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Storia della Cina 2, de Giorgi

Appunti di storia della Cina 2 basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. De Giorgi dell’università degli Studi Ca' Foscari Venezia - Unive, facoltà di Lingue e letterature straniere, Corso di laurea triennale in Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa mediterranea. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia della Cina 2 docente Prof. L. De Giorgi

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Il suo consigliere era uno scienziato americano, che lo consiglierà in quella che sarà la mossa letale per lui,

cioè di fare una restaurazione imperiale. Il governo di Yuan si attua in una fase complessa sul piano

internazionale, che avrà ripercussioni in Cina. Prende il potere nel 1912, instaura una dittatura, attua una

politica accentratrice, si trova nel contesto internazionale complesso segnato dallo scoppio della prima

guerra mondiale nel 19014. Questa guerra è essenzialmente europea, vede contrapposti due fronti:

o Germania e impero austro ungarico

o Francia, Gran Bretagna, Russia e poi USA

Guerra europea in cui entra anche la potenza asiatica del Giappone, che nel 1902 ha un’alleanza con la GB

che si è affermato sul piano internazionale anche per la sua vittoria con la Russia nel 1905 e che entra in

guerra nel 1914 in base all’alleanza con la GB, dichiarando guerra alla Germania e agli imperi centrali.

L’atto di guerra viene compiuto, ma il Giappone, dichiarando guerra alla Germania, attacca gli interessi

tedeschi in Cina, che sono colonie e concessioni e territori in affitto nella penisola dello Shangdong. I

giapponesi dichiarano guerra alla GM e invadono lo Shangdong.

Anche la Cina si pone la questione se rimanere neutrale o se intervenire in guerra e a fianco di quale dei

due schieramenti.

La Prima Guerra Mondiale viene considerata dai leader politici e intellettuali cinesi una guerra europea che

non riguarda la Cina, che ne subisce le conseguenze. L’impatto significativo è che per molti intellettuali

segna l’inizio di una forte disillusione nei confronti della civiltà europea che con le riforme del 1898 in cui

molti intellettuali cinesi recepiscono idee europee incentrate sulla visione di progresso, la cui leadership è

quella dell’Europa – progresso materiale, civile e spirituale. La guerra, massacrante in Europa, sarà per

molti intellettuali una profonda delusione di fronte all’immagine che si erano fatti dell’EU – area di civiltà

pacifica e sviluppata. Vedono il massacro che porterà ad una disillusione e ad una riscoperta di una visione

orientalista delle civiltà asiatiche, come più pacifiche e l’idea di progresso, ora si capisce che la

competizione porta alla distruzione, ricoperta di traduzione filosofica intellettuale orientale che farà

riemergere movimenti pacifisti nel primo dopo guerra in Europa.

Dal punto di vista politico, la questione dell’intervento cinese si lega a considerazioni strategiche, Yuan

all’inizio non ha intenzione di intervenire, (dopo il 1916 ci sarà l’intervento cinese) la questione sarà dove

allearsi. L’idea di un’alleanza con la Germania è rafforzata dal fatto che il primo nemico della Cina sia il

Giappone, perché questo, cogliendo il fatto che è alleato con la GB e dichiara guerra alla GE, occupa

Shangdong e nel 1915 approfitta del contesto della guerra per porre alla Cina delle richieste (1915) - le 21

domande. Il fronte asiatico non è importante nella prima guerra mondiale.

Fra le potenze occidentali si deve evitare che una di queste prevalga sulle altre per gli interessi della Cina.

Ma nella 1° guerra mondiale c’è disinteresse verso questo, perché i paesi europei sono concentrati sulla

guerra, e di questo approfitta il governo giapponese: occupa le colonie tedesche in Cina e presenta a Yuan

delle richieste:

 il riconoscimento degli interessi giapponesi nello Shangdong, Manciuria

 il governo cinese si consulti sempre prima col GB prima di dare o ricevere concessioni a terzi

 consideri sempre compre prioritari gli interessi giapponesi rispetto a quelli di altri paesi

 siano messi al governo della Cina degli esperti giapponesi e che in certe aree possa nascere una

polizia congiunta sino-giapponese.

Se accettate, queste richieste metterebbero la Cina molto subordinata al Giappone. Queste domande

vengono presentate in forma segreta, ma la diplomazia cinese riuscirà ad allertare gli USA, perché il GP è

alleato occidentale contro la GE, perché il GP rinunci a parte di queste richieste, quelle che potrebbero

trasformare la Cina in un protettorato giapponese.

Yuan è costretto ad accettare parte di queste domande – 7 maggio 1915 giorno della vergogna nazionale,

giorno in cui Yuan firmò.

Gli intellettuali pensano che l’intervento cinese debba essere a fianco della Germania, per questo. Ma la

Cina sceglie di essere neutrale. Il neutralismo si interrompe nel 1917 dopo la morte di Yuan, perché la Cina

scende in guerra a fianco della GB e FR.

L’accettazione delle 21 domande da parte di Yuan sarà un colpo al consenso nei suoi confronti e si

accompagna al prestito per la riorganizzazione e comincerà la sua percezione di debolezza che lo

convincerà a tentare nel 1915/16 di ricreare in Cina l’impero, perché consigliato dai suoi collaboratori

americani, dato che l’idea era che per una tradizione come quella cinese, il passaggio alla repubblica sia

fallimentare, ma che serva un autorità forte in cui il popolo possa riconoscersi.

Uno dei problemi di Yuan è di trovare un’identità, convinto che sia importante ridare sacralità alla politica

legata al culto dell’imperatore. Organizza la sua ascesa al trono, nominandosi imperatore con corte

costituita da sé, ma troverà una grande opposizione – difficoltà a costruire il consenso nei confronti della

sua figura. Nel gennaio 1916 recederà dal progetto.

La repubblica di soli 4 anni, ma nei dirigenti delle aree costiere e negli intellettuali di nuova formazione, c’è

stato una così grande trasformazione che l’idea che la Cina possa tornare a impero, sarà totalmente

rifiutata.

Questa crisi lo porterà, nel giugno 1916, a morire per malattia e con la sua morte verrà richiamato il

parlamento. Nel 1916, quando muore, nessuno ha la forza militare e politica per poterne prendere il posto

e, al di là dell’apparente unità della repubblica con la ricostituzione di parlamento e governo con capitale a

Pechino, il governo centrale avrà poca autorità e il potere effettivo sarà nelle mani dei governatori militari

regionali. 1916 – si apre il periodo dei signori della guerra e la repubblica entra in crisi.

SECONDO PERIODO – PERIODO DEI SIGNORI DELLA GUERRA

Coincide col periodo del governo di Pechino. Governo repubblicano con un’assemblea parlamentare con

funzioni costituenti, governo debole e preda di interessi militari.

I signori della guerra sono molti, sono i governatori militari delle diverse province, hanno trascorsi diversi, il

cui ruolo politico è basato sul controllo degli esercito regionali. Nessuno di loro è tanto forte da potersi

imporre a livello nazionale, ma nessuno rinuncia al proprio potere locale e provinciale, e spesso questi

signori si alleano in fazioni con alleanze instabili o più solide, che comporta regionalizzazione del potere

politico e stato di conflitto in Cina, che si manifesta negli anni 20.

La Cina è frammentata; Pechino ha un’autorità formale, nominale, ma non effettiva: nessuna norma può

essere applicata se il governatore regionale non segue le indicazioni di Pechino. Molti signori della guerra

cercano di conquistare la capitale, comportando instabilità politica.

I signori della guerra sono molto diversi, alcuni hanno fatto molte riforme per modernizzare l’esercito e

promuovendo attività economiche, altri invece sono solo in cerca di potere autoritario. Tutti hanno però

potere militare che deve essere alimentato sul piano economico e il loro potere politico deriva da accordi

che fanno con governi stranieri che hanno interessi in quelle province e sono finanziatori per gli

investimenti. I signori vengono accusati di essere solo espressione di regione e non di uno stato unitario, e

poi anche perché rispondono a interessi economici delle potenze straniere.

Elemento importante del periodo dei signori della guerra è legato al fatto che la Cina si trova dal 1922/24 in

uno stato di conflitto permanente nelle province interne e queste guerre fra le fazioni dei signori

porteranno ad una crisi economica nelle aree rurali interne, dovute al costo che gli eserciti hanno sulla

società rurale.

Il governo di Pechino è soggetto agli scontri e alle rivalità fra le fazioni, scontri violenti dopo il 1920; questo

governo farà compiere alla repubblica una scelta internazionale, la partecipazione cinese alla I° g. mondiale.

La Cina entra in guerra contro la Germania e gli imperi centrali, nell’ultima fase della guerra, entrando come

parte attiva, non sul piano militare, ma su quello logistico, dato che il contributo cinese sarà l’invio di

lavoratori che partiranno dalle coste cinesi in Europa per essere impiegati al posto degli uomini che ora

sono al fronte: lavoratori sotto il controllo degli ufficiali europei, in parte sono retribuiti e scelgono di

partecipare alla guerra; molti tornano in Cina dopo la guerra, altri rimangono in Europa.

La Cina guadagna la posizione di paese vincitore nella I° guerra mondiale. Nel 1918 finisce la guerra e tra i

paesi vincitori c’è la repubblica di Cina, che è quindi presente alla prima grande conferenza internazionale

del primo dopo guerra, quella che segna gli equilibri dopo la fine dell’impero austro ungarico.

Gli anni della prima guerra mondiale sono di trasformazione culturale e sviluppo economico in Cina,

crescita dell’industria perché i capitali stranieri iniziano a diminuire, emerge la presenza capitalista cinese in

EU e USA. Crescita dell’economia urbana e trasformazione culturale perché sono gli anni in cui gli ambienti

intellettuali e universitari sono legati anche a esperienze all’estero – inizia una riflessione generale sulle

condizioni del paese e sulle necessità di trasformazione culturale e sociale.

1915 anno in cui si sviluppa il Movimento di Nuova Cultura: trasformazione culturale in cui si dibatte in

ambienti intellettuali giovani sul fatto che difficoltà della Cina siano legate al fatto che la rivoluzione

repubblicana (1911-12) ha trasformato le istituzioni, ma non la cultura cinese.

Perché sia necessario che la Cina si affermi ci deve essere trasformazione culturale che metta in discussione

fondamenti della civiltà cinese, il confucianesimo, il peso della tradizione sull’individuo cinese e mette in

discussione valori confuciani familiari a favore di una nuova cultura con valori di progresso e democrazia.

Sono giovani, sono protagonisti della trasformazione politica dopo la prima guerra mondiale, che si esprime

politicamente nel 1919 con gli esiti della conferenza della pace di Versailles. Da questi giovani nasce una

nuova classe dirigente, quella del partito comunista e del partito nazionalista. Sul piano internazionale,

questa trasformazione è segnata dal Movimento di Nuova Cultura, che porta a emergere rivoluzioni e una

nuova politica, in cui l’azione politica deve essere un’azione di massa. Questo è legato agli esiti della

conferenza di Versailles del 1919, che susciteranno in Cina una protesta e che porteranno alla

politicizzazione del movimento di nuova cultura ed a un movimento di massa del 4 maggio 1919.

A Versailles ci sono due paesi che hanno perso:

 impero germanico

 impero austro-ungarico

La Germania ha avuto condizioni punitive dopo la sua sconfitta, perché perde tutte le sue colonie: alla Cina

interessa la sorte delle ex-colonie tedesche in Cina nel Pacifico.

