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Apogeo e declino della Cina imperiale

La formazione della potenza mancese

I Mancesi appartenevano alla stessa stirpe dei Nü Zhen, che avevano fondato l'Impero Jin. Dopo il crollo della dinastia Jin, le tribù Nü Zhen erano cadute sotto la giurisdizione dei Ming. Essi abitavano la Manciuria e prevedevano tre gruppi principali:

  • Jianzhou - Dedito all'agricoltura e intratteneva intensi scambi commerciali con i Mongoli, i Coreani e i Cinesi.
  • Haixi
  • Donghai

I Ming riuscirono a sottrarre i Nü Zhen ai Coreani. L'inizio degli scambi con la Cina provocò come ritorsione coreana la sospensione del commercio con queste tribù. Questo favorì l'aumento della dipendenza mancese dalla Cina. Il capo del gruppo Jianzhou era Nurhaci che iniziò una politica di espansione ai danni delle altre tribù. Impose la propria supremazia sulla maggior parte dei Nü Zhen e nel 1616 si proclamò Gran Qa dei Da Jin. Nel 1618 iniziò delle operazioni belliche contro i Ming, sconfiggendo l'esercito cinese e conquistando le città di Fushun e Shenyang, dove stabilì la nuova capitale.

Si acquistò l'appoggio dei Mongoli Orientali e pose le basi della potenza mancese, con la ristrutturazione politica e sociale delle tribù Nü Zhen. Adottò una scrittura per la lingua mancese ed emanò i primi regolamenti e leggi. Fondò le bandiere (ripartizione delle tribù, ognuna con un colore. Si arriva a 16 bandiere), che determinarono un indebolimento dei clan tradizionali. Tutto ciò favorisce anche la centralizzazione del potere.

Nel 1636 Abahai cambiò il titolo da Gran Qan dei Da Jin a Gran Qan dei Da Qing. All'inizio del regno del nuovo imperatore Qing, Shunzhi, sotto la tutela di due reggenti per la sua giovane età, il nuovo imperatore dei Nü Zhen, Abahai, realizzò tutte le sue aspirazioni. Il generale Wu Sangui, che con le sue truppe era a guardia del passo strategico di Shanhai, si alleò con i Mancesi. Il Reggente Dorgon guidò le truppe mancesi alla conquista di Pechino e subito dopo della Cina centrale.

Nonostante i Mancesi fossero una popolazione straniera, la dinastia Qing si differenziò dalle altre di origine “barbara”. Avevano infatti attraversato un processo di sinizzazione. Inoltre si insediarono nel Nord della Cina con il consenso di una notevole porzione della classe dirigente e trovarono l'appoggio e la collaborazione di una parte dell'apparato militare.

La resistenza antimancese e la politica di pacificazione

Una parte della classe dirigente cinese non accettò passivamente l'avvento della nuova dinastia. I lealisti Ming reagirono all'occupazione mancese in due modi:

  • Resistenza passiva - Toglievano la vita a sé stessi o si trasferivano nelle regioni meridionali.
  • Unendosi alla guerriglia e organizzando la resistenza armata.

Nelle regioni meridionali si crearono e si mantennero dei regimi che si rifacevano alla vecchia dinastia. La maggior parte della popolazione rimase indifferente all'avvento dei Qing. Fu proclamata l'amnistia e garantito il mantenimento del rango per tutti quei funzionari Ming che si fossero arresi.

La resistenza dovette infine arrendersi per la debolezza delle forze lealiste sia sul piano economico sia su quello politico. Numerosi ufficiali si arresero al fratello del Reggente, Duoduo, che poté così entrare a Yangzhou e a Nanchino.

Le cause della conquista mancese

Una piccola e agguerrita confederazione di tribù nord-orientali era riuscita a prendere il sopravvento sull'Impero Ming. Esisteva però una situazione di disfacimento a livello politico e militare che rendeva vulnerabile il grande Impero.

La paralisi dell'amministrazione e della struttura statale era dovuta a lotte politiche fra la corte e il partito degli eunuchi da un lato e il partito donglin dall'altro. Ciò rifletteva l'antagonismo sociale ed economico fra gentry locale e potere centrale. Una delle maggiori debolezze della tarda organizzazione statale Ming fu la mancata integrazione fra gentry locale e struttura politica dell'Impero. Un fattore determinante fu la difficoltà delle condizioni finanziarie dell'Impero. Cause di ordine politico:

  • Incapacità di attuare la necessaria riforma del sistema militare.
  • Troppo rapido avvicendamento degli alti funzionari.

