gli Han, come la popolazione Xiongnu).

Lo Shiji in quanto opera universale,si rappresenta oggettivamente come supporto alle ambizioni del dominio

universale della dinastia Han. La dinastia Han, che aveva preso il potere con le armi e che non poteva vantare

nessuna della virtù specifiche di cui erano dotati i lignaggi aristocratici del passato, aveva dalla sua, tuttavia, la

Storia.

Wudi non trascurò le funzioni sacrali: nel 130 a.c. egli fece erigere nei sobborghi di Chang’an un altare alla

Suprema unità (Taiyi), divinità di ispirazione taoista che formava insieme Cielo e Terra e nel 110 a.c. istituì 9

nuovi sacrifici per espiare le sue colpe relative allo straripamento del Fiume Giallo nel 132 a.c.

Con i successori di Wudi andò ad affermarsi sempre di + la scuola confuciana e anche lo studio dei Classici, la

quale versione accettata fino alla fine del primo secolo, era quella scritta con i caratteri moderni, testi ricopiati e

riscritti a memoria da letterati di epoca Han nella grafia unitaria di Qin Shi Huangdi. Nel corso del I sec erano

però comparsi testi scritti in grafia antica, forse testi scampati al rogo di Qin Shi Huangdi nel 213 a.c., questi

testi differivano notevolmente dagli altri.

L’economia

La rivoluzione tecnologica e l’unificazione politica realizzata da Qin Shi Huangdi e dalla dinastia Han avevano

posto le basi per una grande espansione economica che raggiunse il culmine sotto Wudi. Un contributo

rilevante fu dato dalla realizzazione di opere pubbliche idrauliche: nel 129 venne portata a termine la

costruzione del canale che collegava alcuni fiumi al Fiume Giallo. Furono anche scavati altri canali.

Si ebbero ulteriori progressi nelle tecniche agricole, sia per gli attrezzi sia per i metodi di coltivazione: il nuovo

metodo consisteva nell’aratura alternata di strisce di terra.Gli aratri di epoca Han erano strumenti più efficaci e +

funzionali, tirati da una coppia di buoi o di cavalli. Fece anche la comparsa la prima seminatrice meccanica a tre

piedi, in grado di spargere i semi su tre solchi contemporaneamente. Anche la lavorazione e la preparazione si

velocizzarono con l’impiego di macchinari.

Tutto ciò era strettamente connesso alla metallurgia, piochè l’uso di attrezzi in ferro e acciaio era a quell’epoca

generalizzato: l’acciaio aveva soppiantato il bronzo x fabbricare armi.

Quando nel 119 Wudi istituì il monopolio del ferro, vennero rilevate 49 fonderie situate nella provincia

dell’Henan nelle quali si verificava il ciclo completo di lavorazione ed estrazione del minerale.

Altro settore importante era quello del sale, anch’esso sotto monopolio nel 119, esso era estratto da laghi e dal

mare o da giacimenti sotterranei. Era poi fatto evaporare in calderoni riscaldati con gas naturale.

La produzione di tessuti era una delle attività principali delle famiglie contadine, tradizionalmente riservata alle

donne. La tessitura era realizzata in grandi stabilimenti con alcuni macchinari complessi. I maggiori produttori

erano nella capitale e nell’Henan.

L’artigianato Han era formato anche da lacche, molto resistenti, la produzione di bevande alcoliche, ottenute

dai cereali, divenne anch’esso monopolio nel 98 a.c.. La vendita avveniva in locali pubblici e i prezzi erano

generalmente molto elevati.

Anche il conio della moneta era sotto monopolio statale (112) e fino al 7 d.c. l’unica moneta a corso legale era

quella in bronzo da 5 “zhu” (3,2 grammi).

Lo sviluppo delle vie di comunicazione fu la condizione esistenziale dell’espansione economica nel suo

complesso. Essa venne estesa talmente tanto che nel mondo antico aveva eguali solo quella dell’impero

romano. Le strade di epoca Han erano larghe fino a 23 metri e con 3 corsie: una centrale lastricata per corrieri e

funzionari. Ogni 5 km c’erano stazioni di cambio di cavalli, scuderie e locande.

Altra importante via era “la via della seta”: essa partiva da Chang’an ed attraversava il corridoio di Gansu. A

Dunhuang si divideva in 2 strade: una andava a nord-ovest , sul bordo settentrionale del bacino di Tarim e

arrivava fino al Mediterraneo. L’altra invece, che passava per il bordo meridionale del bacino, attraversava i

monti Pamir e a Bactra si divideva in2 percorsi: uno per l’India e l’altro per il Mediterraneo, passando per Merv.

Come è noto cominciò anche a Roma ad arrivare la seta cinese dal I sec a.c.

La Cina importava soprattutto cavalli, pelliccie, lana e giada (dall’Asia Orientale) o vetro (dalla Siria)

Il sistema fiscale sotto gli Han si fondava su 2 tipi di imposte: quella fondiaria, fissata all’inizio dell’impero Han

a 1/15 del raccolto e venne poi spostata a 1/30. L’altra era il testatico che ricadeva sulla popolazione: gli adulti,

maschi e femmine, dovevano versare 120 monete di rame, mentre i bambini 20 monete. Sia i nobili che i

funzionari erano esentati, mentre era calcolato in misura doppia per i mercanti e gli schiavi. Ogni maschio

adulto era poi tenuto ad un periodo di lavoro gratuito di un mese e ad esso si aggiungeva il servizio militare.

Esistevano poi altre imposte come quella familiare in 200 monete annue e il cosiddetto “tributo” di 63 monete.

I contribuenti erano costituiti nella maggior parte da contadini liberi sui quali gravavano in pratica tutti i tipi di

imposte e di obblighi, poiché i proprietari terrieri riuscivano in qualche modo, o mediante azioni illegittime o

legittime, a non pagare le tasse, esse cadevano interamente sui piccoli contadini ed esso era divenuto

intollerabile. Furono presi numerosi provvedimenti furono presi. Alla fine del II sec lo Stato era il maggior

proprietario fondiario e distribuiva terre pubbliche erano date a contadini non proprietari e la loro rendita veniva

spesso utilizzata per pagare i funzionari. Tutto ciò però non risolse il problema. Gli stessi funzionari che

dovevano mettere in opera queste leggi, per loro tornaconto, non lo fecero: il tentativo di Wudi di introdurre

funzionari non legati a quell’aria amministrativa non era una soluzione definitiva.

La società

Nel 1 d.c. la popolazione era circa di 60 milioni (come numero di individui tassabili, quindi non totali) ed era

incentrata principalmente nella Pianura Centrale: essa era in gran parte formata da contadini, venivano coltivati

cereali (miglio, frumento, orzo al nord e riso al sud)

Sotto Wudi, lo stato cercò di mettere in atto una vera e propria politica dei prezzi, acquistando sul mercato

quantità notevoli di merci quando il loro prezzo era basso e le rivendevano ad un prezzo stabilito ogni volta che

esse scarseggiavano. Ciò aveva 2 funzioni: aiutare i contadini dalle gravanti fiscali e impedire la speculazione

dei mercanti.