La Cina manda diplomatici della repubblica cinese come paese vincitore e ha una richiesta importante: che

le ex-colonie tedesche in Cina siano riportate alla sovranità cinese, ma il GP che ha vinto la prima guerra

mondiale e ha occupato queste colonie si trova in conflitto. Su questo avviene uno scontro tra Cina e

Giappone, in cui la Cina sostiene la sua legittima rivendicazione di sovranità, ma il Giappone farà valere il

fatto che c’è stato un accordo tra i due con Yuan, in cui il Giappone poteva tenere le colonie.

Far valere questa trattativa segreta, metterà in difficoltà il presidente degli USA che era a favore della

restituzione delle colonie tedesche alla Cina, ma che non può schierarsi contro questo patto tra CN e GP. Le

colonie tedesche allora verranno attribuite al Giappone. A seguito di questo, a Pechino scoppierà una

grande protesta giovanile nell’università di Pechino (Bei Da): tantissimi studenti scendono in piazza a

protestare (Movimento del 4 maggio): momento in cui il Movimento di Nuova Cultura si politicizza, passa a

collegare una critica culturale a una politica. In nome degli interessi della Cina, vengono attaccate le

potenze straniere e il Giappone, ma soprattutto il governo cinese, che ratifica questo accordo, che non è in

grado di fare gli interessi della nazione. È la prima volta in cui, in Cina, si esprime un nazionalismo di massa.

Giovanilizzazione della politica: la politica diventa un ambito in cui i giovani si pongono protagonisti – i

ragazzi scendono in piazza e trasmettono un’idea diversa della politica, che riguarda tutti e che le sorti della

nazione vanno decise da tutti, che la lotta politica si fa sulla strada con la mobilitazione di massa con

proteste e boicottaggio; protesta di giorni che si estende a tutte le città cinesi in cui gli studenti cercano di

mobilitare anche i commercianti, scioperi nelle scuole e operai, spinti dal patriottismo e nazionalismo a

sostegno della protesta contro il governo, che non è all’altezza delle aspettative nazionaliste dei cinesi.

Il nazionalismo si rivolta contro lo stesso potere che non viene ritenuto all’altezza. Questo movimento dura

settimane e si lega alla trasformazione radicale della cultura e idee cinesi. Individua anche obbiettivi politici:

critica alle istituzioni della repubblica e questo avrà conseguenze culturali, perché molti studenti saranno

interessati a nuove ideologie più radicali. Con il 4 maggio si sviluppa il contesto culturale che porterà alla

nascita del partito comunista cinese.

All’interno di questo movimento si sviluppa il risveglio alla politica per molti cinesi, e da questa

mobilitazione uscirà una nuova generazione di leader politici che confluiranno in nuove formazioni

politiche: partito comunista cinese e partito nazionalista che dopo il 4 maggio cambierà la sua identità

diventando un partito di massa.

Sul piano culturale il movimento del 4 maggio trasforma i giovani come liberazione professionale:

 rifiuto della famiglia tradizionale – donna subordinata all’uomo

 libertà di scelta del matrimonio – i giovani devono essere liberi di scegliere il partner

 nuova famiglia basata sulla parità tra uomo e donna

 idea che l’individuo possa realizzare se stesso, liberandosi dai vincoli del passato e che questo sia in

mano alla gioventù

La rivista del movimento si chiama Nuova Gioventù.

La protesta del 4 maggio non porta il GP a ricevere i suoi interessi nello Shangdong e due anni dopo, la

conferenza di Washington porterà vantaggi alla Cina, costringendo il Giappone a restituire le colonie.

Il significato del movimento è sul piano nazionale, perché i nemici della Cina verranno identificato come

potenze straniere imperialiste ed esponenti che esprimono il potere vecchio, feudale.

La politica adesso si fa insieme sulle strade; chiedono scienza e democrazia; rifiuto del confucianesimo e

dalla tradizione cinese che aprirà la strada alla visione del marxismo, metodo scientifico di misurazione

della storia umana e progresso e democrazia, perché le istituzioni repubblicane parlamentari non vengono

ritenute democratiche, ma devono partecipare tutti in massa.

Svalutazione delle forme occidentali delle istituzioni rappresentative: chi rappresenta lo fa con i propri

interessi e invece i cinesi adesso devono rappresentarsi direttamente. Il modello di questi giovani in questo

momento è il modello estero della Russia.

1842 Inizio della storia moderna della Cina con il trattato di Nanchino

4 MAGGIO 1919

Inizio della storia contemporanea della Cina con il movimento del 4 maggio che segna la trasformazione e la

nascita di elementi che saranno caratterizzati per i passaggi successivi.

Qui emerge una nuova generazione di leader politici che si forma nelle proteste studentesche in questi

anni, nuove modalità di fare politica – politica di massa: la politica non riguarda solo chi sta all’interno delle

istituzioni, ma tutti i cittadini, e si fa attraverso mobilitazione generale, proteste, opinione pubblica che

partecipa. Nuovi attori politici, quali partiti – partito comunista e partito nazionalista – che non sono più

delle organizzazioni elitarie o basate sui rapporti personali, come l’organizzazione politica di Sun Yat-sen,

ma che sono veri e propri partiti moderni di massa; chiunque può aderire, se si riconosce in un programma

politico e in un’ideologia specifica.

Dal 1920/21 verrà individuato un elemento portante che è l’antimperialismo che sarà caratteristica della

politica cinese, anche dopo la creazione della Repubblica Popolare (1949).

Con il Movimento della Nuova Cultura si mette in discussione il rapporto con il passato. Gli anni 20 sono

anni significativi che preannunciano eventi che si svilupperanno nel 900 cinese. Il movimento del 4 maggio

va contro le scelte che hanno avuto le potenze straniere – favorire il Giappone. Questa critica al governo

repubblicano, nato con le elezioni del 1912 e che poi si è ricostituito dopo la morte di Yuan Shikai nel 1916,

è un attacco ampio in cui, ad essere criticato, è l’intero apparato istituzionale: verrà attaccato anche il

sistema parlamentare e si inizierà a riflettere su una trasformazione radicale, di cui si faranno promotori il

partito comunista e quello nazionalista.

Sulla scia del movimento del 4 maggio si creano le condizioni nazionali e internazionali per la nascita di

nuove forze politiche, come il partito comunista cinese e il partito nazionalista cinese. Questo grazie ala

nuova concezione della politica di massa, alla nuova idea rivoluzionaria e all’influenza dell’unione sovietica

che influenzerà come modello e direttamente attraverso il comintern (organizzazione partiti comunisti),

influenzando questo movimento antimperialista delle aree urbane.

Il rafforzamento del Giappone verrà consolidato dalla conferenza di 9 potenze a Washington (1921/22), in

cui la Cina partecipa e le colonie tedesche verranno restituite alla sovranità cinese, ma in cui verrà

rafforzato il GP attraverso un accordo che punta a equilibrare le potenze navali, ma che riconosce il diritto

del GP di avere una forte flotta regionale che poi ne farà l’attore militare più importante.

Sono gli anni in cui, in opposizione al GP, c’è l’URSS. Tutto questo influenza le trasformazioni interne alla

Cina, perché l’URSS aiuta l’emergere del partito comunista cinese, che nasce il 1 luglio 1921 a Shanghai –

nasce anche grazie all’aiuto del comintern.

L’URSS ritiene che in Cina debba esserci un partito comunista perché è un modello di rivoluzione che deve

funzionare in un paese industriale dove esiste una borghesia e un proletario; ma in Cina non è così: la

maggior parte della popolazione è contadina, rurale, c’è una minoranza di proletariato e

l’industrializzazione riguarda solo settori minoritari: non ci sono le basi per una rivoluzione.

Dal 1920 il fronte principale della rivoluzione mondiale che l’URSS vuole guidare diventa la Cina e i paesi

asiatici, perché cambia l’analisi che viene fatta, nel 1920 Lenin fa approvare dal comitern le sue tesi

sull’imperialismo che è ritenuto la fase dell’espansione ultima del capitalismo e che riguarda i paesi soggeti

alla colonizzazione. I proletari devono portare avanti la rivoluzione, creando le basi per il socialismo, ma la

borghesia, attraverso il colonialismo, ha spostato queste contraddizioni a livello globale, perché ha creato

fabbriche, dominio e sfruttamento in altre aree. Il capitalismo è diventato imperialismo, sfruttando le classi

operaie nel proprio paese e negli altri, in quelli poveri soggetti ad un dominio coloniale.

Il primo obbiettivo della rivoluzione è quello della lotta antimperialista: l’imperialismo è il capitalismo

portato a livello globale, che non rispetta più i confini nazionali con la grande forza espansiva della

borghesia. Queste tesi individuano la Cina come uno dei primi paesi soggetti ad imperialismo straniero,

come uno dei primi paesi dove è possibile fare una rivoluzione, con due aspetti:

 lotta contro l’imperialismo – liberazione nazionale dal dominio straniero, lotta a carattere

economico, obbiettivi condivisi da proletariati e da borghesia nazionale, che è una classe progredita

e che soffre della competizione non corretta della borghesia dei paesi capitalisti

 rivoluzione sociale – portare avanti una rivoluzione nazionale contro l’imperialismo, che è il

presupposto per una rivoluzione di classe. Vanno create le organizzazioni che servono a portare

avanti questa rivoluzione.

L’interesse intellettuale per il marxismo in Cina, nel 1919/20, non è legato a questa nuova influenza

sovietica legata alle priorità della lotta contro l’imperialismo, ma è il fatto che il marxismo offre risposte alla

crisi della Cina. L’idea di fondo è che la rivoluzione del 1912 non abbia portato ad un verso cambiamento e

che il male della Cina sia la sua cultura, la tradizione confuciana che scozza con il mondo moderno; secondo

il marxismo invece, la cultura è una sovrastruttura, secondaria alla struttura economica. Il marxismo è

interessante per i cinesi perché legge la storia universale secondo caratteri economici e non culturali, quindi

non vede la Cina come debole, non è che non riesce a modernizzarsi perché non va bene la sua cultura, ma

perché è ancora in uno stadio di società a carattere feudale rurale soggetta a dominio imperialista; la

soluzione della salvezza della Cina sta in una rivoluzione sociale ed economica.

Il marxismo è scientifico, basato su dati misurabili. Nascono gruppi di studio del marxismo che si

trasformano in nuclei di partito: dall’interesse intellettuale si passa all’interesse politico.

Tutti questi gruppi di varie città confluiscono il 1 luglio 1921 a Shanghai per far nascere il partito comunista

cinese. La riunione per il partito vede la partecipazione di Mao dopo qualche tempo. Il partito comunista è

formato da intellettuali: è un piccolo partito di persone colte, risente dell’influenza sovietica e, nel 1949,

quando vincerà in Cina, avrà come leader MAO ZEDONG, con la partecipazione dei contadini, un milione e

mezzo di membri, un suo esercito vittorioso contro quello nazionalista.

1921-1949 crescita e trasformazione del partito comunista che sopravvive ad una crisi in cui rischia di

scomparire dalla storia cinese.

Mao è uno dei membri fondatori, diventa presidente del partito nel 1930. Nasce a Shaoshan da una

famiglia di contadini “ricchi” nel 1893, quando c’è ancora il sistema degli esami. Ha una formazione classica,

ma suo padre vuole che si dedichi al commercio del riso; lui si rifiuta e continua a studiare diventando

maestro. Nel 1919 è all’università di Pechino e conosce intellettuali del movimento del 4 maggio; si sente

trattato come un’ignorante di provincia. Organizza il movimento del 4 maggio a Changsha, fonda un circolo

marxista e nel 1921 va a Shanghai. Fa un saggio sull’importanza dell’educazione fisica in Cina, la sua prima

attività è la propaganda nella prima alleanza del partito comunista cinese con il partito di Sun Yat-sen. Il

partito comunista cinese nasce nel 1921, con l’idea di portare avanti una rivoluzione antimperialista nelle

aree urbane, e l’URSS creerà un’alleanza fra partito comunista e borghesia cinese, che dal punto di vista

politico si vede rappresentata dal partito nazionalista di Sun. Mentre il comintern si muove per far nascere

un partito comunista in Cina, l’URSS entra in contatto con Sun, spingendolo ad un’alleanza con i comunisti:

il Primo Fronte Unito.