Altri due fattori interni di ordine sociale furono:

  • Scoppio di rivolte popolari.
  • Lotta di classe fra l'élite tradizionale locale e l'emergente strato mercantile.

Tutto ciò non fu superato neppure quando il regime Ming tentò di organizzare la resistenza al Sud: il campo lealista fu dilaniato da aspre lotte, dall'antagonismo fra burocrazia centrale e gli interessi locali, dalle rivalità regionali. La perdita dei mercati settentrionali aggravò la debolezza dei lealisti.

I Mancesi seppero approfittare di questa situazione. L'organizzazione e la disciplina delle loro truppe diede loro la superiorità militare, ma l'appoggio di Wu Sangui fu determinante, sia nella repressione dei ribelli che nella lotta contro la resistenza dei legittimisti. Il consolidamento del potere Qing in Cina fu facilitato dall'utilizzazione di numerosi Cinesi in posti di responsabilità nel quadro della politica plurinazionale del nuovo regime. I Mancesi poterono avvantaggiarsi del generale clima di disorientamento e di stanchezza della popolazione cinese.

Il completamento del controllo Qing su tutto l'Impero

Il dominio diretto dei Qing in Cina non si estendeva oltre lo Yangzijiang. L'autorità della nuova dinastia sulle regioni sud-occidentali e sud-orientali della Cina era solo nominale, e si esercitava attraverso la formale sudditanza di alcuni generali cinesi: Wu Sangui, il generale Shang Kexi e il figlio Shang Zhixin, Geng Jingzhong. Essi riscuotevano le entrate derivanti dai monopoli commerciali e governavano i loro territori con ampia autonomia amministrativa e militare. Wu Sangui disponeva di un vasto potere che gli permetteva di influire direttamente sulla nomina dei funzionari imperiali.

Nel 1673 l'imperatore Kangxi decide di estendere il potere effettivo della dinastia su tutti i domini governati dai generali cinesi. A questo punto Wu Sangui si ribellò uccidendo il governatore dello Yunnan e proclamando la dinastia Zhou: ripristinò i costumi e i riti della corte Ming e intimò ai Qing di ritirarsi nel Liaodong, offrendo loro il regno di Corea. La sua credibilità presso i Cinesi del Sud era molto scarsa e molti suoi alleati lo abbandonarono.

La risolutezza dell'imperatore e la morte di Wu Sangui nel 1678 contribuirono al capovolgimento delle sorti della ribellione. Questo episodio, chiamato "la rivolta dei 3 feudatari", ebbe fine nel 1681 con il suicidio del nipote di Wu Sangui, Wu Shifan.

L'ultima grave minaccia al consolidamento dei Qing fu la rivolta di Koxinga. Koxinga è il nome che gli Olandesi avevano dato al sino-giapponese Zheng Chenggong. Egli iniziò una serie di operazioni militari e di scorrerie nel Zhejiang, Fujian e Guangdong. Nel 1661 sbarcò con 25.000 uomini a Taiwan e vi scacciò gli Olandesi. Il governo Qing rispose ordinando ai governatori delle cinque province costiere di proibire ogni commercio marittimo e di evacuare la popolazione costiera per privare i ribelli delle loro basi. Tale politica portò alla creazione di una striscia di terra di nessuno, con gravissimi danni all'economia locale. Il figlio di Koxinga tentò un'alleanza con gli Inglesi, ma non seppe sfruttare l'occasione della ribellione dei 3 feudatari. Questo portò alla vittoria finale dei Qing, che nel 1683 occuparono Taiwan, annettendola alla provincia del Fujian.

L'assolutismo illuminato di Kangxi, Yongzheng e Qianlong

Con la morte di Shunzhi (1661), le tendenze alla sinizzazione delle istituzioni ebbero un improvviso contraccolpo e prevalsero quelle opposte della vecchia aristocrazia mancese. Ripresero importanza le tre Corti interne e furono cacciati gli eunuchi. Tali cambiamenti riflettevano i mutamenti intercorsi ai vertici dello Stato, con l’ascesa al trono di Kangxi, un bambino di sette anni, sotto la tutela di quattro Reggenti, tra cui Oboi.

Kangxi (1661-1722) fu un sovrano di grandi capacità ed energia che si sbarazzò del potente reggente Oboi. Con la sua presa effettiva del potere, riprese la tendenza alla sinizzazione dello Stato. Per ridurre il potere della nobiltà mancese erano necessari il superamento del sistema aristocratico-collegiale e l’ulteriore rafforzamento di quello burocratico-imperiale di stampo cinese. Si fece promotore dell’ideologia neoconfuciana. Comprese che potevano essere fatte concessioni alla classe dirigente cinese.