Tuttavia la situazione dei contadini peggiorò durante gli Han occ.: i contadini che vendevano le proprie terre

avevano 3 possibilità: dedicarsi al commercio (ma senza aspettative, vista la mancanza di capitale), mettersi

alle dipendenze di qualche proprietario terriero, o darsi al vagabondaggio, da cui traeva il fenomeno del

bandismo e lo scoppio di rivolte.

Con il provvedimento adottato da Wudi nel 119, i mercanti non potevano acquistare terre e lo sfoggio della

ricchezza, ma ciò non impedì ad essi di acquistare terre in maniera illegittima.

La classe dominante era quella dell’aristocrazia formata membri della famiglia reale, e nel primo periodo da re

e marchesi, le famiglie dei dignitari che avevano acquisito lo status.

Benché lo status nobiliare fosse ereditario, eventi potevano cambiarne le condizioni. La forza economica di

questa classe dipendeva dalla rendita fondiaria ottenuta dai terreni loro assegnati dal sovrano: l’arma della

confisca venne utilizzata spessissimo dal sovrano.

Sotto i successori di Wudi, le famiglie ricche iniziarono a prendere posizione grazie a legami diretti o indiretti

che avevano con l’apparato governativo, arrivando ad assumere caratteristiche di vere e proprie imprese. Esse

disponeva addirittura di forze armate private.

La struttura dello stato degli Han Occ.

Dopo la fondazione della dinastia Han il governo mantenne la medesima struttura.

Quando Wudi salì al trono, volle ridurre la figura del Gran Consigliere, attribuendo alla Segreteria alcune sue

funzioni. La Segreteria Imperiale aveva un Direttore e da 4 a 6 membri. Nel’8 a.c. i Tre Duchi avevano assunto

funzioni consultive ed erano chiamati Grandi Consiglieri, tra i quali il + importante era il Grande Maresciallo (o

comandante in capo). Altro mutamento fu designato ai Nove Dignitari: nel primo periodo erano alla dipendenze

del Gran Consigliere come altri funzionari. I poteri del Gran Censore passarono ad un Ufficio del Censorato.

L’amministrazione territoriale, come si è visto era divisa in governatorati e distretti ereditati dai Qin, ai quali si

aggiungevano i “guo” assegnati agli alleati di Liu Bang e poi solamente questi ultimi. I guo, di 2 tipi (regni e

marchesati), avevano una amministrazione autonoma, mentre i “re e i marchesi” vennero esclusi

dall’amministrazione. A partire dal 106 a.c. Wudi divise il territorio in 13 regioni (bu, poi zhou) per le quali veniva

nominato un Ispettore Regionale (che non poteva prestare servizio nella sua regione d’origine) che si recava

periodicamente per effettuare verifiche. A cominciare dal 104 a.c. la capitale passò sotto i 3 Guardiani

(governatore metropolitano, di Sinistra e di Destra). Dal 89 in poi i poteri furono tutti del Governatore

metropolitano (dipendente direttamente dall’imperatore).

Nel 196 a.c. Liu Bang aveva invitato alla segnalazione di uomini degni e capaci per l’apparato burocratico,

mentre nel 124 a.c. Wudi istituì l’Università Imperiale (taixue) dove si tenevano lezioni sui 5 classici (50 studenti

ammessi, cresciuto successivamente).

L’organizzazione militare si organizzava in armate, le + importanti nei pressi della capitale: l’armata

settentrionale e quella meridionale. Ogni governatorato e ogni regno aveva la propria armata sotto il comando

del Governatore Militare. All’età di 23 anni, qualunque uomo poteva essere arruolato. (il servizio durava un

anno, ma in caso di necessità veniva protratto). I funzionari e l’aristocrazia erano esonerati. Anche i sudditi

potevano esonerarsi versando una tassa .

Le colonie, stabilite nel nord e nel sud, erano autosufficienti ed erano amministrate da soldati-contadini che

assicuravano il potere politico e militare.

Per quanto riguarda la legge, essa era amministrata a livello locale dal magistrato. Le procedure prevedevano

l’arresto e poi che venisse interrogato sotto tortura. Essa veniva cmq già controllata, come già detto dagli

Ispettori. I condannati potevano essere impiegati nella costruzione di opere pubbliche nelle miniere o nelle

fonderie, e in taluni casi, commutare la condanna in una somma di denaro.

L’imperatore poteva avere parecchie mogli e concubine, ma una sola era imperatrice (huanghou) la scelta

dipendeva da lui anche sulla scelta dell’erede. Una volta fatta la scelta sull’erede, la madre del figlio diventava

automaticamente imperatrice. L’imperatore era circondato da un’ampia corte detta interna,formata da dame e

eunuchi, mentre quella esterna era formata da dignitari di alto rango ed aveva compiti amministrativi: se

l’imperatore non si fidava della corte, ricorreva ad altri canali per risolvere compiti assegnati ad essa.

IMPERATORE

TRE DUCHI SEGRETERIA

IMPERIALE

GRANDE MARESCIALLO GRANDE CONSIGLIERE GRANDE CENSORE

SEZIONI MILITARI SEZIONI AMMINISTR. ISPETTORI

NOVE DIGNITARI

REGIONI

三三

Wang Mang (9-22 d.c.) era parente dell’imperatrice Wang e acquistò potere negli ultimi decenni a.c.

Egli acquisì sempre posizioni di rilievo (fu reggente, cioè fece le veci dell’imperatore) e aveva quindi alleati

importanti.

Sotto il regno di Chengdi ebbero luogo una serie di catastrofi: nel 3 a.c. sotto Aidi scoppiò una rivolta per la

grave siccità.

Era un confuciano convinto e quando alla morte dell’imperatore bambino nel 6 d.c., Wang impose il suo potere,

non come atto di forza ma costruendo il suo consenso sul fatto che in linea con il confucianesimo, i segni del

cielo dicessero che stessero arrivando un cielo cosmico diverso e quindi un cambio di dinastia (si legittimò con il

MANDATO DEL CIELO.

Aiuto importante derivò da Liu Xin, filosofo confuciano che utilizzò la teoria della transitorietà delle dinastie per

prevarare la strada a Wang Mang. Quest’ultimo poi, vantando di discendere dall’imperatore Giallo (il cui simbolo

era la Terra), legittimò il suo avvento, poiché la Terra nasce dal Fuoco (simbolo degli Han), facendolo apparire

come successore alla dinastia.

Convinto sostenitori del periodo degli Zhou, egli eseguì alcune riforme come la nomenclatura ufficiale,

cambiando i nomi dei titoli e delle cariche, rendendo ereditari alcuni uffici, sul modello del sistema Zhou.