[Sun Yat-sen si sposa con Song Qing-Li, sorella della moglie di Chiang Kai-shek; il fratello sarà il ministro

degli esteri di Chiang. La moglie Sun sarà esponente politica]

Sun è nella concessione francese in Cina e viene contattato dai sovietici che lo convincono a fare una

mobilitazione rivoluzionaria del proprio partito, in alleanza con quello comunista, per fare una nuova

rivoluziona nazionale che serva a eliminare i due mali della Cina:

 imperialismo straniero

 signori della guerra militaristi

L’unione sovietica aiuta questa alleanza di classe fra il partito nazionalista e comunista con l’obbiettivo di

una rivoluzione contro i due obbiettivi principali. Questa alleanza nasce nel 1923.

Il partito nazionalista diventerà un partito moderno, di massa, e i membri del partito comunista potranno

aderire anche a quello nazionalista. Il fronte unito è sostenuto dall’URSS.

I partiti all’inizio non sono convinti dell’alleanza, ma poi nasce: i nazionalisti riescono a controllare Canton

estendendo il controllo nella provincia del Guangdong. C’è sempre un governo a pechino.

Nel primo fronte unito il partito nazionalista è il principale, ha risorse militari, economiche e appoggio

dell’opinione pubblica; quello comunista è minoritario, ma crescerà e si potenzierà. Canton è la capitale di

questo governo rosso, dove nascerà l’Accademia militare di Huang Pu dove si formeranno ufficiali che

faranno parte dell’esercito nazionalista, che guideranno un esercito rivoluzionario, il quale dovrà portare

avanti le campagne militari contro i signori della guerra, che si dovranno accompagnare ad una

mobilitazione di massa con scioperi degli operai contro l’imperialismo straniero nelle città.

[Sole bianco su sfondo blu simbolo del partito nazionalista cinese che poi farà parte della bandiera cinese

e tutt’ora in quella di Taiwan]

Ideologia del partito nazionalista riorganizzato nel 1924: non sono comunisti, quindi non hanno il marxismo

alla base. Seguono i tre principi del popolo di Sun Yat-sen (nazionalismo, democrazia e benessere del

popolo), che diventano la guida ideologica del partito. All’accademia si studia anche questo.

Nell’accademia c’è CHIANG KAI-SHEK, ufficiale a capo dell’Accademia che aiuterà la sua carriera politica.

Chiang Kai-shek, originario di una provincia a sud, nasce nel 1887 e muore nel 1975 a Taiwan. È confuciano,

convinto che la tradizione sia l’elemento fondante dell’identità cinese, compatibile con la modernità:

anticomunista. Di famiglia di commercianti, non è ricco, avrà un’educazione tradizionale e poi militare;

studierà anche in GP, dove entrerà in contatto con un allegato di Sun e da qui inizierà la sua carriera di

militare rivoluzionari a sostegno di Sun. Negli anni 20 viene affidato l’esercito. La sua grande sconfitta sarà

nel 1949 quando perderà la Cina, ma sarà uno dei vincitori della II° guerra mondiale, grazie alla sua

resistenza porterà la Cina alla sopravvivenza nel 1945.

Cantonese: Chiang Kai-shek – cinese: Liang Zhe shi

Nell’accademia c’è un’altra figura chiave, il comunista ZHOU ENLAI: commissionario politico nell’accademia

in questi anni, si occupa di verificare che l’educazione politico-ideologica sia conforme. Sarà un alleato di

Mao, dopo il 1949 sarà capo del governo fino alla morte, nel 1976. Per molto tempo sarà ministro degli

esteri della repubblica popolare cinese. Prima del 1949 tratterà le relazioni fra il partito comunista cinese e

il mondo esterno. Di famiglia colta, studia a Tianjin nell’università moderna, e negli anni 20 andrà a studiare

in Francia: qui diventa membro del partito comunista cinese. Zhou è commissario politico comunista

nell’accademia.

Il nuovo fronte unito è sostenuto da un consigliere URSS a Canton e negli anni 20 inizia questa operazione

clandestina. Nel 1925 a Pechino muore Sun Yat-sen, il garante di riferimento dell’alleanza del Fronte Unito.

Questa alleanza si incrina e si aprono conflitti politici e crisi del primo fronte unito, che esploderà nel 1927.

Nel 1925 inizia una mobilitazione operaia a Shanghai contro gli imperialisti nelle fabbriche di proprietà

straniera: il Movimento del 30 maggio – lungo sciopero in Cina, proteste operaie e studenti in piazza a

Shanghai a sostegno degli operai, i poliziotti spareranno contro studenti e operai; da questo momento nella

città scoppierà la protesta con sciopero e ci sarà la sensazione che la Cina stia per entrare in rivoluzione: il

partito nazionalista ha paura che quello comunista stia per creare una lotta di classe.

Da Canton viene lanciata una spedizione militare, verso il nord che deve dare l’attacco definitivo ai signori

della guerra e riunificare il primo fronte unito. La rivoluzione contro i signori della guerra deve essere anche

militare, e viene spinta fino alla capitale. Deve essere a sostegno dell’esercito, ma questa mobilitazione

metterà in crisi l’alleanza, perché si ha paura che il PC (partito comunista) voglia fare una rivoluzione sul

modello sovietico.

La spedizione verso il nord avrà successo e sconfiggerà alcuni signori della guerra nel 1926; nel 1927 il

partito nazionalista arriverà a Wu Han e poi a Shanghai. La spedizione avviene tramite l’esercito e la

mobilitazione dei cinesi. Questo progetto entra in crisi a Shanghai nel 1927, quando accadranno alcuni

eventi che porteranno alla rottura del primo fronte unito (1923/27) nel mezzo della spedizione verso il nord

(finisce nel 1928). A Shanghai nel 1927 il partito nazionalista reprimerà con la violenza il partito comunista,

che verrà dichiarato fuori legge. Shanghai si stava mobilitando per un progressivo avvicinamento della

rivoluzione cinese: ci sono scioperi e c’è aria di rivoluzione – questo suscita timore da parte delle autorità

coloniali straniere che si stia arrivando ad una rivoluzione in stile sovietico. La borghesia ha gli stessi timori

e anche il partito nazionalista: hanno paura che ci sia sotto una rivoluzione di classe. Allora Chiang Kai-shek

decide di reprimere le milizie operaie, le proteste nelle fabbriche e il sindacato con l’accusa di essere contro

la rivoluzione nazionale; a sostegno dell’esercito nazionalista ci sarà la mafia locale e nell’aprile 1927 ci sarà

una repressione dei nazionalisti verso il partito comunista e il sindacato, evento che mette in crisi l’alleanza.

Nel 1927 la repressione si estenderà anche alle aree interne e i comunisti verranno dichiarati dai

nazionalisti fuori legge. Chiang Kai-shek fa questa scelta perché rifiuta l’idea di rivoluzione di classe ed è

preoccupato che questa mobilitazione possa innescare una reazione armata da parte delle potenze

straniere contro la propria rivoluzione. Chiang Kai-shek si allontanerà dal potere e si creerà il presupposto

per una guerra civile tra nazionalisti e comunisti, che segnerà la Cina per 20 anni.

La spedizione verso il nord continuerà sotto i nazionalisti fino al 1928, con l’annessione del nord,

combattendo, e anche perché alcuni signori della guerra cederanno e tutta la Cina nel 1928 si troverà

riunificata sotto la guida del Guo Min dang con capitale Nanchino e governo nazionalista. Il governo

comunista è illegale e continuerà le sue attività nelle aree rurali. Il partito nazionalista controllerà tutti gli

organi. Partito nazionalista con stato repubblicano.

1927

Si rompe l’alleanza antimperialista fra partito nazionalista e comunista, che caratterizza la rivoluzione degli

anni 20, partiti che grazie all’aiuto sovietico creano un governo a Canton e fanno mobilitazioni del popolo

cinese contro l’imperialismo straniero e i signori della guerra, che confluisce nella spedizione verso il nord

che vuole riportare la Cina sotto il governo nazionalista antimperialista, ma in quel contesto scoppia, con la

repressione di Shanghai, la lotta del partito nazionalista contro quello comunista.

I due partiti si dividono (1927) e inizia una lunga guerra civile fra i due. Il partito nazionalista fonda il nuovo

governo repubblicano con capitale Nanchino dal 1927. Il governo repubblicano è monopartitico – partito

nazionalista monopolizza le posizioni di potere, assorbe anche figure indipendenti, ex signori della guerra,

intellettuali, che vogliono contribuire alla modernizzazione del paese che deve realizzare il grande piano di

costruzione nazionale che prefigura una Cina moderna, industrializzata e con equità sociale.

Il governo nazionalista rimane a Nanchino fino al 1937, quando viene occupata dall’esercito giapponese e

scoppierà la seconda guerra sino-giapponese; il governo nazionalista si trasferirà nelle aree interne, nelle

province del sud-ovest a Wu Han e Chunqing.

Il PCC è stato represso, dichiarato illegale nel 1927 dal PNC con Chiang Kai-shek con l’idea che i comunisti

siano una minaccia per la Cina; campagne violente nelle aree urbane, i comunisti tentano di resistere

assaltando la città della Cina del sud, ma saranno sconfitti e il PCC clandestino nelle aree urbane si rifugerà

nelle campagne, iniziando una fase di insediamento nelle aree rurali cinesi, attraverso la creazione di basi e

di un proprio esercito, preparandosi a resistere agli attacchi militari del PNC e a crescere, in modo tale da

vincere (1949) sul rivale e affermare la propria supremazia.

Fase di grande trasformazione per il PCC, perché il trasferimento delle attività nelle aree rurali implica una

trasformazione ideologica della visione del partito rispetto alla rivoluzione in Cina, cambiamento delle

proprie strategie che prima puntavano alla mobilitazione delle aree urbane e poi a quella nelle campagne;

qui si sviluppa la concezione maoista – Mao sarà protagonista di questa trasformazione.

Il PCC crescerà negli anni 20 e sarà composto, nel 1947, per la maggior parte da membri di origine

contadina – questo cambia la natura e la politica del partito.

IL DECENNIO DI NANCHINO

1927-1937

La Cina si trova unificata sotto il governo del PNC, vincitore della spedizione verso il Nord – fine 1928 con la

conquista di Pechino e l’integrazione nella Repubblica di Cina della Manciuria. Questo, secondo alcuni

storici, metterà in luce il fallimento dei progetti del PNC di costruzione della Cina: governo corrotto, partito

autoritario incapace di dare spazio all’opinione pubblica del partito più progressista, incapace di risolvere i

problemi della debolezza cinese. Più tardi gli storici cambieranno idea e vedranno il PNC in modo più

positivo. Il PCC verrà giudicato positivamente dagli storici.