Per assicurarsi la partecipazione dei letterati che avevano rifiutato incarichi nella nuova dinastia per lealtà verso i Ming, indisse degli esami straordinari e invitò numerosi studiosi alla partecipazione ai lavori per la compilazione della storia ufficiale della dinastia Ming. Kangxi assunse una posizione di obiettività nelle varie contese fra Cinesi e Mancesi, preoccupandosi di colpire la corruzione e la slealtà. Volle rendersi conto di persona delle condizioni delle popolazioni locali e intraprese 5 viaggi d’ispezione nel Meridione dell’Impero.

Aveva un gran interesse per la promozione e il miglioramento delle condizioni economiche del paese. Il regno di Kangxi fu un periodo di buon governo, che incarnò gli ideali confuciani di benevolenza e di autorità, di equità e di cultura.

Diverso fu il regno di Yongzheng (1723-1735). Perseguitò i fratelli e si sbarazzò dei suoi vecchi sostenitori. Sottopose la burocrazia a un rigoroso controllo, attraverso il sistema dei memoriali segreti; sorvegliò la nobiltà e ne diminuì l’influenza sulle bandiere. Ristrutturò anche il governo centrale, creando un nuovo organo, il Consiglio (militare) di Stato che depose i poteri del Consiglio Interno. Riuscì nel suo intento di rafforzare la pace e l’ordine imperiale e di eliminare le fazioni politiche.

Riorganizzò le finanze pubbliche e razionalizzò il sistema delle retribuzioni ai dipendenti dello Stato, mentre combatté i privilegi e le esenzioni fiscali della gentry. Inoltre risanò le finanze dell’Impero.

A lui successe Qianlong (1736-1795), uno dei più grandi sovrani dell’Impero cinese. Seppe curare la propria immagine di perfetto sovrano confuciano. Estese i confini dello Stato ad occidente creando il più vasto Impero del mondo e molto spesso si spostò personalmente per ispezionare le amministrazioni locali e l’esercito. La censura venne intensificata con l’“inquisizione letteraria”. Gli ultimi anni del suo regno tuttavia mostrarono i primi segni della decadenza mancese.

Economia e società

La struttura sociale ed economica del periodo Qing continuò le linee di tendenza manifestatesi dai Song in avanti. Tuttavia ci fu un enorme aumento demografico. Tale incremento traeva i presupposti dalla rivoluzione economica e commerciale del periodo precedente. Contribuirono al miglioramento delle condizioni economiche generali:

  • L’aumento della produzione agricola
  • L’introduzione di nuove colture
  • Il perfezionamento della rete di distribuzione interprovinciale

La popolazione cinese non venne coinvolta per ben due secoli in alcun evento bellico di vaste dimensioni, e per le campagne militari in Asia centrale furono impiegate le truppe delle bandiere e dello stendardo verde. L’efficienza dei servizi di assistenza e il pareggio dei prezzi da parte dello Stato e della gentry riuscirono a contenere le perdite di vite umane.

Un altro aspetto saliente sono:

  • La ridistribuzione di grandi estensioni di terre pubbliche ai contadini
  • La razionalizzazione del sistema fiscale

Per quanto riguarda la prima, fu Kangxi che, nel 1669, riconobbe ufficialmente il diritto di proprietà sulle “terre pubbliche” dei contadini. In precedenza, l’imposizione aveva continuato a comprendere due voci principali distinte:

  • Quella che si riferiva alla terra, detta tianfu
  • Quella che si riferiva al numero dei maschi adulti, detta ding

Nel 1716 Kangxi cominciò a introdurre in alcune province un nuovo metodo di riscossione delle imposte: secondo tale metodo, la voce ding era rapportata ad una semplice unità di conto, che venne determinata in modo fisso sulla base della registrazione effettuata nel 1711, la quale aveva dato un totale di 44.620.000 ding. Il numero di ding così stabilito non sarebbe stato più modificato, e il gettito ad esso distribuito come carico fiscale sulle terre. Si giunse così alla nuova imposta, detta diding.

Nel periodo del regno di Yongzheng il nuovo sistema venne esteso alla grande maggioranza delle province e Qianlong lo estese a tutto l’Impero. La riforma diding portò a completamento un processo di trasformazione del sistema fiscale. Con il sistema diding l’individuo finì col perdere qualunque legame con l’unità fisica reale e si trasformò in un’unità di conto astratta che gravava unicamente sulla terra. Quest’ultima divenne l’unico punto di riferimento reale dell’imposta fiscale.