L’obiettivo di Wang era l’indebolimento dei ricchi, aumentando le riserve statali, attraverso:

- il cambio di moneta, tornando alle monete degli Stati Combattenti (il cambio era sfavorevole per coloro che

ne possedevano grandi quantità)

- abolì le grandi proprietà e proseguì con la nazionalizzazione delle terre: per giustificare il provvedimento egli

si rifece al sistema dei campi a pozzo dando 8 appezzamenti a famiglie contadine e il 9 a famiglie al servizio

dello stato. Inoltre, coloro che possedevano una quantità di terra superiore al dovuto, dovevano cedere

l’eccedenza a familiari o a vicini senza terra.

- venne abolita la schiavitù e gli schiavi divennero dipendenti privati e ne fu vietata la compravendita.

- rintrodusse i monopoli (eliminati negli ultimi tempi della dinastia Han) aggiungendone 2:

- sui prodotti delle paludi, boschi e montagne (raccolta, caccia e pesca necessitano in pratica di licenze)

- sui magazzini per la calmierazione dei prezzi (prezzi standard, evitando che i privati immagazzinassero

troppi prodotti, mentre lo strato distribuirà questi alimenti nei periodi di carestia)

- vennero concessi anche prestiti a tassi + bassi di quegli degli usurai

Tuttavia la politica di controllo promossa da Wang Mang fu un completo fallimento, gli stessi funzionari che

dovevano realizzare le riforme, badarono ai propri interessi. Nel 12 d.c. il progetto di restaurazione del sistema

dei campi a pozzo fu abbandonato e lo stesso valeva per la schiavitù. Nel 17 d.c. per aumentare le entrate

venne imposta una tassa di 3600 monete su ogni schiavo posseduto.

Il fallimento fu dovuto soprattutto alla resistenza di una classe ormai troppo potente e fin dall’inizio della nuova

dinastia una serie di calamità naturali che peggiorano ulteriormente la situazione economica: carestia e siccità

si abbatterono su varie regioni, inclusa la stessa capitale. Nell’11 d.c. il Fiume Giallo ruppe di nuovo gli argini,

dividendosi in 2 rami passando a nord e sud della penisola dello Shandong.

La prima rivolta scoppiò nel 17 nello Shandong, con alla guida Lu Mu e di seguito in altre località.

Poiché i ribelli avevano posto la loro base sulle Colline del Bosco Verde presero il nome di Esercito del Bosco

Verde, mentre nell’anno successivo si unirono alla rivolta anche i ribelli dai Sopraccigli Rossi.

Nel 20 d.c. le truppe attaccarono i Sopraccigli Rossi, ma furono sconfitti. Provarono poi contro l’esercito del

Bosco Verde nel 23 d.c.: furono nuovamente sconfitti e gli avversari proclamarono Liu Xuan imperatore,

decretando così la ricostruzione della dinastia Han, con il motto di “Rinascita”. I ribelli avanzarono verso

Chang’an e Luoyang, mentre gli abitanti della capitale insorsero. Wang Mang fu trucidato.

2° fase: HAN ORIENTALI O POSTERIORI ( 25 d.c. - 220 d.c. )

Dopo la morte di Wang Mang, Liu Xuan pose la capitale a Luoyang. Il suo obiettivo immediato era di ricostruire

l’unità imperiale e cercò di raggiungere un compromesso con i Sopraccigli Rossi e gli altri ribelli. Ciò però non

ebbe successo. Nel 25 Liu Xuan trasferì la capitale a Chang’an per cercare di consolidare la propria posizione,

ma l’anno seguente dovette soccombere ai loro attacchi. Intanto Liu Xiu, capo dell’esercito del Bosco Verde e

discendente dalla famiglia imperiale, si era proclamato imperatore. In 4 anni sconfisse i Sopraccigli Rossi e a

riportare l’ordine in tutte le regioni dell’impero con la sola eccezione di Sichuan, riconquistato nel 36.

La capitale fu quindi Luoyang (ecco il perché l’aggettivo “orientali”) e l’imperatore fu Liu Xiu, conosciuto anche

come Guangwudi, appartenente ad un ramo della famiglia imperiale Han, considerando il suo mandato come

una restaurazione della precedente dinastia.

Il nuovo regime abbandonò la politica che puntava al centralismo economico di Wang Mang e tornò a quella

Han, abolendo i monopoli e vennero abbandonate le misure di controllo nei confronti del commercio e dei

mercanti. L’imperatore cercò tuttavia di rafforzare il potere centrale, conferendo nuovo prestigio alle istituzioni

e prese provvedimenti che miravano ad emancipare una parte degli schiavi, migliorando lo status e

indebolendo i grandi proprietari.

Altro problema era quello delle frontiere, molto pericolose. L’imperatore non si pose obiettivi espansionistici,

ma cercò di risolvere il problema con una politica che mirava ad una progressiva sinizzazione delle

popolazioni barbare: nel 39 permise ai Xiongnu di stabilirsi nel nord dello Shanxi e nel 44 permise di stanziarsi

al nord del Fiume Giallo. La popolazione cinese che abitava quei luoghi fu evacuata. Dopo la scissione

avvenuta nel 48 in 2 rami, uno settentrionale e uno meridionale, i Xiongnu non rappresentavano + un problema.

Quelli meridionali finirono x essere sempre + dipendenti dalla Cina. Egli dovette però intervenire a sud, nel

Vietnam settentrionale, per sedare una rivolta nel 43.

Il successore di Guangwudi, Mingdi adottò nuovamente una politica di intervento nei territori della frontiera

settentrionale e occidentale. Nel 74, in seguito ad un attacco Xiongnu settentrionali, iniziò una prima offensiva

contro di loro, che si spostarono verso occidente, abbandonando la Mongolia e l’Asia orientale. In questo modo

riottennero il controllo imperiale sull’Asia Centrale per riattivare le vie commerciali. Ban Chao venne inviato in

queste zone e in 30 anni riuscì a sottomettere tutti gli stati del bacino del tarim e a riaffermare il controllo

dell’imperatore sulla via della seta. Nel 90 si scontrò con l’impero dei kushana e nel 97 condusse le truppe sul

mar Caspio e inviò un rappresentante che però non riuscì mai ad arrivare sul Mediterraneo. Nel 102 la

situazione tornò critica e nel 123-127 il figlio di Ban Yong che riprese in parte il controllo. Dopo la morte di

Zhangdi, andò al trono Hedi, all’età di 10 anni, il primo di una serie di 8 sovrani la cui età fu sotto i 15 anni. Sotto

Hedi iniziarono le lotte tra 2 ceti della corte imperiale: da un lato i parenti dell’imperatrice, dall’altra gli eunuchi di

umili origini che ottenevano incarichi sempre + importanti e di maggior peso, ai quali giovani imperatori si

rivolgevano: il padre dell’imperatrice, Dou Xian, dopo una campagna vittoriosa si impadronì del potere di tutte le

leve del comando. Dopo il 147 con l’ascesa al trono di Huandi, gli eunuchi ebbero il comando. Nel 159 il

reggente Liang Ji fu costretto al suicidio. Successivamente i 5 eunuchi che avevano organizzato un colpo di

stato ricevettero beni e titoli nobiliari, autorizzati ad adottare figli che avrebbero ereditato il patrimonio. La lotta

contro gli eunuchi venne ripresa dai funzionari e dagli studenti dell’università imperiale, fazione chiamata