Sun aveva detto che i cinesi sono come granelli di sabbia: non sono coesi ed hanno bisogno di una mano

che li chiuda, un governo che li controlli e insegni loro che appartengono ad un’unica comunità nazionale

che deve progredire, solo così sopravvivranno; il PNC si fa interprete di questa visione di Sun. Gli storici

pensano che il PNC abbia raggiunto validi obbiettivi, ma che non sia stato all’altezza delle proprie

aspettative a causa dell’invasione distruttiva del GP nel 1937. Nel 1949, quando il PNC avrà il controllo di

Taiwan, questa subirà un rapido processo di industrializzazione e modernizzazione che porterà all’avvio di

una fase democratica e di apertura istituzionale. Quando il PNC prende il potere nel 1927, lo fa con il

concetto di Sun della necessità dei cinesi di venire sottoposti ad una tutela politica. Questa, secondo Sun, è

una fase: la prima fase con durata di circa 6 anni si prolungherà perché nel PNC ci saranno idee diverse di

quanto sia necessario passare ad una costituzione che preveda la partecipazione di altre forze politiche.

È il PNC che monopolizza il potere e si arriva alla pratica del partito-stato: il partito si identifica con lo stato

e questo modello di governo è quello del PNC e del PCC. I nazionalisti hanno l’idea di un potere con uno

stato centralizzato, autoritario, in cui le decisioni vengono prese dal centro dell’amministrazione, anche

locale.

Sul modello occidentale, in città come Shanghai, inizia l’idea di un autogoverno delle città e nascono dei

governi municipali con consigli municipali elettivi.

Dal 1927 i sindaci sono indicati dal centro. La centralizzazione si vede anche nel sistema educativo: quello

moderno si era sviluppato in Cina tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, poi sancito dal 1905 con l’abolizione

degli esami imperiali che trasformeranno tutto il sistema di accademia, ma lo sviluppo del sistema

educativo è stato meno dovuto alle iniziate dello stato centrale, ma piuttosto a quelle delle èlite locali. Il

PNC cercherà di riportare tutto il sistema educativo sotto il controllo del proprio ministero.

Questa centralizzazione ha a che fare anche con il controllo dell’economia, dato che a metà degli anni 30 il

PNC farà una nazionalizzazione del sistema bancario e anche il controllo dei settori principali decisivi per lo

sviluppo – nascerà una commissione delle risorse nazionali con obbiettivo di portare sotto controllo i settori

come energia, trasporti, settori economici.

Il PNC difenderà l’economia capitalistica privata, ma cercherà di creare un ruolo importante dello stato

centrale nel controllo di settori economici produttivi moderni vitali per la sicurezza del paese. Il PNC al

governo è gerarchizzato, ma non è solo formale, è anche legato alla personalizzazione del potere – al di là

del ruolo che si ha nel sistema, il potere è qualcosa di personale, legato a relazioni personali che un leader

sviluppa e che sono fondamentali per il riconoscimento della sua autorità il PNC si identifica con la figura

di Chiang Kai-shek, il cui potere è legato al ruolo importante che aveva avuto negli anni 20, dove aveva

creato rapporti di fedeltà, che erano alla base del suo potere nel partito.

La personalizzazione del potere vuol dire anche che è importante la figura del leader che, negli anni 20-30,

si costruirà anche un culto alla personalità, perché il suo potere è al di sopra delle istituzioni burocratiche.

Il PNC è diviso da molte fazioni di interesse diverso in conflitto, ma arbitrati da Chiang che

progressivamente perde importanza rispetto alla centralità assunta dal potere militare.

Lo stato nazionale inizia a creare agenzie ed enti che rafforzano la sua capacità di controllare e mobilitare le

risorse – nation building: il PNC si impegna nella creazione di un’identità nazionale cinese, in modo che i

cinesi si identifichino nel nuovo stato repubblicano governato dal PNC. I nazionalisti hanno un’idea di creare

rapidamente una Cina sviluppata economicamente e industrializzata. Investirà nell’infrastruttura, nella

trasformazione materiale della Cina in aree urbane e costiere, dove è più facile trovare le risorse per questi

sviluppi.

Le maggiori difficoltà saranno nel trovare un rimedio alla povertà nelle campagne. L’analisi delle condizioni

rurali sono determinate dalla visione ideologica del partito: se la Cina è arretrata economicamente nelle

campagne, questa povertà non è dovuta all’iniquità nella distribuzione delle risorse, ma al fatto che i

metodi di produzione sono arretrati.

Sun nei tre principi del popolo aveva parlato di questo problema proponendo la riduzione della rendita

fondiaria, andando contro alla classe dei proprietari terrieri: questo non affrontava il problema delle

campagne, che verrà ripreso dal comunismo e ne farà uno dei suoi obbiettivi politici più importanti.

La fondazione del governo di Nanchino coincide con una fase di lotta interna del PNC, perché la repressione

del PCC toccherà alcuni punti della politica del PNC ritenuti troppo radicali, progressisti; questo lascerà

spazio agli elementi più conservatori e più vicini a Chiang. Chiang deve dimostrare che è l’erede di Sun.

Dopo che Chiang e i nazionalisti unificarono la Cina sotto il loro governo, si entra in una fase di pace. La

guerra continua, ci sono ancora conflitti con i signori della guerra, ma il conflitto scoppia quando questo

significa anche riduzione del loro potere militare. Chiang vuole demilitarizzare la Cina: portare sotto il

controllo nazionalista l’esercito – questo renderà ostili i signori della guerra.

Durante questo decennio si lanceranno campagne militari contro i comunisti perché è necessario

riprendere il controllo di questi, andando contro i comunisti; durante il decennio di Nanchino ci sono le

prime manifestazioni dell’attacco giapponese alla Cina con l’invasione della Manciuria nel 1931:

aggressione e occupazione militare.

La Cina, sotto il governo di Nanchino, aveva trovato unificazione formale, ma ciò nasconde una situazione

più complessa, perché le aree su cui il PNC riesce veramente ad esercitare il governo, sono solo quelle della

costa orientale. Dal 1931 perde il controllo politico sull’area ricca della Manciuria e questo si riflette in un

indebolimento del proprio controllo sulle aree del nord.

I giapponesi, a seguito dell’occupazione del 1931, creeranno una stato nel 1932 chiamato Manciù guo. Nel

1934 Chiang lancerà il Movimento Nuova Vita, grande campagna che esemplifica la visione della nazione

cinese e buona parte del PNC, basata sull’idea di società moderna ma radicata ancora nei valori confuciani.

Chiang non vede il conflitto tra confucianesimo e tradizione cinese e modernità che avevano visto gli

intellettuali del 4 maggio, secondo lui la formazione della nazione cinese deve basarsi su una riscoperta e

riconoscimento della tradizione e deve basarsi su alcuni valori del confucianesimo che sono elementi di

coesione sociale necessari a garantire la sopravvivenza della nazione.

Il movimento reprime tutto ciò ritenuto corrotto o troppo occidentalizzato, con identità straniera e basata

troppo sulla valorizzazione dell’individuo e poi sul suo ruolo nella società. Questo movimento serve a

rafforzare anche il potere di Chiang, si esplicherà con un tentativo di militarizzare la società cinese: vuole

reprimere i mali della modernità.

Nelle aree urbane sta prevalendo l’individualismo e la degenerazione morale, la società non è in grado di

mobilitarsi per obbiettivi comuni e Chiang pensa che la riscoperta dei valori confuciani gerarchici possa

permettere alla Cina di resistere alle minacce esterne ed interne.

Minacce esterne nel 1934: invasione del GP con perdita di territori della repubblica di Cina.

Minaccia interna: i comunisti.

Minaccia esterna: il GP ha iniziato ad essere la minaccia più grave alla repubblica di Cina dalla prima guerra

sino-giapponese (1894/95), con la perdita di Taiwan e del controllo nelle aree della Manciuria, e poi con le

21 domande che il GP fa a Yuan Shikai che vengono in parte accettate. il GP è lo stato imperialista che ha

maggiori interessi in Cina, dato che vede questa espansione fondamentale per la propria difesa. Per i

giapponesi, già dagli anni 20, c’è il pericolo che l’influenza dell’URSS possa portare alla creazione di una

repubblica sovietica in Cina e questo fa sì che il GP abbia un atteggiamento verso la Cina nazionalista non

cooperativo, ma diffidente.

Scontri tra nazionalisti e giapponesi ci sono già nel 1928 durante la spedizione verso il nord. I nazionalisti

nel 1928 recuperano il controllo della Manciuria. I giapponesi hanno interessi in Manciuria: controllano le

linee ferroviarie ex-russe che la attraversano. In Manciuria si sente la presenza giapponese, ma c’è anche

l’influenza nazionalista cinese che rende il GP un nemico contro cui lottare.

Dalla fine degli anni 20 agli inizi degli anni 30, dopo la crisi finanziaria del 1929, in GP c’è una fase di

difficoltà economiche, legate alla perdita dei mercati americani e ad un irrigidimento politico interno:

elementi che aumentano l’interesse ad una politica espansionista militare che si manifesterà con

l’occupazione della Manciuria il 18 settembre 1931.

A pretesto di questa occupazione militare avvenuta dalle truppe giapponesi in Corea, è un attentato alle

linee ferroviarie di cui i giapponesi ritengono i cinesi responsabili. A questa invasione l’esercito cinese non

risponde, perché Chiang dice di cedere la Manciuria; i giapponesi pensavano che la Manciuria non

appartenesse culturalmente alla Cina.

Nel 1932 i giapponesi creano lo stato dei Mancesi (Manciù guo) che nel 1934 diventerà un impero con a

capo l’imperatore Pu Yi. I giapponesi vogliono fare uno stato moderno della Manciuria: vengono fatti

investimenti per l’industria, creando un’economia di stato forte e moderno, basato su un accorto fra le

nazionalità presenti. Questo stato vorrà costruirsi come uno stato moderno in cui le nazionalità convivono.

In realtà i cinesi sono espropriati dal potere politico, mentre maggiori alleati dei giapponesi sono i mongoli:

dal 1934/35 la Mongolia finirà sotto il dominio giapponese, perché alcune regioni si staccano dalla Cina e gli

interessi del GP sono anche quelli di estendere il proprio controllo, demoralizzando la Cina del nord.

Chiang decide di non resistere militarmente, perché sta riorganizzando il suo esercito e pensa che non sia

ancora pronto per combattere contro uno dei più potenti al mondo, e poi anche perché secondo lui la

questione dell’espansionismo giapponese è internazionale, dato che non crede che i paesi occidentali

saranno disposti ad accettare questa presa di potere del GP. Non spera in un aiuto militare, ma in un

appoggio politico estero, facendo valere le proprie ragioni alla società delle nazioni.

Il problema si pone perché il Manciù guo chiede un riconoscimento come stato, il GP afferma che la

Manciuria non è parte della Cina e quindi deve essere riconosciuta come stato; il governo cinese si oppone

e sostiene che non si sono i presupposti giuridici perché questa sia riconosciuta come stato indipendente.

Chiang pensa ch eil problema del GP sia internazionale e che quello dei comunisti sia un problema della

Cina, perché promuovono una lotta di classe che sarà deleteria per il popolo cinese, oltre al fatto di essere

influenza dall’URSS.

In questa minaccia giapponese, la Cina chiederà l’intervento della società delle nazioni, che invierà una

missione investigativa guidata dal lord inglese (commissione Lytton) che dovrà andare in Manciuria a capire

come risolvere la questione sul piano giuridico: questa commissione dirà che la Manciuria è territorio

cinese e non una parte staccata, anche se la Cina dovrà capire quali sono gli interessi di quest’area; questa

decisione non basta al GP e decide di uscire dalla Società delle Nazioni nel 1935 – questo lo avvicinerà alla

Germania, che non era parte della società e creerà la dinamica internazionale che porterà ai due fronti nella

II guerra mondiale, anche perché nel 1935/36 anche l’Italia avrà una questione con la società delle nazioni,

legata all’invasione dell’Italia in Africa orientale.