Da Yongzheng fu attuata una politica atta a diminuire i carichi che la corruzione della burocrazia imponeva sulla gente comune: furono aumentati gli stipendi di tutti i funzionari, con un assegno detto “incoraggiamento all’onestà” e furono regolate per legge quelle maggiorazioni alle imposte.

Un altro profondo cambiamento legato alla rivoluzione demografica fu la sinizzazione delle regioni mancesi. La ponderosa crescita della popolazione spinse numerosi Cinesi a cercare nuove terre. I primi a muoversi nelle zone di frontiera della Manciuria furono i mercanti, seguiti poi dagli emigrati, che crearono un flusso continuo di popolamento. Una notevole attrazione venne esercitata dalle stesse colonie agricole stabilite dal governo Qing in appoggio alle truppe mancesi là dislocate. Tale popolamento cambiò radicalmente non solo la componente etnica, ma anche il sistema economico dell’area e di conseguenza anche la cultura e le tradizioni locali, realizzando l’assorbimento dei mancesi da parte dei Cinesi.

Il processo di colonizzazione cinese si sviluppò ancor prima nelle province meridionali. La società a livello locale non subì con i Qing notevoli mutamenti. I centri urbani maggiori continuarono ad essere quelli del Sud-Est. Suzhou rimase il più grosso centro di produzione artigianale ad alto livello. Altri grossi centri di produzione tessile erano:

  • Nanchino
  • Hangzhou
  • Canton

Shanghai lo divenne in seguito all’intensificarsi degli scambi con l’Occidente. A Tianjin, nel 1846, più di metà della popolazione era dedita al commercio. Un’altra grande città era Yangzhou, dato che era la sede dell’amministrazione del sale. Le città continuavano ad essere sede degli uffici governativi con giurisdizione sul centro urbano e sull’area rurale corrispettiva. Erano anche sede di numerose associazioni. La dinastia Qing non protesse né favorì gli interessi dei mercanti stranieri.

Lo sviluppo economico portò anche all’espansione di quella al di fuori della Cina propria. I Cinesi controllavano i traffici con la Mongolia, l’Asia Centrale e il Sud-Est asiatico. Sulle coste occidentali di Borneo una colonia cinese stabilì una specie di repubblica marina, la Compagnia Lanfang.

La città svolgeva un ruolo direttivo anche in campo economico, come centro degli affari più importanti, o come centro di collegamento con i gangli del tessuto mercantile rurale. La città era inoltre il luogo di incontro fra i notabili di villaggi circostanti, la fonte di informazione per le notizie relative al mondo “esterno”, il centro dei divertimenti.

La popolazione rurale costituiva la grande maggioranza della popolazione. Tuttavia lo strato sociale che dominava le varie organizzazioni informali, spontanee o promosse dall’alto, era quello della gentry. Esistevano le società segrete. Queste raccoglievano soprattutto gli elementi più emarginati della società, come i minatori o il “popolo basso”. Nonostante questo nei periodi di difficoltà economiche si facevano promotori di insurrezioni e sommosse fra le masse contadine e le plebi urbane.

Il “popolo basso” comprendeva le categorie dei servi privati e dello Stato, i musicisti, i mendicanti, i battellieri, i pescatori, i discendenti dei criminali, le popolazioni indigene del Sud, i macellai, le prostitute e gli attori. A partire dal regno di Yongzheng ottenne progressivamente l’emancipazione e l’equiparazione alla gente comune, con l’abolizione delle precedenti discriminazioni.

Istituzioni e organizzazione sociale

I Qing apportarono dei mutamenti sia al sistema istituzionale, sia al sistema di reclutamento, sia, infine, all’assetto territoriale. Assetto territoriale - L’attuale Manciuria fu esclusa dall’immigrazione cinese e venne divisa in tre Governatori Militari, ognuno con 5 ministeri che limitavano i poteri del Governatore e funzionavano parallelamente ai Sei Ministeri centrali.

I territori occidentali furono amministrati da Governatori Militari con assistenti. Il disbrigo degli affari ordinari era affidato ai capi musulmani. A capo delle province furono posti i Governatori. Più province erano poste sotto la supervisione di un Governatore Generale. Tali cariche si erano pienamente inserite nell’ambito dell’amministrazione territoriale.

Nel capoluogo provinciale, i maggiori Uffici erano quello Amministrativo-Finanziario e quello di Sorveglianza. Funzioni importanti erano svolte inoltre dagli Ispettori per le varie province e dai capi clan locali.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/21 Lingue e letterature della cina e dell'asia sud-orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.maestrini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Cina 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof De Giorgi Laura.
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