“corrente pura” (qingliu): il primo colpo venne assestato dal Gran Maresciallo Chen Fan che riuscì a eliminare,

costringendo al suicidio, 2 dei 5 eunuchi; a livello locale la corrente cominciò ad eliminare seguaci e sostenitori

e a confiscare le loro proprietà. Nel 166, Li Yang, uno dei capi della corrente pura, arrestò il fratello di un

eunuco: gli eunuchi chiesero aiuto all’imperatore che iniziò la prima inquisizione contro i funzionari della

corrente pura. Nel 167 Huandi morì e gli succedette Lingdi, il potere fu preso poi dal fratello maggiore

dell’imperatrice vedova, Dou Wu, legato politicamente alla corrente pura. I principali esponenti di quest’ultima

furono chiamati a ricoprire carichi importanti al governo. Nel 168 gli eunuchi reagirono con un colpo di stato, e

posero il sigillo imperiale dalle mani dell’imperatrice nelle mani dell’imperatore 12enne. Le guardie si posero al

seguito degli eunuchi e Dou Wu si suicidò, iniziando così a mantenere il potere: gli studenti e i funzionari della

corrente pura vennero tutti imprigionati e torturati.

L’impero intanto, subiva una grave crisi sociale, dovuta a brigantaggio e bande di contadini affamati. Numerose

furono anche le insurrezioni barbare (Qiang – popolo di lingua proto tibetana).

La Grande sollevazione dei Turbanti Gialli del 184 nella zona dell Henan e dello Shandong fu dovuta a diversi

fattori:

- inondazione del fiume giallo, interpretata come l’inizio di una nuova era dinastica

- Zhang Jiao organizzò una setta religiosa taoista detta “Via della Grande Pace”, la quale proclamava l’avvento

di una nuova era d’oro, nella quale sarebbero venute meno le differenze tra ricchi e poveri (uguaglianza

universale), praticavano cerimonie collettive, la cui fama di Zhang era di essere un gran guaritore. Essi

prepararono un’insurrezione annunciando che il Cielo Giallo (colore dei turbanti, colore della Terra) avrebbe

preso il posto del Cielo Blu (elemento di Fuoco) dei Han. La rivolta scoppiò nel 184, il comando imperiale venne

preso dal fratello dell’imperatrice He Jin, e il grosso della rivolta fu spento in circa 9 mesi. Nel Sichuan, un’altra

setta costruì un vero e proprio stato indipendente che venne sconfitto solo nel 215 da Cao Cao

La rivolta dei Turbanti Gialli gettò l’impero nella più completa anarchia: il declino inarrestabile dell’antico sistema

di coscrizione (leva miliare) si era poi trasformata in eserciti formati da volontari arruolati direttamente dalle

grandi famiglie o da popolazioni barbare insediate all’interno dei confini. Una volta sedate le rivolte, essi

iniziarono una lotta di classe contro gli eunuchi, che avevano tutto il potere, e che erano visti come il principale

responsabile del crollo delle istituzioni. Il problema derivava però principalmente da un problema di

legittimazione. L’epilogo della fine ebbe inizio con l’ascesa al trono di Shaodi: He jin diede ordine di occupare la

capitale per sbarazzarsi degli eunuchi, che però lo fecero uccidere con anticipo conoscendo il suo piano. Un

altro generale, Yuan Shao, giunse a Luoyang e massacrò tutti gli eunuchi. Nel 190 Dong Zhuo, generale,

depose Shaodi sostituendolo con il nuovo imperatore, Xiandi. Luoyang venne saccheggiata e gli archivi distrutti,

perdita paragonabile al rogo durante la dinastia Qin.

La capitale venne trasferita a Chang’an e Dong Zhuo assassinato per le sue attività tiranniche nel 196. Nello

stesso anno Cao Cao assunse il potere a corte e con la battaglia di Guandu conseguì il controllo della Cina

settentrionale. Il territorio tuttavia non era ancora riunificato: lo Sichuan era occupato da Liu Bei, membro della

famiglia imperiale, e lo Yangzi dal generale Sun Quan. La battaglia di Chibi nel 208 contro queste 2 popolazioni

rappresentò l’ultimo tentativo di riunificazione. La dinastia Han ormai era solo un nome, e terminò nel 220.

Istituzioni, economia e cultura degli Han Orientali

La segreteria imperiale era ormai l’organo supremo di governo dell’amministrazione imperiale. Il processo

progressivo di svuotamento del ruolo dei Tre Duchi era già cominciato sotto gli Han Occidentali, anche se

mantennero funzioni consultative, fino al 106 quando il Grande Maresciallo e il Grande Censore (ministro delle

opere pubbliche) furono posti a capo della segreteria imperiale. Quando nel 190 Dong Zhuo assunse il potere,

egli si attribuì il titolo di Grande Maresciallo e di Consigliere Supremo (superiore ai Tre Duchi). Nel 208 Cao Cao

riassunse invece l’antico titolo di “chengxiang”. Altro organo importante fu quello presieduto del Direttore della

Segreteria imperiale, dal comandante metropolitano e dall’aiutante di palazzo, presso l’Ufficio del Censorato.

Essi erano denominati i 3 Venerabili (sanduzuo).

Il potere amministrativo subì un indebolimento dovuto a contrasti nella corte interna, dominata da eunuchi e

imperatrici.

Il territorio rimase diviso come nel periodo degli Han Occidentali, in governatorati regionali regolati da ispettori

regionali.

Dopo le rivolte dei turbanti gialli i governatorati reg. finirono con l’assumere una posizione dominante sui

territori.

L’univ. Imperiale arrivò a 30.000 studenti: gli studi principali erano quelli confuciani. Nel 59 Mingdi ordinò che in

tutte le scuole governative venissero celebrati sacrifici ad onore di Confucio (canonizzazione del maestro)

IMPERATORE

TRE DUCHI SEGRETERIA IMPERIALE AIUTANTE DI PALAZZO

9 DIGNITARI SEZIONI AMMINISTR. SEZIONI DI CENSORATO

ARMATE DELLA CAPITALE

REGION I

GOVERNATORATI REGNI

DISTRETTI MARCHESATI

L’impiego di animali nell’aratura si andò diffondendo verso Sud, come anche l’utilizzo di apparecchiature

sempre + complesse: macchine seminatrici, mulini a vento, forza motrice animale…

Le grandi proprietà fondiarie utilizzavano parte della loro produzione agricola in funzione del mercato ed erano

anche centri di produzione artigianale. La distribuzione di tali centri è una caratteristica di questo periodo.