Questi paesi criticheranno il sistema internazionale che non rispetta i loro interessi e si inizieranno a creare

i legami che si svilupperanno poi nella II guerra mondiale – nel 1936 si crea il patto anticomintern fra

Germania, Giappone e Italia, che è un patto delle potenze che contestano l’ordine internazionale uscito

dalla I guerra mondiale, dicendo che in realtà i loro diritti di imperi che voglio espandersi non sono

sostenuti dai vincitori della guerra.

In realtà il patto vuole difendere i valori occidentali nei confronti della minaccia sovietica.

Il patriottismo del nazionalismo si intreccia con la strategia del comunismo e diventerà un fattore che

permetterà al nazionalismo di crescere dopo la seconda guerra mondiale.

Chiang indirizzerà molto impegno militare verso la repressione della presenza comunista.

Anche per il PCC, nel 1927, si apre una nuova fase: trasferimento nelle aree rurali.

Sinizzazione del marxismo: trasferire i concetti del marxismo nella società cinese ed adattarli alle condizioni

di vita rurale in cui era costretto a vivere il PCC in Cina – rapporto complesso con Mosca, anche perché il

PCC deve adattare l’ideologia comunista alla propria realtà rurale, ma senza dare l’idea ai sovietici di aver

cambiato piano d’azione.

Quando c’era stata la divisione, nel 1927, dei due partiti, l’URSS aveva dato indicazioni al PNC di mantenere

il comunismo, in quanto la responsabilità della rottura era solo di Chiang. I comunisti, su indicazione

sovietica, rilanceranno l’attacco, in quanto la ribellione di Chiang era fondata solo sulla paura che in Cina

stesse per avvenire la rivoluzione. Ci saranno attacchi militari a Canton, ma finiranno in modo disastroso.

Una parte dell’esercito dei nazionalisti va in aiuto dei comunisti, insieme a Mao che si rifugia a sud, creando

le basi rosse. Mao inizia ad interessarsi alla società rurale per potervi definire le classi sociali:

 classe degli oppressori nei grandi proprietari terrieri

 i contadini ricchi sono contadini che hanno molta terra arabile, ne lavorano una parte e l’altra la

danno in affitto

 i contadini poveri che lavorano la terra e sopravvivono sulla terra che possiedono e sono a rischio di

perderla per l’indebitamento

 chi è senza terra, i proletari delle campagne, che per vivere possono solo offrire la loro forza lavoro

Questo schema di classe applicato alle campagne serve al partito per individuare i propri alleati per la lotta

di classe: i primi saranno i contadini senza terra e i primi nemici saranno i proprietari terrieri.

Su questa base verrà applicata la prima riforma rurale all’insegna della lotta di classe, che prevede che la

terra sia tolta ai proprietari terrieri e che venga distribuita ai contadini senza terra. Per un contadino cinese

contava soprattutto il valore della famiglia, il clan: questo definisce nei villaggi l’appartenenza sociale – per

un contadino senza terra, il clan di appartenenza non è quello di un ipotetico parente che possiede della

terra, ma è quello di un ipotetico vicino di casa che non possiede nessuna terra come lui: i rapporti familiari

sono visti nell’ottica delle classi sociali – il concetto di classe.

Tentativo di riorganizzare la società rurale facendo leva sui concetti tradizionali: senso di giustizia sociale

che la comunità rurale cinese aveva già al proprio interno. Su questa base si sviluppa la riforma rurale che

avrà dei passaggi critici: i contadini ricchi sono la classe che permette gli scambi commerciali per la

sopravvivenza del partito, attraverso le reti commerciali in modo clandestino, vendendo le proprie risorse.

Il PCC si trova in posizione ambigua rispetto a loro: non deve danneggiare il consenso di questa classe. La

visione ideologica deve fare compromessi sulla propria politica per costruire consensi. Ci sarà un conflitto

con Mosca per l’atteggiamento verso i contadini ricchi.

L’esercito rosso, secondo Mao, deve muoversi con il popolo e deve distinguersi dagli altri eserciti: per fare

la guerriglia deve essere protetto all’interno della società rurale, allora applicherà una disciplina rigida che

prevede che l’esercito comunista si comporti in modo disciplinato, elemento che fa sì che questo esercito si

affermi nella società rurale. In pochi anni questa base nel sud cresce e costituisce il primo stato comunista

in Cina: la repubblica dei soviet cinesi, con capitale Ruijin, nasce nel 1931 e dopo la sua lontananza sicura

dal fronte, dichiara guerra al Giappone.

Non sono i giapponesi la minaccia verso la repubblica dei soviet cinesi, ma è l’esercito nazionalista: Chiang,

dagli anni 30, manda campagne militari per riconquistare questi territori e sconfiggere il PCC. Ha costituito

una base per controllare la popolazione, un esercito rosso, le campagne militari all’inizio saranno sconfitte

dai comunisti attraverso la strategia della guerriglia, ma ne 1934 Chiang cambia strategia militare: ha dei

consiglieri militari, ha relazione con la Germania. I consiglieri tedeschi saranno importanti per Chiang per

rielaborare una nuova strategia militare, che si basa su un soffocamento della base con un accerchiamento

e una costruzione di punti di osservazione per controllare il territorio e impedire alla guerriglia gli

spostamenti rapidi e nascosti che permettevano loro di attaccare a sorpresa l’esercito nazionalista. Questo,

insieme ad errori di strategia comunisti, metterà in crisi la sicurezza della base comunista nel 1934.

Nei soviet cinesi, in questi anni, è in atto un contrasto politico: Mao è in contrasto con gli altri dirigenti da

Shanghai perché questi credono che l’esercito non sia in grado di affrontare battaglie in campo aperto, ma

al contrario la capitale Ruijin sarà minacciata, occupata dall’esercito nazionalista perché i comunisti stanno

perdendo.

Nell’ottobre 1934 viene presa la decisione di abbandonare la base, cercando rifugio da un’altra parte e

affrontando la lunga marcia tramite cui l’esercito rosso e il PCC, attraversando tutte le aree sud-ovest verso

nord, arriveranno al nord-ovest, dove c’è già una piccola presenza comunista.

Questa marcia è una ritirata che viene vista come una vittoria, perché garantirà la sopravvivenza del PCC. La

generazione che ha fatto la lunga marcia avrà una posizione privilegiata nella dirigenza del partito. Nella

marcia si lasciano indietro le donne, i malati e una parte di esercito del PCC che rimane clandestino, perché

dopo l’occupazione giapponese il PCC deve fare da armata comunista contro i giapponesi.

Nel 1935, dopo i bombardamenti, il partito arriva nella provincia di Guizhou, nella città di ZhuNI, dove ci

sarà una conferenza e si parlerà della linea di Mao: spostarsi verso ovest fino al Xinjiang per ricevere aiuto

dall’URSS, oppure raggiungere una piccola base nel nord-ovest. Non ci si può spostare passando

direttamente dal centro della Cina che è controllata dai nazionalista, ma va fatto un percorso più

complicato.

Mao riesce ad affermare la sua linea, diventa Presidente del Partito e riacquista il controllo dell’esercito

grazie a Zhou Enlai. Da qua comincia l’ascesa di Mao di leader politico e ideologico del PCC, processo che s

conclude nel 1945 quando si terrà un congresso del PCC in cui il pensiero di Mao sarà inserito nello statuto

del PCC come punto ideologico del comunismo, al pari del marxismo, leninismo e stalinismo.

È fondamentale che il leader del partito sia anche ideologo, che presenti una visione di quella che deve

essere la Cina.

Nel 1936 la marcia era arrivata nello Shanxi, nel nord-ovest, nella città di Yan’an, città dove il PCC passerà

10 anni - il decennio di Yan’an. Mao fa questa scelta perché avvicinarsi all’unione sovietica, dove ci sono

altre basi, sarebbe importante per il PCC, ma lo renderebbe periferico rispetto agli eventi che sta

affrontando la Cina. Per essere ancora importante nella scena cinese per capitalizzare il patriottismo cinese,

importante nella lotta comunista, è meglio rimanere in Cina. I nazionalisti continueranno comunque ad

attaccare il PCC.

LA GUERRA SINO-GIAPPONESE

La minaccia giapponese rappresenta un elemento di debolezza per Chiang sul fronte interno, l’opinione

pubblica del sud è indifferente alla questione della Manciuria, mentre il nord ne è più preoccupato a causa

della vicinanza geografica. Nei confronti della strategia verso il GP di Chiang c’è opposizione dell’opinione

pubblica. La minaccia giapponese a Shanghai è già percepita.

Nel 1932 c’erano state delle ribellioni giapponesi in cui il GP aveva creato un fronte di battaglia nella città.

L’opposizione verso il GP è politico-intellettuale, che indebolisce Chiang, ma non lo minaccia direttamente.

Nel dicembre 1936 accade l’incidente di Xi’an che costringerà i nazionalisti a cambiare strategia nei

confronti del GP, accelerando il processo che porterà all’inizio della guerra di resistenza nel luglio 1937:

7 luglio 1937 – scoppio guerra di resistenza.

INCIDENTE DI XI’AN

Dal dicembre del 1936, l’orientamento dei nazionalisti è progressivamente cambiato.

A Xi’an, vicino a Yan’an, si raduna l’esercito nazionalista per la campagna definitiva contro il PCC, composto

dalle truppe che prima erano in Manciuria, sotto il controllo del generale Zhang Xueliang, figlio del

precedente signore della guerra della Manciuria. Zhang Xueliang diventa governatore, entra nel PNC e

consegna la sovranità delle tre province del nord-est al governo nazionalista. Dopo tre anni, nel 1931 è

costretto a lasciare la Manciuria al governo giapponese, con la nascita del Manciù Guo, e le sue truppe

vengono indirizzate, dal 1935/36, contro i comunisti.

Zhang non è d’accordo e il 9 dicembre 1936 Chiang va a Xi’an per visitare le truppe che dovranno

combattere contro i comunisti e Zhang lo arresta insieme ad altri comandanti. È una decisione presa da

Zhang che si lega ad attività diplomatiche clandestine. Chiang rimarrà prigioniero e verrà liberato nel 1937,

periodo durante i quale erano iniziate le trattative riservate di Zhang che vuole convincere Chiang ad

interrompere la guerra civile contro i comunisti e a prepararsi alla resistenza contro i giapponesi.

Intervengono segretamente le varie diplomazie, al fine di trovare una tregua con i comunisti che chiedono

l’uccisione di Chiang, ma i sovietici convinceranno i comunisti che Chiang non può essere ucciso perché è

l’unico intorno al cui si può costituire un esercito di unità nazionale che porti la Cina a difendersi dal GP.

La strategia di Zhang ha successo perché se Chiang è tornato è stato perché si è concluso un accordo in cui

anche le altre diplomazie hanno avuto un peso con accordo che finisca la guerra civile e che si costituisca

(agosto 1937) un secondo fronte unito fra PNC e PCC.

Da ora in poi la Cina inizierà a resiste militarmente contro il GP. Inizia la guerra sino-giapponese, conflitto

che dà inizio in Asia della II guerra mondiale, che si concluderà con la resa del GP il 15 agosto, dopo i

bombardamenti atomici, i cinesi la chiamano la guerra di resistenza contro il GP, i giapponesi l’incidente

contro il GP che inizia nel 1931: dall’occupazione della Manciuria fino al 1945.

GUERRA DI RESISTENZA SINO-GIAPPONESE

Dal 9 dicembre 1941, dopo l’attacco a Pearl Harbour, gli americani intervengono nella guerra.

Strategia del GP che ha prima dimensione continentale e dal 1939 nelle aree del sud-est asiatico e del

Pacifico, nella costituzione di un grande impero. Il GP applica una strategia di difesa, espansionismo che

difende le proprie isole, prima in funzione antisovietica e poi in fase marittima e nel Pacifico.