La ceramica conobbe un nuovo sviluppo: di bellezza sono i “celadon” (con invetriatura omogenea e lucente),

anche se la maggior parte del vasellame era in terracotta (utilizzavano il piombo per ottenere terracotta a basse

temperature).

I progressi ottenuti nel campo metallurgico, soprattutto dell’acciaio sono testimoniati da reperti archeologici nel

Wenxian (Henan, dove sono stati ritrovarti forme di terracotta dove veniva fatta colare la ghisa).

La seta continua ad essere il principale prodotto esportato (ritrovati frammenti in Crimea e in Siria): tra il I e il II

sec si ha la massima fioritura di traffici lungo la via della seta, grazie alla riconquista del bacino del Tarim e che

l’impero Kushana garantiva il passaggio delle carovane fino all’Iran e alla Siria. Iniziò a svilupparsi anche il

commercio marittimo con l’Occidente (ritrovamento nel Vietman di monete romane e gioielli indiani del II sec.)

Il controllo dei grandi proprietari sullo Stato e sull’Economia ha favorito in certa misura lo sviluppo economico,

anche se si dimostrò essenziale per la sopravvivenza dello impero centralizzato. (le famiglie volevano

rappresentanti al governo e perciò il potere si frammentò; numerose calamità naturali; squilibrio sociale; opere

di manutenzione canali abbandonate;)

Altro fenomeno caratteristico sono le migrazioni e gli spostamenti di intere popolazioni: fin dall’inizio della

dinastia Han Orientale, grandi masse di Cinesi dovettero abbandonare le regioni frontiere per far posto ai

barbari. Il fenomeno assunse proporzioni sempre + grandi con l’andare del tempo. Il flusso migratorio era diretto

verso sud (pianura centrale, Sichuan e bacino dello Yangzi) fenomeno di colonizzazione del Sud, che

continua in epoche successive.

Esse furono causate da calamità naturali, invasioni di popolazioni barbare, pressione fiscale sempre + pesante

(che colpiva soprattutto i coltivatori indipendenti).

Il clima di generale insicurezza rappresentò un ulteriore fattore di indebolimento dello stato: i legami tra le

regioni si spezzarono mentre divenne dominane la tendenza verso l’autarchia e autosufficienza economica: per

difendersi dai barbari i proprietari terrieri elevarono cinta murarie difese da eserciti privati.

Niente era più controllabile attraverso gli strumenti economici e amministrativi grazie all’espansione economica,

dovuta a un’organizzazione capillare della popolazione: erano stati i piccoli proprietari a permettere l’accumulo

di risorse, il cui controllo si era trasferito gradualmente alle grandi famiglie, che si erano imposte come

imprenditori. Essi usavano le risorse per accrescere di forza e ciò determinò l’emarginazione di classi della

società, la quale miseria andava aggravandosi.

L’ultimo tentativo di ristabilire l’ordine fu quello di Wang Mang che non ebbe successo perché privo di base

sociale: le grandi famiglie erano ormai troppo potenti economicamente.

Sviluppo culturale e scientifico del Primo Impero (tutte le dinastia dalla fondazione in poi)

La fondazione dell’impero centralizzato ebbe un impulso eccezionale sull’evoluzione letteraria e artistica cinese:

l’importanza del pensiero ideologico ebbe una ripercussione sui testi e viceversa. L’unificazione della scrittura

(sotto Qin Shi Huangdi) gettò le basi anche per una letteratura unificata, ulteriormente intensificato dalla nascita

dell’Università imperiale e delle scuole imperiali.

Caratteristica degli Han Occidentali è uno stretto legame col potere politico: gli autori appaiono inquadrati in

un sistema ideologico che non lascia sfoghi individuali, come se le emozioni venissero filtrate dall’ideologia

imperiale, fino ad essere controllate formalmente. Sima Xiangru, poeta, scrisse il “fu” una composizione mista di

versi e prosa derivata dalla formazione della scuola dei politici che nel periodo degli Stati Combattenti aveva

elaborato un genere di prosa ricco di elementi storici. Il “fu” era molto descrittivo, pieno di iperboli e espressioni

altisonanti, i contenuti erano didattici e morali, oppure potevano rappresentare scene della vita di corte (come

nel Shanglin fu (Fu del Parco superiore) in cui si rivolge indirettamente all’imperatore dicendogli di non

occuparsi di caccia ma degli affari di stato).

Altro tipo di componimento fu il yuefu (ufficio di musica, riorganizzato da Wudi nel 120 – in qst caso fu non è lo

stesso carattere di prima), accompagnato da musica, i versi erano di carattere irregolare ed erano molto +

spontanei con carattere popolare. Nonostante l’Ufficio fu soppresso nel 7 a.c. essi continuarono ad avere

successo sotto gli Han Orientali, allietando banchetti.

Gli Gushi shijiushou (19 poesie antiche) furono scritte tra gli anni 50 e 150 e sono versi di 5 caratteri (temi

principali, amore vita solitudine morte il tempo).

Alla fine degli Han Orientali, la poesia raggiunse nuovi vertici con i 7 poeti dell’era Jian’an tra i quali Cao Cao,

Cao Pi e Cao Zhi, autori di versi di 5 o 7 caratteri. (temi principali: nostalgia e dolore)

L’interpretazione razionalistica dei Classici con le basi dei testi antichi venne incoraggiata da Wang Mang ma

sotto gli Han, la corte impose nuovamente attraverso la traduzione dei testi in grafia moderna, anche se la

corrente dei testi antichi rappresentò sotto gli Han Orientali la + forte corrente confucianesima.

Nacque quindi il primo dizionario etimologico (Spiegazione delle parole – shouwen jiezi) con 9000 caratteri con

significato e pronuncia (scritto da Xu Sheng), costituendo una pietra miliare della lingua cinese scritta, fissando

standard.

Wang Chong scrisse invece testi contro le superstizione e le leggende, affermando che l’uomo non poteva in

alcun modo condizionare gli avvenimenti essendo un essere umano e non un essere speciale. Egli negava

anche il concetto di immortalità e che fantasmi e spiriti non esistessero (secondo la tradizione ogni corpo

possiede 3 anime superiori, che dopo la morte salgono in cielo, e 7 anime inferiori che dopo la morte, si

trattengono nel corpo del defunto per poi scendere agli inferi – i tributi e le preghiere servivano a mantenere le

anime inf nel corpo del defunto impedendogli di diventare fantasma e vendicarsi vagando sulla terra).

La decadenza della dinastia Han portò molti a riabbracciare i fondamenti della dottrina legista, come il

pensatore Wang Fu, il quale sottolineava la funzione delle leggi, affermando che solo la punizione poteva

fungere da medicina contro il disordine.

In questo periodo venne anche scritto lo Hanshu (Storia di Han) iniziato da Ban Bao e scritta dal figlio Ban Gu e

completata dalla sorella Ban Zhao. È diviso in 100 capitoli e traccia la storia degli Han da Liu Beng sino alla

morte di Wang Mang, fondandosi sullo Shiji (solo la prima parte, la seconda su altre opere andate perdute) ma

comprendeva solo 4 sezioni (mancante è “casati ereditari”)

Hanshu può essere considerato la legittimazione della dinastia Han orientale, ponendo l’interregno di Wang

Mang al di fuori della continuità dinastica, considerandolo un usurpatore.

L’arte e l’architettura sono testimoniate da reperti archeologici: caratteristica della scultura sia fittile che bronzea

o lignea in questo periodo è il naturalismo. 2 begli esempi di scultura su pietra sono i pixie di Luoyang,

possenti felini alati con la testa ad unicorno che scacciavano spiriti maligni dalla tombe.

La pittura del periodo Han Occ, è documentata da dipinti su seta, tra cui il + importante è quello ritrovato nella

tomba n.1 che rappresenta dal basso verso l’alto gli inferi, il mondo dei vivi e quello celeste.

Numerosi sono i dipinti murali risalenti agli Han Orientali nelle tombe: essi rappresentano momenti di vita

quotidiana. Anche gli affreschi dovevano ornare pareti lignee dei palazzi e delle grandi proprietà. Alla medesima

concezione si ispirano lastre tombali a rilievo o incise che ci offrono scorci della vita di quel tempo, raffiguranti

banchetti, di coltivazione e di raccolta.

Numerosi sono anche i ritrovamenti di modellini di edifici in terracotta nelle tombe Han Orientali, che ci

permettono di ricostruire l’architettura.

La + importante invenzione in epoca Han è la CARTA. Una serie di ritrovamenti ha confermato che gli Han Occ

si cominciò a fabbricare la carta con fibre di canapa. Sotto gli Han Orientali, Cai Lun migliorò la tecnica di

fabbricazione e usò corteccia di alberi, stracci, reti e nel 105 presentò i risultati all’imperatore He. La carta

conobbe uno sviluppo ampio, sostituendo le strisce di legno, di bambù o di seta.

La tecnica fu trasmessa in occidente molto + tardi: solo nel VIII sec la conobbero gli Arabi (prodotta a Bagdad e

Damasco) e nel X sec in Europa dove iniziò la produzione nel XII sec.

Essa fu scoperta in cina perché tra il I e II sec, la necessità di redigere un numero sempre + elevato di

documenti e testi scritti, furono fattori per il sorgere di un nuovo materiale poco costoso e funzionale.

Sotto gli Han Orientali visse anche Zhang Heng l’inventore del primo SISMOGRAFO e della prima SFERA

ARMILLARE.

Fabbricato nel 132 era formato da un’urna in bronzo con 8 draghi con ciascuno una sfera nelle fauci. Alla base

erano collocati 8 rospi con la bocca aperta. In caso di terremoto un pendolo posto all’interno dell’urna oscillava

esercitando una pressione sulle mascelle del drago orientato nella direzione da cui veniva la scossa. Il drago

faceva cadere la sfera nella bocca del rospo.

La sfera armillare era un globo celeste, in cui erano indicati l’eclittica e l’equatore celeste, polo sud e nord e le

28 case dello zodiaco con tutte le costellazioni note. Un congegno azionato ad acqua faceva ruotare la sfera

regolando notte e giorno primo PLANETARIO della storia.

Risalente al II sec è il primo testo farmacologico contenente 350 farmaci, classificati in categorie, mentre nel

+ antico testo di astronomia sono indicate le posizioni di Giove Saturno e Venere dal 246 al 177 a.c.

Sotto gli Han Occidentali venne scritto il Classico della Gnomonica, che applica il teorema di pitagora al

calcolo astronomico.

Sotto Wudi fu realizzato il primo calendario completo nella storia cinese, venne accertato che si erano

verificate 23 eclissi di luna nel ciclo di 135 mesi lunari, ciò servì a predirne altre.

MEDIOEVO

Con il termine medioevo ci si riferisce all’epoca che va dalla caduta della dinastia Han 220 d.c. fino alla

riunificazione imperiale realizzata nel 589 dalla dinastia Sui.

ANALOGIE: Al controllo dell’impero romano corrisponde quello della dinastia Han: le due + estese formazioni

statali dell’antichità si disgregarono sotto la spinta di fattori interni ed esterni. Il venir meno delle istituzioni

imperiali comporta in entrambi i casi il declino irresistibile dell’ideologia che ne legittimava l’esistenza. Il vuoto

viene colmato da religioni straniere universalistiche che indicano a ciascun individuo la via della salvezza e della

redenzione: il cristianesimo in occidente e il buddhismo in oriente.

Inoltre, va ricordato il contributo dato dai barbari che abbatterono il vecchio sistema politico istituzionale per

crearne uno nuovo dominato dall’aristocrazia guerriera che ostacolava il potere centrale.

La frammentazione portò alla divisione della società in “enclaves” territoriali chiuse e autosufficienti in cui lo

status di ciascuno era determinato dai vincoli ereditari. L’ideale imperiale continuava a sopravvivere e se ne

fanno interpreti da una parte i barbari e dall’altra i legittimi eredi degli Han (e in occidente quella romana).

DIFFERENZE: il medioevo in occidente ha visto la nascita e lo sviluppo di un sistema istituzionale e sociale di

tipo FEUDALE (definito anche sistema medievale). Esso impedì che la ricostruzione di un impero universale

centralizzato ma invece creò le basi per degli stati nazionali. Il medioevo cinese invece non diede vita ad un tale

sistema: lo stato di frammentazione politica e sociale del primo periodo rappresentò solo una transizione che

ricondusse in breve tempo all’impero centralizzato. Può essere quindi considerato come un periodo di

rigenerazione dei sistemi e delle condizioni dell’impero centralizzato, attraverso il superamento graduale dei

problemi.

In cina ciò si verificò perché

-le istituzioni Han erano molto più solide e storicamente + necessarie di quelle romane

- la capacità di integrazione e di assimilazione Han si era dimostrata di gran lunga maggiore di quella romana,

fondendo insieme diverse componenti etniche e culturali

- le istituzioni dell’impero centralizzato apparivano connesse alla cina del nord con la realizzazione delle opere

pubbliche senza le quali l’economia agricola sarebbe stata condannata ad un decadimento. L’idea imperiale si

accompagnava quindi ad una concreta esigenza politica-economica.

Altra importante differenza riguarda il ruolo del cristianesimo e del buddhismo.

La chiesa buddhista non riuscì mai a porsi come potere autonomo nei confronti dello stato e la cina non

conobbe mai un fenomeno paragonabile al conflitto che oppose in occidente la chiesa cattolica.