La Cina è un fronte continentale principale, quindi ci sarà una strategia militare contro il GP diversa da

quella degli anni 40, ma non solo strategia difensiva, anche quella che il GP deve avere verso questo

impero: l’occupazione cinese va gestita tramite l’occupazione di terra che permetterà alla Cina di resistere.

Nel 1945 la sconfitta del GP avviene senza significative riconquiste territoriali dalla Cina o alleati; l’URSS

nella guerra in Asia interviene solo nel giugno 1945 (GP-URSS: patto di non intervento) e qui gli alleati

avranno riconquistato solo la Birmania e un’area vicino ad Hong Kong: tutta l’area cinese che era sotto il GP

rimane tale, la Cina nella guerra resiste, ma non riesce a riconquistare il territorio.

Nasceranno dei governi collaborazionisti nella Cina occupata. Nella guerra ci saranno molti morti e

profughi. La Cina uscirà dalla II guerra mondiale come paese vincitore, e quindi vengono aboliti i trattati

ineguali e ha diritto ad un seggio permanente nel consiglio di sicurezza dell’ONU con diritto di veto.

Chiang vince la guerra mondiale, ma perde la guerra civile nel 1949.

Negli anni della II guerra mondiale il PCC crescerà molto, non sarà sempre in prima linea nella resistenza

perché è in un’area periferica, ma per questo riuscirà a vincere la guerra civile.

Nel 1949 i comunisti vincono la guerra civile.

7 LUGLIO 1937

Inizio

1937-1938

Attacco giapponese che porterà all’occupazione della Cina nord e est, costringendo il governo nazionalista a

trasferirsi nelle aree interne nella città di Chunqing, capitale della Cina libera, e resisterà fino al 1945. In

questa fase la Cina combatte da sola, un appoggio militare sarà dato solo dall’URSS.

1938-1940

Nelle aree occupate dal GP nascono governi collaborazionisti, il più importante è il Governo Riformato con

capitale Nanchino e come leader il nazionalista Wang JInwei. Il GP non integra né la Manciuria, né la Cina

nell’impero e in Cina nasce un nuovo governo con Wang, erede politico di Sun Yat-sen per la costruzione di

una Cina libera e indipendente. Wang cerca di fare il male minore collaborando con il GP, ma questo fa di

lui il traditore della Cina. Morirà nel 1944.

1939

Scoppio della II guerra mondiale in Europa, che porta la Cina ad avvicinarsi ai paesi contro la Germania. La

GB controlla l’India che è attaccata dal Giappone.

1941

Inizio della guerra sul Pacifico con l’attacco a sorpresa della base americana a Pearl Harbour: da qui gli USA

dichiarano guerra al GP e la CN è l’alleato degli USA sul fronte pacifico. Alleanza politico-militare che

abolisce i trattati ineguali da parte di GB, USA, FR nel 1943 e anche dal GP e dall’ITA. Tutti i trattati ineguali

vengono cancellati.

1943

Conferenza del Cairo a cui partecipa Chiang con i nuovi leader del mondo libero (Stalin, Roosevelt e

Churchill) che combatte contro il nazi-fascismo. Alleanza con l’America. Le truppe cinesi vanno a sostegno

dell’America in India. Viene poco difesa la linea interna della Cina.

1944

Il GP manda una campagna, l’occupazione numero 1, che farà perdere altre parti di territorio alla Cina che

sarà mandata in crisi, resiste ma non riesce a recuperare il territorio, nemmeno con l’aiuto americano. Il

successo degli alleati in Asia è risolto dal bombardamento a Hiroshima, il fronte Pacifico viene liberato dopo

la resa tedesca del 1945, viene fatto capire al GP che deve arrendersi, ma non lo fa e allora viene fatto

arrendere con i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki il 6 e 9 agosto 1945.

PRIMA PARTE DELLA GUERRA

1938

Il GP ha occupato le aree costiere cinesi, costringendo il governo nazionalista a rifugiarsi a Chunqing,

mentre i comunisti sono a Yan’an. Lo scoppio della guerra è anche a causa della trasformazione della tattica

di Chiang verso il GP, cioè quello di prendere tempo. Dopo l’incidente di Xi’an, il governo nazionalista si

prepara alla resistenza contro il GP. Si gettano le basi per la nuova alleanza politica PCN-PCC secondo fronte

unito contro il Giappone.

La guerra scoppia nel 1937 a luglio con l’incidente del ponte Marco Polo a sud di Pechino. Dal 1935/36 il GP

chiede la demilitarizzazione dell’area nord cinese, la tensione è già presente, ci sono truppe giapponesi

vicino a Pechino. Un soldato giapponese scopare e i giapponesi accusano i cinesi di averlo rapito. Chiedono

lo smantellamento della presenza militare cinese nell’area, questo viene rifiutato e inizia la guerra a

Pechino e Tianjin senza nessuna dichiarazione di guerra, perché il GP non la vuole, vuole solo controllare la

Cina del nord e piegare il governo nazionalista perché non lo ostacoli.

Chiang porta avanti la resistenza. Ci sono tentativi di mediazione per trovare un accordo tra le parti, ma i

cinesi inizieranno delle missioni diplomatiche all’estero per avere sostegno del loro progetto di resistenza,

che si manifesta con l’apertura di un nuovo fronte di guerra a Shanghai con una battaglia nel 1937 che si

concluderà con la sconfitta cinese.

La Cina aveva voluto aprire un nuovo fronte perché lì si concentravano le migliori truppe nazionaliste ed era

la parte che l’esercito nazionalista controllava maggiormente: combattere a Shanghai significava mettere la

battaglia in primo piano sul fronte internazionale, in modo che la guerra si potesse internazionalizzare.

La strategia non funziona, la Cina non verrà appoggiata finché gli americani non saranno direttamente

minacciati dal GP. Solo l’URSS aiuterà la Cina. I cinesi resistono agli attacchi dei giapponesi a Shanghai, ma

alla fine il GP accerchierà l’esercito cinese e la capitale economica della Cina cadrà in mano al Giappone.

Caduta di Shanghai, l’esercito giapponese cerca la conquista della vicina capitale Nanchino, sede del

governo nazionalista da cui, nel novembre 1937, i nazionalisti si erano spostati nell’interno, a Wuhan,

lasciando la difesa ad un generale che abbandona la città prima dell’arrivo dei giapponesi, che entrano a

Nanchino il 12 dicembre 1937, bombardando la cinta muraria.

Con la caduta di Nanchino avviene il massacro di Nanchino, per molte settimane viene fatto del terrorismo

verso la popolazione civile per accelerare la fine della guerra e piegare i nazionalisti, togliendo il sostegno

politico nei confronti della loro idea di resistenza, ma anche nell’ambito dell’educazione rigida e della

propaganda di disumanizzazione del nemico all’interno degli esercito giapponesi: la popolazione civile a

Nanchino verrà sottoposta a violenza giapponese con esecuzioni di massa e utilizzo dello stupro sulle donne

come arma di guerra.

Alcuni militari nazionalisti cercano di disperdersi tra i civili per evitare di essere presi dai giapponesi, senza

rispetto delle convenzioni di guerra nei confronti dei civili. I cinesi sostengono che tutti questi crimini di

guerra non siano stati adeguatamente puniti alla fine della guerra e che non siano adeguatamente

riconosciuti dall’opinione pubblica giapponese. Questo massacro è dovuto anche al fatto che i comandanti

giapponesi non siano stati in gradi di controllare i soldati. A nanchino ci sono ancora occidentali. Chi resta

creerà una zona di sicurezza per i civili con l’aiuto dei missionari. La Cina ha perso la capitale. L’esercito

giapponese può avanzare ancora verso l’interno, muovendosi con le ferrovie. Le conquiste giapponesi sono

nelle aree costiere e lungo le principali vie di comunicazione. I nazionalisti cercano di resistere, vinceranno

anche una battaglia, ma le sconfitte che subiscono aprono la strada alla conquista nel 1938 della città di

Wuhan, costringendo i nazionalisti a spostarsi a Chunqing.

Chiang fa scelte strategiche per bloccare l’unione dell’esercito giapponese, stanziato nel nord, con quello

nel sud; farà aprire gli argini del fiume giallo con l’idea di creare un’inondazione per far bloccare il passaggio

dei militari, ma in realtà sarà disastroso per i civili, a causa degli allagamenti e la successiva carestia.

Per il PNC la guerra è l’occasione per far identificare i cinesi nel loro stato, per rafforzare l’economia,

mobilitando le risorse: dovranno essere create le proprie istituzioni governative a sud-ovest, nel Chunqing –

è in atto un processo di trasferimento della capitale in una zona povera. Chiang ha l’appoggio dell’opinione

pubblica, che dovrà essere consolidata dalla capacità di governo; avranno alcuni successi – istruzione,

educazione, welfare – ma sarà messo in crisi dall’economia di guerra: perde la sua base fiscale

fondamentale (dogane, porti commerciali, attività industriali). C’è una debolezza fiscale che si riflette sulle

risorse dello stato per l’esercito e le sue attività.

La debolezza fiscale è legata anche al fatto che l’economia non cresce molto nelle aree di guerra: crisi nel

commercio, difficoltà di approvvigionamento da parte delle industrie di materie prime e macchinari.

A questa debolezza economica la Cina risponderà con una politica monetaria espansiva con una continua

stampa di cartamoneta che creerà un aumento dell’inflazione – svalutazione della moneta – a cui non si

riesce a rispondere con il contenimento delle spese e non si riesce a risolvere nemmeno dopo la guerra;

questo impoverirà le classi sociali di riferimento per il PNC (dipendenti pubblici e imprese).

La moneta è svalutata, ma i prezzi sono alzati perché ci sono pochi beni: si rafforza il mercato nero illegale e

la corruzione, dando posizione di vantaggio ai burocrati del PNC che ne approfittano illegalmente.

Situazione economica difficile: si pongono le basi per la sconfitta politica del PNC, che non saprà risolvere il

problema dell’inflazione.

C’è la tentazione del collaborazionismo con i giapponesi, che ha una sua ideologia legata all’idea

giapponese del panasiatismo – idea che la sfida principale sia quella di liberare l’Asia dal colonialismo

occidentale attraverso l’unione di tutti i popoli asiatici: il GP pensa di essere il paese che può guidare gli

asiatici contro il colonialismo occidentale, civiltà impostata su altri valori che non sono asiatici. idea che

questa guerra possa essere anche a vantaggio dei cinesi. I nazionalisti devono incitare i cinesi a non cedere

al panasiatismo, ma capire che il nemico è il Giappone e resistere.

Wang Jingwei pensa che la resistenza porti solo alla scomparsa della Cina. Nel 1938 aveva abbandonato la

Cina nazionalista, era andato in GP e poi nel 1940 aveva deciso di tornare a Nanchino e diventare il capo del

governo nazionale collaborazionista, perché pensa che è sempre meglio che la Cina sia governata da un

cinese e non da un potere estraneo come i giapponesi, e che questi dovranno riconoscere che la leadership

sulla Cina può essere solo di un cinese. Pensa che gli interessi cinesi si facciano in questo momento,

accettando l’idea panasiatica e facendo pace con il GP. Si rende conto che il GP, invece, non vede il

panasiatismo come il modo per dare alla Cina la stessa importanza che del GP nel mondo asiatico libero

dagli occidentali, ma come strumento per l’affermazione della propria superiorità economica, politica e

militare.

I giapponesi proporranno un piano, la creazione della sfera di co-prosperità dell’Asia orientale, proponendo

un accordo economico fra impero giapponese, impero del Manciù Guo e Cina nazionalista riformata, che è

un modo tramite cui il GP cerca di orientare gli scambi in questa area per il rafforzamento dell’economia

giapponese.