L’epoca medievale in cin viene spesso indicata con il nome delle Sei Dinastie, che considerava legittime le

dinastie Wu, Jin, Song, Qi meridionali, Liang meridionali e Chen. Una periodizzazione più articolata divide

l’epoca in:

- tre regni (220 - 266)

- Jin occ (266 - 316)

- Jin orientali (317 – 420)

- dinastie del Sud e del Nord (420 – 589)

TRE REGNI

La divisione dell’impero in 3 entità politiche indipendenti era ormai una realtà dopo che le truppe di Cao Cao, il

quale assunto tutti i poteri della corte Han erano state sconfitte nel 208 dalle forze coalizzate di Sun Quan e di

Liu Bei nella battaglia di Chibi. Dopo la morte di Cao Cao nel 220 il figlio Cao Pi che pose fine formalmente alla

dinastia Han e si proclamò imperatore, attribuendo al nuovo stato il titolo di Wei con capitale Luoyang (Cao

Wei). Liu Bei, facente parte del ramo secondario degli Han, si proclamò a sua volta imperatore e restaurò la

dinastia Han, il regno di Shu, o Shu Han. (nello Sichuan) Sun Quan assunse il titolo di re si Wu e nel 229 si

proclamò imperatore, stabilendo la capitale a Nanchino.

Ciascuno dei 3 regni si considerava erede legittimo e si sentiva investito del potere di riunificare l’impero.

Il potente era lo stato Wei che controllava il Fiume Giallo. Esso cercò nuove basi economiche e istituzioni

costringendo i contadini a coltivare le terre abbandonate. Nel caos dell’impero, la sopravvivenza dipendeva

interamente dall’esercito.

Cao Cao aveva tentato di rendere ereditario lo status del soldato, creando famiglie di militari professionisti: il

grosso dell’esercito era formato da barbari, che si stabilirono al di qua della Grande Muraglia ed occuparono la

cina del nord.

Il regno di Shu sarebbe riuscito a mantenere la propria indipendenza sfruttando la favorevole posizione

geografica se non avesse avuto ambizioni di riunificazione. Il prestigio del suo sovrano era di discendere dagli

Han e derivava anche dal primo ministro Zhuge Liang.

Ben + potente era il regno di Wu che controllava il bacino medio e inferiore dello Yangzi e si estendeva sulla

cina del sud. La sua forza era la flotta e la sua superiorità marittima gli permise di organizzare spedizioni, a

Taiwan e Manciuria. La sua debolezza stava nella scarsità di uomini. I grandi proprietari fondiari del sud

sfuggivano quasi completamente al controllo del governo.

I regni di Shu e Wu, unendo le proprie forze, riuscirono a mantenere le difese contro Wei. L’alleanza tuttavia

non durò a lungo: nel 222 Shu lanciò un attacco contro Wu, che andò a vuoto. L’imperatore Liu di Shu morì

l’anno dopo.

Il primo ministro Zhuge intraprese varie spedizioni contro Wei, ma senza successo. Dopo la sua morte,

avvenuta nel 234 e da quel momento Shu iniziò a cadere. Fu annesso a Wei nel 263.

Nel regno di Wei i successori di Cao Cao si erano indeboliti favorendo la famiglia Sima. Nel 266 Sima Yan,

pose fine alla dinastia Wei e fondò la dinastia Jin Occidentali. Nel 280 Sima Yan annetteva anche Wu,

ripristinando per poco l’unità imperiale. Sima Yan, per evitare rivolte, consegnò alcuni terreni ai propri parenti,

dandogli la possibilità di riscuotere le imposte, di nominare i funzionari civili e di organizzare le forze armate. Il

sistema delle colonie Wei dal quale arrivavano le maggiori imposte, venne smantellato. Masse numerose di

barbari penetrarono nel territorio cinese senza essere ostacolati. La dinastia dei Jin Occidentali fu travolta da 16

anni di lotte intestine chiamate “il tumulto degli otto principi” che nascono dal contrasto scoppiato a corte tra le

famiglie Yang e Jia. Le guerre negli anni 291 – 306 videro schierati l’uno contro l’altro vari principi Jin. Lo stato

di disordine e desolazione fu aggravato da una grave crisi di siccità ed invasioni di cavallette.

Fu un capo Xiongnu, Liu Cong, che tolse il mandato ai Jin Occidentali occupando nel 311 Luoyang e nel 316

Chang’an.

I 16 REGNI E I JIN ORIENTALI

Con la caduta dei Jin Occidentali si aprì nella cina del nord un periodo confuso, che vide la nascita di numerosi

regni tutti di brevissima durata. L’estrema frammentazione politica determinò una situazione generale di

instabilità che sconvolse l’economica. Questi regni vennero fondati per la maggior parte delle elites delle

popolazioni barbare che si erano stanziate al di qua della grande muraglia, diventando sempre + numerose.

5 sono i gruppi principali:

- Xiongnu

- Jie essi erano allevatori provenienti dalle steppe e parlavano lingue altaiche mongole e turche

- Xianbei

- Qiang provenivano dalla frontiera occidentale e parlavano lingue affini al tibetano

- Di

Le fonti ricordano 16 regni costituiti nella cina del nord tra il 304 al 439.

I primi furono quelli fondati nel 304 da Li Xiong (popolo dei Di) nello Sichuan e dal Xiongnu Liu Yuan nello

Shanxi. Fu il figlio Liu Cong che pose fine alla dinastia Jin Occidentali.

Nella prima metà del IV sec il regno + potente fu quello di Zhao Posteriori, fondato nel 319 da Shi Le, un Jie al

servizio di Liu Yuan.

Nella seconda metà del IV sec emerse invece Qin Anteriori, fondato nel 351 a Chang’an da Fu Jian, un nobile

Di. Dopo aver conquistato l’intero territorio della cina nel nord, esso organizzò nel 383 un potente esercito e

sferrò un attacco su larga scala contro i Jin Orientali che governavano nella Cina meridionale. La spedizione si

concluse con la battaglia del fiume Fei, nel corso del quale le truppe Qin Ant furono travolte dall’esercito nemico

poiché + deboli.

Il regno di Qin ant non sopravvisse alla disfatta. Dopo la disfatta il nord fu travolto dalle guerre combattute fra gli

effimeri regni che erano andati sorgendo uno dopo l’altro.

I gravi disordini scoppiati nel bacino del Fiume Giallo tra la fine del III e IV sec, le sollevazioni dei barbari e i

continui conflitti armati determinarono una serie di ondate migratorie verso il meridione, soprattutto nello Yangzi,

che divenne un nuovo centro politico economico di un nuovo stato, che si considerava l’erede legittimo della

tradizione imperiale cinese. Dopo la caduta dei Jin Occidentali, nel 317, Sima Rui si era proclamato imperatore

a Jianye, ribattezzata Jiankang (odierna Nanchino).

La dinastia restaurata sarebbe passata alla storia con il nome di Jin Orientali. Il nuovo governo si era trovato

subito a dover affrontare il problema della registrazione degli immigrati ma non riuscirono tuttavia a ristabilire un

controllo diretto sulla popolazione contadina, essendo che i grandi proprietari del nord si impadronirono delle

terre libere migliori e il governo era in balia di essi, poiché gli eserciti erano alle loro dipendenze.