Chiang attacca questa proposta perché non è attinente alla liberazione degli occidentali e non vi

collaborerà.

Nel 1938/40 la Cina è divisa in 3 regioni:

 Cina libera con capitale Chunqing e i nazionalisti

 Cina occupata con capitale Nanchino con un governo collaborazionista guidato da Wang Jingwei dal

1940

 Cina rossa, dei comunisti, con sede a Yan’an

Fino al 1941 fra i comunisti e i nazionalisti c’è un accordo: il secondo fronte unito – accordo politico-militare

di tregua fra i due partito che prevede che il PCC riconosca la leadership di Chiang come leader della

nazione, e il PNC deve smettere la persecuzione verso il PCC, lasciando una presenza comunista anche nelle

aree della Cina libera.

Chiang chiede che questa non sia un’alleanza fra la Cina nazionalista e il governo dei soviet cinesi, allora il

governo comunista verrà chiamato governo di frontiera della regione dello Shanxi, Gansu e Ninxia –

regione di frontiera ShanGanNin con capitale Yan’an e ci resterà dal 1936 al 1946, decennio in cui il partito

cresce e Mao si afferma.

In cambio i comunisti resistono alla richiesta di Chiang che lui diventi il comandante supremo di tutti gli

eserciti presenti in Cina e non gli consegnano il controllo dell’esercito rosso. A nord questo esercito si

chiamerà l’ottava armata di campagna, perché basato sulla frontiera; a sud nascerà una esercito da chi era

rimasto in difesa della lunga marcia, la nuova quarta armata. Entrambi sono controllati dal PCC. Non è più

come il primo fronte unito, dove i due partiti erano legati, questa alleanza li tiene completamente separati.

La capitale culturale si sposterà nello Yunnan, dove si stanzieranno le università che prima erano a Pechino

e a Tianjin: il sud-ovest diventa il cuore della Cina libera sotto il piano culturale e politico.

Dal 1941 Hong Kong sarà occupata dai giapponesi.

Nel 1941/42 si consolida il rapporto cinese con gli alleati: gli USA dichiarano guerra al GP.

Il generale di collegamento nella Cina nazionalista è il generale Stilwell (USA), che pensa che debbano

essere gli americani ad avere il controllo dell’esercito nazionalista, ma Chiang non vuole partecipare alla

guerra come subordinato, e non sarà d’accordo con alcune scelte americane. Questo conflitto verrà vinto

da Chiang: Stilwell nel 1944 verrà ritirato dal fronte cinese e sostituito dal generale Dudemayer.

Nel 1945, quando il GP si arrende, gli Usa appoggiano Chiang. Fin agli anni della guerra inizieranno anche ad

avere delle relazioni con il PCC, che si espanderà. Negli anni della guerra il PCC e l’esercito comunista

crescono: la presenta comunista acquista legittimità con un’immagine positiva, che verrà letta, non come

braccio dell’unione sovietica, ma come un partito formato da riformatori patriottici.

L’alleanza con Chiang avvantaggia il PCC mantenendo il controllo dell’esercito a nord e sud, ed è in grado di

creare delle piccole basi al di là del fronte, che resistono alla guerriglia cinese, perché i giapponesi fino al

1944, quando lanceranno campagne radicali di terra bruciata contro le basi comuniste, controllano le città

e le vie di comunicazione, ma non controllano le campagne dove cresce la resistenza nazionalista nel sud e

la resistenza comunista.

La base più importante è quella grande di Yan’an, nel nord-ovest, dove il PCC deve rafforzarsi applicando

una politica economica che punta meno alla rivoluzione sociale e più all’autosufficienza economica della

base.

Mao, anche in altri momenti, vedrà come la strategia economia della Cina è quella di essere

autosufficiente, chiusa agli scambi commerciali con il mondo, riproponendo il modello della Cina in guerra

con il resto del mondo, che deve resistere puntando solo sulle proprie forze, anche in campo economico.

Negli anni della guerra c’è l’affermazione definitiva di Mao come leader politico e ideologo del PCC.

Gli scritti di Mao e le pratiche che svilupperà, daranno forma al maoismo. Il maoismo si distingue dal

marxismo, dallo stalinismo e leninismo, perché per Mao è fondamentale l’elemento del volontarismo – la

rivoluzione nasce anche grazie alla volontà della massa che è in grado di accelerare i processi storici,

superando le difficoltà strutturali che attraverso il conflitto dovranno portare al comunismo: Mao pensa di

poter ricreare un uomo nuovo attraverso la volontà; alcuni elementi che per il marxismo sono

sovrastrutture, hanno una loro autonomia; Mao pensa che anche in uno stato socialista, pur non essendoci

più la borghesia, possano esserci valori borghesi, perché questi sono speratati dalla struttura economica.

MAOISMO fare la rivoluzione nelle campagne, può essere anche rurale oltre che urbana, perché anche lì

ci sono contraddizioni di classe.

Cerca fede nelle masse popolari, volontà collettiva di cambiare il mondo, diffidenze nei confronti dei

burocrati e della burocrazia, vista come sistema di potere, gerarchia da demolire e anti-intellettualismo:

diffidenza verso gli intellettuali – burocrati e intellettuali, nella Cina tradizionale, sono il potere che si

costituisce sulle competenze, non su una struttura economica, ma su dei valori, su una sovrastruttura:

cultura e sapere.

Anti-burocratismo e anti-intellettualismo: per questo i valori burocratici rimangono quando non c’è più la

borghesia e la lotta di classe.

Pensiero diverso dal marxismo tradizionale, con l’aggiunta di elementi basati sulla storia cinese: il potere

nella Cina imperiale non era politico-economico, ma era legato alla burocrazia; Mao ha paura che questo

potere possa riemergere, perché è staccato dalla gestione delle risorse economiche, dai rapporti di

produzione e dalla distribuzione delle risorse.

Nel 1949 il PCC vince politicamente e militarmente sul PNC e fonda un nuovo stato, la Repubblica Popolare

Cinese.

La fede di Mao nelle masse si traduce nella politica della Linea di massa – le masse per Mao, non sono

identità precise, ma masse popolari che incarnano una coscienza di classe che il partito deve aiutare a

scoprirli, ma che dopo deve diventare la guida per le attività dei Quadri (ganbu): membri del PCC con un

incarico dirigenziale.

L’idea di Mao è che l’apparato politico-istituzionale del partito debba rispondere alla linea di massa, alle

istanza rivoluzionarie del popolo. Questo porterà, nel 1941/43, allo sviluppo di politiche tipiche del

maoismo, la rettifica dello stile di lavoro del partito: educazione dei Quadri che devono andare fra i

contadini a capire il vero spirito dei rivoluzionari, campagna di educazione per sviluppare il sistema di critica

e autocritica di gruppo, in cui, in sessioni di studio collettivo, si corregge degli errori ideologici, criticando il

comportamento degli altri e il proprio rispetto all’ortodossia, alla linea di massa. Correggere il

comportamento di ci non si comporta in linea con quello proposto da Mao e espellere o indebolire chi vi si

oppone: Mao modella il suo partito a seconda della sua visione.

I comunisti cinesi, per controllare il partito e la società, applicheranno la logica del conformismo di gruppo.

In questi anni si definisce la politica culturale del PCC che alla fine verrà sancita da dei discorsi di Mao del

1942 – i discorsi Yan’an sull’arte e sulla letteratura – in cui afferma che queste devono essere al servizio

delle masse popolari (PCC).

Tutto questo processo si conclude con il Settimo Congresso del PCC nel 1945 a Yan’an, in cui, all’interno

dello statuto del partito, si inserisce il pensiero di Mao come ideologia di riferimento, al pari di quella di

Marx, Hengels, Lenin e Stalin.

Maoismo adattamento del marxismo alle condizioni della Cina, ma questa sinizzazione è anche una forte

connotazione dell’elemento nazionalista (Mao è un marxista nazionalista); la Cina segue una sua via

specifica senza adeguarsi ai modelli stranieri.

1946-1949

Guerra civile in Cina che potrà essere sostenuta dai comunisti grazie alla forza che hanno acquisito

dall’esercito. È l’ultima tappa della guerra civile iniziata nel 1927, confronto tra PNC e PCC. Il PCC, oltre a

Yan’an, ha costruito altre basi oltre il confine giapponese che gli permettono maggior penetrazione nella

società rurale; il PCC riuscirà a capitalizzare sui contadini contro i giapponesi.

La II guerra mondiale si conclude in Asia dopo la fine in Europa, con la resa della Germania, gli accordi erano

che l’URSS, che aveva un patto di neutralità con il GP dal 1939, dopo gli scontri armati, interviene sul fronte

orientale nelle aree di suo interesse del Manciù Guo: dichiara guerra al GP e entra liberando queste zone.

Dopo l’agosto del 1945, resa del GP, gran parte della Cina è ancora occupata dalle truppe giapponesi e il

governo comunista, insieme a quello nazionalista, sono a Yan’an e a Chunqing.

Pur avendo perso la guerra, il GP aveva ancora il controllo di un vasto impero, ma questo andava riportato

sotto i proprietari legittimi: in Cina c’è il governo nazionalista, ma anche una presenza politica-militare dei

comunisti; ci vuole l’idea politica di fondo, di cui saranno fautori gli USA, alleati della Cina, quella di trovare

un’intesa politica per la nascita di un governo di coalizione che si deve manifestare tramite l’elezione di una

conferenza politica consultiva – parlamento in cui siano rappresentate tutte le forze politiche che hanno

combattuto contro il GP, per creare una Cina nuova. Bisogna riprendere i territori occupati dal GP,

legalmente può farlo solo il PNC, riconosciuto internazionalmente, ma nel nuovo quadro politico anche il

PCC deve avere un ruolo, anche secondo gli americani; lo pensano, anche se nel 1945, agli arbori della

guerra fredda, non hanno fede nel governo corrotto del PNC nel riuscire a riformarsi in senso democratico.

Dagli USA, il PCC non è stato considerato come una minaccia, ma come una forza da inserire in una nuova

democrazia riformata. Questo tentativo di mediazione americano si manifesta in un incontro a Chunqing

tra Chiang e Mao, che si mettono d’accordo (dicembre 1945) per la convocazione di questa conferenza

politica consultiva, per sviluppare un progetto di una Cina comune, in cui nessuna delle due forze politiche

principali crede. Gli americani mandano missioni per cercare di ricondurli alla pace, l’ultima sarà quella

inviata con un politico anticomunista, il senatore Harley nel gennaio 1946, dove si capisce che i due partiti

non hanno davvero intenzione di collaborare e che la Cina continuerà lo stato di guerra, che risolverà con la

sconfitta/vittoria di una delle due forze politiche.

Gli USA sono il maggior alleato del governo nazionalista, perché loro curano il trasporto di truppe del

governo e amministrazione, che serve al passaggio di potere fra i giapponesi e i cinesi dopo il 1945.

Nel 1946 si capisce che è scoppiata una guerra civile; durerà fino al 1949. Vede il PNC sostenuto dagli USA

politicamente, ma alla fine vincerà il PCC con il suo esercito, che prenderà il nome di esercito popolare di

liberazione – si trasforma da esercito di guerriglia ad una grande armata, perché non ci sarà guerriglia, ma

grandi campagne che porteranno i comunisti a conquistare il territorio, a partire dalla Manciuria (1945 –

liberata dall’URSS dall’occupazione giapponese).

I sovietici sono entrati in Manciuria e si ritirano per restituirla alla Cina, lasciando dietro risorse militari che

permettono all’esercito comunista cinese di portare avanti con successo la guerra civile.