La dinastia non abbandonò cmq l’idea di riconquistare il nord, mossa dall’origine settentrionale dei proprietari

terrieri che volevano riprendersi i propri possedimenti. Furono condotte numerose spedizioni, alcune di

successo, riconquistando lo Sichuan nel 347.

Nel 383 i Jin riuscirono a respingere i Qin Ant e di contrattacco arrivarono fino alla provincia dell’Hebei, ma

purtroppo essi non disponevano dei mezzi economici necessari per una riconquista. Dopo il crollo del regno dei

Qin, il nord andò nel caos. Anche Jin iniziò a precipitare nel caos politico: gli intrighi e le lotte minacciavano

costantemente la stessa sopravvivenza della dinastia. All’inizio del V sec un generale di Liu Yu, riuscì nel 404

ricacciò dalla capitale un altro generale Huan Xuan, che si era proclamato imperatore, e pose di nuovo sul trono

i Jin orientali con l’imperatore Andi.

Si operò poi per rafforzare il suo prestigio, inviando spedizioni nel nord e soffocando rivolte. Nel 420 decise si

proclamò imperatore fondando la dinastia dei Song, nota con il nome Liu Song.

LE DINASTIE DEL NORD E DEL SUD

SUD La dinastia Song controllava, oltre che le regioni meridionali anche alcuni territori settentrionali. La dinastia

potè godere per alcuni anni di una relativa stabilità, mentre nel nord il popolo dei Tuoba che aveva fondato la

dinastia Wei, abbatteva uno dopo l’altro i vari stati rivali. I Song abolirono fra l’altro la distinzione fra i registri

bianchi e i registri gialli, che distinguevano gli immigrati dagli abitanti del sud. Nel 450 i Song furono attaccati dai

Tuoba e in un primo tempo dovettero subire l’iniziativa degli avversari. Nel 453 con l’assassinio dell’imperatore

Wen dei Song ad opera dell’erede al trono, ebbe inizio a Nanchino un periodo funestata da intrighi di corte e

lotte di potere. nel 479 il potere venne assunto dal comandante delle guardie imperiali, Xiao Daocheng, che

fondò la dinastia Qi Meridionali.

Le lotte di corte continuarono poiché il governo centrale cercò di limitare il potere delle grandi famiglie. Nel 486

la situazione fu resa ancora + grave da rivolte popolari.

Nel 501 ne approfittò Xiao Yan, comandante, per prendere il potere e fondare una nuova dinastia dei Liang.

Sotto il nuovo imperatore la cina meridionale iniziò uno sviluppo economico e un periodo di pace con i paesi del

sud-est asiatico tramite mare.

Si sviluppò la chiesa buddhista, sostenuta dalla dinastia; l’instabilità politica si aggravò da una debolezza

militare, poiché in seguito al declino del sistema delle famiglie militari stabilito da Cao e mantenuto dai Jin

Orientali, erano ormai diventati mercenari assoldate da grandi famiglie.

I Liang nel 547, approfittando di una divisione dei Wei settentrionali, attaccarono gli Wei Orientali tramite Hou

Jing che venne sconfitto e si volse contro gli stessi Liang, dirigendosi verso Nanchino. Lo stesso palazzo fu

assediato e l’imperatrice Wu, che aveva mandato il comandate contro i Wei, morì di fame. Le truppe di Hou Jing

vennero sconfitte da Chen Baxian nel 552, che pose sul trono l’imperatore Liang e poi nel 557 assunse il potere

fondando la dinastia Chen.

L’ultima delle dinastie meridionali sopravvisse per 30 anni. Pur avendo tentato di intervenire a proprio vantaggio

nei contrasti che diventeranno le due dinastie settentrionali di Qi e dei Zhou (nel 573 si alleò con questi ultimi

contro i Qi) essa era condannata ad attendere che nel nord si costituisse un regime stabile per tentare la

riunificazione.

Nel NORD il popolo dei Tuoba, appartenente allo Xianbei, aveva fondato nel 336 lo stato di Wei, nello Shanxi.

Nel 398 gli Wei posero la capitale a Pingcheng. Nel 423 occuparono di Luoyang e nel 439 passarono alla

conquista di tutta la cina del nord. La riunificazione delle regioni settentrionali sotto i Tuoba costituì il primo

passo verso la costituzione di un forte stato: essi si posero l’obiettivo di superare i contrasti tra popolazione

cinese e i dominatori barbari. Nel 471 vennero tracciate le linee guida di una politica organica volta alla

rifondazione. Due furono le mosse:

- ideologico e istituzionale: vennero adottate una serie di misure che avevano come obiettivo una completa

sinizzazione dell’impero, costruendo una burocrazia stipendiata su modello han e di imporre alla aristocrazia

Tuoba i costumi cinesi. Dopo il trasferimento della capitale a Luoyang nel 493 tale politica ebbe una svolta, la

lingua e i costumi Tuoba vennero vietati, si cercò in tutti i modi di generalizzare l’uso dei cognomi cinesi e si

incoraggiarono i matrimoni misti.Il culto ufficiale di Confucio e il buddhismo vennero rintrodotti e quest’ultimo

elevato a religione di stato. La dinastia riteneva che la religione buddhista potesse legittimare il nuovo regime e

favorire l’integrazione tra i diversi gruppi.

- economico e sociale : la dinastia Wei Settentrionale si pose l’obiettivo di incoraggiare lo sviluppo agricolo e di

ristabilire delle solide basi fiscali. I provvedimenti miravano a legare i contadini alla terra e riaffermare il controllo

dello stato sulla prod agricola. Il sistema detto della perequazione agraria (juntian) rimase in vigore per 3 secoli

lo stato da ai contadini terre da coltivare e su esse loro pagano tributi, ricavando così rendite. Venivano date

anche terre ai funzionari come parte del salario.

La politica di sinizzazione provocò una reazione avversa all’interno dell’aristocrazia Xianbei, tra i comandanti

che difendevano le frontiere settentrionali.

Nel 523 esplose la rivolta detta delle sei guarnigioni la quale arrivò presto dalla mongolia alla pianura centrale.

Nel 534 l’impero dei Tuoba si divise: Wei Orientali con capitale Ye ad ovest gli Wei Occidentali con capitale

Chang’an. La dinastia Wei Orientale portò avanti la politica di sinizzazione mentre i Wei Occidentali tentarono di

restaurare il vecchio stato Tuoba. Nel 549 venne abrogata la legge sui cognomi cinesi.

In seguito alla divisione la casata Tuoba aveva perso ogni potere che era ora nelle mani del generale Gao

Huan. Nel 550 il figlio si proclamò imperatore e fondò la dinastia Qi. A occidente avvenne la stessa situazione

dominata dal generale Xianbei Yuwen. Nel 557 il figlio fondò la dinastia Zhou.

Nel 577 gli Zhou annessero i Qi. La riunificazione dell’impero divenne il principale obiettivo della nuova potenza

del nord.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa mediterranea
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manu.moroni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Cina 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof De Giorgi Laura.

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