I PCC sono in Manciuria perché dal 1946/47 Yan’an viene bombardata dai nazionalisti e i comunisti si

trasferiscono in Manciuria del nord, dove hanno un appoggio sovietico nelle aree rurali.

Nel 1947 finisce la stagione di esperienza rurale, perché l’esercito comunista riconquista le città industriali

della Manciuria. Il PCC non ha grande esperienza di aree urbane, rientrando in Manciuria potrà affrontare

ag.he le questioni urbane industriali.

La questione urbana è vitale per l’affermazione politica: dopo la guerra mondiale, in Cina c’è una sofferenza

economica nelle aree urbane, perché sono zone dove si soffre l’incapacità del PNC di fermare un’inflazione

che porta ad una grande svalutazione della moneta improvvisa. L’economia cinese dal 1945 soffre molto

delle conseguenze della guerra ed è difficile far riprendere l’industria. Questa economia ha debole capacità

produttiva ed è orientata alla capacità militare. Il PNC pensa che l’unica soluzione per alimentare

l’economia sia quella di stampare continuamente cartamoneta.

La vittoria del PCC in Cina nel 1949 non sarà solo militare sul PNC, ma anche politica, perché il PNC perde il

consenso delle classi urbane di riferimento, perché non riesce a controllare l’inflazione e un impoverimento

rapido, e la corruzione diffusa, legata ai vantaggi economici che appartengono al PNC, comportava rispetto

a chi era fuori dal sistema.

Vittoria militare:

 1947 PCC conquista la Manciuria

 1948 PCC conquista Pechino, Tainjin e poi tutta la Cina

Gli USA continuano ad appoggiare Chiang, il PCC è ostile verso l’appoggio americano al PNC.

Alla fine del 1949 Chiang lascia la Cina e va a Taiwan. Taiwan è stata riconquistata dalla Cina nel 1945, è una

provincia nella quale si trasferisce il governo nazionale con la sua assemblea, che era stata convocata senza

comunisti.

Il PCC intanto avanza e l’esercito ultima la liberazione della Cina con il Tibet nel 1950, non riuscirà però a

prendere Taiwan e nemmeno la colonia britannica di Hong Kong.

1 OTTOBRE 1949 – FONDATA LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE

La fondazione di questo stato viene decisa a Pechino, quando viene convocata una conferenza politica

consultiva (parlamento) dominata dal PCC, in cui sono rappresentati anche altri partiti minori intellettuali,

schierati dalla parte del PCC durante la guerra civile; questo parlamento prende la decisione del PCC di

creare un nuovo stato socialista.

Ha come capitale la città di Pechino. La Repubblica viene proclamata da Mao a Tian’an men (Porta della

pace celeste), dove qualche giorno prima aveva fatto un discorso in cui affermava che il popolo cinese si era

alzato in piedi, chiudendo il secolo dell’umiliazione nazionale.

Il nuovo stato è democratico. La lingua nazionale è unica, lo stato è centralistico, unico orario applicato a

tutta la Cina: Pechino ne è il centro che deve guidare il passaggio della Cina nel diventare uno stato

socialista ricco e forte.

STORIA DELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE

 1949-1976 – CINA MAOISTA

Nel 1979 muoiono Mao e Zhou Enlai. Fase caratterizzata sul piano delle relazioni internazionali

dalla preminenza della figura di Mao, scelte politiche orientate dalla sua visione ideologica e dal suo

orientamento personale.

Questa fase sarà caratterizzata da passaggi caratteristici dell’ideologia maoista.

 1976-1978 – PERIODO RIFORMISTA

Fase di transizione, la Cina ha ancora l’impronta maoista, ma stanno emergendo nuove direttive

politiche che diventeranno la linea del PCC nel 1978, in cui il potere nel partito verrà attribuito a

Deng Xiaoping.

Lui avvierà un progetto delle quattro modernizzazioni, atto a dare un forte impulso alla

modernizzazione sotto tutti i piani, ma per ottenere questo verranno applicate riforme economiche

che in qualche anno ridisegneranno l’economia e la società, avviando un sistema che trasformerà la

Cina nella potenza sociale ed economica che è attualmente.

Se le riforme economiche hanno avuto successo, è perché sotto Mao si sono poste le basi di

benessere.

 

1978 Inizio della fase riformista.

 

1889 Crisi di piazza Tian’an men e la repressione del movimento studentesco.

 1997 Ritorno di Hong Kong alla sovranità cinese.

 2001 Ingresso del RPC nell’Organizzazione mondiale del commercio.

ETÀ MAOISTA NELLA STORIA DELLA RPC

1949 nascita della RPC.

1949-1954

Fondazione dello stato – fase di consolidamento, caratterizzata dalla necessità del PCC di affermare

il proprio potere e di gettare le basi per il socialismo, riavviando l’economia. Caratterizzata anche

da conflitti (1950/53: relazioni internazionali – Cina coinvolta nella guerra di Corea, primo grande

conflitto della guerra fredda).

1950 relazioni internazionali – alleanza Cina-URSS

1954

Promulgata la prima costituzione (consolidamento potere PCC + elaborazione istituzioni di governo

e divisione amministrativa attuali) ispirata all’esempio dell’URSS che sarà anche modello

d’ispirazione della strategia economica cinese nel 1953/57.

1953-1957 primo piano quinquennale e applicazione di strategia economica basata su quella

dell’URSS

1956

Crisi del comunismo in Europa, dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria. In Cina verrà avviata una

campagna verso gli intellettuali, campagna dei 100 fiori, di liberalizzazione ideologica, ma che avrà

risultati drammatici fra intellettuali e PCC. Stesso anno in cui ci sarà il 20esimo congresso del partito

comunista sovietico, che denuncerà Stalin. Anno in cui cominciano ad esserci le prime crepe

dell’alleanza sino-sovietica.

1958

Avvio di grande campagna di massa mirata ad un rapido sviluppo economico, conosciuta come il

Grande Balzo in Avanti, che segna un indirizzo di politica economica distinto da quello sovietico

adottato fino a quel momento. Ricerca della via cinese al Socialismo. Questo Balzo favorirà la

frattura tra Cina e URSS del 1960.

1960 rottura sino-sovietica.

1964 la Cina diventa potenza atomica.

1966-1976 lancio della grande rivoluzione culturale proletaria – finisce con la morte di Mao.

1971 ingresso della repubblica popolare cinese nell’ONU, da cui era stata esclusa nel 1950.

1972 visita del presidente americano Nixon in Cina, che segna l’avvio di un riavvicinamento tra

Cina ed USA.

1976 morte di Mao.

L’obbiettivo di Mao è portare la Cina alla modernizzazione, senza mai cadere nel capitalismo; deve

continuare la lotta di classe e deve essere garantita un’uguaglianza sociale ed economica totale. Deve saper

coniugare sviluppo economico opposizione ad ogni forma di disuguaglianza. La scelta fatta in politica

economica riflette questo obbiettivo.

La politica interna è legata al contesto internazionale: quello della Guerra Fredda a cui la Cina si adatta

all’inizio, ma poi, dopo gli anni 50/60, vorrà avere un suo spazio alternativo alla divisione in blocchi, quello

dei paesi decolonizzati; negli anni 60 i nemici della Cina saranno USA e URSS.

La Cina deve promuovere uno sviluppo economico, orientandosi fra la ricerca dell’autosufficienza e la

necessità di relazionarsi con gli scambi e le importazioni con il mondo esterno, anche in epoca maoista.

Deve fare questo essendo uno stato escluso dal consenso delle nazioni perché non rappresentato nell’ONU.

Nell’ONU sarà rappresentata la Cina nazionalista di Taiwan.

1949-1953/54

Dal 1950 la Cina si trova coinvolta nella guerra di Corea. Periodo caratterizzato dalla necessità del PCC di

consolidare il proprio potere e di porre le basi economiche per portare avanti un progetto di sviluppo

economico e la costruzione del socialismo, che devono essere coniugati.

Sul piano interno, dal 1950 le prime decisioni prese dal governo della RPC sono costituite dalla necessità di

estendere la riforma rurale a tutte le campagne cinesi; diventa una legge dello stato con l’obbiettivo di

ridistribuire le terre dei nemici di classe, ma è una legge che non deve essere applicata con metodi giuridici,

piuttosto attraverso una grande campagna di massa di rieducazione dei contadini, che nell’idea di Mao si

devono auto-liberare, rendersi conto dello stato di sfruttamento che hanno subito e della loro identità di

classe, ribellarsi contro i proprietari terrieri e gestire la redistribuzione delle terre ai poveri contadini.

L’applicazione di questa riforma sarà insieme ad una repressione delle organizzazioni tradizionali religiose e

le vecchie società segrete, insieme ad una classificazione totale della popolazione cinese, perché bisogna

individuare gli amici e i nemici della rivoluzione – attribuire un’etichetta di classe.

L’etichetta di classe segna il ruolo politico e sociale all’interno della nuova società cinese. Questo porrà il

PCC a controllo delle campagne e ad avere risorse politiche di consenso che potranno aiutare a costruire il

socialismo. Riforma rurale legge che ridistribuisce le terre.

I latifondisti scompaiono.

Nel 1950 verrà fatta anche la legge del matrimonio: si vuole eliminare la famiglia tradizionale cinese,

sancendo la libertà di matrimonio, la possibilità di divorzio, puntando ad indebolire il patriarcato.

Nelle aree urbane non si punta subito ad una socializzazione dell’economia, ma si punta ad indebolire la

borghesia attraverso la mobilitazione degli operai e campagne educative che accusano gli imprenditori di

corruzione, evasione fiscale.

Il PCC è ancora minoritario, deve affermare il suo potere nella società e lo farà attraverso leggi applicate,

attraverso una campagna di rieducazione di tutta la popolazione e di mobilitazione delle classi alleate al

PCC contro le vecchie strutture di autorità; bisogna portare gli operai a capire che l’imprenditore è loro

nemico, tramite queste campagne, e vanno educati a ribellarsi.

Queste campagne avvengono durante la guerra di Corea, che scoppia nell’estate del 1953 ed avrà

ripercussioni per la Cina, perché servirà a consolidare il suo rapporto con l’URSS e la isolerà rispetto

all’Occidente, invece la GB la riconoscerà.

La politica interna diventerà radicale quando la Cina si troverà coinvolta nella guerra di Corea; la

partecipazione alla guerra è anticipata dalla prima scelta di politica estera di Mao, quella di allearsi con

l’URSS. Mao non avrà buoni rapporti con Stalin, ma nel febbraio 1950 viene firmato un rapporto di pace e

mutua difesa tra Cina e URSS. Questo segna l’inizio dell’influenza sovietica sulla Cina fino alla fine degli anni

50, perché l’URSS sosterrà lo sviluppo economico cinese attraverso prestiti agevolati, ma in cambio la Cina

dovrà essere subordinata alle decisioni strategiche sovietiche e l’URSS otterrà lo sfruttamento congiunto di

risorse minerarie, gas naturale e petrolio nello Xinjiang.

La Cina è un paese debole e l’appoggio sovietico è fondamentale: questo appoggio spinge la Cina ad

intervenire nella guerra di Corea.

LA GUERRA DI COREA

La Corea esce dalla II guerra mondiale divisa fra il nord e il sud. Non si trova un modo per riunificare e nel

1950 la Corea del nord attacca quella del sud, arrivando quasi alla capitale. Questa questione verrà presa

sul piano internazionale e verrà deciso un intervento dall’ONU con truppe americane per liberare la Corea


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa mediterranea
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.maestrini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Cina 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof De Giorgi Laura.

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